Benvenuti sul sito della Libreria Editrice Urso, dal 1975 un angolo di cultura ad Avola. Novità del mese Offerte del mese Acquista per informazioni CARMELA MONTELEONE

 


17 maggio 2008
PER CARMELA MONTELEONE

Il giorno che andrò via… lasciate che il mio corpo venga sepolto fra le rose della mia campagna. Il giorno che andrò via… lasciate che gli steli delle mie rose siano fatte di penne stilografiche. Il giorno che andrò via… lasciate che le farfalle volino attorno alla mia tomba, che gli uccellini mi salutino con i loro armoniosi canti, che le cicale mi facciano compagnia nelle lunghe notti estive. Cantate poesie e danzate versi … LIBERI… poiché quel giorno … andrò via… … silenziosamente…(...)I dottori mi hanno detto mille cose… anche come morirò… ma hanno aggiunto che non esiste nessuna cura al mondo per questa malattia. Affermano che la mia morte avverrà da giovane e non da vecchia. Qui sono così… ti dicono tutto in faccia… anche ciò che non vorresti sentire. La cura che mi hanno dato? È tutta sperimentale… come la vita… Ritorno a casa… ho un mare di pillole da prendere e per ricordarle tutte devo creare uno specchietto con nomi e orari. Ma a cosa serviranno tutte queste medicine se nel mezzo non esiste quella per guarire? Guarire da cosa? Dalla malattia che sta logorando i miei reni o da quella che sta uccidendo la mia anima… il mio sorriso… l’arcobaleno della mia vita? Guarire… salvare cosa? Che fine hanno fatto le mie sensazioni? Riesco a sentirle solo quando sono di fronte ad una persona che mi offre la sua dolcezza. Da sola non sorrido… poi incrocio i suoi occhi… il suo sguardo… e come per magia dimentico persino di essere malata… quel sorriso è la chiave di tutto. Il mio essere è di una semplicità spaventosa… mi basta “quel” sorriso per sentirmi viva… dimenticare le mie croci e respirare una vita normale.

CARMELA MONTELEONE
a pag. 41 di Schegge… di un copione ingabbiato (Libreria Editrice Urso, Collana ''Araba Fenice" n. 21), Avola agosto 2005



LUNEDI’ 21 maggio 2007 cartaTRA UN LIBRO E L’ALTRO ANCHE CARMELA SE N'È ANDATA A TRENTANOVE ANNI... Ho conosciuto Carmela Monteleone. Ho parlato con lei tante volte. Sono riuscito pure a fotografarla in libreria… Era lei che mi parlava delle sue difficoltà, mentre io le parlavo in un modo assurdo della sua “assurda” situazione esistenziale (modo che lei accettava, curiosamente). Riuscivamo assieme a trovare il comico, pur in quelle situazioni estreme e, curiosamente, riusciva anche a riderci sopra come pochi a questo mondo sanno fare. Le ho pubblicato un libro, che è il diario terribile della sua malattia. Con lei ho parlato quasi sempre di questo e di libri. Una volta mi telefonò e mi disse di inventare qualcosa per sollevare sua madre gravemente ammalata; mi chiese di parlarle di un libro qualsiasi, di un libro che potesse distrarla dalla malattia. Anche se sono stato sempre restio a promuovere libri per telefono, feci la telefonata e parlai con la madre dell’ultima pubblicazione di uno dei miei autori. La madre s’impegnò a ritirare presto quel libro e la lasciai alquanto sollevata per un po’ dai problemi contingenti di salute, problemi che poi la portarono alla morte. Ricordo quella donna come una persona speciale, attenta a tutte le pubblicazioni di scrittori avolesi; posso dire che trasmise a Carmela lo stesso amore per i libri… Così tra un libro e l’altro, tra un libro suo e tanti altri libri, anche non suoi, ha forse trascorso meglio la sua breve esistenza. Carmela viveva sola, molto più sola di quanti già vivono la solitudine, anche stando in compagnia di altri. Carmela aveva come punti di riferimento soltanto il sito internet avolesi.it (oltre al mio, naturalmente), Roberto, Leonardo, Antonello, Valeria e i suoi nipotini (a cui regalava di tanto in tanto dei libri) e forse, anche me e Liliana. Partecipava alle presentazioni di nuovi testi (la più toccante di tutti fu per lei quella dell’opera di Lucia, a Noto… Venne con la mia macchina e parlammo di quell'altra esperienza al limite). Attraverso il superamento di parecchie difficoltà aveva partecipato anche a qualche serata di “Avola in laboratorio”. Carmela ci telefonava spesso dopo il superamento di ogni sua crisi e, recentemente, credo giovedì sera, ci chiamò e rispose al telefono Liliana; io non ho dovuto dire, come al solito, che era colpa della primavera, del cambiamento di stagione se anche io, come lei, non avevo energie… Questa volta, invece, non ha avuto il modo di telefonarci… Né telefonerà... Liliana è andata a trovarla con Paoletta proprio ieri, domenica. Mi dice ancora di provare come tutti una grande difficoltà ad accettare che Carmela non ci sia più.

