PER CARMELA MONTELEONE
Il giorno che andrò via.
lasciate che il mio corpo
venga sepolto fra le rose
della mia campagna.
Il giorno che andrò via.
lasciate che gli steli delle mie rose
siano fatte di penne stilografiche.
Il giorno che andrò via,
lasciate che le farfalle
volino attorno alla mia tomba,
che gli uccellini mi salutino
con i loro armoniosi canti,
che le cicale mi facciano compagnia
nelle lunghe notti estive.
Cantate poesie
e danzate versi. LIBERI,
poiché quel giorno, andrò via, silenziosamente. (...)I dottori mi hanno detto mille cose, anche come morirò, ma hanno aggiunto che non esiste nessuna cura al mondo per questa malattia. Affermano che la mia morte avverrà da giovane e non da vecchia. Qui sono così, ti dicono tutto in faccia, anche ciò che non vorresti sentire.
La cura che mi hanno dato? È tutta sperimentale, come la vita.
Ritorno a casa, ho un mare di pillole da prendere e per ricordarle tutte devo creare uno specchietto con nomi e orari.
Ma a cosa serviranno tutte queste medicine se nel mezzo non esiste quella per guarire?
Guarire da cosa? Dalla malattia che sta logorando i miei reni o da quella che sta uccidendo la mia anima, il mio sorriso, l'arcobaleno della mia vita? Guarire, salvare cosa? Che fine hanno fatto le mie sensazioni? Riesco a sentirle solo quando sono di fronte ad una persona che mi offre la sua dolcezza.
Da sola non sorrido, poi incrocio i suoi occhi, il suo sguardo, e come per magia dimentico persino di essere malata, quel sorriso è la chiave di tutto.
Il mio essere è di una semplicità spaventosa, mi basta "quel" sorriso per sentirmi viva. dimenticare le mie croci e respirare una vita normale.
CARMELA MONTELEONE
a pag. 41 di Schegge. di un copione ingabbiato (Libreria Editrice Urso, Collana ''Araba Fenice" n. 21), Avola agosto 2005
LUNEDI' 21 maggio 2007 TRA UN LIBRO E L'ALTRO ANCHE CARMELA SE N'È ANDATA
A TRENTANOVE ANNI... Ho conosciuto Carmela Monteleone. Ho parlato con lei tante volte. Sono riuscito pure a fotografarla in libreria.
Era lei che mi parlava delle sue difficoltà, mentre io le parlavo in un modo assurdo della sua "assurda" situazione esistenziale (modo che lei accettava, curiosamente).
Riuscivamo assieme a trovare il comico, pur in quelle situazioni estreme e, curiosamente, riusciva anche a riderci sopra come pochi a questo mondo sanno fare.
Le ho pubblicato un libro, che è il diario terribile della sua malattia. Con lei ho parlato quasi sempre di questo e di libri.
Una volta mi telefonò e mi disse di inventare qualcosa per sollevare sua madre gravemente ammalata; mi chiese di parlarle di un libro qualsiasi, di un libro che potesse distrarla dalla malattia. Anche se sono stato sempre restio a promuovere libri per telefono, feci la telefonata e parlai con la madre dell'ultima pubblicazione di uno dei miei autori. La madre s'impegnò a ritirare presto quel libro e la lasciai alquanto sollevata per un po' dai problemi contingenti di salute, problemi che poi la portarono alla morte. Ricordo quella donna come una persona speciale, attenta a tutte le pubblicazioni di scrittori avolesi; posso dire che trasmise a Carmela lo stesso amore per i libri.
Così tra un libro e l'altro, tra un libro suo e tanti altri libri, anche non suoi, ha forse trascorso meglio la sua breve esistenza.
Carmela viveva sola, molto più sola di quanti già vivono la solitudine, anche stando in compagnia di altri.
Carmela aveva come punti di riferimento soltanto il sito internet avolesi.it (oltre al mio, naturalmente), Roberto, Leonardo, Antonello, Valeria e i suoi nipotini (a cui regalava di tanto in tanto dei libri) e forse, anche me e Liliana.
