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ISBN 978-88-6954

PER
MARIO ZUPPARDO



Zuppardo
Mario Zuppardo è nato a Noto nel 1954. Nella sua città ha conseguito il Diploma di Geometra, e all'Università di Catania la Laurea in Economia e Commercio. Ha dato lezioni private di Economia Politica, Ragioneria, Matematica finanziaria. Ha progettato numerose residenze campestri e ne ha diretto i lavori. Si è abilitato alla professione di Dottore Commercialista ed esercita a Noto. Dal 1995 è Revisore Contabile. La passione per la musica classica e per gli studi letterari e filosofici lo ha tenuto vicino ad ambienti culturali netini dai quali ha preso le distanze per dedicarsi ad iniziative piú rispondenti alla sua personalità. Ha fondato il complesso musicale moderno «Oscar 2000». Ha poi organizzato la discoteca «Il ceppo» e l'associazione giovanile «La disoccupazione». Ha composto e cantato canzoni per voce e chitarra. Fra i riservati lettori delle sue poesie annovera Giorgio Bàrberi Squarotti, Gesualdo Bufalino, Gaetano Gangi, Corrado Sofia. Nel triennio 1991-1994 è stato presidente dei Giovani Dottori Commercialisti di Siracusa. Ha organizzato convegni provinciali e nazionali, ed ha influito sulla stesura definitiva di provvedimenti legislativi. Collabora a riviste fra le quali «Il Dottore Commercialista» e «Gli Oratori del Giorno». E' stato presidente del Comitato di Salute Pubblica costituitosi in una visione mediterranea e internazionale, per proporre la candidatura di Gaetano Gangi a Sindaco di Noto, con l'intento di rilanciare le attività cittadine. A cura del Comitato di Salute Pubblica ha pubblicato Rilievi e Prospettive, con Prefazione di Gaetano Gangi (Noto, 1997).

Innamorati all’Infinito



“Cosa bella e mortal passa e non dura”.

Così Francesco Petrarca col famoso verso che ha coinvolto nei secoli quanti si sono interessati al tema dominante della umana effimera bellezza. Eppure… 

Pochi tratti di carboncino. L’arte del togliere, di tutto ridurre all’essenziale, eliminando il superfluo, come anche Sigmund Freud avvertiva.

L’arte…, appunto. Quella cosa che, frutto da mani d’uomo, sfugge alla sorte sintetizzata nel verso di Petrarca. In quei pochi tratti c’è tutta l’essenza della vita. 

Due esseri umani, un uomo e una donna: seduti su una spiaggia, di spalle; lei lo abbraccia ai fianchi. Davanti il mare sconfinato, infinito, dietro l’occhio discreto (o forse no) di chi guarda…

Sono due ragazzi forse, due esseri umani di certo.

Gli Innamorati è il titolo che l’autore Mario Zuppardo, pittore eclettico, poliedrico, artista vero, ha dato a questa sua opera che per me rimane il punto più alto della ingegnosità dei suoi lavori.

Quel quadro – in copia, s’intende; l’originale è custodito nella cassaforte, che dico?, nel cuore dell’autore – campeggia, unico, nella mia camera da letto.

Il rigattiere...È riportato nella copertina del mio libro Il rigattiere e l’avventore e anche nella copertina interna dell’opera omnia, il macrotesto, Una vita (opere 1989-2003). A guardare quel dipinto mi riempio gli occhi (e mi accorgo che riempie anche gli occhi di chi lo osserva). Gli parlo, gli recito versi. In verità li recito a me stesso: famosi, creati da grandi poeti e, anche talvolta di più modesti, i miei. Gli uni e gli altri, comunque, mi lavano il cuore.

Gli Innamorati, dunque. Che dire? Se dovessi scrivere quel che mi viene di pensare, allora non poche righe ma un intero volume occorrerebbe, per riportare le impressioni, le emozioni, le commozioni che quei tratti di carbone, segnati da mani d’artista, hanno reso su un bianco cartoncino, riempiendolo in modo completo, definitivo, pittoresco, artistico e, perché no?, poetico.

Sì, quei segni sono poesia pura, autentica, assoluta, che si libra nell’aria ondeggiando come una piuma. Ma sono anche simili a note musicali che sprigionano da uno strumento sia esso un violino, un pianoforte, un violoncello… o da un’intera orchestra diretta da Riccardo Muti. 