Francesco Urso

BIOGRAFIA LETTERARIA DI CARMELA
Il Giugno 1995 porta fortuna a Carmela MONTELEONE, che dopo anni di scrivere celato agli occhi delle gente, decide di partecipare al concorso nazionale di Poesia "G. Villaroel", aggiudicandosi il 5° Premio ex-aequo. Automaticamente diventa Accademico dell’Accademia Costantiniana di Lettere, Arti e Scienze di Palermo che aveva bandito il premio. In quello stesso anno si succedono a catena vari riconoscimenti. Il Premio Letterario Internazionale "Omaggio a Pirandello" (1° posto) e i Premi: "Leaders, i protagonisti del 1995", il Super Prestige "Seleuropa", il Super Premio "Passaporto". Ma la delusione arriva quando vince la Prima fase del Premio Eco della Critica "Poesia Donna" e si vede costretta a rinunciare alla seconda fase per motivi economici. Nel 1996 entra a far parte del Centro Studi "Mario G. Restivo" di Palermo. L’inventiva la porta a contibuire alla realizzazione della "1° Mostra del Segnalibro" tenutasi ad Avola e nata come conseguenza del concorso, a cui lei stessa partecipa, "Un racconto per un segnalibro". L’idea di tutto ciò fu delle case editrici avolesi "Urso" e "Gepas". Nel Giugno 1996 le vengono assegnati i Premi "Lev Tolstoj" (3°posto), il prestigioso Premio Internazionale di La Spezia "5 Terre". Sempre nello stesso anno le vengono assegnati i Premi: "Agenda Poetica 1997", "Don Carlo Prandi", "Trinacria". L’Assessore alla Cultura e alla P.I. che operava ad Avola nel 1996, dato i suoi alti meriti, la inserisce nella Commissione Giudicatrice del Premio di Poesia in memoria di "Rita Atria". Nel Gennaio 1997 inizia la collaborazione con le riviste letterarie "Logos" e "Il Tecnologo" alternando il suo scrivere fra poesie e racconti. Un regalo importante le viene nello stesso anno con il Premio Speciale della Giuria "Il Golfo". Seguono il Premio Nazionale di Narrativa "Gesualdo Bufalino" (1° posto), il Premio "Surrentinum" (4° Posto), il Premio "Le stelle 1997". Nel Gennaio 1998 si inserisce nelle associazioni "Archeoclub" e "Fidapa". Sarà proprio quest’ultima organizzazione che si impegnerà per la presentazione pubblica del suo primo libro di poesie "Le Urla del tuo mare" (Nicola Calabria Editore). Con il permesso dell’Editore, decide di donare una parte dei suoi libri all’Associazione Telefono Arcobaleno di Avola presieduta e fondata da Don Fortunato Di Noto. Il ricavato andrà all’Ass. per la lotta contro la pedofilia. Sono dello stesso anno i Premi "G. Bufalino" (2° posto) e la "Coppa d’Oro del Successo". Nel Gennaio 1999 inizia la collaborazione con il periodico d’informazione "CIA informa" del Comune di Avola e col bollettino itinerante "Carletto". Fa il bis anche con il Premio "Surrentinum" e vince anche i Premi "Poesia in lingua straniera", "Enciclopedia dei Poeti Siciliani" e "Agenda Poetica 2000". Il 2000 le regala il premio "San Teodoro" e il tris con il "Surrentinum". In agosto 2005 pubblica al n. 21 della collana ''Araba Fenice" con la Libreria Editrice Urso Schegge… di un copione ingabbiato. Stranamente, sente dentro di sé che partecipare ai concorsi le dà una soddisfazione personale, ma è come un meccanismo automatico che si è ingranato involontariamente e per gioco. Comprende che esprimere se stessa in poesie, racconti o fiabe non deve trasformarsi in qualcosa di "automatico" ma in una gemma preziosa con cui esprimere l’animo senza aspettarsi riconoscimenti. Così continua il suo scrivere solo per se stessa e al di fuori dei premi. Chissà, forse un giorno…

Prematura scomparsa di Carmela Monteleone
Il mondo della cultura è a lutto per la prematura scomparsa della scrittrice Carmela Monteleone, che ieri mattina, all’età di 39 anni, si è spenta in una corsia dell’ospedale di Siracusa. Da tempo era in dialisi ed attendeva il trapianto, ma ieri ha smesso di lottare arrendendosi alle complicazioni di una malattia che nell’ultimo periodo l’avevano vista disertare il blob a cui collaborava. Di origine siculo-calabrese, la giovane scrittrice, che aveva ottenuto numerosi premi letterari, aveva al suo attivo diverse pubblicazioni “Schegge di un copione ingabbiato”, “La donna della Bettola ed altri racconti” (diploma di benemerenza dell’Accademia Ruggero II di Sicilia), “Le urla del tuo mare”, “La fiaba dell’uomo con gli occhi nel cuore”. Il suo esordio letterario risale al 1995 quando i suoi versi si aggiudicano il V posto ex aequo del concorso nazionale di poesia “G.Villaroel”. Automaticamente diventa membro dell’Accademia Costantiniana di Lettere, Arti e Scienze di Palermo.

Gabriella Tiralongo
(In LA SICILIA del 22 maggio 2007)

Anche Carmela è andata.
Dove?
Dove ci ha preceduto.
Dove sono tutti coloro che abbiamo conosciuto, amato, con cui abbiamo intessuto vita e che se ne sono andati come lei.
Non ho mai visto Carmela.
L'ho conosciuta tramite il tuo sito.
Però conosciuta veramente.
Perché le poesie, gli scritti autobiografici, le riflessioni su testi che si sono letti e che hanno suscitato impressioni, i racconti scritti per riportare fatti veri o immaginati nella propria mente, sono tutti pezzi di anima materializzata e spesso purificata dalle meschinità che la vita quotidiana le imprime.
Carmela mancherà a chi l'ha amata, agli amici, a chi l'ha conosciuta "dal vero", ma anche a chi l'ha conosciuta "virtualmente" tramite il tuo sito.
Mancherà molto la sua voce disperata eppure coraggiosa, rassegnata eppure indomita, lirica eppure disincantata, sofferente eppure dignitosa, docile eppure altera.
Voce che ricordava la fortuna immensa di chi ha forza e salute da poter offrire a sé e agli altri nella cabala arcana che è l'esistenza umana.
E la consapevolezza di questa mancanza mi causa sentita partecipazione al dispiacere tuo e di Liliana.
Gli altri ci camminano accanto fino a quando non giunge il momento di salutarci per sempre.
E questo capita anche senza morire fisicamente.
Un abbraccio a te e Liliana.

Sonia

Mi associo alla grave perdita che ci ha colpito tutti. CIAO CARMELA... ti ricorderò sempre con quel tuo sorriso agli angoli della bocca.
Con il dolore nel cuore

Antonio Caldarella

Caro Ciccio,
leggo ora il Tuo ricordo di Carmela Monteleone.
E mi sento come stordito, frastornato.
È vero che la vita è inclemente, che è capricciosa, che è imprevedibile, che spesse volte – troppe volte – è cattiva. La vita? La sorte, piuttosto direi.
La vita è una linea che si muove a seconda delle ragioni della sorte, unica padrona di ciascuno di noi e di Carmela che è stata falcidiata, senza logica, senza colpa, senza un motivo che possa essere condiviso dalla mente.
Una fine annunciata da Lei stessa, che viveva in costante attesa …, eppure trascorreva il tempo, che inesorabile scorre, nella cura e nell’affetto delle cose più care e belle: i suoi libri, i tanti libri, gli amici. Primo fra tutti tu, Ciccio Urso, che hai saputo come non mai renderLe un omaggio scritto che è una pennellata al cuore di ciascuno. Grazie a nome di tutti noi.
Giovanni Stella