Partecipava alle presentazioni di nuovi testi (la più toccante di tutti fu per lei quella dell'opera di Lucia, a Noto. Venne con la mia macchina e parlammo di quell'altra esperienza al limite).
Attraverso il superamento di parecchie difficoltà aveva partecipato anche a qualche serata di "Avola in laboratorio".
Carmela ci telefonava spesso dopo il superamento di ogni sua crisi e, recentemente, credo giovedì sera, ci chiamò e rispose al telefono Liliana; io non ho dovuto dire, come al solito, che era colpa della primavera, del cambiamento di stagione se anche io, come lei, non avevo energie.
Questa volta, invece, non ha avuto il modo di telefonarci. Né telefonerà...
Liliana è andata a trovarla con Paoletta proprio ieri, domenica.
Mi dice ancora di provare come tutti una grande difficoltà ad accettare che Carmela non ci sia più.
Francesco Urso
BIOGRAFIA LETTERARIA DI CARMELA
Il Giugno 1995 porta fortuna a Carmela MONTELEONE, che dopo anni di scrivere celato agli occhi delle gente, decide di partecipare al concorso nazionale di Poesia "G. Villaroel", aggiudicandosi il 5° Premio ex-aequo. Automaticamente diventa Accademico dell'Accademia Costantiniana di Lettere, Arti e Scienze di Palermo che aveva bandito il premio.
In quello stesso anno si succedono a catena vari riconoscimenti. Il Premio Letterario Internazionale "Omaggio a Pirandello" (1° posto) e i Premi: "Leaders, i protagonisti del 1995", il Super Prestige "Seleuropa", il Super Premio "Passaporto".
Ma la delusione arriva quando vince la Prima fase del Premio Eco della Critica "Poesia Donna" e si vede costretta a rinunciare alla seconda fase per motivi economici.
Nel 1996 entra a far parte del Centro Studi "Mario G. Restivo" di Palermo.
L'inventiva la porta a contibuire alla realizzazione della "1° Mostra del Segnalibro" tenutasi ad Avola e nata come conseguenza del concorso, a cui lei stessa partecipa, "Un racconto per un segnalibro". L'idea di tutto ciò fu delle case editrici avolesi "Urso" e "Gepas".
Nel Giugno 1996 le vengono assegnati i Premi "Lev Tolstoj" (3°posto), il prestigioso Premio Internazionale di La Spezia "5 Terre". Sempre nello stesso anno le vengono assegnati i Premi: "Agenda Poetica 1997", "Don Carlo Prandi", "Trinacria".
L'Assessore alla Cultura e alla P.I. che operava ad Avola nel 1996, dato i suoi alti meriti, la inserisce nella Commissione Giudicatrice del Premio di Poesia in memoria di "Rita Atria".
Nel Gennaio 1997 inizia la collaborazione con le riviste letterarie "Logos" e "Il Tecnologo" alternando il suo scrivere fra poesie e racconti.
Un regalo importante le viene nello stesso anno con il Premio Speciale della Giuria "Il Golfo".
Seguono il Premio Nazionale di Narrativa "Gesualdo Bufalino" (1° posto), il Premio "Surrentinum" (4° Posto), il Premio "Le stelle 1997".
Nel Gennaio 1998 si inserisce nelle associazioni "Archeoclub" e "Fidapa". Sarà proprio quest'ultima organizzazione che si impegnerà per la presentazione pubblica del suo primo libro di poesie "Le Urla del tuo mare" (Nicola Calabria Editore).
Con il permesso dell'Editore, decide di donare una parte dei suoi libri all'Associazione Telefono Arcobaleno di Avola presieduta e fondata da Don Fortunato Di Noto. Il ricavato andrà all'Ass. per la lotta contro la pedofilia.
Sono dello stesso anno i Premi "G. Bufalino" (2° posto) e la "Coppa d'Oro del Successo".
