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Giusy CancemiUn po' di me attraverso il mare... (Poesie) 2009, pp. 56 Collana ARABA FENICE n. 34 EAN 978-88-96071-17-5 Euro 9,00 |
![]() LIBR'AVOLA: CONCLUSO L'ULTIMO APPUNTAMENTO DEL 2009 DUE AUTORI HANNO PRESENTATO DUE AUTRICI
Si è concluso felicemente l'ennesimo appuntamento di ''Libr'Avola'' di sabato 5 dicembre 2009 promosso e organizzato dal libraio editore Francesco Urso nel salone conferenze del Centro Giovanile e Culturale di Via Mattarella ad Avola.
Gli scrittori Nino Muccio e Salvatore Di Pietro, nello spirito dell'iniziativa, dedicata ogni mese da ottobre a giugno di ogni anno a incontri su autori e opere della libreria Editrice Urso, hanno presentato due nuove autrici nel campo della poesia e della narrativa. Il prof. Nino Muccio, autore del romanzo ''L'Ammiraglio e l'America'', ha presentato ''Un po' di me attraverso il mare'', l'opera prima poetica di Giusi Cancemi, avolese di nascita, ma residente a Marzamemi e attaccata amorevolmente all'altra citta' vicina, Portopalo di Capo Passero, comune piu' a sud d'Italia, dove nel Salone ''Don Bosco'', nello scorso 13 settembre per la manifestazione ''LIBRIPORTOPALODICAPOPASSERO'' lo stesso Muccio e altri artisti, musicisti e poeti si erano occupati della prima presentazione del medesimo libro. Il prof. Salvatore Di Pietro, autore con la Libreria editrice Urso del saggio ''I perche' del nostro dialetto'' e della raccolta di racconti ''Nella valle dell'ozio'', ha presentato ''I colori del silenzio'', i racconti di Natalia Romano, anche lei alla prima opera, autrice di racconti di grande impegno narrativo su temi scottanti della quotidianita' e spesso su condizioni limite di esistenza.E' seguito un interessante dibattito in cui sono intervenuti Benito Marziano, Graziella Schirina', Leonardo Miucci e la giovanissima Erica Coffa di anni 12) che in appena quaranta minuti ha saputo leggere in sala tutti i racconti della Romano e ne ha insolitamente parlato, meravigliando il pubblico per la straordinaria capacita' di lettura e di sintesi. Tutti gli autori intervenuti hanno condiviso l'attenzione alla scrittura altrui, spirito di altruismo che nelle intenzioni dell'editore e' da incrementare e condividere. La manifestazione e' stata inoltre caratterizzata anche dal desiderio di imporsi nel territorio all'attenzione degli spiriti sensibili, nonostante tutte le difficolta' del tempo presente, nonostante la disattenzione della stampa quotidiana locale e il disinteresse verso i temi della cultura senza fronzoli dei cosiddetti addetti ai lavori. In quest'opera di necessaria divulgazione di questo tipo di eventi si sono riconosciuti utili tutti i sistemi di comunicazione, a cominciare dal tradizionale passaparola, ai moderni mezzi di Facebook, Myspace, e-mail, siti internet e quant'altro ancora (sempre nello spirito di liberta' e di indipendenza dai finanziamenti pubblici).Nella corso della serata si e' parlato di altri autori della libreria Editrice Urso, come ad esempio dell'indimenticabile Giuseppe Schirina', della poetessa Carmela Monteleone e, infine, di opere recenti, come ''Memoria aggiunta'' di Giovanni Stella e di altre opere prossime alla pubblicazione, come ad esempio dei volumi di poesie dell'avolese-netino Giovanni Parentignoti e del palermitano Antonino Causi nonche' del romanzo 'Io, vampira' della netina Mia Vinci. Liliana Calabrese, come sempre applauditissima, ha cantato varie canzoni da lei scelte opportunamente e collegate alle poesie e ai racconti oggetto della manifestazione. A fine serata ci si e' dati appuntamento al successivo evento previsto il 29 dicembre prossimo, sempre