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SONO UN VIANDANTE, di Rabindranath Tagore

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Francesco Urso:
SONO UN VIANDANTE



Sono un viandante.
Nessuno mi fermerà:
Illusione sono le gioie e i dolori.
Senza casa sempre camminerò;
la zavorra che mi trae in basso
cadrà dispersa in terra.

Sono un viandante.
Per la strada canto a piena voce,
a cuore aperto,
libero dalle catene dei desideri;
attraverso il bene e il male
camminerò tra gli uomini.

Sono un viandante.
Svanirà ogni fatica.
Un canto sconosciuto
dal cielo lontano mi chiama;
una soave voce di flauto
mattina e sera incanta l'anima.

Sono un viandante.
Un mattino sono uscito

ch'era ancor buio,
ancor prima del canto degli uccelli.
Sopra l'oscurità, immobile
vegliava una pupilla.

Sono un viandante.
Una sera arriverò
dove brillano nuove stelle,
dove olezza un nuovo profumo;
dove due occhi sempre
mi guardano dolcemente.

Rabindranath Tagore

Data di nascita: 7 maggio 1861, Calcutta, India
Data di morte: 7 agosto 1941, Calcutta, India

NELLA FOTO: Liliana e Ciccio Urso nel Cammino di Santiago (2005)
Tagore amò a fondo, ricevendone costante ispirazione, i baül, aedi, poeti itineranti, spogli di tutto tranne che delle loro voci, dei loro strumenti e dei loro canti, del loro dio interiore: poeti che vagavano attraverso il Bengala da tempi immemorabili, portando canzoni d’amore per un Dio altrettanto spoglio e privo di formule e di riti, per la natura, per la donna. Essi furono per Tagore esempi viventi di un’autentica vocazione poetica. È importante vedere che in Tagore non vi è alcuna forma di esaltazione dell’io, nessun voler porre il poeta al di sopra o al di là degli altri uomini: la sua posizione fu sempre di un’umiltà abissale; non vi è mai in Tagore alcuna presunzione di superiorità e tantomeno disprezzo per l’altro, chiunque egli sia. Presente o assente, umano o non umano, l’altro è testimoniato e perpetuato dalla poesia. La poesia testimonia dell’istante privilegiato in cui l’altro si rivela in tutta la sua verità. La poesia è indirizzo all’altro e in prima e in ultima istanza a quell’infinitamente Altro che è il Brâhman. Ma l’altro è anche lo Straniero, il Vagabondo, l’Ignoto, uomo o Dio, uomo e Dio. Ed è fiore, albero, fiume, montagna, oceano. Vedere Dio nell’Altro e non in se stessi o nei fantasmi del proprio io, questo è forse il movimento essenziale della poesia-visione di Tagore. - See more at: http://www.indika.it/amici-di-indika/su-limpide-acque-la-poesia-e-la-visione-di-rabindranath-tagore-di-michele-baraldi/#sthash.iypCDFyY.dpuf

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