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L'UNIVERSO FEMMINILE ESPLORATO DA RITA PANTANO

Parole...«Parole allo specchio» è il titolo del breve saggio di Rita Pantano. Il libro, che si occupa dell'universo femminile, si articola in due parti, la prima, presentata come una storia intitolata «Dai silenzio alla voce», la seconda, una sorta di intervista dal titolo «Due scrittrici si raccontano». Il capitolo iniziale si presenta come una disamina sul perché del prolungato silenzio femminile nella scrittura e quatile fonti ispiratrici: i luoghi del privato e della domesticità in cui le donne sono state relegate per tanto tempo. I temi più frequenti sono quelli del «materno» o del «romanzo - ricerca» su figure femminili del passato. L'autrice parla del sé attraverso una figura simbolo che in fondo rappresenta tutte le donne. Ed è proprio «l'aspirazione ad una stanza tutta per sé) che mette in luce quella parte femminile che rivendicai! diritto di parlare, di esprimere le proprie convinzioni, sofferenze, memorie dolenti. Nella seconda parte, la scelta degli incontri-intervista con due moderne scrittrici, una del Nord, Gabriella Imperatori, una del Sud, Marinella Fiume le permette di interpretare il presente e di recuperare la memoria. E mentre Gabriella Imperatori parla della perdita prematura del padre, del suo sentirsi orfana per sempre, del suo vivere i problemi di oggi, lucida, ma non polemica nell'attraversare il suo tempo, la meridionale Marinella Fiume appare come una donna impetuosa, socialmente impegnata che ha studiato le trasformazioni dei ruoli nella famiglia contadina.
GABRIELLA TIRALONGO
LA SICILIA 13.02.2008
Carmen Rita Pantano, Parole allo specchio, 2007, 8°, pp. 80, Euro 10,00acquista

La disputa“La partecipazione è il sale della democrazia”

In un’epoca come la nostra, caratterizzata per la sua fluidità, diventa veramente molto difficile partecipare alla vita politica o, comunque, la partecipazione effettiva, quando non si riduce ad una forma di silenzio assenso che i cittadini inconsapevolmente si ritrovano ad aver espresso, è di fatto inesistente. Ed è questo ciò che emerge, in una prima e ridottissima analisi – il che non è da poco –, dalla lettura del libro-dossier “La disputa le trivellazioni nel Val di Noto”, di Gabriella Tiralongo, edito da “Sampognaro & Pupi” editori associati, (79 pp. € 7,00). Ma non solo. Il libro, costituito da un’introduzione e cinque capitoli, ricostruisce, cronologicamente ed in modo oggettivo, affidandosi alla documentazione amministrativa e giudiziaria che l’ha caratterizzata, la vicenda delle trivellazioni nel Val di Noto, mettendone in luce le ragioni a favore e contrarie. Interessanti appaiono i punti di vista dei due tecnici incaricati dalle parti in causa, il comune di Noto e l’impresa Panther Eureka, circa la fattibilità delle trivellazioni in merito ai rischi di ordine ambientale che si corrono, ed altrettanto interessanti sembrano le perplessità di ordine giuridico palesate da una giurista di “Avvocati senza frontiere” circa le modalità che hanno caratterizzato il procedimento che ha originato poi i decreti di concessione, perplessità che rimandano al modo di partecipare, ovvero di rendere partecipe i cittadini nella gestione della cosa pubblica. Non mancano, poi, nel libro alcune interviste a soggetti politici e non, direttamente interessati alla vicenda: l’esito di queste interviste apre a nuove riflessioni, per alcuni versi inedite, che pongono l’accento sulla sicilianità.
Con questo libro Gabriella Tiralongo, giornalista e collaboratrice del quotidiano “La Sicilia”, inconsapevolmente ha offerto una sorta di “servizio pubblico” in favore della cittadinanza e di quanti intendano informarsi sulla vicenda del Val di Noto, limitandosi, appunto, ad informare senza fornire risposte e meno che meno valutazioni di merito, ma fornendo tuttavia gli strumenti al lettore-cittadino per partecipare, dunque per decidere da che parte stare. L’essenza di questo dossier, come giustamente è stato definito nella prima di copertina, sta proprio nel suo essere oggettivo, e allora non ci resta che leggerlo.