Cari Ciccio e Liliana, immagino e partecipo al vostro dolore per la scomparsa di Carmela.
Sicuramente aveva trovato in voi qualcosa di speciale, così come voi in Lei.Vi resti il ricordo dei bei momenti vissuti da Lei con Voi.
Salvatore Coppola

Qualche parola ancora, prima che tu ci abbandoni definitivamente alle nostre meschine vite…
Dopo la drammatica e tragica esperienza per averti vista e toccata, per l’ultima volta, sabato sera, mi rimarrà nella mente l’amarezza di quei momenti; eri là con una tuta ginnica di colore grigio, con le braccia e il collo marchiati, sul volto la sofferenza, una sofferenza greve, contrassegnata da una lotta interiore che non potevi vincere e forse anche da una velata coscienza che ormai…
E la solitudine, ancora più amara perché segnata dalla disperazione e dall’impotenza.
Domenica mattina, alle ore 10,30, la tua voce, che chiamava per l’ultima volta il mio nome, era un sussurro ormai lontano, e la mia consapevole meschinità ti invitava a stare serena.
Poi il nulla.
Se mi chiedessero cosa sarei disposto a fare per ricordarti, risponderei senza esitazione: niente, rileggerei i tuoi libri. E’ l’unico modo per ricordarti, per riportarti in vita.
Il mio saluto migliore ad un’amica passata velocemente.
Avola, 23 maggio 2006

Leonardo Miucci

  • Ciao Ciccio,
    non conoscevo Carmela, ma leggendo intuisco che doveva essere una persona speciale, così come tutti coloro che sono accanto a Te e Liliana. Conosco la tua sensibilità, la sensibilità che cerchi sempre di mascherare, fatalizzando gli eventi che ti circondano. So che non è così.
    Tonino Masini (Noto)
  • Avevo conosciuto Carmela in libreria e lì la incontravo a volte. Qualche volta era anche presente alle serate in pizzeria, ma raramente. Si chiacchierava in libreria. I primi tempi non sapevo che la morte stesse giocando una partita così cinica con lei, che si divertisse ora a farle credere che la stesse dimenticando per un po’, ora a ricordarle che era sua preda già designata. E non mi spiegavo la tristezza profonda e non rassegnata che avvertivo nelle sue parole e sul suo volto. Ne chiesi a Ciccio, e seppi dalle sue addolorate parole, e in seguito dalla lettura delle liriche di Carmela stessa.
    Da allora, incontrandola, evitavo di guardarla negli occhi e cercavo di pesare ogni parola che pronunciavo: temevo potesse intuire la tristezza che mi comunicava, e le motivazioni, e magari risentirsene. Mi sentii, perciò, come indifeso, scoperto quel giorno in cui, quasi a bruciapelo, parlò d’un tratto in modo crudo del suo problema, dichiarando apertamente la sua certezza del poco che le rimaneva, e intanto mi guardava dritto negli occhi.
    Pensai in quel momento all’ Uomo dal fiore in bocca di Pirandello, e maledissi le contingenze che mi ponevano di fronte a chi, una ragazza, stava vivendo il dramma, ma autentico questo, dell’uomo di quel dialogo che molto mi aveva addolorato le tante volte che lo avevo letto nella mia vita.
    E l’amara sorte di viverlo ora toccava a questa ragazza che non sarà mai più tra noi. Non avertene, Carmela, se ti ho sempre associata alla tristezza.

    Benito Marziano
  • Carissimi amici, mi è dispiaciuto tanto sentire della dipartita della giovane poetessa Carmela Monteleone, un vero peccato così giovane e così brava.
    Che Iddio la faccia godere in paradiso.
    Condoglianze sincere alla famiglia e a tutti gli amici.

    Giovanna Li Volti Guzzardi dall'Australia
  • Carissimi Liliana e Francesco, penso tante volte a voi in questi giorni, dopo la perdita dell'amica amata, Carmela.
    Ans Rademakers (Olanda)
  • ...Ringrazio l'esistenza del grande dono che ci ha fatto attraverso le melodie delle parole e del sentire di Carmela... e grazie a te Ciccio, mediatore di bellezza... con affetto
    Vera Parisi (Avola)
  • ...semplicemente GRAZIE!
    Maria Concetta Barone (Avola)
  • Non la conoscevo e conseguentemente non ho mai letto i suoi libri. L'unico modo, adesso, per conoscerla sono le sue opere ed il ricordo speciale degli amici.
    Carmela sarà sempre con noi.

    Virginia (Catania)
    • Una poetessa ci ha lasciati, è stata un po' con noi, ha fatto parte della nostra comunità, abbiamo percorso un pezzo di strada assieme, poi, di colpo, il suo cammino si è diretto altrove, è andata a cercare, forse, altri poeti.
      Per questo pensiamo che lei stia sempre in mezzo ai poeti. La poesia che segue è dedicata alla poetessa Carmela Monteleone


      Tra poeti

      L’ultimo indizio conosciuto
      muore ogni giorno che avanza.
      Sul duro legno del sofà
      un Dio dell’assurdo sta seduto:
      ha ginocchia piegate sul petto
      e un buco a forma di cuore in testa.

      Scivola come acqua sul tetto
      la gatta a stelle e strisce
      sperando di farla franca. Come?
      Ingannando ogni giorno l’umore
      del tipo che lancia coltelli
      e non sbaglia mai un colpo.

      Dio mio non Cassandra!
      Ha gli occhi tristi la baccante invasata:
      strappa fogli da un giornale
      e non chiede mai il conto

      se l’oste le ordina d’accendere
      mille favole bevute
      intorno a un cerchio magico
      bagnato dal dolore e dalla luce.

