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IN QUEL COVO DI POETICA RESISTENZA CIVILE

...Ecco i codici di riconoscimento del libraio indipendente: il modo, la selezione fatta appositamente per ogni singolo lettore e l’instancabile impegno profuso. Il modo è la grazia con cui si sanno porgere le donne, quelle della La Rinascita di Empoli o Monica Bellomini e le sue figlie Debora e Simona della Libreria Fogola di Pisa. Fogola è uno dei cognomi di quei primi librai ambulanti che nel Cinquecento scendevano dal pontremolese, gerle in spalla e carichi come somari, per andare a vendere in città i loro almanacchi, i lunari e i poemi cavallereschi.
Hanno tracciato il passo dalla Toscana al Piemonte della Libreria Volare di Pinerolo; fino giù alla Sicilia, in quel covo di poetica resistenza civile che è la Libreria Editrice Urso di Avola. In venticinque metri quadrati si agita ancora Ciccio Urso che, per accoglienza ed entusiasmo, è assai affine alla gestione della “Libreria di Santa” di Santa Margherita Ligure…


MASSIMILIANO CASTELLANI
in “Avvenire”, domenica 28 settembre 2014 pag. 26

librai


Cenzina Salemi e Giovanni Battaglia comunicano nel Tg di Canale8 di lunedì 5 dicembre 2011
l'assegnazione del premio "Thomas Dempster" per il 2011 alla Libreria Editrice Urso
da parte del GRUPPO CULTURALE "IPPOLITO ROSELLINI"
Associazione di Promozione Sociale - Pisa

Mi piace condividere con tutti voi questo comunicato stampa che mi arriva da Pisa, assieme a tante belle emozioni.
E' la prima volta che viene colto pubblicamente il ruolo del mio agire sociale e in forma democratica
nel campo della promozione culturale nel territorio.
Mi fa piacere che ciò accada nei modi che il corso delle cose ha generato nella sua autenticità di valori.
Né poteva essere diverso per me e per le persone coinvolte.
Nel mezzo a questa storia ci sono io, ci sono loro, gli amici di Pisa,
e ci siete tutti voi, che assieme a me condividete da tempo tutto questo,
anche se sparsi negli angoli più lontani.
Francesco Urso

GRUPPO CULTURALE "IPPOLITO ROSELLINI"
Associazione di Promozione Sociale
Via Lucchese 41 - 56123 Pisa - tel.050551285


comunicato stampa

SABATO 10 DICEMBRE 2011 LA CONSEGNA DEL PREMIO "THOMAS DEMPSTER" GIUNTO ALLA XVI EDIZIONE

DempsterSabato 10 dicembre, in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani, si terrà la cerimonia di premiazione del Premio "Thomas Dempster", XVI edizione. Il Premio, creato dal Gruppo Culturale "Ippolito Rosellini", viene annualmente attribuito a quanti, singoli o associazioni, operano per la tutela e la valorizzazione del Patrimonio e per la diffusione della cultura sul territorio nazionale. Quest'anno il Premio "Thomas Dempster" viene conferito alla Libreria Editrice Urso di Avola, provincia di Siracusa. Per vari decenni questa istituzione, diretta da Francesco Urso con la collaborazione dei familiari e degli amici, è stata un vero e proprio faro della cultura, uno spazio aperto a tutte le suggestioni culturali possibili: dal libero pensiero alle tradizioni religiose. L'azione della Libreria Urso, di forte ispirazione democratica e di grande impegno sociale, non è rimasta circoscritta alla sua realtà provinciale o regionale ma si è allargata ad investire tutto il territorio nazionale con la creazione di esperienze di incontro e di crescita come il Forum dei cammini europei del pellegrino e tante altre iniziative di altissimo livello culturale.
Sarà la Domus Mazziniana rinnovata ad ospitare la cerimonia di premiazione, grazie alla disponibilità del suo Direttore Prof. Pietro Finelli; la cerimonia avrà inizio alle ore 16.30 e si aprirà con il saluto del Prof. Giovanni Ranieri Fascetti, presidente del Gruppo "Rosellini", Lucia Bonanni illustrerà la straordinaria realtà culturale della Libreria Editrice Urso; infine le madrine del Premio, la Prof. Maria Giovanna Cantagalli e l'attrice Maria Beatrice Del Lupo Trenta, consegneranno a Marco Urso il diploma. L'ingresso è libero.

il Presidente

Prof. Giovanni Ranieri Fascetti

 

articolo


Cenzina Salemi e Giovanni Battaglia comunicano nel Tg di Canale8 di lunedì 5 dicembre 2011
l'assegnazione del premio "Thomas Dempster" per il 2011 alla Libreria Editrice Urso
da parte del GRUPPO CULTURALE "IPPOLITO ROSELLINI"
Associazione di Promozione Sociale - Pisa

PER LA CULTURA
IN UNA FAMIGLIA
ALLARGATA OLTRE LE MURA DI CASA

Riflessioni di Lucia Bonanni
(che il 10 dicembre 2011 a Pisa - assieme a Marco Urso - ha rappresentato
la Libreria Editrice Urso al premio "Thomas Dempster")
 

Il vostro amico è il vostro bisogno saziato. 
è il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza. 
è la vostra mensa e il vostro focolare. 
poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la vostra pace…

Kahlil Gibran

 

 

esterno DomusI ricordi si affollano alla mente mentre sono sul treno che mi porta verso Pisa. Quasi non la riconosco questa città nella pioggia che sa di inverno. Sono abituata a vederla nello splendore dei suoi alabastri, dei suoi marmi, dei suoi mosaici, dei suoi lungarni multicolori, di quella sua torre sghemba, sorretta nelle foto dalla mano tesa del turista. Non mi sono nuove le inflessioni dell’intercalare, né i gesti che fanno eco alle parole. Mi sento in un tempo diacronico nel suo incessante fluire, ma così tanto attuale nel dipanarsi delle emozioni. È la stessa sensazione che provo quando mi ritrovo al n. 71 di quella via Mazzini dove è situato il Memoriale omonimo che oggi ci ospita. La pioggia si fa insistente… guardo spesso l’orologio… mi scopro preoccupata… anche per quel ragazzo che stamani è arrivato dalla Sicilia.

