Benvenuti sul sito della Libreria Editrice Urso, dal 1975 un angolo di cultura ad Avola. Novità del mese Offerte del mese Acquista per informazioni Giusy CancemiGIUSY CANCEMI
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copertina CancemiGiusy Cancemi
Un po' di me attraverso il mare... (Poesie)
2009, pp. 56
Collana ARABA FENICE n. 34
EAN 978-88-96071-17-5
Euro 9,00

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locandina


LIBR'AVOLA: CONCLUSO L'ULTIMO APPUNTAMENTO DEL 2009
DUE AUTORI HANNO PRESENTATO DUE AUTRICI


5_12_2009
Si è concluso felicemente l'ennesimo appuntamento di ''Libr'Avola'' di sabato 5 dicembre 2009 promosso e organizzato dal libraio editore Francesco Urso nel salone conferenze del Centro Giovanile e Culturale di Via Mattarella ad Avola.
Gli scrittori Nino Muccio e Salvatore Di Pietro, nello spirito dell'iniziativa, dedicata ogni mese da ottobre a giugno di ogni anno a incontri su autori e opere della libreria Editrice Urso, hanno presentato due nuove autrici nel campo della poesia e della narrativa.
Il prof. Nino Muccio, autore del romanzo ''L'Ammiraglio e l'America'', ha presentato ''Un po' di me attraverso il mare'', l'opera prima poetica di Giusi Cancemi, avolese di nascita, ma residente a Marzamemi e attaccata amorevolmente all'altra citta' vicina, Portopalo di Capo Passero, comune piu' a sud d'Italia, dove nel Salone ''Don Bosco'', nello scorso 13 settembre per la manifestazione ''LIBRIPORTOPALODICAPOPASSERO'' lo stesso Muccio e altri artisti, musicisti e poeti si erano occupati della prima presentazione del medesimo libro.
Di Pietro assieme alla scrittrice RomanoIl prof. Salvatore Di Pietro, autore con la Libreria editrice Urso del saggio ''I perche' del nostro dialetto'' e della raccolta di racconti ''Nella valle dell'ozio'', ha presentato ''I colori del silenzio'', i racconti di Natalia Romano, anche lei alla prima opera, autrice di racconti di grande impegno narrativo su temi scottanti della quotidianita' e spesso su condizioni limite di esistenza.
E' seguito un interessante dibattito in cui sono intervenuti Benito Marziano, Graziella Schirina', Leonardo Miucci e la giovanissima Erica Coffa di anni 12) che in appena quaranta minuti ha saputo leggere in sala tutti i racconti della Romano e ne ha insolitamente parlato, meravigliando il pubblico per la straordinaria capacita' di lettura e di sintesi.
Giusy CancemiTutti gli autori intervenuti hanno condiviso l'attenzione alla scrittura altrui, spirito di altruismo che nelle intenzioni dell'editore e' da incrementare e condividere. La manifestazione e' stata inoltre caratterizzata anche dal desiderio di imporsi nel territorio all'attenzione degli spiriti sensibili, nonostante tutte le difficolta' del tempo presente, nonostante la disattenzione della stampa quotidiana locale e il disinteresse verso i temi della cultura senza fronzoli dei cosiddetti addetti ai lavori. In quest'opera di necessaria divulgazione di questo tipo di eventi si sono riconosciuti utili tutti i sistemi di comunicazione, a cominciare dal tradizionale passaparola, ai moderni mezzi di Facebook, Myspace, e-mail, siti internet e quant'altro ancora (sempre nello spirito di liberta' e di indipendenza dai finanziamenti pubblici).
Nella corso della serata si e' parlato di altri autori della libreria Editrice Urso, come ad esempio dell'indimenticabile Giuseppe Schirina', della poetessa Carmela Monteleone e, infine, di opere recenti, come ''Memoria aggiunta'' di Giovanni Stella e di altre opere prossime alla pubblicazione, come ad esempio dei volumi di poesie dell'avolese-netino Giovanni Parentignoti e del palermitano Antonino Causi nonche' del romanzo 'Io, vampira' della netina Mia Vinci.
Liliana Calabrese, come sempre applauditissima, ha cantato varie canzoni da lei scelte opportunamente e collegate alle poesie e ai racconti oggetto della manifestazione.
A fine serata ci si e' dati appuntamento al successivo evento previsto il 29 dicembre prossimo, sempre nello stesso locale avolese avente per tema ''Le ragioni della lettura e della scrittura attraverso gli autori della Libreria Editrice Urso'', con estensione degli interventi e del dibattito agli ospiti che interverranno, in attesa dell'ulteriore appuntamento di ''Libr'Avola'' previsto a gennaio 2010.

