Silvana
Grasso è nata nei pressi dell'Etna e oggi vive a Gela.
In questo articolo apparso il 10 gennaio 2002
sulla terza pagina del quotidiano catanese LA SICILIA incarna,
questa volta per noi, modesta e orgogliosa espressione di provincia,
l'incandescenza del linguaggio e l'inesauribile invenzione lessicale.
Ha pubblicato Nebbie di ddraunara (1993 - Premio Grinzane Cavour, Premio
Mondello),
Il bastardo di Mautana (1994,1997), Ninna Nanna del lupo (1995),
L'albero di Giuda (1997, Premio Napoli, Premio Vittorini) e, recentemente,
La pupa di Zucchero ( presentato ad Avola dalla Consulta Comunale Femminile
il 10 novembre 2001)
La vanità del ritratto
Jano Burgaretta,
per chi non lo conoscesse, è l'incarnazione dell'intellettuale ellenistico,
di quel Callimaco che alla corte dei Tolomei ad Alessandria, nel terzo secolo
a. C., funambolizzava saperi diversi , spesso ossimorici, dalla filologia alla
scienza, dalla fabula mitologica all'encomio , dalla prosa alla poesia .Una
figura oggi pressoché scomparsa quella del letterato polifonico,
cancellata , divorata dalla frigida specialità dei saperi , dal chiostro
della specializzazione, dalla clausura della singolarità scienzial, dalla
circoncisione della tridimensionalità genetica del sapere
.
Di Spagna e
Di Sicilia
( Editore Urso, € 14,00) è un libro di elzeviri che , e
nella autografia critica del suo Autore e nella confettura del suo Editore,
ricorda integro il sapore del buon pane fatto in casa, nel forno a legna di
pietra. Un'artigianalità meritoria nell'anonimia, oggi, della editoria
ipermercantile dagli inchiostri anemici e dalla sciatteria grafica. Contenuto
e contenitore in cui le minime imperfezioni diventano suggestioni, unicità,
singolarità nel mare magnum delle narcotizzanti omologie, omografie,
omotipie.
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da sinistra Ciccio Urso, Sebastiano Burgaretta,
Silvana Grasso e Corrado Dipietro
presso la Libreria Editrice Urso in Corso Garibaldi 41 ad Avola
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La monotonia della sedicente e arrogante critica da perfezione trova in questo
volume l'originalità e l'extravaganza della imperfezione assunta come vaghezza,
della diversità adottata come giudizio. Il testo di Burgaretta nell'edizione
Urso realizza la copula perfetta di due artigiani della sana provincia siciliana
che del buon libro e della buona parola fanno ragione di vita, o meglio religione
di vita quotidiana.
Di Spagna e Di Sicilia è il palcoscenico letterario che dividono scrittori
poeti pensatori, spagnoli e siciliani, affratellati da un dna emotivo e culturale,
passionale e sciabolante tale che l' indimenticabile Leonardo Sciascia non esiterebbe
oggi a confermare che andare per la Spagna è, per un siciliano, un continuo
insorgere della memoria storica, un continuo affiorare di legami, di corrispondenze.
L'occhio acuto di Burgaretta mosso da apuleiana curiositas fiuta analogie , scava
col seghetto dell'archeologo nel misterioso dedalo delle genie culturali sicule-ispane,
con curiosità itinerante e intuizione rabdomantica.
Già Plutarco ne Le Vite Parallele aveva, al di là d'ogni presunzione
razziale e culturale, individuato i Grandi e la Grandezza e nel mondo greco e
nel mondo romano, ghigliottinando quella spregevole apartheid genoculturale che
stabiliva primati e primazie . La crazia culturale non è un fatto di razza,
né di gene, ma di virtù e talenti, che fecondano ovunque. Al di
là e a dispetto dei territori e delle frontiere, al di là dell'ottusità
della convenzione e dell'istituzione che congela embrioni di intelligenza, ignari
accusatori dell'altrui mediocrità. Mai come oggi, dopo l' 11 settembre,
in tempi di terrorismi di nuova genitura e di vecchissima fecondazione , l'intuizione
di Plutarco veicola vangeli di verità sapienziale.
Tornando all'Avolese, Jano Burgaretta è personaggio onnipresente nel suo
territorio, a volte protagonista, altre deuteragonista, altre ancora, semplice
comparsa. E' preziosa Vestale, il professor Burgaretta della storia travagliata
della sua Avola come dell'alchimia di certi personaggi di cui persino la famiglia
genetica, anagrafica ha perso memoria.
Dal suo libro mi piace ricordare Giuseppe
Bianca, un Catone avolese, nato nel 1801, che sembra uscito dalla penna di
Cornelio Nepote. Uomo di vita austera, tutto d' un pezzo, che mandò
al diavolo l' avvocatura per la botanica.
"Uomo di costumi antichi si legge alieno da pubblici rumori,
aborrente dalle lodi e dalle onorificenze, sobrio , integerrimo, innamorato di
quiete e solitudine.
