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MAURO GIARRIZZO


Copertinanovità
Mauro Giarrizzo
LA LEGISLAZIONE SCOLASTICA NEL REGNO D’ITALIA
e la situazione nella Provincia di Noto
2011, 8°, pp. 200, 18,00
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ISBN 978-88-96071-32-8

Collana Mneme n. 32

Mauro Giarrizzo nasce in Noto il 12 Febbraio 1967. Laureatosi presso l'Università degli Studi di Messina, in Giurisprudenza (S/22 Specialistica). Frequenta il master di II livello in Diritto di Famiglia e Mediazione Familiare, nella medesima Università. È Conciliatore Specializzato iscritto presso l'ANPAR, Associazione Nazionale per l'Arbitrato & la Conciliazione, ed accreditato al Ministero della Giustizia.
È Mediatore Familiare, iscritto presso l'A.I.Me.F., Associazione Italiana Mediatori familiari.
È iscritto nel registro Speciale dei Praticanti Avvocati presso l'Ordine degli Avvocati di Siracusa. È iscritto nel Registro ei Praticanti Notai del Consiglio Notarile Distrettuale di Siracusa, ed ha concluso la prescritta pratica.
È impiegato dello Stato.

PER IL LIBRO
LA LEGISLAZIONE SCOLASTICA NEL REGNO D'ITALIA
e la situazione nella Provincia di Noto
di Mauro Giarrizzo

Chi deve leggere questo libro?

CopertinaIl presente libro potrebbe apparire una delle tante storie della scuola italiana di solito caratterizzate da un taglio squisitamente pedagogico.
L'Autore, invece, cosciente del fatto che non può esistere una storia della scuola parallela alla Storia con la esse maiuscola, ha voluto caratterizzare il suo lavoro di ricerca basandosi sull'assunto che la scuola italiana è il risultato di una storia lunga e complessa, le cui radici più recenti sono rintracciabili nelle vicende che hanno portato all'unità nazionale e, successivamente, alla visione che la classe politica e i vari legislatori hanno avuto della scuola stessa.
Dove può essere letta, riassunta, la Storia d'Italia se non nella scuola?
È proprio tra i banchi che è andata formandosi la cultura del nostro popolo e sono state forgiate le leve dello sviluppo del nostro Paese. Una Storia, dunque, che fa parte della Storia e che rappresenta il frutto del dibattito sulla scolarizzazione connessa al problema del controllo sociale e del travaglio di lunghe ed estenuanti mediazioni tra chi riteneva che insegnare a leggere e scrivere al popolo era cosa del tutto inutile in quanto lo avrebbe distolto dalla tradizione e chi pensava che l'alfabetizzazione del popolo avrebbe portato soltanto vantaggi sociali ed economici.
StudentiDal presente lavoro emerge un quadro di buone intenzioni legislative – vedi Casati, Coppino, Vittorio Emanuele Orlando e Gentile – che, tuttavia, vanno a scontrarsi con l'attuazione pratica delle stesse. Il passaggio dalle enunciazioni generali alla loro effettiva realizzazione ha sempre presentato notevoli difficoltà di ordine pratico ed economico. La creazione di una scuola allargata a tutti presupponeva l'individuazione e la formazione di una classe docente che mancava, il reperimento di fondi per le strutture e per il pagamento dei salari, la certezza del cosa insegnare e del come insegnarlo, la consapevolezza dell'assenza di qualsivoglia teoria didattica e la coscienza che la scuola potesse formare dei cittadini.
Lo scoglio contro cui rischiava di naufragare ogni intervento legislativo a favore dell'istruzione era rappresentato dalle famiglie che, quasi sempre poverissime, non potevano capire il senso di una emancipazione sociale ed economica dei loro figlioli strappati o, quantomeno, distolti dal lavoro.
L'obbligatorietà era sinonimo di gratuità; ma, nonostante l'assenza di spese, la scuola era intesa come nemica e vessatoria dal popolo a cui era rivolta in quanto, in situazione di drammatica precarietà economica, il venir meno di braccia lavorative non faceva che acuire tale crisi e la faceva diventare oltremodo insopportabile.
CartaIl legislatore ricorse a vari stratagemmi per imporre la frequenza a scuola e la relativa alfabetizzazione, ad esempio l'obbligo di apporre la propria firma da parte di chi richiedeva il porto d'armi.
Tuttavia si ebbe un certo miglioramento della situazione solo quando cominciò a scemare l'autoreferenzialità dell'istituzione scolastica per venire incontro ai bisogni lavorativi delle famiglie e si consentì ai direttori didattici una certa autonomia nella stesura del calendario scolastico.
Si tratta, ovviamente, di piccoli particolari tratti dalla presente ricerca che servono a rendere meglio l'idea dell'impegno del legislatore che, per mezzo di norme e aggiustamenti, tende a gettare le basi di una solida coscienza civile e nazionale e a demolire le posizioni paleoculturali di chi presumeva di mantenere i privilegi di pochi mantenendo l'ignoranza di tanti.
Chi deve leggere questo libro? Ritengo tutti. Non solo chi a scuola ci vive e ci lavora, ma anche chi, molto più semplicemente, ama la Storia italiana e vuole cogliere il fil rouge che lega la storia delle idee e dell'educazione al contesto sociale e politico italiano.
 