Francesco Urso

(Foto di Liliana Calabrese. Sulla foto in alto a destra si vede la piccola Erica Coffa, figlia della poetessa Giusy Cancemi, che si disenteressa di tutto quello che le accade intorno e legge, presa della lettura del libro di racconti di Natalia Romano).

RELAZIONE di Nino Muccio Ascolta
RELAZIONE di Salvatore Di Pietro Ascolta




Le foto di Corrado Bono della presentazione del libro
Un po' di me attraverso il mare di Giusy Cancemi
per l'incontro di LIBRIPORTOPALODICAPOPASSERO
effettuato domenica 13 settembre 2009 alle 20,00
all'Oratorio Don Bosco di Via L. Tasca

AscoltaASCOLTA

La relazione di Nino Muccio alla presentazione del libro del 13 settembre 2009

DALL'ANGOLO DI MONDO
RIMASTO FUORI DALL'EFFICIENZA UTILITARISTICA

Intervento di Orazio Parisi alla presentazione del libro di Giusy Cancemi, Un po' di me attraverso il mare
(domenica 13 settembre 2009 – Portopalo di C. P.)

OrazioQuando parliamo di poesie, dobbiamo sempre chiederci se oggi la poesia interessi a qualcuno. La risposta arriva dal mercato dei libri: a nessuno, o quasi. I libri, in genere, non rappresentano una buona merce. Figuriamoci quelli di poesia. Perché? Un bel libro di Romano Montroni, edito da Laterza nel 2006, s'intitola ''Vendere l'anima – il mestiere del libraio''. Aveva capito Montroni che oggi, in questo Paese, il mestiere del libraio è un'attività in fallimento. Vendere l'anima. Che se ne fa la gente dell'anima. L'anima non la si cerca più nemmeno in chiesa. In chiesa ci si va per tutt'altri motivi. Se fosse per l'anima...

                  Finalmente, ho trovato il tempo di battere al computer questi appunti, letti in occasione della presentazione dei libro di Giusy Cancemi, domenica 13 settembre a Portopalo di Capo Passero. Appena ho cominciato a ticchettare sulla tastiera del computer, mi sono ricordato di aver chiesto quella sera, all'inizio del mio intervento, alla piccola e sensibile Erika, la figlia di Giusy, se sapesse perché le macchine da scrivere ''ticchettano''. Erika mi ha guardato un po' stordita per l'inaspettata domanda, seduta in prima fila accanto a mia moglie.

                  L'ho tranquillizzata subito. Ho detto che questa domanda è il titolo di un piccolo saggio contenuto in ''Filosofia del Design'' di Vilém Flusser (Bruno Mondadori). Flusser dice che i tasti della macchina da scrivere non scorrono, ticchettano. Somiglia, infatti, questo ticchettio, a un balbettio. Perché? è semplice, aggiunge: la macchina da scrivere ''balbetta'' perché tutto il mondo balbetta.

                  Tavolo relatoriNon parliamo di poesia, balbettiamo di poesia. La poesia è..., già è presunzione. è come dire: il mare è... Che ne sappiamo del mare? Tutti vanno al mare, anche i bambini. Ma chi conosce il mare veramente? Chi conosce le profondità del mare, le insidie delle sue correnti, la violenza delle sue tempeste, e perfino la calma apparente delle sue onde leggere o del suo mormorìo silenzioso?

