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17 maggio 2008

parla di un libro...Voglio parlarvi di un libro...
A PALERMO IL 16 NOVEMBRE 2007 novità
la giuria della 29a edizione del Premio Internazionale di poesia "Sicilia 2007", sezione edita in volume. ha assegnato il secondo premio previsto al libro "I figli di Marte".

INCONTRO AL TEMPO
di Giusi Blanco

RulliniAngelo Rullini offre con i “Figli di Marte” alle generazioni future la possibilità di un viaggio affascinante incontro al tempo della storia e, soprattutto, del mito nel regno delle emozioni e della fantasia.
Cullati dalle onde del tempo si salpa dalla riva di una terra incantata e ci si immerge in un mare di ricordi, inseguendo tracce del passato alla scoperta della propria identità, alla scoperta del proprio essere, vivo e capace di emozionarsi.
Rullini ricerca continuamente il mare, il sole, i sapori, i profumi, i colori della sua Sicilia dove mare e cielo, cristallizzati dal mito, sono inconfondibilmente unici ed eterni. Questi elementi naturali, semplici, nudi ma universali portano lontano in un paesaggio mitico e trasmettono la verità, una verità fatta da eventi e segni del passato che danno senso all’esistenza.
Egli, dunque, ricerca il mito nella vita, il mito riflesso dalla natura perché chiave di lettura e di interpretazione della vita che si realizza nel tempo ma si vive nella dimensione mitica. Il mito rende capaci di sognare e comprendere ogni goccia del mare, ogni granello di sabbia che riportano alla mente pensieri e giorni andati.
Grande protagonista un tempo mitico, cristallizzato dove passato, presente e futuro coesistono, coincidono; scorporando i tre tempi non è possibile coniugare l’essere, realizzare e vivere un’esistenza significativa.
Nel suo viaggio a ritroso verso le origini osserva il lungo andare delle nubi all’infinito; vede ogni lontano passato rivivere grazie al sole; ascolta l’antico raccontato da pietre.
Il vento con il suo manto assapora, scorre e vivifica ogni cosa e sussurra al tempo, fra vicoli solitari, segreti comprensibili solo dai bambini perché capaci di sognare. Anche la luna, viaggiando sul mare, attraverso le notti del tempo, canta favole e miti e, nella magia della sera, conduce all’orizzonte dove perdersi per poi ritrovarsi come esseri con il cuore.
Egli si estranea in luoghi immensi e solitari, trasferisce la sua mente e il suo animo nel mare e nel deserto, regni del silenzio eterno, testimoni della storia e del mito: l’acqua protegge e racconta il passato, le tempeste di sabbia coprono e conservano il tempo.
E così fra nudi scogli e sassi, fra nude foglie e maglie di pescatori, tra vuoti di tristi tonnare scordate dal tempo Rullini ritrova se stesso e paragona la sua esistenza ad “una tela sgangherata, tarlata dal rammarico e dal rimpianto”.
Il linguaggio semplice è giocato sui suoni, i ritmi e le cadenze e ben si adatta ad una poesia delle origini, del mito, della quotidianità di un tempo intriso di odori e sapori, di colori e ricordi della sua infanzia e della sua terra.

Angelo Rullini, Ai figli di Marte (Collana di poesia ''Araba Fenice'' n. 22), 2006, 8°, pp. 56, Euro 8,00 acquistaAcquista

         Carmela Monteleone introduce alla lettura
del libro di poesie

Ai figli di Marte
di Angelo Rullini

Leggendo lo scrivere di Angelo Rullini, ci si accorge che l’autore è come se avesse fermato il tempo. Impresa ardua ma che per Angelo è stata possibile. Nello scorrere del tempo, protagonista principale di questa silloge di poesie, il tempo non è più tempo ma la gioia del vivere con genuinità e semplicità. È come se il poeta avesse creato una clessidra in cui passato, presente e futuro si fondono in quei granelli di sabbia che scorrono marcando “i tempi”.

