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LA TUA OPINIONE

 
IL CAIMANO Hai visto il Caimano di Nanni Moretti?
La stessa idea del regista era venuta anche a me (...) se puoi e vuoi ti autorizzo a metterla on-line sul tuo sito in modo che chi lo volessre può leggerla gratis. Naturalmente se prima piace a te.
Un caro saluto

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Fulvio Maiello
(Nato a Pachino nel 1937. Fino al 1960 vive a Noto, quindi inizia l'attività in qualità di funzionario dell'amministrazione pubblica, si trasferisce a Trento, sua attuale residenza. Buon conoscitore del Trentino, non ha però dimenticato la sua terra natale, sintesi di armonia, cultura e tradizioni. I suoi scritti ne sono la testimonianza.
Capita spesso che chiami i suoi amici (Benito Marziano, Ciccio Urso, ecc.) per dir loro con allegria: - Sto arrivando. Vi voglio incontrare.
Presso la Libreria Editrice Urso sono sempre disponibili:
Maiello Fulvio, Tra cielo e mare, 2003, 8°, pp. 240, Euro 14,00
Maiello Fulvio, La Coda del diavolo, 2004, 8°, pp. 160, Euro 12,00
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SYDNEY li 17 / 05 / 05
GENT.MI AMICI DELL'ALTRA SICILIA, E IL MAGAZINO L'ISOLA, ANCHE NON ESSENDO VICINO A VOI'ALTRI, MI SENTO VICINO A TUTTI, I CONCORENTI DI QUESTI TRE GIORNI, DI CONFERENA A MAZARA DEL VALLO, IL MIO NON E UN GRIDO, MA E UN GRIDO CHE AMATO SEMPRE LA SICILIA ANCHE ESSENDO LONTANO.
A QUESTO PUNTO DEVO DIRE FORZA L'ALTRA SICILIA E COME L'ISOLA, PORGO I MIGLIORI AUGURI ED BUONA FORTUNA A TUTTI GLI ORGANIZATORI, QUANDO MI CHIAMATE SONO SEMPRE ALLA VOSTRA DISPOSIZIONE, ANCHE NON FINANZIARIO, PERCHE` SONO 32 ANNI CHE NON LAVORO ED SONO RIMASTO INVALIDO DAL BRACCIO DESTRO.
VI SALUTO A TUTTI, ED UN CARO SALUTO A TUTTI I SICILIA NI NEL MONDO. ED A TUTTI GLI AMICI DI QUESTO SITO.
ANTONINO BIONDO
Le elezioni regionali nella Penisola e la ''terza via'' siciliana

Com'è noto si sono appena rinnovati 13 dei 15 consigli regionali della Penisola Italiana e un altro (quello della Basilicata) si rinnoverà a breve. Com'è noto nel Paese c'è stato un sostanziale cambiamento negli equilibri tra gli schieramenti e, se non intervengono fatti nuovi, anche l'anno prossimo il risultato dovrebbe essere confermato traghettando l'Italia da una legislatura di centro-destra ad una di centro-sinistra. Cosa cambia tutto ciò per la Sicilia?

