PER CARMELA MONTELEONE
Il giorno che andrò via…
lasciate che il mio corpo
venga sepolto fra le rose
della mia campagna.
Il giorno che andrò via…
lasciate che gli steli delle mie rose
siano fatte di penne stilografiche.
Il giorno che andrò via…
lasciate che le farfalle
volino attorno alla mia tomba,
che gli uccellini mi salutino
con i loro armoniosi canti,
che le cicale mi facciano compagnia
nelle lunghe notti estive.
Cantate poesie
e danzate versi
… LIBERI…
poiché quel giorno
… andrò via…
… silenziosamente…(...)I dottori mi hanno detto mille cose… anche come morirò… ma hanno aggiunto che non esiste nessuna cura al mondo per questa malattia. Affermano che la mia morte avverrà da giovane e non da vecchia. Qui sono così… ti dicono tutto in faccia… anche ciò che non vorresti sentire.
La cura che mi hanno dato? È tutta sperimentale… come la vita…
Ritorno a casa… ho un mare di pillole da prendere e per ricordarle tutte devo creare uno specchietto con nomi e orari.
Ma a cosa serviranno tutte queste medicine se nel mezzo non esiste quella per guarire?
Guarire da cosa? Dalla malattia che sta logorando i miei reni o da quella che sta uccidendo la mia anima… il mio sorriso… l’arcobaleno della mia vita? Guarire… salvare cosa? Che fine hanno fatto le mie sensazioni? Riesco a sentirle solo quando sono di fronte ad una persona che mi offre la sua dolcezza.
Da sola non sorrido… poi incrocio i suoi occhi… il suo sguardo… e come per magia dimentico persino di essere malata… quel sorriso è la chiave di tutto.
Il mio essere è di una semplicità spaventosa… mi basta “quel” sorriso per sentirmi viva… dimenticare le mie croci e respirare una vita normale.
CARMELA MONTELEONE
a pag. 41 di Schegge… di un copione ingabbiato (Libreria Editrice Urso, Collana ''Araba Fenice" n. 21), Avola agosto 2005
LUNEDI’ 21 maggio 2007 TRA UN LIBRO E L’ALTRO ANCHE CARMELA SE N'È ANDATA
A TRENTANOVE ANNI... Ho conosciuto Carmela Monteleone. Ho parlato con lei tante volte. Sono riuscito pure a fotografarla in libreria…
Era lei che mi parlava delle sue difficoltà, mentre io le parlavo in un modo assurdo della sua “assurda” situazione esistenziale (modo che lei accettava, curiosamente).
Riuscivamo assieme a trovare il comico, pur in quelle situazioni estreme e, curiosamente, riusciva anche a riderci sopra come pochi a questo mondo sanno fare.
Le ho pubblicato un libro, che è il diario terribile della sua malattia. Con lei ho parlato quasi sempre di questo e di libri.
Una volta mi telefonò e mi disse di inventare qualcosa per sollevare sua madre gravemente ammalata; mi chiese di parlarle di un libro qualsiasi, di un libro che potesse distrarla dalla malattia. Anche se sono stato sempre restio a promuovere libri per telefono, feci la telefonata e parlai con la madre dell’ultima pubblicazione di uno dei miei autori. La madre s’impegnò a ritirare presto quel libro e la lasciai alquanto sollevata per un po’ dai problemi contingenti di salute, problemi che poi la portarono alla morte. Ricordo quella donna come una persona speciale, attenta a tutte le pubblicazioni di scrittori avolesi; posso dire che trasmise a Carmela lo stesso amore per i libri…
Così tra un libro e l’altro, tra un libro suo e tanti altri libri, anche non suoi, ha forse trascorso meglio la sua breve esistenza.
Carmela viveva sola, molto più sola di quanti già vivono la solitudine, anche stando in compagnia di altri.
Carmela aveva come punti di riferimento soltanto il sito internet avolesi.it (oltre al mio, naturalmente), Roberto, Leonardo, Antonello, Valeria e i suoi nipotini (a cui regalava di tanto in tanto dei libri) e forse, anche me e Liliana.
Partecipava alle presentazioni di nuovi testi (la più toccante di tutti fu per lei quella dell’opera di Lucia, a Noto… Venne con la mia macchina e parlammo di quell'altra esperienza al limite).
Attraverso il superamento di parecchie difficoltà aveva partecipato anche a qualche serata di “Avola in laboratorio”.
Carmela ci telefonava spesso dopo il superamento di ogni sua crisi e, recentemente, credo giovedì sera, ci chiamò e rispose al telefono Liliana; io non ho dovuto dire, come al solito, che era colpa della primavera, del cambiamento di stagione se anche io, come lei, non avevo energie…
Questa volta, invece, non ha avuto il modo di telefonarci… Né telefonerà...
Liliana è andata a trovarla con Paoletta proprio ieri, domenica.
Mi dice ancora di provare come tutti una grande difficoltà ad accettare che Carmela non ci sia più.
Francesco Urso
BIOGRAFIA LETTERARIA DI CARMELA
Il Giugno 1995 porta fortuna a Carmela MONTELEONE, che dopo anni di scrivere celato agli occhi delle gente, decide di partecipare al concorso nazionale di Poesia "G. Villaroel", aggiudicandosi il 5° Premio ex-aequo. Automaticamente diventa Accademico dell’Accademia Costantiniana di Lettere, Arti e Scienze di Palermo che aveva bandito il premio.
