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Riflessioni con eventuali Commenti |
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Fulvio Maiello  |
| fulviomaiello@teletu.it |
Località: Trento |
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Un’occasione epocale
Con la costituzione del governo Monti, una compagine di persone tutte estranee agli attuali partiti politici, si è verificata una situazione inedita per la politica italiana. Per la prima volta ai vertici dei vari dicasteri e alla stessa guida del consiglio dei ministri ci sono persone nuove che non hanno scheletri nell’armadio, conflitti di interesse o privilegi di caste da difendere. Faranno bene e riusciranno a riportare l’Italia al posto che le spetta tra le nazioni? Non possiamo saperlo anche se tutti lo speriamo, ma una cosa deve essere subito chiara: non si può più tornare indietro. Primo destinatario del messaggio è l’ex premier Silvio Berlusconi. E inutile che si affanni ora a dichiarare che la manovra di Monti è recessiva e, non avendo nulla di già fatto da mettere sulla bilancia, continua a promettere di tutto e di più. A sentire lui i sondaggi lo danno in crescita inarrestabile ma, se si esce dal suo universo mediatico, lo troviamo invischiato nella fanchiglia di una palude maleodorante dove stanno tutti quelli, che come lui, hanno ingannato e sfruttato per anni gli italiani. Monti non sarà un santo e non farà miracoli ma almeno ci dirà la verità e non ci prenderà in giro. Gli italiani che hanno un minimo di sale in zucca lo hanno già compreso e non si faranno incantare una seconda volta. Patetici, ancora una volta, sono i suoi scagnozzi: Cicchitto per la camera e Gasparri per il senato che, come scolaretti diligenti, si affannano a chiedere di essere ascoltati dal premier prima di qualsiasi intrapresa. Non hanno capito che il loro tempo è finito e, per il futuro, si preparano grandi novità. I politici che avranno l’onore e l’onere di guidare la nazione negli anni avvenire non potranno più essere veline compiacenti e formose né avvocati senza clienti, medici falliti, come non dichiarare medici falliti quei professionisti che dovrebbero abitare e frequentare le case della Vita, come gli antichi egizi chiamavano gli ospedali, e non le abitazioni del vizio e delle sconcezze, oppure imbroglioni o mafiosi ma dovranno essere persone di sani principi morali, selezionate con cura e che dichiarino di mettersi al servizio del popolo e non di sé stessi o d amici. Questa almeno è la speranza. Potrà avverarsi? Lo spero ma,per intanto, non facciamoci scappare la ghiotta occasione che ci si presenta: aiutiamo il governo Monti e, in attesa di mandarli tutti a casa alle prossime elezioni politiche,ignoriamo le lamentele e le grida dei attuali deputati e senatori che sono i responsabili unici delle attuali difficoltà.
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Fulvio Maiello  |
| fulviomaiello@teletu.it |
Località: Trento |
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Gli irresponsabili
Finalmente il sultano di Arcore si è dimesso e gli italiani hanno subito pensato che si doveva fare festa. Ma, come al solito hanno preso un abbaglio. Non hanno pensato che anche se l’uomo era ormai demolito nella sua credibilità e scaricato da tutti in campo internazionale ad eccezione del suo amico comunista Putin, i suoi scagnozzi rimanevano imperterriti a resistere nelle loro ridotte. Hanno reagito alla rovina del capo e loro con la pretesa di una reazione disperata. Come tanti kamikaze si sono lanciati in una campagna verbale di disconoscimento della realtà e della verità sulla falsariga dei comportamenti inaugurati e seguiti sempre dal cavaliere. Abbiamo sentito frasi come “ nessuno ci ha sfiduciati”, siamo “La maggioranza scelta dagli italiani” daremo la fiducia a Monti solo se “ farà ciò che diciamo noi” altrimenti “stacchiamo la spina quando vogliamo”.I Ferrara, Alfano, Cicchitto, per citare solo i più impegnati, non si rendono conto del male che stanno arrecando non dico agli italiani ma, in primo luogo, al loro comandante in capo. Evidentemente non capiscono i segni della storia. Quando Cicchitto si lamenta del comportamento da Piazzale Loreto solo perché alcune centinaia di cittadini si sono permessi di fischiare, pacificamente, al passaggio dell’unto del signore, non si rende conto che, con tale pervicace attaccamento personale alla poltrona, non fa altro che incoraggiare le soluzioni più estreme. Tutti quelli che chiamo gli irresponsabili debbono finirla di organizzare gruppi di dimostranti con bandiere e cori tipo “ meno male che Silvio c’è” che servono solo a Berlusconi che ha un disperato bisogno di sorridere e agitare i palmi delle mani, possibilmente issato sul predellino di un’automobile, per sembrare più alto, altrimenti si trasforma subito in un vecchietto pieno di rughe e di pensieri. Se un giorno, che nessuno si augura possa mai arrivare, un disperato o un pazzo pianterà una pallottola in mezzo agli occhi di Berlusconi, sarà stato lui e gli altri come lui ad avere premuto il grilletto. La storia non fa sconti e come durante la rivoluzione francese, alla caduta del fascismo oppure del tiranno libico è stata la violenza a determinare il corso dela storia e nessuno si sogna oggi di dire che i francesi hanno commesso dei crimini tagliando tante teste nobiliari oppure che gli italiani giustiziando il duce abbiano commesso chissà quale crimine più grave degli innumerevoli crimini commessi dal fascismo, come anche la vita di Gheddafi non è certamente più importante delle migliaia di cittadini libici martirizzati nelle prigioni e sotto le bombe. Come adesso non si trova più uno solo dei mercenari sudanesi di Gheddafi, presumibilnte dispersi tra le dune del deserto, così in un futuro ormai prossimo nessuno si ricorderà più di Ferrara, Cicchitto, Alfano, Gasparri, Santanchè e Brambilla, rientrati nelle loro funzioni naturali di piccoli uomini e donne alle prese con i problemi quotidiani di tutti.
