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SESSANTOTTO E DINTORNI, AD AVOLA,
CON IDA PEYROT D'AGATA

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Conobbi Ida Peyrot D'Agata nei primi anni Sessanta del secolo passato (!), per la mia frequenza coi suoi due figli maschi, Gaetano e Libero.

Per merito di questi suoi due figli condivisi con altri amici quella lontanissima esperienza dell'Uisp (acronimo di Unione Italiana Sport Popolare, che allora diffondeva la pratica dello sport senza agonismi, proprio alla De Coubertin, l'inventore dei nuovi giochi olimpici).

Fu proprio Gaetano a parlare per primo di Uisp in Sicilia; ricordo ancora le giornate olimpiche in Contrada "Pantanello" ad Avola e i miei progressi nello sport, come non ho dimenticato il mio titolo di campione provinciale nel lancio del peso conquistato quando frequentavo il Liceo Scientifico "Corbino",  interpretando  il "mens sana in corpore sano" che imparavo a conoscere con gli autori latini, in una scuola, come quel liceo, allora l'unico nella provincia, ma "unico" anche per le contraddizioni di ogni tipo che incarnava.

Fu dallo sport, e dall'Uisp, e anche attraverso i libri che orgogliosamente Libero D'Agata, l'altro figlio di Ida mi faceva vedere, e mi prestava - tutti contenuti allora in una valigetta - che passai alla consapevolezza ideologica di sinistra, al senso delle lotte per la giustizia sociale e la democrazia (a dir il vero dopo un iniziale mio periodo adolescenziale di simpatie per l'anarchia).

Nascevano in quel tempo i primi organi di democrazia scolastica, con i primi consigli di istituto all'interno delle scuole, ed ebbi, così, l'occasione di poterne fare parte nel mio Liceo, non senza un enorme carico culturale ed emozionale, in quelle grandiose assemblee al Cinema Vasquez di Siracusa.

Più di una volta in quel tempo mi trovai a casa di Regina D'Agata, perché appunto così la chiamavamo noi, Regina, e non Ida, noi che di monarchia e di suoi reggenti non avremmo mai voluto parlare. Più di una volta fui a pranzo da lei... Ammiravo lo stile e l'offerta di ogni pietanza.
Fu così che diventai amico di Bianca (l'altra figlia di Ida Peyrot), che occupava una stanzetta prossima alla fine delle scale che davano sull'ingresso dell'appartamento.

Fu così, anche, che conobbi l'ing. Franco D'Agata, che arrivava a casa sempre fischiando qualche motivo a lui caro. ...Più in là, il mio amico scrittore Giovanni Stella, suo affettuoso amico, scrisse qualche delizioso aneddoto (che io pubblicai)  sugli scherzi che praticava in giro… Se lo avessi incontrato adesso, mi sarei tanto divertito con lui…

Fu, da uomo di grande spessore culturale e di larga umanità, sindaco di Avola molto apprezzato e indimenticato.

Alla fine degli anni Sessanta ci fu un gruppo di compagni che ritenne Regina D'Agata come la propria leader di riferimento, in quella "Avola rossa" fatta allora soprattutto da braccianti agricoli e figli di lavoratori arrivati alla scolarizzazione di massa (ricordo ancora il giornale tutto ciclostilato in proprio che riproducemmo proprio con questo titolo, "Avola rossa", nella FGCI di Avola di allora, col circolo intitolato a Che Guevara).

Eravamo in molti ad essere impegnati nelle lotte per il rinnovamento all'interno del partito, nei quartieri (con il sogno della realizzazione dei primi consigli di quartiere; il primo pensammo di realizzarlo proprio dove io abitavo, al quartiere Sacro Cuore, con un'assemblea di popolo ed amministratori comunale fatta nel salotto della mia abitazione di Via Diaz, con gli altoparlanti prestati dal PCI messi alla finestra, sulla strada, e il pubblico tutto interessato che ascoltava, interveniva e condivideva).

I quartieri popolari ("Priolo", "Carruveddha", "Stazione", ecc.) erano l'obiettivo delle nostre "incursioni" politiche, così come tutte le scuole, la piazza…

Non disdegnammo, pure, di andare a lavorare in campagna, io e Corrado Barone, pur di condividere esperienza e comunicazione diretta coi braccianti… Era forte in quegli anni l'influsso della Cina maoista, nonostante all'interno della sezione del PCI ci fosse una foto posta in alto (ma proprio in alto!) di Giuseppe Stalin, più in evidenza di quella di Mao, a testimoniare il passato di un partito, che era stato, e non era più, il nostro.

Dopo i "Fatti di Avola" vennero a visitarci compagne senatrici del Nord Italia (era motivo di orgoglio riceverle a casa, tutto l'opposto, invece, dell'imbarazzo terribile che avrei provato, se solo una volta fossi andato a casa di un senatore… cosa che altri fanno, o hanno fatto, con disinvoltura...).

C'era in quegli anni, a differenza di adesso, la solidarietà del Nord più ricco nei confronti del Sud che tutti conosciamo… Non ho dimenticato quei compagni (Fausto Cigni, Maurizio D'Avolio, ecc.) che venivano ad aiutarci nel lavoro di costruzione politica e ideale da effettuare ovunque, in un territorio quale il nostro, sempre ostile alla collaborazione e alla cooperazione.

Allora ritenemmo possibile il cambiamento! Fra le tante cose speciali che accadevano, ci incoraggiavano soprattutto lo spirito di quella donna ex partigiana, e poi i suoi racconti, la sua dignità…

Era inoltre una donna ben fatta. E le sue belle forme, che qualche compagno ricorda ancora, erano la naturale, per noi, rappresentanza della bellezza che apparteneva solo alle "nostre" donne, che ritrovavamo sempre in tutte le nostre manifestazioni.

Eravamo in tanti a credere possibile il grande sorpasso di quel sistema di potere democristiano…

Ci mancò poco, a metà degli anni Settanta, che lo raggiungessimo… Ma ci fu il Cile di Pinochet… e poi tutte le nefandezze… e la tortuosità del cammino…

Eppure eravamo in tanti, facevamo gruppo. Io ero tra quelli.

La possibilità che abbiamo adesso è di stare ancora con altri, a sperare e  a credere possibile quest'altro odierno sorpasso…

Non può essere che così, per chi non riesce a rinunciare ad occuparsi in eguale misura del destino suo e di quello degli altri…

Mi è venuto di pensare a tutto questo, in occasione della manifestazione di Sabato 29 marzo 2011 dell'Anpi ad Avola, con l'intitolazione del Circolo a Ida Peyrot. E' chiaro che un serio approfondimento storico vada fatto, per raccogliere ogni sorta di materiale che riguardi l'attività di questa donna. So che i giovani, che condividono in loco questa nuova esperienza associativa, ci daranno una mano.

 
Francesco Urso

Avola 28 ottobre 2011

Urso-Avola

 

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