In quello stesso anno si succedono a catena vari riconoscimenti. Il Premio Letterario Internazionale "Omaggio a Pirandello" (1° posto) e i Premi: "Leaders, i protagonisti del 1995", il Super Prestige "Seleuropa", il Super Premio "Passaporto".
Ma la delusione arriva quando vince la Prima fase del Premio Eco della Critica "Poesia Donna" e si vede costretta a rinunciare alla seconda fase per motivi economici.
Nel 1996 entra a far parte del Centro Studi "Mario G. Restivo" di Palermo.
L’inventiva la porta a contibuire alla realizzazione della "1° Mostra del Segnalibro" tenutasi ad Avola e nata come conseguenza del concorso, a cui lei stessa partecipa, "Un racconto per un segnalibro". L’idea di tutto ciò fu delle case editrici avolesi "Urso" e "Gepas".
Nel Giugno 1996 le vengono assegnati i Premi "Lev Tolstoj" (3°posto), il prestigioso Premio Internazionale di La Spezia "5 Terre". Sempre nello stesso anno le vengono assegnati i Premi: "Agenda Poetica 1997", "Don Carlo Prandi", "Trinacria".
L’Assessore alla Cultura e alla P.I. che operava ad Avola nel 1996, dato i suoi alti meriti, la inserisce nella Commissione Giudicatrice del Premio di Poesia in memoria di "Rita Atria".
Nel Gennaio 1997 inizia la collaborazione con le riviste letterarie "Logos" e "Il Tecnologo" alternando il suo scrivere fra poesie e racconti.
Un regalo importante le viene nello stesso anno con il Premio Speciale della Giuria "Il Golfo".
Seguono il Premio Nazionale di Narrativa "Gesualdo Bufalino" (1° posto), il Premio "Surrentinum" (4° Posto), il Premio "Le stelle 1997".
Nel Gennaio 1998 si inserisce nelle associazioni "Archeoclub" e "Fidapa". Sarà proprio quest’ultima organizzazione che si impegnerà per la presentazione pubblica del suo primo libro di poesie "Le Urla del tuo mare" (Nicola Calabria Editore).
Con il permesso dell’Editore, decide di donare una parte dei suoi libri all’Associazione Telefono Arcobaleno di Avola presieduta e fondata da Don Fortunato Di Noto. Il ricavato andrà all’Ass. per la lotta contro la pedofilia.
Sono dello stesso anno i Premi "G. Bufalino" (2° posto) e la "Coppa d’Oro del Successo".
Nel Gennaio 1999 inizia la collaborazione con il periodico d’informazione "CIA informa" del Comune di Avola e col bollettino itinerante "Carletto". Fa il bis anche con il Premio "Surrentinum" e vince anche i Premi "Poesia in lingua straniera", "Enciclopedia dei Poeti Siciliani" e "Agenda Poetica 2000".
Il 2000 le regala il premio "San Teodoro" e il tris con il "Surrentinum".
In agosto 2005 pubblica al n. 21 della collana ''Araba Fenice" con la Libreria Editrice Urso Schegge… di un copione ingabbiato. Stranamente, sente dentro di sé che partecipare ai concorsi le dà una soddisfazione personale, ma è come un meccanismo automatico che si è ingranato involontariamente e per gioco. Comprende che esprimere se stessa in poesie, racconti o fiabe non deve trasformarsi in qualcosa di "automatico" ma in una gemma preziosa con cui esprimere l’animo senza aspettarsi riconoscimenti. Così continua il suo scrivere solo per se stessa e al di fuori dei premi.
Chissà, forse un giorno…
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Prematura scomparsa di Carmela Monteleone
Il mondo della cultura è a lutto per la prematura scomparsa della scrittrice Carmela Monteleone, che ieri mattina, all’età di 39 anni, si è spenta in una corsia dell’ospedale di Siracusa. Da tempo era in dialisi ed attendeva il trapianto, ma ieri ha smesso di lottare arrendendosi alle complicazioni di una malattia che nell’ultimo periodo l’avevano vista disertare il blob a cui collaborava. Di origine siculo-calabrese, la giovane scrittrice, che aveva ottenuto numerosi premi letterari, aveva al suo attivo diverse pubblicazioni “Schegge di un copione ingabbiato”, “La donna della Bettola ed altri racconti” (diploma di benemerenza dell’Accademia Ruggero II di Sicilia), “Le urla del tuo mare”, “La fiaba dell’uomo con gli occhi nel cuore”. Il suo esordio letterario risale al 1995 quando i suoi versi si aggiudicano il V posto ex aequo del concorso nazionale di poesia “G.Villaroel”. Automaticamente diventa membro dell’Accademia Costantiniana di Lettere, Arti e Scienze di Palermo.
Gabriella Tiralongo
(In LA SICILIA del 22 maggio 2007)
Anche Carmela è andata. Dove? Dove ci ha preceduto. Dove sono tutti coloro che abbiamo conosciuto, amato, con cui abbiamo intessuto vita e che se ne sono andati come lei. Non ho mai visto Carmela. L'ho conosciuta tramite il tuo sito. Però conosciuta veramente. Perché le poesie, gli scritti autobiografici, le riflessioni su testi che si sono letti e che hanno suscitato impressioni, i racconti scritti per riportare fatti veri o immaginati nella propria mente, sono tutti pezzi di anima materializzata e spesso purificata dalle meschinità che la vita quotidiana le imprime. Carmela mancherà a chi l'ha amata, agli amici, a chi l'ha conosciuta "dal vero", ma anche a chi l'ha conosciuta "virtualmente" tramite il tuo sito. Mancherà molto la sua voce disperata eppure coraggiosa, rassegnata eppure indomita, lirica eppure disincantata, sofferente eppure dignitosa, docile eppure altera. Voce che ricordava la fortuna immensa di chi ha forza e salute da poter offrire a sé e agli altri nella cabala arcana che è l'esistenza umana. E la consapevolezza di questa mancanza mi causa sentita partecipazione al dispiacere tuo e di Liliana. Gli altri ci camminano accanto fino a quando non giunge il momento di salutarci per sempre. E questo capita anche senza morire fisicamente. Un abbraccio a te e Liliana.
