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Conoscere il poeta significa conoscere le parole del poeta
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in "LA SICILIA" 22 dicembre 2007 |
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Vita
nei campi incolti e inariditi, ...disponibile per
il pubblico, edito dalla libreria editrice Urso, è la raccolta di
poesie che segna lesordio di Giuseppina Rossitto. Avolese, da tempo
residente a Bologna, dove si è trasferita dopo la laurea in Scienze
Politiche, Giuseppina Rossitto si dedica alla poesia quasi per gioco, senza
averne consapevolezza, in un periodo in cui avverte forte lesigenza
del cambiamento. Il suo è un fermento interiore che muove verso risposte
che possano dare una svolta alla sua vita, risposte che trova proprio nella
poesia utilizzata per rimaneggiare le immagini estemporanee che la quotidianità
le offre. Gli squarci si elevano grazie al lirismo e diventano pian piano
un processo di consapevolezza che le schiude la via e le permette di guardare
avanti. Il suo è un viaggio interiore che a volte è fuga da
una realtà dura e triste, a volte ritorno, a volte recupero, più
spesso ricerca di rinnovamento, Voglia di sgomberare cantine e solai/
e riscoprirsi artista che la materia muta in anima. Il legame con
la sua terra è fortissimo, della Sicilia sente i contrasti e le contraddizioni
che supera a Bologna, città che riesce a darle un profondo senso
di equilibrio, ma Nel cammino imparai a legare le due terre/e non
ne persi né rimpiansi alcuna./ Capii nel tempo che esse erano madre
e padre,/ nascita e vita, entrambe da amare.. Della Sicilia apprezza
la sfida, che talvolta si traduce in illegalità, spesso indice di
energia vitale quella stessa che riscopre nel paesaggio che osserva attentamente
dal finestrino del treno. La strutturazione della raccolta in tre sezioni
corrisponde un po al percorso interiore dellautrice che ha cercato
in questo modo di organizzare una consapevolezza che si tramuta in un documento
poetico che raggiunge toni molto elevati nellultima parte, Squarci
di immagini introspettive. Primavera nei campi incolti e inariditi
meglio di ogni altra, è la lirica che traduce questo desiderio di
venire fuori dalla propria lacerazione anche se ancora lenergia vitale
non si è tradotta in azione concreta. In Muri a secco
una delle ultime poesie, si percepisce il cambiamento, la vita che continua,
anche se il desiderio si traduce nel guardare non i campi verdi e rigogliosi,
ma allimmenso mare e alla mia piccola casa. Il mare come
una metafora, entità che mette in contatto, come elemento di comunicazione.
I tempi dellisolamento sono finiti e anche se lautrice si ripara
dietro ai muri a secco, ultimo baluardo di difesa dalle intemperie della
vita, già respiro a occhi chiusi/ e sento i profumi che/ riconosco,
uno ad uno./ Ascolto il vento e sento un nuovo tempo. Gabriella Tiralongo in LA SICILIA, venerdì 26 maggio 2006 |
Storia
della Rebetika, è la novità libraria in assoluto,
la prima ad occuparsi in Italia di questo genere musicale greco, scarsamente
diffuso perché si tratta di una musica difficile, ancorata ad una
vicenda storica particolare, da assaporare poco alla volta. Edita dalla
libreria editrice Urso, segna lesordio di Fernando
Buscemi, medico, nato a Noto, appassionato di lingue straniere,
affascinato sin dagli anni del liceo dalla civiltà greca antica,
di cui ha sempre approfondito la conoscenza. Ed è stato proprio lamore
per la Grecia e la classicità che lo ha indotto a scandagliare la
rebetika, nata in Grecia dopo il 1922, anno della sconfitta dellesercito
greco che aveva invaso la Turchia, e dopo il trattato di Losanna del 1923.
Si tratta di una musica particolare che deriva dalla fusione di quella
turca, colta e raffinata, con quella più povera dei sobborghi e della
malavita dei porti della Grecia. Da questa unione viene fuori la musica
odierna, prima rebetika, appunto, poi quella laica, popolare di oggi- spiega
Fernando Buscemi, che nel suo libro è riuscito a far rivivere altre
atmosfere, evidenziando il nucleo di una musica che canta il destino di
chi, passato improvvisamente da una condizione di grande prosperità
si trova catapultato in un mondo di estrema miseria ed emarginazione. La
musica dei Turchi è quella di gente molto facoltosa, in particolare
dei commercianti della cittadina di Smirne, lattuale Izmir, dove arrivavano
musicanti da tutto il Mediterraneo. Durante la seconda guerra mondiale erano
state promesse alla Grecia tutte quelle regioni che in un modo o nellaltro
erano state inglobate nella cultura greca, in particolare Smirne, dove vivevano
circa 500 mila Greci. La guerra fu persa dalla Germania per cui bisognava
impossessarsi di quelle terre, ma lesercito turco era molto più
forte. I Greci, arrivati fino alle porte di Ankara, vennero respinti a Smirne.
