TELEWORK
il futuro lavora a distanza
di Tino Franza
Un tele-lavoro per il Sud?
Un mondo incerto attende oggi le nuove generazioni dopo gli studi, un mondo dagli scenari inediti, dove campagne, fabbriche, uffici e banche sembrano ispirate da un unico impulso: liberarsi quanto più possibile di lavoro umano per ricorrere alla tecnologia informatica.
Dall'altra parte, l'innovazione tecnologica, secondo politici e studiosi, pur provocando la crisi delle tradizionali mansioni occupazionali, aprirebbe, allo stesso tempo, ampie prospettive doccupazione, grazie alle nuove tecnologie telematiche, come ad esempio il telelavoro (telework) o telecommute (lavoro a distanza).
Si prenda il caso del Sud Italia. Questa parte del Paese, per alcuni osservatori, in base alle tendenze in atto, sembrerebbe condannato ad un ineluttabile sottosviluppo. "Perché ciò non avvenga in modo irreparabile - suggerisce Angelo Picano1 - bisogna immediatamente sostenere la domanda pubblica con gli strumenti tradizionali (opere pubbliche, ecc.), ma bisogna anche creare immediatamente nuovi posti di lavoro utilizzando le nuove tecnologie e coordinando contemporaneamente un intervento massiccio nel campo dell'istruzione e della formazione professionale."
A supporto delle sue tesi, Picano indica i seguenti dati: "La Dg XIII dell'Unione europea ha recentemente valutato che in Europa la quota di lavoratori (dei servizi e dell'industria) che in qualche modo tratta informazioni è valutabile nell'ordine del 50% della forza complessiva.
In Italia - continua lo studioso - una stima approssimativa valuta attorno ai cinque milioni di addetti, meno del 30% degli occupati, le persone che lavorano al trattamento dell'informazione. Con la modernizzazione dell'apparato economico questa cifra è destinata ad aumentare; perciò il Mezzogiorno può far crescere i propri tassi di sviluppo solo incentivando e decentrando nel suo territorio attività che utilizzino tecnologie telematiche attraverso il telelavoro."
Telelavoro: qualche definizione.
Ma, che cosa sintende per telelavoro, conosciuto nei paesi di lingua inglese come Telework o Telecommuting? Non sono pochi quelli che hanno tentato di darne una definizione.
Ad impiegare per primo la nozione di telelavoro fu, nel 1973, Jack Nilles, un consulente americano, che lo intese come "ogni forma di sostituzione degli spostamenti di lavoro con tecnologie dell'informazione (come le telecomunicazioni e i computer)."2
Nilles, diede, inoltre, una definizione di Telecommuting, ritenendo questa locuzione non già un semplice sinonimo di Telework, ma un concetto dal significato più specifico: "portare il lavoro ai lavoratori piuttosto che i lavoratori al lavoro; lavorare fuori dalle macrosedi uno o più giorni alla settimana, sia a casa sia in un centro di telelavoro." 3
Fra le successive definizioni, si distingue quella di Martin Bangemann (già Commissario europeo per le telecomunicazioni), secondo il quale una spiegazione di telelavoro non può essere esclusivamente tecnica: "Questa recente locuzione - dice Bangermann - individua attività alternative di lavoro che hanno in comune l'uso delle tecnologie della comunicazione e al tempo stesso non richiedono la presenza dell'impiegato nell'ambiente tradizionale d'ufficio. La propria abitazione è un punto di riferimento nel quadro del telelavoro, ma non l'unico. Gli studi compiuti mettono piuttosto in rilievo l'esistenza di combinazioni di luoghi: ad esempio, un ufficio vicino alla casa del lavoratore o un ufficio centrale in città, oppure la sede dei clienti e l'ufficio del datore di lavoro. Anche i professionisti che lavorano insieme su una rete planetaria e operano on line assistiti dal computer fanno telelavoro "4
Non meno interessante, infine, lintervento di G. Bracchi e S. Campodall'Orto5, per i quali, perché un'attività si configuri come telelavoro, occorre che si rispettano le seguenti condizioni: esista una delocalizzazione dell'attività rispetto alla sede tradizionale di lavoro; si usino strumenti telematici nello svolgimento del lavoro; l'attività svolta a distanza abbia caratteristiche di sistematicità; esista un rapporto di lavoro basato su un contratto in esclusiva.
