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Domenica, 7 Settembre 2008 23:14
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80) Margherita Cacioppo  Femmina
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Martedì, 13 Maggio 2008 23:27 IP: 151.53.140.241 Scrivi un commento Invia una E-mail

ABORTO, ARCIDONNA: "CARENTI E FUORI DALLA REALTA' LE PAROLE DEL PAPA
«Le critiche espresse oggi da Benedetto XVI nei confronti della legge 194, per quanto legittime, scontano una serie di gravi carenze e si basano su assunti in pieno contrasto con i dati ufficiali. Non è vero, innanzitutto, che, come ha detto il Papa, la legalizzazione dell'aborto ha comportato "un minor rispetto per la persona umana". Da quando la legge 194 è entrata in vigore, infatti, non solo sono diminuiti gli aborti, ma soprattutto si è posto un freno decisivo al fenomeno degli aborti clandestini. In tal senso, il rispetto per il valore della vita (intesa come vita delle donne) è aumentato, visto che si sono ridotti enormemente i rischi derivanti dalle operazioni clandestine.
In secondo luogo, è incomprensibile l'accostamento, fatto da Benedetto XVI, tra l'aborto e "i problemi che affliggono molte donne e non pochi nuclei familiari". Non è compito certo della legge 194 risolvere i problemi delle donne, siano essi di natura economica o legati alla sfera dei diritti. Anzi, proprio la 194 ha ampliato le libertà delle donne, dando loro l'opportunità di scegliere sul proprio corpo e sulla propria salute al di là delle pressioni familiari e sociali. Il Papa avrebbe fatto meglio, in quest'ottica, a ricordare alle istituzioni italiane la mancanza di un welfare a misura di donna, ovvero di un welfare che consenta realmente alle donne di conciliare vita e lavoro. Sempre che sia suo compito, da leader di uno Stato straniero, entrare nel merito delle questioni interne al nostro paese. Libia docet». Lo ha detto Valeria Ajovalasit, presidente di Arcidonna, in merito al discorso tenuto oggi da Benedetto XVI in occasione dell'incontro con i delegati del Movimento per la vita.
79) Patrizia Cretto Sortino  Femmina
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Noto
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Lunedì, 12 Maggio 2008 15:35 IP: 151.53.131.0 Scrivi un commento

Lettera aperta
La parola alla mamma di Lucia Sortino

Vorrei tanto che il mio scritto arrivasse ai cuori delle persone in grado di aiutarmi. Non sono un politico, ma una madre, una semplice madre. Lotto da quasi sei anni, insieme a mia figlia Lucia Sortino, affetta da una orribile malattia, un cancro. I Km che affrontiamo per arrivare al policlinico di Catania sono Km di speranza, ma le sofferenze sono tante. I nostri figli vengono seguiti da bravi medici e da personale specializzato, ricco di grande umanità; noi siamo una vera famiglia e l’obbiettivo è solo quello di far guarire i nostri bambini, anche se non sempre vi si riesce, perché la malattia è “un cancro” e la parola dice già tutto. Solo chi vive questo dramma può capire le sofferenze affrontate dai nostri figli e può vedere l’altra faccia della medaglia.
Quello che sto per scrivere vorrei che arrivasse ai politici, alle istituzioni, al tribunale dei diritti del malato, al nuovo manager e al direttore sanitario del Policlinico di Catania. Non bisogna fare miracoli per aiutare i nostri bambini, loro hanno diritto di affrontare le cure con dignità e rispetto. Serve il vostro aiuto. A noi occorrono un reparto con almeno 20 posti letto, un D. H. pronto a tutte le esigenze, una sala operatoria per le urgenze, un pronto soccorso, barelle sufficienti per spostarsi per gli esami necessari. Non dovete costruire nuovi padiglioni, ma migliorare il nostro; mi permetto di dire il nostro perché per noi è la nostra casa, lì diventiamo una famiglia, una vera grande famiglia, dove si lotta per vivere, anche se non sempre i risultati sono quelli sperati.
Vorrei tanto condurvi in questo luogo, farvi guardare e toccare le vere sofferenze; giorni fa poiché il nostro reparto è sprovvisto di pronto soccorso, mia figlia ha patito dolore per tutta la notte. A noi non serve cambiare continuamente padiglione, ma vorremmo trovare sempre pronta la stanza per le urgenze e non appoggiarci ad una lettiga, aspettando che qualche bimbo liberi il posto…
Se dovesse succedere anche a me di perdere mia figlia, cercherò di accompagnarla alla casa di Dio. Non chiedo pietà, ma, a gran voce, chiedo il vostro aiuto; i farmaci possono arrivare fino ad un certo punto, solo Dio può far guarire queste creature, ma voi potete migliorare il loro difficile cammino.
Forse questo mio nero su bianco resterà solo un articolo di giornale, ma per me, per noi, è un grido di disperazione, un’accorata ricerca d’aiuto. Migliorate questo centro perché i nostri figli non possono raggiungere ospedali lontani, anche il nostro profondo sud ha diritto ai servizi presenti in altre parti d’Italia e soprattutto al rispetto della dignità umana.



Patrizia Cretto Sortino
78) GIANNI MAZZEI  Maschio
giannimazzei@tiscali.it
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Sabato, 3 Maggio 2008 23:56 IP: 151.53.136.133 Scrivi un commento Invia una E-mail

NON SCANDALIZZATEVI: SONO PER IL FEDERALISMO FISCALE!