nello stesso locale avolese avente per tema ''Le ragioni della lettura e della scrittura attraverso gli autori della Libreria Editrice Urso'', con estensione degli interventi e del dibattito agli ospiti che interverranno, in attesa dell'ulteriore appuntamento di ''Libr'Avola'' previsto a gennaio 2010. Francesco Urso (Foto di Liliana Calabrese. Sulla foto in alto a destra si vede la piccola Erica Coffa, figlia della poetessa Giusy Cancemi, che si disenteressa di tutto quello che le accade intorno e legge, presa della lettura del libro di racconti di Natalia Romano). RELAZIONE di Nino Muccio Ascolta |
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La relazione di Nino Muccio alla presentazione del libro del 13 settembre 2009
DALL'ANGOLO DI MONDO
Finalmente, ho trovato il tempo di battere al computer questi appunti, letti in occasione della presentazione dei libro di Giusy Cancemi, domenica 13 settembre a Portopalo di Capo Passero. Appena ho cominciato a ticchettare sulla tastiera del computer, mi sono ricordato di aver chiesto quella sera, all'inizio del mio intervento, alla piccola e sensibile Erika, la figlia di Giusy, se sapesse perché le macchine da scrivere ''ticchettano''. Erika mi ha guardato un po' stordita per l'inaspettata domanda, seduta in prima fila accanto a mia moglie. L'ho tranquillizzata subito. Ho detto che questa domanda è il titolo di un piccolo saggio contenuto in ''Filosofia del Design'' di Vilém Flusser (Bruno Mondadori). Flusser dice che i tasti della macchina da scrivere non scorrono, ticchettano. Somiglia, infatti, questo ticchettio, a un balbettio. Perché? è semplice, aggiunge: la macchina da scrivere ''balbetta'' perché tutto il mondo balbetta. Il mare, in certi casi, è però una parola ambigua: non possiede la calma vitrea del lago e neppure la profondità oscura e insondabile dell'oceano. è una parola, per certi versi, indefinibile; sembra che oscilli incessantemente tra due opposti: tra un liscio lago di semplice superficialità, di calma piatta, di banalissima melma (quando si dice, a volte, ''siamo in un mare di merda!'', anche se inconsciamente, se ne vorrebbero dedurre già i confini) e un abissale, oscuro e perturbante oceano, il cui fondo irraggiungibile richiama alla mente l'Arché, l'Origine terribile e imperscrutabile di tutte le cose. Nino Muccio sembra aver intuito questa sua, come dire, insufficienza simbolica. In quanto il mare, più che rappresentare per lui un punto di equilibrio tra due opposti, si palesa come un punto di confluenza, di mescolamento, di superficie e profondità, di calma e agitazione; insomma, come una melassa amorfa che, a un confronto, si può vedere, ora come un grande lago, ora come un piccolo oceano. è ovvio che qui si sta alludendo al nostro Mare Jonio. Quello che noi nativi guardiamo con animo infantile, stupiti di tanta immensità, e incapaci di immaginare uno spazio più vasto. Potrebbe essere una fortuna, allora, se ci trovassimo ad abitare nel punto di confluenza tra due mari, come titola Nino Muccio la prefazione al libro di Giusy. ''Nel punto di confluenza tra due mari – egli scrive – una bonaccia, di colpo, può trasformarsi in tempesta''. è proprio questa la fortuna. Perché, al di là dei contraccolpi psicologici (delusione, scoramento, sbalordimento, ecc.) per la improvvisa scoperta che un immenso mondo può divenire inaspettatamente ''piccolo'', ci si abitua d'istinto al confronto. Il confronto tra mare e oceano racchiude in sé un altro aspetto della metafora poetica. Se il mare rappresenta il semplice contatto dell'uomo con la natura, l'oceano simboleggia il carattere complesso di questo rapporto nell'epoca moderna, complessità