Carmela
Monteleone introduce alla lettura
del libro di poesie
Ai figli di Marte di
Angelo Rullini
Leggendo lo scrivere di Angelo
Rullini, ci si accorge che l’autore è come se
avesse fermato il tempo. Impresa ardua ma che per Angelo è
stata possibile. Nello scorrere del tempo, protagonista principale
di questa silloge di poesie, il tempo non è più
tempo ma la gioia del vivere con genuinità e semplicità.
È come se il poeta avesse creato una clessidra in cui
passato, presente e futuro si fondono in quei granelli di
sabbia che scorrono marcando “i tempi”.
La memoria lo riporta indietro con flashback limpidi di una
infanzia vissuta nella Sicilia di cui non si è scordato
di decantare nulla.
“... case rupestri/ovili/erbacce trascurate/il
mare che bagna/il sole che brucia/le luci di borgata/i raggi
del sole/le strade polverose”.
Il ricordo dell’infanzia vissuta con “vecchi
sapori che vivono”, continua ad ondeggiare nella mente,
ma soprattutto nell’animo di Angelo, in un presente
dove il passato fanciullesco diventa la chiave del sorriso
attuale. La nostalgia dell’infanzia lo induce a sognare
ad occhi aperti. Il poeta ci dimostra così una certezza:
“chi di noi non pagherebbe per rivivere l’infanzia
lontana nel tempo”.
Immergendomi nella sua anima, mi accorgo che nei suoi
versi esistono varie componenti che sorgono spontanee. Il
decantare la natura con un amore che ricorda San Francesco,
l’esaltazione della lotta fra l’uomo e il mare
che mi riporta in mente Charles Baudelaire, il fanciullino
che vive in noi che mi indica la poetica del Pascoli.
La
sensibilità di Angelo salta fuori ancor di più,
quando tramite la metafora, ci porge problematiche scottanti
e sempre vive, purtroppo, giornalmente. Come non immortalare
la poesia “Passeri impazziti” dove l’alba
di bambini che vivono fra le guerriglie è fatta di
“piccoli sguardi che si domandano perché di tutto
questo?”. Rullini non dimentica così, di far
sentire la voce di queste piccole creature che l’uomo
dovrebbe difendere e invece nella sua follia rende vittime
di assurde guerre.
Il mare di Belgrado diventa l’emblema di ciò che
non dovrebbe esistere. In “Fughe”, Angelo ci mostra
“volti atterriti fuggono dal pianeta della morte”.
Quel pianeta è la Terra. La distruzione del luogo dove
viviamo, lo riporta in altri tempi “rivoglio il mio sole
che sa di mare”.
Così, Angelo Rullini, soprannominando
la generazione futura, “Figli di Marte”, ci pone
di fronte ad un amaro quesito facendoci riflettere profondamente
e con amarezza, visto il mondo in cui viviamo: Cosa sarà
dei nostri figli? Il poeta evidenzia come l’uomo,
nonostante gli sbagli passati, non abbia imparato la lezione
del “giusto vivere”.
A cosa sono servite le ceneri del campo di concentramento
di Auschwitz? “Cosa diranno i figli di Marte delle follie
che sorvolano i cieli tenebrosi dove le primavere colorate
restano sogni”. Il caos è sul pianeta Terra.
La verità è come dice Angelo. L’unica
cosa che rimane da fare è “raccontare loro dei
Beatles” e del “rosso tramonto di Ortigia”.
Carmela Monteleone

Acquista
Angelo
RULLINI nasce ad Avola ma vive e opera a Cassibile. Allievo
di maestri scultori come Pippo Caruso e Giovanni Migliara,
frequenta l'istituto d'arte di Siracusa. L'amore per la propria
terra gli ispira componimenti in dialetto aventi come tema
la cultura popolare, e tra questi una "Storia di Santi".
Si dedica
anche
alla poesia in lingua e ne fa una raccolta in "Sensazioni
di vita e di mito". La sua arte vuole essere riflesso
di pensiero che è presente, passato e futuro attraverso
l'idea dei mito che nasce e si libera nella universalità
delle cose e dell'esistenza. Nella sua poesia, prima che contenuti,
necessitano suoni di parole, cadenze e ritmi, come nella pittura
prevalgono gli accostamenti di colore e senso estetico che
riportano alla storicità di ogni manifestazione.
Nel passato ha collaborato a qualche giornale locale, interessandosi
di storia, costumi e tradizioni della provincia di Siracusa,
ma anche della Sicilia in genere. Da diversi anni riscuote
consensi partecipando a diverse rassegne pittoriche e a concorsi
di poesia. Di recente si è classificato al 3° posto
al Premio Letterario "Il Convivio 2002" tenutosi
a Giardini Naxos, con la silloge "Ai figli di Marte".