In un certo senso non cambia nulla, a parte alcune anomalie del "berlusconismo" che finalmente verrebbero rimosse in modo salutare, e cercheremo di spiegare perché.
Dal dopoguerra agli anni '90 in Sicilia il voto non cambiava mai, era come ingessato, a parte una lenta erosione del voto di sinistra che andava di pari passo con l'inurbazione selvaggia che spopolava i tradizionali comuni "rossi" e popolava le più moderate metropoli. Era come se l'elettorato siciliano fosse "drogato" da qualcuno, ed in effetti lo era, con un consumismo garantito da un assistenzialismo che non aveva pari in Italia, questo a sua volta "prezzo" da pagare alla Sicilia perché mettesse da parte i suoi progetti di autonomia sostanziale o di separatismo e si assimilasse del tutto alla compagine nazionale.
Questo equilibrio si è prima incrinato e poi rotto di pari passo con le trasformazioni conseguenti alla famosa "caduta del muro di Berlino" ed all'irrompere della globalizzazione: la Sicilia viene abbandonata progressivamente a se stessa (è cronaca di questi anni) senza che abbia più in sé il germe di una autopropulsione che possa garantire una speranza per il suo Popolo. Senza quasi più identità, senza tessuto imprenditoriale, senza strutture sociali ed istituzionali stabili, l'Isola va lentamente alla deriva, le sue imprese chiudono i battenti, i suoi giovani emigrano, etc.
Di fronte a questo naufragio storico come reagisce il Popolo Siciliano? Intanto dando segni di progressiva inquietudine attraverso una forte instabilità elettorale... Il voto di scambio declina (ci sono ben pochi "favori" da promettere ormai), il voto ideale non decolla,... resta il voto di protesta, dato all'oppositore di turno con la speranza (segno di immaturità) che ci faccia tornare al quarantennio felice di "Mamma Regione".
Così si spiega in gran parte la ventata "progressista" degli anni '90, quando di colpo sindaci e liste cittadine emerse praticamente dal nulla intercettarono il primo malcontento e diedero il primo scossone al "pentapartito consociativo" che governava asfitticamente la nostra Terra.
Quella fu la c.d. Primavera Siciliana, non priva di un genuino risveglio delle coscienze, ma presto asservita alle nuove maggioranze "nazionali" che si rivelarono incapaci di dare una risposta alla disperazione siciliana. Ad un certo punto questa fu più forte del desiderio di moralizzare la politica e i Siciliani svoltarono a destra, già alla fine degli anni '90, in maniera ancor più radicale e rapida, fino al 2001, annus horribilis della sinistra siciliana, anno del "61 a 0" per chi non lo ricorda.
Ovviamente neanche il nuovo padrone ha fatto nulla per la Sicilia e il malcontento della Sicilia ora comincia a girare in senso opposto. Sull'onda del risultato nazionale non ci vuole molto a prevedere una stravincita del centro-sinistra a Catania e altrove e un ricambio alla Regione l'anno prossimo.
Ma ancora una volta i Siciliani si stanno illudendo, questa volta che gli "avanzi" della Primavera possano garantire qualcosa in più di un triste Autunno, come prima che l'Uomo della Provvidenza facesse diventare ricchi anche noi come lo era diventato lui. Si sono ribadite queste cose perché spesso la memoria appare corta e invece bisogna mantenerla sempre viva.
Il punto è che bisogna prendere coscienza che la Sicilia, pur appartenendo alla compagine politica, culturale e statuale italiana, ha un conflitto permanente di interessi con la Penisola!
Questa è la specialità siciliana!
Non ci sarà mai governo italiano che "spontaneamente" farà emergere le superbe potenzialità dell'Isola in quanto queste offuscherebbero quelle del Continente. Valga un esempio per tutti: la Sicilia ha la dimensione di una media nazione europea e come tale avrebbe bisogno di un tessuto adeguato di aziende di credito. L'Italia, attraverso il suo istituto di vigilanza, ha provveduto a distruggere ogni cosa sperando, invano, di poter combattere la concorrenza straniera. E più l'economia italiana declina, più duro sarà il "colonialismo interno" nei confronti della Sicilia per cercare di salvare il salvabile. Per uscire da questa spirale di sottosviluppo e sfruttamento non c'è che una via: l'Autonomia nell'unità politica, quella vera, fino al federalismo e oltre, fino alle soglie del confederalismo.
Si dirà: ma la Sicilia non è già autonoma? No! Non lo è mai stata se non sulla carta, su quella Carta che oggi si sta cercando di distruggere con una controriforma minimalista. Applichiamo lo Statuto in modo integrale, ampliamone i confini se necessario e non torniamo al centralismo che svuoterà la Sicilia di ogni risorsa e di ogni speranza. Ma - e questo è il punto critico su cui i Siciliani dovrebbero maturare - solo forze politiche autonome possono fare funzionare un'Autonomia differenziata come la nostra, così come accade in tutto il mondo nelle Regioni come la nostra a vocazione e dimensione quasi nazionale.
I partiti nazionali saranno sempre con la testa a Roma o a Milano, dove pulsa il cuore della nazione, e la Sicilia e troppo grande e troppo lontana per ricevere sufficiente sangue e ossigeno per poter vivere dignitosamente.
I partiti nazionali, anche i più seri, potranno al più volere una Sicilia meno corrotta, ma mai segnare una svolta per il nostro Popolo ormai segnato da due secoli di colonialismo italiano. I partiti siciliani sì, perché sentiranno la Sicilia come la loro Polis, siano poi essi di destra, di sinistra, socialisti, liberali, conservatori, nazionalisti, confessionali o laici,...
Solo questa via potrà dare un senso alla nostra Autonomia speciale. Questa che noi chiamiamo "terza via siciliana", per distinguerla da altre terze vie, ma con la connotazione comune di essere un cuneo tra due schieramenti che in Italia saranno contrapposti ma che per noi sono in sostanza equivalenti. Solo se un'avanguardia di Siciliani lungimiranti e coraggiosi (la vera autonomia richiede coraggio) saprà mandare una delegazione sicilianista, anzi soltanto "veramente e solamente siciliana", ai parlamenti nazionale e regionale, per noi potrà cambiare qualcosa, magari poi negoziando con gli schieramenti nazionali nel solo interesse della nostra Piccola Patria.
L'Altra Sicilia, associazione di diritto internazionale a tutela della Sicilia e dei Siciliani "al di qua ed al di là del Faro", auspica perciò il formarsi di una terza forza, o di un terzo schieramento di forze, anche modeste, perché bisogna pur cominciare, realmente indipendente dai due schieramenti (quindi niente "patti per la sicilia", "primavere siciliane" o "nuove sicilie" che, si è visto, non servono a nulla). Schieramento che, per carità, nulla abbia a che vedere con le formazioni nordiste di Bossi: il nostro è un Autonomismo vero e storico, radicato in una nazione antica di millenni e non un gruppo di xenofobi di una nazione inventata (la Padania), simile perciò ad altri autonomismi (quello sudtirolese, valdostano, sardo) che non a caso hanno mantenuto la loro equidistanza, seppure in un accordo strategico col centro-sinistra dettato da condizioni congiunturali. Già qualche timido segnale ci potrà essere nelle prossime amministrative di maggio. Se le cose andranno bene, daremo una lezione a tutti quei rappresentanti in Sicilia di partiti italiani che prima di pensare sono abituati a fare una telefonata nel Continente.
Né Destra, né Sinistra, né Centro: solo e sempre Sicilia!
Bruxelles, 05/04/2005
"L'ALTRA SICILIA" - Al servizio della Sicilia e dei Siciliani

(" http://www.laltrasicilia.org <http://www.laltrasicilia.org/> ")