Sonia Mi associo alla grave perdita che ci ha colpito tutti.
CIAO CARMELA... ti ricorderò sempre con quel tuo sorriso agli angoli della bocca. Con il dolore nel cuore
Antonio Caldarella
Caro Ciccio, leggo ora il Tuo ricordo di Carmela Monteleone. E mi sento come stordito, frastornato. È vero che la vita è inclemente, che è capricciosa,
che è imprevedibile, che spesse volte – troppe volte – è cattiva. La vita? La sorte, piuttosto direi. La vita è una linea che si muove a seconda delle ragioni della sorte,
unica padrona di ciascuno di noi e di Carmela che è stata falcidiata, senza logica, senza colpa, senza un motivo che possa essere condiviso dalla mente. Una fine annunciata da Lei stessa, che viveva in costante attesa …, eppure trascorreva il tempo, che inesorabile scorre, nella cura e nell’affetto delle cose più care e belle: i suoi libri, i tanti libri, gli amici. Primo fra tutti tu, Ciccio Urso, che hai saputo come non mai renderLe un omaggio scritto che è una pennellata al cuore di ciascuno. Grazie a nome di tutti noi. Giovanni Stella
Cari Ciccio e Liliana, immagino e partecipo al vostro dolore per la scomparsa di Carmela. Sicuramente aveva trovato in voi qualcosa di speciale, così come voi in Lei.Vi resti il ricordo dei bei momenti vissuti da Lei con Voi.Salvatore Coppola
Qualche parola ancora, prima che tu ci abbandoni definitivamente alle nostre meschine vite… Dopo la drammatica e tragica esperienza per averti vista e toccata, per l’ultima volta, sabato sera, mi rimarrà nella mente l’amarezza di quei momenti; eri là con una tuta ginnica di colore grigio, con le braccia e il collo marchiati, sul volto la sofferenza, una sofferenza greve, contrassegnata da una
lotta interiore che non potevi vincere e forse anche da una velata coscienza che ormai… E la solitudine, ancora più amara perché segnata dalla disperazione e dall’impotenza. Domenica mattina, alle ore 10,30, la tua voce, che chiamava per l’ultima volta il mio nome, era un sussurro ormai lontano, e la mia consapevole meschinità ti invitava a stare serena.
Poi il nulla. Se mi chiedessero cosa sarei disposto a fare per ricordarti, risponderei senza esitazione: niente, rileggerei i tuoi libri. E’ l’unico modo per ricordarti, per riportarti in vita.
Il mio saluto migliore ad un’amica passata velocemente.
Avola, 23 maggio 2006
Leonardo Miucci Ciao Ciccio, non conoscevo Carmela, ma leggendo intuisco che doveva essere una persona speciale, così come tutti coloro che sono accanto a Te e Liliana.
Conosco la tua sensibilità, la sensibilità che cerchi sempre di mascherare, fatalizzando gli eventi che ti circondano. So che non è così. Tonino
Masini (Noto)
Avevo conosciuto Carmela in libreria e lì la incontravo a volte. Qualche volta era anche presente alle serate in pizzeria, ma raramente. Si chiacchierava in libreria. I primi tempi non sapevo che la morte stesse giocando una partita così cinica con lei, che si divertisse ora a farle credere che la stesse dimenticando per un po’, ora a ricordarle che era sua preda già designata.
E non mi spiegavo la tristezza profonda e non rassegnata che avvertivo nelle sue parole e sul suo volto. Ne chiesi a Ciccio, e seppi dalle sue addolorate parole, e in seguito dalla lettura delle liriche di Carmela stessa. Da allora, incontrandola, evitavo di guardarla negli occhi e cercavo di pesare ogni parola che pronunciavo: temevo potesse intuire la tristezza che mi comunicava, e le motivazioni, e magari risentirsene.
Mi sentii, perciò, come indifeso, scoperto quel giorno in cui, quasi a bruciapelo, parlò d’un tratto in modo crudo del suo problema, dichiarando apertamente la sua certezza del poco che le rimaneva, e intanto mi guardava dritto negli occhi.
Pensai in quel momento all’ Uomo dal fiore in bocca di Pirandello, e maledissi le contingenze che mi ponevano di fronte a chi, una ragazza, stava vivendo il dramma, ma autentico questo, dell’uomo di quel dialogo che molto mi aveva addolorato le tante volte che lo avevo letto nella mia vita. E l’amara sorte di viverlo ora toccava a questa ragazza che non sarà mai più tra noi. Non avertene, Carmela, se ti ho sempre associata alla tristezza.
Benito Marziano
Carissimi amici, mi è dispiaciuto tanto sentire della dipartita della giovane poetessa Carmela Monteleone, un vero peccato così giovane e così brava. Che Iddio la faccia godere in paradiso. Condoglianze sincere alla famiglia e a tutti gli amici.
