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copertinaAnnina Rizza Scifo, È sera, 2007, 8°, pp. 56, (Collana ARABA FENICE n. 31), € 7,00 acquista
audio ASCOLTA LE VOCI di Liliana Calabrese e di Annina Rizza Scifo (4,5 MG)
8 marzo 2002 Liliana Calabrese Urso, allora Presidente della Consulta Comunale Femminile di Avola
INTERVISTA Annina Rizza Scifo durante la presentazione del volume di poesia Terra mia

Presentazione libro Rizza

Consegna targa ricordo al preside Scifo

copertinaPRESENTATO AD AVOLA VOLUME DI POESIA DI ANNINA RIZZA SCIFO
“È sera”, è il titolo della raccolta di poesie di Annina Rizza Scifo, presentata domenica sera (12-01-2008), nella Sala Consiliare del Palazzo di Città e organizzata dalla Consulta Comunale Femminile. Un incontro, che l’organismo comunale, presenziato da Nella Artale Corsico, ha voluto dedicare ad una donna di valore, che ha vissuto con dignità le sue scelte, e che ha contribuito all’emancipazione femminile della città. Gabriella Tiralongo, giornalista, ha coordinato le testimonianze sulla figura dell’autrice, ripercorrendo la sua esperienza familiare e  politica. Il libro è stato presentato dal prof. Sebastiano Burgaretta: “Una silloge, che dà un senso compiuto alla consuetudine che Annina coltivava con la poesia, c’è la stessa passione esistenziale, la stessa musica, nel verso di questa sua seconda raccolta. La sua è una parabola esistenziale che volge al tramonto; momenti di vita, affetti, ansie, speranze, disincanti, che tutti insieme danno l’immagine di una donna che si è profondamente confrontata con gli eventi esterni e con qualsiasi esperienza intima. L’autrice ha cantato con la musica del verso, l’armonia della vita; a noi è dato di custodire questo dono di umanità”. Burgaretta ha poi approfondito gli spunti tematici attorno a cui ruotano i componimenti : gli affetti, la solitudine, la malinconia, la speranza, la natura. Le poesie sono state lette da Donata Munafò, esperta di teatro, e da Antonio Caldarella, attore, Presentazione libro Rizzacon l’accompagnamento musicale di Milena Caruso. La lettura dei brani, ha creato momenti di vibrante comunicazione con il foltissimo pubblico e con i familiari presenti. Presente l’ass. alla Cultura, Salvatore Carbè, e l’editore Francesco Urso.“È sera”, è la seconda pubblicazione di Annina Rizza, edito dalla Libreria Editrice Urso, inserita nella collana “Araba Fenice”. Nel corso della serata, sono intervenute due ex alunne, per ricordare la figura dell’autrice.

CARMEN ORVIETO
in "LA SICILIA" martedì 15 gennaio 2008

foto di Giuseppe Grande

Consulta Femminile AvolaBurgaretta13 GENNAIO 2008 alle 18,00 nella Sala consiliare del Comune di Avola presentazione del volume di poesie dal titolo È SERA di Annina Rizza Scifo, pubblicato postumo dalla nostra Libreria Editrice Urso. Presenterà il prof. Sebastiano Burgaretta.
Leggeranno le poesie Antonio Caldarella e Donata Munafò, con l'accompagnamento musicale di Milena Caruso. Gabriella Tiralongo coordinerà le testimonianze sulla figura dell'autrice.
Manifestazione organizzata dalla Consulta comunale femminile di Avola sotto la presidenza di Nella Artale Corsico.