Leonardo Miucci
Gabriella Tiralongo, La disputa - Le trivellazioni nel Val di Noto, 2007, 8°, pp. 80, Euro 7,00 acquista

copertina RomanoNatalia RomanoEcco «I colori del silenzio»
Fatti imprevedibili e inaspettati nei racconti di Natalia Romano


«I colori del silenzio» è il titolo della recente pubblicazione di Natalia Romano, medico di professione, scrittrice per caso, o forse, per «fatti imprevedibili e inaspettati che sconvolgono totalmente l'esistenza», confessa al lettore nel risvolto di copertina. Edito dalla Libreria Editrice Urso, il libro comprende otto racconti, preceduti da una toccante lettera inviata all'amica Carmela scomparsa prematuramente, nati dalla spontaneità del sentire i terribili fatti di cronaca. Come dice la stessa autrice, sono racconti inventati, ad eccezione del primo, «Carta», esperienza vissuta, sebbene i contorni siano stati volutamente sfumati dalla fantasia, racconto che nel 2006 ha vinto il premio speciale per la narrativa «Giuseppe Schirinà». Il silenzio è il filo conduttore dei racconti che forse hanno un risvolto pedagogico, nonostante l'autrice, con fare schivo, affermi che una simile idea non l'abbia neanche sfiorata. Per lei si è trattato di un'avventura, perché «scrivere è un modo per lasciare un po' di noi dopo di noi». Eppure al di là del racconto, dallo stile fluido, limpido, traspare la voglia di soffermarsi a riflettere sull'importanza della vita, quella vita che sebbene negata, viene custodita, ad esempio, in una notte di pioggia, da un cane, che va vissuta anche se ci sono le nuvole, quelle stesse che offuscavano il cielo dell'amica Carmela e che ciò nonostante lasciavano intravedere un cielo azzurro.
GABRIELLA TIRALONGO
LA SICILIA 29.03.2008
Natalia Romano, I colori del silenzio - Racconti, 2008, 8°, pp. 88, Euro 10,00, Collana Opera Prima n. 13 acquista

Libr'Avola«I perché del nostro dialetto» e «Nella valle dell'ozio» di Salvatore Di Pietro, «Ad una Venere appena sconosciuta» di Emanuele Savasta, sono stati i tre libri presentati nei giorni scorsi presso la sala consiliare del Palazzo di città nell'ambito degli appuntamenti mensili organizzati dalla Libreria Editrice Urso. Due autori, due profili completamente diversi, accomunati dalla passione dello scrivere che si è tradotta in tre progetti editoriali promossi dalla locale casa editrice tesa in uno sforzo di scoperta della intellighenzia di una realtà spesso trascurata, talvolta avamposto della cultura mediterranea. E se «I perché del nostro dialetto» risponde al desiderio di Salvatore Di Pietro di fissare, prima che scompaia del tutto, una lingua, il siciliano, che ha subito numerose mutazioni fonetiche determinate proprio dalle varie contaminazioni anche socio economiche, «Nella valle dell'ozio», una raccolta di racconti brevi, risponde quasi ad una terapia autoimposta che consente all'autore di ritrovare in questo spazio quasi metafisico,pubblico la valle dell'ozio per l'appunto, la dimensione del sé. Diversa è la valenza del libro di Emanuele Savasta, una silloge di poesie arricchita da una serie di fotografie che illustrano le immagini suggerite dai versi, il cui titolo, che racchiude il significato dell'opera, è volutamente ambiguo. Si tratta di liriche dedicate alle donne che hanno come comune denominatore l'amore in tutte le sue più ampie sfaccettature. Nasce- come ha confessato lo stesso giovane autore- dal mio sogno di vivere per le donne e con le donne». Il prossimo appuntamento, che ha l'obiettivo di promuovere non solo l'opera, ma anche l'uomo nello sforzo, come dice lo stesso Urso «di superare l'accerchiamento dall'isolamento culturale», è previsto per il 23 febbraio con Corrado Bono e Benito Marziano.
GABRIELLA TIRALONGO
in La Sicilia di venerdì 1 febbraio 2008

 


Antonio CaldarellaLibr'AvolaRIFLETTORI SUL VALORE DELLA POESIA
MANIFESTAZIONE “PRIM’AVOLA” 
AL MUNICIPIO DI AVOLA IL PRIMO DI UNA SERIE DI INCONTRI CON AUTORI LOCALI