Mi considero meridionalista, consapevole del grande contributo di idee, sangue dati all’Italia dagli uomini del Sud, più di quelli che era loro consentito.
Basta citare, solo a livello economico, ciò che diceva Nitti nell’esame analitico del bilancio dello Stato dal 1862 al 1897: “…il Mezzogiorno, possedendo il 27% della ricchezza, ha pagato il 32% delle imposte”.
E taccio di ciò che il Sud ha dato all’Italia e taccio come è stato trascurato dai vari governi.
Però, vedendo i vari sprechi continui da parte delle amministrazioni pubbliche, il pressappochismo e la mancanza di professionalità di operatori turistici,imprenditori, la retorica di intellettuali “pagliette” più che rigorosi analisti e stimoli per la gente, penso che il federalismo fiscali sia estrema ratio per scuoterci dal torpore, dal fatalismo e dalla furbizia di vivere a carico della collettività.
Diceva Hegel: “quando un corpo è in cancrena, non si guarisce con acqua di colonia”.
La mia è una provocazione, certo con motivazioni diverse,anzi opposte a quelle di Bossi: dobbiamo dimostrare a noi stessi di essere capaci di autonomia, di saperci sollevare, di riprenderci il nostro destino, di trasformare creativamente il territorio,come avveniva nell’era splendida del periodo magno-greco che ci vide faro di civiltà.
Ben venga allora il federalismo,naturalmente con i necessari correttivi da parte dello Stato per integrare funzionalmente le nostre risorse e il nostro impegno.
Ma che finisca l’alibi della miseria, della disoccupazione, di piangerci addosso: girate nei vari comuni e vedete lo spreco scandaloso del denaro pubblico.
Dove era il popolo a vigilare?
La democrazia è partecipazione, attenzione, proporre, non delega in bianco o peggio collusione, connivenza, furbizia, tornaconto personale.


GIANNI MAZZEI

Giancarlo Gallucci Lunedì, 5 Maggio 2008 22:16
IP: 151.53.142.169
Caro Gianni e amici tutti,
si può essere d'accordo sul federalismo, ma con paletti ben determinati.
Certamente il federalismo alla Bossi non è quello da auspicare perchè tende ad
abbuffare piccoli e grandi imprenditori, tutto il resto è pura demagogia.
Conosco bene come la Lega intende il federalismo perchè vivo in Lombardia dove,
tanto per portare un esempio, si dice che la sanità ha delle alte eccellenze,e questo
è obiettivamente vero, ma solo le strutture pubbliche eccellono e rare le convenzionate
(S. Raffaele e Humanitas strafogate di contributi a pioggia) e guarda caso solo in questa terra
il tichet per i medicinali è di 10 euro!
Il federalismo è concepito per i redditi autonomi/imprenditoriali, per dirla alla paesana
è la fotocopia della negativa sbagliata del vecchio carrozzone della Cassa del Mezzogiorno
dipinta di verde e con le solite frasi folcroristiche l-s-egaiole del celodurismo, Roma ladrona,
300.000 fucili caldi ecc..
Purtroppo queste cose pagano, la Lega ha fatto il boom specie tra la classe operaia
e ora alza il prezzo,e noi terroni?
giancarlo gallucci
77) Paolo Pantano  Maschio
paolopantano@simail.it
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Avola-Noto
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Venerdì, 2 Maggio 2008 23:09 IP: 151.53.144.165 Scrivi un commento Invia una E-mail

I FRUTTI AVVELENATI DELLA “GLOBALIZZAZIONE” E DEL……. LIBERISMO

Verrà realizzata una tendopoli per lavoratori stagionali nel quartiere Santa Lucia ad Avola. La questione pone dei problemi.
- Il caso non riguarda profughi, esiliati, sfollati, rifugiati o migranti. Spesso artatamente si generalizza considerandoli “clandestini”. Coloro che sono costretti ad abbandonare la loro terra, lo fanno o per motivi ambientali: alluvioni, carestie, ecc. (e sono questi appunto i profughi ambientali), o abbandonano la propria patria per guerre o per persecuzioni politiche e religiose (rifugiati) o per ricongiunzione familiare in altre nazioni ( migranti ). Quando ho visitato il “centro di permanenza temporanea” di Cassibile ho constatato che molti sono ex-soldati di eserciti sconfitti od in fuga che se ritornano nella patria di origine corrono seri pericoli.
- La mia opinione per il caso di Avola è che si tratta di veri e propri immigrati per motivi di lavoro che venendo pagati in Italia con salari bassi inducono ad un mercato al ribasso dei salari dei braccianti locali poiché si innesca una sorta di concorrenza: la guerra tra i poveri ed un disagio o un contrasto sociale ed a volte una reazione dei lavoratori residenti. E’ una strategia vecchia come il cucco che conviene ai datori di lavoro che da un canto li chiamano per lavoro, ma d’ altro canto, alimentano la paura per gli stessi. Avviene anche nel Nord con gli slavi e gli operai dell’ Europa dell’ Est. Nel Nord la Lega ha fatto man bassa dei voti degli operai che vedono gli stranieri come una minaccia economica ed è stata la leva che li ha fatto esprimere elettoralmente verso la Lega, più della stessa paura della delinquenza.

Paolo Pantano
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