IL
CAIMANO Hai visto il Caimano di Nanni Moretti?
La stessa idea del regista era venuta anche a me (...) se puoi
e vuoi ti autorizzo a metterla on-line sul tuo sito in modo che
chi lo volessre può leggerla gratis. Naturalmente se prima
piace a te.
Un caro saluto
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IN WORD
Fulvio Maiello
(Nato a Pachino nel 1937. Fino al 1960 vive a Noto, quindi inizia
l'attività in qualità di funzionario dell'amministrazione
pubblica, si trasferisce a Trento, sua attuale residenza. Buon
conoscitore del Trentino, non ha però dimenticato la sua
terra natale, sintesi di armonia, cultura e tradizioni. I suoi
scritti ne sono la testimonianza.
Capita spesso che chiami i suoi amici (Benito Marziano, Ciccio
Urso, ecc.) per dir loro con allegria: - Sto arrivando. Vi voglio
incontrare.
Presso la Libreria Editrice Urso sono sempre disponibili:
Maiello Fulvio, Tra cielo e mare, 2003, 8°, pp. 240,
Euro 14,00
Maiello Fulvio, La Coda del diavolo, 2004, 8°, pp.
160, Euro 12,00
Acquista
) |
SYDNEY
li 17 / 05 / 05
GENT.MI AMICI DELL'ALTRA SICILIA, E IL MAGAZINO L'ISOLA, ANCHE
NON ESSENDO VICINO A VOI'ALTRI, MI SENTO VICINO A TUTTI, I CONCORENTI
DI QUESTI TRE GIORNI, DI CONFERENA A MAZARA DEL VALLO, IL MIO
NON E UN GRIDO, MA E UN GRIDO CHE AMATO SEMPRE LA SICILIA ANCHE
ESSENDO LONTANO.
A QUESTO PUNTO DEVO DIRE FORZA L'ALTRA SICILIA E COME L'ISOLA,
PORGO I MIGLIORI AUGURI ED BUONA FORTUNA A TUTTI GLI ORGANIZATORI,
QUANDO MI CHIAMATE SONO SEMPRE ALLA VOSTRA DISPOSIZIONE, ANCHE
NON FINANZIARIO, PERCHE` SONO 32 ANNI CHE NON LAVORO ED SONO RIMASTO
INVALIDO DAL BRACCIO DESTRO.
VI SALUTO A TUTTI, ED UN CARO SALUTO A TUTTI I SICILIA NI NEL
MONDO. ED A TUTTI GLI AMICI DI QUESTO SITO.
ANTONINO BIONDO |
Le
elezioni regionali nella Penisola e la ''terza via'' siciliana
Com'è noto si sono appena rinnovati 13 dei 15 consigli
regionali della Penisola Italiana e un altro (quello della Basilicata)
si rinnoverà a breve. Com'è noto nel Paese c'è
stato un sostanziale cambiamento negli equilibri tra gli schieramenti
e, se non intervengono fatti nuovi, anche l'anno prossimo il risultato
dovrebbe essere confermato traghettando l'Italia da una legislatura
di centro-destra ad una di centro-sinistra. Cosa cambia tutto
ciò per la Sicilia?
In un certo senso non cambia nulla, a parte alcune anomalie
del "berlusconismo" che finalmente verrebbero rimosse
in modo salutare, e cercheremo di spiegare perché.
Dal dopoguerra agli anni '90 in Sicilia il voto non cambiava
mai, era come ingessato, a parte una lenta erosione del voto
di sinistra che andava di pari passo con l'inurbazione selvaggia
che spopolava i tradizionali comuni "rossi" e popolava
le più moderate metropoli. Era come se l'elettorato siciliano
fosse "drogato" da qualcuno, ed in effetti lo era,
con un consumismo garantito da un assistenzialismo che non aveva
pari in Italia, questo a sua volta "prezzo" da pagare
alla Sicilia perché mettesse da parte i suoi progetti
di autonomia sostanziale o di separatismo e si assimilasse del
tutto alla compagine nazionale.
Questo equilibrio si è prima incrinato e poi rotto di
pari passo con le trasformazioni conseguenti alla famosa "caduta
del muro di Berlino" ed all'irrompere della globalizzazione:
la Sicilia viene abbandonata progressivamente a se stessa (è
cronaca di questi anni) senza che abbia più in sé
il germe di una autopropulsione che possa garantire una speranza
per il suo Popolo. Senza quasi più identità, senza
tessuto imprenditoriale, senza strutture sociali ed istituzionali
stabili, l'Isola va lentamente alla deriva, le sue imprese chiudono
i battenti, i suoi giovani emigrano, etc.
Di fronte a questo naufragio storico come reagisce il Popolo
Siciliano? Intanto dando segni di progressiva inquietudine attraverso
una forte instabilità elettorale... Il voto di scambio
declina (ci sono ben pochi "favori" da promettere
ormai), il voto ideale non decolla,... resta il voto di protesta,
dato all'oppositore di turno con la speranza (segno di immaturità)
che ci faccia tornare al quarantennio felice di "Mamma
Regione".
Così si spiega in gran parte la ventata "progressista"
degli anni '90, quando di colpo sindaci e liste cittadine emerse
praticamente dal nulla intercettarono il primo malcontento e
diedero il primo scossone al "pentapartito consociativo"
che governava asfitticamente la nostra Terra.