                  Il mare, in certi casi, è però una parola ambigua: non possiede la calma vitrea del lago e neppure la profondità oscura e insondabile dell'oceano. è una parola, per certi versi, indefinibile; sembra che oscilli incessantemente tra due opposti: tra un liscio lago di semplice superficialità, di calma piatta, di banalissima melma (quando si dice, a volte, ''siamo in un mare di merda!'', anche se inconsciamente, se ne vorrebbero dedurre già i confini) e un abissale, oscuro e perturbante oceano, il cui fondo irraggiungibile richiama alla mente l'Arché, l'Origine terribile e imperscrutabile di tutte le cose.

                  Nino Muccio sembra aver intuito questa sua, come dire, insufficienza simbolica. In quanto il mare, più che rappresentare per lui un punto di equilibrio tra due opposti, si palesa come un punto di confluenza, di mescolamento, di superficie e profondità, di calma e agitazione; insomma, come una melassa amorfa che, a un confronto, si può vedere, ora come un grande lago, ora come un piccolo oceano. è ovvio che qui si sta alludendo al nostro Mare Jonio. Quello che noi nativi guardiamo con animo infantile, stupiti di tanta immensità, e incapaci di immaginare uno spazio più vasto.

                  Potrebbe essere una fortuna, allora, se ci trovassimo ad abitare nel punto di confluenza tra due mari, come titola Nino Muccio la prefazione al libro di Giusy. ''Nel punto di confluenza tra due mari – egli scrive – una bonaccia, di colpo, può trasformarsi in tempesta''. è proprio questa la fortuna. Perché, al di là dei contraccolpi psicologici (delusione, scoramento, sbalordimento, ecc.) per la improvvisa scoperta che un immenso mondo può divenire inaspettatamente ''piccolo'', ci si abitua d'istinto al confronto. Il confronto tra mare e oceano racchiude in sé un altro aspetto della metafora poetica.

                  Se il mare rappresenta il semplice contatto dell'uomo con la natura, l'oceano simboleggia il carattere complesso di questo rapporto nell'epoca moderna, complessità che porta l'individuo fino a sentirsi estraneo alla natura: la poesia, quindi, non è più ''ingenua'', come nell'antica Grecia, ma ''sentimentale'', per usare la giusta espressione di Schiller, cioè evocatrice di una profonda nostalgia per quello stato di natura che si allontana sempre più e che, pertanto, appare agli occhi del poeta più compiuto, quasi perfetto. Fino a divenire un angolo di mondo, come lo vede Giusy: uno spazio prezioso, da preservare; perché è da lì, da quello spazio, esclusivo – come dice lei, ''angolo di mondo rimasto fuori dall'efficienza utilitaristica'' – che le sembra possano ancora parlare i poeti.

                  (...)Una poesia nostalgica, sentimentale, dunque, quella che Giusy ci fa leggere in questo suo primo libro, dal titolo quasi premonitorio, ''Un po' di me attraverso il mare'', perché sembra prevedere il destino delle sue poesie, strette, come in una prigione, tra due scritti brevi ma profondi di Nino Muccio, uno all'inizio, simile a una prefazione, e l'altro alla fine, come postfazione. È come se quel titolo dicesse: un po' di me attraverso Nino Muccio. Ma, non sto facendo nessuna ironia. Questa è la prima opera di Giusy Cancemi, e il fatto che Muccio abbia voluto eccedere, non è solo per omaggiare l'incontro dopo anni con la sua ex allieva, ma credo principalmente perché ha ritenuto che quest'opera costituisse, al di là di certi insicuri caratteri d'esordio, un buon inizio di lavoro poetico, tale da poter consentire anche alcune considerazioni di carattere generale.

                  E, in realtà, il primo scritto non è una vera e propria prefazione. O, meglio, non vuole essere solo una prefazione. Nino Muccio inscena un dialogo – non so se reale o immaginario – con l'autrice. E in questo dialogo quasi accompagna il lettore alle tematiche dei versi, e persino alle stesse poesie della raccolta. E intanto, lascia scivolare, ma con semplicità, qualche punto di riflessione intorno alla consapevolezza del poetare e alla funzione della poesia.