"Festa dell'Autonomia"L'Altra Sicilia, associazione di diritto internazionale a tutela della Sicilia e dei Siciliani "al di qua ed al di là del Faro", informa tutti i Siciliani sparsi per il Mondo che, dopo 59 anni dall'ottenimento dell'Autonomia Speciale, con il nostro fondamentale contributo si è riusciti ad ottenere che se ne celebrasse la ricorrenza, il prossimo 13 - 14 - 15 maggio 2005 nella Città di Mazara del Vallo, che ringraziamo sin d'adesso, e ciò non più con i soliti aridi convegni riservati a politicanti ed intellettuali, ma con una grande festa popolare.
Questo incontro sarà, nei nostri auspici, non solo un'occasione per ricordare i 59 anni di autogoverno, con i suoi limiti, con le sue speranze e con le proposte per il futuro, ma anche una grande occasione per celebrare l'identità, troppo a lungo negata, dello stesso Popolo Siciliano.Festa dell'Autonomia quindi, ma anche festa della Sicilia e dei Siciliani che, in Patria o "al di là del Faro", hanno sempre avuto a cuore la loro Terra e ne hanno portato alto il nome.
Ci saranno espositori, intrattenimenti, tavole rotonde e iniziative su cui L'Altra Sicilia si sta impegnando in prima persona perché siano di alto livello come la Nostra Terra e i Nostri Concittadini meritano.
Invitiamo, perciò, tutte le Sorelle e i Fratelli Siciliani ad intervenire numerosi in quei giorni ed a pubblicizzare l'evento ad amici e conoscenti. In particolare esso può diventare un appuntamento annuale per la "diaspora" di un Popolo costretto a trovare altrove la propria fortuna; molto dipenderà da tutti noi, da quanto ci crederemo e da quanti interverremo.
Viva la Trinacria, Viva il Vespro e Viva la Sicilia!
Per maggiori informazioni inviate una mail a Info@anniversariostatutosiciliano.org
Buon annoSTORIA BREVE
Un vecchio arabo residente a Chicago da più o meno quarant'anni, vuole piantare delle patate nel suo giardino, ma arare la terra è diventato un lavoro troppo pesante per la sua veneranda età. Il suo unico figlio, Ahmed, sta studiando in Francia. Il vecchio manda una e-mail a suo figlio, spiegandogli il problema: - Caro Ahmed, sono molto triste perché non posso piantare patate nel mio giardino quest'anno, sono troppo vecchio per arare la terra. Se tu fossi qui tutti i miei problemi sarebbero risolti. So che tu dissoderesti la terra e scaveresti per me. Ti voglio bene. Tuo padre.
Il giorno dopo il vecchio riceve una e-mail di risposta da suo figlio: - Caro papà, per tutto l'oro del mondo non toccare la terra del giardino! Lì è dove ho nascosto ciò che tu sai... Ti voglio bene anch'io. Ahmed.
Alle 4 del mattino seguente, a casa del vecchio arabo arrivano la polizia, gli agenti dell'FBI, della CIA, gli SWAT, i RANGERS, i MARINES, Silvester Stallone, Arnold Shwarzenegger ed i massimi esponenti del Pentagono, che rivoltano il giardino come un guanto, cercando antrace, materiale per costruire bombe o qualsiasi altra cosa pericolosa. Non avendo trovato nulla, se ne vanno con le pive nel sacco... Lo stesso giorno l'uomo riceve una e-mail da suo figlio: - Caro papà, sicuramente la terra adesso è pronta per piantare le patate. Questo è il meglio che ho potuto fare, date le circostanze. Ti voglio bene. Ahmed.
SPAESARSI
Nel momento in cui la società contemporanea vive uno stato di profonda crisi perché tanti valori che credevamo immutabili devono essere adattati alle nuove esigenze della realtà quotidiana; nel momento in cui anche le città si adeguano ai cambiamenti e mutano le architetture e la stessa morfologia dei luoghi; nel momento in cui i punti fermi del nostro vivere civile vacillano e la stessa famiglia - come la scuola ed anche la città - vengono rivisitate, noi Siciliani al di là del faro, che certamente viviamo più intensamente i cambiamenti, noi Siciliani, che pur abbiamo adattato il nostro stesso esistere al cambiamento, ci sentiamo spaesati e ancora preda del lieve malessere che ci consente, alla fine, di tirare avanti.
Così immaginiamo male quel braccio di mare - metafora della nostra stessa esistenza, fonte inesauribile di magie, luogo di mostri e pesciluna - attraversato da un manufatto di tubi e cemento ad interrompere le maree, stravolgere le falene e i risvolti della memoria.
Ma chi vive nel luogo in cui è nato forse non subisce drammaticamente, come succede a noi, lo sconvolgimento dei suoi luoghi della memoria e vede nuove possibilità di sviluppo e nuove progettualità, ad esempio, nella costruzione di un ponte per l'attraversamento dello Stretto.
Certamente poi, lasciati da parte per un attimo gli entusiasmi, non può non concordare con noi sull'inutilità di un'opera che non può essere un "solo", ma necessiterebbe di essere piuttosto un "unicum" di infrastrutture, purtroppo inesistenti.
Come dimenticare, infatti, che la ferrovia da Napoli a Reggio Calabria viaggi ancora a scartamento ridotto e che una semplice frana, l'anno scorso, abbia potuto interrompere, per ben 14 giorni, i collegamenti Nord-Sud?
Come dimenticare che il sistema autostradale isolano, a distanza di 30 anni quasi, non abbia ancora ultimato il collegamento Messina-Palermo e che non esistano ancora autostrade interne per collegare Enna ad Agrigento, o Siracusa a Licata?