che porta l'individuo fino a sentirsi estraneo alla natura: la poesia, quindi, non è più ''ingenua'', come nell'antica Grecia, ma ''sentimentale'', per usare la giusta espressione di Schiller, cioè evocatrice di una profonda nostalgia per quello stato di natura che si allontana sempre più e che, pertanto, appare agli occhi del poeta più compiuto, quasi perfetto. Fino a divenire un angolo di mondo, come lo vede Giusy: uno spazio prezioso, da preservare; perché è da lì, da quello spazio, esclusivo – come dice lei, ''angolo di mondo rimasto fuori dall'efficienza utilitaristica'' – che le sembra possano ancora parlare i poeti. (...)Una poesia nostalgica, sentimentale, dunque, quella che Giusy ci fa leggere in questo suo primo libro, dal titolo quasi premonitorio, ''Un po' di me attraverso il mare'', perché sembra prevedere il destino delle sue poesie, strette, come in una prigione, tra due scritti brevi ma profondi di Nino Muccio, uno all'inizio, simile a una prefazione, e l'altro alla fine, come postfazione. È come se quel titolo dicesse: un po' di me attraverso Nino Muccio. Ma, non sto facendo nessuna ironia. Questa è la prima opera di Giusy Cancemi, e il fatto che Muccio abbia voluto eccedere, non è solo per omaggiare l'incontro dopo anni con la sua ex allieva, ma credo principalmente perché ha ritenuto che quest'opera costituisse, al di là di certi insicuri caratteri d'esordio, un buon inizio di lavoro poetico, tale da poter consentire anche alcune considerazioni di carattere generale. E, in realtà, il primo scritto non è una vera e propria prefazione. O, meglio, non vuole essere solo una prefazione. Nino Muccio inscena un dialogo – non so se reale o immaginario – con l'autrice. E in questo dialogo quasi accompagna il lettore alle tematiche dei versi, e persino alle stesse poesie della raccolta. E intanto, lascia scivolare, ma con semplicità, qualche punto di riflessione intorno alla consapevolezza del poetare e alla funzione della poesia. Consapevolezza del poetare. Sembra che il poeta debba avere coscienza, quando poeta, di non fare altro che poesie. Rappresentare i propri, o altrui, sentimenti, affermare delle verità? Niente di tutto questo; solo poetare, semplicemente, fare poesie. ''Quindi a partire dal linguaggio?'', si legge alla fine della prefazione. L'arte per l'arte, è il motto della poesia moderna. è, il linguaggio, lo scafandro che s'indossa per sondare l'animo umano. ''Mi sono chiesto, spesso, – scrive Lautréamont ne I canti di Maldoror – che cosa fosse più facile da esplorare: la profondità dell'oceano o la profondità del cuore umano!''. è la stessa considerazione di Baudelaire: ''... uomo nessuno ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi''. Ma il poeta per questo non usa altri strumenti che le parole. Tiene in efficienza il linguaggio. Quello che poi servirà allo psicologo, all'apprendista stregone, come lo chiama Aldo Carotenuto. ORAZIO PARISI
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Perla Stasera, siamo riuniti Versi, che fanno (Dom, 13/09/2009) (P. S. La poesia e' apertura al Sommo Poeta, |
Prefazione di Nino Muccio – Pronto, Giusy?
– Professore,
buongiorno.
– Cosa fai di bello?
– Sto… Sospesa
tra pensieri fatti di carta crespa… (Ragazza che sogna).
– Ti posso chiedere
un favore?
– Dica professore,
parli pure.
– Ti va di fare un
film?
– ...l’anima mia
e' propensa ai canti… (Dolce poetare).
– Quello che ti
chiedo e' di apparire in un film.
– Ma non farebbe
meglio a chiederlo a chi fa questo lavoro?
– Dipende.
– Da cosa?
– Da cio' che si
vuole raccontare, da come lo si vuole raccontare.
– Percio' vanno bene
quelli che fanno questo mestiere.