Giovanna Li Volti Guzzardi dall'Australia
Carissimi Liliana e Francesco,
penso tante volte a voi in questi giorni, dopo la perdita dell'amica amata, Carmela. Ans Rademakers (Olanda)
...Ringrazio l'esistenza del grande dono che ci ha fatto attraverso le melodie delle parole e del sentire di Carmela... e grazie a te Ciccio, mediatore di bellezza... con affetto
Vera Parisi (Avola)
...semplicemente GRAZIE!
Maria Concetta Barone (Avola)
Non la conoscevo e conseguentemente non ho mai letto i suoi libri.
L'unico modo, adesso, per conoscerla sono le sue opere ed il ricordo
speciale degli amici.
Carmela sarà sempre con noi.
Virginia (Catania)
-
Una poetessa ci ha lasciati, è stata un po' con noi, ha
fatto parte della nostra comunità, abbiamo percorso un pezzo
di strada assieme, poi, di colpo, il suo cammino si è diretto
altrove, è andata a cercare, forse, altri poeti.
Per questo pensiamo che lei stia sempre in mezzo ai poeti. La poesia
che segue è dedicata alla poetessa Carmela Monteleone
Tra poeti
L’ultimo indizio conosciuto
muore ogni giorno che avanza.
Sul duro legno del sofà
un Dio dell’assurdo sta seduto:
ha ginocchia piegate sul petto
e un buco a forma di cuore in testa.
Scivola come acqua sul tetto
la gatta a stelle e strisce
sperando di farla franca. Come?
Ingannando ogni giorno l’umore
del tipo che lancia coltelli
e non sbaglia mai un colpo.
Dio mio non Cassandra!
Ha gli occhi tristi la baccante invasata:
strappa fogli da un giornale
e non chiede mai il conto
se l’oste le ordina d’accendere
mille favole bevute
intorno a un cerchio magico
bagnato dal dolore e dalla luce.
Nino Muccio
Avola, 22-05-'07
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Schegge
di un copione ingabbiato
Quando un libro nasce non ti chiedi mai il perché,
sai solo che le sensazioni diventano come delle gocce imbevute dinchiostro
che vanno a finire sui fogli bianchi creando poesie, racconti o fiabe.
Schegge
di
un copione ingabbiato è nato veramente come figlio di schegge che
saltavano fuori man mano, nei vari ricoveri ospedalieri. Schegge che feriscono
lanima, che ti portano a urlare al mondo intero il tuo dolore.
Allinizio
era solo uno sfogo personale che esternavo durante le ore notturne. Gli infermieri,
col permesso dei medici, mi concedevano di utilizzare la scrivania della loro
infermeria durante le ore silenziose della notte.
Così, sul mio comodino
ospedaliero, in mezzo ai fumetti di Diabolik e Topolino, nascondevo quei fogli
imbeveduti della mia anima. E mentre il mio Nefrologo, il Dr. Randone, si chiedesse
come facevo a leggere Topolino e Diabolik contemporaneamente cioè sacro
e profano, lì, in quelle pagine nascondevo il mio io più profondo.
Ma tutto finì con quei fogli messi da parte, accantonati, dimenticati fra
quei fumetti.
Il 3 dicembre 2004 entro in dialisi peritoneale. Rimango in
ospedale per circa 16 giorni. Quando esco e torno al mio posto di lavoro, trovo
un ambiente freddo nei miei confronti. Per loro non sono più la ragazza
di prima. Ora che sono in dialisi molte cose per motivi di salute e digiene
mi sono vietate. Così alcuni miei colleghi mi pongono in una condizione
in cui io, detto da loro stessi, divento: un peso, un unità in meno
di cui disfarsi, una persona inutile. Sentirmi dire quelle parole in faccia
mi uccide. Arrivai al punto di vergognarmi di me stessa, di nascondere tutto ciò
anche ai medici. Eppure non avevo nulla di cui vergognarmi. Mi confidavo soltanto
con il mio amico Roberto. Un giorno, stanca di piangere e subire, dissi a Roberto
di utilizzare il suo mestiere di giornalista per compiere una denuncia sociale.
La bomba scoppiò ed io, coraggiosa e con una parte dincoscienza,
il giorno che uscì larticolo come affermò il mio amico Emanuele,
ebbi il coraggio di andare nella tana del lupo. Iniziarono le loro
reazioni. Sullistante furono di rabbia ma dopo alcuni giorni trovai alcuni
di loro che avevano meditato su tutto levento
dalla mia
malattia alle loro parole.
Fu allora che decisi di raccogliere i miei fogli
di diario ospedaliero, riunirli e crearne un libro. Loro mi avevano fatto capire
che il comportamento che avevano assunto nei miei confronti, non era figlio di
un ignoranza medica, ma di una reazione di cui tutti loro erano esterni.
Loro non comprendevano il mio mondo, né si sforzavano di farlo perché
non era il loro mondo. Il problema era mio non di loro. Questo fu lo sbaglio che
li portò a comportarsi in modo razzistico verso di me.
Così
sistemai quei fogli, li ordinai, li feci diventare un libro perché avevo
capito che io, dovevo essere la prima a fare capire cosa si prova e come vive
da dializzati. Dovevo essere io, per prima a fermare il tempo di chi non è
malato e a farli riflettere sulla fortuna che si ritrovano ad avere una vita sana.