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Laura Spazzacampagna  |
| la.spazzy@libero.it |
Località: Roma |
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(Roma, Indignados – Day)
Tracciamo una linea. E’ urgente

Se non fosse che sono stata lì, direi che si tratta di un film. Di una specie di un film dell’orrore. No, orrore è una parola che rimanda ad uno stato d’animo suscitato da qualcosa di grande. Qui non si trattava di questo. Si trattava di violenza senza senso. E questo non genera orrore, genera una sorta di straniamento. Sì, forse “straniamento” è la parola adatta.
Straniato era il corteo davanti al montare delle azioni di distruzione che andavano aumentando, suscitando le reazioni delle Forze dell’Ordine. Straniata era la città, in parte assente, in parte nascosta dietro angoli di strade e dietro persiane socchiuse. L’effetto è stato di deserto. Come ogni situazione di violenza sull’ambiente, l’effetto è la perdita delle risorse vitali. E così in questo caso ciò che si è perso è stato l’aspetto umano, la valenza rivendicativa legata a delle vite reali di persone vere, ad un disagio legato ad una quotidianità fatta di famiglia, lavoro, e, perché no, anche solitudine. Questa immagine straniata delle piazze e delle strade da cui sono diventate improvvisamente assenti quelle vite reali, quelle stesse strade e piazze riempite delle sterili rivendicazioni alla sterile rabbia di qualche centinaio di persone non di certo animate da spirito di condivisione di un disagio quotidiano e di una sofferenza, non di certo motivate da uno spirito di rivendicazione messo in condivisione, questa immagine riempirà da domani telegiornali e prime pagine dei giornali, lasciando lo stupore attonito di quanti c’erano e non c’erano. Il dolore che nasce da questo effetto di straniazione, è quello di un esproprio da un diritto del vivere civile che è quello di manifestare il proprio disagio e la propria volontà e libertà di pensiero; è il dolore di centinaia, e centinaia, e centinaia di persone che sono dovute andare altrove, non a manifestare, alcuni a casa delusi, altri in altri punti di ritrovo per ragionare e rielaborare l’espropriazione vissuta di un momento di vita vera strappato alla vita vera.
Quanti erano? “Loro” poco più di cinquecento; “noi” a migliaia. E’ questo il dolore della straniazione. Può una parte decidere per il tutto? Rinominarlo? Ribadire modalità e posizioni contro quelle migliaia? E’ insopprimibile il bisogno di dire no, di dire basta.
Eppure non è possibile neanche accogliere il commento di chi vuole quei facinorosi in carcere. Quegli stessi facinorosi con cui tanti giovani manifestanti hanno tentato di avere uno scambio dialettico, foss’altro che per dire: noi soffriamo questa società quanto e più di voi, ma non per questo reagiamo come voi: perché E’ INUTILE. L’inutilità come sensazione successiva all’evento di distruzione è diffusa. Nei commenti di chi se ne va a casa deluso; nei commenti dei giovani che ambivano a far valere le proprie sacrosante rivendicazioni per un sacrosanto diritto al futuro; nei commenti degli osservatori, politici come di commento giornalistico. Tanta era l’aspettativa per riprendere in mano la rotta di un’Italia che voleva segnare la direzione verso il diritto nel senso più esteso del termine, quanta è stata la delusione davanti al potenziale che ci si trovava davanti.
Perché dico che non è il carcere, l’isolamento e la segregazione degli elementi di disturbo, che hanno avviato le azioni violente? Perché l’effetto che hanno provocato è lo stesso effetto di cui sono stati nutriti dalla violenza sistematica di una politica verso le reti di relazione e di solidarietà sociale che erano stati posti in essere in una società un tempo democratica. Così, come il processo dall’alto è stato quello di annientare il diritto dell’anziano e del bambino alle cure gratuite, di annientare le reti di comunicazione e di relazione a favore di un mondo fatto di relazioni virtuali, in cui ci si proietta in un altrove mediatico senza più aver contatto con la propria dimensione umana interiore e circostante, di annientare il diritto al lavoro, alla salute, alla socialità, alla cultura, all’istruzione, in tutto il mondo della base di movimenti violenti viene riprodotto lo stesso schema “de socializzante”. Qualunque sia il volto che si vuole mettere davanti alla violenza, la distruzione portata dall’annientamento dell’azione solidale di protesta non violenta parla da sé. Ed isolare questi facinorosi non porta che a ribadire la loro motivazione a manifestare in modo violento contro un potere violento. Solo il dialogo e la relazione può aiutare ad invertire questa rotta di straniamento, di isolamento, di fallimento, di delusione. Non è possibile perdere ancora, non in questo, non da qui, da questo giorno che avrebbe dovuto essere di protesta gioiosa.