Il sorriso del prof. Giovanni Ranieri Fascetti, però, è rassicurante e la sua stretta di mano accogliente. “E ricordate che nazione e indipendenza sono nomi vani e menzogna di vana gloria, se la nazione non è associazione di liberi, se l’indipendenza non è incarnata in ogni cittadino, trasfusa in ogni coscienza, immedesimata nel cittadino”, si legge in una scritta murale appena a destra della porta d’ingresso.

Già… nazione, indipendenza, associazione di liberi, coscienza, cittadino, non sono altro che gli ideali del nostro Risorgimento oggi così tanto disattesi; ideali racchiusi in quella moltitudine di pagine ben disposte sugli scaffali e altresì evidenziati in quel susseguirsi di date e avvenimenti che a memoria storica ornano le pareti di questa domus rinnovata.interno Domus Il pubblico presente non è poi così numeroso, solo una compagine di pochi eletti, di chi presta interesse a questo evento. L’attenzione discorsiva del prof. Giovanni Ranieri Fascetti pone in evidenza la figura di Ippolito Rosellini, suo eminente concittadino, come pure quella di Thomas Dempster a cui è intitolato il Premio, nonché l’iter dello stesso Gruppo Culturale ed il suo personale a riguardo della pluriennale attività a salvaguardia e tutela del patrimonio e dei vari interventi di restauro dei beni architettonici presenti sul territorio.

Il discorso si fa ancor più incisivo allorché il prof. Giovanni Ranieri Fascetti giunge a parlare dell’editore Urso e della sua Libreria; libreria, egli dice, dove si può trovare di tutto, dove certi libri, per certi versi anche introvabili, non vengono relegati in fondo a qualche  mensola, come talvolta succede nella grande distribuzione, ma fanno bella mostra di sé e si lasciano adocchiare anche da chi è solo di passaggio. Una libreria, questa, dove il tempo scorre piacevolmente, dove protagonista è sempre il libro, cuore e teatro perenne dell’Uomo. Il testimone che mi passa il prof. Giovanni Ranieri Fascetti, e che di buon grado accetto, è il testo a cura di G. Gabrielli “Ippolito Rosellini e il suo Giornale della spedizione letteraria toscana in Egitto negli anni 1828-1829”.

Parlare degli amici non è facile cosa e così, ripensando alle belle parole di Gibran, mi sento di dire che ho avuto modo di conoscere l’editore Urso lo scorso anno in occasione del Concorso Letterario “Inchiostro e anima”, Concorso da lui ideato e curato tanto nella forma quanto nella dinamica esplicativa dei vari passaggi anche per quanto concerne la pubblicazione di una raccolta antologica. Duplice fu la motivazione che mi indusse a partecipare, l’una per la dedica ad un amico, scrittore e poeta, attore e regista, da poco scomparso (Antonio Caldarella), l’altra per  la donazione devoluta ad un Istituto di ricerca medica (AIRC).

Sempre in cammino, mai pago di esperienze, sempre lungimirante e con lo sguardo rivolto al futuro, l’editore Urso ha voluto di nuovo cimentarsi nel bando di un altro Concorso, ideato quest’anno come Libreria Editrice Urso e recante un titolo che è già di per sé tutto un programma. Così in quei “Libri di-versi in diversi libri” si rinnova la dedica ad una persona che non c’è più, una poetessa di spiccate e nobili qualità (Carmela Monteleone) e si fa di nuovo donazione di proventi a sfondo benefico (Aned), si continua a di...versidar voce a ciò che dicono i poeti quando affermano che “la poesia è l’anima dell’uomo fatta parola” e che “la poesia vive quando è ricevuta da qualcuno”, e si mette in risalto quello che è l’obiettivo principe della Libreria stessa.

Infatti è da quel lontano dicembre del 1975 che al n. 41 nel  centralissimo Corso Garbaldi, lì, ad Avola, si dà spazio alla cultura partecipata nei suoi molteplici aspetti, perno e strumento di quella minuscola Libreria, “nata più per scommessa che con intenzioni di lunga durata”. “Al cliente di turno mi capita spesso di ricordare che non sono qui per dargli un paio di pantaloni, ma una fetta importante del patrimonio dell’umanità” è quanto dichiara lo stesso editore e non è un caso se il Concorso di quest’anno reca il titolo di “Libri di-versi in diversi libri”, poiché il punto di forza di tale iniziativa si ritrova nella pubblicazione di un libro “di-versi”, di propri versi, per ciascun partecipante selezionato a cui si aggiunge un cospicuo numero di copie per il primo classificato. A tale proposito è stata ideata anche una pagina web con lo stesso titolo al fine di creare un’agorà condivisa e condivisibile in cui gli utenti possono ritrovarsi e discutere in un confronto culturale franco e puntuale. Oltretutto la dicitura “in diversi libri” sta ad indicare la diversità della realizzazione grafica di ogni volume che sarà dato in omaggio ai poeti selezionati, a conclusione del concorso.
Tra i testi dell’Editrice Urso, oltre ai vari autori, si collocano libri specifici, riguardanti quelli che sono gli aspetti artistici e antropologici della Sicilia sud-orientale, come pure la prima fatica editoriale edita nel 1981 con all’attivo più di duemila copie vendute e che l’editore ama definire il suo best long-seller: “I fatti di Avola” di Sebastiano Burgaretta.

