STORIE...
per AVOLA |
I
perdono altri pezzi di ROBERTO RUBINO da "LA SICILIA" di giovedì 20 ottobre 2005 Per l'editore Ciccio Urso è tutta la città a versare in uno stato di degrado Si aggravano le condizioni dei "Tre Leoni" di piazza Vittorio Veneto, "metafora di una città", secondo l'editore Ciccio Urso, che sta lentamente consumando le proprie prospettive di rinascimento umano, morale, culturale. Tralasciando la querelle sul nome dell'autore di quest'opera d'arte, Urso, che incarna la coscienza critica dell'Esagono, rilancia una tutela del patrimonio architettonico e culturale avolese, prima che sia troppo tardi: troppe le voci politiche levatesi in difesa di quanto fa parte del patrimonio locale, ma pochi gli interventi reali a salvaguardia del territorio. I tre leoni non costituiscono l'unico problema della variegata realtà locale, ma possono ergersi, con la loro impossibilità nello spiccare il balzo felino per abbeverarsi, una triste allegoria dell'attuale "status quo". "Dov'è
il museo - si chiede lo studioso - e dov'è la
Pro-loco o l'ufficio turistico, tanto per citare alcuni
aspetti di un più vasto problema: ai turisti non
interessano soltanto i leoni, ma anche il modo in cui
essi vengono accolti. Dalla stazione ferroviaria non
c'è neanche un mezzo che li accompagni in centro,
dove non esiste un ufficio informazioni aperto". E ancora: "I leoni fanno parte di un degrado complessivo di beni e uomini - prosegue Urso - ma anche del collasso di associazioni, partiti e sindacati della nostra società, che si assomma a un degrado di progettazioni, sogni, aspirazioni". Sullo sfondo una crescente indifferenza verso il mondo che ci circonda: "C'è una impotenza di fondo e una carenza di progettualità - sottolinea Urso. - A parole tutto può sembrare eccezionale, ma bisogna confrontarsi con la realtà. La politica ha fallito, nessuno escluso: ogniqualvolta ci si avvicina a una scadenza politica, ognuno vuole dire la sua, ma durante l'anno nessuno si fa avanti per queste cose qui". E i Leoni continuano a perdere pezzi, ossidati dagli agenti atmosferici, privati del loro slancio vitale: "La gente - osserva ancora il gentiluomo netino - è esattamente l'espressione speculare del degrado di quei tre leoni. Complessivamente il degrado attiene a tutte le piccole comunità meridionali, poco attente fin dalle istituzioni-base come la famiglia". La foto dei leoni privi del troncone finale delle zampe posteriori è un testimone silenzioso del tempo che passa, secondo lo "scanner" della società di quest'area, ed è la metafora di una società zoppa, titubante a ogni ostacolo, alla quale interessa di più "apparire anzichè essere". "Una società - rileva infine Urso - molto distante da quello che dovrebbe essere il proprio cammino. Distante dai viandanti di Compostela, alla ricerca di una continua auto-rigenerazione dalla morte alla vita: la cartina di tornasole di una povertà interiore". Le soluzioni praticabili passano solamente da un profondo esame di coscienza che non è più differibile nel tempo. "Occorre un'autocritica spietata da parte di ciascuno di noi, ma soprattutto da parte di chi ha espropriato i cittadini dalle proprie prerogative: occorre coerenza e giustizia, non l'esercizio del potere in quanto tale". Roberto
Rubino |
All'uscita
di Avola, sulla provinciale per Calabernardo-Lido di Noto
sta per essere definitivamente eliminata la filiera di cipressi,
ultima, sopravvissuta a quell'altra che accoglieva il visitatore
all'ingresso di Avola, sulla statale venendo da Siracusa. Francesco
Urso VEDI IL BREVE
FILMATO... |
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Una
medaglia fra le dita Un giorno, chiamato ad aiutare i miei genitori a mettere in ordine una stanza non abitualmente usata, rovistando tra cianfrusaglie e vecchie foto di famiglia ormai consumate dal tempo, mi ritrovai in mano una croce di guerra d’argento relativa alla prima grande guerra.