Stabilire un limite, con un servizio d’ordine, è stabilire una linea di rifiuto di qualcosa. Di un qualcosa che per oggi ha provocato una sconfitta.
C’è molto da fare, tutti i giorni, parlando sui mezzi pubblici col vicino di posto, facendo la fila alla cassa la supermercato o la spesa in un mercato rionale. C’è molto da fare affinché si ritorni indietro, affinché questo un domani diventi solo un brutto ricordo. Tracciamo una linea, allora: non tra i facinorosi e gli altri manifestanti, ma tra il dialogo e la chiusura al dialogo; tra cosa crea rete, rapporti, forza, e cosa distrugge tutto questo.
Ma tracciamo una linea. E’ urgente.
Laura Spazzacampagna
Renato Lunedì, 17 Ottobre 2011 17:47 Host: 93-46-33-191.ip105.fastwebnet.it
Cara Laura,
sono Renato, 65 anni quasi, moglie e due figlie laureate, per trent'anni emigrante ora felice pensionato. Pacifico ma non pacifista. La violenza non mi piace ma mi rendo conto che fino a quando esistono i violenti si può reagire solo con la violenza.
Non sono riuscito a completare la lettura del tuo scritto.
Non offenderti ma se io fossi stato un responsabile del forum, tale scritto non lo avrei mai pubblicato.
Non si può e non si dovrebbe, per lo meno le persone intelligenti non dovrebbero, a mio avviso ben inteso, giustificare quello che è successo a Roma. Appoggio totalmente le ragioni della protesta, quella tranquilla, serena, oserei dire gioiosa. Come si potrei non appoggiarle? sono anche le mie ragioni!
Quello che, mi permetto di dire, tu non hai assolutamente capito, non voglio pensare di peggio, è che quelle alcune centinaia di teppisti se ne fregano altamente delle ragioni per le quali si manifesta. Sono presenti ovunque e per qualsiasi ragione anche assolutamente futile quale un fischio in più di un arbitro durante una partita. La loro testa è piena di violenza il loro corpo di sostanze "strane" probabilmente. Loro con predeterminazione hanno rubato a centinaia di migliaia di altre persone, non solo giovani, il diritto di manifestare, colpendo anche i manifestanti veri pur di farsi avanti. Per nascondere la loro intenzione si sono avvolti nella bandiera della pace per poi tentare di uccidere. Sì Uccidere!......o farsi uccidere.
Ora tu mi parli: "Perché dico che non è il carcere, l’isolamento e la segregazione degli elementi di disturbo, che hanno avviato le azioni violente? Perché l’effetto che hanno provocato è lo stesso effetto di cui sono stati nutriti dalla violenza sistematica di una politica verso le reti di relazione e di solidarietà sociale che erano stati posti in essere in una società un tempo democratica". Fine citazione
No cara Laura, questa gente non ha nulla a che vedere con quello che tu dici, sono delinquenti della peggior specie, per le loro teste bacate parole come politica, relazione e solidarietà sociale ecc. sono senza significato, o addirittura ridicole.
Ritengo la nostra società, che è anche mia e tua una società altamente democratica pur se non perfetta, e mi offendo quando qualcuno sostiene il contrario.
In una società non democratica episodi come quelli di ieri sono finiti in stragi. Siria. Ti basta?
Il semplice fatto che quello che è successo ieri sia potuto succedere dimostra senza ombra di dubbio la nostra democraticità. Su questo non ci piove.
Tornando a quei delinquenti che tu vuoi, nemmeno poco velatamente giustificare, io e la stragrande maggioranza degli italiani, diciamo: carcere ma carcere duro e lungo poi prima di poter rientrare nella società, quella vera, non la loro, un paio d'anno di lavori socialmente utili, anche in certi paesi detti sottosviluppati dopo aver pagato i danni causati ben inteso.
Io no ho i tuoi mezzi per poter esprimere il mio pensiero, così come tu hai fatto con il tuo, confido pertanto nella tua ospitalità.