Si inaugura oggi, presso la sala consiliare del Palazzo di Città, alle 17,30, il primo di una lunga serie di incontri dedicati alle opere e agli autori locali che hanno condiviso le attività culturali che ruotano attorno alla libreria Editrice Urso. A dare il via a questa nuova esperienza, un po' diversa dai soliti schemi e libera da condizionamenti, che ha come obiettivo fare emergere la memoria storica di una città e le intelligenze locali, sarà Antonio Caldarella, poeta, attore, regista di cui verranno presentate due raccolte di poesie, la più recente "Detto fra noi", la cui veste grafica è arricchita dei bozzetti sempre dello stesso autore, e "La luna sfogliata dal vento", pubblicata nel 1991. Dopo un lungo silenzio Antonio Caldarella riprende a scrivere, partendo proprio dal suo vissuto, spesso doloroso. E in questo percorso, quasi catartico, Antonio ritrova se stesso e il piacere di rapportarsi con gli altri. Il lettore diventa colui che ascolta il suo intimo sentire, le sue angosce, ma anche il riscoperto piacere della vita e dell'amore, nonostante "In tanti se ne sono andati, alcuni in silenzio, altri gridando...". E' stata la nipote ad averlo stimolato a riprendere a scrivere, il gusto e il piacere provato dalla bambina nell'odorare divertita il profumo della carta fresca di stampa lo ha indotto a riflettere sul valore del libro. "Ho deciso - (è questo vero cambiamento fra la prima raccolta e l'ultima) - di non rapportarmi più sull'esercizio poetico stilistico, ma solamente sulla vita quotidiana, ho voluto affrontare i grandi temi attraverso il vissuto, sperimentando
formule letterarie adatte all'emozione condivisa". "In un momento in cui il libro sembra essere sempre più estromesso dalla vita di ciascuno, è interessante scoprire cos'è che rende privilegiato questo rapporto tra la lettura e la scrittura e viceversa, si deve leggere e scrivere, e solo scrivendo si può leggere meglio", commenta l'editore Francesco tirso. "Riprendere a scrivere un libro, nel senso di oggetto, in una empatia con il libraio indipendente, è stato stimolante, aggiunge Antonio Caldarella -. Cacciare fuori il dolore è stata un po' come l'altra parte della cura, quella dell'anima. E' stato importante ricominciare a condividere con gli altri i propri sentimenti, cosa che la malattia, soprattutto nella prima fase, aveva negato".
Gabriella Tiralongo

in "LA SICILIA" 22 dicembre 2007

Conoscere il poeta significa conoscere le parole del poeta
così si è espresso Libero D'Agata, parlando di Antonio Caldarella



libravolaPRESENTATO IL 22 DICEMBRE 2007 PER LIBR’AVOLA
L’ULTIMO VOLUME DI POESIA DI ANTONIO CALDARELLA

“Detto fra noi” la recente raccolta di poesie di Antonio Caldarella, dedicata “di cuore, o meglio di polmone, al professore Umberto Veronesi” e agli altri della sua équipe per averlo “riportato sull’isola… che c’è” ha convinto e commosso  il pubblico intervenuto numeroso alla presentazione avvenuta sabato scorso presso la sala consiliare del Palazzo di Città. “La condivisione dello scrivere - ha commentato l’editore Francesco Urso che ne ha curato la pubblicazione - fa sentire meno difficile il cammino di quanti decidono di consegnare alla poesia le emozioni dell’anima. Questa esperienza ci fa sentire meno soli in una città dove spesso si ha successo senza cultura”. “Conoscere il poeta, significa conoscere le parole del poeta - ha esordito l’ingegnere Libero D’Agata nella insolita veste di relatore-non relatore dell’incontro. Il mare, l’acqua in movimento, la spiaggia, le dune, il vento sono gli elementi della poesia di Antonio che danno il senso della realtà in movimento, così come il buio, la notte, l’ombra, vissuti non in modo pauroso, danno l’idea che il buio non è mai totale, ma interrotto dalla luce. Ed ancora la presenza tattile, le dita, gli odori che si sprigionano potenti testimoniano una realtà, quella di Antonio, in continuo movimento, spesso improvvisamente diversa dalla premessa”. Tema dominante nelle domande e negli interventi del pubblico: chi è il poeta? cos’è la poesia? a cui Antonio Caldarella ha risposto con estrema sincerità e semplicità: “Presumo che il poeta sia una parte della persona, è un tramite, è quella parte di me che si esprime e che cerca di ribaltare il tempo”. Fra il pubblico anche il sindaco Antonino Barbagallo che ha voluto salutare l’amico di gioventù e compagno di studi: “Sono con voi col cuore al di fuori della politica, perché questa è una serata che parla della nostra città”.
Antonio Caldarella, poeta, drammaturgo, attore e regista, ha conseguito la laurea in Scienze Politiche all’Istituto Orientale di Napoli. Lavora in teatro, cinema e televisione dal 1977.
Con la Libreria editrice Urso ha pubblicato nel 1991 “La luna sfogliata dal vento” (1991) accreditata dalla prefazione di Jean-Paul Manganaro, noto traduttore e critico letterario, professore all’Università di Lille, già professore alla Sorbona di Parigi città dove vive.
Gabriella Tiralongo
In LA SICILIA del 28-12-2007

La disputaGabriella Tiralongo, La disputa - Le trivellazioni nel Val di Noto, 2007, 8°, pp. 80, Euro 7,00 acquista

Un dossier di estrema attualità sull'argomento che più ha impegnato le popolazioni della Sicilia sud-orientale.