– Non sempre e' cosi':
molto spesso non basta apparire.
– Bisogna pur sempre
far vedere qualcosa.
– Certo, quella che
sei.
– E cosa sono?
– Una poetessa...soavemente
posata su quello scoglio… (La poesia). L’hai scritto tu?
– Ho steso
l’anima al sole per scaldarla… (Ho steso l’anima).
– Ma ti sei nutrita
di tempo e di spazio, di buio e di luce, di spirito e di materia, di vita e di
morte.
– Mi sento piu' uno
spirito che un corpo… (La voce dell’anima).
– Mi sembra giusto,
dato che t’e' toccato il destino della poesia.
– Professore, me lo
puo' spiegare meglio?
– Sei una poetessa
che scrive nel punto di confluenza tra due mari.
– Ma non saro' la
sola, spero?
– E invece si'. Non
ne conosco altre.
– Non ci credo. In
ogni caso i poeti sono ovunque.
– I poeti sono la'
dove nasce la poesia.
– E dove nasce la
poesia?
– Non sai che la
poesia nasce nel punto di confluenza tra due mari?
– No, questo non
l’ho mai saputo.
– Eppure, da come
scrivi, non sembra
– …guardo la mia
anima come se osservassi la superficie del mare... (Un po’ di me
attraverso…).
– Quando ti ho
conosciuta, e sono passati molti anni, eri una signorina docile e mansueta…
– …ma capace di
trasformarmi, nel giro di pochi attimi, in qualcosa di…
– Nel punto di
confluenza tra due mari, una bonaccia, di colpo, puo' trasformarsi in tempesta.
– Ora che ci penso,
nel punto di confluenza tra due mari tutto si offre con una chiarezza strabica.
– Dove non c’e'
confine tra terra e cielo, gli orizzonti diventano in parte veri e in parte non
veri…
– …una doppiezza che
porta al falso.
– Eppure e' qui che
sangue e pensiero diventano un’unica cosa, cioe' un risvolto dell’umano.
– Non mi sono mai
nutrita d’odio perche' dell’amore mi sono giunte immagini non chiare.
– Ho pensato a te,
cara Giusy, per inventarmi il personaggio di Beatrice Cunsolo.
– Era una ragazza?
– …che sotto le
sferze dello scirocco o del grecale scrutava la doppia linea dell’orizzonte…
– Perche' si e'
inventata questa Beatrice?
– Mi piace
raccontare la vita al femminile.
– Le ragioni degli
uomini non la interessano?
– Rispetto gli
uomini in quanto persone, ma dei loro piagnistei non so che farmene.
– Non ne salva
neanche uno?
– Soltanto i poeti.
– Immagino che siano
i poeti gli eroi del suo film?
– Sei nella
direzione giusta, nella storia che voglio raccontare i poeti contano tanto.
– Ma tempo e spazio
contano anch’essi?
– Solo nella
finitezza subalterna e regressiva del natio borgo selvaggio.
– Da un angolo di
mondo rimasto fuori dai ritmi dell’efficienza utilitaristica possono parlare i
poeti?
– C’e' un orizzonte
dell’impegno che si fa suggestivo e totale quando il respiro critico e'
assoluto.
– Rispetto a questo
presente, la mia sofferenza si spinge fino a livelli di rivolta intellettuale.
– Forse rivolta e'
una parola troppo grossa?
– Ha ragione
professore, rivolta e' una parola troppo grossa.
– Usa il tuo piccolo
mondo come metafora attiva di una complessa misura morale.
– Ma non vorrei
correre il rischio d’essere accusata di intellettualismo.
– No, questo mai, se
lo usi come strumento di interrogazione profonda della realta' contemporanea.
– Nelle strettoie
d’un formalismo culturale e sentimentale l’esistenza e' priva di suoni.
– I fermenti e le
idee che rispondono al bisogno di esercitare l’attivita' intellettuale, quelle
ci sono.