                  Consapevolezza del poetare. Sembra che il poeta debba avere coscienza, quando poeta, di non fare altro che poesie. Rappresentare i propri, o altrui, sentimenti, affermare delle verità? Niente di tutto questo; solo poetare, semplicemente, fare poesie. ''Quindi a partire dal linguaggio?'', si legge alla fine della prefazione. L'arte per l'arte, è il motto della poesia moderna. è, il linguaggio, lo scafandro che s'indossa per sondare l'animo umano. ''Mi sono chiesto, spesso, – scrive Lautréamont ne I canti di Maldoror – che cosa fosse più facile da esplorare: la profondità dell'oceano o la profondità del cuore umano!''. è la stessa considerazione di Baudelaire: ''... uomo nessuno ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi''. Ma il poeta per questo non usa altri strumenti che le parole. Tiene in efficienza il linguaggio. Quello che poi servirà allo psicologo, all'apprendista stregone, come lo chiama Aldo Carotenuto.

ORAZIO PARISI

copertina CancemiGiusy Cancemi
Un po' di me attraverso il mare... (Poesie)
2009, pp. 56
Collana ARABA FENICE n. 34
EAN 978-88-96071-17-5
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Note di Note di Benito Marziano su
Un po' di me attraverso il mare,
di Giusy Cancemi
Benito Marziano su
Un po' di me attraverso il mare,
di Giusy Cancemi

(L'intervento fatto domenica 13 settembre 2009 dal poeta e scrittore di Noto
a Portopalo di Capo Passero alla presentazione del libro di Giusy Cancemi)

 

foto relatori  Io non vi annoiero' per molto, perche' poco desidero dire, volendomi limitare a parlare di due aspetti soltanto della poesia di Giusy Cancemi, che, mi sembra, siano quelli che piu' emergano: il rapporto di Giusy con il mare e la lettura del mare e del sentiero come metafore della vita.

   Gia' nel titolo lei dichiara la sua predilezione per il mare, una predilezione che va oltre un usuale amore per il mare, qui c'e' una vera identificazione con esso. e' il mare, infatti, che ci parla di lei, della sua vita. Quel poco che della sua vita ci viene detto, ce lo dice il mare.

Il mare, e anche il sentiero, che ritorna spesso nei suoi versi (anche l'amore procede su un sentiero, in Parole),  sono, dicevo, entrambi metafore della vita, nella poesia di Giusy. Ma lo sono non soltanto per lei.

Il mare per il suo eterno moto, per la sua mutevolezza rappresenta quella voglia di muoversi, di agire, quella liberta', quel desiderio di evadere che caratterizzano la nostra vita, la nostra ...irrefrenabile voglia di esistere..., dice la poetessa in Anime fragili.

Il mare ci parla di altri luoghi e sollecita e stuzzica in noi lo spirito di avventura, il desiderio del nuovo, del viaggio; ci trasforma in arditi ulissidi, magari rimanendocene seduti nella nostra stanza, come quello scrittore di cui non ricordo il nome, ma sento che il mio editore e libraio sollecitamente mi suggerisce trattarsi di De Maistre, che su un viaggio attorno alla sua stanza scrisse un libro. O, meglio, azzardandosi a uscire dalla propria stanza (anche se un altro grande pensatore, Montagne, lo sconsigliava con l'affermare che, cito a memoria, ''i guai dell'uomo cominciano quando esce dalla sua stanza''); uscire, dicevo, e, magari, fermarsi a guardare il mare, come ama fare Giusy, e viaggiare col pensiero. E si'. Perche' come lei ci ricorda, il pensiero e' l'unica forma di liberta', in La dimensione del pensiero.

Quale dimensione ha, infatti, il pensiero? Nessuna! Il pensiero non conosce limiti ne' di tempo, ne' di spazio. Puo' perdersi nel tempo e nello spazio in un milionesimo di secondo, praticamente nello stesso istante in cui pensiamo. Puo' contenere l'immenso, l'infinito, pur se risulta vano il ...tentativo di racchiuderlo... nei versi..., dice la Nostra in Immenso.

