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A cura di Salvatore Giangreco
Gen. Francesco Giangreco
2016, 8°, pp. 232
€ 24,90acquista

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copertina

PRESENTAZIONE UN SOLDATO D'ALTRI TEMPI
DI ANTONIO BRANCAFORTE (1978)

Il generale Francesco Giangreco nacque nel 1891 ad Avola. Ufficiale di complemento, richiamato per mobilitazione nel maggio 1915, combatté nel 19° Reggimento Fanteria, Brigata "Brescia", prendendo parte a tutte le battaglie dell'Isonzo. Da tenente al Comando di compagnia, durante la battaglia di Gorizia, fu tra i tre conquistatori del Monte San Michele del Carso. Sul fronte francese, nel 1918, combatté nelle Argonne, a Bligny e sulla Marna. Più volte decorato al valor militare. Trasferito nel servizio attivo per merito di guerra, alla fine del primo conflitto mondiale era capitano da due anni.
Dopo un breve servizio in Libia, frequentò la Scuola di Guerra in Torino. Nel 1925 fu l'unico vincitore del concorso per la promozione a maggiore per scelta eccezionale. Tra i vari incarichi, svolse per sei anni quello di insegnante di Arte e Storia Militare nell'Accademia della Regia Guardia di Finanza. Da tenente colonnello comandò un battaglione dell'88° Fanteria. Prestò anche servizio presso l'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito. Da colonnello comandò il 20° Reggimento Fanteria, la Scuola Militare di Roma e la Scuola Allievi Ufficiali di Fano. Generale nel 1942, fu destinato alla Divisione "Zara", in Dalmazia, e comandò il settore Spalato, Traù e quello di Knin, ove ebbe alle sue dipendenze anche i "cetnici del Dinara".
Qui venne colto di sorpresa dalla crisi dell'8 settembre 1943. Mentre i rappresentanti del Comando Supremo italiano ritenevano di condurre le trattative dell'armistizio con gli angloamericani nella massima segretezza, i tedeschi - come la storiografia ha accertato - erano al corrente di tutto e predisponevano adeguate contromisure con accortezza e precisione.
Pochi giorni prima dell'8 settembre il generale Giangreco, informato tempestivamente di un inspiegabile movimento di truppe corazzate tedesche in direzione di Knin, chiede insistentemente ordini al Comando Superiore di Zara e a quello di Fiume. Finalmente riesce ad ottenere quest'ordine, la cui logicità si commenta da sé: "Se chiedono di passare con le buone, lasciateli passare. Se fanno ricorso alla forza, opponetevi con la forza, evitando spargimento di sangue".
Il generale Giangreco, che aveva appreso con ritardo ormai irrevocabile la notizia dell'armistizio dalla radio croata, venne invitato dai tedeschi con le lusinghe e con le minacce ad allearsi con loro per combattere le truppe di Tito. Avendo opposto un deciso rifiuto, fu arrestato. Ebbe appena il tempo di impartire agli ufficiali l'ordine di non consegnare i fucili senza prima aver gettato gli otturatori nel fiume. Reo di "aver svolto azione contraria agli interessi del Reich", dal settembre 1943 al settembre 1944 fu internato nel Lager 64Z di Schokken (attuale Skoki) in Polonia. Successivamente venne trasferito a Posen nelle carceri delle SS e finalmente per sei mesi nel campo di sterminio di Flossenbürg.
Riuscì a sopravvivere agli stenti ed alle sofferenze, di cui parla nel memoriale, sfuggendo infine in maniera avventurosa alla sorveglianza delle SS.
Nel giugno 1945 costituì e comandò per primo il Comando di Fanteria della Sicilia a Palermo. Due anni dopo fu collocato in Ausiliaria: l'Italia "democratica" del dopoguerra, ovviamente, non aveva più bisogno di uomini come il generale Francesco Giangreco.
L'8 ottobre 1980 il Generale Giangreco morì a Catania.
Alle vicende del generale Giangreco hanno dedicato attenzione vari storici e saggisti del nostro tempo. Si possono utilmente consultare:
– E. Musco: “La verità sull'8 settembre”, Garzanti, Milano, 1965, pag. 165. A.
– Jacobucci: “Neve Rossa a Shelkow”, SEI, Torino, 1963.
– R. Zangrandi: “1943. 25 luglio – 8 settembre”, Feltrinelli, 1964, pagg. 578-979.

 
   

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