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Poesia della settimana

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684) giuseppe guarraci  Maschio
Città:
siracusa
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sabato, 10 novembre 2018 10:47 Commenta Invia E-mail

IN UN MATTINO DI PRIMAVERA



Dove ti ho cercato
ti ho sempre trovato.

Ti ho cercato nei miei sogni
di ragazzo sperduto
in un mattino di primavera
e ti ho trovato,
leggera, leggiadra,
a cavallo della tua giovinezza,
scortata sempre dal mio amore,
sui cirri colorati della mia fantasia.
C’eri!

Ti ho cercato
nel giardino della mia fanciullezza
quando ignaro del futuro,
con le mani protese,
correvo senza sosta
contro le mie illusioni.
C’eri,
piccina e spaventata
ai margini del mio cuore.

Là,
nel silenzio della mia memoria
c’erano i tuoi occhi verdi
e le tue labbra di corallo,
i tuoi capelli corvini
e la bellezza
dei tuoi quindici anni.
C’eri!

Ti ho cercato
nei battiti di un orologio
che scandiva
i momenti felici del mio cuore.
Eri presente
nel tic tac del tempo
che scorreva veloce
disintegrando
gli anni migliori
della nostra vita
che si perdevano
nel fondo di un pozzo
senza fine.

Eri presente
e ci sei ancora
accanto ai nostri figli
ai nostri nipoti
con la tua saggezza
con la tua comprensione
con il tuo amore.

Ti ho cercato
nei lunghi ricordi della mia vita,
nei passi tumultuosi
della mia esistenza,
nei momenti bui
del mio travagliato essere,
nel sentiero tortuoso
della mia vita,
e la tua luce lì
a schiarire le mie paure,
a dipanare i miei attimi di tristezza,
ad addolcire le mie delusioni,
a ridarmi speranza
per la mia vita.

Con te,
posso incamminarmi
negli ostici anfratti di questo mondo,
nel pantano di questo mare,
per quel viottolo a te noto,
dove mi porti
tenendomi per mano.

Ti cercherò sempre
come un bimbo spaurito
e so che ovunque io ti cerchi
tu ci sarai,
come ci sei stata
fino all’autunno del nostro sogno
che ci ha colorato di grigio
i nostri capelli,
ed ha arricchito la nostra persona
di quella saggezza
che con il tempo
ci porterà ai confini del mondo.

Quando il vento
batterà
silenzioso o tumultuoso
nei miei momenti di vita
sentirò la tua presenza rassicurante
e mi sentirò forte
come sempre.

Ma quando tu,
sola nel tuo silenzio,
nelle tue paure,
sola nei tuoi dolori,
nelle ansie di tutti i giorni,
nei momenti facili e difficili,
della tua esistenza,
mi hai cercato,
io c’ero?

Quando mi cercherai,
in qualunque momento
della tua vita,
io ci sarò?


Giuseppe Guarraci
683) sv 
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martedì, 27 marzo 2018 23:39 Commenta

Non so dove ricordarti
Nella testa che sale o che scende ti muoverai troppo
Alla ricerca delle mie attenzioni, dei miei giorni alla finestra
In cui placo la ragione sputando o ammazzando ragni neri.
Nel cuore scarlatto farai troppo male
Avrei bisogno di una chiave per chiuderti dentro
E farti vivere e morire con me senza dir nulla.
Lasciarti vagare nuda e leggera come il cotone tra la pelle
Nell’azzurro davanzale che colora i miei occhi
Sarebbe come piantarti in piedi
A difesa delle mie cose più intime
E farti proseguire illesa.
Mi commuoverei nel sentire crescere il vuoto che rimarrebbe
Espellendoti dalle zone d’ombra dello stomaco
Nel ventre sarei costretto ad abortirti in fretta
E con dolore; pulendolo avrei più sete e più bisogno di te,
dalle vene al cuore,
della tua mano che attraversa il mio corpo
e si infila tra i miei desideri.
Non so dove ricordarti
Dove metterti
Non so come evitarti
Così brucerò tutto ciò che ho di te
Una foto, una frase, un fatto, un errore
E i frammenti li butterò nella spazzatura,
cominciando a respirare più a fondo.
682) gm 
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domenica, 3 dicembre 2017 13:01 Commenta

A fatica
Riesce a estrarlo un po’ deformato
E lo colpisce al centro,
né freddo né caldo,
sta dritto come uno starnuto
credendosi in trappola
si sviluppa nell’intimo
come una luna
e nella sua bocca scivola libero, non avendo l’obbligo di roteare.
681) gm 
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sabato, 18 novembre 2017 22:03 Commenta

Quando lo incontrai due mattine prima
Sua madre mi disse che voleva che imparasse a leggere
Ad Aver familiarità con i pensieri
Adesso non ha più il mondo nei suoi grandi occhi
Sapevo che non era possibile la ricerca
La vita per alcuni non dà scampo dalla miseria
Le colombe per loro sono soltanto stupide colombe
Che rubano lo stesso cibo
Forse i topi sono più diligenti perché temono qualcosa
E parlano piano, molto più piano quando il quartiere
È brulicante di gente, motori e spazzatura.
Ora è fermo sulle scale
Con l’angolo del braccio piegato
E l’odore umido dell’aria che bagna ancora i suoi capelli
La madre è stata costretta a traslocare
è in piedi poco più avanti di questa via
col ventre già rotondo non va da nessuna parte.
680) Paola Carrozzo  Femmina
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venerdì, 29 settembre 2017 14:09 Commenta Invia E-mail

Raggi di luna

Un'accesa rotondità lunare
cade frammentaria
adagiandosi sulle acque increspate
di un'illusione finita.

Non piú un volto
che dia conforto al mio silenzio.

Solo il ricordo evanescente
di una luce surreale
si riverbera ora nei miei occhi
in un delicato equilibrio
di infinite distanze.
679) giuseppe  Maschio
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martedì, 6 giugno 2017 14:14 Commenta

anche se passo in fretta davanti a ogni delusione
ora non capisco più a che punto io sia
come un insetto nell'ambra
smetto di grattarmi,
e divento rigido.
678) rita 
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sabato, 18 marzo 2017 23:05 Commenta

In quest’isola di assegni in bianco, di aquiloni
Bianchi adoratori del sole e del fuoco,
gli stessi che facevo volare in letizia da bambino
e che non vedevo tornare se non oltrecielo,
quel cielo che alza pesantemente la luce
apparendo a mezzogiorno una piattaforma
scintillante, sempre al termine della sua trasparenza,
come oro che dubita di poter illuminare
credendosi fermo, a guardia dell’ozio
delle epoche lontane
in cui più mani e notti trattengono
il fulgido discendere dell’estasi.
Contro il petto del sud
Vi è una croce che delinea le rotte
E definisce la verità tra due fila di panni stesi ad asciugare
677) sara 
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giovedì, 9 febbraio 2017 00:00 Commenta

Ho ammazzato ieri l’altro una cavalletta azzurra
Rannicchiata in un angusto spazio della casa
L’ho trovata sulle scale mentre al buio brancolava
In cerca della serratura
chi deve morire può fare a meno dell’ingresso
così zoppicando un poco cominciò una cauta discesa
a contatto con il metallo aprì le alette divertita
squassato il petto furiosamente
prima di ritrarsi guardò in alto
cercando qualcosa con gli occhi enormi.
Lo feci per lei a ridosso della Pasqua.
A tutt’oggi quella tovaglia è rimasta chiusa non ha fatto in tempo
A sbiancarsi.
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