      Nino Muccio
      Avola, 22-05-'07

  • “Schegge …di un copione ingabbiato”
    Quando un libro nasce non ti chiedi mai il perché, sai solo che le sensazioni diventano come delle gocce imbevute d’inchiostro che vanno a finire sui fogli bianchi creando poesie, racconti o fiabe.
    “Schegge…di un copione ingabbiato” è nato veramente come figlio di schegge che saltavano fuori man mano, nei vari ricoveri ospedalieri. Schegge che feriscono l’anima, che ti portano a urlare al mondo intero il tuo dolore.
    All’inizio era solo uno sfogo personale che esternavo durante le ore notturne. Gli infermieri, col permesso dei medici, mi concedevano di utilizzare la scrivania della loro infermeria durante le ore silenziose della notte.
    Così, sul mio comodino ospedaliero, in mezzo ai fumetti di Diabolik e Topolino, nascondevo quei fogli imbeveduti della mia anima. E mentre il mio Nefrologo, il Dr. Randone, si chiedesse come facevo a leggere Topolino e Diabolik contemporaneamente cioè sacro e profano, lì, in quelle pagine nascondevo il mio io più profondo. Ma tutto finì con quei fogli messi da parte, accantonati, dimenticati fra quei fumetti.
    Il 3 dicembre 2004 entro in dialisi peritoneale. Rimango in ospedale per circa 16 giorni. Quando esco e torno al mio posto di lavoro, trovo un ambiente freddo nei miei confronti. Per loro non sono più la ragazza di prima. Ora che sono in dialisi molte cose per motivi di salute e d’igiene mi sono vietate. Così alcuni miei colleghi mi pongono in una condizione in cui io, detto da loro stessi, divento: “un peso, un unità in meno di cui disfarsi, una persona inutile”. Sentirmi dire quelle parole in faccia mi uccide. Arrivai al punto di vergognarmi di me stessa, di nascondere tutto ciò anche ai medici. Eppure non avevo nulla di cui vergognarmi. Mi confidavo soltanto con il mio amico Roberto. Un giorno, stanca di piangere e subire, dissi a Roberto di utilizzare il suo mestiere di giornalista per compiere una denuncia sociale.
    La bomba scoppiò ed io, coraggiosa e con una parte d’incoscienza, il giorno che uscì l’articolo come affermò il mio amico Emanuele, ebbi “il coraggio di andare nella tana del lupo”. Iniziarono le loro reazioni. Sull’istante furono di rabbia ma dopo alcuni giorni trovai alcuni di loro che avevano meditato su “tutto l’evento”…dalla mia malattia alle loro parole.
    Fu allora che decisi di raccogliere i miei fogli di diario ospedaliero, riunirli e crearne un libro. Loro mi avevano fatto capire che il comportamento che avevano assunto nei miei confronti, non era figlio di un ignoranza medica, ma di una reazione di cui tutti loro erano “esterni”.
    Loro non comprendevano il mio mondo, né si sforzavano di farlo perché non era il loro mondo. Il problema era mio non di loro. Questo fu lo sbaglio che li portò a comportarsi in modo razzistico verso di me.
    Così sistemai quei fogli, li ordinai, li feci diventare un libro perché avevo capito che io, dovevo essere la prima a fare capire cosa si prova e come vive da dializzati. Dovevo essere io, per prima a fermare il tempo di chi non è malato e a farli riflettere sulla fortuna che si ritrovano ad avere una vita sana.
    Perché era solo fermando il loro tempo, fatto di corse frenetiche in cui la società ti costringe a vivere, che sarei riuscita ad aprire i loro occhi evitando di porli di fronte allo stesso sbaglio che avevano fatto con me per volgerlo verso altri malati cronaci.
    Così, “Schegge…di un copione ingabbiato” è un libro per meditare, capire, riflettere, conoscere, confrontarsi con un mondo triste e silenzioso in cui la frenesia del mondo tecnologico, pone il problema nell’ombra.
    Nella mia vita giornalera ho svolto, silenziosamente un censimento.
    In una scala da 1 a 20 la conoscenza della dialisi e delle problematiche circostanti è così suddivisa:
    5 conoscono il mondo della dialisi e le problematiche corcenenti tale universo, ma sono medici, infermieri, poche persone con un alto grado d’umanità.
    3 non ne hanno mai sentito parlare e disconoscono persino la parola dialisi.
    2 ne hanno sentito parlare ma non hanno mai approfondito la problematica perché non fa parte del loro mondo.
    7 non vogliono neanche sapere cosa sia come se loro fossero immuni ad ogni malattia. Loro si sentono immortali e la cosa non li turba minimamente.
    3 fanno finta di essere interessati al tuo problema ma se hai bisogno ti voltano le spalle e diventano sordi.
    Nel contempo ci sono giovani in dialisi che combattono per la vita e magari alla fine muoiono in silenzio. Qualcuno stupidamente dirà: “Tanto era in dialisi, tanto era malata”. Io le chiamo “morti silenziose” perché avvengono senza frastuoni, eppure coinvolgono essere umani che hanno sofferto maledettamente. Ma tutto passa inosservato eccetto per i medici, gli infermieri, i parenti e gli amici.
    Ora vi chiedo: “non c’è da riflettere approfonditamente su tutto ciò?”. A voi il pensiero. A voi la riflessione.

    Avola, 27 Settembre 2005
    Carmela Monteleone

    ScheggeCarmela Monteleone, Schegge… di un copione ingabbiato, (Libreria Editrice Urso, Collana Araba Fenice n. 21), Avola agosto 2005, pagine 64, Euro 8,50 acquistaAcquista

    Nel teatro della mia mesta vita
    non riesco a gestire il dramma
    che popola l’immenso tendone.
    Ignara del prossimo ruolo da svolgere
    mi muovo lentamente e intimorita
    che la strada intrapresa
    sia solo piena d’assurde bestialità
    o addirittura inutile.
    Schivo i colpi meschini del nemico
    come meglio sa fare il mio essere
    e traccio un linguaggio restìo
    forse l’archetipo di un archivio
    impolverato, sperduto, rinnegato
    che nessuno mai toccherà.
    Il tendone è pieno di polvere.
    Quanti attori come me popolano la vita?
    Carmela Monteleone