Ciao Renato
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Alessandro Ricci Lunedì, 17 Ottobre 2011 17:51 Host: 93-46-33-191.ip105.fastwebnet.it
Cara Laura,
ho letto con emozione crescente le tue parole. Devo dire che, se condivise dal 90 % dei cosiddetti "indignati" (come sono certo che siano ), possono rappresentare la base per la crescita della consapevolezza del movimento nella sua forza. Quando scrivi: "Tracciamo una linea, allora: non tra i facinorosi e gli altri manifestanti, ma tra il dialogo e la chiusura al dialogo; tra cosa crea rete, rapporti, forza, e cosa distrugge tutto questo". Dici esattamente quello che è l'obiettivo fondamentale che il movimento deve porsi per crescere. Ancora una volta si è ripetuto lo schema di Napoli e Genova nel 2008 così bene descritto da Cossiga in un'intervista a la Repubblica in quello stesso anno: "Un'efficace politica dell'ordine pubblico deve basarsi su un vasto consenso popolare, e il consenso si forma sulla paura, non verso le forze di polizia, ma verso i manifestanti [...] l'ideale sarebbe che di queste manifestazioni fosse vittima un passante, meglio un vecchio, una donna o un bambino, rimanendo ferito da qualche colpo di arma da fuoco sparato dai dimostranti: basterebbe una ferita lieve, ma meglio sarebbe se fosse grave, ma senza pericolo per la vita [...] io aspetterei ancora un po' e solo dopo che la situazione si aggravasse e colonne di studenti con militanti dei centri sociali, al canto di Bella ciao, devastassero strade, negozi, infrastrutture pubbliche e aggredissero forze di polizia in tenuta ordinaria e non antisommossa e ferissero qualcuno di loro, anche uccidendolo, farei intervenire massicciamente e pesantemente le forze dell'ordine contro i manifestanti. (dalla lettera aperta alle forze dell'ordine dell'8 novembre 2008; citato in "I consigli di Cossiga", "la Repubblica", 8 novembre 2008)
Sapere e ricordare questo è importante per non farsi imprigionare nei fatti narrati dagli altri e per costruire modi e contenuti che inceppino questa macchina oscena.Forse così si può iniziare a tracciare quella linea, ma non basta. Fondamentale è che dopo Roma il movimento non si chiuda, non si faccia intimidire e rafforzi ed estenda la sua rete sociale con il confronto ed il dialogo. E pensi ad una qualche forma di organizzazione che sia il corpo vivo e riconoscibile del movimento. Un abbraccio, cara Laura
Alessandro
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Fulvio Maiello  |
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Località: Trento |
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Come il pifferaio di Hamelin
Alziamo lodi al Signore e intoniamo i peana che la circostanza richiede. Finalmente l’opposizione politica del nostro paese si è accorta dell’assurda e vergognosa situazione in cui è ridotto ad operare il Parlamento. Berlusconi, come il pifferaio di Hamelin, ci sta tutti traghettando verso il baratro. Tutti se ne sono accorti nel mondo, tranne gli italiani che cincischiano indecisi in attesa che ci pensi qualcun altro. Meglio tardi che mai, ma, se Bersani, Casini, Di Pietro e gli altri ci avessero pensato prima sarebbe stato meglio. Personalmente io sarei dell’opinione di intraprendere una guerra totale. Astensione continua dalle attività parlamentari fino alle dimissioni del premier oppure allo scioglimento delle camere. Vorrei vedere come se la caverebbe il Capo dello Stato,di fronte alla cancellazione di ogni forma di opposizione costituzionale. Qualcuno, per favore, spieghi a Franceschini o Di Pietro che i loro appassionati interventi non smuovono di un millimetro le falangi dei berluscones. La loro presenza in aula serve solo a legittimare l’abuso del potere e d è un fatto puramente formale. Allora ne prendano coscienza e lancino la palla al Colle, il quale non potrà cavarsela con una letterina. E’ un’azione politica che non può passare inosservata nel resto del mondo e, forse, spingerebbe i potenti della terra a intervenire in Italia, come fecero nel secolo scorso. Non abbiano timore perché ormai il re è nudo e, se non se ne sono accorti, segnalo loro che è iniziata la fine del capitalismo e del mercato come li intende Berlusconi. A questo mondo non c’è niente di eterno e tutto passa più o meno in maniera indolore ma più spesso con la violenza. Alla fine del settecento i francesi incavolati tagliarono un po’ di teste e regalarono al mondo i concetti di “Libertè, Egalitè e Fraternitè”, poi fu la volta dei russi, stanchi delle ruberie degli zar che ridiedero il potere al popolo. Poi finì come finì, ma non certo per volontà del popolo russo. Infine anche gli italiani si ribellarono ai soldati di Radescki e ci diedero la nostra Italia con le rivolte armate iniziate negli attuali covi della Lega. Vedi l’ironia della sorte, ma tanto Bossi non è in grado di capirla. Oggi si muovono gli indignados che rumoreggiano sotto le finestre di quelli che tengono nelle mani i destini del mondo: i capitalisti e finanzieri di Wall Street a New York. Allegri, la soluzione dei nostri problemi si avvicina, anche contro la nostra volontà.
