17-12-2009 inserito da ciccio; categoria Accadi..menti. 
Il sogno dei ragazzi:
sedere con i loro coetanei immigrati
allo stesso tavolo della fratellanza
Conferenza al Secondo Istituto Comprensivo ''Giuseppe Melodia'' di Noto
Dal sogno alla liberta' ovvero dal sogno verso una realta' di uomini liberi. Ma la realta' non e' mai cio' che il sogno ci prospetta perche' il sogno e' una mera illusione. La realta' e' dura, ingannevole, mendace e illusoria, a volte devastante. E allora bisogna cercare di capire e di far capire alle nuove generazioni il perche' o i perche' si intraprende il viaggio che conduce allo sbarco e al risveglio dai sogni di liberta' ed emancipazione. Queste, in sintesi, le conclusioni della conferenza organizzata e proposta dall'Amministrazione Provinciale di Siracusa per volere del Presidente Bono e dell'Assessore Barbagallo e subito recepita dalla Dirigente Scolastica Nicoletta Lipani del Secondo Istituto Comprensivo ''Giuseppe Melodia'' di Noto.
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Sabato, giorno dodici dicembre, davanti agli alunni delle classi terminali, sono stati presenti il moderatore, Dott. S. Latino e Consigliere comunale di Rosolini, l'Assessore A. Falconieri per il comune di Noto, il Luogotenente Lucifora, in rappresentanza dell'Arma dei Carabinieri, l'artista e musicista tunisino Ramzi Harrabi, docente di lingua e cultura araba, e la scrittrice netina Maria Giovanna Mirano che ha fatto dell'immigrazione il suo filone narrativo.
Dai vari interventi e' emerso un quadro d'insieme poco edificante. Noi siciliani, abitanti di quell'isola crogiolo di popoli e di etnie, crocevia di incontri e scontri fra varie culture, abbiamo dimenticato che siamo i figli e i pronipoti di migranti che sono andati all'estero o in altre regioni italiane alla ricerca di lavoro e di una maggiore dignita' sociale. E il problema investe soprattutto noi, piu' meridionali dei tunisini, e la nostra terra, talmente vicina all'Africa da rappresentare il punto ideale per l'approdo di chi va alla ricerca di una nuova vita. Purtroppo lungo il tragitto della speranza ci sono organizzazioni malavitose spietate che traggono guadagno organizzando il viaggio su natanti che spesso arrivano vuoti e continuano a guadagnare attraverso lo sfruttamento dei sopravvissuti che vengono avviati verso lavori che calpestano la dignita' umana.
Chi parte lascia dietro di se' guerre, miseria, desolazione, persecuzioni politiche e religiose e tutti hanno un obiettivo positivo da perseguire, ovvero l'affrancamento dalla tirannia sociale e il riconoscimento di una pari dignita' nel rispetto dei diritti umani a prescindere dalle culture e dalle etnie. L'arrivo sulle nostre spiagge da' l'illusione di avere raggiunto la liberta', ma si tratta di mera apparenza. Il primo scoglio e' rappresentato dalla lingua per comunicare e dalla perdita della propria identita' e delle radici culturali. Si trovano sballottati tra mille difficolta' di carattere sociale, sanitario ed economico, per cui diventa facile lasciarsi irretire per delinquere. Dalle devianze di pochi, e' facile generalizzare e farne una questione di razza, ignorando che le persone cattive, buone, disoneste e oneste esistono dappertutto a prescindere dal colore della pelle e dal credo religioso. Anche loro si fanno un'idea sbagliata della nostra terra perche' anche loro, generalizzando, sono portati a considerarci inospitali e intolleranti. Tolleranza, dunque! Ma non nel senso di sopportazione, ma di comprensione e di aiuto nel percorso arduo e disagevole dell'integrazione attraverso la conoscenza delle leggi e della cultura del nostro Paese. Ecco perche' il progetto Cultura e legalita' dell'Arma dei Carabinieri, nato in un contesto diverso, abbraccia pure il problema dell'immigrazione. Dietro a ogni divisa c'e' un cuore umano che pulsa e si prodiga per venire incontro alle difficolta' esistenziali di chi arriva e per arginare il dilagare della delinquenza dovuta alla mancanza di una adeguata conoscenza delle leggi.
Parafrasando la celebre frase di Martin Luther King I have a dream, tutti i ragazzi, alla fine della conferenza, sono andati via con un sogno: sedere con i loro coetanei immigrati allo stesso tavolo della fratellanza.
Salvatore Di Pietro
Noto, dicembre 2009
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