Paolo
Randazzo
(della nostra Mailing List)
con la sua recensione su Centonove del 24/08/2001
La storia vera di Giuseppe Di Maria
Giuliana Saladino
Terra di rapina
Sellerio Editore, Palermo, pp.137, l. 15.000
Cè un libro di bellezza feroce in questi giorni
negli scaffali delle librerie: è la ristampa Sellerio di Terra di rapina
che Giuliana Saladino, una giornalista dellOra di Palermo scomparsa
qualche anno fa, ha scritto tra il 73 e il 75 e pubblicato nel
77 per i tipi di Einaudi. E se anche fosse solo per la qualità
della scrittura presente in esso, varrebbe la pena di leggerlo questo libro:
una scrittura agile, documentata, senza autocompiacimento, una scrittura che
si iscrive esattamente in quelli che potrebbero essere i canoni di un reportage
giornalistico, come scrive giustamente Antonio Calabrò nella sua nota
introduttiva. Una scrittura che è sempre partecipe di quanto racconta:
partecipe politicamente, umanamente, responsabilmente partecipe, anche quando
assume accenti di disincantata ironia o di cupo pessimismo che sono tipici
della migliore letteratura siciliana. Ma vediamone il contenuto e, se possiamo
distinguerli forma e contenuto, è perché questo non è
un romanzo. Non cè fiction: questa è la storia vera e
tragica di Giuseppe Di Maria, giovane contadino di Cianciana, paese dellAgrigentino,
che, per uscire dalla assoluta indigenza di sostanze ma sopratutto di senso
e di speranze, che attanaglia la sua vita e quella di decine di migliaia di
contadini siciliani dopo le delusioni provocate dal fallimento della riforma
agraria che lautonomia siciliana ha partorito nel 50, compie un
sequestro prima (nel 55, ai danni del barone Agnello) e una rapina,
finita nel sangue, poi (nel 72 in una banca di Carmagnola in Piemonte).
Lidea centrale di questo reportage è: scoprire come possa trasformarsi
in bandito un giovane la cui indole tranquilla non avrebbe mai lasciato presagire
esiti così drammatici. Ma scoprire anche che il destino di Giuseppe,
"se un destino esiste", non è affatto un destino singolare,
ma ha radice politica e trova infinite possibilità di declinazione
nelle vite di tantissimi contadini che, davvero solo per caso, hanno trovato
altre strade (anche letteralmente, con lemigrazione) per uscire da quella
situazione infernale in cui si trovarono a vivere in Sicilia in quel periodo:
e si trattava forse della migliore gioventù che lisola avesse
mai conosciuto perché nata e cresciuta nel fuoco di lotte di liberazione
sociale che lavevano resa vitale, preparata, politicamente consapevole.
Si parte dalla vicenda tragica del Di Maria quindi, e si prova a spiegarla,
senza meccanicismi deterministici e senza neppure facili unilateralismi politico-culturali,
attraversando numerose testimonianze che riguardano le lotte per lapplicazione
della legge Gullo del 43 (che consentiva unequa distribuzione
dei prodotti del lavoro agricolo tra proprietari terrieri e contadini) e poi
per la conquista della terra col frazionamento del latifondo: un obiettivo
politico di enorme portata, il cui raggiungimento diede vita ad un epopea
di lotte che fu tanto entusiasmante quanto poi dovette essere dolorosissima
la delusione per la beffa che fu perpetrata ai danni dei contadini utilizzando
la legge regionale di riforma agraria del 50. Una legge che consentiva
in sostanza ai contadini di possedere, acquistandoli a costo di ulteriori
grandissimi sacrifici, solo degli appezzamenti marginali e poco produttivi:
"una rapina" insomma, lultima di tante, e di qui lindebitamento,
il senso assoluto di frustrazione, di qui la partenza per il nord Italia,
o per la Germania, lInghilterra, la Francia. Di qui, ancora, la distruzione
della possibilità per la Sicilia di un ingresso vitale, ordinato e
consapevole nella storia, nella modernità. E la modernità irrompe
anche in Sicilia alla fine degli anni sessanta con la forza di un fiume in
piena che travolge, senza modificarlo, quel poco che trova sulla sua strada:
"In pochi anni, con pochi tocchi e senza che nessuno ci metta qualcosa
di suo, la Sicilia diventa irriconoscibile e indecifrabile
Il benessere
dello sviluppo altrui piove prima rado poi sempre più fitto sul sottosviluppo,
lo camuffa sotto una coltre di cianfrusaglie
. I pescatori hanno stivali
di gomma come nei film senza che il loro tenore di vita e il livello del loro
abbrutimento mutino di una virgola, i contadini hanno lApe e continuano
a partire per la Germania
."
Paolo Randazzo
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