                                                                                                           

 

NEL LIBRO DEL NETINO MAURO GIARRIZZO
LE VARIE EVOLUZIONI LEGISLATIVE
NELL'AMBITO DELLA SCUOLA PUBBLICA IN ITALIA

La legislazione scolastica, nel tempo ha sempre avuto due problemi di fondo:

a) a chi affidare l'insegnamento;
b) i fondi per l'istituzionalizzazione della scuola.

            Problemi che hanno creato una seria questione sociale.
La disputa ha portato alla soluzione non univoca, con comportamenti diversi nei vari  Regni, e cioè dal dichiarare l'istruzione per i pubblici uffici un dovere di giustizia [1] , a  dichiararla un pericolo per le donne.

             La scuola, dunque, come grande questione sociale.

            I filosofi del XVIII secolo cercarono le risposte nel “Contratto sociale” di  Rousseau, o nel “l'Esprite des lois” di Montesquieu.

             L'istruzione, però, era un lusso per i cittadini, soprattutto del sud.

La prima riforma organica si ebbe col Casati, nel 1859. Pensata per la Sardegna, fu estesa al neonato Regno Sabaudo. La legge Casati ebbe non pochi avversari in seno al Parlamento. Scrisse il Macchi [2]   Quella legge Casati impone un soverchio e dispendioso catafalco amministrativo a scapito del vero insegnamento; che promette bensì una maggiore libertà, ma non ne accorda abbastanza; che non sufficienti e non bene ordinati sono fra loro li studi elementari e i tecnici; che l'istruzione  femminile non vi è ordinata  in modo conforme ai bisogni delle famiglie;  che il corpo insegnante non è ancora equamente retribuito; che infine vi è completamente obliata l'educazione fisica e l'istradamento militare, che pur sono cose di suprema necessità.

            Prima della legge Casati, c'era una frammentarietà e l'istruzione era in mano ai religiosi, sotto la visione generale dei Vescovi.

            La legge Casati [3] non attecchì per tre motivi:

1)                 La differenza socio-economica dei popoli più ricchi nel nord  che potevano spendere in istruzione; quelli meno fortunati del sud che avevano a stento da campare;

2)                 L'obbligo per i comuni di reperire i locali e le attrezzature idonee per l'allestimento delle scuole inferiori, in una parola reperire fondi per tutto ivi anche per pagare gli insegnanti;

3)                 L'unificazione del sistema tributario che incideva su tutto il popolo specialmente quello del sud.

             Il legislatore del Regno d'Italia, sanzionò la legge Casati, guardando ai sistemi delle legislazioni scolastiche d'Europa. Infatti già  l'Inghilterra, (con i sistemi di Bell e Lancaster) [4] , la Francia, (con il decreto 25 dicembre 1793 e l. 17 novembre 1794) [5] la Germania [6] , specialmente la Prussia, ne avevano uno.

            L'insegnamento italiano si accostò a quello prussiano, apportando mitigazioni per le sanzioni, con il semplice rinvio al codice penale, come recitava l'art. 326 ultimo periodo legge Casati.  Codice penale che però non prevedeva nulla.  

             Altro Passo importante nella legislazione si ebbe con il ministro Coppino. Disse in Parlamento, nella relazione al disegno di legge  sull'obbligo dell'istruzione elementare, presentato alla Camera dei Deputati il 16 Dicembre 1876: …o le scuole contengono in sè una minaccia pel nostro avvenire, e non resta se non sopprimerle; o sono la forza più poderosa per affrettare il  miglioramento civile, e ne viene conseguenza di procacciar loro la maggiore efficacia possibile, non soltanto con l'accrescerne il numero, ma anche col renderle più frequentate.