Si', e' vero! Non e' possibile imprigionare nei versi l'immenso, l'infinito, il tutto. Eppure, scriveva il poeta Robinson Jeffers: ''La grande poesia racchiude ed esprime il tutto, come una prosa non potra' mai''. E cos'e' il tutto se non la vita?

E la poesia non parla, forse, della vita? Perche' dovrebbe apparirci impresa titanica esprimere nei versi la vita? Forse, perche' ci sfugge quello che chiamiamo il senso della vita. Ma chissa', poi, che non consista proprio in questo la vita, in questo ricercare di trovarne il senso. Chissa' che non sia il vivere, la vita, la vita ontologicamente intesa, cio' che comunemente chiamiamo spirito e che fa sentire l'amica Giusy ...piu' uno spirito che un corpo..., in La voce dell'anima.

Ora, tornando alla poesia di Giusy, a me sembra che il suo rapporto con il mare si sostanzi in un legame quasi carnale, amniotico, direi: il mare la include, mentre lei lo sente parte di se', ci dichiara nell'introduzione di suo pugno alla presente opera: ... guardo fluttuare le onde, sino a che non si spengono sulla spiaggia. Imparo ad accettare che esse siano parte di me,... E in Abissi, lei, il mare, la vita sono la stessa cosa: Aggrovigliata nell'incavo di una conchiglia / inabissata nell'impetuoso esistere / anelante tra coralli e fameliche maree / attendo ansimante / di riemergere dagli abissi della vita.

Giusy si identifica con il mare, persino i suoi pensieri assumono l'aspetto del mare, in Ragazza che sogna, infatti, sono ...fatti di carta crespa. Non somiglia la carta crespa alle increspature (non le chiamiamo cosi'?), del  mare? E che increspature sono, questi suoi pensieri: ...di questa vita cosa ti resta?/ Ore passate e pochi minuti. / Profumi e colori che non torneranno / rinchiusi nella scatola dei ricordi /... sempre in Ragazza che sogna.

Ne' cambiano natura i pensieri che in Anima che sanguina vanno ai bambini dell'Africa, alla violenza sulle donne, all'uso distorto del potere, all'emarginazione, al razzismo.

Abbiamo fin qui potuto leggere il mare come metafora della vita: l'uno e l'altra con le loro accalmie e le loro tempeste; ma entra anche, nella poesia di  Cancemi, un altro elemento, dicevo prima, come metafora della vita: il sentiero, che torna spesso nei suoi versi (anche l'amore procede su un sentiero), in Parole.

Ma, mentre il mare rappresenta da solo i due poli contrapposti della metafora: il dolce e l'amaro della vita; mare e sentiero sembrano, per altri aspetti, invece, i due poli opposti della metafora. Il mare con la sua immensita', con il  suo eterno movimento rappresenta il desiderio di liberta', di spazio; il sentiero rappresenta le difficolta' della vita, con la sua dimensione angusta, con le sue asperita', con l'eventualita' di non indovinare le scelte giuste, ci ricorda la poetessa  ...errante tra i sentieri della  vita / ... alla ricerca di quella svolta decisiva, in Errando,

E la vita oscilla, nel pensiero poetico della Nostra, fra questi due poli, fra quegli alti e bassi che sono le principali costanti della vita. Che' la vita e', in realta', un continuo altalenare fra un bisogno ...di librarsi / sino all'orizzonte dei sogni... / in La voce dell'anima, e un rimanere ...sul velo dei sogni... e danzare ...di gioia e di vita..., in Folle ma felice, presi ...dall'inafferrabile voglia di esistere ,... in Anime fragili. E sfidare il Vento dell'est, per cercare di sfuggire alla ...malinconia che, dice Giusy a quel vento,  ...trasporti/ sino a me .Siamo qui all'altro polo della vita, non piu' sogni, gioia, felicita', ma una realta' piu' dura, e nella poesia di Giusy, e nelle sua vita la malinconia torna ancora, come ...malinconia del vivere..., in Fotogrammi, e in Parole, dove, pero', e' ...dolce malinconia.