Nel Gennaio 1999 inizia la collaborazione con il periodico d'informazione "CIA informa" del Comune di Avola e col bollettino itinerante "Carletto". Fa il bis anche con il Premio "Surrentinum" e vince anche i Premi "Poesia in lingua straniera", "Enciclopedia dei Poeti Siciliani" e "Agenda Poetica 2000".
Il 2000 le regala il premio "San Teodoro" e il tris con il "Surrentinum".
In agosto 2005 pubblica al n. 21 della collana ''Araba Fenice" con la Libreria Editrice Urso Schegge. di un copione ingabbiato. Stranamente, sente dentro di sé che partecipare ai concorsi le dà una soddisfazione personale, ma è come un meccanismo automatico che si è ingranato involontariamente e per gioco. Comprende che esprimere se stessa in poesie, racconti o fiabe non deve trasformarsi in qualcosa di "automatico" ma in una gemma preziosa con cui esprimere l'animo senza aspettarsi riconoscimenti. Così continua il suo scrivere solo per se stessa e al di fuori dei premi.
Chissà, forse un giorno.
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Prematura scomparsa di Carmela Monteleone
Il mondo della cultura è a lutto per la prematura scomparsa della scrittrice Carmela Monteleone, che ieri mattina, all'età di 39 anni, si è spenta in una corsia dell'ospedale di Siracusa. Da tempo era in dialisi ed attendeva il trapianto, ma ieri ha smesso di lottare arrendendosi alle complicazioni di una malattia che nell'ultimo periodo l'avevano vista disertare il blob a cui collaborava. Di origine siculo-calabrese, la giovane scrittrice, che aveva ottenuto numerosi premi letterari, aveva al suo attivo diverse pubblicazioni "Schegge di un copione ingabbiato", "La donna della Bettola ed altri racconti" (diploma di benemerenza dell'Accademia Ruggero II di Sicilia), "Le urla del tuo mare", "La fiaba dell'uomo con gli occhi nel cuore". Il suo esordio letterario risale al 1995 quando i suoi versi si aggiudicano il V posto ex aequo del concorso nazionale di poesia "G.Villaroel". Automaticamente diventa membro dell'Accademia Costantiniana di Lettere, Arti e Scienze di Palermo.
Gabriella Tiralongo
(In LA SICILIA del 22 maggio 2007)
Anche Carmela è andata. Dove? Dove ci ha preceduto. Dove sono tutti coloro che abbiamo conosciuto, amato, con cui abbiamo intessuto vita e che se ne sono andati come lei. Non ho mai visto Carmela. L'ho conosciuta tramite il tuo sito. Però conosciuta veramente. Perché le poesie, gli scritti autobiografici, le riflessioni su testi che si sono letti e che hanno suscitato impressioni, i racconti scritti per riportare fatti veri o immaginati nella propria mente, sono tutti pezzi di anima materializzata e spesso purificata dalle meschinità che la vita quotidiana le imprime. Carmela mancherà a chi l'ha amata, agli amici, a chi l'ha conosciuta "dal vero", ma anche a chi l'ha conosciuta "virtualmente" tramite il tuo sito. Mancherà molto la sua voce disperata eppure coraggiosa, rassegnata eppure indomita, lirica eppure disincantata, sofferente eppure dignitosa, docile eppure altera. Voce che ricordava la fortuna immensa di chi ha forza e salute da poter offrire a sé e agli altri nella cabala arcana che è l'esistenza umana. E la consapevolezza di questa mancanza mi causa sentita partecipazione al dispiacere tuo e di Liliana. Gli altri ci camminano accanto fino a quando non giunge il momento di salutarci per sempre. E questo capita anche senza morire fisicamente. Un abbraccio a te e Liliana.
Sonia Mi associo alla grave perdita che ci ha colpito tutti.
