OLTRE IL CAMMINO... > Testimonianze dei pellegrini - Diari

DA BELORADO A SAN JUAN DE ORTEGA, di Francesco Urso

(1/1)

Francesco Urso:

DA BELORADO A SAN JUAN DE ORTEGA
Sincronicità lungo il Cammino di Santiago De Compostela

Come accade in questi casi, stavo preparandomi a quell’esperienza straordinaria – mai fatta prima – di un lungo cammino a piedi. Cercavo di prevedere con massima cura quella che sarebbe stata la mia esposizione di quei giorni lontano da tutti i luoghi di riferimento familiare, pensando a cosa potesse servirmi, cosa no, cosa avrei trovato lungo il cammino...
Non prevedevo di dover fare esperienze di “elevata spiritualità”, delle quali per molte persone non è facile parlare, e non lo è neppure per uno come me, che viene tra l’altro da posizioni culturali vicinissime all’ateismo, intrise parecchio di bellissime personali considerazioni anarchiche.
“Se veramente c’è un altro essere a noi superiore, e anche misericordioso, – pensavo – sarà generoso nel giudicare un’anima come la mia, aperta ai disegni positivi al di là di ogni logica di ricompensa.”
Non è facile parlarne, ma ci proverò. Per non dimenticare. E per portarne a conoscenza coloro che hanno il cuore aperto alle considerazioni e alle esperienze altrui.
Mi trovavo, come ogni giorno, intento al mio lavoro in libreria, in quel fine luglio del 2004 – all’approssimarsi della data prevista per la mia partenza verso il Cammino di Santiago – e una cara amica venne a trovarmi. Chissà come, lei aveva saputo della mia intenzione di andare in pellegrinaggio a piedi fino a Santiago de Compostela.
Non durò a lungo la nostra conversazione, ma mi fece molta impressione quel che mi chiese. “Quando sarai in cammino”, – mi disse – “prega per Sarah! E, poi, anche per mio figlio, che, sai, è ancora senza lavoro!”. Disse semplicemente questo. Non aggiunse altro.
Le parole di quella cara amica mi fecero molto pensare. Quando se ne andò, dovetti gestire il mio disorientamento nel ricevere un affidamento di così grande responsabilità.
Non avevo mai pregato in vita mia! Né sapevo come esattamente si facesse. Tradussi, di conseguenza, il concetto di “preghiera” in quello di “pensiero”, e continuai a sbrigare il quotidiano, rasserenato nella mia riacquisita fedeltà pratica a una vita autentica e vissuta il più possibile lontana dal male.
Venne il giorno della partenza: riempii lo zaino da scout di mio figlio Marco, e il generoso Sebastiano Basile ci accompagnò in auto sino alla Stazione ferroviaria di Siracusa.
Assieme a me Liliana, la mia inseparabile compagna di vita. Prendemmo il primo treno direzione Torino, scendemmo a Genova, arrivammo a Ventimiglia, e poi a Nizza, quindi a Bayonne, infine con un trenino giungemmo a Saint Jean Pied de Port, meta di quel lungo “viaggio nel viaggio” oltre che luogo di inizio del nostro cammino.
Fu in quell’anno che si aggregarono a noi Rosa, Alessandro e Giovanna, tre pellegrini siciliani raccordati in quella esperienza di cammino dal nostro Forum dei pellegrini; li avevamo conosciuti prima ancora che si formasse la nostra tipica “famiglia del cammino”, con, soprattutto, la cubana Maria, di Miami, Pilar e suo marito Joachim di Caceres, e l’indimenticabile Pascal di Parigi!
Pascal, che una ne combinava e dieci ne programmava! Ricordo, per esempio, che nell’albergue di Navarrete l’hospitalera francese, di nome Marie, piuttosto che rimproverare lui, quella sera venne da me e mi disse: “So che solamente lei ha un potere su di lui! Per questo gli dica, per favore, che quello che ha fatto, in quest’albergue non si può fare!”.
… E io, che non ho mai saputo il francese, dovevo cercare di intendere loro due, che parlavano la medesima lingua (e non si parlavano!) e diventare mediatore delle loro controversie… Non sapevo se ridere, o se stare al gioco… E stetti al gioco!
A proposito di quell’anno, Liliana non dimenticherà mai che a quel primo nostro cammino a piedi lei aveva aderito controvoglia, quasi solo perché senz’altra via di scelta…
Ci avviammo, così, ad affrontare la prima tappa, con molti dubbi e con qualche ansia, come fan spesso i pellegrini.