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Il momento giusto per la fioritura dei mandorli... Conosci tu il paese dove fioriscono i cedri?
Sono già spuntati i fiori nei mandorli di quest'angolo sud-est della Sicilia, in questo nostro giardino innevato di petali bianchi, da cui veicoliamo questo leggero discorso che ci vede assieme a sognare, costruire e immaginare un possibile cammino condiviso. in Data: 7 Feb 2005 da Staff Avolesi.it
ci è stata girata, per dar noi una risposta, la seguente
lettera: desideravo sapere se è il momento
giusto per la fioritura dei mandorli. Mi è sempre stato
descritto come un evento indimenticabile da una cara amica, tale
Rosaria Bufalino. originaria della zona . Ora che mia moglie ed
io siamo da pochi giorni in pensione, verremmo da Milano apposta.
Sinceramente, vale un viaggio tanto lungo? Fino a quando dura?
Grazie per la risposta Con piacere rispondiamo alla lettera che ci arriva e ci piace ricordare subito "Paisi miu", poesia dell'avolese Sebastiano Andolina Il nostro poeta, ad un certo punto, nel parlar con incanto del suo-nostro paese, parla anche dell'effetto dei fiori di mandorlo.
La poesia intende far conoscere a tutto il mondo la bellezza del proprio luogo natio (in questo caso il riferimento è ad Avola, ma il nome della città non viene citato, limitandosi il poeta a parlare del prorio “paese” (che proprio per questo è il “paese” di ognuno di voi), esaltandolo con vezzegiativi intraducibili nella lingua italiana ( tipo “apuzza”, “ciuriddi”, “ciurera”, ecc.). La città in questione si trova in riva al mare, in territorio pianeggiante caratterizzato da larghe estensioni di mandorleti e agrumeti (detti da queste parti “giardini”) e da montagne contrapposte al mare, note già anche a Virgilio per lo speciale miele ibleo, che qui si produceva (ibleo per il nome della dea a cui queste montagne erano sacre , la dea Ibla). La poesia risulta essere molto apprezzata anche da chi non è nato in queste contrade. Come si fa a non andaree adesso dove si desidera andare, spinti
da un così colorito desiderio? ci viene da dire... Francesco Urso |
Carlos
ritrova antiche radici e nuovi amici Carlos
Artale, partito da Buenos Aires alla ricerca delle proprie radici
circa un anno e mezzo fa, trovando l'origine della propria stirpe
in quella via del Collegio, ora via San Francesco d'Assisi, dove
abitava il nonno di cui conserva un ricordo nitido, è ad
Avola con la moglie e i suoi tre figli. A Melisa e a Celeste, rispettivamente di ventuno e diciannove anni, ma soprattutto al piccolo Mauricio, di appena nove, tenta di far comprendere l'immensa emozione che ha provato quando, grazie all'aiuto di Francesco Urso, titolare della omonima libreria del corso, e al professore Sebastiano Burgaretta, è riuscito a percorrere a ritroso la storia della sua famiglia. «Sviluppare tutta la linea per arrivare ai miei antenati è stato un sogno che si è avverato in un periodo particolare della mia vita, quando ormai avevo maturato l'idea di andare via dall'Argentina per ricongiungermi con la mia terra» spiega Carlos sforzandosi di trovare le parole adatte ad esprimere l'emozione che provò quando, in seguito all'appello lanciato via internet e raccolto da Sebastiano Basile, ideatore del sito Avolesi.it, ricevette, sempre via e-mail, un certificato storico della propria famiglia. Francesco Urso, ricordandosi che la via del Collegio, come testimoniano gli scritti dell'epoca, era quella che costeggiava il Sodaro, istituto dove veniva impartita l'educazione alle fanciulle, grazie ai suggerimenti dello studioso Sebastiano Burgaretta, che rammentava un episodio particolare connesso ad una partenza, alla volta dell'Argentina, di un ramo della famiglia Artale, riesce, con l'ausilio