CIAO CARMELA... ti ricorderò sempre con quel tuo sorriso agli angoli della bocca. Con il dolore nel cuore
Antonio Caldarella
Caro Ciccio, leggo ora il Tuo ricordo di Carmela Monteleone. E mi sento come stordito, frastornato. È vero che la vita è inclemente, che è capricciosa,
che è imprevedibile, che spesse volte - troppe volte - è cattiva. La vita? La sorte, piuttosto direi. La vita è una linea che si muove a seconda delle ragioni della sorte,
unica padrona di ciascuno di noi e di Carmela che è stata falcidiata, senza logica, senza colpa, senza un motivo che possa essere condiviso dalla mente. Una fine annunciata da Lei stessa, che viveva in costante attesa ., eppure trascorreva il tempo, che inesorabile scorre, nella cura e nell'affetto delle cose più care e belle: i suoi libri, i tanti libri, gli amici. Primo fra tutti tu, Ciccio Urso, che hai saputo come non mai renderLe un omaggio scritto che è una pennellata al cuore di ciascuno. Grazie a nome di tutti noi. Giovanni Stella
Cari Ciccio e Liliana, immagino e partecipo al vostro dolore per la scomparsa di Carmela. Sicuramente aveva trovato in voi qualcosa di speciale, così come voi in Lei.Vi resti il ricordo dei bei momenti vissuti da Lei con Voi.Salvatore Coppola
Qualche parola ancora, prima che tu ci abbandoni definitivamente alle nostre meschine vite. Dopo la drammatica e tragica esperienza per averti vista e toccata, per l'ultima volta, sabato sera, mi rimarrà nella mente l'amarezza di quei momenti; eri là con una tuta ginnica di colore grigio, con le braccia e il collo marchiati, sul volto la sofferenza, una sofferenza greve, contrassegnata da una
lotta interiore che non potevi vincere e forse anche da una velata coscienza che ormai. E la solitudine, ancora più amara perché segnata dalla disperazione e dall'impotenza. Domenica mattina, alle ore 10,30, la tua voce, che chiamava per l'ultima volta il mio nome, era un sussurro ormai lontano, e la mia consapevole meschinità ti invitava a stare serena.
Poi il nulla. Se mi chiedessero cosa sarei disposto a fare per ricordarti, risponderei senza esitazione: niente, rileggerei i tuoi libri. E' l'unico modo per ricordarti, per riportarti in vita.
Il mio saluto migliore ad un'amica passata velocemente.
Avola, 23 maggio 2006
Leonardo Miucci Ciao Ciccio, non conoscevo Carmela, ma leggendo intuisco che doveva essere una persona speciale, così come tutti coloro che sono accanto a Te e Liliana.
Conosco la tua sensibilità, la sensibilità che cerchi sempre di mascherare, fatalizzando gli eventi che ti circondano. So che non è così. Tonino
Masini (Noto)
Avevo conosciuto Carmela in libreria e lì la incontravo a volte. Qualche volta era anche presente alle serate in pizzeria, ma raramente. Si chiacchierava in libreria. I primi tempi non sapevo che la morte stesse giocando una partita così cinica con lei, che si divertisse ora a farle credere che la stesse dimenticando per un po', ora a ricordarle che era sua preda già designata.
E non mi spiegavo la tristezza profonda e non rassegnata che avvertivo nelle sue parole e sul suo volto. Ne chiesi a Ciccio, e seppi dalle sue addolorate parole, e in seguito dalla lettura delle liriche di Carmela stessa. Da allora, incontrandola, evitavo di guardarla negli occhi e cercavo di pesare ogni parola che pronunciavo: temevo potesse intuire la tristezza che mi comunicava, e le motivazioni, e magari risentirsene.
Mi sentii, perciò, come indifeso, scoperto quel giorno in cui, quasi a bruciapelo, parlò d'un tratto in modo crudo del suo problema, dichiarando apertamente la sua certezza del poco che le rimaneva, e intanto mi guardava dritto negli occhi.