Perché era solo fermando il loro tempo, fatto di corse frenetiche in cui
la società ti costringe a vivere, che sarei riuscita ad aprire i loro occhi
evitando di porli di fronte allo stesso sbaglio che avevano fatto con me per volgerlo
verso altri malati cronaci.
Così, Schegge
di un copione
ingabbiato è un libro per meditare, capire, riflettere, conoscere,
confrontarsi con un mondo triste e silenzioso in cui la frenesia del mondo tecnologico,
pone il problema nellombra.
Nella mia vita giornalera ho svolto, silenziosamente
un censimento.
In una scala da 1 a 20 la conoscenza della dialisi e delle
problematiche circostanti è così suddivisa:
5 conoscono il
mondo della dialisi e le problematiche corcenenti tale universo, ma sono medici,
infermieri, poche persone con un alto grado dumanità.
3 non ne
hanno mai sentito parlare e disconoscono persino la parola dialisi.
2 ne hanno
sentito parlare ma non hanno mai approfondito la problematica perché non
fa parte del loro mondo.
7 non vogliono neanche sapere cosa sia come se loro
fossero immuni ad ogni malattia. Loro si sentono immortali e la cosa non li turba
minimamente.
3 fanno finta di essere interessati al tuo problema ma se hai
bisogno ti voltano le spalle e diventano sordi.
Nel contempo ci sono giovani
in dialisi che combattono per la vita e magari alla fine muoiono in silenzio.
Qualcuno stupidamente dirà: Tanto era in dialisi, tanto era malata.
Io le chiamo morti silenziose perché avvengono senza frastuoni,
eppure coinvolgono essere umani che hanno sofferto maledettamente. Ma tutto passa
inosservato eccetto per i medici, gli infermieri, i parenti e gli amici.
Ora
vi chiedo: non cè da riflettere approfonditamente su tutto
ciò?. A voi il pensiero. A voi la riflessione.
Avola, 27 Settembre
2005 Carmela
Monteleone |
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Carmela
Monteleone, Schegge
di un copione ingabbiato,
(Libreria Editrice Urso, Collana Araba
Fenice n. 21), Avola agosto 2005,
pagine 64, Euro 8,50 Acquista
Nel
teatro della mia mesta vita
non riesco a gestire il dramma
che popola
limmenso tendone.
Ignara del prossimo ruolo da svolgere
mi muovo
lentamente e intimorita
che la strada intrapresa
sia solo piena dassurde
bestialità
o addirittura inutile.
Schivo i colpi meschini del nemico
come meglio sa fare il mio essere
e traccio un linguaggio restìo
forse larchetipo di un archivio
impolverato, sperduto, rinnegato
che nessuno mai toccherà.
Il tendone è pieno di polvere.
Quanti attori come me popolano la vita?
Carmela
Monteleone
 La
nuova via delleditoria siciliana passa per Avola. Ciccio Urso, gentiluomo
avolese-netino e libraio dell'esagono mi ha presentato Carmela Monteleone quasi
per caso, durante una mia fugace apparizione in piazza. "Scrive, sai?,
mi aveva detto durante l'uggia di un lontano mese d'inverno, evidentemente compiaciuto
di questa sua indiscutibile funzione di "talent-scout" letterario. Poi
una sera mi telefona Carmela, chiedendomi scusa per il disturbo: Potrei
farle leggere qualcosa?. Da quel momento è nata una vera e propria
collaborazione letteraria, ma si potrebbe meglio dire un approfondimento delle
tematiche della sofferenza, del patire di ogni giorno.
Carmela Monteleone
sposa il suo disagio di vivere e lo porge garbatamente allattenzione degli
"altri", per fornire una chiave di lettura che faccia luce sulla esistenza
di ciascuno di noi. A una prima analisi potrebbe apparire un pensiero pessimista,
privo di luce. Ma bisogna scavare. È un po' come imbattersi in quei "Lied"
di Mahler che di primo acchito non coinvolgono l'ascoltatore, per poi rendersi
conto che la luminosità che sprigionano è fruibile, vera, scevra
da additivi emozionali. La scrittrice definisce la vita come "un immenso
tendone", quasi fosse un circo dove ciascuno recita il proprio ruolo, bestia
o domatore che esso sia. Dietro il nylon della tenda, la paura di vivere, materica,
che si scontra con un'anima ferita, ma sempre disponibile a riprendere il volo.
Sottofondo a tutte le liriche, c'è il "basso continuo" di una
composizione orchestrale incisiva, la mancanza dei propri cari. L'umana carenza
di affetti stride col percorso quotidiano, pur dissolvendosi nei gioiosi momenti
vissuti con i propri nipoti e la particolare predilezione per il proprio fratello,
sempre prodigo di aiuto. Poi l'invito al silenzio, per rompere un frastuono
fatto di "parole inutili". L'autrice dispone abilmente le tessere
del mosaico della vita, malgrado la passione" offertale dai suoi dolori
sia forte. C'è un progetto di fondo, razionale, inequivocabile, che la
spinge ad appellarsi a un mondo, illusorio sì, ma nel quale deve pur esserci
qualcuno pronto a bloccare la caduta libera di chi soffre. Le pagine sono intrise
di sincero realismo: "Esco da casa/ e indosso la maschera/ che regala a chi
m'incontra/ il volto del sorriso. Rincaso/ e appendo la maschera a un chiodo/
Mi specchio/ C'è il mio vero volto/pallido/cupo/fragile". Carmela
fornisce l'unica chiave di lettura gestibile in un'esistenza sempre più
complessa da decifrare: accettarsi. Accettare se stessi perché non è
stato ancora inventato, anche se una società spietata e avida di materia
indurrebbe a pensare il contrario, "un microchip a forma di cuore che si
possa programmare a proprio piacimento", come se si cambiasse un canale per
sfuggire alla pesantezza della quotidianità. La scrittrice-poetessa
esterna dubbi, consegna frammenti da conservare nell'intimo della propria anima,
spinge alla autoanalisi attraverso la forza di ogni parola. E riesce a farlo anche
quando il tracciato autobiografico s'inerpica lungo la mulattiera di quelle storie
comuni incontrate in un ospedale, in compagnia del proprio male, sperando che
la vita non possa e non debba essere "una partita persa fin dall'inizio".