              Il trapanese Nasi, ministro dell'istruzione, emanò la legge n. 45 (19 febbraio 1903) [7] . In tale legge si istituirono le regole per le commissioni per gli esami a maestro;  la figura del direttore didattico; si disciplinò il numero degli alunni per insegnante massimo 70; il numero di classi (20) nei comuni fino a diecimila abitanti.

Altro grande uomo politico che apportò migliorie alla legislazione scolastica fu Vittorio Emanuele Orlando. Questi, innalzò l'età scolastica fino ai dodici anni. Apportò aumenti stipendiali ai maestri.   Trasferì somme dai bilanci dello Stato a quelli dei comuni per rimpinguare i fondi per gli stipendi dei maestri.

 Altra grande intuizione, in un periodo successivo di diciannove anni, fu l'innalzamento dell'obbligo scolastico fino a quattordici anni, e   l'ingresso delle persone cieche e dei sordomuti, nel mondo scolastico, da parte del ministro Giovanni Gentile, nel Governo di Sua Maestà Vittorio Emanuele III, presieduto da Benito Mussolini.

Le ricerca di questo lavoro, non esaustiva, si limiterà a trattare, per sommarie notizie, la realtà dell'istruzione prima della legge Casati. Analizzerà la situazione esistente nella Provincia di Noto (situazione statistica sulle scuole). Poi si soffermerà sulle leggi sulla scuola dell'obbligo , a partire dai due articoli della legge  Casati, e delle relative dispute [8] . Seguiranno le leggi Coppino [9] , e  Orlando [10] . Si darà uno sguardo alla proposta di legge del Governo Mussolini e alle relazioni della Camera e del Senato sulla legge di delega n. 1601/1922 ed infine, si analizzeranno i decreti (nn. 1054; 2185 e 3126) del ministro Gentile [11] .

La ricerca prenderà in considerazione soprattutto le scuole elementari, importante per il successivo sviluppo evolutivo dell'alunno, come affermò anche l'On. Sperino [12] .


