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La pace è possibile, contro la guerra

Libri sulla pace e sulla guerra


Gli americani, finalmente, i buoni e ricchi americani. Li si aspettava, li si invocava. – Noi italiani, assieme ai camerati tedeschi, vi difenderemo – voi siciliani che, via, proprio italiani non siete – . L'aveva proclamato il generale Roatta. E c'era da ridere. Difenderci? E da chi? Dal figlio di mia sorella, dal marito di mia nipote, da mio cugino, da mio zio, da tutti questi parenti e compari ed amici che stavano tornando dall'America a spese di quel governo e vestiti da soldati? E poi, lo si sapeva benissimo: ma che italiani? Quasi americani siamo.
Leonardo Sciascia, in Nero su nero

copertina
Corrado Appolloni
Michele Favaccio
1943
La Sicilia si arrende

2013, pp. 232, ill.

Euro 15,00
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Il 3 settembre 1943 viene firmato nel feudo San Michele, di proprietà Grande,
nelle vicinanze di Santa Teresa Longarini (Sr), e non a Cassibile,
come comunemente si dice, l'armistizio fra l'Italia e le potenze alleate,
ufficialmente annunciato l'8 settembre 1943.

foto
La Contrada San Michele è ubicata a qualche km circa a nord di Cassibile ed è raggiungibile da una viuzza che dalla SS 115 che dalla frazione aretusea conduce a Siracusa in cui è posto un microscopico cartello riportante la dicitura "Contrada San Michele". Difatti, arrivati qui, non troviamo altro che una vecchia masseria ma forse non tutti sanno che qui si scrisse una pagina piuttosto importante della II guerra mondiale poiché qui venne firmato l'Armistizio con cui l'Italia si arrendeva all'esercito angloamericano sancendo così una duratura alleanza con gli Americani rafforzata poi con la nascita della NATO. Questo trattato di pace venne firmato dai generali Castellano e Eisenhower prevedeva la resa incondizionata dell'esercito italiano dopo che le forze militari americane, inglesi e canadesi sbarcarono in Sicilia qualche mese prima durante la celebre "Operazione Husky" che interessò anche le coste della provincia aretusea.

fotofoto

Di quest'evento storico restò solo una lapide (che vediamo nella fotografia sovrastante) che però scomparì misteriosamente alcuni anni fa.
Oggigiorno l'Armistizio viene ricordato con una ricorrenza che si tiene ogni anno presso la piccola frazione aretusea.

Bisogna dire infine che presso questa Contrada sono state rinvenute alcune rovine tra cui quelle di una Necropoli bizantina di tipo terraneo.
(da Itinerari turistici in provincia di Siracusa)


PACELibri sulla pace e sulla guerra
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Mein Kampf
A cura di Giorgio Galli
Il "Mein Kampf"
di Adolf Hitler
Le radici
della barbarie nazista

2006, 8°, pagine 576
25,00 acquista

Il testo del Mein Kampf di Adolf Hitler
(volume primo: "Rendiconto"
e volume secondo: "Il movimento nazionalsocialista")
a cura dello storico Giorgio Galli

Filippo Gaja
Le frontiere maledette
del Medio Oriente

1991, 8°, pp. 280, ill.
€ 25,00acquista

 
copertina

DALLA QUARTA DI COPERTINA
In 170 anni di dominio in Medio Oriente l'imperialismo ha costruito un capolavoro di assurdità: non c'è un metro di territorio in tutta la regione mediorientale che non sia rivendicato da qualcuno e non c'è paese che possa dirsi al riparo da ambizioni di conquista altrui. La Turchia vuole Mossul e i suoi pozzi petroliferi, che ora appartengono all'lrak, e l'Iran considera il Bahrein come proprio territorio, l'Arabia Saudita da sempre mira ad assorbire alcuni emirati e parte del Kuwait, lo Yemen pretende la restituzione dei territori che l'Arabia gli ha strappato con la forza; ognuno degli emirati, tutti Stati con debolissima giustificazione storica, rivendica un pezzo dell'altro: il Qatar rivendica il nord dell'Abu Dhabi, il Bahrein pretende alcune isole situate presso Qatar, Abu Dhabi rivendica la sovranità su Dubay, Shariah vuole l'emirato di Ajman, il sultano di Mascate vuole Shariah, e secondo l'emiro di Ras AI Khaymah tutti e sette gli emirati della costa di Oman fanno parte del suo territorio; per altro la Giordania è uno Stato inventato, mai esistito nella storia, il Libano in ultima analisi è sempre stato territorio siriano, Israele è uno Stato letteralmente artificiale programmato e realizzato secondo un disegno strategico delle grandi potenze a spese degli abitanti originari della Palestina, che occupa territori giordani, siriani, libanesi ed egiziani e aspira a nuove espansioni. Tutta la «legalità» del Medio Oriente è stata costruita con l'illegalità, la prevaricazione e la violenza. Le frontiere non sono che righe immaginarie che attraversano il deserto, tracciate dopo estenuanti mercanteggiamenti e continue cancellazioni con riga, compasso e matita, in base a imperativi arbitrari dettati da calcoli economici, totalmente estranei agli interessi dei popoli, che del resto nessuno si è mai sognato di interpellare. Ma sul terreno, sono stati gli eserciti conquistatori a fissare la geometria della spartizione delle ricchezze, in una sequenza interminabile di invasioni, sbarchi, colpi di mano, interventi militari, tra immani sofferenze e perdite spaventose delle popolazioni soggette. L'inchiostro con cui questa storia tragica è stata scritta negli ultimi 100 anni è il petrolio. Il cosiddetto «equilibrio» politico nel Golfo Persico e in tutta la vasta regione che lo circonda, è ,in realtà un groviglio di contraddizioni laceranti uscite da un secolo di imperialismo allo stato puro, da due guerre mondiali e dal processo di disintegrazione di cinque imperi: quello ottomano, quello zarista, quello tedesco, quello francese e quello inglese. Un groviglio che fa di quest'area la politicamente più instabile e militarmente più pericolosa del mondo, nella quale in ogni centimetro di confine è nascosta una bomba politica a scoppio ritardato.


 


