PER LA CULTURA
IN UNA FAMIGLIA
ALLARGATA OLTRE LE MURA DI CASA
Riflessioni di Lucia Bonanni
(che il 10 dicembre 2011 a Pisa - assieme a Marco Urso - ha rappresentato
la Libreria Editrice Urso al premio "Thomas Dempster")
Il vostro amico è il vostro
bisogno saziato.
è il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza.
è la vostra mensa e il vostro focolare.
poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la vostra pace…
Kahlil Gibran
I ricordi si affollano alla mente
mentre sono sul treno che mi porta verso Pisa. Quasi non la riconosco questa
città nella pioggia che sa di inverno. Sono abituata a vederla nello splendore
dei suoi alabastri, dei suoi marmi, dei suoi mosaici, dei suoi lungarni
multicolori, di quella sua torre sghemba, sorretta nelle foto dalla mano tesa
del turista. Non mi sono nuove le inflessioni dell’intercalare, né i gesti che
fanno eco alle parole. Mi sento in un tempo diacronico nel suo incessante
fluire, ma così tanto attuale nel dipanarsi delle emozioni. È la stessa sensazione
che provo quando mi ritrovo al n. 71 di quella via Mazzini dove è situato il
Memoriale omonimo che oggi ci ospita. La pioggia si fa insistente… guardo
spesso l’orologio… mi scopro preoccupata… anche per quel ragazzo che stamani è
arrivato dalla Sicilia.
Il sorriso del prof. Cassetti, però, è rassicurante e
la sua stretta di mano accogliente. “E ricordate che nazione e indipendenza
sono nomi vani e menzogna di vana gloria, se la nazione non è associazione di
liberi, se l’indipendenza non è incarnata in ogni cittadino, trasfusa in ogni
coscienza, immedesimata nel cittadino”, si legge in una scritta murale appena a
destra della porta d’ingresso.
Già… nazione, indipendenza,
associazione di liberi, coscienza, cittadino, non sono altro che gli ideali del
nostro Risorgimento oggi così tanto disattesi; ideali racchiusi in quella
moltitudine di pagine ben disposte sugli scaffali e altresì evidenziati in quel
susseguirsi di date e avvenimenti che a memoria storica ornano le pareti di
questa domus rinnovata. Il pubblico presente non è poi così numeroso, solo una compagine di
pochi eletti, di chi presta interesse a questo evento. L’attenzione discorsiva
del prof. Cassetti pone in evidenza la figura di Ippolito Rosellini,
suo eminente concittadino, come pure quella di Thomas Dempster a cui è intitolato il Premio, nonché l’iter dello stesso Gruppo Culturale ed il
suo personale a riguardo della pluriennale attività a salvaguardia e tutela del
patrimonio e dei vari interventi di restauro dei beni architettonici presenti sul
territorio.
Il discorso si fa ancor più incisivo allorché il prof. Cassetti
giunge a parlare dell’editore Urso e della sua Libreria; libreria, egli dice,
dove si può trovare di tutto, dove certi libri, per certi versi anche
introvabili, non vengono relegati in fondo a qualche mensola, come talvolta succede nella grande
distribuzione, ma fanno bella mostra di sé e si lasciano adocchiare anche da
chi è solo di passaggio. Una libreria, questa, dove il tempo scorre piacevolmente,
dove protagonista è sempre il libro, cuore e teatro perenne dell’Uomo. Il
testimone che mi passa il prof. Casetti, e che di
buon grado accetto, è il testo a cura di G. Gabrielli “Ippolito Rosellini e il suo Giornale della
spedizione letteraria toscana in Egitto negli anni 1828-1829”.
Parlare degli amici non è facile
cosa e così, ripensando alle belle parole di Gibran,
mi sento di dire che ho avuto modo di conoscere l’editore Urso lo scorso anno
in occasione del Concorso Letterario “Inchiostro e anima”, Concorso da lui
ideato e curato tanto nella forma quanto nella dinamica esplicativa dei vari
passaggi anche per quanto concerne la pubblicazione di una raccolta antologica.
Duplice fu la motivazione che mi indusse a partecipare, l’una per la dedica ad
un amico, scrittore e poeta, attore e regista, da poco scomparso (Antonio Caldarella), l’altra per la donazione devoluta ad un Istituto di ricerca medica (AIRC).
Sempre in
cammino, mai pago di esperienze, sempre lungimirante e con lo sguardo rivolto
al futuro, l’editore Urso ha voluto di nuovo cimentarsi nel bando di un altro
Concorso, ideato quest’anno come Libreria Editrice Urso e recante un titolo che
è già di per sé tutto un programma. Così in quei “Libri di-versi in diversi
libri” si rinnova la dedica ad una persona che non c’è più, una poetessa di
spiccate e nobili qualità (Carmela Monteleone) e si
fa di nuovo donazione di proventi a sfondo benefico (Aned),
si continua a dar voce a ciò che dicono i poeti quando affermano che “la poesia
è l’anima dell’uomo fatta parola” e che “la poesia vive quando è ricevuta da
qualcuno”, e si mette in risalto quello che è l’obiettivo principe della
Libreria stessa.