Quella fu la c.d. Primavera Siciliana, non priva di un genuino
risveglio delle coscienze, ma presto asservita alle nuove maggioranze
"nazionali" che si rivelarono incapaci di dare una
risposta alla disperazione siciliana. Ad un certo punto questa
fu più forte del desiderio di moralizzare la politica
e i Siciliani svoltarono a destra, già alla fine degli
anni '90, in maniera ancor più radicale e rapida, fino
al 2001, annus horribilis della sinistra siciliana, anno del
"61 a 0" per chi non lo ricorda.
Ovviamente neanche il nuovo padrone ha fatto nulla per la Sicilia
e il malcontento della Sicilia ora comincia a girare in senso
opposto. Sull'onda del risultato nazionale non ci vuole molto
a prevedere una stravincita del centro-sinistra a Catania e
altrove e un ricambio alla Regione l'anno prossimo.
Ma ancora una volta i Siciliani si stanno illudendo, questa
volta che gli "avanzi" della Primavera possano garantire
qualcosa in più di un triste Autunno, come prima che
l'Uomo della Provvidenza facesse diventare ricchi anche noi
come lo era diventato lui. Si sono ribadite queste cose perché
spesso la memoria appare corta e invece bisogna mantenerla sempre
viva.
Il punto è che bisogna prendere coscienza che la Sicilia,
pur appartenendo alla compagine politica, culturale e statuale
italiana, ha un conflitto permanente di interessi con la Penisola!
Questa è la specialità siciliana!
Non ci sarà mai governo italiano che "spontaneamente"
farà emergere le superbe potenzialità dell'Isola
in quanto queste offuscherebbero quelle del Continente. Valga
un esempio per tutti: la Sicilia ha la dimensione di una media
nazione europea e come tale avrebbe bisogno di un tessuto adeguato
di aziende di credito. L'Italia, attraverso il suo istituto
di vigilanza, ha provveduto a distruggere ogni cosa sperando,
invano, di poter combattere la concorrenza straniera. E più
l'economia italiana declina, più duro sarà il
"colonialismo interno" nei confronti della Sicilia
per cercare di salvare il salvabile. Per uscire da questa spirale
di sottosviluppo e sfruttamento non c'è che una via:
l'Autonomia nell'unità politica, quella vera, fino al
federalismo e oltre, fino alle soglie del confederalismo.
Si dirà: ma la Sicilia non è già autonoma?
No! Non lo è mai stata se non sulla carta, su quella
Carta che oggi si sta cercando di distruggere con una controriforma
minimalista. Applichiamo lo Statuto in modo integrale, ampliamone
i confini se necessario e non torniamo al centralismo che svuoterà
la Sicilia di ogni risorsa e di ogni speranza. Ma - e questo
è il punto critico su cui i Siciliani dovrebbero maturare
- solo forze politiche autonome possono fare funzionare un'Autonomia
differenziata come la nostra, così come accade in tutto
il mondo nelle Regioni come la nostra a vocazione e dimensione
quasi nazionale.
I partiti nazionali saranno sempre con la testa a Roma o a Milano,
dove pulsa il cuore della nazione, e la Sicilia e troppo grande
e troppo lontana per ricevere sufficiente sangue e ossigeno
per poter vivere dignitosamente.
I partiti nazionali, anche i più seri, potranno al più
volere una Sicilia meno corrotta, ma mai segnare una svolta
per il nostro Popolo ormai segnato da due secoli di colonialismo
italiano. I partiti siciliani sì, perché sentiranno
la Sicilia come la loro Polis, siano poi essi di destra, di
sinistra, socialisti, liberali, conservatori, nazionalisti,
confessionali o laici,...
Solo questa via potrà dare un senso alla nostra Autonomia
speciale. Questa che noi chiamiamo "terza via siciliana",
per distinguerla da altre terze vie, ma con la connotazione
comune di essere un cuneo tra due schieramenti che in Italia
saranno contrapposti ma che per noi sono in sostanza equivalenti.
Solo se un'avanguardia di Siciliani lungimiranti e coraggiosi
(la vera autonomia richiede coraggio) saprà mandare una
delegazione sicilianista, anzi soltanto "veramente e solamente
siciliana", ai parlamenti nazionale e regionale, per noi
potrà cambiare qualcosa, magari poi negoziando con gli
schieramenti nazionali nel solo interesse della nostra Piccola
Patria.
L'Altra Sicilia, associazione di diritto internazionale a tutela
della Sicilia e dei Siciliani "al di qua ed al di là
del Faro", auspica perciò il formarsi di una terza
forza, o di un terzo schieramento di forze, anche modeste, perché
bisogna pur cominciare, realmente indipendente dai due schieramenti
(quindi niente "patti per la sicilia", "primavere
siciliane" o "nuove sicilie" che, si è
visto, non servono a nulla). Schieramento che, per carità,
nulla abbia a che vedere con le formazioni nordiste di Bossi:
il nostro è un Autonomismo vero e storico, radicato in
una nazione antica di millenni e non un gruppo di xenofobi di
una nazione inventata (la Padania), simile perciò ad
altri autonomismi (quello sudtirolese, valdostano, sardo) che
non a caso hanno mantenuto la loro equidistanza, seppure in
un accordo strategico col centro-sinistra dettato da condizioni
congiunturali. Già qualche timido segnale ci potrà
essere nelle prossime amministrative di maggio. Se le cose andranno
bene, daremo una lezione a tutti quei rappresentanti in Sicilia
di partiti italiani che prima di pensare sono abituati a fare
una telefonata nel Continente.