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Bedeschi Giulio,
Centomila gavette di ghiaccio, 2007, 8°, pp. 438, ill., € 20,00
Bonhoeffer Dietrich
, Resistenza e resa, 1988, 8°, pp.576, € 18,59
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Caprara Giovanni, Armi intelligenti, 1991, 8°160, € 13,94
Cesare Giulio, La guerra civile, 1989, 8°, pp. 358, € 6,80
Cesare Giulio,
La guerra in Gallia, 1994, 8°, pp. 224, € 5,16
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, Storia del conflitto arabo israeliano palestinese. Tra dialoghi di pace e monologhi di guerra, 2002, 8°, pp.390, € 19,90
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Sturzo e la Sicilia nel secondo dopoguerra (1943-1959), 1996, 8°, pp. 372, € 16,00
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Fabietti Ugo, Culture in bilico. Antropologia del medio Oriente, 2002, 8°, pp. 240, € 16,50
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Gandhi, Il mio credo il mio pensiero, 1992, 8°, pp. 492, € 4,00
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Hemingway Ernest,
Addio alle armi, 2002, 16°, pp. 350, 8,40
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Per chi suona la campana, 2009, 8°, pp. 540, 10,00
Hitler Adolf,
Mein Kampf (a cura di Giorgio Galli), 2006, 8°, pagine 576, 23,00
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Iannaccone Giuseppe, Suppliche al duce, 1996, 8°, pp. 128, € 11,50
Izzo Fulvio,
I lager dei Savoia - Storia infame del Risorgimento nei campi di concentramento per meridionali, 2005, 8°, pp. 208, 14,00
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Janigro Nicole, La guerra moderna come malattia dell civiltà, 2002, 16°, pp. 314, € 13,50
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Kertész Imre, Essere senza destino, 2002, 8°, pp. 224, 15,49
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Lami Lucio, Morire per Kabul, 2001, 8°, pp. 142, ill., € 12,40
Lellouche Pierre
, Il nuovo mondo. Dall'ordine di Yalta al disordine delle nazioni, 1994, 8°, pp. 722, € 26,00
Lenin, Il socialismo e la guerra, 1976, 16°, pp. 96, € 6,20
Levi Primo, Se questo è un uomo - La tregua, 1989, 8°, pp. 366, € 11,00
Lutero Martin
, Contro gli Ebrei (versione latina di Justus Jonas -1544), 1997, 8°, € 15,49
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Minganti P., I movimenti politici arabi, 1971,16°, pp. 120, € 5,68
Moore-Joseph Harold L. Gallowaw, Eravamo giovani in Vietnam, 2002, 8°, pp. 386, ill., € 18,90
Morris Benny,
Vittime. Storia del conflitto arabo-sionista 1881-2001, 2001, 8°, pp. 944, € 27,00
Mosse L. George
, Le guerre mondiali dalla tragedia al mito dei caduti, 1990, 8°, pp.288, € 20,66
Naipaul V. S., Fedeli a oltranza. Un viaggio tra i popoli convertiti all'Islam, 2001, 8°, pp. 528, € 30,99
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Petacco Arrigo, Ammazzate quel fascista!, 2002, 8°, pp.218, € 16,40
Petacco Arrigo, L'esodo.
La tragedia degli Italiani d'Istria, Dalmazia, Venezia Giulia, 1999, 8°, pp. 212, € 14,98
Pracanica Giuseppe - Bolignani Giovanni,
Sicilia Italia 1943 e dintorni tra cronaca e storia, 2005, 8°, pp. 304, ill., € 20,00
Prezzo Rosella
- Redaelli Paola, America e Medio Oriente luoghi del nostro immaginario, 2002, 16°, pp. 294, € 12,90
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Ray Philip John, La seconda guerra mondiale, 2002, 8°, pp. 322, € 14,99
Remarque Erich Maria, Ama il prossimo tuo, 2001, 16°, pp. 416, € 10,00
Remarque Erich Maria, Niente di nuovo sul fronte occidentale, 2011, 16°, pp. 234, € 11,00
Rusconi Gian Enrico, Clausewitz il prussiano. La politica della guerra nell'equilibrio europeo, 1999, 8°, pp. 396, €, 18,59
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Vidal Gore, La fine della libertà. Verso un nuovo totalitarismo, 2001, 8°, pp. 128, € 12,91

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Dalle otto alle otto
POESIA REGINA DELLA PRIMAVERA 2011

  I ciarameddi (di Giovanni Pascoli)
Questa poesia è stata liberamente tradotta in lingua siciliana da Salvatore di Pietro
e da lui portata in gara nella notte del 19/20 marzo 2011

 

Sintìintô suonnu i ciarameddi,

sintìi cantari i ninni nanni,

cci su ‘ntô cielu tutti i stiddi,

s’addumunu i luci ‘ntê capanni.

 

Hanu vinutu, muntagni ri notti,

i ciarameddi senza riri nenti,

tuppuliannunta tutti i potti,

arrusbigghjiannu tutti i gghjenti.

 

Cc’è cu si susi, c’ancora rurmia,

e ssutt’a ttravi adduma a luci,

lassa u suonnu e bbarcullia,

aciddu aciddu e ssenza vuci.

 

Lumi ca fanu luci tutt’attuornu,

ddàntana casa, ccàntanmistieri;

a terra pari prima ca fa gghjuornu

nprisepiu nnicu cchê pastura r’ajeri.

 

Ntô cielu pulitu tutti i stiddi

si stanu fermi a ttaliari;

e allura si senti ciarameddi

nzuonu aruci ca ri cresia pari;

 

suonu ri cresia, suonu ri bbatìa,

suonu ri casa, suonu ri fasciuni,

suonu ri mattri, suonu c’a ttia

cianciri ti facìa senza rragghjuni.

 

Oh ciarameddi ri quannerumu picciriddi,

prima c’â vita si facissi seria,

ora cantô cielu cci su’ ttanti stiddi,

iddi ca sanu ri l’uommini a miseria;

 

a mmentri c’âncora nunzi penza ô pani,

e cc’âncora nunzadduma u fuocu;

prima ca suonunu i campani

faciticci ancora ciancirinpuocu.

 

Cianciri ri nenti, ri uoccu ccosa,

ri tanti cosi! È u cori c’ô risìa,

ddu ciantu ranni ca ppuoi arriposa,

ddu ggren dduluri ch’è mmalincunia:

 

supr’ê peni ca su’ ppeni veri

vuolinciantu senza mutivu;

supre rulura, supr’e piaciri

vuoli ancora ddu ciantu vivu.

 


Dalle otto alle otto
La poesia Forse... Vivo
scritta e letta da Mario Trefiletti
scelta come POESIA REGINA DELLA PRIMAVERA 2009
nel corso della settima edizione di DALLE OTTO ALLE OTTO
promossa e organizzata dalla nostra Libreria Editrice Urso

nella notte tra sabato 21 e domenica 22 marzo 2009

Forse... Vivo!
Forse... Nato mezzo secolo fa... Vivo!
Forse... Cresciuto con serenità... Vivo!
Forse... provate gioie e qualche crudeltà... Vivo!
Forse... I primi errori e poche opportunità... Vivo!
Forse... Il piacere per un po' di felicità... Vivo!
Forse... Il dolore per le prime avversità... Vivo!
Forse... La speranza per un po' d'umanità... Vivo!
Forse... Aspettando la verità... Vivo!


Mario Trefiletti vince l'edizione del 2009
Consegna della pergamena al vincitore della manifestazione
( da sinistra: Ciccio Urso, Mario Trefiletti, Salvatore Elera)



Attestato per Toto' Trefiletti
Toto
Salvatore Trefiletti riceve da Liliana Calabrese
l'attestato con i complimenti di tutti i partecipanti
per aver collaborato con pizze di elevato valore artistico
alla riuscita della manifestazione "Dalle otto alle otto"



Ogni anno
"DALLE OTTO ALLE OTTO"

Dalle otto alle otto
La manifestazione suddetta si svolge in occasione della “Giornata mondiale della poesia”,
indetta dall'UNESCO, che in tutto il mondo viene fatta il 21 marzo,
mentre ad Avola si festeggia nella notte tra il sabato e la domenica prossimi a quella data.
Si cammina a piedi per circa venti chilometri con brevi soste e lettura di poesie proprie o di altri.  
In una di queste soste, nella più lunga, si mangia, condividendo la cena-colazione;
alla fine gli stessi partecipanti selezionano tra le poesie ascoltate
la Poesia Regina della Primavera.
Poi si prosegue in attesa dell’alba, in riva al mare di Avola,
con la speranza, e, quasi, la certezza
di una nuova magnifica primavera di pace e di serenità.