    CiccioCarmela MonteleoneLa nuova via dell’editoria siciliana passa per Avola. Ciccio Urso, gentiluomo avolese-netino e libraio dell'esagono mi ha presentato Carmela Monteleone quasi per caso, durante una mia fugace apparizione in piazza. "Scrive, sai?”, mi aveva detto durante l'uggia di un lontano mese d'inverno, evidentemente compiaciuto di questa sua indiscutibile funzione di "talent-scout" letterario. Poi una sera mi telefona Carmela, chiedendomi scusa per il disturbo: “Potrei farle leggere qualcosa?”. Da quel momento è nata una vera e propria collaborazione letteraria, ma si potrebbe meglio dire un approfondimento delle tematiche della sofferenza, del patire di ogni giorno.
    Carmela Monteleone sposa il suo disagio di vivere e lo porge garbatamente all’attenzione degli "altri", per fornire una chiave di lettura che faccia luce sulla esistenza di ciascuno di noi. A una prima analisi potrebbe apparire un pensiero pessimista, privo di luce. Ma bisogna scavare. È un po' come imbattersi in quei "Lied" di Mahler che di primo acchito non coinvolgono l'ascoltatore, per poi rendersi conto che la luminosità che sprigionano è fruibile, vera, scevra da additivi emozionali.
    La scrittrice definisce la vita come "un immenso tendone", quasi fosse un circo dove ciascuno recita il proprio ruolo, bestia o domatore che esso sia. Dietro il nylon della tenda, la paura di vivere, materica, che si scontra con un'anima ferita, ma sempre disponibile a riprendere il volo.
    Sottofondo a tutte le liriche, c'è il "basso continuo" di una composizione orchestrale incisiva, la mancanza dei propri cari. L'umana carenza di affetti stride col percorso quotidiano, pur dissolvendosi nei gioiosi momenti vissuti con i propri nipoti e la particolare predilezione per il proprio fratello, sempre prodigo di aiuto.
    Poi l'invito al silenzio, per rompere un frastuono fatto di "parole inutili".
    L'autrice dispone abilmente le tessere del mosaico della vita, malgrado la “passione" offertale dai suoi dolori sia forte. C'è un progetto di fondo, razionale, inequivocabile, che la spinge ad appellarsi a un mondo, illusorio sì, ma nel quale deve pur esserci qualcuno pronto a bloccare la caduta libera di chi soffre. Le pagine sono intrise di sincero realismo: "Esco da casa/ e indosso la maschera/ che regala a chi m'incontra/ il volto del sorriso. Rincaso/ e appendo la maschera a un chiodo/ Mi specchio/ C'è il mio vero volto/pallido/cupo/fragile".
    Carmela fornisce l'unica chiave di lettura gestibile in un'esistenza sempre più complessa da decifrare: accettarsi. Accettare se stessi perché non è stato ancora inventato, anche se una società spietata e avida di materia indurrebbe a pensare il contrario, "un microchip a forma di cuore che si possa programmare a proprio piacimento", come se si cambiasse un canale per sfuggire alla pesantezza della quotidianità.
    La scrittrice-poetessa esterna dubbi, consegna frammenti da conservare nell'intimo della propria anima, spinge alla autoanalisi attraverso la forza di ogni parola. E riesce a farlo anche quando il tracciato autobiografico s'inerpica lungo la mulattiera di quelle storie comuni incontrate in un ospedale, in compagnia del proprio male, sperando che la vita non possa e non debba essere "una partita persa fin dall'inizio".
    Roberto Rubino

    la donna...

    Carmela Monteleone
    La donna della Bettola...
    e altri racconti notturni

    2004, pagine 56
    Euro 8,00
    acquistaAcquista

    P O E S I A
    A R T E  
       

    CURRICULUM LETTERARIO DI CARMELA MONTELEONEbanner Urso

    Il Giugno 1995 porta fortuna a Carmela MONTELEONE, che dopo anni di scrivere celato agli occhi delle gente, decide di partecipare al concorso nazionale di Poesia "G. Villaroel", aggiudicandosi il 5° Premio ex-aequo. Automaticamente diventa Accademico dell’Accademia Costantiniana di Lettere, Arti e Scienze di Palermo che aveva bandito il premio.

    In quello stesso anno si succedono a catena vari riconoscimenti. Il Premio Letterario Internazionale "Omaggio a Pirandello" (1° posto) e i Premi: "Leaders, i protagonisti del 1995", il Super Prestige "Seleuropa", il Super Premio "Passaporto".

    Ma la delusione arriva quando vince la Prima fase del Premio Eco della Critica "Poesia Donna" e si vede costretta a rinunciare alla seconda fase per motivi economici.

    Nel 1996 entra a far parte del Centro Studi "Mario G. Restivo" di Palermo.

    L’inventiva la porta a contibuire alla realizzazione della "1° Mostra del Segnalibro" tenutasi ad Avola e nata come conseguenza del concorso, a cui lei stessa partecipa, "Un racconto per un segnalibro". L’idea di tutto ciò fu delle case editrici avolesi "Urso" e "Gepas".

    Nel Giugno 1996 le vengono assegnati i Premi "Lev Tolstoj" (3°posto), il prestigioso Premio Internazionale di La Spezia "5 Terre". Sempre nello stesso anno le vengono assegnati i Premi: "Agenda Poetica 1997", "Don Carlo Prandi", "Trinacria".

    L’Assessore alla Cultura e alla P.I. che operava ad Avola nel 1996, dato i suoi alti meriti, la inserisce nella Commissione Giudicatrice del Premio di Poesia in memoria di "Rita Atria".

    Nel Gennaio 1997 inizia la collaborazione con le riviste letterarie "Logos" e "Il Tecnologo" alternando il suo scrivere fra poesie e racconti.

    Un regalo importante le viene nello stesso anno con il Premio Speciale della Giuria "Il Golfo".

    Seguono il Premio Nazionale di Narrativa "Gesualdo Bufalino" (1° posto), il Premio "Surrentinum" (4° Posto), il Premio "Le stelle 1997".

    Nel Gennaio 1998 si inserisce nelle associazioni "Archeoclub" e "Fidapa". Sarà proprio quest’ultima organizzazione che si impegnerà per la presentazione pubblica del suo primo libro di poesie "Le Urla del tuo mare" (Nicola Calabria Editore).

    Con il permesso dell’Editore, decide di donare una parte dei suoi libri all’Associazione Telefono Arcobaleno di Avola presieduta e fondata da Don Fortunato Di Noto. Il ricavato andrà all’Ass. per la lotta contro la pedofilia.

    Sono dello stesso anno i Premi "G. Bufalino" (2° posto) e la "Coppa d’Oro del Successo".

    Nel Gennaio 1999 inizia la collaborazione con il periodico d’informazione "CIA informa" del Comune di Avola e col bollettino itinerante "Carletto". Fa il bis anche con il Premio "Surrentinum" e vince anche i Premi "Poesia in lingua straniera", "Enciclopedia dei Poeti Siciliani" e "Agenda Poetica 2000".

    Il 2000 le regala il premio "San Teodoro" e il tris con il "Surrentinum".

    Stranamente, sente dentro di sé che partecipare ai concorsi le dà una soddisfazione personale, ma è come un meccanismo automatico che si è ingranato involontariamente e per gioco. Comprende che esprimere se stessa in poesie, racconti o fiabe non deve trasformarsi in qualcosa di "automatico" ma in una gemma preziosa con cui esprimere l’animo senza aspettarsi riconoscimenti. Così continua il suo scrivere solo per se stessa e al di fuori dei premi.