Infatti è da quel lontano
dicembre del 1975 che al n. 41 nel centralissimo Corso Garbaldi, lì, ad Avola, si
dà spazio alla cultura partecipata nei suoi molteplici aspetti, perno e
strumento di quella minuscola Libreria, “nata più per scommessa che con
intenzioni di lunga durata”. “Al cliente di turno mi capita spesso di ricordare
che non sono qui per dargli un paio di pantaloni, ma una fetta importante del
patrimonio dell’umanità” è quanto dichiara lo stesso editore e non è un caso se
il Concorso di quest’anno reca il titolo di “Libri di-versi in diversi libri”,
poiché il punto di forza di tale iniziativa si ritrova nella pubblicazione di un
libro “di-versi”, di propri versi, per ciascun partecipante selezionato a cui
si aggiunge un cospicuo numero di copie per il primo classificato. A tale
proposito è stata ideata anche una pagina web con lo stesso titolo al fine di
creare un’agorà condivisa e condivisibile in cui gli utenti possono ritrovarsi
e discutere in un confronto culturale franco e puntuale. Oltretutto la dicitura
“in diversi libri” sta ad indicare la diversità della realizzazione grafica di
ogni volume che sarà dato in omaggio ai poeti selezionati, a conclusione del
concorso.
Tra i testi dell’Editrice Urso, oltre ai vari autori, si collocano libri
specifici, riguardanti quelli che sono gli aspetti artistici e antropologici
della Sicilia sud-orientale, come pure la prima fatica editoriale edita nel
1981 con all’attivo più di duemila copie vendute e che l’editore ama definire
il suo best long-seller: “I fatti di Avola” di
Sebastiano Burgaretta.
Nella gamma delle collane edite
che pongono attenzione alle varie espressioni culturali, agli incontri e alle
manifestazioni organizzate a vario titolo e con logiche diverse e sempre nuove,
si annoverano tra le altre “Araba Fenice”, “Mneme”,
“Iconografia”, “I quaderni dell’Orso”, “Recuperata”, “La laurea in tasca” in
cui sono presenti i lavori di Lilia e Marco Urso,
“Opera prima”, “Cammini”, “Euterpe”, “AsSaggi”…
Ma l’attività della Libreria Urso
non si limita a quella “tana”, punto di ritrovo così caro ai bibliofili, bensì
spazia dai “Mercoledì letterari” di “Avola in laboratorio”, in cui di volta in
volta, l’ultimo mercoledì di ogni mese, dal 1994, si discute democraticamente
su qualsivoglia argomento, senza mai una relazione iniziale (qualche volta si
presentano anche libri e se ne fa un ampio dibattito); ai “Peri patetici di Eloro”, amici della Libreria che si ritrovano per la
Camminata filosofica tra le rovine della città corinzia di Eloro,
argomentando sui temi più disparati; al “Forum dei cammini europei del
pellegrino”, diretto in rete da Francesco Urso; a “Libr’Avola”;
a “Dalle otto alle otto” in occasione della festa annuale della poesia e che in
marzo prossimo andrà a combaciare con la serata conclusiva del Concorso
Letterario.
Già da anni addietro l’operato
dell’editore Urso viene reso noto dai quotidiani quali “Avvenire” nel 2008, “Il
Sole 24 ore” nel 2000, “Capital” nel 1984, “Il giornale di Sicilia” nel 1987,
tra le cui pagine si riportano interviste rilasciate dall’editore insieme agli
articoli redatti da persone che hanno voluto e saputo apprezzare le molteplici
valenze culturali e sociali della Libreria.
Ed è Massimo Castellani, che a
tal proposito scrive su “Avvenire”, che “Francesco Urso da quel dicembre caldo
non ha mai abbassato le barricate ed è l’ultimo avamposto di una resistenza
culturale ad Avola, dove si trova nella sua Libreria. Un’altana d’avvistamento
sul Mediterraneo, che si staglia in quel centro del quadrato iscritto nella
planimetria di quell’esagono”, ridisegnata dal gesuita Angelo Italia, ingegnoso
urbanista, a seguito del terremoto del 1693 che non pochi danni causò alla
città.
“Qui e ovunque è il libro che
sceglie il lettore e non viceversa… e forse (questa) è la libreria più a Sud
d’Italia a pochi km da Capo Passero.
Una libreria quasi di confine”
come fa notare il “Sole 24 ore” nell’ottobre del 2000 e come continua Francesco
Urso, affermando che “é dovuta diventare quasi una necessità, quasi una sorta
di ultimo baluardo di civiltà e di cultura (in cui) le regole commerciali
devono essere al minimo necessario e la creatività al massimo”.