Maglietta realizzata in ricordo
della manifestazione notturna dedicata alla pace e alla poesia
DALLE OTTO ALLE OTTO
3ª Edizione (2006)
LATO ANTERIORE
maglietta lato avanti

LATO POSTERIORE
maglietta lato posteriore

pace

E' STATA UNA NOTTE MAGICA CON IL CIELO PIENO DI STELLE
con visione di luci di straordinaria ampiezza
su quest'altopiano avolese unico al mondo
CONCLUSA MAGNIFICAMENTE

LA 3ª Edizione di

DALLE OTTO ALLE OTTO - 25/26 marzo 2006

Per una primavera di pace nel mondo e nei nostri cu
ori

Camminata notturna da Avola ad Avola Antica fino al Belvedere di Cava Grande del Cassibile e ritorno ad Avola attraverso la stradella laterale alla Cava Grande, con l'attesa e la visione dell'alba dall'alto di contrada Tangi, per arrivare ad Avola alle otto del mattino. Alla partenza da Piazza Crispi ad Avola, dopo un discorso introduttivo di Francesco Urso (per la Mailing List) e di Corrado Gisarella (in rappresentanza dell'Associazione Acquanuvena), Maria Restuccia ha letto la poesia vincictrice dell'edizione 2005 "Lentamente muore" di Pablo Neruda. Lungo il cammino molti cantavano, accompagando la voce e la chitarra di Liliana Calabrese. Corrado Bono ha letto e composto, anche in estemporanea, sue poesie sulla pace e la libertà. Superata la frazione di Avola Antica, nella sosta al Ristorante - Pizzeria di Cava Grande i 51 concorrenti (fra cui numerosi giovani e ragazzini entusiasti) hanno cenato assieme e hanno letto poesie (Federico Caruso, Fernando Buscemi, Liliana Calabrese, Rita Barrilà, Salvatore Di Pietro, Marie Pappalardo, Vincenza Battaglia, Salvatore Monello, Corrado Gisarella, Enzo Amato, Antonina Coletta, Gabriella Tiralongo). È stata votata "Poesia regina della primavera 2006"
la poesia "Generale" di Bertolt Brecht, letta stupendamente da Corrado Gisarella, a cui è stata consegnata un'originale pergamena con firma di tutti i partecipanti. Una speciale pergamena è stata assegnata a Giuseppina Antonuccio, per aver ideato il percorso a piedi della presente edizione, che si è snodata attraverso luoghi del ricordo e della memoria collettiva (Cimitero, Oasi San Francesco, resti di Avola Antica e tombe sicule, Riserva di Cava Grande) e per aver effettuato assieme ai partecipanti brevi tratti del cammino, pur in condizioni fisiche non adeguate (per il grosso problema con cui si confronta ormai da molti mesi),
Seguono alcune foto ricordo.foto


GENERALE

Generale, il tuo carro armato è una macchina potente.
Spiana un bosco e sfracela cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.
Generale il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido di una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.
Generale, l’uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.

Bertolt Brecht
Corrado
poesiapace@libreriaeditriceurso.com

Ciao Ciccio e a tutti i camminanti della notte.
L'interscambio... ho fatto mia la poesia di Neruda, di una bellezza inaudita, io che non amo le poesie perché sono tristi, interiorizzanti, cupe.
Sono contento che avete camminato dalle 8 alle 8, l'augurio di poter condividere con voi anche quest'esperienza sul tema del cammino, del viaggiare con o senza partire.....in estate ???
pace!
Dr.Giuseppe Santoro

Bravi, siete i 'Meglio'!!
Buona primavera a Voi.
Paola Liotta

LILIANA,CICCIO, COMPLIMENTI PER L' INIZIATIVA E PER IL CLIMA AMICALE CHE TRASPARE DALLE FOTO CHE AVETE MESSO SUL SITO. MI AUGURO, DI POTERVI PARTECIPARE, IN UN PROSSIMO FUTURO E TIRARE FUORI POESIE (IMPOLVERATE ) CHE DA ANNI SONO CHIUSE IN UN CASSETTO. UN ABBRACCIO
Giovanni Amenta

Carissimo Francesco, molto interessante, volevo esserci anch'io.
Pazienza, io passeggio nella grande pista del campo sportivo che confina con casa mia, Vuoi portare il tuo gruppo? ti assicuro che sarebbe una passeggiata favolosa con il canto d'accompagnamento dei cockatoo che ridono sempre appollaiati sugli eucalipt, mentre gli ibis cercano il cibo sull'erba del campo, poi il vocio dei bimbi sulle giostre e i giocatori che danno calci al pallone da football e al pallone del calcio gridando di gioia.
Poi la passeggiata di cemento intorno al campo brulica di gente festosa.
Ti va quest'invito che parte dal cuore?
Un caro saluto e buon lavoro!
Giovanna Li Volti Guzzardi
Accademia Letteraria Italo-Australiana Scrittori
(A.L.I.A.S.)
29 Ridley Avenue
AVONDALE HEIGHTS VIC 3034
MELBOURNE - AUSTRALIA

Ho letto della vostra nottata, deve essere stata bellissima, vi racconterò delle nostre...
Buonanotte,

Chiara Meloni
"
Compagnia degli Gnomi” - Perugia

Rachel Corrie
Dedicato a Rachel Corrie

FOTO Incontro di Avola in laboratorio
"UNA POESIA PER LA PACE"
Noto 22/marzo/2003

Bandiera della pace

Pace
Che cosa vuol dire pace? Tale significante ha vari significati:
Tranquillità e serenità dello spirito e della coscienza (Giamboni 1292)
Assenza di lotte e conflitti armati tra popoli e nazioni(Latini 1294)
Buona concordia, serena tranquillità di rapporti (Compagni 1310)
L’etimologia della parola ci riporta alla forma latina pax,
a sua volta derivata da una radice indoeuropea che significa pattuire o fissare.
La pace, dunque, non è altro che il frutto di un accordo
o di un patto (dal latino pactum, la cui radice è pax- pacis, ovvero pace)
per cui, anche da un punto di vista linguistico,
non può esistere una guerra che aspiri a riportare la pace.
Salvatore Di Pietro


I potenti non pagano mai il conto
La notizia ci sconvolge. La sentiamo dal notiziario di Rainews 24 delle 15,30 di ieri, 26 marzo 2003. Personalmente non ci siamo mai ingannati, neanche un solo momento, sulle reali motivazioni della guerra di Busch, tuttavia pensavamo che le immense folle protestanti in tutto il mondo, gli appelli di tanti autorevoli personaggi avessero potuto dissuadere il rozzo cow boy, almeno, dalle azioni più vili e deprecabili. Ma no! Dopo che ci hanno ripetuto fino all’asfissia la bella favola della guerra fatta a Saddam allo scopo di liberare il popolo iracheno dalla sua spietata tirannia (ma non era per combattere il terrorismo? prima; perché Saddam possedeva armi di distruzione di massa? poi), ecco che “viene fuori il naturale”, come diciamo noi con espressione efficace, e una pioggia di bombe viene lasciata cadere, dice la corrispondente del TG3 Giovanna Botteri su “un quartiere di povere abitazioni” di Baghdad. E lo dice con voce concitata, e colma, ci sembra, della stessa rabbia c
he noi proviamo.
Aggiunge ancora, più o meno, la brava giornalista, “non ci sono qui palazzi del potere o edifici dei centri di informazione, non una sola caserma, non si vede un soldato, non c’è un solo soldato morto, non c’è un solo soldato ferito”. E mentre lei parla scorrono immagini terrificanti di poveracci atterriti che sbucano tra case sventrate e cumuli di macerie, e gridano adirati e minacciosi verso invisibili nemici.
Già si parla di molti morti, ma si teme che possano aumentare, di centinaia di feriti, molti bambini.
Sapremo oggi, 27 marzo, dal Tg 2 delle 13 che i morti accertati sono quindici, che questo numero è destinato ad aumentare e intanto vediamo le riprese in un ospedale di Baghdad di alcuni feriti, particolarmente strazianti le immagini dei bambini.
Dagli occhi ci sgorgano lacrime che non riusciamo a trattenere, e ci sentiamo orgogliosi di non riuscirci, orgogliosi di provare ancora il sentimento della pietà, orgogliosi di sentirci superiori a quanti questo sentimento non provano più, e credono di poter camuffare la loro disumanità e il loro meschino interesse, piccolo o grande che sia, con la difesa di certi principi che, chissà perché, finiscono sempre con il coincidere con quelli dei potenti.
E intanto che quelle immagini ci scorrono davanti gli occhi, ci ricordiamo di aver letto, nei giorni scorsi, espressioni di indignazione di molti giornalisti, per avere gli iracheni mostrato in tv i prigionieri statutinitensi. Ricordiamo, in particolare, Gianni Riotta che ha scritto: “in violazione della Convenzione di Ginevra i genieri americani hanno subito le forche umilianti della tv”.
Chissà, ci chiediamo, se le immagini di ieri e queste di oggi susciteranno in Riotta e colleghi la stessa indignazione di quelle dei prigionieri statunitensi, e se troveranno che anche questa volta questi barbari iracheni abbiano violato la Convenzione di Ginevra e turbato i loro animi sensibili e delicati, anche ora, mostrando i propri feriti, la propria disperazione, il proprio dolore, la propria umiliazione.
E chissà, pensiamo, come avrà protestato (se ci potesse leggere gliene chiederemmo conferma), il dottor Riotta quando l’anno scorso i suoi amici statunitensi mostrarono a tutto il mondo i prigionieri afgani inginocchiati a terra, incatenati, con i volti completamente coperti da cappucci neri, dopo che li avevano trasportati in aereo, dall’Afghanistan a Guantanamo, chiusi dentro gabbie metalliche a mo’ di bestie.
Protestò? dottor Riotta, gli chiederemmo. Ricordò ai suoi amici che stavano violando la Convenzione di Ginevra? A noi, se la memoria non ci inganna, sembra di no.
E, essendo nel discorso, gli chiederemmo anche se, di quelli, lui ne sa qualcosa o se qualcosa ne può sapere, dato che non se ne è più saputo niente.
Noi siamo così ingenui da credere che la Convenzione di Ginevra debba valere per i prigionieri statunitensi e inglesi (giustissimo che valga e venga invocata), ma dovrebbe valere anche per i prigionieri afgani.
Mentre per i bombardamenti sui civili, come quelli di ieri a Baghdad, secondo noi, si dovrebbero trascinare i responsabili davanti al Tribunale Internazionale (non crede,gli chiederemmo ancora, esimio dottor Riotta?).
Ma, sia lei che io (aggiungeremmo), sappiamo perfettamente che i potenti non sbagliano mai, e non pagano mai il conto.
27/03/03
Benito Marziano