Che dire poi dei porti, abbandonati, noi che da Isola, di porti ed economie marinare dovremmo poter vivere?
E che dire del bisogno inappagato d'aeroporti, (insufficienti i soli esistenti di Palermo e Catania) soprattutto per assicurare i bisogni interni dei Siciliani e per dirottare sull'Isola milioni di viaggiatori e turisti?
E che dire della mancanza di una compagnia di bandiera, una compagnia aerea della Sicilia e per la Sicilia, da sempre ostacolata e avversata? Ma certo un ponte, ci dicono, collocherebbe l'Isola sugli standard del progresso, come un tram a Messina o la metropolitana a Catania situerebbe queste città sulla linea delle grandi metropoli continentali. Perché adeguarci agli standard di città che non hanno le nostre caratteristiche, perché omologarci alla città delle nebbie e del nord lontano, noi che viviamo di vento e di luce?
Spesso sembra di ritornare indietro nel tempo, confrontati con problemi sempre uguali, oggi come allora, problemi che derivano tutti dall'invenzione di quella colonia Sicilia, attuata dallo Stato centrale attraverso la rapina delle risorse finanziarie esistenti, l'alienazione delle manifatture diffuse, la distruzione delle colture pregiate, e, in tempi più vicini, l'emigrazione, effettiva diaspora delle popolazioni siciliane.
I grandi fautori di tali metodi, definiti pragmatismo, sono nomi celebrati nei testi di Storia patria: Garibaldi, Cavour, Depretis, Giolitti, Crispi, in realtà veri maestri di cinismo in un‚epoca storica che oggi viene pur rimpianta come alba di democrazia e di libertà.
Restava invece notte fonda per il sud che, a distanza di oltre cento anni, vede ancora irrisolta la questione meridionale:
Il nord vocato, per grazia divina, allo sviluppo e al benessere, il sud destinato a rimanere colonia, grazie anche e soprattutto al consenso di cittadini parassiti e mafie intrallazziste che rappresentano ancora il vero nemico del meridione.
Così è la classe politica siciliana la principale responsabile dell'arretratezza dell'Isola.
La classe politica siciliana ha consentito (ed ancora lo consente), che gli interessi siciliani venissero sacrificati a quelli delle regioni forti, che la nostra agricoltura cedesse di fronte a quella della zona padana, che il turismo venisse supportato piuttosto in Liguria o in Romagna lasciando colpevolmente insufficiente il sistema dei trasporti isolano e alimentando i problemi siciliani dell‚acqua e della sua distribuzione attraverso acquedotti fatiscenti. La classe politica siciliana ha volutamente ignorato l‚esistenza di milioni di Siciliani che vivono ed operano nel nord lontano e che sempre hanno dato all‚Isola senza nulla mai chiedere.
Prima dell‚unificazione la Sicilia contava effettivamente su tutti i mercati internazionali. Non solo l'agricoltura competeva direttamente ma anche le manifatture tecniche e meccaniche, i cantieri e le ferrovie.
Con l'unificazione si è interrotto il processo di sviluppo della società isolana. Senza una forte tradizione municipale l'Isola si è trovata impreparata: senza un centro e con un centro lontano. Senza più guida l'economia siciliana si è come bloccata, è rimasta alla terra, paralizzata per decenni al lavoro dei campi. Con il conseguente abbandono della terra, alle classi più sfavorite rimaneva una sola drammatica alternativa: la partenza, l'emigrazione, mentre le classi più evolute migravano verso la burocrazia dello Stato centrale.
In un'epoca di mondializzazione imperante, lo sviluppo oggi si muove per territori. È il territorio che ingloba ed esprime le conoscenze per il suo stesso sviluppo, è solo il territorio con il suo popolo e il suo capitale che può promuovere perciò benessere. Da tutto ciò discende come corollario la necessità di banche ed istituti di credito locali, insiti nella realtà del territorio, capaci di dirottare il credito verso il territorio, capaci di individuare le esigenze del territorio perché lo conoscono nei minimi dettagli e ne possono interpretare i bisogni.
Ma in Sicilia ciò non è possibile, proprio perché non esiste più una Banca siciliana, un Istituto di credito capace di finanziare progetti specifici, progetti speculari al territorio, progetti isolani. Tutto è fatto nella sede centrale, lontano dal. territorio e nella completa ignoranza delle reali esigenze dello stesso
Questione siciliana quindi, composta certo in mille sfaccettature, e che può risolversi soltanto con l'autodeterminazione e l‚autogoverno del Popolo Siciliano, che finalmente deve riappropriarsi della propria storia e del proprio destino, anche con l'elezione nell‚assemblea regionale di siciliani eletti all'estero proprio dai siciliani residenti all'estero.
Questione siciliana da affrontare e risolvere con urgenza oggi che il sistema Italia sta arrivando alla deflagrazione delle contraddizioni accumulate per decenni e che un partito del 3% riesce persino a dettare regole valide per tutti, mentre "la terra impareggiabile" è costretta a sopportare ulteriori discriminazioni.