Né Destra, né Sinistra, né Centro: solo
e sempre Sicilia!
Bruxelles, 05/04/2005
"L'ALTRA SICILIA" - Al servizio della Sicilia
e dei Siciliani
("
http://www.laltrasicilia.org <http://www.laltrasicilia.org/>
")
|
"Festa
dell'Autonomia"L'Altra Sicilia, associazione
di diritto internazionale a tutela della Sicilia e dei Siciliani
"al di qua ed al di là del Faro", informa tutti
i Siciliani sparsi per il Mondo che, dopo 59 anni dall'ottenimento
dell'Autonomia Speciale, con il nostro fondamentale contributo
si è riusciti ad ottenere che se ne celebrasse la ricorrenza,
il prossimo 13 - 14 - 15 maggio 2005 nella Città
di Mazara del Vallo, che ringraziamo sin d'adesso, e ciò
non più con i soliti aridi convegni riservati a politicanti
ed intellettuali, ma con una grande festa popolare.
Questo incontro sarà, nei nostri auspici, non solo un'occasione
per ricordare i 59 anni di autogoverno, con i suoi limiti, con
le sue speranze e con le proposte per il futuro, ma anche una
grande occasione per celebrare l'identità, troppo a lungo
negata, dello stesso Popolo Siciliano.Festa dell'Autonomia quindi,
ma anche festa della Sicilia e dei Siciliani che, in Patria o
"al di là del Faro", hanno sempre avuto a cuore
la loro Terra e ne hanno portato alto il nome.
Ci saranno espositori, intrattenimenti, tavole rotonde e iniziative
su cui L'Altra Sicilia si sta impegnando in prima persona perché
siano di alto livello come la Nostra Terra e i Nostri Concittadini
meritano.
Invitiamo, perciò, tutte le Sorelle e i Fratelli Siciliani
ad intervenire numerosi in quei giorni ed a pubblicizzare l'evento
ad amici e conoscenti. In particolare esso può diventare
un appuntamento annuale per la "diaspora" di un Popolo
costretto a trovare altrove la propria fortuna; molto dipenderà
da tutti noi, da quanto ci crederemo e da quanti interverremo.
Viva la Trinacria, Viva il Vespro e Viva la Sicilia!
Per maggiori informazioni inviate una mail a Info@anniversariostatutosiciliano.org
|
STORIA
BREVE
Un vecchio arabo residente a Chicago da più o meno quarant'anni,
vuole piantare delle patate nel suo giardino, ma arare la terra
è diventato un lavoro troppo pesante per la sua veneranda
età. Il suo unico figlio, Ahmed, sta studiando in Francia.
Il vecchio manda una e-mail a suo figlio, spiegandogli il problema:
- Caro Ahmed, sono molto triste perché non posso piantare
patate nel mio giardino quest'anno, sono troppo vecchio per arare
la terra. Se tu fossi qui tutti i miei problemi sarebbero risolti.
So che tu dissoderesti la terra e scaveresti per me. Ti voglio
bene. Tuo padre.
Il giorno dopo il vecchio riceve una e-mail di risposta da suo
figlio: - Caro papà, per tutto l'oro del mondo non toccare
la terra del giardino! Lì è dove ho nascosto ciò
che tu sai... Ti voglio bene anch'io. Ahmed.
Alle 4 del mattino seguente, a casa del vecchio arabo arrivano
la polizia, gli agenti dell'FBI, della CIA, gli SWAT, i RANGERS,
i MARINES, Silvester Stallone, Arnold Shwarzenegger ed i massimi
esponenti del Pentagono, che rivoltano il giardino come un guanto,
cercando antrace, materiale per costruire bombe o qualsiasi altra
cosa pericolosa. Non avendo trovato nulla, se ne vanno con le
pive nel sacco... Lo stesso giorno l'uomo riceve una e-mail da
suo figlio: - Caro papà, sicuramente la terra adesso è
pronta per piantare le patate. Questo è il meglio che ho
potuto fare, date le circostanze. Ti voglio bene. Ahmed. |
SPAESARSI
Nel
momento in cui la società contemporanea vive uno stato
di profonda crisi perché tanti valori che credevamo immutabili
devono essere adattati alle nuove esigenze della realtà
quotidiana; nel momento in cui anche le città si adeguano
ai cambiamenti e mutano le architetture e la stessa morfologia
dei luoghi; nel momento in cui i punti fermi del nostro vivere
civile vacillano e la stessa famiglia - come la scuola ed anche
la città - vengono rivisitate, noi Siciliani al di là
del faro, che certamente viviamo più intensamente i cambiamenti,
noi Siciliani, che pur abbiamo adattato il nostro stesso esistere
al cambiamento, ci sentiamo spaesati e ancora preda del lieve
malessere che ci consente, alla fine, di tirare avanti.
Così immaginiamo male quel braccio di mare - metafora della
nostra stessa esistenza, fonte inesauribile di magie, luogo di
mostri e pesciluna - attraversato da un manufatto di tubi e cemento
ad interrompere le maree, stravolgere le falene e i risvolti della
memoria.