copertinaPUBBLICAZIONE POSTUMA DI ANNINA RIZZA SCIFO
“È sera” è il titolo della raccolta di poesie di Annina Rizza Scifo, insegnante elementare scomparsa circa un anno fa, disponibile per i lettori da qualche giorno. Edito dalla Libreria Urso che valorizza e promuove gli autori locali, inserito nella collana “Araba fenice”, è la seconda pubblicazione dell’autrice fortemente voluta dai familiari, la prima, “Terra mia”, risale al 1997. “È sera”, lascia già trapelare lo spessore della raccolta. È il crepuscolo della vita, di questo l’autrice ne è consapevole e traccia il resoconto di quello che è stato il suo percorso. Lo fa con uno sguardo attento alla natura che spesso diventa pretesto per soffermarsi sulle stagioni della vita e accoccolarsi su se stessa. Ecco affiorare i sogni, talvolta frustrati come i suoi aquiloni che non si reggono più al vento della giovinezza; i ricordi, quello del padre che vede in fondo alla via e le indica la strada lunga e dritta, ma che scompare per una “precoce ed improvvisa grandine”, o delle ansiose manine e della “voce argentina di dolci perché” del figlio ancora piccolo che la portano a rivivere la fede e l’ansia della sua giovinezza. In questo ultimo scorcio del suo cammino si sente sola e stanca, i sogni si spengono ed allora si rivolge al compagno della sua vita e lo invita a fermarsi: “Fermati. Già e vicino il nostro tramonto/e non avremo più esami da fare./ Fermati. Parliamoci e ascoltiamoci/prima di iniziare il nostro viaggio”. Eppure, nonostante le fiabe appartengano ad un passato radioso, ecco un guizzo, non si arrende all’idea della vecchiaia come fine dei sogni, ma si sofferma sull’ultimo “soffio dell’estate già conclusa” o gode della tiepida carezza del sole di un “Trasparente mattino d’autunno” continuando nella sua ricerca: “Io sto cercando il cuore del mondo”. È la ricchezza dei contenuti e dei significati, al di là della cifra stilistica, la musicalità della lingua, la sonorità delle parole, la perfetta sintonia dei suoni con la materia trattata, è questo quello che arriva con immediatezza alla mente e al cuore del lettore e lo induce a riflettere sul significato della vita paragonata allo sfrecciare del treno:“Una corsa ebbra nel tempo e nel mondo./Dietro una scia di sogni/Chiari, più chiari,/ma sempre lontani”. Con lei la poesia diventa strumento duttile e docile alla interiore necessità dell’uomo di avere risposte ed è per questo che riesce ad indurre il lettore ad ascoltare la vita.

tiralongoGabriella Tiralongo
in LA SICILIA 31 marzo 2007

RizzaAnnina Rizza nasce ad Avola il 29 novembre 1926 da Sebastiano Rizza, (avolese, professore di dattilografia e stenografia all’Avviamento Professionale ad indirizzo commerciale di Avola) e da Rosaria Adorno (floridiana), primogenita di sette figli: Gianni, Enza, Adele, Michele, Maria e Lucilla. Trascorre un’infanzia felice e respira, accanto al padre, sin da piccola, un’aria particolarmente stimolante. Il padre, attivista comunista, è un uomo di cultura e di talento. È la gestione del cinema Odeon, assunta dal padre, che le permette di apprezzare i film più importanti del tempo e di avere contatti con le compagnie teatrali dell’epoca. Il suo entusiasmo per la lettura si manifesta sin da piccola, così come la sua inclinazione per la musica tant’è che viene seguita per un po’ di tempo da un insegnante di piano che le impartisce lezioni private. Giovanissima, aveva appena undici anni, conosce il suo primo ed unico amore, il marito Vittorio Scifo, compagno fedele che sarà al suo fianco fino a quando si spegnerà nel 2006. Nel 1940 si iscrive al Magistrale di Noto, dove si diploma a 18 anni; la sua passione per la letteratura e per i classici italiani oltre che gli autori latini, esplode da subito. In questo periodo la sua vita si arricchisce di una nuova esperienza, l’impegno civile e politico vissuto a fianco non solo del padre che in un certo senso la inizia, ma anche accanto al marito. È ancora vivida l’eco de “L’ora del popolo”, una sorta di satira politica trasmessa in piazza Umberto I, ideata dal maestro Giuseppe Gaetano Alia e dal professore Sebastiano Rizza, in occasione delle prime elezioni amministrative nel marzo del 1946, che si andò poi ripetendo nel corso delle successive campagne elettorali. Insieme ad Annina, che interpretava il ruolo di “Donna Pippina”, la sorella Enza. L’anno scolastico 1952/1953, è un anno importante, segnerà l’inizio di una lunga ed intensa carriera di insegnante elementare. Comincia a Francofonte dopo aver vinto il concorso l’anno precedente, ma prende servizio nel ’52 dopo la nascita del primogenito. La secondogenita arriverà dopo diversi anni dal primo figlio. I bambini occuperanno da quel momento un posto d’onore non solo nel suo cuore, ma anche nella sua poesia e si circonderà della loro presenza pure a casa, dove impartirà lezioni private persino a studenti delle superiori. Nel settembre 1992 va in pensione, ma questa nuova dimensione di vita non la coglie preparata. Su sollecitazione delle sorelle, si decide a pubblicare la prima raccolta di poesie, “Terra mia” per L’Autore Libri di Firenze, nel 1997. A lei, la Consulta Comunale Femminile dedica nel 1999 la giornata della donna. In seguito ad una malattia si spegne il 23 aprile 2006.

terra mia



Annina Rizza Scifo, Terra mia (Poesie), 8°, pp. 60, 10,00 acquista


copertinaAnnina Rizza Scifo

È sera

Libreria Editrice Urso, Avola 2007, pagg. 55, € 7,00

 

***

 

Mi incuriosisce il tramonto che domina la copertina.