Senza ribellarsi e senza dignità.
Eugenio Preta


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Si prega di dare la massima diffusione. Grazie.
Arafat Omaggio a Yasser Arafat Due parole per salutare, e per rendere omaggio, a Yasser Arafat, leader palestinese scomparso ieri all'età di settantacinque anni. Pare sia morto in modo non chiaro, ma quello che è sicuro, è che è morto. Dei suoi 75 anni, Arafat ne ha trascorsi la maggior parte a lottare alla testa del suo popolo per riconquistare quelle terre che furono tolte ad esso con la violenza permessa dagli accordi internazionali a partire dal 1917. Chi si installò sui loro territori, la storia è nota, furono gli Israeliani, che, loro, da quel momento ebbero il loro stato. Da allora varie generazioni di Palestinesi sono nate, cresciute e morte nei campi profughi, nelle baraccopoli, nelle tende. Da allora i bambini palestinesi, cresciuti nel clima della resistenza strenua e continua all'avanzata incessante di Israele, hanno per giocattoli pistole vere, che impareranno prestissimo ad usare. Arafat ha avuto per tutta la vita il sogno di vedere lo Stato Palestinese nascere, e le tende trasformarsi in case, e le pistole vere ridiventare, almeno nelle mani dei bambini, pistole di plastica. Storia di riscoprire, anche per i piccoli palestinesi, un'infanzia ed un'adolescenza. Ha avuto il sogno di poter passeggiare di nuovo tranquillamente nel cuore di Gerusalemme, città storicamente cuore della Palestina. Più volte vi è andato vicino, più volte ha dovuto cambiare strategia per avvicinarsi alla meta, più volte ha dovuto cercare compromessi su questioni prima indiscutibili, ma ogni volta che la soluzione sembrava essere lì, a portata di mano, un colpo di vento la portava via, vuoi per accordi internazionali non rispettati, vuoi per risoluzioni dell'ONU ignorate, vuoi per l'intransigenza dei dirigenti israeliani che non hanno nessuna voglia di condividere quelle terre con i vicini palestinesi. Ora il sogno passerà nella mente, negli occhi di altri dirigenti palestinesi, che non so bene come si regoleranno per indurre Israele a ritirarsi dai territori occupati e a restituire tutte le terre continuamente lasciate occupare da nuovi coloni. Magari ora non sarà nemmeno più un con Papasogno, ma si trasformerà in un puro problema politico da risolvere con chissà quale pateracchio, con un occhio a chissà quali interessi, e al prezzo chissà di quali rinunce e di quali compromessi. Verrebbe da pensare che Arafat sia morto di avvilimento, di stanchezza, di sfinimento, di tristezza per essere da anni lasciato così solo dalla comunità internazionale, prodiga solo di belle parole, di promesse, di dichiarazioni di principio. O di nausea, al vedere che il problema palestinese non può trovare soluzione perché chi potrebbe fare qualcosa è sempre e comunque occupato a strisciare dietro ai problemi economici e al carro dell'alleato americano. Verrebbe da pensare, dicevo, ma non credo, poiché troppo forte era l'orgoglio del vecchio combattente, troppo sicura la sua convinzione di riuscire un giorno, troppo cieca la fede nella giustezza della sua causa, e incrollabile la sua volontà di lottare. Aveva detto trent'anni fa che quando si pensa alla tragedia del popolo palestinese, si deve pensare che un palestinese si deve cercare un posto dove essere seppellito. Parole tristissime, sulle quali meditare. Perché si nasce dove capita, ma in genere si sceglie di essere seppelliti nel proprio paese e accanto ai propri cari. Ciò che non è per niente evidente per un morto palestinese. Arafat lo dimostra, poiché di certo non sarà seppellito dove avrebbe desiderato, non per ora, almeno. Israele lo combatte ancora, anche da morto. Io voglio ricordarlo, voglio rendergli onore, voglio dire che è un esempio unico di lotta per il proprio paese, di vita spesa per un fine unico e non realizzato; voglio dire che è una delle figure più importanti dell'ultimo secolo, una figura straordinaria, che lascia un'impronta indelebile nella nostra storia, e un vuoto che non sarà più colmato.
GiaffredaDonato Giaffreda
EMAIL: donatodue@yahoo.it
VOGLIAMO SPAZI PER NOI!
BAMBINI FELICI - TUTTI TRANQUILLI
GIOCARE!
PER NOI BAMBINI QUESTA E' UNA PAROLA MOLTO IMPORTANTE PERCHE’, SI SA, GIOCARE CI AIUTA A CRESCERE BENE.
ECCO PERCHE’ E' UNO DEI NOSTRI DIRITTI.
MA GIOCARE DOVE? PER STRADA? NO,TROPPO PERICOLOSO.
A CASA? NO,TROPPO RUMOROSO. ALLORA DOVE?
CI VORREBBERO DEGLI SPAZI ATTREZZATI APPOSITAMENTE PER NOI BAMBINI.
AD AVOLA, PER NOI RAGAZZINI ESISTE UN SOLO PARCO ATTREZZATO:
IL PARCO ROBINSON CHE HA MOLTO SUCCESSO, MA CHE IN ESTATE E' COSI'AFFOLLATO CHE I BAMBINI DEVONO FARE ORE DI FILA PER POTER ESEGUIRE UN GIRO SULLE GIOSTRE. E COSI' SUCCEDONO LE LITI. ALLORA PERCHE' NON COSTRUIRE UN ALTRO PARCO PER NOI? C'E' COSI' TANTO SPAZIO DA SFRUTTARE! E' ORA CHE SI FACCIA QUALCOSA PER RISOLVERE QUESTO PROBLEMA!
LA GENTE DEL MIO QUARTIERE (ABITO IN VIA CURTATONE), PENSA CHE OGNI QUARTIERE DOVREBBE AVERE IL SUO PICCOLO MA IMPORTANTE PARCO. SE POTESSI PARLARE CON IL SINDACO, ANCHE A NOME DEI MIEI AMICI, GLI DIREI : - CARO SINDACO, NON CREDE CHE SPAZI VERDI E FORNITI DI GIOCHI SERVIREBBERO NON SOLO AD ABBELLIRE AVOLA MA ANCHE A RENDERE PIU' FELICI NOI BAMBINI?
E ALLORA, PER PIACERE, FACCIA QUALCOSA!"
GIUSY ROSSITTO
CLASSE 4^ ELEMENTARE
Nasce "Nuovo Mezzogiorno"
Bimestrale di economia, politica, società e cultura

Palermo, 2 aprile 2004 - Nasce "Nuovo Mezzogiorno", bimestrale di economia, politica, societa' e cultura. Parte da Palermo, ma guarda a tutte le regioni del Sud, con una rete di collaboratori e testimoni che raccontaranno le storie e le dinamiche di un territorio in rapida trasformazione e posto davanti a decisive sfide per lo sviluppo. L'obiettivo e' mettere a confronto le voci del Meridione d'Italia e analizzare, anche con la tecnica dell'inchiesta, gli scenari, economici, sociali e culturali, con attenzione anche a quello che si decide e si discute a Roma e a Bruxelles. In ogni numero ci sara' un dossier. Nella prima uscita, gia' in distribuzione, la testata diretta da Davide Romano dedica ampio spazio al Mediterraneo in vista del 2010, quando si spalancheranno le porte dell'area di libero scambio, con contributi dell'economista Paolo Sylos Labini, del sociologo Antonio La Spina, di Arancha Gonzales, portavoce del commissario europeo al Commercio, Pascal Lamy, e del criminologo Enzo Ciconte, consulente della commissione nazionale Antimafia. Appuntamento fisso anche la rubrica, "Ring", che mettera' a confronto opposte visioni su un tema specifico e che debuttera' con un 'duello' sulle politiche per il Sud tra il viceministro dell'Economia, Gianfranco Micciche', e il deputato Ds, Beppe Lumia. Spazio alle nuove frontiere del vino e del biologico, alle vie giapponesi intraprese dal tonno siciliano, e al modello corleonese della gestione dei beni confiscati alla mafia. Infine, le ricche pagine culturali: dal giallo in salsa siciliana alla nuova letteratura partenopea. Fra qualche giorno sarà attivo anche un sito internet: www.nuovomezzogiorno.it
Beppe Grillo accoglie l'invito dei VERDI: firma contro l'inceneritore di Augusta.