Nella gamma delle collane edite che pongono attenzione alle varie espressioni culturali, agli incontri e alle manifestazioni organizzate a vario titolo e con logiche diverse e sempre nuove, si annoverano tra le altre “Araba Fenice”, “Mneme”, “Iconografia”, “I quaderni dell’Orso”, “Recuperata”, “La laurea in tasca” in cui sono presenti i lavori di Lilia e Marco Urso, “Opera prima”, “Cammini”, “Euterpe”, “AsSaggi”…

Ma l’attività della Libreria Urso non si limita a quella “tana”, punto di ritrovo così caro ai bibliofili, bensì spazia dai “Mercoledì letterari” di “Avola in laboratorio”, in cui di volta in volta, l’ultimo mercoledì di ogni mese, dal 1994, si discute democraticamente su qualsivoglia argomento, senza mai una relazione iniziale (qualche volta si presentano anche libri e se ne fa un ampio dibattito); ai “PeriMarcopatetici di Eloro”, amici della Libreria che si ritrovano per la Camminata filosofica tra le rovine della città corinzia di Eloro, argomentando sui temi più disparati; al “Forum dei cammini europei del pellegrino”, diretto in rete da Francesco Urso; a “Libr’Avola”; a “Dalle otto alle otto” in occasione della festa annuale della poesia e che in marzo prossimo andrà a combaciare con la serata conclusiva del Concorso Letterario.

Già da anni addietro l’operato dell’editore Urso viene reso noto dai quotidiani quali “Avvenire” nel 2008, “Il Sole 24 ore” nel 2000, “Capital” nel 1984, “Il giornale di Sicilia” nel 1987, tra le cui pagine si riportano interviste rilasciate dall’editore insieme agli articoli redatti da persone che hanno voluto e saputo apprezzare le molteplici valenze culturali e sociali della Libreria.

Ed è Massimo Castellani, che a tal proposito scrive su “Avvenire”, che “Francesco Urso da quel dicembre caldo non ha mai abbassato le barricate ed è l’ultimo avamposto di una resistenza culturale ad Avola, dove si trova nella sua Libreria. Un’altana d’avvistamento sul Mediterraneo, che si staglia in quel centro del quadrato iscritto nella planimetria di quell’esagono”, ridisegnata dal gesuita Angelo Italia, ingegnoso urbanista, a seguito del terremoto del 1693 che non pochi danni causò alla città.

“Qui e ovunque è il libro che sceglie il lettore e non viceversa… e forse (questa) è la libreria più a Sud d’Italia a pochi km da Capo Passero.

Una libreria quasi di confine” come fa notare il “Sole 24 ore” nell’ottobre del 2000 e come continua Francesco Urso, affermando che “é dovuta diventare quasi una necessità, quasi una sorta di ultimo baluardo di civiltà e di cultura (in cui) le regole commerciali devono essere al minimo necessario e la creatività al massimo”.

Descrivere ciò che di “mitico” continua a vivere intorno alla figura dell’editore Urso, non è cosa semplice in quanto gli interessi si dispongono in un diagramma ad albero sempre più articolato e ramificato e sempre più allargato a persone e a realtà anche distanti dal territorio isolano. “Francesco Urso è un giovane appassionato che dal Sessantotto ha saputo trarre insegnamento per quanto riguarda la documentazione storico-antropologica”, riporta un articolo a riguardo dell’editoria siciliana su “Il giornale di Sicilia”.

Marco“Ma attenzione – avverte Francesco Urso - io faccio il libraio per scelta, quando pubblico non ho una logica commerciale. Per me l’editoria è un’attività collaterale, una maniera di fare qualcosa di concreto per la mia terra, un hobby di prestigio…anche”. “Dai banchi di scuola alla strada, a piazzare la merce più difficile da piazzare su qualsiasi mercato”, i libri, ben consapevole del valore e del poter e della parola scritta, valenze, queste, che gli hanno permesso di rimanere attaccato alla sua terra, terra dalla rivolta “amara” del ‘68 e all’epoca ancora in parte da alfabetizzare.

“Questo (la libreria) è il mio posto segreto/un’oasi di passaggio/per uomini assetati/” (Arianna Rotondo, “Il mio posto”, anno 1999) che “per 50 anni ancora/ e se il destino vorrà/giusto il tempo/per crescere e imparare a capire/la storia […] mai perduta di quella libreria/ e del suo filosofo” (Carmela Monteleone, “Corso Garibaldi 41”, anno 1996) anche perché in questo viaggio della mente e dello spirito Francesco non è mai solo… da sempre in questo cammino, come in quello della loro esistenza, lo accompagna e lo segue Liliana Calabrese, anima e animatrice, voce e canto, forza e diletto, punto di riferimento ineguagliabile delle tante vicissitudini di vita e delle tante iniziative legate a quell’angolo di cultura presente lì ad Avola.

“E sarà quest’angolo di vita e di cultura a rappresentare nel terzo millennio che avanza , la storia e la civiltà di un piccolo paese dal nome sdrucciolo, posto ai piedi degli Iblei, in terra di Sicilia, luogo di questo pianeta, afferma Giovanni Stella in “Le Sirene e l’Isola” edito proprio da quella Libreria che oggi siamo a festeggiare.

“Sono nato e cresciuto in quella libreria, una libreria che sa di polvere e dove si sente il profumo antico dei libri. Devo ringraziare mio padre che mi ha avvicinato alla lettura e mi ha trasmesso l’amore del sapere. Quando mi capita di cercare una libreria, non scelgo mai quelle grandi, illuminate a giorno, ingombre di pile di libri, quelle commerciali, anonime, scelgo sempre quelle meno conosciute, quelle dove puoi ancora frugare tra gli scaffali alla ricerca di chissà quale tesoro”. Marco parla con pacatezza, espone i pensieri con serenità, apre il cuore e la mente e chi ascolta e pone domande.

Tornare romanticiIl garbo del suo parlare riflette tutta l’ammirazione che ha per il padre, in ogni sua parola, in ogni suo gesto traspare tutta la sua bella sicilianità. Come già Francesco anni addietro, è un “giovane appassionato” che degli insegnamenti ricevuti ha saputo fare tesoro, convinto di poter fare qualcosa di utile per la sua terra, per la realtà che lo circonda, seguendo orme indelebili nel cuore e nell’agire. “Enna è una bomboniera ammaccata, e come questa città in Sicilia ci sono tanti altri luoghi ricchi d’arte e di storia e che avrebbero necessità di interventi mirati e attenti. E non sempre è agevole operare in una realtà cittadina dove gli stessi abitanti non si prendono cura del proprio territorio, dove talvolta si nega la presenza di isole culturali, dove l’indifferenza supera il buon senso. Ma noi siamo convinti e ben consapevoli di ciò che via via andiamo facendo, del nostro operato e del nostro dire”.