Ma chi vive nel luogo in cui è nato forse non subisce drammaticamente,
come succede a noi, lo sconvolgimento dei suoi luoghi della memoria
e vede nuove possibilità di sviluppo e nuove progettualità,
ad esempio, nella costruzione di un ponte per l'attraversamento
dello Stretto.
Certamente poi, lasciati da parte per un attimo gli entusiasmi,
non può non concordare con noi sull'inutilità di
un'opera che non può essere un "solo", ma necessiterebbe
di essere piuttosto un "unicum" di infrastrutture, purtroppo
inesistenti.
Come dimenticare, infatti, che la ferrovia da Napoli a Reggio
Calabria viaggi ancora a scartamento ridotto e che una semplice
frana, l'anno scorso, abbia potuto interrompere, per ben 14 giorni,
i collegamenti Nord-Sud?
Come dimenticare che il sistema autostradale isolano, a distanza
di 30 anni quasi, non abbia ancora ultimato il collegamento Messina-Palermo
e che non esistano ancora autostrade interne per collegare Enna
ad Agrigento, o Siracusa a Licata?
Che dire poi dei porti, abbandonati, noi che da Isola, di porti
ed economie marinare dovremmo poter vivere?
E che dire del bisogno inappagato d'aeroporti, (insufficienti
i soli esistenti di Palermo e Catania) soprattutto per assicurare
i bisogni interni dei Siciliani e per dirottare sull'Isola milioni
di viaggiatori e turisti?
E che dire della mancanza di una compagnia di bandiera, una compagnia
aerea della Sicilia e per la Sicilia, da sempre ostacolata e avversata?
Ma certo un ponte, ci dicono, collocherebbe l'Isola sugli standard
del progresso, come un tram a Messina o la metropolitana a Catania
situerebbe queste città sulla linea delle grandi metropoli
continentali. Perché adeguarci agli standard di città
che non hanno le nostre caratteristiche, perché omologarci
alla città delle nebbie e del nord lontano, noi che viviamo
di vento e di luce?
Spesso sembra di ritornare indietro nel tempo, confrontati con
problemi sempre uguali, oggi come allora, problemi che derivano
tutti dall'invenzione di quella colonia Sicilia, attuata dallo
Stato centrale attraverso la rapina delle risorse finanziarie
esistenti, l'alienazione delle manifatture diffuse, la distruzione
delle colture pregiate, e, in tempi più vicini, l'emigrazione,
effettiva diaspora delle popolazioni siciliane.
I grandi fautori di tali metodi, definiti pragmatismo, sono nomi
celebrati nei testi di Storia patria: Garibaldi, Cavour, Depretis,
Giolitti, Crispi, in realtà veri maestri di cinismo in
unepoca storica che oggi viene pur rimpianta come alba di
democrazia e di libertà.
Restava invece notte fonda per il sud che, a distanza di oltre
cento anni, vede ancora irrisolta la questione meridionale:
Il nord vocato, per grazia divina, allo sviluppo e al benessere,
il sud destinato a rimanere colonia, grazie anche e soprattutto
al consenso di cittadini parassiti e mafie intrallazziste che
rappresentano ancora il vero nemico del meridione.
Così è la classe politica siciliana la principale
responsabile dell'arretratezza dell'Isola.
La classe politica siciliana ha consentito (ed ancora lo consente),
che gli interessi siciliani venissero sacrificati a quelli delle
regioni forti, che la nostra agricoltura cedesse di fronte a quella
della zona padana, che il turismo venisse supportato piuttosto
in Liguria o in Romagna lasciando colpevolmente insufficiente
il sistema dei trasporti isolano e alimentando i problemi siciliani
dellacqua e della sua distribuzione attraverso acquedotti
fatiscenti. La classe politica siciliana ha volutamente ignorato
lesistenza di milioni di Siciliani che vivono ed operano
nel nord lontano e che sempre hanno dato allIsola senza
nulla mai chiedere.
Prima dellunificazione la Sicilia contava effettivamente
su tutti i mercati internazionali. Non solo l'agricoltura competeva
direttamente ma anche le manifatture tecniche e meccaniche, i
cantieri e le ferrovie.
Con l'unificazione si è interrotto il processo di sviluppo
della società isolana. Senza una forte tradizione municipale
l'Isola si è trovata impreparata: senza un centro e con
un centro lontano. Senza più guida l'economia siciliana
si è come bloccata, è rimasta alla terra, paralizzata
per decenni al lavoro dei campi. Con il conseguente abbandono
della terra, alle classi più sfavorite rimaneva una sola
drammatica alternativa: la partenza, l'emigrazione, mentre le
classi più evolute migravano verso la burocrazia dello
Stato centrale.
In un'epoca di mondializzazione imperante, lo sviluppo oggi si
muove per territori. È il territorio che ingloba ed esprime
le conoscenze per il suo stesso sviluppo, è solo il territorio
con il suo popolo e il suo capitale che può promuovere
perciò benessere. Da tutto ciò discende come corollario
la necessità di banche ed istituti di credito locali, insiti
nella realtà del territorio, capaci di dirottare il credito
verso il territorio, capaci di individuare le esigenze del territorio
perché lo conoscono nei minimi dettagli e ne possono interpretare
i bisogni.