Prima dello spettacolo, i VERDI hanno incontrato B.Grillo chiedendogli di aderire alla petizione contro il mega-inceneritore di Augusta previsto dal Piano Regionale dei rifiuti di Totò Cuffaro.
Grillo ha accolto immediatamente la proposta, chiedendo dal palco, proprio all'inizio dello spettacolo, al pubblico di aderire in massa. Con in mano il foglio della petizione ha addirittura strappato la firma al Presidente della Provincia Bruno Marziano.
I VERDI continueranno nei prossimi giorni a lavorare per il Comitato spontaneo contro l'inceneritore nato ad Augusta, raccogliendo firme in tutti i quartieri di Siracusa affinché l'impegno dei cittadini riesca a smuovere la sensibilità del Commissario Cuffaro.
Tutto questo per promuovere l'unica seria alternativa:  raccolta differenziata,  riciclaggio.
Già Augusta e questa provincia hanno dato troppo in termini di vite umane, di bambini malformati, di leucemie e tumori.
Le proposte dei  VERDI in merito alla questione dei rifiuti:
Diciamo SI' alla bioessiccazione dei rifiuti, ad un'aria respirabile, alla bonifica dei siti industriali, ad un ambiente sano.
DOCUMENTO sul piano Regionale dei rifiuti
Il piano Regionale dei rifiuti è ancora, volutamente, poco conosciuto. I danni alla salute e all'economia sono ancora poco percepiti dalla popolazione a causa della scarsa informazione e pochi sanno dell'enorme speculazione economica che si sta realizzando  sulla loro testa.
 Questo documento  rivolto alla popolazione è un atto di chiarezza ed espone i danni  che porterà  i1 Termovalorizzatore (inceneritore) di Augusta una volta realizzato.
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Primo ASPETTO

SALUTE E SICUREZZA
Gli inceneritori sono stati riconosciuti come la prima fonte mondiale di produzione di diossina.Il sistema prevede che debbano convergere i rifiuti degli ATO  di  quasi tutta la provincia di Siracusa, Catania, Enna e Ragusa. Tutti questi rifiuti dovranno essere portati negli impianti di Augusta.
Andiamo ai numeri: verranno conferiti 500mila ton. di cui 280mila inceneriti.  La scelta  comporta la necessità di realizzare anche discariche speciali disseminate in tutta la  provincia,  ( Avola, Noto, Villasmundo, ecc. ), cioè di 'rifiuti speciali' che saranno quelli provenienti dalle scorie e dalle ceneri del termovalorizzatore.  Chiaramente questi dati danno la dimensione di un problema che è certamente di notevole impatto per le popolazioni locali, perché implicano la movimentazione di centinaia di mezzi pesanti.

SECONDO ASPETTO

La movimentazione dei rifiuti
Da un punto di vista tecnico  e dal punto di vista politico  è una scelta folle. l rifiuti provenienti da i tutte le  quattro  provincie dovranno viaggiare su una rete viaria che oggi non risulta sicura neanche per il traffico ordinario. Tale scelta si sarebbe potuta evitare riducendo la quantità di materiali da trasportare, effettuando il trattamento dei rifiuti negli impianti di selezione e di biostabilizzazione nei vari ATO di riferimento. Perché dunque questa scelta folle di centralizzare gli impianti ?

TERZO ASPETTO

La validità del sistema.
Il sistema è una mortificazione della raccolta differenziata e di una seria politica del riciclaggio e del risparmio. Le imprese affidatarie del servizio, infatti, avranno il generico obbligo di separare soltanto la frazione umida ed i metalli ( circa il 37% + il 3% ) mentre tutto il resto, compreso le plastiche clorurate ed altre pericolose sostanze, sarà incenerito. NONOSTANTE ATTUALMENTE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA IN SICILIA SIA INFERIORE AL 2%, nessuna concreta misura viene posta in atto per raggiungere in tempi brevi e certi la quota del 35% già obbligatoria per legge dal maggio 2003.
 Il punto è: SE SI BRUCIA NON SI RICICLA.

QUARTO ASPETTO

La Tariffa di confermimento e i rilevamenti ambientali
L’ impresa operatrice, considerato che verrà pagata a tonnellata trattata, avrà tutto l'interesse di ridurre i costi, compresi quelli per la salvaguardia ambientale. Gli organismi regionali di tutela ambientale non sono attrezzati per monìtorare e fare rilevamenti adeguati (pensate che poco tempo fa, quando prese fuoco una piccola fabbrica di Carini, l'ARPA regionale ha dovuto dare incarico all'ARPA toscana).Questo vuol dire che la Regione Sicilia non è in grado di fronteggiare una qualunque emergenza ambientale.
QUINTO ASPETTO
I danni sull'ambiente e alla salute umana
Le tecnologie di controllo delle emissioni e dei fumi saranno in carico all'impresa che gestirà il termovalorizzatore. L'impresa, come precedentemente affermato, essendo pagata a tonnellata dì rifiuto trattato, avrà la necessità di bruciare più rifiuti possibili: in sostanza più brucia più guadagna. Numerosi termovalorizzatori in Italia, di taglie molto più piccole , gestite da imprese pubbliche, che hanno meno interesse a far soldi, hanno un doppio controllo in centrale e in linea con le autorità ambientali che segnalano emissioni di sostanze nocive, ma non riescono nonostante questo ad essere sicure. Basti pensare che la plastica bruciando emette sostanze altamente inquinanti, ma è l'elemento cardine per la maggiore combustione di un termovalorizzatore. VI è poi l'aspetto inquietante delle scorie e delle ceneri della combustione. Queste ceneri, se non verranno trattate con tutte le cautele, diverranno una vera e propria 'bomba' inquinante, che per volatilizzazione o contaminazione, si spargeranno nelle campagne circostanti affossando l'agricoltura e la zootecnia e causando danni irreparabili alla salute delle popolazioni vicine. Da un rapporto di GREENPEACE si legge: "Molti degli inquinanti emessi come le dìossine e i furani sono composti cancerogeni e altamente tossici. L'esposizione al cadmio può provocare patologie polmonari. II mercurio è dannoso per il sistema nervoso centrale ed è riconosciuto come possibile cancerogeno".
Per ogni tonnellata di rifiuti bruciata, un inceneritore produce:
 1 ton. di fumi,
 280/300 Kg. di ceneri solide,
30 Kg. di ceneri “ volanti “,
650 Kg. di acqua di scarico,
 25 Kg. di gesso.
 Complessivamente, dunque, la materia in uscita è maggiore di quella in entrata in quanto l’inceneritore addiziona ai rifiuti ossigeno e acqua per il raffreddamento.
SESTO ASPETTO
E' la fine della raccolta differenziata dei rifiuti ?
II sistema concepito dal Piano Regionale prevede che dal 2003 al 2008 si raggiungano percentuali di raccolta differenziata dal 15% al 35%,. Le competenze sono separate tanto che l' ATO si occuperà della raccolta, del trasporto e della differenziata, e l'impresa si occuperà della quota del termovalorizzatore. I due sistemi, ATO e impresa, sono per così dire virtualmente separati è paradossalmente potrebbero avere divergenze di interesse tra chi vuole termovalorizzare e chi vuole differenziare. Questa separazione delle competenze, alla luce dei valori attuali al 1,9% di raccolta differenziata, fa presagire che la quasi totalità del rifiuto andrà ad essere incenerita in attesa che il sistema ATO divenga maturo.
LA PROPOSTA:
MAGGIORE QUOTA DI RACCOLTA DIFFERENZIATA
BONIFICA DEI SITI CONTAMINATI
RIDURRE LE EMISSIONI DEL POLO PETROLCHIMICO
DEPOTENZIARE I RISCHI
RISANARE LA FALDA ACQUIFERA INQUINATA
TUTELARE LA SALUTE DEI NASCITURI E EI CITTADINI.