Basterebbe tale cammeo di catoniano costume come cartina di tornasole di Burgaretta
scrittore, poeta, critico ma soprattutto galantuomo che disseppellisce dalla incuria
memoriale di chi sopravvive uno studioso dimenticato, sopravvivente solo in virtù
d'una via e d'una scuola che ne portano , in scolorita lapide, il nome ormai predato
dalla dimenticanza.
Un uomo di vecchio stampo, il Bianca, che rifiutò cattedre universitarie
ovunque, quelle stesse per cui oggi si scannano a colpi di calunnie e scimitarre
in tutti gli atenei. Quest'uomo che studiava il carrubo e i Carmi di Catullo ,
studiava il mandorlo e traduceva in latino Il Cinque Maggio manzoniano. Uomo grande
e serio, conoscitore dell'animo umano non meno che della vegetazione delle Madonne,
tale profeta dell'altrui incuria che, a chi insisteva per ritrarlo, ebbe a dire
con sofìa e ironia Perché farmi il ritratto? I miei figli potrebbero
avermi un certo riguardo, ma i miei nipoti se ne servirebbero per coperchio di
giara.
Silvana Grasso
PERCHE'
LA SCUOLA MEDIA NON FUNZIONA
Bisogna fornire agli studenti gli opportuni strumenti di lavoro.
Il -Sole-24 Ore ha pubblicato di recente il documento riguardante il livello d'istruzione
dei quindicenni che vivono negli Stati più avanzati. La graduatoria, stilata
dal Centro di ricerca internazionale dell'Unicef a Firenze, ha preso in esame
le abilità di lettura e il possesso di conoscenze in matematica e in scienze.
I risultati non sono incoraggianti: 24 Paesi Ocse su 30, quelli dell'area mediterranea
in particolare, nell'ordine Portogallo Grecia Italia Spagna, ne escono con le
ossa rotte. I migliori risultati li ottengono i preadolescenti della Corea, del
Giappone, della Finlandia e del Canada. Secondo gli indicatori, il 19% dei ragazzi
italiani non sa lavorare su di un testo per trarne informazioni. E inoltre, il
45% di chi frequenta la scuola dell'obbligo non possiede le conoscenze matematiche
di base. Il rapporto dell'Unicef conclude: confrontando gli esiti degli apprendimenti
degli studenti dello stesso periodo, il divario registrato è preoccupante.
Alcuni alunni sono indietro e di parecchio.
Diversi commentatori analizzando questi dati non esitano a definirli disastrosi.
Limitandosi ai numeri nudi e crudi non si può non essere d'accordo. Ma
quando si passa ai rimedi ipotizzati la musica cambia. C'è infatti chi
sostiene la necessità di riproporre, alla lettera, i contenuti classici:
la sintassi, la grammatica, il rompicapo dell'analisi logica, la matematica di
una volta e così via. Se fosse questa l'unica soluzione sarebbe troppo
facile.
Non vale la pena ricordarlo, anche se le contrapposizioni nette fra presente e
passato sono discutibili, ma il grande Giovanni Comisso, per citarne uno, nella
scuola dei contenuti e della sintassi ad ogni costo fu bocciato nella sessione
autunnale della maturità classica nel 1924. Ne "Il porto dell'amore"
le sue frasi sembrano "tenute insieme più con il respiro che con la
sintassi". Che cosa si vuol dire? Che la grammatica la sintassi il lessico
sono le condizioni necessarie ma non sufficienti per saper scrivere. Nessuno vuole
svilire l'importanza dei contenuti, delle conoscenze, dei codici linguistici.
Ma sono dati che invecchiano con una velocità impressionante. Gli archivi
delle scuole sono pieni di carte geografiche attuali appena qualche tempo fa.
Poi sono accaduti i fatti che sappiamo e le hanno rese carta da macero: la caduta
del muro di Berlino, la fine dell'Unione Sovietica e della ex Yugoslavia. Dobbiamo
allora abolire la geografia? No ovviamente. La memorizzazione storica delle conoscenze,
la molteplicità delle produzioni testuali le troviamo in internet. Basta
saper cliccare e navigare. Ne consegue che la scuola deve ripensare le proprie
finalità. Magari creando le condizioni per "imparare ad imparare",
insegnando con molta pazienza le strategie che gli esperti definiscono metacognitive.
Io non leggo e non lavoro su di un brano solo perché lo dice l'insegnante
o perché devo superare una tantum un test che può sempre essere
strutturato in modo diverso.
Bisogna invece contribuire a formare lettori esperti fornendo gli opportuni strumenti
di lavoro: chiarire perché si legge il brano, abituarli ad identificare
gli elementi fondamentali del testo e a calibrare l'attenzione fra i contenuti
distinguendone l'importanza. Monitorare spesso la lettura intervenendo sulle cause
della difficoltà di comprensione. Se abbiamo la certezza che tutti gli
adolescenti dell'Ocse seguono lo stesso approccio testuale e i nostri ragazzi
non riescono a scalare la vetta della classifica, allora sarà il caso di
preoccuparsi sul serio.
Fausto Politino.
Libreria
Editrice Urso
Corso
Garibaldi 41 96012 AVOLA (SR) ITALIA
e-mail info@libreriaeditriceurso.com
sito internet : http://www.libreriaeditriceurso.com
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ad Avola
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