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Le tappe
del Cammino
francese
verso Santiago de Compostela
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A cura di Primo
Cammino francese: 1ª tappa. Da Saint Jean a Roncisvalle

credenzialeLa prima tappa del Cammino Francese per Santiago è per molti la piu' bella ed impegnativa. E' consigliabile iniziarla al mattino molto presto, in modo da arrivare alla meta verso le 15.00/16.00 ed avere poi il tempo per le abituali faccende del pellegrino (lavarsi gli indumenti, prepararsi il letto, cambiarsi e prepararsi per la cena).
Per coloro che vogliono avvantaggiarsi la sera prima di partire, si puo' anche dormire ad Hunto o ad Orisson. In entrambe le località, però, è opportuno prenotare prima la notte in modo da essere sicuri che tengano il posto o anche tramite l'accuilement di Saint Jean P.P., quando si va a ritirare la credenziale. Entrambi gli albergue (privati) sono in rete ed il costo per cena e pernotto ad Hunto costa sui 33 € .
La tappa Saint Jean - Roncisvalle è lunga circa Km 27. Il primo tratto è tutto su asfalto, uscendo da Saint Jean per la Port d'Espagne ed iniziando subito a salire per Rue Napoleon. Dopo circa 5 Km ed una grande curva sulla sinistra si incontra Hunto, dove c'è il primo albergue. Dopodiché il percorso che si fa ripido ed abbastanza faticoso, lascia l'asfalto per una scorciatoia che su sterrato facile si ricollega dopo poco alla strada asfaltata che viene su dalla valle.
Lì fermatevi e date un'occhiata alla valle francese del versante orientale dei Pirenei: lo spettacolo è bello e vi meraviglierete di quanto siete saliti in poche ore. Ad Orisson, sulla strada, c'è l'omonimo rifugio sul lato destro. E' opportuno fare una breve sosta e fare rifornimento d'acqua, perché ci aspetta un tratto di qualche km senza possibilità di bere. Siamo a 8 Km da Saint Jean.
LilianaLa strada continua a snodarsi tra una serie di curve che sembrano sempre le ultime. E' un tratto abbastanza impegnativo, perché in salita forte. Se vi prendono i crampi (dovete considerare di essere alla prima giornata e per un fisico non allenato e' eventualità assai probabile), bevete acqua e riposatevi per qualche minuto.
Si passano così ancora un paio di tornanti e, finalmente, le frecce ci indicano chiaramente che dobbiamo lasciare la strada ed incamminarci sulla destra verso il passo. Questo è un punto delicato in caso di nebbia o cattivo tempo: fate attenzione alla deviazione a destra, che sale per circa 100 metri fino alla tipica sella d'asino del passo. Nelle ultime due volte che sono passato di lì, non ho potuto fare a meno di pensare a Carlo Magno ed a quanta fatica si portassero sulle spalle i suoi cavalieri, rispetto al mio piccolo ed insignificante zaino di pellegrino....
Tappa 1Ora che vi trovare sullo sterrato, è piacevole constatare che la parte piu' impegnativa e' passata. Il percorso si fa in leggera salita, tra boschi e zone d'ombra. Facciamo lì la prima conoscenza con un elemento che ci accompagnerà per tutto il Cammino: il fango.
Anche in estate, anche in pieno sole, il fango al passo dell'Ibaneta c'è sempre. Prendete un sentieretto a monte che costeggia la parte fangosa e non disdegnate nemmeno di immergere lo scarpone nel morbido della terra fangosa....
Ancora qualche Km, come detto piacevole e rilassante, dove potrete dedicarvi alla ricerca del vostro amico più caro: il bordon, il bastone, non importa di quale forma e se veramente utile. Vi assicuro che prendere un bastoncino a Roncisvalle e portavelo dietro fino a Santiago è una delle tradizioni piu' consolidate del Cammino.
Arriviamo alla Fonte di Rolando, circolare e ricca di acqua buona, dove dissetarci e fare rifornimento. Dopo qualche metro un grande cippo di pietra ci avvisa che siamo in Navarra. La Spagna si apre alla nostra avventura e l'impegnativa tappa di oggi sembra essere terminata.
Ma non è così. Ed imparerete che sul Cammino non è mai consigliabile dare per raggiunta una meta se non ci si è posto piede, anzi scarpone. La stada, infatti, riprende lievemente a salire su percorso sassoso e poco ombreggiato, ma non dura molto.
Al punto massimo di altitudine (ma vi ricordo che non siamo sul punto piu' alto del Cammino di Santiago), si apre la valle del versante spagnolo e si intravedono i tetti delle case sottostanti.
Comincia lì una delle prove piu' dure del Cammino, perche' siete stanchi ed avente già percorso più di venti Km. La discesa, infatti, non è meno impegnativa della salita, soprattutto nel primo tratto, dove e' quasi necessario aggrapparsi ai grandi alberi che "frenano" la nostra discesa nel bosco.
Sono circa 4 Km di percorso in ripida discesa, interamente nel bosco, ma molto ben segnalato per occhi attenti, quindi non lasciate mai il sentiero calpestato e non distraetevi dalla via.
Roncisvalle, vi apparirà all'improvviso (anche se rifacendo quel tratto ho imparato a scorgere i tetti con qualche anticipo). Vi si aprirà come una culla felice dove potersi, finalmente, riposare.
Ricordate di andare subito al centro di accoglienza e prendere il numero del vostro letto (a castello, ovviamente), anche perché moltissimi pellegrini (gli spagnoli quasi tutti) iniziano da lì il Cammino e non da Saint Jean...
Ma noi, che siamo pellegrini veri, lo faremo dal versante francese, non avendo timore di una tappa che, seppure molto impegnativa, è alla portata di tutte le gambe. Come aneddoto vi racconto che la prima volta che mi ci avventurai fu un vero e proprio trauma psicologico (non avendo mai avuto esperienze simili di lunga percorrenza) ed in particolare, ricordo il bosco finale che mi fece veramente temere di dover abbandonare subito il Cammino.
Quando l'ho rifatta, con l'esperienza e soprattutto la conoscenza del tragitto, mi è sembrata una bellissima giornata di Cammino e mi sono meravigliato nel constatare che alle mie spalle, sempre in quel bosco, s'era fatta una piccola coda di giapponesi evidentemente alle prese con la loro prima esperienza che mi seguivano fiduciosi... miracoli del Cammino.
Ultreya.