Gabriella Tiralongo è nata e vive ad Avola da circa dodici anni, dopo una parentesi piemontese durata quattordici anni, sposata, madre di tre figli. Si è laureata in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Pavia. E' avvocato e dal novembre 2002 è vice Procuratore Onorario presso la Procura della Repubblica di Siracusa. La scoperta della sua passione per il giornalismo avviene per caso nel giugno del 2003 quando le viene offerta la possibilità di intraprendere una collaborazione con d quotidiano La Sicilia. Da quel momento l'entusiasmo che ha avuto da sempre per lo scrivere si traduce in qualche cosa di concreto, guidata in questo percorso di crescita dai colleghi della redazione di Siracusa. Questo dossier è la prima pubblicazione.

opinionisti

Ciccio UrsoI consigli del libraio, ma non un libraio qualunque, quello di Avola, finiscono, niente poco di meno che su “Almanacco dei Libri” l’inserto culturale della Repubblica. E’ accaduto ieri sul numero 22 di sabato 10 giungo e, neanche a dirlo, ma lo si accenna solo per chi ancora non lo avesse capito, il libraio per antonomasia è Francesco Urso che, da quello osservatorio privilegiato che è la sua libreria, una specie di antro di Mago Merlino, ha contribuito e continua a contribuire a posizionare i tasselli della storia di Avola. E’ lui che propone, all’attenta Gianna Sullo, una sorta di classifica dei libri che meritano di essere letti. I suoi consigli vengono ricevuti dalla giovane giornalista con una specie di venerazione incondizionata. Lei, che ha la stessa età della libreria editrice “Francesco e Liliana Urso”, entrambe nate, strana coincidenza, nel dicembre del 1975, ha saputo di questo librario per un tristemente noto evento storico, il 2 dicembre 1968. Ed è proprio con questa vicenda che viene inaugurata la casa editrice, perché è con la pubblicazione de “I fatti di Avola” di Sebastiano Burgaretta, il best seller della libreria, che inizia un’avventura costellata spesso di bocconi amari e di momenti di emarginazione. A dispetto di tutti, però, non si tira indietro di fronte alle battaglie, soprattutto se sono fatte in nome della cultura, non quella dell’apparire, ma della promozione culturale dell’individuo. Nella classifica dei libri Urso mette al primo posto “L’ombra del vento”di Ruiz Zafon, poi “Il deserto dei Tartari” di Buzzati, al terzo “Itaca e oltre” di Magris, “Un indovino mi disse” di Terzani, “Le Siciliane-Quindici storie vere” di Pilati, “Nero su Nero” di Sciascia, “Poesie” di Kavafis, “Peregrinos-33 giorni a piedi lungo il cammino di Santiago” di Ardito, “I fatti di Avola” e al decimo posto “Conversazioni in Sicilia” di Vittorini.
Gabriella Tiralongo (nel quotidiano LA SICILIA di domenica 10 giugno 2006)

31 maggio 2006“L’instabilità” in tutte le sue sfaccettature, da quella filosofica, a quella esistenziale, poetica, economica, questo l’argomento del consueto appuntamento mensile dell’associazione culturale “Avola in laboratorio”.  Niente di più azzeccato per un’associazione che non ha una natura giuridica ben definita, nata per raggiungere uno scopo nobile, far parlare i cittadini. Partendo dalla considerazione che difficilmente il cittadino viene ascoltato e là dove trova spazio niente si presenta più precario, Orazio Parisi ha offerto interessanti spunti di riflessione, approdando anche all’aspetto filosofico e all’incapacità della filosofia accademica di aprirsi al senso comune. E se il futuro, secondo Parisi, fa vivere il presente nella incertezza, per lui è meglio schierarsi per la stabilità che permette di contrastare l’instabilità esistenziale determinata da modernità liquida che prende le forme del contenitore. Ciccio Urso, chi meglio di lui, libraio conoscitore dell’instabilità dell’animo umano, ha incentrato il suo intervento sulla necessità di mantenere alto il dibattito, unico in grado di contrapporsi all’instabilità più totale della comunicazione. Il poeta Benito Marziano, si è schierato dalla parte dell’instabilità grazie alla quale l’uomo ha avuto l’ardire di osare strade nuove, diversamente si sarebbe fermato di fronte al 31 maggio 2006primo dogma. E mentre Enzo Amato ha affermato che l’instabilità è vita, il poeta Corrado Bono ha letto agli amici presenti una estemporanea a tema. Paolo Pantano ha affrontato il problema da un punto di vista strettamente economico, analizzando come la politica dello sfruttamento sconsiderato delle risorse della terra non faccia altro che creare instabilità nel mondo intero. Alla fine della serata, come al solito intramezzata dalle piacevoli note della chitarra di Liliana Calabrese, Ciccio Urso ha fatto circolare, fra il serio e il faceto, una sorta di questionario per sondare l’orientamento dei presenti. Ha avuto la meglio lo schieramento degli “instabili”, diciannove, contro gli “stabili”, appena otto. Da non trascurare, invece, quelli che si sono posti a metà strada fra la stabilità e l’instabilità, sette, magari, chi lo sa, più equilibrati, mentre decisamente provocatoria l’espressione di crede che si tratti di un falso approccio al problema.