Marco riesce ad esporre tutto quanto c’è da mettere in risalto ed è assai emozionato quando riceve la pergamena  e la medaglia commemorativa con l’effige di Ippolito Rosellini, coniata nel 1993 e disegnata per l’occasione dall’Artista A. Fascetti. Può succedere che i familiari siano anche quelli elettivi, sono quelli che stanno nei tuoi pensieri e nel tuo affetto e dai quali ti allontani con rammarico. Adesso che è lunedì sera e fuori continua a piovere, nella mia penna c’è il sole e sono qui a scrivere di un libraio folle di umanità e della sua bella famiglia, allargata anche al di là delle mura di casa. E chissà mai perché mi viene da canticchiare i versi di una ben nota canzone…

“Un vecchio e un bambino/si preser per mano e andarono insieme/ incontro alla sera; i due camminavano/ il giorno cadeva/il vecchio seguiva il ricordo di miti passati…/il bimbo ristette/ e poi disse al vecchio con voce sognante: “Mi piaccion le fiabe, raccontane altre”.

 

pergamena premio

dempsterdempster

La poetessa Lucia Bonanni interviene a Pisa in occasione della consegna del Premio "Thomas Dempster" per il 2011 alla "famiglia" della Libreria Editrice Urso.
Lucia rappresenta in questo intervento la condivisione del cammino culturale con la famiglia allargata di poeti, scrittori, artisti e pellegrini che operano non solo in quell'angolo sudorientale della Sicilia, ma che, anche in ogni dove, in giro per il mondo, e che si tengono in contatto e collaborano con la Libreria Editrice.
L'intervento di Lucia Bonanni è espresso con le parole del cuore e dell'amicizia, e non poteva essere che così...
L'editore Francesco Urso ringrazia Lucia per tutta la saggezza e generosità del suo discorso e dichiara inoltre tutta la sua gratitudine a tutti i dirigenti e i soci del Gruppo Culturale "Ippolito Rosellini" di Pisa per il riconoscimento venuto "da lontano", dal Nord Italia, al suo ruolo di promozione culturale e di volontariato civile nel territorio, in senso lato.
Sembrerebbe poco questo riconoscimento, ma per chi come Francesco Urso si è sempre battuto per questo e anche altro, senza grandi relazioni col "potere" (?) locale, il fatto di averlo ottenuto nella forma com'è andata, con l'enfasi e l'autenticità delle cose fatte con onestà e autenticità, è già al di là di ogni sua aspettativa.

La ripresa video di parte dell'intervento di Lucia è di Marco Urso

 

 

PISA 10 dicembre 2011 _ Premio "Dempster"
Il prof. Giovanni Fascetti parla della Libreria Editrice Urso

Non abbiamo mai dimenticato le parole con cui giustificarono il premio "Dempster"
dato da loro alla Libreria Editrice Urso, in cui non parlavano solamente della Libreria,
ma di tutti quelli che con noi amano ovunque incontrarsi per comunicare ad un certo livello,
e non in senso unidirezionale come accade sempre in altri incontri...
Per noi tutti, usarono queste parole: "...il Premio "Thomas Dempster"
viene conferito alla Libreria Editrice Urso di Avola, provincia di Siracusa.
Per vari decenni questa istituzione, diretta da Francesco Urso
con la collaborazione dei familiari e degli amici, è stata un vero e proprio faro della cultura,
uno spazio aperto a tutte le suggestioni culturali possibili:
dal libero pensiero alle tradizioni religiose.
L'azione della Libreria Urso, di forte ispirazione democratica
e di grande impegno sociale, non è rimasta circoscritta alla sua realtà provinciale
o regionale ma si è allargata ad investire tutto il territorio nazionale
con la creazione di esperienze di incontro e di crescita
come il Forum dei cammini europei del pellegrino
e tante altre iniziative di altissimo livello culturale."

QUANDO I RICONOSCIMENTI
VENGONO ANCHE DAL POSTO
DOVE SI VIVE E SI OPERA...