Sono molto legato ai tramonti (ne ho visti tanti, taluni descritti anche in versi), assai meno alle albe (ne ho viste pochissime e soltanto di due ho scritto: una a Malta l’altra a Granada).

            La circostanza è legata molto al mio carattere, tendenzialmente votato al pessimismo sicché il crepuscolo, inevitabile per ciascuno, mi affascina più dell’alba, ché la prima ci appartenne, del secondo siamo in attesa.

            Mi chiedo quale mano ha dipinto quel tramonto, che sembra uscito dalla mente di un poeta e affidato ai pastelli di un giovane talento.

            E per soddisfare la mia curiosità apro il risvolto interno della copertina, dove si spiega che trattasi di Tramonto nel cammino di Santiago, foto di Ciccio Urso, 2005.

Ecco, penso, Ciccio, imprevedibile nelle sue estemporaneità, ha colpito ancora una volta. A modo suo.

È riuscito a fare parlare ancora una volta di lui anche se per poco. Un po’ come Alfred Hitchcock, che era solito durante ogni suo film fare una apparizione brevissima, un secondo o due. Una volta una ragazza in un biblioteca pubblica prese un libro che riproduceva in copertina il volto del grande regista, scosse la testa e rimise il volume al suo posto.

La foto, così com’è riportata, sembra un dipinto: non so, non sono un esperto, se perché di non perfetta realizzazione all’origine o perché così “manipolata” in sede di riproduzione sulla copertina del libro.

Fatto sta che la resa è ottima, almeno per uno come me che ama i tramonti e quello è un tramonto splendido, dove la terra è di un solo colore, quasi a voler indicare la uniforme mediocrità del vivere sul Pianeta, e all’orizzonte si scontra e anche si integra col rossore portato dal sole calante.

Debbo dire che penso la foto sia stata realizzata da Ciccio con mano tremante, frutto di impedimento dell’altra occupata dallo zaino e dalla stanchezza accumulata in ore e ore di giorni e giorni di cammino a piedi per raggiungere Santiago de Compostela, meta promessa del pellegrinaggio che con la moglie Liliana, con forte determinazione, hanno realizzato. Probabilmente il tremore ha reso questo effetto che a me ha dato a prima vista l’impressione del dipinto.

Sul pellegrinaggio a Santiago non azzardatevi ad aprire discorso con Ciccio, poiché vi inchioderà ai suoi ricordi verbali e fotografici, facendovi fare le ore piccole, per congedarvi con l’impegno di proseguire il dì seguente.

La narrazione quell’esperienza maturata merita uno scritto ad hoc.

 

***

 

            Il libro è una raccolta pubblicata postuma dal marito Vittorio Scifo, mio stimato e ammirato professore, scritta da Annina Rizza (Avola, 1926), venuta a mancare un anno fa.

            Nella quarta di copertina è racchiusa la sintesi della vita di Annina, da sempre impegnata in politica, quando la politica era solo idea e ideale, e ancora negli avolesi dai capelli bianchi è vivo il ricordo de “L’ora del popolo”, satira politica trasmessa attraverso gli altoparlanti nella piazza principale, dove Annina era “Donna Peppina”, un ruolo che le è rimasto impresso addosso perché vissuto, non come “recita”, ma come rappresentazione di vita reale di quell’epoca (si era alla fine degli anni Cinquanta del Novecento).

            “Bona e bon’è magari ventotto!”, sbottò nel corso di una telefonata con mia madre, entrambe preoccupate del ritardo dell’esito dell’esame che entrambi i figli stavano sostenendo all’Università nella facoltà di Medicina.

            Abituata ai trenta o trenta e lode, la Signora Annina, stremata dal mancato esito auspicava anche un “ventotto”, pur di farla finita.

            Donna d’altri tempi e d’altra tempra – e così il marito Vittorio – ha segnato un epoca, lasciando vivo il ricordo in chi l’ha conosciuta come insegnante, moglie, madre, soggetto di impegno politico e sociale. A sinistra, coerentemente, dalla nascita alla morte.

 

***

 

            È sera. È il titolo della raccolta di poesie – facente parte della felice collana editoriale “Araba Fenice”, giunta al 31° volume – di Annina Rizza Scifo. E già da quanto ho scritto all’inizio non può che essere, per me, come un canto di Sirena.

            Gli sciocchi, i superficiali, mai pensano alla morte, considerandolo un evento che riguarda solo gli altri.

            Da giovani un po’ tutti abbiamo avuto simili idee. Poi il tempo macina piano ma fino e lavorando di raspa e di lima elimina il superfluo e ci riporta all’essenziale.

             E ci fa rendere conto che tutto ha un inizio e una fine. Tutto. E l’essere umano è racchiuso in questo “tutto”, e ad esso non sfugge.