Ma in Sicilia ciò non è possibile, proprio perché
non esiste più una Banca siciliana, un Istituto di credito
capace di finanziare progetti specifici, progetti speculari al
territorio, progetti isolani. Tutto è fatto nella sede
centrale, lontano dal. territorio e nella completa ignoranza delle
reali esigenze dello stesso
Questione siciliana quindi, composta certo in mille sfaccettature,
e che può risolversi soltanto con l'autodeterminazione
e lautogoverno del Popolo Siciliano, che finalmente deve
riappropriarsi della propria storia e del proprio destino, anche
con l'elezione nellassemblea regionale di siciliani eletti
all'estero proprio dai siciliani residenti all'estero.
Questione siciliana da affrontare e risolvere con urgenza oggi
che il sistema Italia sta arrivando alla deflagrazione delle contraddizioni
accumulate per decenni e che un partito del 3% riesce persino
a dettare regole valide per tutti, mentre "la terra impareggiabile"
è costretta a sopportare ulteriori discriminazioni.
Senza ribellarsi e senza dignità.
Eugenio Preta
"L'ALTRA SICILIA" - Al servizio della Sicilia e dei
Siciliani
(" http://www.laltrasicilia.com
")
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Omaggio
a Yasser Arafat Due parole per salutare, e per
rendere omaggio, a Yasser Arafat, leader palestinese scomparso
ieri all'età di settantacinque anni. Pare sia morto in
modo non chiaro, ma quello che è sicuro, è che è
morto. Dei suoi 75 anni, Arafat ne ha trascorsi la maggior parte
a lottare alla testa del suo popolo per riconquistare quelle terre
che furono tolte ad esso con la violenza permessa dagli accordi
internazionali a partire dal 1917. Chi si installò sui
loro territori, la storia è nota, furono gli Israeliani,
che, loro, da quel momento ebbero il loro stato. Da allora varie
generazioni di Palestinesi sono nate, cresciute e morte nei campi
profughi, nelle baraccopoli, nelle tende. Da allora i bambini
palestinesi, cresciuti nel clima della resistenza strenua e continua
all'avanzata incessante di Israele, hanno per giocattoli pistole
vere, che impareranno prestissimo ad usare. Arafat ha avuto per
tutta la vita il sogno di vedere lo Stato Palestinese nascere,
e le tende trasformarsi in case, e le pistole vere ridiventare,
almeno nelle mani dei bambini, pistole di plastica. Storia di
riscoprire, anche per i piccoli palestinesi, un'infanzia ed un'adolescenza.
Ha avuto il sogno di poter passeggiare di nuovo tranquillamente
nel cuore di Gerusalemme, città storicamente cuore della
Palestina. Più volte vi è andato vicino, più
volte ha dovuto cambiare strategia per avvicinarsi alla meta,
più volte ha dovuto cercare compromessi su questioni prima
indiscutibili, ma ogni volta che la soluzione sembrava essere
lì, a portata di mano, un colpo di vento la portava via,
vuoi per accordi internazionali non rispettati, vuoi per risoluzioni
dell'ONU ignorate, vuoi per l'intransigenza dei dirigenti israeliani
che non hanno nessuna voglia di condividere quelle terre con i
vicini palestinesi. Ora il sogno passerà nella mente, negli
occhi di altri dirigenti palestinesi, che non so bene come si
regoleranno per indurre Israele a ritirarsi dai territori occupati
e a restituire tutte le terre continuamente lasciate occupare
da nuovi coloni. Magari ora non sarà nemmeno più
un sogno,
ma si trasformerà in un puro problema politico da risolvere
con chissà quale pateracchio, con un occhio a chissà
quali interessi, e al prezzo chissà di quali rinunce e
di quali compromessi. Verrebbe da pensare che Arafat sia morto
di avvilimento, di stanchezza, di sfinimento, di tristezza per
essere da anni lasciato così solo dalla comunità
internazionale, prodiga solo di belle parole, di promesse, di
dichiarazioni di principio. O di nausea, al vedere che il problema
palestinese non può trovare soluzione perché chi
potrebbe fare qualcosa è sempre e comunque occupato a strisciare
dietro ai problemi economici e al carro dell'alleato americano.
Verrebbe da pensare, dicevo, ma non credo, poiché troppo
forte era l'orgoglio del vecchio combattente, troppo sicura la
sua convinzione di riuscire un giorno, troppo cieca la fede nella
giustezza della sua causa, e incrollabile la sua volontà
di lottare. Aveva detto trent'anni fa che quando si pensa alla
tragedia del popolo palestinese, si deve pensare che un palestinese
si deve cercare un posto dove essere seppellito. Parole tristissime,
sulle quali meditare. Perché si nasce dove capita, ma in
genere si sceglie di essere seppelliti nel proprio paese e accanto
ai propri cari. Ciò che non è per niente evidente
per un morto palestinese. Arafat lo dimostra, poiché di
certo non sarà seppellito dove avrebbe desiderato, non
per ora, almeno. Israele lo combatte ancora, anche da morto. Io
voglio ricordarlo, voglio rendergli onore, voglio dire che è
un esempio unico di lotta per il proprio paese, di vita spesa
per un fine unico e non realizzato; voglio dire che è una
delle figure più importanti dell'ultimo secolo, una figura
straordinaria, che lascia un'impronta indelebile nella nostra
storia, e un vuoto che non sarà più colmato.