Le esperienze.
Osservando il quadro delle nuove forme lavorative legate alla innovazione telematiche, almeno quattro sono le categorie di telelavoro che si possono oggi individuare:
Telelavoro individuale dipendente. In questo tipo di tipologia, il lavoratore ha un terminale sito nella sua abitazione, connesso stabilmente con l'azienda di cui è dipendente, che prescrive esattamente il tipo e le modalità con cui deve essere svolto il lavoro; di norma l'azienda è proprietaria delle apparecchiature e ne paga le spese di gestione e di assistenza; questo tipo di telelavoratore ha una relatività flessibilità per ciò che riguarda i tempi di lavoro: in genere deve garantire la reperibilità, via telefono o posta elettronica, per un certo numero di ore durante la giornata.
Telelavoro individuale indipendente. Nel caso in questione, il lavoratore possiede di suo un PC e un modem connesso ad una linea telefonica e svolge il proprio lavoro su commessa e progetti ed è un lavoratore autonomo; attualmente le professioni coinvolte sono quelle di sviluppatori di software, pubblicitari, grafici, architetti, documentalisti, esperti di marketing in rete e altri simili, ma il telelavoratore autonomo svolge pure lavori le cui conoscenze di base sono di larga diffusione o si stanno rapidamente diffondendo (revisione bozze e testi, ipertestualizzazione di documenti, pubblicità telematica, creazioni di database di aziende con siti web);
Telelavoro di gruppo dipendente. Qui, il lavoro si svolge in centri appositamente attrezzati con computer e linee telefoniche (telecentri o, in inglese, telecottages) e dove possono contemporaneamente lavorare più persone, anche impiegate di aziende diverse, che però possono condividere i momenti di socializzazione (pausa, caffè, pranzo). Il telecentro, infatti, può essere di proprietà di un azienda, di un consorzio di aziende, di un'impresa che affitta i posti operatori o anche della pubblica amministrazione. Tali strutture, in genere, si trovano nelle periferie delle città, in posti facilmente raggiungibili senza immettersi nel traffico cittadino e permettono un'ampia flessibilità di orario (possono essere, al limite, aperti anche 24 ore su 24).
Ufficio mobile (o deskless job, lavoro senza scrivania).
Si tratta di un computer portatile collegabile ad un telefono mobile, per cui il lavoratore può comunicare, per esempio, con il computer centrale dell'azienda, per inviare ordini, aggiornare quotazioni, fare teleconferenze con esperti e tecnici in sede: in questa tipologia, l'orario di lavoro non ha assolutamente più limiti.
La diffusione del fenomeno.
Delimitare quantitativamente il fenomeno telelavoro non è semplice, soprattutto per problemi di inquadramento normativo e statistico.
Una "classifica" vedrebbe, comunque, gli Stati Uniti in testa con 4/8 milioni circa di addetti, mentre in Europa il numero complessivo di telelavoratori si stima in circa 1 milione, di cui un po più della metà in Gran Bretagna e circa 200.000 in Francia.
Le ragioni del primato statunitense stanno, innanzitutto, nella presenza di precise politiche, sia federali sia locali, tese a favorire la sperimentazione di nuove forme organizzative; nell'aumento della produttività, rilevato nelle aziende che hanno intrapreso questa forma organizzativa; nella riduzione degli orari di lavoro e degli spostamenti con relativi risparmio energetico e minore inquinamento; quindi, nell'elevato indice di informatizzazione; nell'assenza di norme troppo vincolanti attinenti al mondo del lavoro e infine in una predisposizione tipicamente americana all'innovazione.
Diversa la situazione in Italia, dove ritardi culturali e rigidità del mercato del lavoro hanno frenato il recepimento di nuove forme organizzative del lavoro.
Le implicazioni.
Le implicazioni sociali, psicologiche, strutturali delle nuove tecnologie sono enormi. Per comodità desposizione, schematizziamo il problema, considerando i vantaggi e i problemi provenienti alle aziende, al telelavoratore e a tutta la collettività.