...Con questo scritto di Benito Marziano

Caro Ciccio, mi piace congratularmi formalmente con te per la meritata assegnazione da parte del Gruppo Culturale “Ippolito Rosellini”, di Pisa, del Premio “Thomas Dempster”, attribuito a quanti, recita la motivazione: “operano per la tutela e la valorizzazione del Patrimonio e per la diffusione della cultura sul territorio nazionale”.
Riconoscimento di grande prestigio, sia perché prestigiosa è l’associazione culturale che lo assegna da ben sedici anni, sia perché un premio istituito per operatori culturali è un riconoscimento di grande valore, ancor più in questa nostra società e in questo nostro tempo assai distratti da più meschini e miseri interessi.
Certamente, pur nella legittima soddisfazione per averlo meritato, conoscendo il tuo rammarico per l’ingiusto misconoscimento, nella nostra zona, pressoché generale verso quanti di cultura si alimentano e alimentano la cultura, immagino ti abbia destato un po’ di stupore e ti abbia lasciato, magari, dell’amaro in bocca, vederti giungere da lontano, e non da qui, dove operi, il riconoscimento di quel tuo costante impegno che eserciti in quel presidio di cultura, che da circa mezzo secolo rappresentano la tua libreria e la tua attività editoriale e di animatore di molteplici iniziative culturali, in quest’angolo sud-orientale di quest’isola, un tempo culla di molte culture e civiltà.
Ma ciò non deve amareggiarti più di tanto, ché tu sai, perfettamente, che questo accade normalmente. Tu stesso hai spesso stigmatizzato questa sorta di ipermetropia presente nella natura umana, per cui ci risulta difficoltoso, se non impossibile, vedere il buono, il giusto, il bello, il meritevole in ciò e in coloro che abbiamo vicini, mentre ne vediamo perfettamente, e magari lo amplifichiamo, il cattivo, l’ingiusto, il brutto, lo spregevole.
E dalle nostre parti, forse più che altrove. Sarà l’ambiente, sarà il bel clima, sarà la bellezza del paesaggio che inducendoci a guardare lontano alla bellezza dei nostri orizzonti, dei nostri tramonti che, pian piano, ha guastato i nostri occhi, ha irrigidito i nostri cristallini che non riescono, poi, a contrarsi perfettamente e farci vedere distintamente, magari, quanti fiori meravigliosi, quante perle preziose ci crescono intorno.
E in questa distrazione, in questa indifferenza verso ciò che ci vive accanto, l’occhio è maggiormente pigro proprio per ciò che vi è di più immateriale, come la cultura. Tu, ma tutti coloro che praticano cultura, nutrono, forse, l’ingenuità di coltivare il grano in mezzo al loglio, dove il grano stenta a vivere e richiede di essere sempre mondato dalle erbacce, e soltanto con molta cura e insistenza, a volte, alcune piantine riescono a farcela, e pian piano si rendono visibili all’occhio attento. E qui, tu hai vinto, perché di piantine ne hai piantate parecchie e molte cominciano a venire notate da occhi attenti.
Come, nel campo di grano, per tornare alla similitudine, da lontano il giallo dominante della spiga viene scorto a preferenza del loglio che, invece, eclissa il grano, se da vicino, così, forse, accade nel tenere nella giusta considerazione i nostri simili.
Io ritengo, comunque, che nella zona sud-orientale di questa nostra isola, siamo in molti a doverti ringraziare per l’impegno che hai profuso in quest’opera di promozione culturale e di valorizzazione di validi intelletti. E le piantine che hai coltivato, qualche frutto, credo, l’hanno dato. Questo premio ne è una ricompensa e un frutto allo stesso tempo.


BenitoGrazie, Benito
Noto, 16 /12/'11

 

PER SAPERNE DI PIU’:

Ippolito Rosellini (Pisa, 13 agosto 1800Pisa, 4 giugno 1843) è stato un egittologo italiano. È considerato unanimemente padre fondatore dell'egittologia italiana...
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La Giornata Mondiale dei Diritti Umani è una celebrazione sovranazionale che si celebra in tutto il mondo il 10 dicembre di tutti gli anni. La data è stata scelta per ricordare la proclamazione da parte dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite della Dichiarazione universale dei diritti umani, il 10 dicembre 1948...
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Dempster Thomas - Storico e filologo scozzese (Cliftbog, Aberdeenshire, 1579 - Bologna 1625). Studiò a Cambridge, Parigi, Lovanio e Roma. Insegnò in varie università francesi fra cui Parigi (1608-15). Cattolico, preferì venire in Italia ove gli fu conferita una cattedra prima a Pisa, poi a Bologna (1625). Qui fu pubblicata postuma (1627) la sua Historia ecclesiastica gentis Scotorum; e in Italia comparve un secolo dopo la sua morte (1723-24) il De Etruria regali scritto nel 1615-20, che fa considerare l'autore l'iniziatore degli studi di etruscologia.
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Hanno ricevuto il Premio Dempster, fra gli altri:

  • Armando Barsotti, volontario dei Gruppi Archeologici d’Italia (1995)

  • Gruppo Fotoimmagine di Volterra (1996)

  • Gruppo del Castello di Lari (1997)

  • Comitato organizzatore del Presepe vivente di Equi Terme (1998)

  • Amici del Melograno, associazione lucchese di valorizzazione del Monte Pisano (1999)

  • Pierluigi Gemignani (2000) che apre il piccolo Museo di Massaciuccoli

  • La Fondazione Nosside di Locri (2001)

  • Fabio Lazzereschi (2002) che apre al pubblico, studia e valorizza il Tempio Massonico di Minerva Medica a Montefoscoli (Pisa)

  • Pro Loco di Borgo a Mozzano (2003) per aver riscoperto, schedato, ripulito le fortificazioni della “Linea Gotica”, attivando percorsi di visita guidata, significa aver salvato un patrimonio che ci appartiene, un monumento che è monito e ricordo delle sofferenze di un’Italia precipitata in una stupida guerra

  • Ferrariae Decus (2004) per la tutela del patrimonio storico e artistico della Città e Provincia di Ferrara

  • La Castellana di Gragnola (2005) per il contributo dato allo sviluppo economico di Gragnola e della Valle del Lucido

  • Mirjam Gude (2009) per il suo impegno nella salvaguardia del patrimonio di Montefoscoli, come il Tempio Pagano, costruito nel 1823 dal famoso medico Andrea Vacca' ed il museo Andrea Vacca', a lui dedicato.

  • Francesco Urso per la Libreria Editrice Urso di Avola (2011) Per vari decenni questa istituzione, diretta da Francesco Urso con la collaborazione dei familiari e degli amici, è stata un vero e proprio faro della cultura, uno spazio aperto a tutte le suggestioni culturali possibili: dal libero pensiero alle tradizioni religiose. L'azione della Libreria Urso, di forte ispirazione democratica e di grande impegno sociale, non è rimasta circoscritta alla sua realtà provinciale o regionale ma si è allargata ad investire tutto il territorio nazionale con la creazione di esperienze di incontro e di crescita come il Forum dei cammini europei del pellegrino e tante altre iniziative di altissimo livello culturale.

  • Amalia Daniele (2012) come ringraziamento per il suo significativo lavoro di ricerca culturale e per aver recuperato e restituito a Siracusa quel gioiello di grande fascino che è l'antico Bagno purificatorio delle donne ebree, contribuendo così, in modo forte, alla rinascita di Ortigia.

  • Università della Libera Età di Cascina (2013) "...in un momento storico cruciale, nel quale più che nel passato è importante impegnare le nostre energie per diffondere cultura in una società che si sta imbarbarendo e che è soffocata da una profonda crisi sociale, morale ed economica, l'impegno delle Associazioni come l'Università della Libera Età di Cascina è certo sempre più arduo, ma sicuramente quantomai prezioso e necessario".