per la pace
Alcune foto di Laura e Nicola

sulla manifestazione per la pace di Roma del 15/2/2003

GLI USA NEL GOLFO:
DA SEMPRE PER IL PETROLIO

* Perché bombardare gli iracheni?
* Iraq: il punto sulle ispezioni
* Usa all’Iraq: Non usate scudi umani
* Svezia (PM): guerra solo con mandato Onu e solo dopo fine lavoro ispettori
* Vescovi inglesi: guerra a Iraq moralmente ingiustificata
* Usa: conservatori contro la guerra all’Iraq
* Patten (UE): niente aiuti per ricostruzione Iraq se guerra è senza mandato Onu
* Appello Veterani Usa contro la guerra
* Usa: 41 città per la pace
* Familiari vittime 11 settembre in missione di pace in Iraq



GLI USA NEL GOLFO:
DA SEMPRE PER IL PETROLIO

di Paul Rogers
Il controllo dell’area del Golfo Persico, come zona strategica vitale per gli interessi americani, è da almeno 30 anni una delle direttrici fondamentali della politica estera degli Stati Uniti.
La ragione sta nell’importanza delle risorse petrolifere della zona: un fatto, questo, cui spesso viene data poca attenzione.
L’articolo che pubblichiamo di seguito nella traduzione italiana, è uscito il 27 dicembre 2002 sul sito inglese openDemocracy.
L’autore, Paul Rogers, è docente di Peace Studies all’Università di Bradford (GB).
Ora sembra chiaro, alcuni direbbero abbondantemente chiaro, che l’Amministrazione Bush è decisa a mettere fine al regime di Saddam Hussein, ed è francamente difficile vedere come potrebbe essere impedita la guerra.
Tutti i segnali politici che arrivano da Washington indicano un conflitto entro i prossimi tre mesi, e ci sono numerose indicazioni del fatto che la fase finale dell’ammassamento delle forze militari è imminente.
La guerra è probabile, che il personale dell’UNMOVIC faccia progressi o meno, e il rifiuto immediato dell’offerta di accesso alla CIA fatta dall’Iraq è una ulteriore indicazione del fatto che l’Amministrazione Bush non verrà distolta dal suo scopo.
Questo ci riporta a una delle questioni fondamentali che circondano la crisi: perché Washington è così impegnata su questa strada?
Articoli precedenti di questa serie hanno messo in evidenza i problemi delle armi di distruzione di massa e dei cambiamenti nella politica Usa della sicurezza quando Bush è arrivato al potere, ma dobbiamo anche guardare da vicino all’importanza delle riserve petrolifere della regione.
E’ strano quanta poca attenzione si stia dando a questo aspetto della crisi, ma ciò è dovuto in parte a una mancanza di comprensione dell’importanza delle riserve petrolifere del Golfo. Questo, a sua volta, riguarda una questione di cronologie.
C’è un argomento secondo il quale il controllo dei giacimenti petroliferi iracheni da parte degli Usa ridurrebbe l’importanza di una Arabia Saudita potenzialmente instabile e presenterebbe anche una notevole opportunità di investimento per le major petrolifere Usa.
Un contro-argomento è che qualunque guerra aumenterebbe il rischio di una perturbazione dei mercati petroliferi, il che si suppone sia una brutta notizia per le società petrolifere.
In pratica, questo succede di rado. Durante precedenti periodi di prezzi petroliferi in rapida crescita, come il 1974 e il 1979, molte delle società petrolifere furono in grado di rendere profitti record. Questo era dovuto principalmente alla loro capacità di aumentare i prezzi al dettaglio quasi immediatamente dopo che questi erano saliti al punto di produzione, anche se poteva esserci una catena di distribuzione di 100 giorni.
Ad esempio, il petrolio alla fonte poteva aumentare di prezzo del 20%. Questo aumento di prezzo veniva allora trasferito al consumatore entro 15 giorni, lasciando nella catena di distribuzione 85 giorni di valore in petrolio che era stato acquistato al prezzo vecchio ma venduto al nuovo.
Nella maggior parte delle circostanze, le società che operano nel campo dell’energia primaria tendono a trarre vantaggio da mercati al rialzo, così, se la guerra prossima porterà a un improvviso aumento del prezzo del petrolio, possiamo aspettarci profitti molto buoni per le società petrolifere entro un anno.
Anche così, la crisi irachena non riguarda solo vantaggi a breve termine per le società petrolifere: la oil connection è in effetti molto più preoccupata di tendenze a lungo termine.
Per avere un’idea dell’importanza del petrolio iracheno nei decenni a venire, guardatela in questo modo.
Prendete tutte le riserve petrolifere conosciute del bacino del Caspio al di fuori dell’Iran, poi aggiungete le riserve petrolifere della Siberia. Aggiungete a queste le rimanenti riserve petrolifere del Mare del Nord e poi includeteci i giacimenti delle West Shetlands. Infine, metteteci le intere riserve petrolifere degli Stati Uniti, compresi i giacimenti dell’Alaska che ancora devono essere sviluppati.
Se mettiamo insieme tutte queste, ci avviciniamo abbastanza al 10 per cento di tutte le riserve petrolifere mondiali. L’Iraq da solo ha più di questo, e aggiungendo gli altri stati del Golfo arriviamo vicini al 70% delle risorse mondiali.
Questo ci dà un certo senso di prospettiva ma solo sotto forma di un’istantanea. Quello che è molto più significativo è la natura delle tendenze a lungo termine in riserve, produzione e consumo.
Quando ci inseriamo questo, abbiamo una indicazione chiara di questa importanza in costante crescita del petrolio del Golfo Persico rispetto a ogni altra parte del mondo. Trent’anni fa, gli Stati Uniti erano praticamente autosufficienti in riserve petrolifere, ma oggi essi importano oltre il 60% dei loro fabbisogno, con le importazioni di petrolio dal Medio Oriente che crescono costantemente.
Il riconoscimento di ciò non è nulla di nuovo: fu uno dei fattori decisivi dietro lo sviluppo della originale Forza di dispiegamento rapido quasi 25 anni fa. Inoltre, era una situazione che fu chiaramente riconosciuta dai Repubblicani che arrivarono al potere con Ronald Reagan, 20 anni prima di George W. Bush, e venne chiaramente dimostrata da una delle prime dichiarazioni dell’era Reagan.
Ogni anno il comitato degli Stati Maggiori Riuniti Usa diffonde una Military Posture Statement (MPS) per l’anno finanziario successivo. La MPS per il 2004, ad esempio, verrà pubblicata fra un paio di mesi.
Nel 1981, subito dopo l’elezione di Ronald Reagan, la MPS per il 1982 fu attesa con ansia come una dichiarazione chiara del "riarmo dell’America" di fronte alla percezione della minaccia sovietica che aveva aiutato Reagan ad andare al potere.
La MPS certamente aveva molto da dire sulle relazioni est-ovest, ma il suo capitolo di apertura era, con sorpresa di molti, molto più preoccupato della vulnerabilità crescente degli Stati Uniti ai conflitti per le risorse.
Esso descriveva, carta geografica dopo carta geografica, un mondo in cui gli Usa erano sempre più dipendenti da risorse importate: al 93% per la bauxite, al 95% per il cobalto, al 97% per il manganese e al 98% per il columbio e il tantalio.
La maggior parte di queste significavano poco per i non esperti, ma sostenevano i meccanismi di una importante economia industriale, e i reaganiani avevano paura dell’ingerenza sovietica in Africa, Asia e in altre fonti di approvvigionamento.
Molto più significativa, e sottoposta ad analisi più dettagliata, era la preoccupazione per le risorse petrolifere. Ricordate: ciò avveniva più di 20 anni fa, quando la dipendenza degli Usa dal petrolio importato era molto minore di adesso, tuttavia la Posture Statement entrava considerevolmente in particolari sulle vulnerabilità americane e la necessità di garantire la sicurezza del Golfo.
E’ giusto dire che molto di questo era nel contesto della supposta minaccia sovietica alle riserve petrolifere del Golfo, ma era anche nel periodo immediatamente successivo alla rivoluzione iraniana, e i consiglieri per la sicurezza di Reagan si stavano già preoccupando delle "minacce" regionali alle riserve petrolifere del Golfo.
Più di 20 anni dopo vediamo la tendenza verso una dipendenza crescente dal petrolio del Medio Oriente come un fenomeno a lungo termine, che si proietta in là nel futuro, ma ciò era già stato riconosciuto agli inizi degli anni ’80. Inoltre, molti dei "falchi" dell’era Reagan degli anni ’80 sono tornati al potere con Bush, spesso in posizioni di maggiore influenza.
Perciò, esiste un riconoscimento profondo e diffuso nel cuore dell’Amministrazione Bush del fatto che la più significativa vulnerabilità futura per gli Stati Uniti è la loro dipendenza che cresce costantemente dal petrolio del Golfo.
Il Messico, la Colombia e il Venezuela possono essere fonti utili di approvvigionamento, benché di qualità inferiore, e il bacino del Caspio e la Siberia possono aiutare un po’. Queste, tuttavia, sono essenzialmente risposte a breve termine a un problema permanente.
Il Golfo Persico è dove si trova il petrolio, e ciò che deve essere fatto è assicurarsi completamente che il Golfo sia controllato in modo sicuro per molti anni a venire.
E’ un esempio inconsueto di pensiero strategico, non un fenomeno comune negli ambienti politici, e permea l’Amministrazione Bush a un punto che viene di rado riconosciuto.
La crisi con l’Iraq, che adesso sembra arrivare a un punto risolutivo, è parte di una strategia più ampia che riguarda l’influenza a lungo termine sulle riserve petrolifere. Riconoscere questo ci mette in grado di vedere quanto è importante, secondo l’Amministrazione Bush, che venga messa fine al regime di Saddam Hussein e che esso venga sostituito, per garantire un quadro globale più accettabile del potere nella regione.