Per tutte queste ragioni diciamo:
Chiediamo immediatamente un RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI
SI’ ALLA SALUTE ED ALLA SICUREZZA
SI’ PER L’ AUMENTO DELLA QUOTA DI RACCOLTA DIFFERENZIATA SI’ AL MASSIMO RICICLAGGIO POSSIBILE
NO AGLI INCENERITORI IN SICILIA
SENZA SE E SENZA MA
invitiamo tutti i cittadini della provincia di Siracusa a mobilitarsi.  Tutti indistintamente saranno colpiti da questo criminale Piano Regionale dei Rifiuti, sia i comuni che rientreranno nel raggio di azione dei fumi nocivi dell’inceneritore, in particolare Augusta, Siracusa, Priolo, Melilli, Floridia, Solarino. I cittadini delle provincie di Siracusa, Catania, Enna e Ragusa si vedranno AUMENTARE in maniera abnorme, la tassa per i rifiuti solidi urbani e subiranno un danno irreparabile alla salute, all'ambiente e alle reti viarie.
          Il Presidente prov.Siracusa dei VERDI
                          Paolo Pantano

Pescara - Giulio Larosa - Il Brigante redaz. Abruzzo -
Sconfitta la coop: torna l' etichetta trasparente
4.000 mail in due settimane di tempo, così la Campagna "SpronaCoop" ha costretto Coop Italia a reintrodurre l'etichetta trasparente sulla provenienza dei prodotti a marchio Coop.
Con questa etichetta i consumatori potranno riconoscere il nome e la provenienza del produttore e quindi di potranno esercitare il diritto di scelta verso quelle merci compatibili con i propri principi etici.
A Pescara e Chieti la campagna e' stata particolarmente forte: la rete Lilliput ha organizzato anche un volantinaggio nel centro comerciale Ipercoop davanti all' aereoporto d' Abruzzo, raccogliendo il sostegno convinto di tutti gli acquirenti.
Da oggi, cosi', potremo scegliere di nuovo di "comprare Sud" anche alla Coop, dove si possono trovare molti prodotti originali della nostra terra, ormai riconoscibili e potremo evitare le "bufale padane".
Giulio Larosa
Identità, radici, identità, l' orgoglio di essere meridionali....

L'identità, per fotterci meglio (essere loro Kolonia), ce la tolsero con l'Unità d'Italia i signoroni del Nord, quando controbilanciarono la loro miseria (loro cibo principale il granturco, così si ammalavano di pellagra e di rachitismo..) con case editrici e mass-media e con queste tremende forze OMISERO la vera soria del Sud! Così senza IDENTITA', RADICI, nel conseguente abbrutimento, dolore, guerra tra fratelli, scendevano e scendono tut'ora, i lupi a "comprare" (si fa per dire), i nostri prodotti per 4 soldi!
E poi trasformati e commercializzati e ritornati nel ipermercati 15-20 di più di quanto li avevano pagati!

Ma furono aiutati dai traditori (vedi Giolitti) e company:

"La volpe quando non arriva ll'uva dice che è acerba"-FEDRO:
quando sbraitano che siamo inferiori e altre nefandezze, in verità crepano di INVIDIA!
Svegliamoci!
W il CRIC!