Accostamento, dell'aggettivo dolce a malinconia, che sembrerebbe stridere, ma che personalmente trovo, invece, molto appropriato, perche' la malinconia non e' uno stato di tristezza, e' senz'altro uno stato d'animo che avverte  una qualche carenza, ma di qualcosa di impercettibile, di imprecisabile, che non e' dolore, pero', e che insieme e' ricordo di qualcuno, di qualcosa. A volte, a suscitare un ricordo puo' essere un volto, una situazione, una parola, una musica, un odore, persino, come accadeva a Proust con le diventate famose 'madeleine': ne sentiva il profumo e si ritrovava in una situazione del passato. E ricordare e' ritornare nel passato, e il passato e' la nostra vita, pertanto ritornarvi ci pone in una condizione particolare che e', forse anche triste, ma  e' assieme lieta. Giusy lo sa, questo, e ce lo ricorda: ...rituffarmi nel passato / per rivivermi, scrive in Orme. Ricordare, quindi, e' rivivere, vivere un'altra volta!

Il vivere, quindi, nella vita e nel pensiero poetico di Cancemi, si caratterizza in un alternarsi di euforiche ascese e disforiche cadute, nei momenti di maggiore razionalita', forse, queste ultime, in quei momenti, cioe', che la riportano a quella realta' che e' fatta anche dalla scoperta che Non e' che un velo sottile /questa gioia che mi pervade, in Vento dell'est, e la speranza e' soltanto petali, in Settembre, qualcosa, cioe', di molto leggero, evanescente, sulla quale, in definitiva, nessuno davvero punta.

La realta' e' quella che ci da' anche ansia, dolore, sofferenza, per cui persino gli alberi piangono e soffrono il dolore del distacco delle loro creature, le foglie, in Il male di vivere, titolo che richiama un verso di Fotogrammi, che ci riporta alla metafora vita - sentiero - viaggio, dove la vita e' questo lungo viaggio.

Su questa definizione della vita come lungo viaggio, dissento totalmente, me lo consenta, Giusy. Woody Allen dice che la vita e' come la scala di un pollaio: corta e piena di cacche. Ecco, io posso essere d'accordo che di avversita', difficolta', dispiaceri, distacchi, ecc. nella vita ce ne siano, e parecchi anche, ma in un mondo dove gli alberi vivono secoli, dove la tartaruga, mi dicono, vive fino a duecento anni, che sia lunga la vita dell'uomo che, quando supera i novant'anni di eta' va gia' a finire sui giornali come campione di longevita', proprio non mi trova d'accordo. 

Personalmente, conto su qualcosa di piu'.

 

Benito Marziano

 

Perla

Stasera, siamo riuniti
in un oratorio nell’estremita'
dell’isola amata
e della penisola sognata,
crocevia di genti e culture,
per parlare della poesia
di una figlia
della Perla del Mare Ionio.

Versi, che fanno
scoprire e riscoprire
l’anima della poetessa
che invita alla pace,
alla gioia e all’amore
per sempre,
tra canti, interventi e musica:
corona alla bella serata.

(Dom, 13/09/2009)

(P. S. La poesia e' apertura al Sommo Poeta,
al Sommo Artista, che e' Dio.
Per questo, i poeti sono profeti e promotori
di speranza.)

Corrado BonoCorrado Bono

  NEL PUNTO DI CONFLUENZA TRA DUE MARI

Prefazione di Nino Muccio
al libro di
Giusy Cancemi, Un po' di me attraverso il mare... (Poesie), 2009, pp. 56
Libreria Editrice Urso - Collana ARABA FENICE n. 34 EAN 978-88-96071-17-5, Euro 9,00 acquista

– Pronto, Giusy?

– Professore, buongiorno.

– Cosa fai di bello?

– Sto… Sospesa tra pensieri fatti di carta crespa(Ragazza che sogna).

– Ti posso chiedere un favore?

– Dica professore, parli pure.

– Ti va di fare un film?