Roberto
Rubino
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| P
O E S I E di C A
R M E L A |
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CORSO
GARIBALDI 41
50 anni
ancora giusto il tempo per risistemare pazientemente le idee
i pensieri
le emozioni
di quei giorni trascorsi serenamente.
50 anni ancora giusto il tempo per crescere e imparare a capire il
significato dei giorni andati. 50 anni ancora giusto il tempo per
prendere in mano la penna e iniziare a scrivere di quella libreria dove
costantemente, si riunivano a qualunque ora del giorno tutti coloro che
avevano appreso un segreto: imparare a gustare meglio la vita
assaporandola
dalle parole di ogni libro. 50 anni ancora giusto il tempo per capire
se fra quelle persone vi sia
un Prevert, un Rimbaud, un Verlain,
uno Shelley, uno Joyce, una Saffo, un Neruda, un Lorca, un Hikmet, un Elitis,
un Ibsen
50 anni ancora giusto il tempo per invecchiare
io
loro
e se il destino vorrà sederci a un tavolino in
un bar come solevano fare i poeti francesi e iniziare a scrivere,
tutti insieme ripercorrendo quei giorni, la storia andata ma mai perduta
di quella libreria
del suo filosofo
di noi
50 anni ancora giusto il tempo per prepararci a raccontare a chi ancora
dovrà aprire gli occhi
a questo mondo
il segreto
per saperlo gustare 50 anni ancora giusto il tempo di sperare che
menti migliori di noi ci sostituiscano portando avanti tutto ciò
che è stato creato
allinfinito
|
| "Mestizia" Unattimo? No, un
tempo indefinito finito completo prolungato dove
la gioia si
perde nel nulla. Sorridere? Perché,
se
la mestizia è
più grande del "tutto". |
| "STELLE" Danzate
ciò
che è vero. Formate
un cerchio circondando
la verità. Illuminate solo
il giusto e
lasciate che le nubi offuschino
le menzogne. Lasciate
libera di
danzare solo la "verità". |
| "NUBI" Quante
nubi nel
cielo scure
fitte pronte
a scaricare acqua. Quante
nubi fra
me e te scure fitte pronte
a scaricare menzogne. |
| "LUNA" Se
solo tu o
luna potessi parlare esprimerti raccontare gridare "la
verità". Tu o
luna aiutami. Tu o
luna unica
testimone di
questa misfatta. | |
"FIDUCIA" Perché
mi son fidata di lui? Forse
sembrava affidabile il suo volto. Forse
le sue parole erano oneste. Perché? Se
adesso non fa altro che umiliarmi. Perché? Dovrei
quindi pensare che è stata TUTTA una
recita un
falso. Perché? Gli
ho dato fiducia e
lui ha ricambiato con una beffa. Perché? Forse
un giorno lontano capirò. Forse
ho già compreso. Ma
sono imbavagliata. Tacere
sembra
eternamente la
mia sorte. Tacere e
lasciare che lui gridi
le menzogne. PERCHE??? |
| "TEMPO" Lascia
che la mente ondeggi
nel vago definirsi
del tempo e
il tempo non
sarà più tempo ma
sana gioia di vivere. | |
"MADRE" Madre il
tuo dolore mi rattrista. Madre vorrei
che il tuo sorriso tornasse a vivere. Madre vorrei
che il tuo triste destino non
oscurasse la bellezza del tuo cuore. Lo
so, adesso
stai male fisicamente e
questo lo
odi. Ma
come ribbellarsi a ciò che è scritto? Io
per prima lo farei. Ma
come? Vorrei
cancellare tutto ciò come
una bimba che
alla fine della sua interrogazione spazza
via ogni parola dalla lavagna. Vorrei
.ma
non mi è stato concesso questo potere. Madre
mia il
mio dolore è grande come il tuo. Fingo
di sorridere mentre
il mio cuore piange. Non
mi rimane altro da fare che
abbracciare il tuo dolore. Ti
voglio bene "madre
mia". |
GOCCE Le ricordo ancora quelle gocce che scendevano
lentamente dentro il tuo corpo, gocce di sangue gocce di piastrine
gocce di medicine
. flebo che sarebbero dovute servire a fare il
miracolo. Tu che ansimavi in quel letto sudato tu che esternavi il tuo
dolore tu che speravi nella vita tu che avevi le labbra baciate dalla
morte
..Tu
. e solamente tu che mi hai cresciuta accudita
quando io stavo male. Adesso, per quel poco che sapevo fare ero io
ad accudire te. Avrei voluto fare mille cose pur di non vederti con i
denti stretti mentre ti divincolavi nel dolore. Avrei voluto che quelle
gocce fossero un miracolo
. avrei voluto per averti sempre accanto
a me. | |
"MIO PADRE
." Mio
padre era un poeta. Lo
so per certo da
come osservava la vita con
gli occhi di un bambino che
riesce a gustare ogni cosa. Mio
padre era un poeta. Lo
so per certo da
come osservava il mare senza
staccare lo sguardo da esso e
immergendosi con il pensiero nella
profondità degli abissi marini. Mio
padre era un poeta. Lo
so per certo da
come accarezzava le rose con
la stessa delicatezza che
usava per regalare le
carezze ai suoi figli. Mio
padre era un poeta anche
se non ha mai preso in mano una penna per
scrivere poesie o racconti. Eppure
mio padre era un poeta. Lo
so per certo da
come amava i tramonti, le stelle, la luna e
da come apprezzava ogni parte del creato. Mio
padre aveva unanimo poetico ed
io ho deciso che oggi scriverò con
la sua voce unita alla mia, parlando
di tutto ciò che lui amava odorare,
vivere, ascoltare
.