Descrivere ciò che di “mitico”
continua a vivere intorno alla figura dell’editore Urso, non è cosa semplice in
quanto gli interessi si dispongono in un diagramma ad albero sempre più
articolato e ramificato e sempre più allargato a persone e a realtà anche
distanti dal territorio isolano. “Francesco Urso è un giovane appassionato che
dal Sessantotto ha saputo trarre insegnamento per quanto riguarda la
documentazione storico-antropologica”, riporta un articolo a riguardo
dell’editoria siciliana su “Il giornale di Sicilia”.
“Ma attenzione – avverte Francesco
Urso - io faccio il libraio per scelta, quando pubblico non ho una logica
commerciale. Per me l’editoria è un’attività collaterale, una maniera di fare
qualcosa di concreto per la mia terra, un hobby di prestigio…anche”. “Dai
banchi di scuola alla strada, a piazzare la merce più difficile da piazzare su
qualsiasi mercato”, i libri, ben consapevole del valore e del poter e della
parola scritta, valenze, queste, che gli hanno permesso di rimanere attaccato
alla sua terra, terra dalla rivolta “amara” del ‘68 e all’epoca ancora in parte
da alfabetizzare.
“Questo (la libreria) è il mio
posto segreto/un’oasi di passaggio/per uomini assetati/” (Arianna Rotondo, “Il
mio posto”, anno 1999) che “per 50 anni ancora/ e se il destino vorrà/giusto il
tempo/per crescere e imparare a capire/la storia […] mai perduta di quella
libreria/ e del suo filosofo” (Carmela Monteleone,
“Corso Garibaldi 41”, anno 1996) anche perché in questo viaggio della mente e
dello spirito Francesco non è mai solo… da sempre in questo cammino, come in
quello della loro esistenza, lo accompagna e lo segue Liliana Calabrese, anima
e animatrice, voce e canto, forza e diletto, punto di riferimento
ineguagliabile delle tante vicissitudini di vita e delle tante iniziative
legate a quell’angolo di cultura presente lì ad Avola.
“E sarà quest’angolo di vita e di
cultura a rappresentare nel terzo millennio che avanza , la storia e la civiltà
di un piccolo paese dal nome sdrucciolo, posto ai piedi degli Iblei, in terra di Sicilia, luogo di questo pianeta, afferma
Giovanni Stella in “Le Sirene e l’Isola” edito proprio da quella Libreria che
oggi siamo a festeggiare.
“Sono nato e cresciuto in quella
libreria, una libreria che sa di polvere e dove si sente il profumo antico dei
libri. Devo ringraziare mio padre che mi ha avvicinato alla lettura e mi ha
trasmesso l’amore del sapere. Quando mi capita di cercare una libreria, non
scelgo mai quelle grandi, illuminate a giorno, ingombre di pile di libri,
quelle commerciali, anonime, scelgo sempre quelle meno conosciute, quelle dove
puoi ancora frugare tra gli scaffali alla ricerca di chissà quale tesoro”.
Marco parla con pacatezza, espone i pensieri con serenità, apre il cuore e la
mente e chi ascolta e pone domande.
Il garbo del suo parlare riflette
tutta l’ammirazione che ha per il padre, in ogni sua parola, in ogni suo gesto
traspare tutta la sua bella sicilianità. Come già Francesco anni addietro, è un
“giovane appassionato” che degli insegnamenti ricevuti ha saputo fare tesoro,
convinto di poter fare qualcosa di utile per la sua terra, per la realtà che lo
circonda, seguendo orme indelebili nel cuore e nell’agire. “Enna è una
bomboniera ammaccata, e come questa città in Sicilia ci sono tanti altri luoghi
ricchi d’arte e di storia e che avrebbero necessità di interventi mirati e
attenti. E non sempre è agevole operare in una realtà cittadina dove gli stessi
abitanti non si prendono cura del proprio territorio, dove talvolta si nega la
presenza di isole culturali, dove l’indifferenza supera il buon senso. Ma noi
siamo convinti e ben consapevoli di ciò che via via andiamo facendo, del nostro operato e del nostro dire”.
Marco riesce ad esporre tutto
quanto c’è da mettere in risalto ed è assai emozionato quando riceve la
pergamena e la medaglia commemorativa
con l’effige di Ippolito Rosellini, coniata nel 1993
e disegnata per l’occasione dall’Artista A. Fascetti. Può succedere che i
familiari siano anche quelli elettivi, sono quelli che stanno nei tuoi pensieri
e nel tuo affetto e dai quali ti allontani con rammarico. Adesso che è lunedì
sera e fuori continua a piovere, nella mia penna c’è il sole e sono qui a
scrivere di un libraio folle di umanità e della sua bella famiglia, allargata
anche al di là delle mura di casa. E chissà mai perché mi viene da canticchiare
i versi di una ben nota canzone…
“Un vecchio e un bambino/si preser per mano e andarono insieme/ incontro alla sera; i
due camminavano/ il giorno cadeva/il vecchio seguiva il ricordo di miti
passati…/il bimbo ristette/ e poi disse al vecchio con voce sognante: “Mi piaccion le fiabe, raccontane altre”.
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