Giovanni ParentignotiSPAZIO A CURA DELLA LIBRERIA EDITRICE URSO CORSO GARIBALDI 41 96012 AVOLA e-mail info@libreriaeditriceurso.com vedi Catalogo Libreria Editrice Urso scarica IN PDF -- scarica IN WORD |

Giovanni Parentignoti nasce ad Avola l'1 settembre del 1974. Da sempre con la passione per la letteratura vaga da Dostoevskij a Bukowski, ritrovando in questo inusuale passaggio le basi per il suo pensiero e la sua scrittura. Nadia Turriziani per ''Homo minor mundis'' di Giovanni Parentignoti
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| Per ''Homo minor mundis'' di Giovanni Parentignoti Dalla lettura di questa piccola opera prima del giovane Giovanni Parentignoti, che comprende oltre a poesie in lingua e in vernacolo, anche alcuni brevi racconti, la sensazione dominante che se ne trae e' di una sofferenza esistenziale di fondo dell'autore, dovuta in parte a una meditata sfiducia sulla natura umana, che gli deriva da un'appassionata osservazione della vita che gli si svolge attorno, ma anche della sua stessa vita, toccata, fra l'altro, da un avvenimento spiacevole che gli e' occorso e che, certamente, ha contribuito a fargli vedere della vita piu' gli aspetti tristi e dolorosi che quelli sereni e gioiosi. Cio' che lo induce a riflessioni e a valutazioni venate di tristezza e scoramento. Pur senza mancare, a volte, di aprirsi alla speranza, di trovare espressioni cariche di serenita', di inneggiare all'alto valore della vita, i suoi scritti sono in buona parte ispirati da una forte 'rabbia civile', la chiamerei. Perche' rabbia? E perche' civile? Perche' la rabbia la sentiamo espressa esplicitamente e con forza nei suoi versi e anche nelle brevi prose, ma non e' una rabbia irrazionale, originata da odio verso qualcuno o qualcosa, da disprezzo della vita e degli uomini, e', al contrario, originata dalla volonta' di difendere la vita e gli uomini. La sua rabbia e', infatti, una forte denuncia di tutti i mali che affliggono angosciano tormentano il nostro tempo e questa nostra travagliata umanita', e da quelli che da se stessi gli uomini insensatamente si procurano. Ed e' civile, quindi, questa sua rabbia perche' mirante a suscitare il disgusto per la colpevole indifferenza davanti al dolore che colpisce i deboli; per l'assurda e sragionevole noncuranza con la quale molti rovinano la vita propria o, per soverchi appetiti, anche quella altrui. Ed e' civile perche' tende a spronare un po' tutti a combattere tali mali. E, da giovane, uno dei mali sul quale maggiormente scaglia la sua rabbia e' quello che ai giovani, soprattutto, distrugge la vita: quell'abitudine nefasta del consumo di droga, dalla quale specialmente loro si lasciano irretire, e di conseguenza si lasciano lentamente 'demolire'. A questo problema dedica alcuni racconti, in uno, Una notte in discoteca, ci ricorda a quale stoltezza sia potuto giungere il nostro tempo che ha ridotto il divertimento della gioventu' a una folle corsa ad autodistruggersi, e uno spazio nato per essere un piacevole luogo di divertimento, come la discoteca, sia divenuto il luogo dello 'sballo', come loro ragazzi lo chiamano, consistente, in pratica, in un micidiale cocktail di decibel, alcool e droga, che ne porta molti a un lento e prolungato suicidio, o a una morte piu' rapida per overdose o contro un muro o a un guard-raill, o al suicidio come soluzione voluta alla presa di coscienza del proprio stato, come accade, in un altro racconto dal titolo abbastanza esplicito: Toxic Waltz, al protagonista, il quale dopo aver ucciso una ragazza per rapinarla di pochi euro, che gli avrebbero garantito qualche giorno di droga, vinto dal rimorso e da un momentaneo rinsavimento, comprende quale inferno ha fatto della sua vita e quali persino peggiori prospettive lo attendono in futuro, e si suicida con quello stesso coltello con il quale aveva poco prima tolto la vita a quella povera ragazza: Col viso di quella ragazza davanti a se'... - scrive - li' con la luna che voleva lasciare il suo posto e col cielo che illuminava i suoi passi agonizzanti... netto fu il taglio alla gola e interminabili e dolorosi i minuti di sofferenza... ma li' col suo sangue a colorar le dure strade che lui conosceva da tempo fini' la sua corsa e il suo odiato valzer con la droga. Un altro crimine, quello perverso e vile dello stupro, viene affrontato in Uccidimi, poesia dai toni forti sin dall'incipit: Uccidimi vile / ora che il mio corpo hai umiliato, leggiamo, e si possono immaginare queste parole come gridate dalla vittima che tale malvagita' ha subito. Ne' meno rabbia si avverte nei versi che chiudono questa lirica, e che lasciano intuire il dramma di chi subisce tale odioso crimine: Ora qui giaccio / mentre pallida la luna, / piange la mia rabbia, / e aspetto immobile per terra / l'arrivo di una mano / o della morte. E l'intenso pathos di questo lamento potrebbe accreditare l'ipotesi, in chi legge, che la vittima, di fronte a tanto oltraggio, possa preferire tra 'l'arrivo di una mano o della morte', quasi certamente la seconda. Altri temi vengono affrontati da Parentignoti nella sua opera, e con non meno spazio di quelli di cui gia' ho detto. Quello della lotta alla mafia, ad es., in Inno antimafia, e ancora, anche con maggiore incisivita', in La cagghia, dove la gabbia dell'uccello diventa metafora di quella gabbia che i mafiosi hanno eretto attorno ai siciliani, dice, e la lirica chiude con la sollecitazione a unirsi a migliaia per combattere la mafia; questi i versi forti e aperti alla speranza: rumpiri s'ana / sti sbarri di fumeri / e ccu l'ali apetti / e la testa isata / aria nova ha rispirari terra di Trinacria. Ma ci parla, sempre con molto calore, anche di altre problematiche che, seppur sfiorate, ne' potrebbe diversamente accadere in una piccola opera come questa, vengono affrontate in versi appassionati e di buona poesia e in prose di altrettanto valore. Sono i temi della tanta indifferenza di fronte alla disabilita'; dell'anoressia, che solitamente sembra meno diffusa di quanto lo sia in realta', affrontato in Libera a stento; ma anche quello dell'eutanasia e del testamento biologico; quello dell'interruzione volontaria della gravidanza; e altri ancora. In definitiva, si puo' dire di questa opera prima che e' una buona prima prova, che lascia ben sperare che l'autore altro ci possa dare di valido e di impegnato a livello civile. |
Libreria Editrice Urso - Collana OPERA PRIMA
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