PERCHE’ BOMBARDARE GLI IRACHENI?
Quello che segue è uno scambio di battute fra il portavoce della Casa Bianca, Ari Fleischer, e una giornalista, avvenuto nel corso del briefing quotidiano per la stampa il 6 gennaio 2003
Fleischer: Buon pomeriggio e buon anno a tutti. Il Presidente ha iniziato la sua giornata con un briefing di intelligence, seguito da un briefing dell’FBI. Poi ha avuto una serie di briefing politici. E questo pomeriggio il Presidente avrà una riunione di governo nella quale discuterà il suo programma per quest’anno.
Il Presidente si concentrerà sulla crescita economica, sul fare dell’America un paese più compassionevole, e sul provvedere alla sicurezza della nostra nazione all’estero e sul fronte interno.
E con questo, sono più che lieto di ricevere le vostre domande. Helen
D: Ari, nel briefing precedente tu hai detto che il presidente deplorava la perdita di vite innocenti. Questo vale per tutte le vite innocenti del mondo? E ho un’altra domanda.
Fleischer: Mi riferisco specificamente a un orribile attacco terrorista a Tel Aviv che ha ucciso tante persone e ne ha ferito centinaia. E il presidente, come ha detto ieri nella sua dichiarazione, deplora nei termini più duri la perdita di queste vite e il ferimento di queste persone, innocenti, in Israele.
D: L’altra domanda è: perché vuole sganciare bombe su iracheni innocenti?
Fleischer: Helen, la questione è come proteggere gli americani, e i nostri alleati e amici …
D: Non vi stanno attaccando.
Fleischer: … da un paese …
D: Hanno aggredito voi o gli Stati Uniti – gli iracheni – in 11 anni?
Fleischer: Credo che tu abbia dimenticato gli americani che vennero uccisi durante la prima guerra del Golfo a causa dell’aggressione di Saddam Hussein di allora.
D: E’ vendetta, 11 anni di vendetta?
Fleischer: Helen, credo che tu sappia molto bene che la posizione del presidente è che egli vuole evitare la guerra, e che egli ha chiesto alle Nazioni Unite di andare in Iraq per aiutare a evitare la guerra.
D: Il presidente attaccherebbe iracheni innocenti?
Fleischer: Il presidente vuole assicurarsi che possiamo difendere il nostro paese, i nostri interessi, difendere la regione, e assicurarsi che non vengano perse vite americane.
D: E pensa che essi siano una minaccia per noi?
Fleischer: Non c’è alcun dubbio che il presidente pensi che l’Iraq è una minaccia per gli Stati Uniti.
D: Il popolo iracheno?
Fleischer: Il popolo iracheno è rappresentato dal suo governo. Se ci fosse un cambiamento di regime, gli iracheni …
D: Quindi saranno vulnerabili?
Fleischer: In realtà il presidente ha spiegato molto bene che non ha vertenze con gli iracheni. Ecco perché la politica americana rimane una politica di cambiamento di regime. Non c’è alcun dubbio che gli iracheni …
D: Questa è una decisione che devono prendere loro, o no? E’ il loro paese.
Fleischer: Helen, se tu pensi che gli iracheni siano in condizioni di imporre chi deve essere il loro dittatore, non penso che ciò sia quello che la storia ha mostrato.
D: Penso che molti paesi non abbiano – molta gente non abbia la possibilità di decidere – noi compresi.