Fummo messi subito a dura prova dall’ascensione sui Pirenei verso Roncisvalle, tra difficoltà altimetrica, nebbia, pioggerellina, e 27 km da percorrere.
Arrivammo anche noi a fine tappa, e un grande stanzone, con dentro più di cento pellegrini, ci accolse per la notte condivisa, con suoni di ogni tipo.
Dopo di allora, tappa dopo tappa, nella nostra testa si alimentavano impreviste considerazioni. Cancellammo per sempre, io e Liliana, quella maledizione che c’era capitato di esprimere pure ad alta voce più di una volta …: “Ma chi ce l’ha fatto fare?!”.
Da Avola ero già andato nel 1995 a Santiago e a Fatima in camper; ricordo come, in quella occasione, avevo criticato ingiustamente il “non senso” di quell’andare a piedi dei pellegrini che vedevo ai margini della strada…
Quando, poi, mi trovai a piedi, nel 2004, in quell’area di sosta della carrettera nazionale dove nel 1995 m’ero fermato col camper e m’era passato davanti un pellegrino italiano (a cui chiesi il perché di quel suo andare a piedi), vidi un altro camper, fermo esattamente nella posizione in cui  si trovava il mio, nove anni prima: immaginai me stesso… com’ero stato… e congetturai in un attimo quel che poteva pensare di noi quel camperista che ci guardava…
Non osai chiedergli dell’acqua, nonostante ne avessi bisogno. Sentivo aderire sulle mie spalle le sue critiche e i suoi ghigni… Immaginai che fossero le stesse critiche e gli stessi ghigni da me espressi anni prima nei confronti di quel pellegrino italiano, mentre scompariva all’orizzonte.
Fu Liliana che chiese un po’ d’acqua da bere anche per me… Lei che sempre risolve tutto!
Eravamo in cammino da diversi giorni. Camminavamo in mezzo a boschi. L’aria era proprio aria, la terra quasi un tappeto.
Il silenzio quasi assoluto.
Arrivammo a Belorado in una giornata stupenda. Nell’albergue conoscemmo Lucia, la proprietaria. In testa portava una sorta di bandana… Era stata appena operata di cancro. Estasiata ci girava attorno. Si soffermava accanto a Liliana, che come al solito suonava la chitarra e cantava. Vicino c’erano Pilar e suo marito Joachim, il quale definiva Liliana “la cantadora del camino”.
Lasciammo Belorado con un camminamento gradevole.
Però… Però!
Però…
Da un paio di giorni mi arrivavano dalla pianta di un piede segnali fortissimi di “ampollas”, di quelle vesciche che inopportunamente angosciano quasi tutti i pellegrini.
Già la pellegrina Pilar a Puente de La Reina aveva tentato di darmi aiuto.
Camminavo adesso in quella tappa senza fine, senza piccoli centri abitati da attraversare, senza un bar, in un territorio con alberi, poi con radure, poi spazi da destinare a nuove strade in costruzione… Ci fermammo in uno di tali spazi per mangiare un panino. Mi liberai il piede da scarpa e calzetta e la situazione non era buona.
Ripartimmo.
Camminavo. E pensavo!
Chiaramente, non pregavo: pensavo, pensavo.
Pensavo così tanto e la sofferenza mi saliva dal piede, squilibrava il mio cervello…
Fu per distrarmi che pensai a Sarah.
Pensai a quella ragazza, che era tra i pochi nel mio disgraziato paese a venire in libreria per i testi scolastici. Tutti gli altri li compravano in tabaccheria, al massimo in cartoleria.
La ricordai nella mia libreria, davanti al tavolo colmo di libri, computer e quant’altro.
La sentii parlare, sentii ancora la sua voce, come fosse davanti a me. Mi parlava con responsabilità di quello che conveniva prenotare, o acquistare e di quello che al momento fosse invece superfluo.
“Sarah! Che ragazza!” – mi dicevo. “Eppure, com’è che è morta così presto?”
Ricordai il pastore tedesco che avevamo regalato alla sua famiglia, mi venne in mente anche quella volta che pranzammo assieme alla sua famiglia in contrada “Cicirata” ad Avola…
“Ma com’è potuto accadere che sia morta?”
Mi chiedevo ancora. Lei, lei che aveva scritto “Il Magnificat di Sarah”, il libro pubblicato dalle Edizioni Paoline.
Ricordai la visita di suo padre in Libreria, quando mi parlò di quel testo scritto da lei e del desiderio di vederlo pubblicato. Parlammo di trovare la migliore soluzione editoriale, senza costi per la famiglia, e non fui contrario al suo desiderio di vederlo pubblicato dalle Paoline, con cui ero stupendamente in rapporto commerciale pur da libraio laico.