Fulvio Maiello
Trento 13 ottobre 2011
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Fulvio Maiello  |
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Località: Trento |
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Mi stupisce l’assoluto distacco che la famiglia Berlusconi, se di famiglia si può ancora parlare, dimostra rispetto alle estemporanee uscite e trovate di Berlusconi senior. Cosa deve ancora fare perché si decidano a chiedere la sua interdizione prima che faccia male a se stesso dopo che al popolo italiano? Se aspettano ancora un poco delle sue grandi ricchezze troveranno ben poco perché di escort affamate è pieno il mondo e non avranno alcuna difficoltà a rosicchiare una pezza di formaggio così grossa e appetibile. La moglie lo ha abbandonato e i figli sono impegnati nella gestione dell’impero. Se qualcuno non provvede di tanta ricchezza rimarrà ben poco. Occorre ricordare che il denaro serve per vivere e non si vive per il denaro? Poiché ritengo molto improbabile un intervento in tal senso allora mi rivolgo a tutti gli italiani perché siano essi a fare qualcosa.. Non invito nessuno a prendere le armi, né a scendere in piazza, né ad altre forme di violenza ma solo ad un comportamento comune. Per prima cosa debbono tutti rendersi conto che Berlusconi è un uomo malato in preda ad un delirio di onnipotenza che più che di condanne penali ha bisogno di pietà e di cure. Purtroppo la spirale che ha iniziato va avanti, ormai, anche senza di lui. Pensate ai pesci che rilasciano milioni di uova perché qualcuno possa sopravvivere alla caccia spietata dei predatori in maniera da assicurare la sopravvivenza della specie. Anche Berlusconi ha disseminato dovunque le sue spore e non basta eliminare lui per guarire dalla infezione anzi dirigendo, come si sta facendo, tutte le attenzioni su quello che fa e dice, si lascia che i suoi discepoli continuino nella nefasta opera di distruzione. La mia ricetta, a questo punto, è di lasciare il premier al suo destino e non interessarsi più di quello che fa o dice e dirigere piuttosto l’attenzione di tutti gli uomini di buona volontà al contrasto delle metastasi disseminate sul territorio. Fin dai più piccoli paesi dove ci sono suoi seguaci, ai rappresentanti locali del suo partito e agli eletti nelle amministrazioni comunali, nelle provincie e nelle regioni occorre ritenere tutti costoro responsabili delle stesse colpe imputabili al capo e quindi esternare loro pubblicamente tutto le rimostranze, la condanna e il disprezzo della gente che non è più disposta a sopportare altre umiliazioni. Un invito particolare va ad alcuni personaggi del suo entourage che per una certa classe ed eleganza, di cui fanno sfoggio, pensano di potere tranquillamente sopravvivere all’imminente caduta del loro capo. Mi riferisco al sottosegretario alla presidenza Gianni Letta e al manager Fininvest Fedele Confalonieri. Se vogliono veramente bene al loro amico gli siano più vicini anziché dedicarsi alla musica classica e al teatro e lo aiutino a districarsi dal cul di sac in cui si è cacciato.
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Fulvio Maiello  |
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Il default della nazione
Quando una nave si inclina da una parte o dall’altra e comincia imbarcare acqua il suo destino è segnato ed è quello il momento in cui, per primi, i topi cominciano ad abbandonare l’imbarcazione. I topi sono animali, come ci dicono, non intelligenti eppure riescono a capire quando è arrivato il momento di mettere in salvo la pelle. I nostri deputati del popolo della libertà, invece, restano sordi ai segnali che stanno arrivando numerosi e sono tutti schierati sul ponte decisi a seguire il loro capitano negli abissi marini assieme alla nave. Onore alla dedizione ma che escano in fretta dalla scena. Quali sono i segnali? Anzitutto l’invecchiamento della televisione come strumento di propaganda e plagio delle masse. Ora è il web ad essere salito in cattedra e con la sua capillare rete di contatti è riuscito a scuotere anche i regimi dittatoriali che sembravano forti restituendo ai ve.ri titolari i diritti e la libertà. Berlusconi non è il padrone del web. E’ vero che anche da Internet bisogna guardarsi perché c’è sempre il rischio che qualcuno prenda la barra del timone per condurre la barca dove fa comodo solo a lui. Come prima cosa occorre fare delle norme ferree perché ciò non possa più succedere  arlo del conflitto d’interessi. L’altro segnale è lo scricchiolio della dottrina