IRAQ: IL PUNTO SULLE ISPEZIONI
* Le ispezioni sugli armamenti non convenzionali in Iraq sono iniziate il 27 novembre 2002, dopo una interruzione di circa 4 anni. Gli ispettori vennero infatti ritirati nel dicembre 1998, alla vigilia dell’operazione militare Desert Fox e da allora non erano più rientrati nel paese.
* Il 7 dicembre 2002 (con un giorno di anticipo sulla scadenza prevista dalla risoluzione Onu 1441 (2002)) l’Iraq ha consegnato la dichiarazione sui suoi programmi di armamenti: un dossier imponente, composto da oltre 12.000 pagine, suddiviso in quattro parti: nucleare, chimico, biologico e balistico
* Il 9 dicembre 2002 è stato reso pubblico un indice di 9 pagine
* Hans Blix, Direttore Esecutivo dell’UNMOVIC, e Mohammed El Baradei, Direttore Generale dell’IAEA, hanno fatto un rapporto preliminare al Consiglio di Sicurezza il 19 dicembre 2002.
* Il 28 dicembre 2002 l’Iraq ha consegnato una lista con i nomi di oltre 500 scienziati che hanno lavorato ai suoi programmi di armamenti. La lista è attualmente all’esame di Blix e El Baradei che decideranno tempi, luoghi e modalità con cui essi dovranno essere intervistati..
* Il 9 gennaio 2003 Hans Blix e Mohammed El Baradei hanno presentato al Consiglio di Sicurezza il rapporto finale sul dossier iracheno. Essi hanno detto di non aver sinora trovato in Iraq alcuna "pistola fumante" (ovvero, nessuna prova) del fatto che il paese possieda armi di distruzione di massa. Hanno tuttavia ribadito che la dichiarazione presentata dall’Iraq è "incompleta", e che molte questioni restano da chiarire. Dal dossier risulta inoltre che l’Iraq ha violato le sanzioni dell’Onu, importando parti (motori per missili) e materie prime per la produzione di combustibile solido per missili per il suo programma missilistico.
* Attualmente (al 15 gennaio 2003) sono 114 gli ispettori dell’Onu presenti in Iraq: 105 dell’UNMOVIC e 9 dell’IAEA. I siti ispezionati all’ 8 gennaio 2003 sono 127 dall’UNMOVIC e circa 88 dall’IAEA. Dal 5 gennaio sono iniziate le ispezioni con il supporto degli elicotteri. Di recente è stato aperto un ufficio a Mosul, nel nord del paese. In febbraio/marzo si prevede l’apertura di un altro a Bassora, nel sud.
* Prossime scadenze: 19-20 gennaio 2003. Visita di Hans Blix e Mohammed el Baradei a Baghdad per colloqui con i funzionari iracheni. L’invito era stato rivolto dall’Iraq, "per fare un esame degli aspetti della cooperazione avuta sinora e delle prospettive per migliorarla nei mesi a venire". 27 gennaio 2003: Primo rapporto ufficiale al Consiglio di Sicurezza sui risultati delle ispezioni, secondo quanto previsto dalla risoluzione 1441 (2002)(a cura di Ornella Sangiovanni)

USA ALL’IRAQ: NON USATE SCUDI UMANI
Washington, 15 gennaio 2003 – Gli Stati Uniti hanno ammonito l’Iraq contro l’eventuale uso di scudi umani per la difesa delle proprie infrastrutture civili dagli attacchi aerei in caso di guerra. "E’ un reclutamento intenzionale di civili innocenti allo scopo di metterli in pericolo nel caso in cui dovesse esserci un conflitto", ha dichiarato il generale Richard Myers, capo degli Stati Maggiori Riuniti Usa, durante un briefing al Pentagono. "Vorrei far osservare che in base al diritto internazionale nei conflitti armati è illegale utilizzare non combattenti come mezzo per difendere potenziali obiettivi, e qualunque tentativo di far ciò da parte dell’Iraq non violerebbe soltanto queste norme, ma sarebbe considerato crimine di guerra in qualsiasi conflitto", ha detto.
L’Iraq ha annunciato più volte – dalla fine di dicembre 2002 – di essere pronto a ricevere volontari da paesi arabi e occidentali che servirebbero da scudi umani e verrebbero dislocati per proteggere siti sensibili.
Fonte: Reuters

SVEZIA (PM): GUERRA SOLO CON MANDATO ONU E SOLO DOPO FINE LAVORO ISPETTORI
Stoccolma, 15 gennaio 2003 – Un eventuale attacco contro l’Iraq deve essere approvato dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, e comunque non prima che gli ispettori abbiano portato a termine il loro lavoro. Lo ha detto il Primo Ministro svedese Goeran Persson in una intervista al giornale di Malmö Sydsvenska Dagbladet.
"Se gli ispettori hanno bisogno di più tempo devono averlo. Spetta a Blix e alla sua squadra fare questa valutazione e motivare un dialogo con il Consiglio di Sicurezza", ha dichiarato.
Fonte: Associated Press

VESCOVI INGLESI: GUERRA A IRAQ MORALMENTE INGIUSTIFICATA
Londra, 15 gennaio 2003 – Gran Bretagna e Stati Uniti non hanno ancora dimostrato la necessità di una guerra all’Iraq, e se non lo faranno una offensiva sarà moralmente ingiustificata. Lo hanno dichiarato i vescovi della chiesa anglicana, esortando i governi a dare agli ispettori dell’Onu tutto il tempo necessario a cercare le armi proibite in Iraq. "Non crediamo che le prove presentate finora indichino l’esistenza di un legame chiaro fra l’iraq e al Qaida, o che l’Iraq ponga una minaccia immediata alla sicurezza internazionale", hanno detto i vescovi in una dichiarazione. "Senza nuove prove irrefutabili del contrario, sosteniamo che una azione militare non potrebbe essere moralmente giustificata."
Fonte: Associated Press

USA: CONSERVATORI CONTRO LA GUERRA ALL’IRAQ
Washington, 14 gennaio 2003 - L’opposizione a una guerra contro l’Iraq negli Stati Uniti si sta allargando a comprendere anche ambienti decisamente conservatori. Un gruppo di manager americani ha acquistato una intera pagina del Wall Street Journal per pubblicare una lettera intitolata "Un dissenso repubblicano sull’Iraq".
"Il mondo vuole che Saddam Hussein venga disarmato. Ma bisogna trovare un modo migliore per farlo" – dicono i suoi firmatari rivolgendosi al presidente Bush.
"Siamo chiari. Abbiamo sostenuto la guerra del Golfo. Abbiamo sostenuto il nostro intervento in Afghanistan. Accettiamo la logica della guerra giusta. Ma, signor presidente, la tua guerra all’Iraq non passa il test".
Business Leaders for Sensible Priorities, questo il nome del gruppo che ha acquistato la pagina sul quotidiano finanziario americano, fa parte di Win Without War (Vincere senza guerra): una coalizione contro la guerra di recente formazione. I suoi membri si definiscono "americani patriottici che condividono la convinzione che non si possa consentire a Saddam Hussein di possedere armi di distruzione di massa", ma che ritengono "che una invasione militare preventiva dell’Iraq danneggerà gli interessi nazionali americani".
Fonte: New York Times

PATTEN (UE): NIENTE AIUTI PER RICOSTRUZIONE IRAQ SE GUERRA E’ SENZA MANDATO ONU
Londra, 14 gennaio 2003 – i paesi dell’Unione europea potrebbero non contribuire alle spese per la ricostruzione dell’Iraq dopo una eventuale guerra se gli Stati Uniti dovessero invadere il paese senza il sostegno delle Nazioni Unite. Lo ha dichiarato Chris Patten, Commissario europeo alle Relazioni Esterne, al quotidiano britannico Guardian. "Troverei molto più difficile ottenere l’approvazione degli stati membri e del Parlamento europeo se l’intervento militare che ha determinato a necessità degli aiuti non avesse un mandato dell’Onu", ha detto.