La pubblicazione di quel diario di un’adolescente speciale poi avvenne.
Intanto pure il padre morì di cancro (mi ricordo che il giorno prima venne da me, e alla mia domanda di come si sentisse, mi dichiarò: “I medici stanno facendo di tutto per farmi morire guarito”).
“Terribile! Terribile!” – pensavo.
Pensavo a quell’affidamento di una preghiera…
Pensavo.
Non so se qualche altro, al di sopra di me, abbia tradotto quei miei pensieri in preghiere…
Camminavo, il dolore al piede c’era, eccome, ma m’ero distratto con quei pensieri.
Dopo tanta solitudine di cammino, intravvedemmo delle case, giungemmo in uno spazio libero, quasi circolare; lessi la scritta “albergue” ed entrammo.
Ci accolse sorridente un prete. Era il parroco Don José Maria, famoso per la sua tradizionale zuppa d’aglio offerta ai pellegrini.
Dopo le formalità di rito all’arrivo, procedemmo alla sistemazione in uno dei tantissimi letti a disposizione dei pellegrini.
Ero un po’ in difficoltà per quel dolore al piede, pertanto dissi a Liliana di trovare al più presto una sistemazione per noi, possibilmente in un angolo, ai margini, in una di quelle camere.
Liliana quasi subito mi indicò un posto in fondo a uno stanzone, e io assentii. Lei, dopo essersi liberata di zaino e chitarra, provò a sistemare il copriletto, che sembrava non coprire tutta l’estensione del materasso. In un angolo, infatti, si intravvedeva il bianco del lenzuolo e… anche qualcos’altro.
Entrambi all’unisono ci chiedemmo: “Che cos’è?”.
Liliana si allungò verso quell’angolo, prese l’oggetto che aveva trovato e subito mi disse che si trattava di un libro, mentre lo stava guardando.
Le chiesi immediatamente che titolo avesse e lei mi rispose che si intitolava “Il Magnificat”
Scossi la testa. Quasi a dire “non è possibile!”.
Tutta quella mattinata l’avevo dedicata a quei pensieri, a Sarah, a quel suo libro… non mi aspettavo certo tale coincidenza!
Le chiesi di porgermelo.
Lo sfogliagli dall’inizio alla fine, guardai la quarta di copertina. Riguardai la copertina e rilessi il titolo. Ricominciai ancora dall’inizio. Così come faccio ogni tanto ancora adesso (perché quel libro lo portai poi con me, e lo conservo tutt’oggi)
Ancora adesso non riesco a capire come possa essere accaduto che abbia ritrovato questo “Magnificat”. E grazie a coincidenze tanto improbabili.
Per uscire da quell’incanto chiesi a Liliana di accompagnarmi all’infermeria che avevamo appena intravisto a lato dell’in-gresso delle stanze dell’ex convento di San Juan de Ortega, nel quale ci trovavamo.
Liliana mi accompagnò. C’era dentro un altro pellegrino in visita, ma aspettammo pochissimo.
Quando quello uscì fu il nostro turno: salutai ed entrai.
Spiegai il problema che avevo al piede e la giovane infermiera mi indicò di sdraiarmi in un letto da visita medica allocato lì vicino.
Fu con un po’ d’imbarazzo che mi stesi ed esposi ai suoi occhi la pianta del piede con quelle purulenti molteplici vesciche.
In quell’istante una targhetta, attaccata alla sua camicetta, nell’ondeggiare per i movimenti della ragazza, mi constrinse a prestarle attenzione, al punto che la dovetti leggere immediatamente. E così feci!
Con mia enorme sorpresa, nel leggere quanto v’era scritto, colsi la continuazione di quanto accaduto pochi istanti prima nella stanza adiacente, col ritrovamento del libro “Il Magnificat”.
Girandomi verso Liliana, le chiesi, quasi con ovvietà: “Indovina come si chiama questa ragazza?”.
E Liliana, che aveva capito tutto, che aveva percepito quel “continuum” di sincronicità, mi rispose con assoluta sicurezza: “Sarah! Si chiama Sarah, vero?”.
E infatti si chiamava Sarah, proprio Sarah con l’“h” finale.
Tante ragazze, come sapete, si chiamano semplicemente “Sara”, senza “h”.
Avrei potuto al limite prevedere le due “coincidenze” in modo separato l’una dall’altra, ma non avrei mai, e poi mai, potuto prevederle entrambe, nello stesso posto e nel medesimo momento.
Da allora ogni volta che mi capita qualcosa di desueto, o di “strano”, cerco all’infinito tra le righe di ogni accadimento anelli che mi possano riconciliare lo spirito in questo cammino di senso e non senso che è la vita.