Primo

Cammino francese: TAPPA - Da Roncisvalle a Zubiri
Verso ZubiriLa tappa Roncisvalle - Zubiri è facile e ci consente di riprenderci dalle fatiche della prima giornata di Cammino del tratto Saint Jean P.P. – Roncisvalle.
Al mattino scopriremo che la sveglia negli albergue non supera mai le ore 7.00, il che vuol dire che alle 8.00 dovremo essere pronti con zaino sulle spalle. Ringraziati gli hospitaleri della loro preziosa opera, ci prepareremo al nuova camminata.
Colazione all’unico bar aperto al mattino, sulla sinistra dell’albergue, e via uscendo da Roncisvalle per un boschetto che costeggia la strada che si fa sentire dal rumore dei molti veicoli che la frequentano. La discesa è facile e rilassante, giusto quel che ci vuole per riprendere confidenza con il passo deciso del pellegrino, incrociamo i primi cruceiros, ovvero colonne di marmo con croce finale dello stesso materiale o di ferro che segnano il percorso fino a Santiago, testimoni a volte antichissimi dell’esistenza della Via fin dall’XI secolo.
Qualche salita, lieve, si alterna a discese non brusche, sempre in compagnia della vegetazione boschiva e dei rumori provenienti dalla vicina strada nazionale.
Questa tappa è rilassante, a tratti un po’ monotona, ma è quello che serve a coloro che magari sono rimasti un po’ traumatizzati dal duro impatto del giorno precedente.
Ciò è vero, almeno, fino al Km 15/16. Infatti, dopo circa quattro ore di cammino assolutamente tranquillo e facile, il percorso prende a scendere più ripidamente su terreno sassoso e abbastanza scosceso: ci troviamo sul margine della discesa verso Zubiri.
Questo tratto, che per gli esperti del Cammino ricorda moltissimo i tratti analoghi verso Molinaseca, oppure quello che scende a Capo Finisterre, od anche sull’aragonese il tratto in discesa da San Juan della Pena, può essere per molti pellegrini di una certa difficoltà.
Discendere da quote più elevate, infatti, può risultare non meno impegnativo che ascendervi. Soprattutto per coloro che, non valutando bene la tappa, avranno sostituito agli scarponi, i più comodi sandali e che, con ogni probabilità, saranno costretti a rimetterli.
Su terreno scosceso e sassoso è facile prendere una storta alla caviglia, il che vuol dire interrompere il Cammino o nella migliore delle ipotesi fermarsi per qualche giorno. Non vale la pena rischiare, teniamoci gli scarponi fin dall’inizio e riserviamo i sandali a tratti più rettilinei e su fondo di terra battuta o di asfalto.
Personalmente ho una mia regola: sostituire gli scarponi al 20 Km e sempre che il terreno me lo consenta. Ciò mi permette di fare respirare i piedi sfruttando la migliore aerazione, ma solo verso il finale di tappa, non dall’inizio (ovviamente la regola non mi è valsa sulla Via de la Plata, dove essendo il percorso molto più su asfalto che sul Cammino francese, ho dovuto mettere i sandali per tratti anche molto lunghi).
Questa tappa finisce a Zubiri, anche se le guide più conosciute la fanno terminare a Larasoana. Perché? Lo dico subito. L’Albergue municipale di Larasoana non è, purtroppo, in condizioni tali da accogliere la gran massa di pellegrini che, ossequiosi alle indicazioni, lì terminano la giornata. Il risultato è che, se si arriva in ritardo, si è costretti a trovare una sistemazione privata a caro prezzo nei molti alberghetti e case private limitrofe.
A Zubiri, invece, è in funzione un’ottima struttura di accoglienza con molti posti letto, cucina e docce sufficienti per tutti, collaborata da un’ampia zona di riposo antistante, dove ci si può rilassare e riposare alla grande. Una bottega di generi alimentari, posta nelle vicinanze della chiesa, ci consentirà un minimo di approvvigionamento ed il giorno successivo saremo pronti e riposati per la nuova tappa.