APPELLO VETERANI USA CONTRO LA GUERRA
Una campagna rivolta ai militari delle forze armate degli Stati Uniti è stata iniziata il 6 dicembre 2002 da un gruppo di veterani americani di varie esperienze e orientamenti politici, con la diffusione di un "appello alla coscienza" di cui pubblichiamo di seguito la traduzione italiana, con l’elenco dei firmatari al 14 gennaio 2003.
Per informazioni: www.calltoconscience.net Un appello alla coscienza dai Veterani
Alle truppe in servizio attivo e ai riservisti
Siamo veterani delle forze armate degli Stati Uniti. Siamo a fianco della maggioranza dell’umanità, compresi milioni di persone nel nostro stesso paese, contro la guerra generalizzata degli Stati Uniti all’Iraq.
Attraversiamo molte guerre e molte epoche, abbiamo molte opinioni politiche e siamo tutti d’accordo sul fatto che questa guerra è sbagliata. Molti di noi hanno creduto che prestare servizio nell’esercito fosse nostro dovere, e che il nostro compito fosse difendere questo paese.
Le nostre esperienze nell’esercito ci hanno portato a mettere in discussione molto di quanto ci era stato insegnato. Adesso capiamo che il nostro VERO dovere è incitarvi, come membri delle forze armate degli Stati Uniti, a scoprire per che cosa venite mandati a combattere e a morire e quali saranno le conseguenze delle vostre azioni per l’umanità. Vi invitiamo, truppe in servizio attivo e riservisti, a seguire la vostra coscienza e a fare la cosa giusta.
Nell’ultima guerra del Golfo, ci venne ordinato, come soldati, di uccidere da una distanza di sicurezza. Distruggemmo molto dell’Iraq dal cielo, uccidendo centinaia di migliaia di persone, civili compresi. Ricordiamo la strada per Bassora – l’ "autostrada della morte" – dove ci venne ordinato di uccidere gli iracheni in fuga. Spianammo trincee con i bulldozer, seppellendo vive le persone. L’impiego di armi all’uranio impoverito lasciò i campi di battaglia radioattivi. Un uso massiccio di pesticidi, farmaci sperimentali, l’incendio di depositi di armi chimiche e pozzi petroliferi si unirono per creare un cocktail tossico che oggi colpisce sia gli iracheni che i veterani della guerra del Golfo. Uno su quattro veterani della guerra del Golfo è invalido.
Durante la guerra del Vietnam ci venne ordinato di distruggere il Vietnam dal cielo e sul terreno.
A My Lai massacrammo più di 500 donne, bambini e vecchi. Non fu una aberrazione, è il modo in cui combattemmo la guerra. Impiegammo l’Agente Orange sul nemico e poi ne sperimentammo gli effetti di persona. Sappiamo che cosa significa il Disturbo da stress post-traumatico perché i fantasmi di oltre due milioni di uomini, donne e bambini ancora perseguitano i nostri sogni. Fra di noi sono più quelli che si sono suicidati dopo essere tornati a casa di quelli che sono morti in battaglia.
Se sceglierete di partecipare all’invasione dell’Iraq, sarete parte di un esercito di occupazione. Sapete cosa significa guardare negli occhi di un popolo che vi odia nel più profondo?
Dovreste pensare a che cos’è in realtà la vostra "missione". Vi stanno mandando a invadere e occupare un popolo che, come voi e me, sta solo cercando di vivere la propria vita e di allevare i propri figli.
Essi non pongono una minaccia per gli Stati Uniti, anche se hanno per leader un dittatore brutale. Chi sono gli Usa per dire al popolo iracheno come gestire il proprio paese quando molti negli Usa credono che neanche il loro stesso presidente sia stato eletto legalmente?
Si sta denigrando Saddam per aver gassato la sua stessa gente e aver cercato di sviluppare armi di distruzione di massa. Tuttavia, quando Saddam commetteva i suoi peggiori crimini gli Usa lo sostenevano. Questo sostegno comprendeva il fornirgli i mezzi per produrre armi chimiche e biologiche. Mettete ciò a confronto con i risultati spaventosi delle sanzioni economiche guidate dagli Usa. Più di un milione di iracheni, soprattutto bambini e neonati, sono morti a causa di queste sanzioni. Dopo aver distrutto tutta l’infrastruttura del loro paese compresi gli ospedali, i generatori di elettricità, e gli impianti per il trattamento delle acque, gli Usa poi, con le sanzioni, hanno bloccato l’importazione di merci, medicinali, parti e sostanze chimiche necessari a ripristinare anche le più elementari necessità della vita.
Non c’è onore nell’omicidio. Questa guerra è omicidio sotto un altro nome. Quando, in una guerra ingiusta, una bomba vagante sganciata uccide una madre e il suo bambino non è "danno collaterale", è omicidio. Quando, in una guerra ingiusta, un bambino muore di dissenteria perché una bomba ha danneggiato un impianto per il trattamento dei liquami, non è "distruggere le infrastrutture del nemico", è omicidio.
Quando, in una guerra ingiusta, un padre muore per un attacco cardiaco perché una bomba ha interrotto le linee telefoniche, e quindi non ha potuto chiamare una ambulanza, non è "neutralizzare le strutture di comando e di controllo", è omicidio. Quando, in una guerra ingiusta, un migliaio di poveri contadini soldati di leva muoiono in una trincea difendendo una città in cui hanno vissuto tutta la vita, non è vittoria, è omicidio.
Ci saranno veterani che guideranno delle proteste contro questa guerra all’Iraq e la vostra partecipazione ad essa.
Durante la guerra del Vietnam migliaia in Vietnam e negli Usa rifiutarono di seguire gli ordini. Molti resistettero e si ribellarono. Molti divennero obiettori di coscienza e altri andarono in prigione piuttosto che prendere le armi contro il cosiddetto nemico. Durante l’ultima guerra del Golfo molti soldati resistettero in vari modi e per molte ragioni diverse. Molti di noi uscirono da queste guerre e si unirono al movimento contro la guerra.
Se mai i popoli del mondo dovranno essere liberi, deve arrivare un momento in cui essere un cittadino del mondo ha la precedenza sull’essere il soldato di una nazione. Quel momento è arrivato.
Quando arriveranno gli ordini di imbarco, la vostra risposta avrà un impatto profondo sulle vite di milioni di persone in Medio Oriente e qui in patria. La vostra risposta aiuterà a stabilire la strada del nostro futuro. Avrete scelte dall’inizio alla fine. I vostri comandanti vogliono che voi ubbidiate. Noi vi esortiamo a pensare. Vi esortiamo a fare le vostre scelte sulla base della vostra coscienza.
Se sceglierete di resistere, noi vi sosterremo e saremo al vostro fianco perché siamo arrivati a capire che il nostro VERO dovere è verso i popoli del mondo e il nostro comune futuro.
FIRMATARI (nome, ramo, anno):
Kelly A. Allison, Navy, 1975-1979
Ed Armas, Army, 1962-1965
Peter B. AShaw, Marine Corps, 1951-1954
Paul L. Atwood, Marine Corps, 1965-1966
Niall Aslen, Royal Air Force, 1962-1986
Aram Attarian II, Air Force, 1965-1966
Henry Ayre, Coast Guard, 1942-1945
Tarik Aziz, Army, 1970-1975
Collin Baber, Air Force, 1994-1998
Eric Bagai, Marine Corps, 1958-1961
David E Baker, Army, 1988-1991
George Batton, Marine Corps
Philip L. Bereano, USPHS, 1966-1970
Anton Black, Navy, 1977-1984
Dave Blalock, Army, 1968-1971
Michael Blankschen, Army, 1972-1973
David Bledsoe, Air Force, 1987-1997
Louis Block, Army, 1966-1972
Charlie Bonner, Marine Corps, 1963-1972
Blase Bonpane, Marine Corps Reserve, 1948-1950
Fr. Bob Bossie, SCJ, Air Force, 1955-1959
Horace R. Boykin, Marine Corps
Todd Boyle, Navy, 1970-1972
William P. Brandt, Army
Don Broadwell, Marine Corps, 1960-1966
Roger W Brown, Marine Corps, 1957-1960
Greg Busby, Air Force, 1980-2000
Scott R. Cade, Army, 1968-1971
Rick Campos, Air Force, 1969-1971
William J. Cavanaugh, Army, 1951-1953; Army Reserve, 1953-1982
Neville Chamberlain, Army, 20 years
Fredy Champagne, Army, 1965-1966
Guy Chichester,USN 1952-1956
Gary A. Chipman, Army, 1970-1972
Elwood A. Chirrick, Navy, 1970-1972
Debra J. Clark, Army, 1976-1984
Rockney Compton, Army, 1967-1974
David Connolly, Army, 1967-1971
James Coty, Army, 1959-1962
Dave Coull, Scotland, British Royal Air Force 1959-1964
Davey Coull, Scotland SNP, 1939-1945
James M. Craven, Army, 1963-1966
Charlotte Critcher, Army, 1964-1971
Milton Cunningham, Navy, 1943-1945
Candice Davis, Navy, 1974-1978
Carl Dix, Army, 1968-1972
Barry Donnan, British Army, 1987-1993
Pat Driscoll, Navy, 1972-1975
Kenneth Dugan, Navy, 1984-1988
John P. Echavarria, Air Force, 1965-1969
David Eldredge, Navy, 1953-1955
Jake Elkins, Marine Corps, 1965-1969
Marcus Eriksen, Marine Corps, 1985-1991
Orlando Espino, Marine Corps,
Ed Everts, Air Force, 1941-1946
T. Patrick Foley, Navy, 1997-2000
David J. Fonda, Army, 1968-1971
Dr. Ray Foster, Army, 1972-1975
Lou Fox, Army, 1965
DISBNFriend, Marine Corps, 1981-1985
India Mahdi Gamboa, Air Force, 1985-1987
Jim Gibson, Army, 1968-1970
Ernest Goitein, Army, 1943-1945
Jay R Goodman, Army, 1969-1970
Todd Greenwood, Marine Corps, 1993-2001
Robert Charles Hamilton III, Navy, 1986-1990
John Hanscom, Air Force, 1968-1990
Bob Hanson, Army Signal Corps, 1954-1956
James F. Harrington, Air Force, 1966-1967
David Harris, Air Force, 1965-1967
Rev. Richard K. Heacock, Jr., Navy, 1944-1946
Glenn Helkenn, Army, 7 yrs
Dud Hendrick, Air Force, 1963-1967
Rodger Herbst, Army, 1969-1971
Andres Hernandez, Navy Reserve, 1979-1985
Steven A. Hessler, Air Force, 1973-1975
John Hockman, Army, 1963-1965
Walter Hrozenchik, Navy, 1951-1955
Allen L. Jasson, Australian Army, 1972-1974
Michael L. Job, Army, 1968-1970
Eric Edward Johansson, Army, 1989-1992
Eric Joyal, Army, 1989-1996
James Michael Kearney, Army, 1963-1965
Keith Keller, Air Force, 1966-1972
George M. Kesselring, Air Force, 1942-1963
Talat Khan, Air Force, 1986-1992
Ronald Knarr, Marines Corps, 1950-1952
Ron Kovic, Marine Corps, 1964-1968
Raymond Krauss, Marine Corps, 1969-1972
Robert Krezewinski, Navy, 1973-1977
Marty Kunz, Navy, 1970-1976
Krystal Kyer, Navy, 1993-1997
Michael Lawton, Navy, 1962-1965
John L. Levy, Naval Reserve, 1942-1946
Neal Liden, Navy, 1965-1969
Rela Mazali, Israel Defense Force, 1966-1968
Mark McCleary, Navy, 1996-2002
Ruth McKenney
Teresa Media, Navy, 1972-1977
Ronnie D. Miller, Army, 3 yrs
Jack Minassian, Army, 1943-1945
Michael Moore, Army, 1975-1979
Paul S. Moorhead, Navy, 1943-1946
Catherine Morris, Marine Corps, 1981-85 & Army Nat Guard, 1989-96
Paul Pat Morse, Air Force, 1965-1968
Bryan Morrison, Air Force, 1994-1998
John L. Murray, Army, 1971-1973
Stan Nishimura, Army, 1964-1967
Bruce McFarland, Navy, 1982-1986
Rob Moitoza, Navy, 1965-1971
Dale L. Morgan, Air Force, 1956-1960
David Rees Morgan, British Royal Air Force, 1948-1950
John L. Opperman, Navy, 1951-1970
John J. Pagoda, Air Force, 1965-1968 and 1985-1998
Todd A. Papasadero, Army, 1983-1989
John Pappademos, Naval Reserves, 1943-1946
Jeff Paterson, Marine Corps, 1986-1990
Wilson M. Powell, Air Force, 1950-1954
Erwin Rommel, Army, 22 yrs
Randy Rowland, Army, 1967-1970
Rodney A Rylander, Air Force, 1962-1967
Steven E. Saelzler, Army, 1969-1971
Lee Santa, Army, 1965-1968
William F. Santelmann, Jr., Marine Corps, Air Force Reserves, 1954-1957
Dan Scaarlett, Army, 1943-1945
Louis Anthony Schmittroth, Jr., Army, 1943-1956
Nikko Schoch, Army, 1968-1970
Betty R. Scott, Navy, 1943-1945
Briggs Seekins, Army, Gulf War
Vern Simula, Army, 1954-1956
Charles T. Smith, Army, 1969-1971
John Steinbach, Coast Guard, 1965-1969
Robert Stephens, Marine Corps, 1966-1970
Darnell S. Summers, Army, 1966-1970
Thomas Swift, Army, 1953-1955
Harold Taggart, Air Force, 1959-1964
Toby Tahja-Syrett, Army, 1992-1996
Bruce William Taylor, Navy, 10 years
Tom Trigg, Army, 1967-1975
Joe Urgo, Air Force, 1967-1968
Gerald Waite, Army, 1967-1982
Paul J. Walker, Air Force, 1974-1978
William H. Warrick III MD, Army Security Agency, 1968-1971
Eric Wasileski, Navy, 1993-1999
Joel Wendland, Army, 1991-1993
Tim White, Air Force, 1966-1970
David Wiggins MD, Army, Gulf War
John P. Wirtz, Army, 1943-1946
Mike Wong, Army, 1969-1975
Leonard Zablow, Army, 1945-1946
Luis Zamora, Army, 1948-1971
Howard Zinn, Air Force, 1943-1945