Donato
Giaffreda
EMAIL: donatodue@yahoo.it |
VOGLIAMO SPAZI PER NOI!
BAMBINI FELICI - TUTTI TRANQUILLI
GIOCARE!
PER NOI BAMBINI QUESTA E' UNA PAROLA MOLTO IMPORTANTE PERCHE,
SI SA, GIOCARE CI AIUTA A CRESCERE BENE.
ECCO PERCHE E' UNO DEI NOSTRI DIRITTI.
MA GIOCARE DOVE? PER STRADA? NO,TROPPO PERICOLOSO.
A CASA? NO,TROPPO RUMOROSO. ALLORA DOVE?
CI VORREBBERO DEGLI SPAZI ATTREZZATI APPOSITAMENTE PER NOI BAMBINI.
AD AVOLA, PER NOI RAGAZZINI ESISTE UN SOLO PARCO ATTREZZATO:
IL PARCO ROBINSON CHE HA MOLTO SUCCESSO, MA CHE IN ESTATE E' COSI'AFFOLLATO
CHE I BAMBINI DEVONO FARE ORE DI FILA PER POTER ESEGUIRE UN GIRO
SULLE GIOSTRE. E COSI' SUCCEDONO LE LITI. ALLORA PERCHE' NON COSTRUIRE
UN ALTRO PARCO PER NOI? C'E' COSI' TANTO SPAZIO DA SFRUTTARE!
E' ORA CHE SI FACCIA QUALCOSA PER RISOLVERE QUESTO PROBLEMA!
LA GENTE DEL MIO QUARTIERE (ABITO IN VIA CURTATONE), PENSA CHE
OGNI QUARTIERE DOVREBBE AVERE IL SUO PICCOLO MA IMPORTANTE PARCO.
SE POTESSI PARLARE CON IL SINDACO, ANCHE A NOME DEI MIEI AMICI,
GLI DIREI : - CARO SINDACO, NON CREDE CHE SPAZI VERDI E FORNITI
DI GIOCHI SERVIREBBERO NON SOLO AD ABBELLIRE AVOLA MA ANCHE A
RENDERE PIU' FELICI NOI BAMBINI?
E ALLORA, PER PIACERE, FACCIA QUALCOSA!"
GIUSY ROSSITTO
CLASSE 4^ ELEMENTARE |
Nasce
"Nuovo Mezzogiorno"
Bimestrale di economia, politica, società e cultura
Palermo, 2 aprile 2004 - Nasce "Nuovo Mezzogiorno",
bimestrale di economia, politica, societa' e cultura. Parte da
Palermo, ma guarda a tutte le regioni del Sud, con una rete di
collaboratori e testimoni che raccontaranno le storie e le dinamiche
di un territorio in rapida trasformazione e posto davanti a decisive
sfide per lo sviluppo. L'obiettivo e' mettere a confronto le voci
del Meridione d'Italia e analizzare, anche con la tecnica dell'inchiesta,
gli scenari, economici, sociali e culturali, con attenzione anche
a quello che si decide e si discute a Roma e a Bruxelles. In ogni
numero ci sara' un dossier. Nella prima uscita, gia' in distribuzione,
la testata diretta da Davide Romano dedica ampio spazio al Mediterraneo
in vista del 2010, quando si spalancheranno le porte dell'area
di libero scambio, con contributi dell'economista Paolo Sylos
Labini, del sociologo Antonio La Spina, di Arancha Gonzales, portavoce
del commissario europeo al Commercio, Pascal Lamy, e del criminologo
Enzo Ciconte, consulente della commissione nazionale Antimafia.
Appuntamento fisso anche la rubrica, "Ring", che mettera'
a confronto opposte visioni su un tema specifico e che debuttera'
con un 'duello' sulle politiche per il Sud tra il viceministro
dell'Economia, Gianfranco Micciche', e il deputato Ds, Beppe Lumia.
Spazio alle nuove frontiere del vino e del biologico, alle vie
giapponesi intraprese dal tonno siciliano, e al modello corleonese
della gestione dei beni confiscati alla mafia. Infine, le ricche
pagine culturali: dal giallo in salsa siciliana alla nuova letteratura
partenopea. Fra qualche giorno sarà attivo anche un sito
internet: www.nuovomezzogiorno.it
|
Beppe
Grillo accoglie l'invito dei VERDI: firma contro l'inceneritore
di Augusta.
Prima dello spettacolo, i VERDI hanno incontrato B.Grillo chiedendogli
di aderire alla petizione contro il mega-inceneritore di Augusta
previsto dal Piano Regionale dei rifiuti di Totò Cuffaro.
Grillo ha accolto immediatamente la proposta, chiedendo dal palco,
proprio all'inizio dello spettacolo, al pubblico di aderire in
massa. Con in mano il foglio della petizione ha addirittura strappato
la firma al Presidente della Provincia Bruno Marziano.
I VERDI continueranno nei prossimi giorni a lavorare per il Comitato
spontaneo contro l'inceneritore nato ad Augusta, raccogliendo
firme in tutti i quartieri di Siracusa affinché l'impegno
dei cittadini riesca a smuovere la sensibilità del Commissario
Cuffaro.
Tutto questo per promuovere l'unica seria alternativa: raccolta
differenziata, riciclaggio.