Gabriella Tiralongo
Nel quotidiano LA SICILIA di  domenica 4 giugno 2006

copertina Rossitto“Vita nei campi incolti e inariditi”, ...disponibile per il pubblico, edito dalla libreria editrice Urso, è la raccolta di poesie che segna l’esordio di Giuseppina Rossitto. Avolese, da tempo residente a Bologna, dove si è trasferita dopo la laurea in Scienze Politiche, Giuseppina Rossitto si dedica alla poesia quasi per gioco, senza averne consapevolezza, in un periodo in cui avverte forte l’esigenza del cambiamento. Il suo è un fermento interiore che muove verso risposte che possano dare una svolta alla sua vita, risposte che trova proprio nella poesia utilizzata per rimaneggiare le immagini estemporanee che la quotidianità le offre. Gli squarci si elevano grazie al lirismo e diventano pian piano un processo di consapevolezza che le schiude la via e le permette di guardare avanti. Il suo è un viaggio interiore che a volte è fuga da una realtà dura e triste, a volte ritorno, a volte recupero, più spesso ricerca di rinnovamento, “Voglia di sgomberare cantine e solai/ e riscoprirsi artista che la materia muta in anima”. Il legame con la sua terra è fortissimo, della Sicilia sente i contrasti e le contraddizioni che supera a Bologna, città che riesce a darle un profondo senso di equilibrio, ma “Nel cammino imparai a legare le due terre/e non ne persi né rimpiansi alcuna./ Capii nel tempo che esse erano madre e padre,/ nascita e vita, entrambe da amare.”. Della Sicilia apprezza la sfida, che talvolta si traduce in illegalità, spesso indice di energia vitale quella stessa che riscopre nel paesaggio che osserva attentamente dal finestrino del treno. La strutturazione della raccolta in tre sezioni corrisponde un po’ al percorso interiore dell’autrice che ha cercato in questo modo di organizzare una consapevolezza che si tramuta in un documento poetico che raggiunge toni molto elevati nell’ultima parte, “Squarci di immagini introspettive”. “Primavera nei campi incolti e inariditi” meglio di ogni altra, è la lirica che traduce questo desiderio di venire fuori dalla propria lacerazione anche se ancora l’energia vitale non si è tradotta in azione concreta. In “Muri a secco” una delle ultime poesie, si percepisce il cambiamento, la vita che continua, anche se il desiderio si traduce nel guardare non i campi verdi e rigogliosi, “ma all’immenso mare e alla mia piccola casa”. Il mare come una metafora, entità che mette in contatto, come elemento di comunicazione. I tempi dell’isolamento sono finiti e anche se l’autrice si ripara dietro ai muri a secco, ultimo baluardo di difesa dalle intemperie della vita, già “respiro a occhi chiusi/ e sento i profumi che/ riconosco, uno ad uno./ Ascolto il vento e sento un nuovo tempo”.
Gabriella Tiralongo
in "LA SICILIA", venerdì 26 maggio 2006