 

IL MIO POSTO

C’è un posto nel mio piccolo paese,

un posto grande e stabile nel mio cuore.

C’è una botte piccola

Dove si sente l’odore di un vino

Molto buono.

E’ la libreria di Ciccio,

piccolo ritrovo per chi

vuole imparare un po’ di più.

Entri, una sola stanza

Tanti libri vecchi e nuovi.

Trovi di tutto: parole vere (forse troppo),

un consiglio amico e un amore profondo

per ciò che ti aiuta a vivere.

Lì ho cominciato a leggere,

da piccola…

ogni libro ti consegna

un piccolo tesoro, un pezzo di vita.

Alle pareti tracce di chi è passato;

ci si sente compresi entro i confini

di uno dei sogni di Azimov.

Se stai all’ingresso puoi guardare

il mondo che ti passa davanti indifferente,

ma dentro c’è quello che resta,

quello che conta, quello che dà la risposta (sempre!),

e ti senti in bilico…

Questo è il mio posto segreto,

un’oasi di passaggio

per uomini assetati.

Arianna Rotondo

(1 Settembre 1999)

Uno dei luoghi fatati cari ai bibliofili

[…]Per caso o per destino mi è accaduto di conoscere Burgaretta l'anno scorso ad Avola nella odorosa Libreria di Francesco Urso, in uno dei luoghi fatati cari ai bibliofili in questo angolo della Sicilia Orientale che pure ha conosciuto le passate glorie della mia Noto. Queste pagine registrano per l'imprevedibile Libreria una locuzione siciliana colorita e polivalente. È nata, vi dichiarano, per gioco o per scommessa. Già si consideri che il libro, scarso oggetto di desiderio ai nostri giorni e ancora meno di lettura, vi sta di casa o vi si può trovare in breve tempo. Nello stesso mattino vi ho annusato l'acutissimo Burgaretta e il fondatore, Urso, libraio editore.
Nella mia stima, e come pendant nella mia memoria, Urso è libraio editore qual era nella via Di San Giuliano, in una Catania scampanellante di tranvai e sussultante di trombette d'auto, Niccolò Giannotta dalle cui bellissime mani ricevetti in dono il primo vocabolario della lingua italiana per i miei studi ginnasiali. Urso è stato un idealista sessantottino. Brillante, ne sono certo, come l'umanissimo e geniale Sebastiano Sperandeo il cui Longines da tasca, uno di quelli che Arzièr-Le-Muids diede ai suoi figli soldati, porto a segnare il tempo nelle conversazioni in pubblico più che nelle mie giornate. Urso coglie a volo. Costruisce. Otto mesi fa ho detto a Mario Zuppardo che se Urso con iniziative originali e vaste volesse rendere di moda la lettura non esiterei a incoraggiarlo. La forza che infallibilmente costringe a leggere non è nel modesto prezzo del libro ma nella vivente cultura dei cittadini. In quest'area del Mediterraneo cervello del mondo, stupor mundi, vedrei una Sicilia che legge, che pensa, e che ragiona.