.far
entrare nel suo essere. Mio
padre era un poeta semplice
onesto
che
nella sua vita ha
amato una sola persona: mia
madre. Mio
padre aveva capito che il cuore nella vita lo
si deve offrire solo una volta. Lui lo
ha fatto con mia madre la
donna che gli ha regalato i
giorni più belli della sua esistenza. Mio
padre scriveva
le sue poesie solo con la mente mentre
amava la sua unica donna e
accarezzava i suoi figli. Mio
padre era un
Poeta.. lo so per certo. |
HO
PREGATO Mentre ero lì accanto a te, ho pregato
quella croce che avevo al collo. Lo stretta nel mio pugno ed ho pregato
sperando nel miracolo. Lo desideravo il miracolo mentre tu ansimavi nel
dolore
. io ponevo fra le tue mani una piccola immagine di Padre
Pio, ho pregato pure lui, ho pregato tanto. Adesso che queste preghiere
non sono servite
. mi chiedo chi sono io perché accadesse
un miracolo nella mi vita? In fondo appartengo al peggio alla feccia umana
al niente. Perché Dio avrebbe dovuto regalarmi questo miracolo?
Così te ne sei andata madre senza neanche dirmi una parola
.
Silenziosamente mentre tuo figlio piangeva come un bimbo di appena tre
anni e io invece mi ero ammutolita per la rabbia. Se
non vi è nulla da fare perché le cose sono di per se stesse
insolubili o le soluzioni non dipendono da noi, e arrivata lora
di fare tacere la mente, chinare il capo, affidare le cose impossibili
nelle mani di Dio Padre e abbandonarsi Ignazio Larranaga ( queste
sono le ultime parole che i tuoi occhi hanno letto e che tu sapientamente
mi hai lasciato per me) Sto male la tua morte mi ha uccisa. Forse la vedo
già la mia fine. Una bara come tante dopo una breve malattia.
La meraviglia della gente ma di più la mia. Una sensazione mi assale
mi attanaglia mi pervade
.nellessere
.. Una sensazione
che la mia fine non sarà molto lontana. Ciò che ho visto
in te accadra in me. La nostra fine comune. Con la tua
morte io, ho visto già la mia morte.
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| INFINITAMENTE
MADRE Il sudore freddo di un tepore ormai lontano
che la morte lentamente trascinava via dal tuo essere. Ma essere cosa?
La madre che voleva la mano del figlio, la madre che voleva la mano della
figlia, la nonna che cercava la nipotina, la madre che voleva le nostre
carezze. Tu, che sei sempre stata restia a dare e ricevere carezze
adesso ne hai volute tante Troppe Infinite
.. mentre la morte
ti trasportava Ti rapiva Ti prosciugava
da ogni sentimento
..tranne quello di essere
.
..madre
.
.infinitamente madre
.. fino allultimo
respiro. | |
VIAGGIO Non volevo iniziare questo viaggio, ma la vita me
lo ha presentato senza che io lo richiedessi,senza che io lo prenotassi in qualche
agenzia turistica. E arrivato con un treno sbagliato e con nei scomparti
delle valigie pesanti
. Piene di ricordi e vuote di speranze. Io
non cè lho le chiavi per aprire e disfare le valigia. Lunica
a possedere quelle chiavi
.è la morte. Lei un giorno prenderà
me e lo farà con o senza il mio permesso. Mi chiedo perché i
viaggi arrivano sempre nel momento sbagliato e con traiettorie indesiderate.
Comè stato per Daniele il cui treno sbagliato è arrivato nei
suoi freschi 18 anni appena compiuti e scaraventandolo dal vagone con un freddezza
unica che arrivò alla morte. Quel treno che portava Daniele lho sempre
odiato. Anche un altro mio amico non è stato evitato da questo viaggio.
Lui è come me. Sta lì ancora sopra il treno nellattesa di
essere gettato dal primo finestrino. Io mi aggrappo dove posso. Con le
mani mi stringo al sorriso dei miei nipotini, al cuore dolce di Valeria, alla
filosofia orientale di mio fratello, allamore di un ragazzo che forse non
ha capito che finirò e come finirò. Di tanto in tanto intravedo
qualche valigia già aperta e con dentro ricordi dinfanzia. I
volti di mio padre e di mia madre che sorridono, Un cane bianco che passeggia
con mio fratello Io che guardo tutto con gioia infinita. Il treno è
ancora lì. Il percorso è tortuoso. Mi chiedo a cosa serva sopravvivere
sperare.