Rebetika“Storia della Rebetika”, è la novità libraria in assoluto, la prima ad occuparsi in Italia di questo genere musicale greco, scarsamente diffuso perché si tratta di una musica difficile, ancorata ad una vicenda storica particolare, da assaporare poco alla volta. Edita dalla libreria editrice Urso, segna l’esordio di Fernando Buscemi, medico, nato a Noto, appassionato di lingue straniere, affascinato sin dagli anni del liceo dalla civiltà greca antica, di cui ha sempre approfondito la conoscenza. Ed è stato proprio l’amore per la Grecia e la classicità che lo ha indotto a scandagliare la rebetika, nata in Grecia dopo il 1922, anno della sconfitta dell’esercito greco che aveva invaso la Turchia, e dopo il trattato di Losanna del 1923. “Si tratta di una musica particolare che deriva dalla fusione di quella turca, colta e raffinata, con quella più povera dei sobborghi e della malavita dei porti della Grecia. Da questa unione viene fuori la musica odierna, prima rebetika, appunto, poi quella laica, popolare di oggi- spiega Fernando Buscemi, che nel suo libro è riuscito a far rivivere altre atmosfere, evidenziando il nucleo di una musica che canta il destino di chi, passato improvvisamente da una condizione di grande prosperità si trova catapultato in un mondo di estrema miseria ed emarginazione. “La musica dei Turchi è quella di gente molto facoltosa, in particolare dei commercianti della cittadina di Smirne, l’attuale Izmir, dove arrivavano musicanti da tutto il Mediterraneo. Durante la seconda guerra mondiale erano state promesse alla Grecia tutte quelle regioni che in un modo o nell’altro erano state inglobate nella cultura greca, in particolare Smirne, dove vivevano circa 500 mila Greci. La guerra fu persa dalla Germania per cui bisognava impossessarsi di quelle terre, ma l’esercito turco era molto più forte. I Greci, arrivati fino alle porte di Ankara, vennero respinti a Smirne. L’esercito sconfitto iniziò la ritirata e con lui circa 200 mila Greci che si riversarono nei sobborghi delle grandi città. Nel 1923 le grandi potenze decisero di fare uno scambio fra i 400 mila Turchi che vivevano in Grecia con un milione e 400 mila Greci che venero cacciati dalla Turchia, determinando la catastrofe. E’ dalla disperazione di questi due popoli che nasce la rebetika”. Questo genere musicale, si sviluppa, quindi nei tekedes, ritrovi musicali dei bassifondi delle città greche dove si fumava hashish e si bevevano alcolici, nei Café-Aman, raffinati caffé musicali di origine mediorientale. Alle canzoni dei fuorilegge che parlavano di droga, di sesso e di ogni genere di crimine, si affiancavano quelle dei rifugiati che, invece, parlavano di amore sensuale. Con la censura del generale Metaxas, la rebetika venne proibita in ogni sua forma, per cui per molti anni queste canzoni, così come gli stessi strumenti dei rebeti, vennero banditi e fu impossibile registrare qualsiasi canzone che avesse attinenza con temi quali la droga o la prigione. La rebetika continuò a vivere segretamente, perdendo un po’ della sua naturalezza fino a quando, dopo la seconda guerra mondiale si trasformò lentamente nella così detta canzone popolare. La sua riscoperta e riaffermazione si è avuta solo alla fine degli anni ’80 con Yorgos Dalaras, famoso in tutto il mondo, ma poco in Italia.
Gabriella Tiralongo (LA SICILIA 11 aprile 2006)

Fernando Buscemi, Storia della Rebetika, 2006, 8°, pp. 128, Euro 13,00 al n. 19 della Collana Mneme della nostra Libreria Editrice Urso
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GrazianaCopertinaQuando la poesia è questione di... «Momenti»
dal quotidiano LA SICILIA del 9 ottobre 2005

«Momenti di poesia» è il titolo di una breve raccolta di poesie, che segna l'esordio di una giovanissima, Graziana Scaffidi, di appena dieci anni, alunna della scuola elementare Largo Sicilia. Il libro, compreso nella nuova collana intitolata «Opera prima-Poesie Ragazzi» della editrice Urso, rappresenta una novità in assoluto perché mai un editore ha fatto scelta migliore che far pubblicare una raccolta di poesie scritte da una bambina.
Il progetto ha caratteristiche inusuali da ogni punto di vista, la presentazione, infatti, è stata affidata a Martino Miucci, anche lui scolaro di quinta classe elementare così come la copertina sulla quale è riportato un disegno a pastelli della stessa Graziana.
La piccola autrice sa esprimere con la sensibilità e l'innocenza di una bambina, non senza quella severità e logica ferrea tipica dell'età, temi importanti, spesso ingombranti come la guerra e la pace. I sentimenti d'amore che la ispirano riesce ad esternarli «con semplicità e convinzione» come afferma Martino Miucci il quale ha colto nel libro di Graziana un filone particolare che lo caratterizza rispetto agli altri, «un pensiero particolare dedicato alla donna, alla mamma e al papà». Graziana ha partecipato a numerosi concorsi letterari per ragazzi ottenendo diversi riconoscimenti. Il progetto promosso dall'editore Urso, che ormai si distingue nell'ambito della piccola editoria in considerazione non solo del numero delle pubblicazioni annue, ma anche della qualità delle opere da lui curate e date alla stampa, rappresenta una scelta coraggiosa.
La sua è una svolta importante dettata da quella sensibilità verso i ragazzi che sempre ha contraddistinto il suo lavoro. E' stato lui ad ideare una pagina, all'interno del suo sito web, interamente dedicata ai giovani scrittori.
TiralongoGabriella Tiralongo
Graziana Scaffidi, Momenti di poesia, 2005, pp. 48, Euro 7,00, (Libreria Editrice Urso - Collana Opera prima - poesia ragazzi n. 8)
IN LIBRERIA dal 31 ottobre 2005