Vantaggi:
Per le aziende: maggiore flessibilità, superamento di alcune rigidità insite nell'organizzazione, incremento della produttività individuale, minore assenteismo per malattia, riduzione dei costi logistici; nuovi modi di produrre più efficienti e redditizi.
Per il telelavoratore: migliore autogestione del proprio tempo e delle proprie energie, con un sostanziale elevamento della qualità della vita; flessibilità d'orario; maggiore motivazione; eliminazione degli stress e dei rischi del pendolarismo; riduzione dei costi di trasporto; riduzione delle richieste di permessi; possibile lavoro part-time.
Per la collettività: riduzione consistente del traffico cittadino con abbattimento del tasso di smog; risparmio energetico; nuove possibilità di creare occupazione in zone periferiche, evitando l'emigrazione; possibilità di creare nuovi jobs in risposta al mercato (scuola e formazione professionale); sfruttamento completo delle città, ove non troveremo più quartieri dormitorio e centri storici occupati da soli uffici, luoghi abitati solo nel periodo estivo.
Problemi:
Per le aziende: difficoltà di gestione; mancanza di controllo sui telelavoratori; dati a volte riservati che escono dall'azienda.
Per il telelavoratore: possibile isolamento; rischio di lavorare di più (l'ufficio è in casa!); maggiori difficoltà di aggiornamento professionale; sacrificio di spazi domestici; minore potere contrattuale; possibilità di perdita di status; minori possibilità di carriera. Molte donne, poi, tendono a rifiutare il telelavoro, perché lo vedono come un ostacolo rispetto al loro processo di emancipazione, tale da relegarle nuovamente al duplice ruolo di casalinga e lavoratrice all'interno delle mura domestiche.
Per la collettività: pericolo di crescente frammentazione sociale, difficoltà di assicurare parità di condizioni (e di tutela) a tutte le componenti sociali e in tutto il territorio, evitando pericoli di esclusione; come creare sbocchi alternativi di occupazione di utilità sociale; offrire effettive opportunità di valorizzazione del tempo libero (liberato dal lavoro). Gli ostacoli sono inoltre nelle risorse per assicurare a tutti i cittadini le infrastrutture e l'accesso alle nuove tecnologie.
A conclusione di questa veloce riflessione sulle implicazioni del lavoro telematico, è utile ricordare quanto Domenico De Masi sostiene circa gli eventuali rischi dovuti alla destrutturazione del tempo e dello spazio: "Oggi scrive De Masi per milioni di lavoratori sempre più secolarizzati e capaci di lavorare autonomamente, il lavoro è diventato immateriale e ubiquo, le tecnologie consuete sono diventate elettroniche, le materie prime da trattare consistono esclusivamente nelle informazioni. Oggi è dunque possibile lavorare e vivere come e dove si preferisce. ( ). Per (molti cittadini), già il lavoro e il tempo libero sono una cosa sola, intrecciata e comoda.
Questa destrutturazione del tempo e dello spazio puntualizza il sociologo rappresenta una nuova rivoluzione esistenziale che, insieme al lavoro, cambierà anche lorganizzazione e la qualità della città e della vita. Ma proprio in quanto radicale e globale, questa rivoluzione, benché salvifica, terrorizza. Essa richiede perciò tempi lunghi affinché i cittadini assimilino le nuove opportunità tecnologiche, conferiscano al lavoro le modalità del gioco creativo, superino il cultural gap che separa il nuovo respiro della città postindustriale dai vecchi riti della città industriale."6
Tali sono, in conclusione, i punti di vista emersi degli attori sociali (aziende, pubblici amministratori, sindacati, sociologi), coinvolti dal fenomeno telelavoro: un fenomeno che non è, come si è visto, solo tecnologico, ma soprattutto sociale, per l'incredibile varietà di aspetti che esso rivela, scontrandosi, al suo interno, ostacoli e resistenze sociali, culturali, contrattuali (espressi un po da tutti, ma in modo particolare dai sindacati e dagli stessi manager aziendali), nonché prospettive di vantaggi e benefici per l'intero corpo sociale.
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