[1] L. VOLPICELLI, T. VALDI, Prospettive €pee della scuola, Milano 1968, pag. 144.
[2] M. MACCHI, op.cit.
[3] G. TALAMO, La scuola dalla legge Casati alla inchiesta del 1861,  Milano 1960; L. MAZZOCCHI, D. RUBINACCI, op. cit., pag. 26: L' art. 326 recita: I padri e coloro che ne fanno le veci hanno l'obbligo di procacciare nel modo che crederanno più conveniente ai loro figli dei due sessi in età di frequentare le scuole pubbliche elementari del grado inferiore, l'istruzione che viene data nelle medesime. Coloro che avendo comodo di adempiere questo obbligo per mezzo delle scuole comunali si asterranno dal mandarvi i figli senza provvedere effettivamente in altra guisa all'istruzione loro, saranno esortati dal rispettivo sindaco ad invitarli a queste scuole e quando senza legittimo motivo persistano nella loro negligenza, saranno puniti a norma delle leggi penali dello Stato». L'art. 327 :« Le disposizioni dell'articolo precedente sono altresì applicabili a tutti coloro che tengono in custodia, impiegano ed hanno comecchessia sotto la loro dipendenza fanciulli che siano in età di frequentare la scuola pubblica ed i cui parenti o tutori non abbiano stanza ordinaria nel Comune.
[4] L. MAZZOCCHI, D. RUBINACCI, op. cit. pag. 20, si afferma che il sistema Lancaster era di indirizzo laico ed il sistema Bell di indirizzo religioso.In G. LINDENKOHL, La scuola in Sicilia (1850-1860), traduzione e introduzione di TINDARO GAETANI, Marina di Patti (ME), pag. 24, si scrive:Ancora più preoccupante mi sembrò il fatto quando,   volendo istruire la scuola evangelica tedesca, nella grande città di Messina,con quasi 100.000 abitanti, non si trovava da comprare per esempio nemmeno una lavagna, nemmeno una matita; per arnesi da disegno soltanto rozzi compassi da falegname: tanto che ho dovuto far venire questi indispensabili sussidi didattici da Malta.
[5] L. MAZZOCCHI, D. RUBINACCI,, op. cit., pag. 26.
[6]   L. MAZZOCCHI, D. RUBINACCI,, op. cit., pag. 8 e ss, si osserva come «Il 6 dicembre 1774, Maria Teresa d'Austria emanava il regolamento scolastico generale che segna una data importante anche per la scuola primaria del nostro Paese, dato che esso non avrebbe mancato di influire in maniera determinante sulla struttura scolastica della Lombardia: in detto regolamento era chiaramente fissato il principio dell'obbligo scolastico, sull'esempio di quanto era stato fatto precedentemente da Federico II di Prussia».
[7] Leggi e decreti del 1903, Vol. I, Pag. 170, (G.U. del Regno 23/02/1903, n. 44).
[8] M. MACCHI, La nuova legge sul pubblico insegnamento, in IL POLITECNICO. REPERTORIO MENSILE DI STUDI APPLICATI ALLA PROSPERITA' E COLTURA SOCIALE, serie II, Milano 1860, pp. 349-377, tratto da LA SCUOLA, DALLA LEGGE CASATI ALL'INCHIESTA DEL 1864.
[9] Leggi e decreti del 1877, Volume LI, Torino 1877, pag. 1832 e ss.
[10] RACCOLTA UFFICIALE DELLE LEGGI DEI DECRETI DEL REGNO D'ITALIA,  Vari Volumi ,  Roma 1904,
[11] LEX,  Torino 1923, vari volumi. La riforma Gentile che fino al secolo scorso era la spina dorsale dell'Istruzione in Italia, previde, con la delega contenuta nell'articolo 1  della legge 03 Dicembre 1922, n. 1601, la riorganizzazione delle Scuole.www.cassazione.it : Legge 3/12/1922, n. 1601, art. 1 : Per riordinare il sistema tributario allo scopo di semplificarlo, di adeguarlo alle necessità del bilancio e di meglio distribuire il carico delle imposte; per ridurre le funzioni dello Stato, riorganizzare i Pubblici Uffici ed Istituti, renderne più agevoli le funzioni e diminuire le spese, il Governo del Re ha, fino al 31 dicembre 1923, facoltà di emanare disposizioni aventi vigore di legge. Il più corposo dei decreti legislativi è il 1054/'23 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 2 giugno, n. 129), e attua le disposizioni della legge delega, cercando di ordinare l'istruzione media, (istruzione intesa quale media inferiore e superiore) e dei convitti nazionali. Decreto che comprende vari titoli, ivi il personale docente e non docente. Nel decreto si regolamentano anche le scuole pareggiate. Il decreto legislativo n. 2185/'23 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 24 ottobre, n. 250) ordina i gradi di scuola e i programmi didattici. ll Regio decreto 3126/'23, impone disposizioni sull'obbligo dell'istruzione.  Consta di trenta articoli e prevede l'educazione dei fanciulli dal sesto al quattordicesimo anno di età in modo obbligatoria.