Primo

Cammino francese: TAPPA - da Zubiri a Pamplona

Da Zubiri a Pamplona, il percorso è molto facile e variegato. I cinque Km che all’uscita di Zubiri ci portano a Larasoana, costeggiano per un bel tratto una cava di silicio che impolvera l’aria e le nostre scarpe. Pazienza, non possiamo pretendere di camminare sempre in un oasi naturalistica. Il sacrificio inziale, viene però subito ricompensato da un lungo tratto ombreggiato che costeggia sulla sinistra il torrente che scende a valle. Con la coda dell’occhio, concentrato sulla strada, scopriremo scorci di ampie anse del torrente che, pian piano si allarga fino a diventare un fiume. Per chi ha avuto la fortuna di fare il Cammino Aragonese, cioè quello che dal Col de Somport porta a Puente la Reina e che segna la Via tra i Paesi del bacino mediterraneo e Santiago, è inevitabile il paragone col ben più impetuoso fiume Aragòn, che fragorosamente discende dalla valle di Candanchu verso Jacca.
verso PamplonaLa discesa continua, abbastanza ripida, tant’è che alcuni tratti sono attrezzati da apposite scale e corrimano in legno, per evitare che qualcuno scivolando si possa fare male.

Si deve sempre tener presente che il Cammino Francese, per tutta la sua considerevole lunghezza, è costantemente monitorato dai vari Enti che sovrintendono in Spagna al Cammino di Santiago, comprese le municipalità locali che hanno su di esso poteri di salvaguardia e controllo. Quindi, non sentitevi mai veramente soli sul “francese”, che così non è, sia per la buona volontà degli hospitaleri più bravi che si collegano tra loro e si informano se ci sono persone in difficoltà, sia perché ovunque è sempre possibile rivolgersi ai punti di pronto soccorso medico, agli ospedali, agli ayuntamentos (comuni), alla guardia civil e alla policia local che sono sempre raggiungibili via cellulare al numero 118.
Dopo la piacevole discesa, riprende un po’ di salita lieve che ci porta ad attraversare qualche minuscolo paesetto, dove potrete rifocillarvi in chioschetti improvvisati dagli abitanti che, come dire, arrotondano le entrate servendo caffè e bevande fresche ai pellegrini.
verso SantiagoQualche serpentina tra percorsi appositamente tracciati lontano dalla carretera nacional (strada nazionale) ed eccoci imboccare una lunga pista ciclabile cementificata, dove è frequente incontrare gli amanti del joggin e qualche ciclista che passeggia.