Gaetano Gangi

Avola, Luglio 1998

Ciccio, libraio editore

Quel luogo nel cuore di Avola, posto a mezzogiorno, fra uno snodo non interrotto di strade, dove Mazzini e Garibaldi padri del Risorgimento italiano si abbracciano nelle vie che li ricordano...
Se Alessandro Manzoni fosse vissuto in quest'epoca, dopo un'escursione ad Avola, probabilmente avrebbe così iniziato il suo capolavoro letterario, mutando i nomi dei protagonisti da Renzo e Lucia in Ciccio e Liliana, rappresentandoli in una storia di vita ordinaria nel Novecento in versione di fine millennio.
Diversi dal romanzo di manzoniana memoria personaggi, episodi, trame, ma uguale il tema: l'amore per la vita, bene supremo da conquistare, qui per il tramite della letteratura, perciò del libro.
Nasce così, più per gioco (ch'è la cosa più seria della vita) e per scommessa, che per intenzione di lunga durata, l'idea della Libreria, ponendo radici in un luogo fisso ad una attività che Ciccio Urso già svolgeva in forma itinerante. Con alle spalle una esperienza politica di sessantottino convinto - squattrinato ma onesto, reduce da numerosi lunghi viaggi nel mondo (vizi entrambi rimasti tali) - e la duplice passione, ch'è amore, per Liliana e per il libro: la prima conquistata impalmandola, l'altro legato a sé in via definitiva con l'apertura di quel buco, posto a Capo Sud d'Europa, perciò la libreria ultima (uscendo) o prima (entrando) nell'antico continente. Non più di venti metri quadri, dove i libri trovano allocazione da terra al tetto, negli scaffali, nella vetrina e anche accalcati fra loro e in piccoli mucchi negli angoli e financo agganciati con chiodo e fil di ferro nella parte interna della vecchia porta a due ante (qui detta alla "palermitana") che un lucchetto in precarie condizioni di funzionamento tenta di preservare da intrusioni notturne. Poi c'è lo scagno, ossia un tavolinetto che non si vede più essendo stracolmo di libri, riviste, giornali, penne, gomme, computer, stampante, annunci vari, messaggi d'amici, aforismi captati parlando, raccolti da Ciccio che li trascrive, scritti recenti d'autori locali pubblicati, anche sulla Rivista dal colore grigio verde, "Gli Oratori del Giorno", fondata nel 1927 da Titta Madìa sr che lui agita, mostrandola ai presenti ed alla cui forma grafica si è ispirato per creare la collana editoriale di monografie "I quaderni dell'Orso". Dietro quella pila di libri che giace sopra (ma anche sotto) la scrivania s'affaccia sorridente e sornione lui, Ciccio, il libraio, che nel frattempo ha esteso il vizio, diventando anche editore, piccolo ma non minore.
Ruota la testa enorme ornata dalla folta chioma e incorniciata da un paio di grandi occhiali che si muovono in saliscendi via via che arriccia il naso per una delle sue consuete risate e, con voce squillante e dal tono fra serio e faceto, apre le due lunghe braccia, per dirigere come un maestro di musica quella orchestra che gli sta davanti.
Tre persone - è il massimo che lo spazio concede - si dimenano fra un libro, una rivista, una "quisquilia", ammirando con occhio carezzevole e fugace quella bella fanciulla che telefona al moroso, mentre gli altri aspettano pazientemente sul marciapiede davanti alla porta il loro turno per entrare nel palcoscenico e svolgere il ruolo di solisti, o primi attori, contentandosi intanto di esercitare il ruolo di comparse.
Spesso i primi attori si attardano a non lasciar la scena ad uno ad uno, preferendo andar via tutti insieme, come avveniva negli anni Trenta e Quaranta ai frequentatori notturni del palco della musica (usato nelle sere d'estate come una sorta di circolo ricreativo all'aperto), per evitare che chi resta cominci a sparlare di chi è appena andato via. Capita nel frattempo di veder apparire Liliana, nascosta fra i libri a cagione della sua esilità, intervenire nel discorso, o di assistere ad una incursione di Marco, futura speranza editoriale, il quale reclama un gelato a Ciccio che lo rabbonisce "Ti fa male". Tra un discorso, una battuta e l'altra, un "personaggio" e l'altro che si alternano nella recita ("È la casa che li porta".... direbbe un amico d'antica memoria ora scomparso), si svolge il teatro della vita di paese, nel Sud della Sicilia, giardino del mondo. E si scrive la storia, quella con la esse minuscola fatta di piccoli episodi ed eventi del quotidiano, che probabilmente è più importante di quell'altra con la consonante maiuscola che narra dei grandi eventi e che forse più interessa pochi uomini.
In fondo il presente non esiste. Mentre si scrive, si parla, si legge, il presente è già passato. Ricordare dunque per riessere, perciò rivivere, ecco il problema. Per dirla con Eduardo De Filippo "ha dda passà 'a nuttata".
Il tempo scorre piacevolmente nella Libreria Urso, dove si esercita in permanenza la sagra del libro, unico vero protagonista di questo teatro che è anche il centro e il cuore del mondo e dell'uomo e lo aiuta appunto a vivere.
Quel buco o "covo" come affettuosamente lo chiama l'altro Urso, Alessandro, avolese da trent'anni emigrato in Canada ma col cuore qui, si appresta a festeggiare le nozze d'argento col libro e l'editoria e rammenta i quattro lustri già passati con una dedica su papiro a firma degli amici che Ciccio tiene alle spalle sopra la testa come una corona. Accanto alla quale è fissata anche una maschera teatrale in miniatura, per ricordare a ciascuno il suo ruolo nella recita del teatro della vita, e un palloncino pronto, all'occorrenza, ad essere gonfiato e immediatamente subito sgonfiato all'orecchio di qualcuno che tenta di sollevarsi da terra...
Ma in quel luogo si va anche per acquistare libri, e se ne trovano di ogni genere e specie: antichi e moderni, di tutti gli editori, italiani ed esteri, oltre quelli da lui editi, ovviamente, e, se si cerca un libro che non c'è, Ciccio assicura che si può avere in meno di una settimana, sempreché gli si lasci un acconto, altrimenti finisce come lo Zufolo di Giufà.
Quando vado fuori, una delle prime cose di cui vado in cerca è la libreria; ma posso dire che solo la famosa libreria parigina "Shakespeare and Company" - fondata nel 1901 da Silvia Beach, frequentata da gente famosa e no, di tutto il mondo, e ora gestita da George Whitmam, che con Urso, pur nella differenza di età, ha molti tratti in comune in quanto a disponibilità umana, simpatia, occhio esperto e vigile, bontà d'animo -, mi procura lo stesso fascino di questo buco.
E sarà quest'angolo di vita e di cultura, dove gli incontri sono ancora l'unica possibilità che resta in provincia per cogliere le tensioni del mondo, a rappresentare nel terzo millennio che avanza, ancora più e meglio di oggi, la storia e la civiltà di un piccolo paese dal nome sdrucciolo, posto ai piedi degli Iblei, in terra di Sicilia, luogo di questo pianeta.

Giovanni Stella

in "Le Sirene e l'Isola,
Libreria Editrice Urso, pagg.99-100-101-102
Avola 1998

CHE FINE HANNO FATTO I BRACCIANTI?

Ormai a lavorare la terra sono rimasti in pochi e anziani

Domenica mattina. Fa freddo e piove. La piazza è deserta. Qui non piove mica spesso. Eppure piove oggi come pioveva il giorno dei funerali, trent'anni fa, e tutti ricordano il mare di ombrelli. Tra pochi giorni è il 2 dicembre: il sindaco diessino, dopo qualche tentennamento, celebrerà l'anniversario. Il professor Burgaretta e il suo amico editore Ciccio Urso - vero eroe che ha una libreria dove si fornisce tutta la provincia e che è l'ultima libreria d'Italia, perché sta più a sud di Tunisi - stanno aspettando dalla tipografia le bozze della nuova edizione del libro, e sembra che resistano in trincea come quel giapponese sull'isola tanti anni dopo la guerra. Vogliono tenere vivo il ricordo del 2 dicembre a tutti i costi, ma per i nobili di allora e di ora fu solo una cosa che mise in cattiva luce Avola. I ragazzini che sfrecciano sui motorini non ne sanno niente, né gliene frega. Si vedono tutti sul viale che porta al Lido, la sera sono così tanti che gli abitanti non riescono a entrare in casa. Protestano e sono stati anche minacciati. I ragazzi non stanno nella piazza, in nessuno dei quattro angoli, e chissà se quando saranno grandi riusciranno almeno a cacciare via questa tradizione. Di braccianti ce ne saranno sempre meno. Poco male: perché quei tanti che stavano sulla statale il 2 dicembre 1968 stavano lì perché non volevano più il caporalato e lottavano contro quella specie di gabbie salariali che facevano differenze tra la provincia di Siracusa del nord (dove si veniva pagati di più perché arrivavano le grandi industrie, e allora la campagna poteva svuotarsi) e quella del sud, dove ogni ora veniva pagata oltre trecento lire in meno. Ora a lavorare la terra sono rimasti in pochi, per lo più anziani: il caporalato è risorto (e non molto tempo dopo l'approvazione dello Statuto dei Lavoratori) ed è vivo, e dal decreto Berlusconi in poi anche legittimato; di gabbie salariali si torna a parlare e non sembrano affatto lontane; e finanche lo sciopero pare che debba essere autoregolamentato, perché così non va più bene. E che ce la ricordiamo a fare la tragedia di Avola?