dell'ufficiale dell'anagrafe, a ricostruire l'albero genealogico. Una foto che ha messo fine ad anni di ricerche, decenni di interrogativi. «Ero in Spagna - racconta Carlos - quando ricevetti quel documento. Non riuscivo a leggerlo tutto per l'emozione, chiesi a mia moglie di verificarne la traduzione» rievoca Carlos. «L'unica vera conferma, però, arriva qualche tempo dopo da Pino Artale, che abita in Friuli, a cui si rivolge Francesco Urso, messo sulle sue tracce da Sebastiano Burgaretta. «Rivedo la foto del nonno e la nonna che li ritraeva con gli abiti della festa, in una delle classiche pose d'epoca. Era stata spedita ai parenti in Sicilia e per mia fortuna la sorella di Giuseppe la conservava ancora. Questo era l'unico documento che avevamo in comune e che ci ha permesso di unire tutti gli anelli della catena». Carlos Artale è ad Avola in vacanza, attualmente vive a Gemona del Friuli. Non ha dimenticato chi è riuscito a dare un senso alla sua ricerca ed è per questo che ha voluto riabbracciare chi ha fatto qualcosa di semplice, ma al tempo stesso grandioso. «Le radici, ci riportano all'albero e l'albero è la vita» ripete con disinvoltura il piccolo Mauricio mentre trova fra i ripiani stracolmi il libro che voleva. «Devi venire ad Avola per un libro, a Gemona non ci sono librerie?» scherza Urso. Gabriella Tiralongo |
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10
luglio 1943. Lo sbarco ad Avola
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| Ogni anno 19 mila visitatori BIBLIOTECA COMUNALE. Lettori di ogni età, un patrimonio di 23 mila testi e 782 antichi volumi La biblioteca comunale, è una organismo fondamentale per l'istruzione e lo sviluppo della cultura nella città. Poca importanza e rilievo si dà spesso a questo settore che merita, invece, una maggiore attenzione. Nei locali della biblioteca, in via San Francesco d'Assisi, si contano oltre 23 mila testi, di cui 782 del fondo Cappuccini, risalenti ai secoli XV, XVI, XVII e XVIII, e per i quali si sta provvedendo alla rilegatura. Secondo un progetto della Regione, il patrimonio librario presente in ogni biblioteca isolana, verrà messo in rete, prima a «interconnettersi» saranno le varie biblioteche di ciascuna delle nove provincee poi dell'intera isola. Oltre ai tradizionali volumi, comunque, si possono trovare anche testi relativi a specifici settori quali: testi di cultura locale, di storia dei comuni della Sicilia, di medicina, di architettura e testi per educare alla solidarietà, all'amore e alla pace. Nella biblioteca, oltre alla sala lettura che conta 60 posti, vi è anche uno spazio per la consultazione gratuita della Gazzetta Ufficiale, raccolta e rilegata dagli addetti fin dal 1986. Dal 1972 vantano anche la raccolta di tutti i numeri del nostro quotidiano, del quale al momento sono consultabili solo gli ultimi anni per mancanza di spazio. Da oltre quindici anni si svolgono visite guidate all'interno della biblioteca stessa, con l'intento di stimolare i giovani e i meno giovani l'interesse per la cultura e per lo studio. Ogni anno la biblioteca conta dai 16 mila ai 19 mila visitatori che, di anno in anno, si avvicinano a questo importante spazio culturale cittadino per la lettura e la conoscenza di testi di vario argomento. La consultazione o il prestito dei volumi non interessa solo persone legate al mondo dell'istruzione, ma anche e soprattutto lavoratori, casalinghe e giovani. «Molti giovani che consultano testi della nostra biblioteca - dice il direttore Salvatore Caldarella - provengono da altri centri, vengono da Pachino, Modica, Floridia, Priolo e negli anni passati sono arrivati fin qui anche studenti di Palermo che, per consultare determinati volumi, hanno frequentato le sale della