– ...l’anima mia e' propensa ai canti… (Dolce poetare).

– Quello che ti chiedo e' di apparire in un film.

– Ma non farebbe meglio a chiederlo a chi fa questo lavoro?

– Dipende.

– Da cosa?

– Da cio' che si vuole raccontare, da come lo si vuole raccontare.

– Percio' vanno bene quelli che fanno questo mestiere.

– Non sempre e' cosi': molto spesso non basta apparire.

– Bisogna pur sempre far vedere qualcosa.

– Certo, quella che sei.

– E cosa sono?

– Una poetessa...soavemente posata su quello scoglio… (La poesia). L’hai scritto tu?

Ho steso l’anima al sole per scaldarla… (Ho steso l’anima).

– Ma ti sei nutrita di tempo e di spazio, di buio e di luce, di spirito e di materia, di vita e di morte.

– Mi sento piu' uno spirito che un corpo… (La voce dell’anima).

– Mi sembra giusto, dato che t’e' toccato il destino della poesia.

– Professore, me lo puo' spiegare meglio?

– Sei una poetessa che scrive nel punto di confluenza tra due mari.

– Ma non saro' la sola, spero?

– E invece si'. Non ne conosco altre.

– Non ci credo. In ogni caso i poeti sono ovunque.

– I poeti sono la' dove nasce la poesia.

– E dove nasce la poesia?

– Non sai che la poesia nasce nel punto di confluenza tra due mari?

– No, questo non l’ho mai saputo.

– Eppure, da come scrivi, non sembra

– …guardo la mia anima come se osservassi la superficie del mare... (Un po’ di me attraverso…).

– Quando ti ho conosciuta, e sono passati molti anni, eri una signorina docile e mansueta…

– …ma capace di trasformarmi, nel giro di pochi attimi, in qualcosa di…

– Nel punto di confluenza tra due mari, una bonaccia, di colpo, puo' trasformarsi in tempesta.

– Ora che ci penso, nel punto di confluenza tra due mari tutto si offre con una chiarezza strabica.

– Dove non c’e' confine tra terra e cielo, gli orizzonti diventano in parte veri e in parte non veri…

– …una doppiezza che porta al falso.

– Eppure e' qui che sangue e pensiero diventano un’unica cosa, cioe' un risvolto dell’umano.

– Non mi sono mai nutrita d’odio perche' dell’amore mi sono giunte immagini non chiare.

– Ho pensato a te, cara Giusy, per inventarmi il personaggio di Beatrice Cunsolo.

– Era una ragazza?

– …che sotto le sferze dello scirocco o del grecale scrutava la doppia linea dell’orizzonte…

– Perche' si e' inventata questa Beatrice?

– Mi piace raccontare la vita al femminile.

– Le ragioni degli uomini non la interessano?

– Rispetto gli uomini in quanto persone, ma dei loro piagnistei non so che farmene.

– Non ne salva neanche uno?

– Soltanto i poeti.

– Immagino che siano i poeti gli eroi del suo film?

– Sei nella direzione giusta, nella storia che voglio raccontare i poeti contano tanto.

– Ma tempo e spazio contano anch’essi?

– Solo nella finitezza subalterna e regressiva del natio borgo selvaggio.

– Da un angolo di mondo rimasto fuori dai ritmi dell’efficienza utilitaristica possono parlare i poeti?

– C’e' un orizzonte dell’impegno che si fa suggestivo e totale quando il respiro critico e' assoluto.

– Rispetto a questo presente, la mia sofferenza si spinge fino a livelli di rivolta intellettuale.

– Forse rivolta e' una parola troppo grossa?

– Ha ragione professore, rivolta e' una parola troppo grossa.

– Usa il tuo piccolo mondo come metafora attiva di una complessa misura morale.

– Ma non vorrei correre il rischio d’essere accusata di intellettualismo.

– No, questo mai, se lo usi come strumento di interrogazione profonda della realta' contemporanea.

– Nelle strettoie d’un formalismo culturale e sentimentale l’esistenza e' priva di suoni.