Ciao.
Tommaso Di Ciaula

Meridionali di tutto il mondo:UNITEVI.
Per ora, uniamoci, subito, noi meridionali del Sud Italia!
Ancora una volta...
di Laura Spazzacampagna
Ancora una volta mi ritrovo a pensare – ed è una riflessione frequente negli ultimi tempi – che la paura è un elemento umano su cui politici e mercanti facilmente riescono a compiere le loro manovre in una società disgregata. L’esempio di Firenze è calzante. Dapprima i telegiornali, poi le trasmissioni di attualità, infine la nota giornalista scrittrice, mettono in risalto aspetti criminali del Social Forum Europeo. E così la città si barrica, con negozi blindati, saracinesche abbassate, tavole di legno inchiodate sulle vetrine; e gli abitanti si dileguano con un fine settimana lungo. Quale stratagemma mediatico migliore per isolare i partecipanti al SFE dalla città? Oggi, domenica, i telegiornali non fanno che ripetere che il merito più grande della buona riuscita della manifestazione di ieri è stato quello delle Forze dell’Ordine che hanno saputo prevenire ogni incidente. Strano, però, che gli unici 3 fermati alle frontiere erano poi stati rilasciati e si erano serenamente ricongiunti al gruppo dei manifestanti. E quindi, considerate la più totale assenza di scontri e l’inconsistenza dei fermi precedenti, in cosa sarebbe consistita la declamata opera di prevenzione delle Forze dell’Ordine? Forse nella lettura e applicazione dei suggerimenti contenuti in un ampio dossier di Amnesty International sui fatti di Genova, in cui erano descritte le gravissime violazioni dei diritti umani avvenute durante le manifestazioni e gli arresti.
Se la paura collettiva fa la sua parte, è anche importante reagire ed andare, comunque. E’ questo che abbiamo pensato partendo da Roma la mattina di sabato. Abbiamo incontrato una Firenze effettivamente deserta, soprattutto in centro. Abbiamo lasciato l’automobile in periferia. Già dal Lungarno si potevano vedere gli agenti appostarsi in tenuta antisommossa, scuri, corazzati, armati, con gli autoblindo. Sull’autobus, invece, le parole scambiate con una donna fiorentina erano calde, accoglienti, simpatiche. Attraversando col mezzo pubblico il centro storico, colpiva la calata quasi totale delle saracinesche. Su alcune, la scritta su un discreto biglietto: “Who thinks badly, acts badly” (“Chi pensa male, agisce male”). Su un pannello di legno inchiodato su una vetrina, la scritta: “Chiusura mentale”. Più tardi, avremmo visto anche che, su una vetrina chiusa con la scritta recante le date ed i motivi della chiusura (il Forum e la manifestazione), era stato affisso un foglio che diceva: “Peccato, avevamo vinto al Superenalotto e pensavamo di venire a spendere qui da voi; visto che siete chiusi andremo altrove!”
Attorno alla Fortezza da Basso, l’intensità di traffico umano era davvero notevole. Intorno a mezzogiorno, il corteo era già disposto lungo più di un chilometro del percorso. Abbiamo tentato di risalire il corteo fino alla testa, ma la calca ci impediva di riuscirci; decidevamo così di fermarci a vedere sfilare il corteo all’altezza delle rappresentanze dei partiti e delle organizzazioni europee. Spiccavano, nel numero indescrivibile dei partecipanti, gli inglesi, i greci, gli [firenze] spagnoli. Ci hanno colpito i palestinesi. Ci hanno fatto sorridere i ciprioti; poi gli anarchici elvetici, seguiti a loro volta da un folto gruppo di anarchici di tutte le nazionalità. Ciò che è impressionante è la varietà dei gruppi: una infinità di sigle, di città di provenienza; slogan in tante lingue, e così pure gli striscioni. Apprendiamo così l’esistenza di un Social Forum colombiano, di uno della Marsica, come pure di un Partito Comunista Operaio dell’Iraq; riconosciamo l’espressione gioviale di José Bové su un trattore del Movimento Sem Terra. E poi gli operai della Fiat, i Cobas, i Disobbedienti, Rifondazione Comunista, bandiere spurie dei Verdi, Emergency, persino un nutrito gruppo – giuro, è vero – di ultras della Ternana che hanno aderito al SFE con tanto di bandiera e striscione! Sarebbe stato interessante vedere anche il seguito, ovvero i gruppi dell’Agesci, le altre associazioni e la CGIL; ma dopo più di tre ore il freddo non ci permetteva oltre di stare fermi, e così ci siamo inseriti nel corteo. Se la città fin lì ci era sembrata assente e deserta, man mano le finestre si sono aperte. Molti esponevano lenzuoli bianchi, recependo così l’appello per la pace di Emergency. All’altezza del Lungarno moltissimi erano i fiorentini che erano venuti ad assistere al corteo attraversando i ponti. E appena rigirato verso Campo di Marte, meta finale dell’immenso corteo, dalle case è arrivata un’accoglienza strepitosa: chi serviva dalle finestre l’acqua, chi tirava merendine dai balconi, chi esponeva il cartello “Tornate anche domani” o “Grazie”. Se questi erano i fiorentini presenti in città, i grandi assenti sono stati comunque i commercianti, ed il disagio si è sentito, visto il clima rigido: due soli bar, in un percorso così lungo, erano aperti, con file esterne scoraggianti. Gli unici bagni chimici erano situati all’arrivo, a Campo di Marte. Essendo stati tolti cestini e cassonetti dal percorso, la città è stata sporcata più del voluto; la strada è stata comunque pulita da volontari dell’organizzazione. Gli agenti di Polizia sono stati comunque discreti, sempre invisibili dalla manifestazione, anche se appostati dietro gli angoli. Anche questo accorgimento ha fatto sì che il corteo si svolgesse in un clima festoso; adeguati sono stati anche i servizi d’ordine delle singole organizzazioni che hanno contribuito al più sereno svolgimento della manifestazione. E così le migliaia di partecipanti hanno potuto invadere pacificamente la città con i suoi messaggi di giustizia sociale, di non violenza, di diritti di cittadinanza; con i suoi slogan contro Bush e Berlusconi; con i suoi colori, i suoi suoni, la sua musica, [firenze] i suoi balli, le sue performances di strada. E la festa è stata così estesa che gli aderenti sono continuati ad arrivare in treno fino alle 17.30, aumentando così di continuo il numero dei partecipanti. La CGIL in realtà si è potuta muovere così poco che non è riuscita a percorrere, essendo posta in chiusura, neanche un chilometro. Quello che abbiamo trovato dopo la manifestazione, ostinati ormai a trovare un posto dove berci qualcosa di caldo, sono stati cittadini disposti ad ospitarci a casa loro e poliziotti gentilissimi che ci hanno indicato i pochi locali aperti. Alcuni conoscenti ci hanno raccontato di essersi persino imbattuti in una pasticceria che regalava dolci. Insomma, questa è stata la Firenze vissuta: non un incubo, non una minaccia, non un secondo di rispondenza tra le paure indotte e la realtà. Persino la pioggia prevista non è caduta.
Per questo la mia prima riflessione va alla paura che ci viene di continuo instillata: se non fossi andata a Firenze, se non avessi vinto paure e diffidenze, non avrei preso parte ad un evento internazionale così vasto, positivo e variegato. La sensazione è stata di un grande flusso di comunicazione e di contaminazione di contenuti comuni. Se non avessi visto con i miei occhi tutto quel fiume di persone di tutte le età, che è riuscito a stupirmi quasi quanto la Perugia – Assisi di un anno fa, non sarei riuscita ad immaginarlo: è difficile infatti immaginare tanta speranza tutta assieme, di tante città, di tante nazionalità, che non si piega davanti al lutto di Carlo Giuliani, che non si china davanti al potere crescente delle destre, che si ribella davanti alla fame, alle malattie, alle ingiustizie sociali e alle guerre, che non vuole imparare la diffidenza e la paura e non perde la gioiosita dello stare assieme. Ed è la libertà di guardare alle cose belle e gioiose della vita che non dobbiamo permettere alla paura e al disfattismo di portarci via.
Laura Spazzacampagna
(le foto che accompagnano il testo sono di Laura e Nick)

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