             E allora ciascuno di noi deve cominciare a prendere atto che prima o poi ha inizio il percorso del viale del tramonto, che conduce alla sera.

 

***

 

            Gabriella Tiralongo con una breve presentazione introduce ai versi di Annina.

            Piluccando qua e là mi accorgo che la raccolta merita una lettura seria, coordinata, completa.

            Ne “Le cose in penombra” c’è “soltanto una voce, la mia”.

            Il verso richiama quello del poeta cantautore Georges Moustaki “No, non sono mai solo con la mia solitudine”, con cui apre la canzone “Ma solitude”.

            In “Carezza” c’è una inversione della consuetudine. Stavolta è “Carezza di bimbo alla madre” a conferma che questo “è il gesto gentile dell’anima umana”, che qui promana dal bimbo, dalla dolcezza, dalla purezza assoluta.

            Una riflessione acuta troviamo in “triste ricordo” laddove “E venne ancora la morte” … “Ma … il tempo… ne serberà il ricordo”. Ricordare per riessere, in vita.

            Dopo sarà il tempo – e con esso gli affetti di quanti lo conobbero – a mantenere il ricordo. Anche se “Il ricordante e il ricordato hanno ambedue la memoria di un giorno” (Ronsand).

            “È sera”, la poesia che da il titolo anche alla raccolta è un alternare di campane e “l’ombra” del padre che viene che parla. E qui la mente mi porta all’inesauribile “Museo d’ombre”, di Gesualdo Bufalino, destinazione finale di tutti. In fondo aggiungo, già ombre noi stessi.

            In “Grido” …”c’è un grido disperato (dal mio abisso) ma il mondo è pietra”. Dura, immutabile, anonima, pietra: senz’anima, né cuore. Purtroppo.

            “Fermati caro” è un invito all’uomo che conobbe quando aveva appena undici anni e sarà il suo unico amore, unico compagno di vita. “Fermati. Parliamo e ascoltiamoci prima d’iniziare il nostro viaggio”. Io credo, conoscendo bene il marito, che rileggendo questa poesia,  non potrà fare a meno di rispondere con i versi di Eugenio Montale: “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale / e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino …”.

            Alla madre dedica un verso fulgurante “Mamma puoi dormire in pace la tua notte”. Una lunga, interminabile notte di quiete.

“Ombre sulla terra malata (Parvenze agitate sull’asfalto sporco di sangue dove i passi non hanno più echi) e le grida non hanno più voce”.

È “Terra malata” nella sua interezza qui riportata: interezza di versi brevi e penetranti, interezza di terra malata e martoriata da lungo tempo.

            C’è in Annina Rizza la tendenza alle poesie brevi ed esaustive di concetti acuti, di sensazioni profonde.

            “Il mio cuore è un nido vuoto”, cammina nei “miei aquiloni”.

            “Non sei morta”, dice a se stessa, “se ti accorgi che la prima rondine è tornata (…che il sole ha un nuovo tepore) se …riesci ancora a custodire un sogno”.

            Ma “A vent’anni …non sai che il mondo è una ruota che gira anche per te”.

 

***

 

            Il resto lo farà il lettore, gustando i versi sereni dell’autrice.

            Si è discusso molto sul perché e sul valore della poesia nel tempo. Montale stesso nel riceversi il premio Nobel a Stoccolma il 14 dicembre 1975, pronunciò il celebre discorso “È ancora possibile la poesia?”, nel quale, fra l’altro, disse: “Io sono qui per avere scritto poesia, un prodotto assolutamente inutile, quasi mai nocivo”.

            In una società in cui quasi tutto sta diventando nocivo, vuoi per la salute, vuoi per lo spirito, forse la poesia si ripropone come qualcosa di utile. Lo è senz’altro se riesce a stimolare emozioni e sensazioni dell’animo, vieppiù inaridito dell’uomo.

E Annina Rizza questo ha saputo fare.

Stella
Giovanni Stella

invito
rizza
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ora del popolo
Giuseppe Gaetano Alia
L'ora del popolo
pagine 96, € 11,00acquista
"L'Ora del Popolo" iniziò la sua propaganda politica in occasione delle prime elezioni amministrative del 10 marzo 1946, ripetendosi in occasione delle successive campagne elettorali. Socialisti, comunisti, repubblicani e Partito d'Azione vi parteciparono con una lista di sinistra sotto il simbolo della falce e martello. Principale ispiratore, il maestro Giuseppe Gaetano Alia, candidato al Consiglio Comunale. Le trasmissioni sostituivano brillantemente i comizi elettorali del tempo, anche per le prolusioni politiche sostenute con passione e con accanimento dal professore Sebastiano Rizza.
Giuseppe Denaro

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