Già Augusta e questa provincia hanno dato troppo in termini
di vite umane, di bambini malformati, di leucemie e tumori.
Le proposte dei VERDI in merito alla questione dei rifiuti:
Diciamo SI' alla bioessiccazione dei rifiuti, ad un'aria respirabile,
alla bonifica dei siti industriali, ad un ambiente sano.
DOCUMENTO sul piano Regionale dei
rifiuti
Il piano Regionale dei rifiuti è ancora, volutamente, poco
conosciuto. I danni alla salute e all'economia sono ancora poco
percepiti dalla popolazione a causa della scarsa informazione
e pochi sanno dell'enorme speculazione economica che si sta realizzando
sulla loro testa.
Questo documento rivolto alla popolazione è
un atto di chiarezza ed espone i danni che porterà
i1 Termovalorizzatore (inceneritore) di Augusta una volta realizzato.
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Primo ASPETTO
SALUTE E SICUREZZA
Gli inceneritori sono stati riconosciuti come la prima fonte mondiale
di produzione di diossina.Il sistema prevede che debbano convergere
i rifiuti degli ATO di quasi tutta la provincia di
Siracusa, Catania, Enna e Ragusa. Tutti questi rifiuti dovranno
essere portati negli impianti di Augusta.
Andiamo ai numeri: verranno conferiti 500mila ton. di cui 280mila
inceneriti. La scelta comporta la necessità
di realizzare anche discariche speciali disseminate in tutta la
provincia, ( Avola, Noto, Villasmundo, ecc. ), cioè
di 'rifiuti speciali' che saranno quelli provenienti dalle scorie
e dalle ceneri del termovalorizzatore. Chiaramente questi
dati danno la dimensione di un problema che è certamente
di notevole impatto per le popolazioni locali, perché implicano
la movimentazione di centinaia di mezzi pesanti.
SECONDO ASPETTO
La movimentazione dei rifiuti
Da un punto di vista tecnico e dal punto di vista politico
è una scelta folle. l rifiuti provenienti da i tutte
le quattro provincie dovranno viaggiare su una rete
viaria che oggi non risulta sicura neanche per il traffico ordinario.
Tale scelta si sarebbe potuta evitare riducendo la quantità
di materiali da trasportare, effettuando il trattamento dei rifiuti
negli impianti di selezione e di biostabilizzazione nei vari ATO
di riferimento. Perché dunque questa scelta folle di centralizzare
gli impianti ?
TERZO ASPETTO
La validità del sistema.
Il sistema è una mortificazione della raccolta differenziata
e di una seria politica del riciclaggio e del risparmio. Le imprese
affidatarie del servizio, infatti, avranno il generico obbligo
di separare soltanto la frazione umida ed i metalli ( circa il
37% + il 3% ) mentre tutto il resto, compreso le plastiche clorurate
ed altre pericolose sostanze, sarà incenerito. NONOSTANTE
ATTUALMENTE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA IN SICILIA SIA INFERIORE
AL 2%, nessuna concreta misura viene posta in atto per raggiungere
in tempi brevi e certi la quota del 35% già obbligatoria
per legge dal maggio 2003.
Il punto è: SE SI BRUCIA NON SI RICICLA.
QUARTO ASPETTO
La Tariffa di confermimento e i rilevamenti ambientali
L impresa operatrice, considerato che verrà pagata
a tonnellata trattata, avrà tutto l'interesse di ridurre
i costi, compresi quelli per la salvaguardia ambientale. Gli organismi
regionali di tutela ambientale non sono attrezzati per monìtorare
e fare rilevamenti adeguati (pensate che poco tempo fa, quando
prese fuoco una piccola fabbrica di Carini, l'ARPA regionale ha
dovuto dare incarico all'ARPA toscana).Questo vuol dire che la
Regione Sicilia non è in grado di fronteggiare una qualunque
emergenza ambientale.
QUINTO ASPETTO
I danni sull'ambiente e alla salute umana
Le tecnologie di controllo delle emissioni e dei fumi saranno
in carico all'impresa che gestirà il termovalorizzatore.
L'impresa, come precedentemente affermato, essendo pagata a tonnellata
dì rifiuto trattato, avrà la necessità di
bruciare più rifiuti possibili: in sostanza più
brucia più guadagna. Numerosi termovalorizzatori in Italia,
di taglie molto più piccole , gestite da imprese pubbliche,
che hanno meno interesse a far soldi, hanno un doppio controllo
in centrale e in linea con le autorità ambientali che segnalano
emissioni di sostanze nocive, ma non riescono nonostante questo
ad essere sicure. Basti pensare che la plastica bruciando emette
sostanze altamente inquinanti, ma è l'elemento cardine
per la maggiore combustione di un termovalorizzatore. VI è
poi l'aspetto inquietante delle scorie e delle ceneri della combustione.
Queste ceneri, se non verranno trattate con tutte le cautele,
diverranno una vera e propria 'bomba' inquinante, che per volatilizzazione
o contaminazione, si spargeranno nelle campagne circostanti affossando
l'agricoltura e la zootecnia e causando danni irreparabili alla
salute delle popolazioni vicine. Da un rapporto di GREENPEACE
si legge: "Molti degli inquinanti emessi come le dìossine
e i furani sono composti cancerogeni e altamente tossici. L'esposizione
al cadmio può provocare patologie polmonari. II mercurio
è dannoso per il sistema nervoso centrale ed è riconosciuto
come possibile cancerogeno".