assunta a credo religioso dall’attuale premier:la globalizzazione senza regole. Berlusconi non riesce nemmeno a concepire che una società metta insieme tutte le forze disponibili per assicurare a tutti i suoi componenti una vita decente e tranquilla. Per lui l’unica legge che capisce e quella del far-west dove ha sempre ragione chi ha più pistole e spara per primo. Lo scricchiolio si è avvertito, ed è la prima volta, proprio nello stato in cui è nato: gli Stati Uniti d’America. Anche oltre oceano, come in Italia la politica, non essendo in grado, per come è gestita di governare i processi della società viene clamorosamente smentita dalle forze economiche che bloccano di fatto ogni provvedimento. Abbiamo visto tutti la fatica che ha fatto il presidente Obama per convincere i repubblicani a partecipare, sia pure solo formalmente, al salvataggio della nazione dal fallimento. Non è servito a niente: i mercati non hanno creduto agli impegni dei repubblicani e hanno fatto bene. Infatti i ricchi, prima di perdere un solo granello del loro denaro lo sanno tutti che sono pronti a rimangiarsi la parola data e non rispettare gli impegni assunti. Anche in Italia c’è la stessa situazione con l’aggravante che, malgrado la schiacciante maggioranza in parlamento, il governo non riesce a varare un solo provvedimento utile al paese e di tutto si parla tranne di provvedimenti che aggrediscano l’evasione fiscale, sottraggano parte degli enormi utili alle finanziarie, grandi aziende e patrimoni privati. Questi sono i provvedimenti che aspettano i grandi capitali internazionali per allentare la stretta e dare un momento di respiro alla nostra economia. I nostri governanti, come i repubblicani in America, fanno finta di non capire. Ciò si deve alla imbecillità e carenza di cultura sociale di chi ha la guida del paese. Cosa ci si poteva aspettare di diverso da una masnada di azzeccagarbugli falliti, domestici ignoranti, zoticoni, analfabeti, violenti, ladri e donne di strada, tutti guidati dal principe dell’imbroglio? Considerato che la televisione ha perso il potere di manipolare i fatti e nascondere la verità, gli italiani hanno ormai già compreso come stanno le cose e, ora, non resta che farlo capire a chi ci governa. Sarebbe poco elegante vedere tante donne, anche carine, fare la fine dei topi che non sono riusciti a scappare. Animo, muovete le chiappe, prima che sia troppo tardi.
Fulvio Maiello 8 agosto 2011-Trento
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Fulvio Maiello  |
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Sono stanco di parlare di politica e voglio prendermi una pausa. C’è un argomento nuovo che m’intriga ed è il web con la sue novità ma anche pericoli. Rappresenta indubbiamente il superamento della pubblicità cartacea prima e della televisione dopo. La grande novità è che prima i messaggi partivano da una origine ben determinata, chi pagava i costi, ed erano diretti a tutti, ora i messaggi sono personali e vengono scambiati tra privati. Almeno così ci sembra. Se si segue facebook si nota subito un intreccio di comunicazioni e scambi di foto e musica che, francamente mi sembrano esagerati. C’è un uso abnorme delle nuove tecnologie con un diluvio di foto digitali che, a pensarci bene, non tutte possono interessare i destinatari o i frequentatori della nostra bacheca. Certo che tutti si sentono in dovere di fare i complimenti ed esprimere sentimenti di condivisione che, a mio parere, suonano falsi da lontano. Sono indotto a pensare che il fenomeno nasce dalla solitudine e dalla mancanza o insufficienza di affetti sicuri. Sono tutte richieste di aiuto che arrivano da persone che non sanno più dove rivolgersi e mandano le loro invocazioni nell’etere. A qualcuno arriveranno. Ecco il pericolo: ora anche i nostri sentimenti più intimi vengono registrati e trasferiti in un database dalle proporzioni infinite. Se è vero, come è vero, che la conoscenza è potere anche gli impercettibili fremiti dei nostri cuori possono essere usati per scopi impropri e farci un domani schiavi di nuovi dittatori. Personalmente, sarà per l’età,preferisco tenere per me alcuni sentimenti intimi perché i destinatari non debbono avere bisogno di esternazioni verbali o cartacee per riceverli ma, naturalmente, non mi sogno neppure di rivolgere una critica a tutti quelli che li esternano volentieri a tutti. Vorrei solo che si aprisse una discussione franca e aperta su queste tematiche perché mi sembra impossibile l’abbondanza di amore che riempie le pagine del web.