Pensai in quel momento all' Uomo dal fiore in bocca di Pirandello, e maledissi le contingenze che mi ponevano di fronte a chi, una ragazza, stava vivendo il dramma, ma autentico questo, dell'uomo di quel dialogo che molto mi aveva addolorato le tante volte che lo avevo letto nella mia vita. E l'amara sorte di viverlo ora toccava a questa ragazza che non sarà mai più tra noi. Non avertene, Carmela, se ti ho sempre associata alla tristezza.
Benito Marziano
Carissimi amici, mi è dispiaciuto tanto sentire della dipartita della giovane poetessa Carmela Monteleone, un vero peccato così giovane e così brava. Che Iddio la faccia godere in paradiso. Condoglianze sincere alla famiglia e a tutti gli amici.
Giovanna Li Volti Guzzardi dall'Australia
Carissimi Liliana e Francesco,
penso tante volte a voi in questi giorni, dopo la perdita dell'amica amata, Carmela. Ans Rademakers (Olanda)
...Ringrazio l'esistenza del grande dono che ci ha fatto attraverso le melodie delle parole e del sentire di Carmela... e grazie a te Ciccio, mediatore di bellezza... con affetto
Vera Parisi (Avola)
...semplicemente GRAZIE!
Maria Concetta Barone (Avola)
Non la conoscevo e conseguentemente non ho mai letto i suoi libri.
L'unico modo, adesso, per conoscerla sono le sue opere ed il ricordo
speciale degli amici.
Carmela sarà sempre con noi.
Virginia (Catania)
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Una poetessa ci ha lasciati, è stata un po' con noi, ha
fatto parte della nostra comunità, abbiamo percorso un pezzo
di strada assieme, poi, di colpo, il suo cammino si è diretto
altrove, è andata a cercare, forse, altri poeti.
Per questo pensiamo che lei stia sempre in mezzo ai poeti. La poesia
che segue è dedicata alla poetessa Carmela Monteleone
Tra poeti
L’ultimo indizio conosciuto
muore ogni giorno che avanza.
Sul duro legno del sofà
un Dio dell’assurdo sta seduto:
ha ginocchia piegate sul petto
e un buco a forma di cuore in testa.
Scivola come acqua sul tetto
la gatta a stelle e strisce
sperando di farla franca. Come?
Ingannando ogni giorno l’umore
del tipo che lancia coltelli
e non sbaglia mai un colpo.
Dio mio non Cassandra!
Ha gli occhi tristi la baccante invasata:
strappa fogli da un giornale
e non chiede mai il conto
se l’oste le ordina d’accendere
mille favole bevute
intorno a un cerchio magico
bagnato dal dolore e dalla luce.
Nino Muccio
Avola, 22-05-'07
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Schegge
di un copione ingabbiato
Quando un libro nasce non ti chiedi mai il perché,
sai solo che le sensazioni diventano come delle gocce imbevute dinchiostro
che vanno a finire sui fogli bianchi creando poesie, racconti o fiabe.
Schegge
di
un copione ingabbiato è nato veramente come figlio di schegge che
saltavano fuori man mano, nei vari ricoveri ospedalieri. Schegge che feriscono
lanima, che ti portano a urlare al mondo intero il tuo dolore.
Allinizio
era solo uno sfogo personale che esternavo durante le ore notturne. Gli infermieri,
col permesso dei medici, mi concedevano di utilizzare la scrivania della loro
infermeria durante le ore silenziose della notte.
Così, sul mio comodino
ospedaliero, in mezzo ai fumetti di Diabolik e Topolino, nascondevo quei fogli
imbeveduti della mia anima. E mentre il mio Nefrologo, il Dr. Randone, si chiedesse
come facevo a leggere Topolino e Diabolik contemporaneamente cioè sacro
e profano, lì, in quelle pagine nascondevo il mio io più profondo.
Ma tutto finì con quei fogli messi da parte, accantonati, dimenticati fra
quei fumetti.