    Chissà, forse un giorno…


    QUESTA ASSURDA GUERRA
    di Carmela Monteleone
    Avrei voluto narrarvi una storia fatta di dolci colori e musiche ma questa assurda guerra mi costringe a tacere. Come potrei parlare della vita quando i bambini vengono uccisi, mutilati, resi orfani per colpa di uno stupido gioco che i grandi hanno inventato. Così vi parlerò di come loro sono; hanno le smorfie al posto dei sorrisi e gli incubi al posto dei sogni. Se chiedi della vita ti parlano della morte, se desideri vedere un sorriso scoprirai solo un pianto. Hanno sostituito i giocattoli con i fucili e i loro disegni parlano di case distrutte e di genitori uccisi. La guerra ha rapito la loro infanzia ma i grandi tutto questo non lo hanno ancora capito…ecco perché non ho saputo scrivere una storia colma di gioia…scusatemi…ma la vita…

    ( Racconto presentato da Carmela Monteleone alla 1ª Edizione del Concorso letterario “Un racconto per un segnalibro”. nel 1996)


    14 OTTOBRE 2001
    Un segnalibro per la pace
    trova pronto l'editore Urso
    L'opera di due artisti locali

    Un dipinto dal titolo " Esodo" realizzato dal pittore Maurizio Santoro e un racconto dal titolo " Questa assurda guerra" scritto da Carmela Monteleone. Sono le due facce di un segnalibro che due giovani artisti avolesi hanno ideato e creato per mandare un messaggio di pace in un momento di venti di guerra iniziati con l'azione terroristica alle Torri Gemelle di New York, ripresi con l'attacco americano in Afghanistan contro i Talebani fondamentalisti islamici. Entrambi gli artisti avolesi, utilizzando i propri talenti, hanno voluto lanciare un messaggio di pace con un piccolo oggetto, il segnalibro, utilizzato perlopiù dagli studenti. Questo messaggio di pace sta ora girando per la città, grazie anche alla Libreria Editrice Urso di Avola che ne ha voluto sostenere le spese poichè il titolare Francesco Urso ha ritenuto che sia il racconto che il dipinto, mediativi per il periodo in cui viviamo. "Osservare tutte le stragi che stanno accadendo nel mondo e muoversi, anche con piccole azioni significative è un nostro dovere", dicono gli autori di " un segnalibro per la pace", Carmela Monteleone e Maurizio Santoro.

    Antonio Dell'Albani

    P O E S I E di C A R M E L A
     
       
    CORSO GARIBALDI 41

    50 anni ancora
    giusto il tempo
    per risistemare pazientemente
    le idee… i pensieri… le emozioni…
    di quei giorni trascorsi serenamente.
    50 anni ancora
    giusto il tempo
    per crescere e imparare a capire
    il significato dei giorni andati.
    50 anni ancora
    giusto il tempo
    per prendere in mano la penna
    e iniziare a scrivere
    di quella libreria dove costantemente,
    si riunivano a qualunque ora del giorno
    tutti coloro che avevano appreso un segreto:
    imparare a gustare meglio la vita…
    assaporandola dalle parole di ogni libro.
    50 anni ancora
    giusto il tempo per capire…
    …se fra quelle persone vi sia…
    un Prevert, un Rimbaud, un Verlain,
    uno Shelley, uno Joyce, una Saffo, un Neruda,
    un Lorca, un Hikmet, un Elitis, un Ibsen…
    50 anni ancora
    giusto il tempo per invecchiare
    …io…
    …loro…
    e se il destino vorrà
    sederci a un tavolino in un bar
    come solevano fare i poeti francesi
    e iniziare a scrivere,
    tutti insieme
    ripercorrendo quei giorni,
    la storia andata
    ma mai perduta…
    …di quella libreria…
    …del suo filosofo…
    …di noi…
    50 anni ancora
    giusto il tempo
    per prepararci a raccontare
    a chi ancora dovrà aprire gli occhi…
    …a questo mondo…
    il segreto per saperlo gustare
    50 anni ancora
    giusto il tempo
    di sperare che menti migliori di noi
    ci sostituiscano portando avanti
    tutto ciò che è stato creato…
    …all’infinito…

    "Mestizia"

    Un’attimo?

    No,

    un tempo

    indefinito

    finito

    completo

    prolungato

    dove la gioia

    si perde nel nulla.

    Sorridere?

    Perché,

    se la mestizia

    è più grande

    del

    "tutto".

    "STELLE"

    Danzate

    ciò che è vero.

    Formate un cerchio

    circondando la verità.

    Illuminate

    solo il giusto

    e lasciate che le nubi

    offuschino le menzogne.

    Lasciate libera

    di danzare solo la

    "verità".

    "NUBI"

    Quante nubi

    nel cielo

    scure

    fitte

    pronte a scaricare

    acqua.

    Quante nubi

    fra me e te

    scure

    fitte

    pronte a scaricare

    menzogne.

    "LUNA"

    Se solo tu

    o luna

    potessi

    parlare

    esprimerti

    raccontare

    gridare

    "la verità".

    Tu

    o luna

    aiutami.

    Tu

    o luna

    unica testimone

    di questa misfatta.

     

    "FIDUCIA"

    Perché mi son fidata di lui?

    Forse sembrava affidabile il suo volto.

    Forse le sue parole erano oneste.

    Perché?

    Se adesso non fa altro che umiliarmi.

    Perché?

    Dovrei quindi pensare che è stata

    TUTTA

    una recita

    un falso.

    Perché?

    Gli ho dato fiducia

    e lui ha ricambiato con una beffa.

    Perché?

    Forse un giorno lontano capirò.

    Forse ho già compreso.

    Ma sono imbavagliata.

    Tacere

    sembra eternamente

    la mia sorte.

    Tacere

    e lasciare che lui

    gridi le menzogne.

    PERCHE’???

    "TEMPO"

    Lascia che la mente

    ondeggi nel vago

    definirsi del tempo

    e il tempo

    non sarà più tempo

    ma sana gioia di vivere.

    "MADRE"

    Madre

    il tuo dolore mi rattrista.

    Madre

    vorrei che il tuo sorriso tornasse a vivere.

    Madre

    vorrei che il tuo triste destino

    non oscurasse la bellezza del tuo cuore.

    Lo so,

    adesso stai male fisicamente

    e questo

    lo odi.

    Ma come ribbellarsi a ciò che è scritto?

    Io per prima lo farei.

    Ma come?