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Fulvio Maiello  |
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Ai senatori e deputati del parlamento italiano
Non aspettatevi che mi rivolga alle loro signorie con l’appellativo di onorevoli, nel nostro caso fuori di luogo e alquanto opinabile. Vi chiamerò Signori che è molto più apprezzabile e più vicino al popolo italiano che, come si sa, è composto nella stragrande maggioranza di semplici signori. Signori miei, dunque, aprite bene le orecchie e pensate che ciò che vi dirò viene dalla voce di milioni di italiani, stanchi delle sceneggiate giornaliere nelle aule parlamentari e dell’ipocrisia degli atteggiamenti dei parlamentari tutti, senza eccezione alcuna. Comincio dal vitalizio assicurato a ogni deputato con un giorno di permanenza nella carica. Non basta più che ognuno di voi dica che personalmente vuole abrogarlo ma deve dimostrare, con voto palese, che si esprime in tal senso. Altra questione che dovete chiarire a tutti gli italiani è perché siete così ostinatamente attaccati al voto di fiducia ogni volta che si discute qualcosa di importante. Non vi rendete conto che, quando si vota a scrutinio palese, la fiducia al governo, assomigliate alle truppe cammellate dei deserti africani, al seguito del ras di turno. Non credo che, almeno molti di voi, abbiate la possibilità o la capacità di avere valutazioni autonome sui provvedimenti in discussione ma anche ci fosse un solo deputato di parere discorde deve inghiottire il rospo e allinearsi, pena la sua morte politica. Dimostratemi il contrario. Non c’è più il partito a indicare come votare, ma oggi è peggio, c’è il rais di Arcore, che è il partito cui genuflettersi. E’ mai possibile che quando si discute di leggi che interessano, direttamente o indirettamente il capo, non sia possibile neanche porre domande o proporre variazioni ma bisogna solo votare si? Guardate che l’Italia, malgrado tutto, è un grande paese, che, svanito lo charme per Berlusconi, non si fa neanche intimorire dalle pagliacciate di Bossi, Calderoli e Borghezio, né dalle sparate di Gasparri, La Russa e Brunetta. Come è stato possibile liberarci dal fascismo verrà il momento che sarà possibile cambiare ancora una volta la rotta e riprendere il cammino sulla via che la storia ha assegnato all’Italia. Ultimo avvertimento: quando la crisi economica, come oggi, tormenta milioni di italiani e tantissimi giovani sono senza una speranza nel futuro, tutti gli eletti dal popolo non dovrebbero pensare ad altro che non sia come aiutare i concittadini a uscire dalla crisi e trovare risposte per i giovani. Quindi parlamento aperto giorno e notte, senza ferie estive e commissioni al lavoro per inventare soluzioni. Non ci sono regolamenti delle camere o prassi costituzionali che tengano. Quando Annibale è alle porte non ci sono scuse che tengano. Ognuno dia il massimo e che il Padreterno ce la mandi buona.
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Fulvio Maiello  |
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E’ il momento di chiamare a raccolta ciò che resta dei miei neuroni, decimati da mesi di altalenanti accadimenti, per fare il punto della situazione. Le cose stanno esattamente al punto di partenza. E’ passata al senato, con il voto di fiducia, forse sarebbe meglio chiamarlo voto di obbedienza, l’ennesima legge costruita per permettere al premier di allungare i suoi processi fino a nasconderli nelle nebbie della prescrizione. Dobbiamo tutti fare più attenzione perché con questo sistema, collaudato mille volte, possiamo, da un giorno all’altro, ritrovarci un provvedimento legislativo che ci impone di cedere le nostre fidanzate e future spose, per la prima notte, al rappresentante dell’ordine costituito. Ci sarà sempre un Gasparri che, alzando la voce, troverà una spiegazione a questo, come a qualsiasi altro delitto, che la fantasia malata del suo padrone sarà capace di inventare. Il mondo intero è in difficoltà per via del decadimento morale dei suoi abitanti. Come spiegare altrimenti la febbre continua dei mercati finanziari che alimenta la povertà dei poveri salvaguardando sempre le posizioni dei ricchi? Vorrei che qualcuno mi spiegasse da cosa si origina il potere delle società di rating che tengono in ostaggio le economie dei paesi e ne decretano il successo e la caduta. Che nazionalità hanno? Con quali fondi si sostengono? Se sono sottoposti a un minimo di controllo istituzionale e contabile. Nella mia sospettosa ignoranza ho paura che queste società siano, con i dovuti parallelismi, l’equivalente dei servi del Berlusca, sempre pronti a colpire con tonnellate di fango gli antagonisti del premier. Quando una di queste società esprime una valutazione sull’economia di un paese le banche si affrettano a comprare o vendere titoli di quel paese causandone l’immediata crescita o la crisi profonda. E’ sbagliato pensare che se uno è preventivamente informato della valutazione in arrivo possa, agendo nella borsa, realizzare facilmente grossi guadagni? Siamo proprio sicuro che le società di rating siano composte da dirigenti e funzionari onesti? Mi chiedo se sono fuori di senno io che non riesco a capire come tante persone di buona cultura possono ancora credere nelle balle di una persona che ha costruito la sua straordinaria fortuna economica sulla corruzione e l’imbroglio e non sentono alcun rimorso e non provano vergogna guardandosi la mattina allo specchio. Ora il premier sembra stanco e assente e sono saliti sul proscenio le seconde linee. E’ il momento dei La Russa, Borghezio, Bossi e Calderoli e mi stupisce di non trovare più la Santanchè. Forse anche la sua inveterata dedizione alla causa del premier comincia a vacillare?