Toto Roccuzzo

In Diario della settimana, Anno III numero 48 2 Dicembre 1998- I fatti di Avola 1968-1998 pag.24

NOTARELLE SU AVOLA

[...]Rari personaggi donchisciotteschi nel senso che combattono contro i mulini a vento stazionano davanti all'unica libreria di Avola: al centro del gruppetto, quando non è impegnato dietro il banco a consigliare un libro, lui, il Ciccio, che non sta per grasso ma per Francesco. Lui e la sua gentile e graziosa consorte, sono al centro di quei pochi dibattiti culturali avolesi. Ciccio, per quel poco che lo conosco, vorrebbe, giustamente vivere in un mondo culturale che in loco non trova e può sembrare un personaggio fuori dal mondo: lui e pochi altri. Questo gruppetto di amici vive e combatte un mondo fatto di arroganza, prepotenza e sopraffazione. Combatte per quello che ho potuto capire, piccoli uomini senza passato e senza futuro. Questi signori senza futuro vivono bene in un mondo inquinato non solo atmosferico per via di vecchie macchine scassate e maleodoranti che scaricano nell'aria chissà quali veleni. motociclisti senza casco in un traffico caotico e disordinato che neanche a Napoli ho mai visto. Questi signori vivono bene in mezzo a migliaia di vuote bottiglie di birra abbandonate lungo il viale, vuote come è vuota la testa di di tanti giovani. Cosa fa la famiglia? Cosa fa la scuola? Cosa fanno i professori? Non sarebbe ora di educarli? Passare per il viale nel pomeriggio è una esperienza che non consiglio a nessuno! No, noi siciliani non siamo perfetti, il Principe, nel Gattopardo sbagliava, non siamo perfetti ma possiamo essere perfettibili.

Enzo Parisi
Ancona 25 Giugno 2000

Il Sole 24 ORE Domenica 29 Ottobre 2000

Forse è la libreria più a Sud d'ltalia a pochi chilometri da Capo Passero. Una libreria quasi di confine che può però già vantare una storia lunga più di un lustro. E che ha appena festeggiato <<in contemporanea>> i suoi primi venticinque anni di attività e i primi cinquanta anni di vita del suo proprietario, Francesco Urso.

Avola <<è un tipico grosso centro agricolo del Profondo Sud famoso per le sue mandorle >>, interamente ricostruito dopo il terremoto del 1693 sul modello di una bellissima pianta esagonale (molto simile quella delle nordica Palmanova e della limitrofa Grammichele). Una piccola città di trentamila abitanti che << si sta lentamente trasformando >> ma dove (ad esempio) sembra non esserci neppure l'ombra di un museo. << Così — spiega Francesco Urso — la mia libreria è dovuta diventare quasi per necessità una sorta di ultimo baluardo di civiltà e di cultura >>. Cercando (proprio in virtù della passione di Francesco e di sua moglie Liliana) <<di sposare l'impegno ad offrire un servizio adeguato al cliente con una ricerca editoriale estremamente raffinata >>.

Il risultato è una miscela che abbina libri scolastici, ultime novità, conferenze. dibattiti, rassegne dedicate alla piccola editoria siciliana, concorsi per <<Un racconto per un segnalibro>> e persino teatro. Senza dimenticare i trentacinque titoli pubblicati dalla <<Editrice Urso>> e organizzati nelle collane <<Poesia Araba Fenice>> << Mneme >>, << Iconografica >>, <<I Ouaderni dell'Orso >>. Collane che comprendono i versi di Franco Caruso e Rosaria Cammisuli, I fatti di Avola raccontati da Sebastiano Burgaretta, una rassegna sulle edicole votive della Sicilia Sud-orientale e Un manuale sulla coltivazione del mandorlo.

Nella vetrina in questa piccola libreria <<di pochissimi metri quadrati >> (venticinque o giù di lì) ci sono oggi, le storie del Medioriente, viste sia dalla parte di Israele sia da quella dei Palestinesi. Magari affiancate alle edizioni del Macis ed ai prodotti firmati << Bruno Mondadori >>. Ma non mancano neppure sezioni << a tema >> su tutto il Baricco o tutto il Coelho possibili. In questa realtà << fisicamente lontana >>, qualcosa sta comunque cambiando. Anche in materia di distribuzione di libri. E se << riferimento più vicino resta ancora Napoli >> i tempi di consegna si stanno orma progressivamente riducendo. Grazie alla velocità dei corrieri ma grazie soprattutto a quel sogno (che Francesco Urso insegue da venticinque anni) di realizzare una vera << piccola libreria >> in questo angolo estremo dell'ltalia.

Stefano Bucci

 
Incontri in libreria
L'AUTORE INCONTRA IL LETTORE:

15 maggio 2002 alle 17.00
Lo scrittore Roberto Pazzi presenta agli amici lettori
il suo ultimo libro L'erede
27 maggio 2002 alle 11.00
Lo scrittore Paolo Di Stefano con noi ad Avola,
in occasione della pubblicazione
del libro La famiglia in bilico
8 DICEMBRE 2005 alle 11.00
lo scrittore Salvatore Spoto
presenta ai lettori l'ultimo suo libro intitolato
SICILIA TEMPLARE
Foto ricordo degli incontri


Ricomincia


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