– I fermenti e le idee che rispondono al bisogno di esercitare l’attivita' intellettuale, quelle ci sono.

– Posso confermare che non si tratta di imitazione e di scelta letteraria, ma di pulsioni profonde.

– Questo e' un bisogno di infinito come orizzonte aperto di conoscenza.

– …nell’invano tentativo di racchiudere l’immenso nei versi. (Immenso).

– Costruire l’infinito non significa procurarsi una consolazione sentimentale.

– Non sono alla ricerca di un risarcimento tutto privato e ideale, ho poca fantasia per evadere.

– Lo spazio operativo dell’infinito come liberazione dal limite della repressione ambientale…

– …e' uno spazio che la societa' moderna impedisce e annulla.

– Eppure questo spazio riesce a proporre una sua verita'.

– Non propone, semplicemente realizza una verita' che spegne l’innocenza.

– Ma in questo modo la poesia cosa diventa?

– Quello che gia' e' diventata.

– Cioe'?

– Una sottocategoria della razionalita' utilitaristica che divide gli uomini e li rende infelici.

– E le metafore? Le metafore partorite da un’intelligenza pura non incarnano lo spirito poetico?

– Servono solamente a scoprire le miserie del mondo reale.

– Anche quando sono semplici strategie di difesa dalle insidie del cuore?

…Trovero' il tutto nel nulla, l’immenso nell’infinito… (Fede).

– Ma a parte la capacita' di immaginare e di creare illusioni, oggi la poesia quale funzione ha?

– Soprattutto quella di restaurare lo stato felice e ingenuo della fanciullezza.

– La poesia sapra' recuperare l’immagine di un’umanita' libera e solidale?

– A partire dagli elementi piu' semplici e comuni dell’esperienza materiale del mondo.

– Quindi a partire dal linguaggio?

– A partire da un linguaggio che sappia evocare le emozioni che ci servono…

– …che ci servono per riconciliarci col mondo…

– …non piu' dominato dal senso del peccato, ma armoniosamente offerto all’uomo…

– …per esempio, dignita' e bellezza della condizione umana?

– Proprio cosi'. Ecco perche' dico… serviti di me poesia(Dolce sentire).

– Allora vuol dire che accetti?

– Sono pronta… a camminare in questo bizzarro sentiero della vita(Nostalgia).

 

Nino Muccio

locandina per incontro a Portopalo

copertina CancemiGiusy Cancemi, Un po' di me attraverso il mare... (Poesie), 2009, pp. 56
Collana ARABA FENICE n. 34 EAN 978-88-96071-17-5, Euro 9,00
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Giusy Cancemi, nata ad Avola nel 1976, vive a Marzamemi, bellissimo borgo marinaro della meravigliosa Sicilia orientale, dopo aver vissuto per dieci anni nella bellissima Portopalo di Capo Passero, che ancora porta nel cuore. Madre e moglie a tempo pieno, scopre di amare la poesia in uno strano modo, quando in una dolorosa parentesi della sua vita perde il nonno, figura quasi paterna, e lo zio paterno. Comincia ad estirpare il dolore, scrivendo, ritrovando un dialogo col suo amato mare, che la tiene a se' sin da bambina; da quel dialogo nelle sere d'estate scopre l'amore per la poesia. Nel marzo del 2009 a Butera si aggiudica il premio ''Fortunato Pasqualino'' della giuria con la poesia ''L'albero della vita'', che verra' poi inserita nell'antologia che ne prende il nome. Nell'aprile 2009 partecipa al concorso letterario 'Il risveglio delle I-dee' a cura di Vera Ambra con la poesia 'Riflesso', dove ancora una volta la sua poesia viene scelta per essere inserita in un antologia d'autori emergenti. Sta lavorando su diversi progetti che presto rendera' noti, responsabile gia' di un noto gruppo di poesia in Facebook che sta riscontrando un gradito successo, conta e spera di divulgare la poesia, perche' la poesia, lei aggiunge, e' l'unica prova dell'esistenza dell'uomo, la poesia aiuta a vivere.

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