La storia in un volume
Nel racconto di un medico l'incontro di turchi e greci sulle note della «rebetika»

«Storia della Rebetika» è il volume di prossima diffusione, edito dalla editrice Urso, per la collana Mneme, che segna l'esordio di Fernando Buscemi. L'amore per la Grecia lo ha indotto a conoscere e amare la rebetika, un genere musicale nato in Grecia dopo il 1922.
«Si tratta di una musica che nasce dalla fusione di quella turca, colta e raffinata, con quella più povera dei sobborghi e della malavita dei porti della Grecia» spiega Buscemi, che non è né un musicista né uno storico della musica, ma un medico. «La musica turca è quella dei commercianti di Smirne, attuale Izmir, dove arrivavano musicanti da tutto il Mediterraneo. Durante la prima guerra mondiale erano state promesse alla Grecia tutte le regioni di cultura greca, in particolare Smirne, dove vivevano circa 500 mila greci. La guerra fu persa dalla Germania, i Greci, arrivati fino alle porte di Ankara, vennero respinti a Smirne. L'esercito sconfitto iniziò la ritirata e con lui circa 200 mila Greci che si riversarono nei sobborghi delle grandi città. Nel 1923 le grandi potenze decisero di fare uno scambio fra i 400 mila Turchi che vivevano in Grecia con un milione e 400 mila greci che vennero cacciati dalla Turchia. E' dalla disperazione di questi due popoli che nasce la rebetika».
Gabriella Tiralongo
dal quotidiano LA SICILIA 11 aprile 2005

vento Il «Vento» che spira dal liceo
porta alla scoperta della verità

Una raccolta di poesie per il debutto di Antonio Rametta

«Vento» è il titolo di una breve raccolta di poesie, che segna l'esordio letterario del giovanissimo avolese Antonio Rametta.
Il libro inserito nella collana «Opera prima» dedicata ai novelli poeti, è edito dalla libreria editrice Urso.
Antonio Rametta, studente liceale del "Corbino" di Siracusa, poeta di appena sedici anni, è al suo "debutto", ma nonostante l'età, dalle sue riflessioni emerge una sensibilità che avvolge e conduce per mano lungo il percorso di vita per lui appena iniziato.
La raccolta permette di comprendere le tensioni emotive di un ragazzo di fronte ai dubbi e i dilemmi dell'uomo e dell'umanità intera. Ed è al vento che si rivolge affinché canti le sue dolci lodi e diffonda la sua disperazione per una guerra ingiusta.
Si sente solo nell'affrontare la vita che paragona ad una partita a scacchi «dagli infiniti pedoni, chiamati uomini, chiamati figli …» da giocarsi con la morte, ombra oscura che offusca i suoi pensieri, angoscia ricorrente, com'è giusto che sia alla sua età, che riesce ad esorcizzare con l'ausilio dell'amore. Si lascia accarezzare dai ricordi dell'infanzia, con i quali si trastulla per allontanare la paura di affrontare la vita. La solitudine è un tema ricorrente, che lo accomuna al vento che soffia incessante e che gli rammenta «l'agonizzante verità».
Per alcuni istanti ricorre al sogno consolatore rifugiandosi in un mondo diverso, perché solo così riesce ad affrontare l'ansia dell'ignoto. Rametta raggiunge in alcune poesie un lirismo che, sebbene ancora acerbo, riesce a toccare toni alti, trasmettendo al lettore la sua sofferenza interiore, la non accettazione per «un universo artificiale».
Il suo non è uno strazio reale, di un uomo fatto, ma un dolore ideale, non ancora vissuto.
Questo fresco quaderno di appunti, che si contraddistingue per uno stile originale, quasi anarchico, che rifugge da ogni capestro stilistico, qualche volta anche azzardato, merita di essere letto attentamente perché offre l'opportunità di interrogarsi e di fare un personale bilancio di vita.
Gabriella Tiralongo
da La SICILIA 3/3/2005


Antonio Rametta, Vento, dicembre 2004 Collana Opera prima n. 4 Euro 7,00 acquista