    Vorrei cancellare tutto ciò

    come una bimba

    che alla fine della sua interrogazione

    spazza via ogni parola dalla lavagna.

    Vorrei……

    ….ma non mi è stato concesso questo potere.

    Madre mia

    il mio dolore è grande come il tuo.

    Fingo di sorridere

    mentre il mio cuore piange.

    Non mi rimane altro da fare

    che abbracciare il tuo dolore.

    Ti voglio bene

    "madre mia".

    “ GOCCE “
    Le ricordo ancora quelle gocce
    che scendevano lentamente
    dentro il tuo corpo,
    gocce di sangue
    gocce di piastrine
    gocce di medicine….
    flebo che sarebbero dovute servire
    a fare il miracolo.
    Tu che ansimavi in quel letto sudato
    tu che esternavi il tuo dolore
    tu che speravi nella vita
    tu che avevi le labbra baciate dalla morte
    …..Tu….
    e solamente tu che mi hai cresciuta
    accudita
    quando io stavo male.
    Adesso,
    per quel poco che sapevo fare
    ero io ad accudire te.
    Avrei voluto fare mille cose
    pur di non vederti con i denti stretti
    mentre ti divincolavi nel dolore.
    Avrei voluto che quelle gocce
    fossero un miracolo….
    avrei voluto per averti
    sempre accanto a me.

    "MIO PADRE……."

    Mio padre era un poeta.

    Lo so per certo

    da come osservava la vita

    con gli occhi di un bambino

    che riesce a gustare ogni cosa.

    Mio padre era un poeta.

    Lo so per certo

    da come osservava il mare

    senza staccare lo sguardo da esso

    e immergendosi con il pensiero

    nella profondità degli abissi marini.

    Mio padre era un poeta.

    Lo so per certo

    da come accarezzava le rose

    con la stessa delicatezza

    che usava per regalare

    le carezze ai suoi figli.

    Mio padre era un poeta

    anche se non ha mai preso in mano una penna

    per scrivere poesie o racconti.

    Eppure mio padre era un poeta.

    Lo so per certo

    da come amava i tramonti, le stelle, la luna

    e da come apprezzava ogni parte del creato.

    Mio padre aveva un’animo poetico

    ed io ho deciso che oggi scriverò

    con la sua voce unita alla mia,

    parlando di tutto ciò che lui amava

    odorare, vivere, ascoltare….

    ….far entrare nel suo essere.

    Mio padre era un poeta

    semplice…onesto…

    che nella sua vita

    ha amato una sola persona:

    mia madre.

    Mio padre aveva capito che il cuore nella vita

    lo si deve offrire solo una volta.

     

    Lui

    lo ha fatto con mia madre

    la donna che gli ha regalato

    i giorni più belli della sua esistenza.

    Mio padre

    scriveva le sue poesie solo con la mente

    mentre amava la sua unica donna

    e accarezzava i suoi figli.

    Mio padre

    era

    un

    Poeta..

    lo

    so

    per

    certo.

    “HO PREGATO “
    Mentre ero lì accanto a te,
    ho pregato quella croce che avevo al collo.
    Lo stretta nel mio pugno
    ed ho pregato
    sperando nel miracolo.
    Lo desideravo il miracolo
    mentre tu ansimavi nel dolore….
    io ponevo fra le tue mani
    una piccola immagine di Padre Pio,
    ho pregato pure lui,
    ho pregato tanto.
    Adesso che queste preghiere
    non sono servite….
    mi chiedo chi sono io
    perché accadesse un miracolo nella mi vita?
    In fondo appartengo al peggio
    alla feccia umana
    al niente.
    Perché Dio avrebbe dovuto
    regalarmi questo miracolo?
    Così
    te ne sei andata madre
    senza neanche dirmi una parola….
    Silenziosamente
    mentre tuo figlio piangeva come un bimbo
    di appena tre anni
    e io invece mi ero ammutolita per la rabbia.


    “Se non vi è nulla da fare
    perché le cose sono di
    per se stesse insolubili o le soluzioni
    non dipendono da noi,
    e arrivata l’ora di
    fare tacere la mente, chinare il capo,
    affidare le cose impossibili
    nelle mani di Dio Padre
    e abbandonarsi” Ignazio Larranaga
    ( queste sono le ultime parole che i tuoi occhi hanno letto
    e che tu sapientamente mi hai lasciato per me)
    Sto male la tua morte mi ha uccisa.
    Forse la vedo già la mia fine.
    Una bara come tante
    dopo una breve malattia.
    La meraviglia della gente
    ma di più la mia.
    Una sensazione mi assale
    mi attanaglia
    mi pervade
    ….nell’essere…..
    Una sensazione che la mia fine
    non sarà molto lontana.
    Ciò che ho visto in te
    accadra in me.
    La nostra “fine comune”.
    Con la tua morte
    io,
    ho visto già la mia morte.

    “INFINITAMENTE MADRE”
    Il sudore freddo
    di un tepore ormai lontano
    che la morte lentamente
    trascinava via dal tuo essere.
    Ma essere cosa?
    La madre che voleva la mano del figlio,
    la madre che voleva la mano della figlia,
    la nonna che cercava la nipotina,
    la madre che voleva le nostre carezze.
    Tu,
    che sei sempre stata restia
    a dare e ricevere carezze
    adesso ne hai volute tante
    Troppe
    Infinite…..
    mentre la morte ti trasportava
    Ti rapiva
    Ti prosciugava
    ……da ogni sentimento……
    …..tranne quello di essere….
    …..“madre”….
    …….”infinitamente madre”…..
    fino all’ultimo respiro.