[12] ATTI DEL PARLAMENTO ITALIANO, Camera dei Deputati, (XIII Legislatura) Sessione del 1876-'77, Discussione, Vol. II dal 29 gennaio al 13 marzo, Roma, 1877, pag. 1811, …vorrei che i maestri sapessero che l'istruzione, che essi danno ai fanciulli, infonde germi nel cervello giovanile, i quali germoglieranno poco a poco e saranno loro di guida per tutta la vita, e produrranno effetti diversi.
Collana MNEMEacquistaMneme, Mnemòsine (… diva del cor maestra e della mente // e del caro pensiero custode e madre. Monti, Musogonia, 25 e segg.), la ricordanza, la memoria in lotta perenne nel nostro tempo, tra il dimenticare copertina
  1. Giovanni Stella, Le Sirene e l’Isola, 1998, 8°, pp. 104, 11,00
  2. Sebastiano Burgaretta, I fatti di Avola, 2008, 8°, pp. 142, 15,00ISBN 978-88-96071-08-3
  3. Antonino Caldarella, Santa Venera, 1983, 8°, pp. 120 – Esaurito
  4. Giuseppe Schirinà, La chiusa di Carlo, 1984, 8°, pp. 288,  8,00
  5. Giuseppe Schirinà, Antinferno, 1989, 8°, pp. 160, 10,00
  6. Sebastiano Burgaretta, L’opera dell’uomo a Cava Grande del Cassibile, 1992, 8°, pp. 240, ill.,  25,00 – ISBN 978-88-96071-31-1
  7. Giovanni Stella, Sicilia terra mia, 1995, 4°, pp. 8 – Esaurito
  8. Giuseppe Schirinà, Nina, 1996, 8°, pp. 154,  11,00
  9. Giovanni Stella, Gesualdo Bufalino vivo, 1996, 8°, pp. 11 – Esaurito
  10. Carmelo Giannone, Bbummi su…nun ti scantàri, 2000, 8°, pp. 128, ill.
  11. Sebastiano Burgaretta, Di Spagna e di Sicilia, 2001, 8°, pp. 208,  14,00
  12. Giovanni Stella, Amici cari, 2000, 8°, pp. 120, ill.  11,00
  13. Sebastiano Martorana, Ricordi di un tempo che fu, 2000, 8º, pp. 120,  10,33
  14. Nello Lupo, Don Lorenzo Milani prete e maestro, 2001, 8º, pp. 208, ill. 14,46
  15. Giovanni Stella, Il rigattiere e l'avventore, 2002, 8°, pp. 192, 13,00
  16. Benito Marziano, Don Agostino Salvìa e altri racconti, 2002, 8°, pp. 112, 10,00
  17. Salvatore Di Pietro, I perché del nostro dialetto. Storia linguistica e sociale della Sicilia, 2006, 8°, pp. 208,18,00
  18. Italico L. Troja, Alessandro Patti. Un esiliato di Weimar che perdette il suo cuore ad Heidelberg, 2007, 8°, pp. 80, € 10,00
  19. Fernando Buscemi, Storia della Rebetika, 2006, 8°, pp. 128, 13,00
  20. AA.VV., Da Versi a Nina. Note di critica letteraria, 2006, 8°, pp. 164, 10,00
  21. Salvatore Di Pietro, Nella valle dell’ozio – Racconti, 2008, 8°, pp. 176, 13,00
  22. Italico L. Troja, La mia “prima etade”, 2010, 8°, 15,00 – ISBN 978-88-96071-23-6
  23. Corrado Zuppardo, Memoriale di un siciliano emigrato a Milano, 2010, 16°, pp. 96, 9,00 – ISBN 978-88-96071-28-1
  24. Giuseppe Conte, La melagrana ossia la disegualità, 2008, 8°, pp. 144, € 13,00 – ISBN 978-88-96071-07-6
  25. Benito Marziano, Juliette cara – Romanzo, 2009, 8°, pp. 160, € 13,00 – ISBN 978-88-96071-10-6
  26. Cetty Stella, Dalla città reale alla città ideale – La città di Avola dopo il terremoto del 1693, 2008, 8°, pp. 48, 8,00
  27. Nino Muccio, L'Ammiraglio e l'America, 2008, 8°, pp. 368, 25,00 – ISBN 978-88-96071-09-0
  28. Italico L. Troja, Dalla "Domus hospitalis" al moderno "Ospedale Giuseppe Di Maria" (Origine e vicenda storica dell'Ospedale di Avola), 2010, 8°, (in corso di stampa)
  29. Fulvio Maiello, Il crepuscolo della nobiltà, 2010, 8°, pp. 128, 13,00 – ISBN 978-88-96071-26-7
  30. Salvatore Salemi, La vita e l'opera di Teocrito Di Giorgio, 2011, 8°, pp. , ISBN 978-88-96071-50-2 (in corso di stampa)
  31. Giovanni Manna, Ombre di felicità, 2011, 8°, pp. 112, 12,00 - ISBN 978-88-96071-42-7
  32. Mauro Giarrizzo, La legislazione scolastica nel Regno d'Italia e la situazione nella provincia di Noto, 2011, 8°, pp. 200, 18,00 – ISBN 978-88-96071-32-8
  33. Autori Vari, Antologia Inchiostro e Anima 2010/2011 – Poesia, Teatro, Cinema in memoria di Antonio Caldarella, 2011, 8°, pp. 152 – ISBN 978-88-96071-02-1 – Esaurito
  34. Giuseppe Aloisi, Memorie di un navigante, 2010, 8°, pp. 152, ill., 13,00 – ISBN 978-88-96071-35-9
  35. Benito Marziano, Randagi – Sei racconti, 2011, 8°, pp. 88, 10,00 – ISBN 978-88-96071-52-6
  36. Giovanni Gangemi, Il papiro di Akhenaton, 2011, 8°, pp. 360, 25,00 - ISBN 978-88-96071-55-7 (in corso di stampa)

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