Grazie.

N.B. Parlai di questa mia esperienza a Chivasso il 6 dicembre del 2015, prima ancora che ne scrivessi e prima ancora che lanciassimo il progetto "Sincronicità". Così come in questo video.




****************Questa scrittura si trova contenuta da pag. 124 a pag. 134 del volume:
AUTORI VARI
(Forum dei pellegrini)
Quando il cammino trascende
Sincronicità vissute da Camminanti e Pellegrini
(A cura di Fiorenzo Zerbetto)
Libreria Editrice Urso, Collana "Cammini" n. 10
ISBN 978-88-6954-110-0
2016, 16°, 2016, € 12,00  Il Progetto del Forum dei pellegrini, che sembrava un sogno al Convegno di pellegrini e poeti di Chivasso di dicembre del 2015, dopo un anno è diventato realtà. Sono in tutto ventotto le testimonianze incredibili raccontate per la prima volta tutte assieme con la meraviglia, la sorpresa di persone il più delle volte non allineate ortodossamente con la fede tradizionale, o che hanno fatto fatica – non solo ad accettare l’eccezionalità di ciascuna di queste esperienze, ma anche a parlarne –, e che tuttavia hanno sentito l’urgenza di doverlo fare, non appena sono venuti a conoscenza della nostra iniziativa.

28 testimonianze di situazioni vissute da Camminanti e Pellegrini. Pur con caratteristiche diverse, esse si collocano al di fuori di ogni logica probabilistica e aprono riflessioni su dimensioni, stati d’animo e accadimenti oltre l’ordinario.
        CONDIZIONI DI FORNITURA OFFERTE ECCEZIONALMENTE
PER L'ACQUISTO DI QUESTO VOLUME
Nell'interesse di favorire la circolazione di questo libro tra camminanti e pellegrini e altre persone interessate, abbiamo voluto offrire una scaletta di scontistica progressiva in relazione alle copie eventualmente acquistate. La consegna dei volumi sarebbe garantita entro dieci giorni lavorativi circa in qualsiasi città del territorio italiano.

UNA COPIA LA PAGHERESTI Euro 12,00 + Euro 5,00, se paghi anticipatamente, + Euro 8,00 se paghi in contrassegno. Spedizione in entrambi i casi tramite piego libro raccomandato, di cui riceveresti il codice di spedizione per seguire online la consegna.
Viene richiesto il pagamento anticipato dell'eventuale importo corrispondente alla quantità scelta da dieci copie in poi sino a cinquanta con una ricarica su carta postepay n. 5333 1711 1152 8499 intestata Urso Francesco C.F. RSUFNC50P27A522U. Inviare subito dopo la comunicazione dell'avvenuto pagamento a info@libreriaeditriceurso.com e l'indirizzo esatto a cui spedire.
Seguirà la risposta col codice della spedizione per seguire l'andamento della consegna

NOTA BENE! LE SPESE DI SPEDIZIONE SONO TOTALMENTE
 A CARICO DELLA LIBRERIA EDITRICE URSO
A PARTIRE DA DIECI COPIE ACQUISTATE CON QUESTA PROGRESSIONE DI SCONTO

*SCONTO 10% per dieci copie, che ti costerebbero Euro 108,00 anziché Euro 120,00;
*SCONTO 20% per venti copie, che ti costerebbero Euro 192,00 anziché Euro 240,00;
*SCONTO 30% per trenta copie, che ti costerebbero Euro 252,00 anziché Euro 360,00;
*SCONTO 40% per quaranta copie, che ti costerebbero Euro 288,00 anziché Euro 480,00;
*SCONTO 50% per cinquanta copie, che ti costerebbero Euro 300,00 anziché Euro 600,00LIBRI SUI CAMMINI DEL PELLEGRINO
scarica IN PDF
scarica IN WORD

Navigazione

[0] Indice dei post

Vai alla versione completa