MAURIZIO SANTORO SPAZIO A CURA DELLA LIBRERIA EDITRICE URSO CORSO GARIBALDI 41 96012 AVOLA e-mail info@libreriaeditriceurso.com vedi Catalogo Libreria Editrice Urso ![]() scarica IN PDF scarica IN WORD |
Maurizio Santoro
è nato ad Avola (Siracusa nel 1961. Le prime istintive ed ingenue
manifestazioni della sua naturale inclinazione per il disegno e per l'arte risalgono
all'infanzia. Frequenta il Liceo Scientifico e nel 1979 si iscrive alla Facoltà
di Architettura di Firenze, dove consegue la Laurea nel 1986. Quindi si trasferisce
saltuariamente a Milano dove tenta invano di aprirsi una breccia nel campo della
scenografia. Oggi lavora a Siracusa, dove esercita la professione di insegnante
di disegno. Qui frequenta sporadicamente gli ambienti artistici locali e riscopre
l'innato bisogno di comunicare attraverso la pittura, a completamento della quale
associa spesso la parola scritta. Nel maggio 2000, con la Personale dal titolo
"L'Anima e la Forma", tenutasi nei locali di Palazzo Beneventano a Siracusa, riscuote
un notevole successo di pubblico e di critica; altrettanto successo ha ottento
la sua Personale col titolo "La Barca del Sole", nei locali di Palazzo
Modica nel dicembre del 2000.
La giostra del cavalier errante, 1999, olio su tela, 120 x 60
In questi anni ho visto uomini e donne in cerca del successo arrampicarsi sugli specchi ed aggrapparsi a idee grandi come giganti dai piedi d'argilla. Credo che sapessero di fingere, senza mai capirne veramente il perché.
Io non so perché a volte le cose della vita appaiano così complicate ed incomprensibili, quando invece c'è solo da viverle, anche quando si sceglie di farlo da pittore. E allora mi chiedo "cos'è la pittura?"
Ci sono mille modi di intendere l'arte ed altri mille di intendere la pittura. Gli uomini contemporanei, immersi nel pragmatismo tecnologico più sfrenato da una parte e nel puro astrattismo teorico-virtuale dall'altra, non hanno ancora dimenticato i vecchi pregiudizi e i dogmi di un'arte fatta solo per piacere e soddisfare l'idea del "bello". In realtà gli artisti del passato si sono sempre adeguati ai gusti della loro epoca, ma il loro lavoro aveva un fine, una motivazione precisa, che li faceva partecipi del loro tempo e che vanno ricercati nei valori della cultura e della società in cui essi vivevano.
![]() L'esodo 2001, olio su tela, cm 60x60 |
Molti uomini ancora oggi, e tra questi, critici, mercanti e galleristi, concepiscono la pittura come un esercizio puramente tecnicistico, fine a se stesso, fatto per abbellire, per ornare, per arredare. Molti altri, irretiti spesso in vecchi preconcetti, vedono la pittura come un vago riflesso della natura, o semmai come un insieme di piccole astrazioni, fatte per ingannare l'occhio, ma per non dire nulla, dalle nature morte o quasi, alle piazze metafisiche, ai manichini spenti di vita, alla maniera e al citazionismo colto, avulso spesso dalla storicità del presente.
Altri pittori ancora, iconoclasti incalliti e dogmatici cultori del "genio" dell'artista, si sono consacrati alle grandi astrazioni, a volte pervase di profondi significati e notevoli intenti creativi, ma talvolta tradotte in versioni pittoriche incomprensibili, fatte appunto per confondere e per non far capire a chi vi si accosta.Il mio modo di fare pittura non prescinde dalla definizione della parola greca "techne", che significa arte, per cui, esso è rigore tecnico, formale e compositivo, ma non si ferma semplicisticamente al dato tecnicistico. Se la mia pittura attinge le conoscenze e le tecniche anche dai maestri del passato, ed in particolar modo del '700, non è per il puro compiacimento ed il virtuosismo della forma e del colore, nè per la nostalgia di un mondo antico ormai irrimediabilmente perduto, ma per il bisogno di ricercare nella storia le ragioni estetiche ed etico-esistenziali del presente. La pittura, come tutta l'arte, non può di fatto essere disincarnata dal tempo. Si storicizza per proiettarsi però fuori del tempo e dallo spazio ed abbracciare il nulla dell'essere, la libertà. E non può preoccuparsi solo di far bella mostra di sé, perché è sogno che parla della vita e viceversa.
La pittura autarchica, il virtuosismo tecnico, il manierismo pittorico, l'autocompiacimento estetico-creativo, l'astrattismo teorico, concettuale o altro, quale quello delle ultime tendenze artistiche, denotano spesso i limiti e l'inganno di un'arte-finzione che in quanto tale nasconde le verità per paura di essere e le maschera di belle forme o immagini incomprensibili per non rivelarne la vera natura; per mal celare cioè alla società contemporanea le debolezze e le colossali incertezze di una cultura sostanzialmente inadeguata e devota, come sa di essere, al consumo e al banale.
Maurizio Santoro
Il sacrificio
degli eroi, 2000, olio su tela, 130 x 170
<<L'anticonformismo di Maurizio Santoro, prima che nel suo carattere si materializza nelle sue tele. Inquietanti, sugggestive, fuori dagli schemi tradizionali, anche se alla ricerca di un messaggio che cavalca i secoli Sogni. Quei sogni che spesso cerchiamo di ricordare, o di raccontare e che fatalmente dimentichiamo, Santoro li colora, li dimensiona in spazi razionali (...) Un artista che i più superficiali potrebbero definire tout court originale, ma che i più attenti hanno già avuto modo di scoprire quale inventore di messaggi pittorici unici ( )>>
(Domenico Formica, giornalista)
Tautologia di una bambola, 2000, olio su tela, 60 x 80
<(. . .) La sua non è pittura di realismo ripetitivo, ma è messaggio di istanze culturali, è desiderio di un mondo migliore, esigenza di rottura dei conformismi e delle banalità nelle quali, spesso, la nostra quotidianità si imbarbarisce.
Maurizio Santoro non si è adagiato, non si è rassegnato alla maniera corrente e continua a dare alimento al sogno. Il sogno di un mondo di uomini umani, di uomini ricchi di affetto e sentimenti, di uomini che con la natura siano capaci di stabilire rapporti simpatetici e di collaborazione. (. . .)>>
(Emanuele Messina, docente)
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