Ora Mario mi ha fatto un dono irripetibile e irrinunciabile. Mi ha fatto vedere – e i miei, si badi, non sono “… i grandi occhi…”, né “… il radioso, innamorato stupore di Nausicaa” – una sua ulteriore elaborazione e libera interpretazione dell’opera. 

Non solo quei semplici, splendidi, tratti di carboncino. Ma stavolta il dipinto è diventato una policromia di colori.

Non più la sabbia immobile, ma il mare culla quei due che s’amano. In fondo ai loro sguardi “… una siepe, che da tanta parte/ dell’ultimo orizzonte il guardo esclude…”.

Il poeta di Recanati, dello “… infinito silenzio…” che “… tra questa immensità s’annega il pensier…”, stavolta è colui che guarda e da voyeur osserva, apprezza, trasmette agli altri le sensazioni ad alta voce – o, se volete, ad alto verso – a quanti hanno a cuore la durata dell’opera d’arte.

L’arte che, da mani d’uomo mortal, mai passa.

E per Gli Innamorati e per quanti se ne coinvolgono nella visione “… il naufragar m’è dolce in questo mare”.     



PER I CARBONCINI DI MARIO ZUPPARDO

Ci sono al mondo Paesi che hanno da tempo le migliori scuole e le migliori accademie d'arte e di musica, le migliori sotto ogni aspetto. Non per questo ne sono usciti un Leonardo o un Beethoven. La grande arte, si diceva un tempo in queste rive mediterranee, è linguaggio e opera degli Dei. E certamente le grandi opere d'arte chiudono in sé le continuità meravigliose e le lunghe proiezioni delle migliori scuole e accademie concepibili, cioè di scuole e accademie non conosciute prima di esse perché con esse concepite. Accade anche nel caso di opere stupende che sembrano spuntare d'un tratto, come i disegni fatti col carboncino da Mario Zuppardo, che ho visti quasi divincolarsi e districarsi dalle molte balenanti prove, e acquistare con la fulminea grazia intuitiva la concretezza. Persone. Architetture. Paesaggi. Il senso di questi disegni? Il loro nuovo senso? La sua definizione, cioè la sua compiuta scoperta, non può essere che conquista della storia, di quel che avverrà, di chi verrà. I sondaggi sono tuttavia cominciati. Mi piace raccoglierne alcuni, e limitarmi a dire, per il momento, che sono state dette cose che anch'io direi, e che mi affascina osservare questi disegni liberi da ogni maniera che si è fin troppo vista, totalmente liberi. Alla civiltà che nasce si usi la cortesia di voler andare alle fonti di ogni poesia, di ogni alta scuola, e di ogni conoscenza. Come qui avviene.
GAETANO GANGI

 

Che delicate immagini! E’ pur vero che ci unisce l'amicizia del
carissimo Gaetano Gangi.
VINCENZO CAPPELLETTI


Chissà, forse scrivere col carbone incendia piú il mondo.
CORRADO STAJANO


Stupenda attività.
FEDERICO ITALIA


Se una cosa si ama, è bene non distaccarsene; e se mai,
tornarci continuamente.
VITTORIO SCROI


Zuppardo continui a fare quello che gli piace fare.
AUGUSTO FANTOZZI


Opere molto "incisive".
FRANZO GRANDE STEVENS


Segno disinvolto, sintetico, espressivo.
SALVO MONICA


Tratto rapido ed evocativo, che osservo sempre con piacere.
CESARE LANCIANI


Opere d'arte che danno grande piacere. Sono bellissime.
VILHELM WOHLERT

Preziose testimonianze di un piacere del bello.
ROBERTO PAZZI


Meravigliosi ed essenziali disegni che richiamano il tratto ironico di Scipione.
LUCIO MARIANI


I "carboncini" sono molto belli.
GIULIO ANDREOTTI


Sono davvero molto belli.
GIULIO TREMONTI


Una nota di poesia nel caos.
STEFANO BALSAMO


La gioia è profonda e viva è l'emozione.
GIORGIO BÀRBERI SQUAROTTI

Traducono una profonda e delicata sensibilità artistica e umana.
ROBERT PERROUD


Bellissime e veraci immagini siciliane.
NICOLO’ PIGNATELLI ARAGONA CORTES


Sono di una eccezionale lucidità espressiva.
GIOVANNI CASTIGLIONE

Bellissime figurazioni.
GIUSEPPE BONAVIRI


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