nostra biblioteca». La frequenza di visitatori sembra crescere sempre di più, specialmente gli studenti, che per ricerche, anche specifiche, trovano soddisfacente l'offerta. Molti scrittori locali, inoltre, trovano informazioni e materiale utile tra i volumi della biblioteca, e spesso, al completamento del loro testo, ne cedono una copia. È grazie a questa iniziativa e a quella intrapresa dal direttore e dai suoi collaboratori di adottare testi usati e decenti dai cittadini avolesi, che la biblioteca comunale ha potuto registrare un bumento dei testi. Da qualche anno, infatti, gli scaffali della non si sono potuti arricchire a causa della mancanza di fondi e solo ora, grazie ad un piccolo contributo regionale e comunale, si può acconsentire all'acquisto di qualche testo, dando maggior spazio ai romanzi, la cui quantità era limitata. Mara Di Stefano Dal quotidiano LA SICILIA del 6/2/2004 |
IL MIO VIAGGIO DI RITORNO AD ANCONA E DUE NOTARELLE SU AVOLA
Rieccomi di nuovo qui, nel mio studio anconetano. La partenza da Avola, tuttavia non è stata indolore e quell'attraversare lo stretto di Messina mi ha fatto venire come sempre, un nodo alla gola.
Dovevo ritornare, gli impegni lasciati sospesi andavano portati a termine.
Sono arrivato da due giorni e non mi sono ancora riposato bene dal lungo viaggio in treno. Sì, in treno, io ancora, dove mi è possibile, viaggio in treno. Il treno mi fa pensare e i paesaggi che corrono veloci sono per me sensazioni di poesia. i paesaggi luminosi e chiari, abbaglianti (dov'è una luce simile nel mondo?) della Sicilia con il suo mare turchino e terso mi fanno venire in mente ricordi mitologici: ninfe e sirene; navigatori come Ulisse in cerca di se stesso ed umili emigranti; l'aspro paesaggio calabrese è ancora simile, in qualche modo alla terra appena lasciata là, oltre lo stretto; il mare del Cilento e le sue scogliere e città mitiche come Palinuro hanno per me un fascino misterioso ed antico; Napoli col suo Vesuvio mi ricordano gli anni della mia fanciullezza, gli anni in cui vi feci l'ammissione al Liceo artistico; l'agro pontino e romano e poi Roma mi riportano in mente antichi viaggiatori lì convenuti per studiare l'arte classica e rinascimentale romana; il francescano paesaggio umbro, con le sue dolci e verdi colline mi proiettano verso una sensazione mistica e spirituale poi, finalmente Ancona, in quell'Adriatico a volte incolore e grigio, a volte luminoso come il mio Jonio. In aereo avrei avuto tutte queste emozioni?
Dicevo, sono ancora stanco del viaggio (ultimo romantico viaggiatore) ma felice di essere di nuovo a casa.
Ora sono qui, chiuso nel mio studio. Ho ritrovato la confusione che vi avevo lasciato: tele appoggiate alle pareti, disegni e rotoli di carta dappertutto, il quadro non finito sul cavalletto, libri sparsi in ogni dove, pennelli ancora sporchi di colore, barattoli di vernice, tubetti spremuti, vecchie cornici: insomma un caos, una confusione totale.
Oddio, sono già di nuovo con la testa al lavoro, il riposo di Avola è già un ricordo lontano; mi fa di nuovo male la testa, quasi quasi riprendo il treno e torno ad Avola per riposarmi per altri 20 giorni.
Sì, ad Avola mi sono riposato ma, in qualche modo anche inc.... chiedo scusa, arrabbiato.
Ho passeggiato per 20 giorni con mia moglie per le strade e le piazze di Avola: la temperatura era ideale, non era tanto caldo(anomalia di un giugno avolese).
Ad Avola non ho frequentato nessuno, non ho voluto con nessuno parlare d'arte o di poesia, nè di letteratura o di musica. Con chi poi? Ad Avola non conosco nessuno e nessuno mi conosce. Io, ad Avola, vivo serenamente il mio anonimato. Gli avolesi incontrandomi, sicuramente parafrasando Manzoni, hanno detto: Carneade, chi è costui?