Adesso non so più cosa mi rimane. Vorrei solo qualcuno che capisse il mio
dolore. E difficile trovare ciò. E impossibile. Vorrei soltanto
qualcuno che mi accudisse come una bambina
.qualcuno che viaggiasse insieme
a me
che asciugasse le mie lacrime nascoste
che con pazienza mi riportasse
a sentire il profumo dei fiori e lodore della salsedine marina. Un tempo
avevo unamico con cui andavo a vedere le stelle seduta sulla spiaggia. Ero
un buon amico che mi aiutava ad avere cura di me. La sera andavamo a guardare
le nostre stelle
ma solo le nostre stelle
..così
io respiravo
.sentivo gli odori della vita
.sognavo
.speravo
Quellamico non cè più accanto a me
.per uno strano
gioco del destino. Di lui mi rimangono solo dei bei ricordi insuppati di sale
marino e circondati dalle nostre stelle. Adesso, che la mia vita è
così pesante, vorrei i suoi abbracci
le sue carezze. Ma tutto
si perde nel nulla
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A DANIELE Lascerò alla mia mente e al mio cuore
il ricordo dei tuoi 18 anni appena compiuti. Lascerò alla mia mente
e al mio cuore il ricordo dei tuoi semplici gesti quotidiani fatti di
sorrisi che donavi come caramelle. Lascerò ogni tuo ricordo dentro
di me: lo scrollarti le spalle come tua abitudine, il nascondermi le forbici
e il nastro adesivo, lo smontarmi i bagni della scuola, il rimontarli
come se non fossi stato tu. Lascerò ai miei occhi le tue giornaliere
scene di vita: larrivare con la vespetta, il preparare gli scherzi,
lagitazione per la materia che non avevi studiato, i pomerigi alle lavagne
luminose o Quelli in cui smontavi il coperchio della stampante per i tuoi
ingrandimenti da ricalcare. Ma più di ogni altra cosa lascerò
dentro di me il ricordo del tuo preoccuparti per la mia malattia. Tu,
giovane amico mio, con unincredibile disinvoltura eri riuscito a
farmi dimenticare la mia sfracellante malattia e mi avevi anche regalato il
coraggio di accettarla Sfidarla Guardarla negli occhi senza paura
senza
confondermi
senza mai piangere
. Ma la vita ti ha portato via
.
in un solo istante
in un Sabato notte di un giorno qualunque
mentre lautomobile camminava e tu ridevi con i tuoi amici. Sei balzato
fuori in un volo indefinito ritrovandoti fra lasfalto in fin di vita
e li hai iniziato a contare il tempo ad attendere unanima pia che ti
ridasse la vita che ti asciugasse del tuo sangue che ricomponesse il tuo
corpo in parte sfracellato Mi hai pensato
. lo so per certo
perché in quella notte ti ho sognato con un volto cupo e avvolto di
lacrime. Mi hai pensato anche nellultimo istante della tua vita
così come hai pensato a Ciccio e a Peppe. Hai pensato una marea di
cose in quegli istanti di vita Lo so perché ti conosco. Avrei voluto
che quel Lunedì a scuola non fosse mai arrivato Adesso di te, a
parte i ricordi più belli, rimangono i giornali che parlano di te,
Un annuncio funebre, La bara che esce da quella Chiesa, I tuoi amici che
gridano il tuo nome. Sai Daniele, posso perdonarti tutti gli scherzi che
mi combinavi ma questo no
.la tua uscita di scena allimprovviso
laciandomi sola
.lasciandoci soli
..questa sara difficile da accettare
ancor più della mia malattia. Avrei voluto che la vita togliesse di
mezzo me
.
..inutile e malato rottame
.
che te
..giovane angelo dal cuore grande e umile
.
.sano
e senza nessuna malattia
.. IO SONO DESTINATA TU NON LO ERI.
Così mi accorgo che tutto diventa una beffa in cui le uniche vittime
di un destino già scritto siamo noi essere umani che viviamo nei sogni
e sogniamo ad occhi aperti e aspettiamo di vedere realizzati i sogni che sogniamo
.
Ma la vita capovolge tutto fino a fare avverare solo ciò che è
scritto. Adesso Caro Daniele, non mangio più come prima e vomito
giornalmente. Dentro di me non accetterò mai la tua morte prematura.
Così le mie analisi sono di nuovo peggiorate. Ma nessuno sa il perché.
Ho incorniciato una tua foto ponendola nella mia stanza. Sei lì,
che sorridi a questa stramba vita insieme a Lorena. Sai Daniele chi
mi conosce e leggerà questa poesia, dirà che ho scritto semplicemente
quacosa dinfantile e sentimentale nulla di particolare
Ma sono solo menzogne
perché tu amico mio sei molto
particolare lo sei sempre stato e lo sarai in ogni ricordo che cè
in noi.
..MI DISPIACE AMICO MIO
..
..MI
DISPIACE PER QUESTA ASSURDA BEFFA
.
..MI DISPIACE
PER QUESTA ASSURDA MORTE
.. Lunico mio dubbio è solo uno:
mi chiedo se quella provocazione aveva lo stesso valore della tua vita,
del tuo sorriso, delle tue gioie.
.e penso che se non ci fosse
stata
..tu saresti ancora qui fra di noi
.
a ridere
.
a scherzare
.
a beffare questa assurda vita
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