Il 3 dicembre 2004 entro in dialisi peritoneale. Rimango in
ospedale per circa 16 giorni. Quando esco e torno al mio posto di lavoro, trovo
un ambiente freddo nei miei confronti. Per loro non sono più la ragazza
di prima. Ora che sono in dialisi molte cose per motivi di salute e digiene
mi sono vietate. Così alcuni miei colleghi mi pongono in una condizione
in cui io, detto da loro stessi, divento: un peso, un unità in meno
di cui disfarsi, una persona inutile. Sentirmi dire quelle parole in faccia
mi uccide. Arrivai al punto di vergognarmi di me stessa, di nascondere tutto ciò
anche ai medici. Eppure non avevo nulla di cui vergognarmi. Mi confidavo soltanto
con il mio amico Roberto. Un giorno, stanca di piangere e subire, dissi a Roberto
di utilizzare il suo mestiere di giornalista per compiere una denuncia sociale.
La bomba scoppiò ed io, coraggiosa e con una parte dincoscienza,
il giorno che uscì larticolo come affermò il mio amico Emanuele,
ebbi il coraggio di andare nella tana del lupo. Iniziarono le loro
reazioni. Sullistante furono di rabbia ma dopo alcuni giorni trovai alcuni
di loro che avevano meditato su tutto levento
dalla mia
malattia alle loro parole.
Fu allora che decisi di raccogliere i miei fogli
di diario ospedaliero, riunirli e crearne un libro. Loro mi avevano fatto capire
che il comportamento che avevano assunto nei miei confronti, non era figlio di
un ignoranza medica, ma di una reazione di cui tutti loro erano esterni.
Loro non comprendevano il mio mondo, né si sforzavano di farlo perché
non era il loro mondo. Il problema era mio non di loro. Questo fu lo sbaglio che
li portò a comportarsi in modo razzistico verso di me.
Così
sistemai quei fogli, li ordinai, li feci diventare un libro perché avevo
capito che io, dovevo essere la prima a fare capire cosa si prova e come vive
da dializzati. Dovevo essere io, per prima a fermare il tempo di chi non è
malato e a farli riflettere sulla fortuna che si ritrovano ad avere una vita sana.
Perché era solo fermando il loro tempo, fatto di corse frenetiche in cui
la società ti costringe a vivere, che sarei riuscita ad aprire i loro occhi
evitando di porli di fronte allo stesso sbaglio che avevano fatto con me per volgerlo
verso altri malati cronaci.
Così, Schegge
di un copione
ingabbiato è un libro per meditare, capire, riflettere, conoscere,
confrontarsi con un mondo triste e silenzioso in cui la frenesia del mondo tecnologico,
pone il problema nellombra.
Nella mia vita giornalera ho svolto, silenziosamente
un censimento.
In una scala da 1 a 20 la conoscenza della dialisi e delle
problematiche circostanti è così suddivisa:
5 conoscono il
mondo della dialisi e le problematiche corcenenti tale universo, ma sono medici,
infermieri, poche persone con un alto grado dumanità.
3 non ne
hanno mai sentito parlare e disconoscono persino la parola dialisi.
2 ne hanno
sentito parlare ma non hanno mai approfondito la problematica perché non
fa parte del loro mondo.
7 non vogliono neanche sapere cosa sia come se loro
fossero immuni ad ogni malattia. Loro si sentono immortali e la cosa non li turba
minimamente.
3 fanno finta di essere interessati al tuo problema ma se hai
bisogno ti voltano le spalle e diventano sordi.
Nel contempo ci sono giovani
in dialisi che combattono per la vita e magari alla fine muoiono in silenzio.
Qualcuno stupidamente dirà: Tanto era in dialisi, tanto era malata.
Io le chiamo morti silenziose perché avvengono senza frastuoni,
eppure coinvolgono essere umani che hanno sofferto maledettamente. Ma tutto passa
inosservato eccetto per i medici, gli infermieri, i parenti e gli amici.
Ora
vi chiedo: non cè da riflettere approfonditamente su tutto
ciò?. A voi il pensiero. A voi la riflessione.
Avola, 27 Settembre
2005 Carmela
Monteleone |