La memoria lo riporta indietro con flashback limpidi di una infanzia vissuta nella Sicilia di cui non si è scordato di decantare nulla.

            “... case rupestri/ovili/erbacce trascurate/il mare che bagna/il sole che brucia/le luci di borgata/i raggi del sole/le strade polverose”.

            Il ricordo dell’infanzia vissuta con “vecchi sapori che vivono”, continua ad ondeggiare nella mente, ma soprattutto nell’animo di Angelo, in un presente dove il passato fanciullesco diventa la chiave del sorriso attuale. La nostalgia dell’infanzia lo induce a sognare ad occhi aperti. Il poeta ci dimostra così una certezza: “chi di noi non pagherebbe per rivivere l’infanzia lontana nel tempo”.

            Immergendomi nella sua anima, mi accorgo che nei suoi versi esistono varie componenti che sorgono spontanee. Il decantare la natura con un amore che ricorda San Francesco, l’esaltazione della lotta fra l’uomo e il mare che mi riporta in mente Charles Baudelaire, il fanciullino che vive in noi che mi indica la poetica del Pascoli.

           La sensibilità di Angelo salta fuori ancor di più, quando tramite la metafora, ci porge problematiche scottanti e sempre vive, purtroppo, giornalmente. Come non immortalare la poesia “Passeri impazziti” dove l’alba di bambini che vivono fra le guerriglie è fatta di “piccoli sguardi che si domandano perché di tutto questo?”. Rullini non dimentica così, di far sentire la voce di queste piccole creature che l’uomo dovrebbe difendere e invece nella sua follia rende vittime di assurde guerre.

Il mare di Belgrado diventa l’emblema di ciò che non dovrebbe esistere. In “Fughe”, Angelo ci mostra “volti atterriti fuggono dal pianeta della morte”. Quel pianeta è la Terra. La distruzione del luogo dove viviamo, lo riporta in altri tempi “rivoglio il mio sole che sa di mare”.

Così, Angelo Rullini, soprannominando la generazione futura, “Figli di Marte”, ci pone di fronte ad un amaro quesito facendoci riflettere profondamente e con amarezza, visto il mondo in cui viviamo: Cosa sarà dei nostri figli?  Il poeta evidenzia come l’uomo, nonostante gli sbagli passati, non abbia imparato la lezione del “giusto vivere”.

A cosa sono servite le ceneri del campo di concentramento di Auschwitz? “Cosa diranno i figli di Marte delle follie che sorvolano i cieli tenebrosi dove le primavere colorate restano sogni”. Il caos è sul pianeta Terra. La verità è come dice Angelo. L’unica cosa che rimane da fare è “raccontare loro dei Beatles” e del “rosso tramonto di Ortigia”.

Carmela Monteleone

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Angelo RULLINI nasce ad Avola ma vive e opera a Cassibile. Allievo di maestri scultori come Pippo Caruso e Giovanni Migliara, frequenta l'istituto d'arte di Siracusa. L'amore per la propria terra gli ispira componimenti in dialetto aventi come tema la cultura popolare, e tra questi una "Storia di Santi". Si dedica rullinianche alla poesia in lingua e ne fa una raccolta in "Sensazioni di vita e di mito". La sua arte vuole essere riflesso di pensiero che è presente, passato e futuro attraverso l'idea dei mito che nasce e si libera nella universalità delle cose e dell'esistenza. Nella sua poesia, prima che contenuti, necessitano suoni di parole, cadenze e ritmi, come nella pittura prevalgono gli accostamenti di colore e senso estetico che riportano alla storicità di ogni manifestazione.
Nel passato ha collaborato a qualche giornale locale, interessandosi di storia, costumi e tradizioni della provincia di Siracusa, ma anche della Sicilia in genere. Da diversi anni riscuote consensi partecipando a diverse rassegne pittoriche e a concorsi di poesia. Di recente si è classificato al 3° posto al Premio Letterario "Il Convivio 2002" tenutosi a Giardini Naxos, con la silloge "Ai figli di Marte".

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