La pista ci porta direttamente ad un ponticello che riattraversa il fiume verso destra ed eccoci entrare a Burlada, grosso centro abitativo alla periferia di Pamplona.
L’impatto non è dei migliori. L’ambiente a cui siamo abituati da alcuni giorni, il verde dei Pirenei e l’aria pulita della montagna, scompaiono quasi di colpo. Ci ritroviamo a camminare su marciapiedi pieni di gente indaffarata, abituata ad incrociare pellegrini, presa nei propri pensieri. Dobbiamo aspettare il verde dei semafori, contiamo le fermate degli autobus e prendiamo confidenza con uno dei problemi veri del Cammino: trovare le preziose frecce gialle, in mezzo ad insegne ed indicazioni stradali e commerciali.
Comunque andiamo avanti.
Imbocchiamo una stradina stretta e trafficatissima, facendo attenzione a non farsi investire e ci ritroviamo a passare il ponte che porta direttamente al barrio (quartiere) della Magdalena. Siamo a Pamplona, dove entriamo attraverso una porta antichissima e dove saliamo la piccola collina su cui sorge il centro storico.
in PamplonaPamplona ha diverse possibilità di alloggiamento, tra cui un recentissimo albergue municipale che si trova a cento metri dal ponte di cui sopra. Però, tradizione vuole che il grande ed efficientissimo albergue della Cattedrale sia la meta preferita dei pellegrini che qui giungono (l’albergue è dotato di una cucina veramente perfetta e funzionale).
Una visita alla Città è d’obbligo.
Consiglio la benedizione che tutte le sere viene impartita ai pellegrini alle 19.00 in Cattedrale, alla quale segue una breve visita illustrata della stessa.
Pamplona è la prima, importante città che incontreremo lungo il Cammino, forse per alcuni può essere la più bella o quella che lascia un ricordo indelebile. Se siete fortunati potrete incrociare la Festa di San Firmino, resa celebre da un famoso romanzo, ma io credo che questa stupenda città ricca di storia (fu capitale della Navarra dopo Zaragoza) debba essere letta con una certa attenzione dal pellegrino che vi sosta. Il turismo di cui gode, infatti, l’ha resa abbastanza “estranea” alla logica ed allo spirito del Cammino di Santiago.

È raro sentirsi dire “buen camino” a Pamplona, come a Burgos o come a Leòn. Ma questo non ci deve indurre a non avvertire il profondo spessore culturale e storico che Pamplona certamente possiede, pensando che noi viandanti del Cammino di Santiago, siamo fortunati e restiamo semplici osservatori dello svolgersi di una scenografia che ci apparirà immensa ed immutabile lungo tutta la Via.