Rari personaggi donchisciotteschi nel senso che combattono contro i mulini a vento stazionano davanti all'unica libreria di Avola: al centro del gruppetto, quando non è impegnato dietro il banco a consigliare un libro, lui, il Ciccio, che non stà per grasso ma per Francesco. Lui e la sua gentile e graziosa consorte, sono al centro di quei pochi dibattiti culturali avolesi. Ciccio, per quel poco che lo conosco, vorrebbe, giustamente vivere in un mondo culturale che in loco non trova e può sembrare un personaggio fuori dal mondo: lui e pochi altri. Questo gruppetto di amici vive e combatte un mondo fatto di arroganza, prepotenza e sopraffazione. Combatte per quello che ho potuto capire, piccoli uomini senza passato e senza futuro.
Questi signori senza futuro vivono bene in un mondo inquinato non solo atmosferico per via di vecchie macchine scassate e maleodoranti che scaricano nell'aria chissà quali veleni. motociclisti senza casco in un traffico caotico e disordinato che neanche a Napoli ho mai visto. Questi signori vivono bene in mezzo a migliaia di vuote bottiglie di birra abbandonate lungo il viale, vuote come è vuota la testa di di tanti giovani. Cosa fa la famiglia? Cosa fa la scuola? Cosa fanno i professori? Non sarebbe ora di educarli? Passare per il viale nel pomeriggio è una esperienza che non consiglio a nessuno! No, noi siciliani non siamo perfetti, il Principe, nel Gattopardo sbagliava, non siamo perfetti mapossiamo essere perfettibili.
PRIMA NOTARELLA
Una vecchia stalla di un palazzetto senza meriti architettonici viene ristrutturata (e questo mi sta bene) ma, per favore non chiamiamola pinacoteca. Ma ad Avola sanno cosa vuol dire pinacoteca? Basterebbe consultare un qualsiasi dizionario. Il Devoto alla voce pinacoteca risponde: Galleria destinata a conservare ed esporre collezione di pittura. Invece la "Pinacoteca" è miserevolmente vuota. Né d'altronde ad Avola ci sono opere degne di stare in una pinacoteca. Le opere di pittura delle chiese avolesi ammettendo di volerle conservare in pinacoteca non meriterebbero questo onore, in quanto tranne rarissimi casi, sono opere di pittorelli di sacrestia.
SECONDA NOTARELLA
Che sobbalzo quel giorno durante la mia passeggiata mattutina nel constatare che in Piazza ('a ciazza) notai, e come potevo non notare che, a fianco delle aiuole centrali che decorano la piazza, quattro piccole, ma mica tanto, aiuole vicine a quelle più dignitose disegnate da quel nostro grande uomo e concittadino che fu l'architetto Vinci. Il Vinci, durante i suoi anni di studio a Firenze aveva ammirato e sicuramente studiato a fondo, insieme alle grandi opere di architettura e di scultura fiorentina le formelle del Battistero di Lorenzo Ghiberti. "Il mio bel S.Giovanni" come lo chiama Dante, nel ricordo del suo battesimo, lì avvenuto. Il Vinci, dicevo, riprese la formella quadrilobata della porta e la ripropose in grande per decorare i quattro quartini della piazza. Ora io dico, che senso ha mettere una aiuoletta provvisoria e brutta vicino a simile opera! Risultato, cattivo gusto. Soldi sprecati. Se si voleva arredare la piazza bisognava cercare qualcosa di più serio e con più eleganza estetica.
Oddio basta, finisco qui, altrimenti gli avolesi non mi ci fanno più tornare ad Avola ed io, a dispetto di tutto ad Avola tornerò sempre volentieri. Ma ad ogni mio ritorno vorrei trovarla sempre più bella, sempre più vivibile e più accogliente.
ENZO
PARISI
pittore ad Ancona con in mente la sua Avola
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