Carlos ritrova antiche radici e nuovi amici
CarlosCarlos Artale, partito da Buenos Aires alla ricerca delle proprie radici circa un anno e mezzo fa, trovando l'origine della propria stirpe in quella via del Collegio, ora via San Francesco d'Assisi, dove abitava il nonno di cui conserva un ricordo nitido, è ad Avola con la moglie e i suoi tre figli.
A Melisa e a Celeste, rispettivamente di ventuno e diciannove anni, ma soprattutto al piccolo Mauricio, di appena nove, tenta di far comprendere l'immensa emozione che ha provato quando, grazie all'aiuto di Francesco Urso, titolare della omonima libreria del corso, e al professore Sebastiano Burgaretta, è riuscito a percorrere a ritroso la storia della sua famiglia.
«Sviluppare tutta la linea per arrivare ai miei antenati è stato un sogno che si è avverato in un periodo particolare della mia vita, quando ormai avevo maturato l'idea di andare via dall'Argentina per ricongiungermi con la mia terra» spiega Carlos sforzandosi di trovare le parole adatte ad esprimere l'emozione che provò quando, in seguito all'appello lanciato via internet e raccolto da Sebastiano Basile, ideatore del sito Avolesi.it, ricevette, sempre via e-mail, un certificato storico della propria famiglia.
Francesco Urso, ricordandosi che la via del Collegio, come testimoniano gli scritti dell'epoca, era quella che costeggiava il Sodaro, istituto dove veniva impartita l'educazione alle fanciulle, grazie ai suggerimenti dello studioso Sebastiano Burgaretta, che rammentava un episodio particolare connesso ad una partenza, alla volta dell'Argentina, di un ramo della famiglia Artale, riesce, con l'ausilio dell'ufficiale dell'anagrafe, a ricostruire l'albero genealogico. Una foto che ha messo fine ad anni di ricerche, decenni di interrogativi.
«Ero in Spagna - racconta Carlos - quando ricevetti quel documento. Non riuscivo a leggerlo tutto per l'emozione, chiesi a mia moglie di verificarne la traduzione» rievoca Carlos.
«L'unica vera conferma, però, arriva qualche tempo dopo da Pino Artale, che abita in Friuli, a cui si rivolge Francesco Urso, messo sulle sue tracce da Sebastiano Burgaretta. «Rivedo la foto del nonno e la nonna che li ritraeva con gli abiti della festa, in una delle classiche pose d'epoca. Era stata spedita ai parenti in Sicilia e per mia fortuna la sorella di Giuseppe la conservava ancora. Questo era l'unico documento che avevamo in comune e che ci ha permesso di unire tutti gli anelli della catena».
Carlos Artale è ad Avola in vacanza, attualmente vive a Gemona del Friuli. Non ha dimenticato chi è riuscito a dare un senso alla sua ricerca ed è per questo che ha voluto riabbracciare chi ha fatto qualcosa di semplice, ma al tempo stesso grandioso. «Le radici, ci riportano all'albero e l'albero è la vita» ripete con disinvoltura il piccolo Mauricio mentre trova fra i ripiani stracolmi il libro che voleva. «Devi venire ad Avola per un libro, a Gemona non ci sono librerie?» scherza Urso.
Gabriella Tiralongo

Dal quotidiano LA SICILIA dell'11-09-2003
Solidarietà attraverso i libri Singolare iniziativa per ricordare la tragedia dell'11 settembrenota bene, in ricordo...
Due anni fa gli occhi sbigottiti del mondo erano incollati davanti al televisore a guardare le immagini dell'attentato alle Torri Gemelle di New York.
Alcuni spiriti liberi e sensibili, memori di quel triste giorno per le pagine della storia dell'uomo, hanno fatto "viaggiare" via internet una proposta: trasformare questo anniversario funebre in un atto creativo e generoso. I promotori dell'iniziativa, vogliono organizzare una mobilitazione generale per commettere un attentato poetico: "Liberate un libro! Perché un libro è simbolo di libertà, di condivisione e di tolleranza, la mattina dell'11 settembre 2003 uscite con un libro per voi importante, un libro che abbia cambiato il vostro punto di vista sul mondo, scriveteci una dedica con una parola, un indirizzo o un disegno e liberatelo! Per strada o su una panchina, alla fermata dell'autobus o in un bar a disposizione del lettore sconosciuto.
Un po' d'appertutto nel mondo molti anonimi, ma anche artisti, scrittori, poeti, editori di ogni convinzione e confessione, libereranno dei libri per loro importanti lungo la strada, oggi 11 settembre 2003 a partire dalle ore 14,46 e li lasceranno un po' ovunque nella città".
L'idea è stata intercettata dal sito www.libreriaeditriceurso.com, di Avola che ha cercato di coinvolgere più gente possibile ed ha provveduto a fare circolare l'informazione.
E un modo per ricordare, senza solennità alcuna, quelle morti inutili, di persone come noi, alle quali se ne sono aggiunte, strada facendo, altre, andando così ad infittire "certe" pagine di storia.
Aderire a questa iniziativa, significa dare voce ai volti di quei corpi che non sono stati più ritrovati e per i quali, ancora oggi, si celebra il funerale; vuol dire liberare nell'aria un momento così importante di condivisione.

Gabriella Tiralongo
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