– Posso confermare
che non si tratta di imitazione e di scelta letteraria, ma di pulsioni
profonde.
– Questo e' un
bisogno di infinito come orizzonte aperto di conoscenza.
– …nell’invano
tentativo di racchiudere l’immenso nei versi. (Immenso).
– Costruire
l’infinito non significa procurarsi una consolazione sentimentale.
– Non sono alla
ricerca di un risarcimento tutto privato e ideale, ho poca fantasia per
evadere.
– Lo spazio
operativo dell’infinito come liberazione dal limite della repressione
ambientale…
– …e' uno spazio che
la societa' moderna impedisce e annulla.
– Eppure questo
spazio riesce a proporre una sua verita'.
– Non propone,
semplicemente realizza una verita' che spegne l’innocenza.
– Ma in questo modo
la poesia cosa diventa?
– Quello che gia' e'
diventata.
– Cioe'?
– Una sottocategoria
della razionalita' utilitaristica che divide gli uomini e li rende infelici.
– E le metafore? Le
metafore partorite da un’intelligenza pura non incarnano lo spirito poetico?
– Servono solamente
a scoprire le miserie del mondo reale.
– Anche quando sono
semplici strategie di difesa dalle insidie del cuore?
– …Trovero' il
tutto nel nulla, l’immenso nell’infinito… (Fede).
– Ma a parte la
capacita' di immaginare e di creare illusioni, oggi la poesia quale funzione ha?
– Soprattutto quella
di restaurare lo stato felice e ingenuo della fanciullezza.
– La poesia sapra'
recuperare l’immagine di un’umanita' libera e solidale?
– A partire dagli
elementi piu' semplici e comuni dell’esperienza materiale del mondo.
– Quindi a partire
dal linguaggio?
– A partire da un linguaggio
che sappia evocare le emozioni che ci servono…
– …che ci servono
per riconciliarci col mondo…
– …non piu' dominato
dal senso del peccato, ma armoniosamente offerto all’uomo…
– …per esempio,
dignita' e bellezza della condizione umana?
– Proprio cosi'. Ecco
perche' dico… serviti di me poesia… (Dolce sentire).
– Allora vuol dire
che accetti?
– Sono pronta… a
camminare in questo bizzarro sentiero della vita… (Nostalgia).
Nino Muccio |
Giusy Cancemi, Un po' di me attraverso il mare... (Poesie),
2009, pp. 56 Collana ARABA FENICE n. 34 EAN 978-88-96071-17-5, Euro 9,00
Giusy Cancemi, nata ad Avola nel 1976, vive a Marzamemi, bellissimo borgo marinaro della meravigliosa Sicilia orientale, dopo aver vissuto per dieci anni nella bellissima Portopalo di Capo Passero, che ancora porta nel cuore. Madre e moglie a tempo pieno, scopre di amare la poesia in uno strano modo, quando in una dolorosa parentesi della sua vita perde il nonno, figura quasi paterna, e lo zio paterno. Comincia ad estirpare il dolore, scrivendo, ritrovando un dialogo col suo amato mare, che la tiene a se' sin da bambina; da quel dialogo nelle sere d'estate scopre l'amore per la poesia. Nel marzo del 2009 a Butera si aggiudica il premio ''Fortunato Pasqualino'' della giuria con la poesia ''L'albero della vita'', che verra' poi inserita nell'antologia che ne prende il nome. Nell'aprile 2009 partecipa al concorso letterario 'Il risveglio delle I-dee' a cura di Vera Ambra con la poesia 'Riflesso', dove ancora una volta la sua poesia viene scelta per essere inserita in un antologia d'autori emergenti. Sta lavorando su diversi progetti che presto rendera' noti, responsabile gia' di un noto gruppo di poesia in Facebook che sta riscontrando un gradito successo, conta e spera di divulgare la poesia, perche' la poesia, lei aggiunge, e' l'unica prova dell'esistenza dell'uomo, la poesia aiuta a vivere. |
EVNTI
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