Per ogni tonnellata di rifiuti bruciata, un inceneritore produce:
1 ton. di fumi,
280/300 Kg. di ceneri solide,
30 Kg. di ceneri volanti ,
650 Kg. di acqua di scarico,
25 Kg. di gesso.
Complessivamente, dunque, la materia in uscita è
maggiore di quella in entrata in quanto linceneritore addiziona
ai rifiuti ossigeno e acqua per il raffreddamento.
SESTO ASPETTO
E' la fine della raccolta differenziata dei rifiuti ?
II sistema concepito dal Piano Regionale prevede che dal 2003
al 2008 si raggiungano percentuali di raccolta differenziata dal
15% al 35%,. Le competenze sono separate tanto che l' ATO si occuperà
della raccolta, del trasporto e della differenziata, e l'impresa
si occuperà della quota del termovalorizzatore. I due sistemi,
ATO e impresa, sono per così dire virtualmente separati
è paradossalmente potrebbero avere divergenze di interesse
tra chi vuole termovalorizzare e chi vuole differenziare. Questa
separazione delle competenze, alla luce dei valori attuali al
1,9% di raccolta differenziata, fa presagire che la quasi totalità
del rifiuto andrà ad essere incenerita in attesa che il
sistema ATO divenga maturo.
LA PROPOSTA:
MAGGIORE QUOTA DI RACCOLTA DIFFERENZIATA
BONIFICA DEI SITI CONTAMINATI
RIDURRE LE EMISSIONI DEL POLO PETROLCHIMICO
DEPOTENZIARE I RISCHI
RISANARE LA FALDA ACQUIFERA INQUINATA
TUTELARE LA SALUTE DEI NASCITURI E EI CITTADINI.
Per tutte queste ragioni diciamo:
Chiediamo immediatamente un RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI
SI ALLA SALUTE ED ALLA SICUREZZA
SI PER L AUMENTO DELLA QUOTA DI RACCOLTA DIFFERENZIATA
SI AL MASSIMO RICICLAGGIO POSSIBILE
NO AGLI INCENERITORI IN SICILIA
SENZA SE E SENZA MA
invitiamo tutti i cittadini della provincia di Siracusa a mobilitarsi.
Tutti indistintamente saranno colpiti da questo criminale
Piano Regionale dei Rifiuti, sia i comuni che rientreranno nel
raggio di azione dei fumi nocivi dellinceneritore, in particolare
Augusta, Siracusa, Priolo, Melilli, Floridia, Solarino. I cittadini
delle provincie di Siracusa, Catania, Enna e Ragusa si vedranno
AUMENTARE in maniera abnorme, la tassa per i rifiuti solidi urbani
e subiranno un danno irreparabile alla salute, all'ambiente e
alle reti viarie.
Il Presidente
prov.Siracusa dei VERDI
Paolo Pantano
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Pescara -
Giulio Larosa - Il Brigante redaz. Abruzzo
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Sconfitta
la coop: torna l' etichetta trasparente
4.000 mail in due settimane di tempo, così la Campagna
"SpronaCoop" ha costretto Coop Italia a reintrodurre
l'etichetta trasparente sulla provenienza dei prodotti a marchio
Coop.
Con questa etichetta i consumatori potranno riconoscere il nome
e la provenienza del produttore e quindi di potranno esercitare
il diritto di scelta verso quelle merci compatibili con i propri
principi etici.
A Pescara e Chieti la campagna e' stata particolarmente forte:
la rete Lilliput ha organizzato anche un volantinaggio
nel centro comerciale Ipercoop davanti all' aereoporto
d' Abruzzo, raccogliendo il sostegno convinto di tutti gli acquirenti.
Da oggi, cosi', potremo scegliere di nuovo di "comprare Sud"
anche alla Coop, dove si possono trovare molti prodotti
originali della nostra terra, ormai riconoscibili e potremo evitare
le "bufale padane".
Giulio Larosa |
Identità,
radici, identità, l' orgoglio di essere meridionali....
L'identità, per fotterci meglio (essere loro Kolonia),
ce la tolsero con l'Unità d'Italia i signoroni del Nord,
quando controbilanciarono la loro miseria (loro cibo principale
il granturco, così si ammalavano di pellagra e di rachitismo..)
con case editrici e mass-media e con queste tremende forze OMISERO
la vera soria del Sud! Così senza IDENTITA', RADICI, nel
conseguente abbrutimento, dolore, guerra tra fratelli, scendevano
e scendono tut'ora, i lupi a "comprare" (si fa per dire),
i nostri prodotti per 4 soldi!
E poi trasformati e commercializzati e ritornati nel ipermercati
15-20 di più di quanto li avevano pagati!
Ma furono aiutati dai traditori (vedi Giolitti) e company:
"La volpe quando non arriva ll'uva dice che è acerba"-FEDRO:
quando sbraitano che siamo inferiori e altre nefandezze, in verità
crepano di INVIDIA!
Svegliamoci!
W il CRIC!
Ciao.
Tommaso
Di Ciaula
Meridionali di tutto il mondo:UNITEVI.
Per ora, uniamoci, subito, noi meridionali del Sud Italia! |
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