    “ VIAGGIO “
    Non volevo iniziare questo viaggio, ma la vita me lo ha presentato senza che io lo richiedessi,senza che io lo prenotassi in qualche agenzia turistica.
    E’ arrivato con un treno sbagliato e con nei scomparti delle valigie pesanti….
    Piene di ricordi e vuote di speranze.
    Io non c’è l’ho le chiavi per aprire e disfare le valigia.
    L’unica a possedere quelle chiavi….è la morte.
    Lei un giorno prenderà me e lo farà con o senza il mio permesso.
    Mi chiedo perché i viaggi arrivano sempre nel momento sbagliato e con traiettorie indesiderate.
    Com’è stato per Daniele il cui treno sbagliato è arrivato nei suoi freschi 18 anni appena compiuti e scaraventandolo dal vagone con un freddezza unica che arrivò alla morte. Quel treno che portava Daniele l’ho sempre odiato.
    Anche un altro mio amico non è stato evitato da questo viaggio.
    Lui è come me. Sta lì ancora sopra il treno nell’attesa di essere gettato dal primo finestrino.
    Io mi aggrappo dove posso.
    Con le mani mi stringo al sorriso dei miei nipotini, al cuore dolce di Valeria, alla filosofia orientale di mio fratello, all’amore di un ragazzo che forse non ha capito che finirò e come finirò.
    Di tanto in tanto intravedo qualche valigia già aperta e con dentro ricordi d’infanzia.
    I volti di mio padre e di mia madre che sorridono,
    Un cane bianco che passeggia con mio fratello
    Io che guardo tutto con gioia infinita.
    Il treno è ancora lì. Il percorso è tortuoso.
    Mi chiedo a cosa serva sopravvivere……sperare.
    Adesso non so più cosa mi rimane. Vorrei solo qualcuno che capisse il mio dolore. E’ difficile trovare ciò. E’ impossibile. Vorrei soltanto qualcuno che mi accudisse come una bambina….qualcuno che viaggiasse insieme a me…che asciugasse le mie lacrime nascoste…che con pazienza mi riportasse a sentire il profumo dei fiori e l’odore della salsedine marina. Un tempo avevo un’amico con cui andavo a vedere le stelle seduta sulla spiaggia. Ero un buon amico che mi aiutava ad avere cura di me. La sera andavamo a guardare “le nostre stelle”……ma solo le nostre stelle…..così io respiravo….sentivo gli odori della vita….sognavo….speravo……
    Quell’amico non c’è più accanto a me….per uno strano gioco del destino.
    Di lui mi rimangono solo dei bei ricordi insuppati di sale marino e circondati dalle nostre stelle.
    Adesso, che la mia vita è così pesante, vorrei i suoi abbracci…le sue carezze.
    Ma tutto si perde nel nulla…
    “ A DANIELE”
    Lascerò alla mia mente e al mio cuore
    il ricordo dei tuoi 18 anni appena compiuti.
    Lascerò alla mia mente e al mio cuore
    il ricordo dei tuoi semplici gesti quotidiani
    fatti di sorrisi che donavi come caramelle.
    Lascerò ogni tuo ricordo dentro di me:
    lo scrollarti le spalle come tua abitudine,
    il nascondermi le forbici e il nastro adesivo,
    lo smontarmi i bagni della scuola,
    il rimontarli come se non fossi stato tu.
    Lascerò ai miei occhi le tue giornaliere scene di vita:
    l’arrivare con la vespetta, il preparare gli scherzi,
    l’agitazione per la materia che non avevi studiato,
    i pomerigi alle lavagne luminose o
    Quelli in cui smontavi il coperchio della stampante
    per i tuoi ingrandimenti da ricalcare.
    Ma più di ogni altra cosa lascerò dentro di me
    il ricordo del tuo preoccuparti per la mia malattia.
    Tu,
    giovane amico mio,
    con un’incredibile disinvoltura eri riuscito
    a farmi dimenticare la mia sfracellante malattia
    e mi avevi anche regalato il coraggio di accettarla
    Sfidarla
    Guardarla negli occhi
    senza paura…senza confondermi…senza mai piangere….
    Ma la vita ti ha portato via….
    in un solo istante……in un Sabato notte di un giorno qualunque…
    mentre l’automobile camminava e tu ridevi con i tuoi amici.
    Sei balzato fuori in un volo indefinito
    ritrovandoti fra l’asfalto in fin di vita
    e li hai iniziato a contare il tempo
    ad attendere un’anima pia che ti ridasse la vita
    che ti asciugasse del tuo sangue
    che ricomponesse il tuo corpo in parte sfracellato
    Mi hai pensato…….
    lo so per certo perché in quella notte
    ti ho sognato con un volto cupo e avvolto di lacrime.
    Mi hai pensato anche nell’ultimo istante della tua vita
    così come hai pensato a Ciccio e a Peppe.
    Hai pensato una marea di cose in quegli istanti di vita
    Lo so perché ti conosco.
    Avrei voluto che quel Lunedì a scuola non fosse mai arrivato
    Adesso di te,
    a parte i ricordi più belli,
    rimangono i giornali che parlano di te,
    Un annuncio funebre,
    La bara che esce da quella Chiesa,
    I tuoi amici che gridano il tuo nome.
    Sai Daniele,
    posso perdonarti tutti gli scherzi che mi combinavi
    ma questo no….la tua uscita di scena all’improvviso……
    laciandomi sola….lasciandoci soli…..questa sara difficile da accettare
    ancor più della mia malattia.
    Avrei voluto che la vita togliesse di mezzo me…….
    ……..inutile e malato rottame…….
    che te…..giovane angelo dal cuore grande e umile….
    …….sano e senza nessuna malattia…..
    IO SONO DESTINATA
    TU NON LO ERI.
    Così mi accorgo che tutto diventa una beffa
    in cui le uniche vittime di un destino già scritto siamo noi
    essere umani che viviamo nei sogni e sogniamo ad occhi aperti
    e aspettiamo di vedere realizzati i sogni che sogniamo….
    Ma la vita capovolge tutto
    fino a fare avverare solo ciò che è scritto.
    Adesso
    Caro Daniele,
    non mangio più come prima e vomito giornalmente.
    Dentro di me non accetterò mai la tua morte prematura.
    Così le mie analisi sono di nuovo peggiorate.
    Ma nessuno sa il perché.
    Ho incorniciato una tua foto
    ponendola nella mia stanza.
    Sei lì,
    che sorridi a questa stramba vita insieme a Lorena.
    Sai Daniele
    chi mi conosce e leggerà questa poesia,
    dirà che ho scritto semplicemente quacosa d’infantile e sentimentale
    nulla di particolare………
    Ma sono solo menzogne……
    perché tu amico mio “sei molto particolare”
    lo sei sempre stato
    e lo sarai in ogni ricordo che c’è in noi.
    ………..MI DISPIACE AMICO MIO……..
    ………..MI DISPIACE PER QUESTA ASSURDA BEFFA…….
    ………..MI DISPIACE PER QUESTA ASSURDA MORTE…..
    L’unico mio dubbio è solo uno:
    “mi chiedo se quella provocazione aveva lo stesso valore
    della tua vita,
    del tuo sorriso,
    delle tue gioie.
    …….e penso che se non ci fosse stata……
    ……..tu saresti ancora qui fra di noi…….
    ………a ridere….
    ………a scherzare….
    ………a beffare questa assurda vita………
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