Primo
Foto©Francesco e Liliana Urso 2004

...continua
Cammino francese: QUARTA TAPPA- Da Pamplona a Puente la Reina La tappa di oggi, da Pamplona, è una di quelle "topiche" e tradizionali del Cammino di Santiago. Né lunga, né breve e neanche particolarmente impegnativa, è però di quelle che restano nel cuore e nella mente per diverso tempo. Per quale ragione? Probabilmente perché il vento che costantemente ci accompagna lungo i 24 Km circa, vuole ricordarci che siamo in Navarra, terra di grandi cavalieri e di antiche storie che forse il vento cerca di far giungere ai pellegrini che l'attraversano.
Andiamo con ordine. L'uscita da Pamplona è abbastanza lunga e non proprio segnalatissima, ma basta fare attenzione alle amiche frecce e ci ritroviamo presto nella parte nuova della città, dove sorge il complesso universitario. Di lì, su asfalto e sul lato destro della carreggiata, arriviamo rapidamente a Cizur Menor, dove vale la pena visitare l'antica chiesa e dare un'occhiata all'ottimo albergue de peregrinos. Cizur può essere una buona meta alternativa a Pamplona, sempreché ce la sentiamo di fare cinque Km in più.
Dopodiché abbandoniamo l'asfalto per incamminarci su un sentiero sterrato, ampio e leggermente in salita, che procede a versi alterni in un lungo ed un po' noioso zigzag.
Possiamo fermarci per una sosta al bar, prendere acqua fresca ed, alzando lo sguardo noteremo distintamente le grandi pale eoliche che segnano la cresta del monte Perdón.
Alto del...Questa antica vetta, sulla quale si sono raccontate antiche leggende e storie di cavalieri cristiani, domina tutta la vallata ed accedervi, nel periodo invernale, può risultare anche problematico.
Un pellegrino torinese, anni or sono, mi raccontò della sua disavventura sul Perdón, quando insieme ad altri cinque pellegrini, fu colto da una vera tormenta, tanto da non trovare più la strada segnata perché coperta dalla neve. Grazie alla intuizione di una anziana signora tedesca, però, se la cavarono tutti semplicemente... scavando nella neve alla ricerca delle preziose frecce gialle!
Ma nel resto dell'anno, salire su questa montagna è facile e divertente, fino a trovarvi di fronte alle "statue" in metallo che rappresentano un gruppo di viandanti verso Santiago, scenografia pluriimmortalata da tutte le guide e da milioni di macchine fotografiche e cellulari...
Pochi, però, hanno notato che il vento, quello che come detto ci ricorda dove ci troviamo, cessa di colpo, quasi inspiegabilmente, sul lato occidentale della montagna, cioè quello a scendere. Sono stato sul Perdón tre volte ed è sempre andata così, non chiedetemene la ragione.
Dall'Alto del Perdón, come correttamente si dice, inizia una delle discese più impegnative, lunga e particolarmente sassosa. Attenzione alle distorsioni, se avete tolto gli scarponi rimetteteli. In particolare evitate di forzare sulle unghie dei piedi e cercate di scendere con ampie curve, evitando la direttissima. Ho esperienza di persone che hanno preso brutte infezioni a causa del sanguinamento delle unghie, costrette poi a fermarsi per diversi giorni e curarsi con antibiotici.
Finalmente, la discesa termina in un'ampia vallata dove, tra l'altro, bisogna sempre fare attenzione alle frecce. Perché lo dico? Neanche un mese fa, per seguire distrattamente una signora spagnola che sembrava conoscere perfettamente la direzione, ci siamo ritrovati in due nel mezzo di un vitigno, fortunatamente senza fango.
A parte le risate ed il paio di Km che abbiamo dovuto ripercorrere al contrario, mi sono domandato come ho fatto a non vedere una freccia gialla grande come una casa, dipinta su un sasso ad un incrocio. Non fidatevi "ciecamente" di chi vi precede, seguite sempre e per vostro conto la correttezza della strada che fate ed, ovviamente, correte ad avvisare quelli che sono avanti se vi accorgete che hanno preso un'altra direzione.
Siamo, dunque, arrivati alla deviazione per Eunate, isolata chiesa a forma ottagonale che sorge in un punto talmente strano che, giustamente, le sono state attribuite origini antichissime e particolari virtù esoteriche derivanti, si dice, dai Templari.
In assenza di prove certe, però, mi è bastato constatare de visu che il pavimento che circonda la chiesa è fatto di piccole pietre messe verticalmente ad incastro. Un tipo di pavimentazione tipica dell'Ordine di San Giovanni, visibilissimo a Rodi, che come è noto costituiva il ramo "hospitaliero" dei Cavalieri del Tempio.
EunatePuenteUn posto particolare, Eunate, che vale la piccola deviazione e che ha il suo fascino misterioso. Mentre, invece, consiglio di evitare l'albergue "naif" che si trova poco distante, assolutamente privo di acqua e luce, gestito da un gruppo dei soliti "santoni" del Cammino.
Dico subito che non ho nulla da dire a coloro che decidono di vivere il Cammino in modo, come dire, un po' estremo... ma dovrebbero evitare di dare ospitalità, a meno che non si avverta prima delle carenze strutturali del posto. Il che non vuol dire che non sia una scelta possibili e simpatica (sono personalmente amico di Jato che al suo Ave Fenix la pensa proprio così..). Però chi è stanco e sudato, ha fame e vuole riposarsi, preferisce una buona doccia calda, un letto pulito e comodo, un posto dove potersi lavare gli indumenti e stenderli al sole... vi pare molto?
La Via riprende e la stanchezza si fa sentire. La salita a Obanos è pesante. Ogni volta ho pensato con simpatia a questo posto, Obanos, che la gran parte dei pellegrini invece trascurano e forse odiano. Perché? Perché è su una collinetta e, si sa, la fatica inasprisce. Vorremmo riposarci, stenderci un po' ed invece... ci mancava pure questo posto... Obanos... ma dove sono... ma quando arrivo?...
Sfido chiunque a non aver avuto, magari una volta, un pensiero simile. Povero Obanos, che è pure un posto graziosissimo pieno di testimonianze del passato, dove c'è un antico convento di suore.
Non facciamo in tempo a scendere dalla collinetta che incrociamo la famosa statua di metallo del pellegrino con bordon e zucca, emblema stilizzato del Cammino. Il punto è segnato perché è la congiunzione del "francese" e "aragonese", come giustamente dice la frase "Aquì el Camino se hace uno solo...", posta sotto la statua.
Subito una scritta: albergue, ma è quella di un hotel privato dove spenderete un bel po' e dove molti credono d'essere arrivati.
A pochi metri, invece, sulla sinistra eccoci al tradizionale e molto ben tenuto Albergue de los padre Reparadores, dove l'hospitalero che ho sempre incontrato vi accogliera con simpatia e con una caramella, chiedendovi solo cinque € per un posto. Non gli ho mai chiesto il nome, anche se ci salutiamo con cordialità. L'ultima volta ha notato il santino di Padre Pio che porto nel portafoglio e gli ho chiesto "Lo conosci?". Ha riso ed ha detto forte "certo!".
Primo
Foto©Francesco e Liliana Urso 2004
...continua con la tappa successiva
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