USA: 41 CITTA’ PER LA PACE
Sono 41 le città americane che hanno sinora approvato risoluzioni contro la guerra all’Iraq. Fra queste: San Francisco, Berkeley , Santa Barbara e Oakland (California); Baltimora (Maryland); Washington, DC; Detroit (Michigan); Philadelphia (Pennsylvania); Seattle (Washington). In numerose altre la campagna è ancora in corso. La campagna Cities for Peace è un progetto congiunto dell’ Institute for Policy Studies, Education for Peace in Iraq Center (EPIC), National Priorities Project, alcuni circoli dell’ American Friends Service Committee (Quaccheri), e altri gruppi di base, studenteschi e di ispirazione religiosa che stanno lavorando assieme ad altri attraverso la coalizione United for Peace.
Per informazioni e aggiornamenti: http://www.ips-dc.org/citiesforpeace

FAMILIARI VITTIME 11 SETTEMBRE IN MISSIONE DI PACE IN IRAQ
Una delegazione dei familiari delle vittime dell’11 settembre è stata in Iraq in missione di pace. Quattro donne, appartenenti a Peaceful Tomorrows - un’associazione fondata da familiari delle vittime degli attentati che hanno deciso di reagire al dolore condividendolo con quello delle vittime della guerra e della violenza dovunque esse si trovino – sono rimaste nel paese per sei giorni, visitando ospedali, scuole e università a Baghdad e Bassora, e incontrando i parenti delle vittime della guerra e dei bombardamenti americani.
Particolarmente toccante è stato l’incontro con i familiari delle vittime del rifugio di Amariya, dove il 13 febbraio 1991 due missili uccisero oltre 400 civili, in maggioranza donne e bambini.
I membri della delegazione hanno concluso il loro soggiorno in Iraq con un appello ai leader mondiali perché "usino l’immaginazione" per trovare modi di evitare la guerra.
"Si possono fare cambiamenti senza la guerra ed è ciò che noi sfidiamo i nostri leader a fare", ha dichiarato Kathleen Tiney, una studentessa che ha perso lo zio nell’attacco alle torri del World Trade Center.
Alcuni membri di Peaceful Tomorrows erano già stati in Afghanistan per incontrare i parenti delle vittime dei bombardamenti Usa.
     
 


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