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Fulvio Maiello  |
| fulviomaiello@teletu.it |
Località: Trento |
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GLI ECCESSI DELLA POLITICA
Quando si parla degli eccessi della politica si viene tacciati di essere qualunquisti ma si omette di considerare la natura pervasiva, come una infezione, della tentacolare invasione delle lobbys e dei gruppi di potere. Tra questi ultimi mi pare che non si possa negare come la confraternita dei politici di tutti i livelli sia la più nefasta per le sorti del paese. Un insieme di persone che hanno posto il loro personale interesse in cima alle priorità della loro quotidiana attività. Hanno da ultimo licenziato l’ennesima manovra finanziaria sui conti dello stato che testimonia, se ancora ce ne fosse bisogno, lo stato di ignoranza e addirittura di pazzia in cui si trovano i nostri governanti. Rimandano le misure efficaci al prossimo governo e attuano subito i provvedimenti non solo più ingiusti ma che non portano alcun beneficio alla finanza pubblica. E’ perfettamente inutile continuare a protestare e colloquiare con chi non capisce perché incapace di intendere e volere. Occorre riaprire al più presto i manicomi e rinchiuderci tutta l’attuale classe politica prima che faccia diventare pazzi tutti gli italiani. Anche la cosiddetta opposizione merita tale sorte perché fa solo chiacchiere e mangia nel piatto assieme al governo. Se veramente non sono d’accordo con la maggioranza, visto che non hanno i numeri per cambiare qualcosa, perché non pensano di uscire dalle aule parlamentari e unirsi alla gente nelle strade? Nel parlamento lascino solo Berlusconi e i suoi servi, più o meno responsabili. A quel punto potrebbe intervenire il capo dello stato, la magistratura o l’esercito oppure la Nato come ha fatto con la Libia. Ho paura che, allo stato delle cose, non ci siano altre alternative.
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Fulvio Maiello  |
| fulviomaiello@teletu.it |
Località: Trento |
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Appello a Prodi
In Italia tutti parlano non avendo nulla da dire e contribuiscono ad accrescere lo stato confusionale dei cittadini. Non si sentono le voci che si dovrebbero sentire, le uniche che potrebbero aiutarci ad uscire dal pantano puzzolente in cui siamo immersi. Perché non si sente la voce di Azelio Ciampi, l’uomo che ci portò in Europa con i conti in ordine? perché non parla Prodi, la persona competente e onesta che quando stava realizzando la sua idea di paese fu impallinato dai suoi stessi alleati? Nessuno di questi due è morto ma è come se lo fossero. Per il rispetto dell’età tralascio Ciampi ma a Prodi vorrei lanciare un appello. Capisco che sia riluttante all’impegno attivo perché non si fida della sinistra attuale, come gran parte degli italiani che votano a sinistra ma che non vorrebbero trovarsi più tra i piedi i vari Bersani, D'Alema, Veltroni, Franceschini, Bindi ecc.. Signor Prodi debbo essere io a ricordarLe che la vecchia politica è morta e già puzza? Basterebbe una pubblica dichiarazione di lavorare per mandare a casa senza i vitalizi tutti gli attuali parlamentari e poi costruire un nuovo parlamento con lo scopo di fare una unica legge: prendere le risorse per riportare il paese nel posto che gli spetta in Europa, dal 10% dei cittadini che possiedono il 90% della ricchezza nazionale. Troverebbe il popolo di internet e la maggioranza degli italiani pronti a sostenerLa. Certo governare un paese è cosa molto impegnativa che richiede impegno, conoscenza e molte braccia lavorative cose tutte che può assicurare la pubblica amministrazione beninteso senza l’inquinamento che vi portano i politici di vecchio stampo. Coraggio, si decida a rimettere in moto l’Italia.
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Fulvio Maiello  |
| fulviomaiellop@teletu.it |
Località: Trento |
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Lo stato dell’arte
Appena passata l’onda entusiasmante delle votazioni per i referendum mi accorgo che è subito iniziato il reflusso. Come il mare che si ritira con la bassa marea lasciando che i granchi e i gabbiani incrocino le loro tracce sulla sabbia umida, così nel paese e ricominciato il solito valzer. La destra fa finta di niente, come nulla fosse accaduto e la sinistra è ricaduta nella sua consueta atmosfera di sospetto che la ingessa. Tutti i parlamentari, accomunati solo dall’ansia di proteggere i loro vitalizi e privilegi fanno finta di combattere, gli uni contro gli altri, ma in realtà uniti nello scopo di prendere in giro gli italiani. E’ ora di finirla con la distinzione di destra e sinistra che non significa nulla se non la ubicazione delle poltrone nell’emiciclo del parlamento: a destra, centro e sinistra appunto.
Siamo entrati nell’euro, grazie alla vista lunga dell’ultimo statista vero, il presidente Ciampi, ma siamo sulla via di uscirne per le pulsioni della lega, convinta di poter realizzare attorno a Milano un nuovo grande impero guidato da Bossi, Calderoli e Borghezio quale ministro della guerra. Il premier Berlusconi, appeso agli umori di Bossi, vara la riforma sollecitata dalla CEE ma con il solenne impegno che i risparmi e le risorse per azzerare il deficit saranno trovati non prima di due anni. Per il momento accontentiamoci di una minuscola manovra da uno o due miliardi di euro. La sinistra intanto dorme pensando a come riportare nel recinto Vendola. Ma crediamo veramente che a Bruxelles siano tutti tonti come gli italiani? Se non ci mobilitiamo in maniera permanente e non provvediamo in tempi brevi al ricambio dell’intera classe dirigente, dal presidente del consiglio, ai parlamentari e ai manager delle grandi società e imprese e delle banche e istituti finanziari ho paura che vedremo anche in Italia lo spettacolo oggi in onda sulle piazze greche.
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