Lesercito sconfitto iniziò la ritirata e con lui circa 200
mila Greci che si riversarono nei sobborghi delle grandi città. Nel
1923 le grandi potenze decisero di fare uno scambio fra i 400 mila Turchi
che vivevano in Grecia con un milione e 400 mila Greci che venero cacciati
dalla Turchia, determinando la catastrofe. E dalla disperazione di
questi due popoli che nasce la rebetika. Questo genere musicale, si
sviluppa, quindi nei tekedes, ritrovi musicali dei bassifondi delle città
greche dove si fumava hashish e si bevevano alcolici, nei Café-Aman,
raffinati caffé musicali di origine mediorientale. Alle canzoni dei
fuorilegge che parlavano di droga, di sesso e di ogni genere di crimine,
si affiancavano quelle dei rifugiati che, invece, parlavano di amore sensuale.
Con la censura del generale Metaxas, la rebetika venne proibita in ogni
sua forma, per cui per molti anni queste canzoni, così come gli stessi
strumenti dei rebeti, vennero banditi e fu impossibile registrare qualsiasi
canzone che avesse attinenza con temi quali la droga o la prigione. La rebetika
continuò a vivere segretamente, perdendo un po della sua naturalezza
fino a quando, dopo la seconda guerra mondiale si trasformò lentamente
nella così detta canzone popolare. La sua riscoperta e riaffermazione
si è avuta solo alla fine degli anni 80 con Yorgos Dalaras,
famoso in tutto il mondo, ma poco in Italia.Gabriella Tiralongo (LA SICILIA 11 aprile 2006) |
GIOVEDI'
8 DICEMBRE ALLE 11.00 NELLA LIBRERIA URSO PRESENTAZIONE DI SICILIA TEMPLARE
DI SALVATORE SPOTOSicilia
Templare è il titolo dellultima pubblicazione di Salvatore
Spoto, edita dalla Newton & Compton, che verrà presentata presso la
libreria delleditore Francesco Urso lotto dicembre prossimo. E
la storia dei Templari, nelle vicende che portano allo scontro tra Angioini e
Aragonesi per il controllo dellisola per culminare nei Vespri Siciliani.
E localizzata, a differenza dei suoi precedenti Sicilia Antica
e Sicilia Normanna a Lentini, considerata dai Templari un Eden, diventata
tale grazie allo sbarramento del fiume secondo unantica tecnica idraulica.
Di origini siciliane, il suo cuore è per questa terra che vuole rivalutare
e lo fa risalendo ai Templari, epoca in cui era uno dei punti di forza del commercio
fra Oriente e Occidente. E un libro che nasce, come afferma lo stesso autore,
dalla voglia di creare un ponte con lOriente, nellintimo desiderio
di una promozione culturale della Sicilia. In questo Spoto è confortato
dalle ricerche avanzate svolte durante la docenza presso luniversità
di Bologna, nel corso delle quali si è occupato dei riflessi dei culti
orientali sul bacino del Mediterraneo. Salvatore Spoto, giornalista professionista
da trentacinque anni, viene fuori dalla preparazione universitaria non solo come
studente, ma soprattutto come docente. Si è dedicato da sempre al giornalismo,
sin da quando ha scritto per Il resto del Carlino, per poi collaborare con
lEspresso, Panorama, La Repubblica, per approdare al
Messaggero dove attualmente scrive. Saggista, scrittore, autore di testi
teatrali, ha al suo attivo numerose pubblicazioni, fra le più recenti,
Storia e magia delle carte da gioco, Ostia antica, Miti e misteri,
Roma porta dOriente, I Baccanali, Roma esoterica, Miti, riti, magia e
misteri della Sicilia, Sicilia antica, Sicilia Normanna. Gabriella Tiralongo |
![]() Quando
la poesia è questione di... «Momenti»dal quotidiano "LA SICILIA" del 9 ottobre 2005 «Momenti di poesia» è il titolo di una breve raccolta di poesie, che segna l'esordio di una giovanissima, Graziana Scaffidi, di appena dieci anni, alunna della scuola elementare Largo Sicilia. Il libro, compreso nella nuova collana intitolata «Opera prima-Poesie Ragazzi» della editrice Urso, rappresenta una novità in assoluto perché mai un editore ha fatto scelta migliore che far pubblicare una raccolta di poesie scritte da una bambina. Il progetto ha caratteristiche inusuali da ogni punto di vista, la presentazione, infatti, è stata affidata a Martino Miucci, anche lui scolaro di quinta classe elementare così come la copertina sulla quale è riportato un disegno a pastelli della stessa Graziana. La piccola autrice sa esprimere con la sensibilità e l'innocenza di una bambina, non senza quella severità e logica ferrea tipica dell'età, temi importanti, spesso ingombranti come la guerra e la pace. I sentimenti d'amore che la ispirano riesce ad esternarli «con semplicità e convinzione» come afferma Martino Miucci il quale ha colto nel libro di Graziana un filone particolare che lo caratterizza rispetto agli altri, «un pensiero particolare dedicato alla donna, alla mamma e al papà». Graziana ha partecipato a numerosi concorsi letterari per ragazzi ottenendo diversi riconoscimenti. Il progetto promosso dall'editore Urso, che ormai si distingue nell'ambito della piccola editoria in considerazione non solo del numero delle pubblicazioni annue, ma anche della qualità delle opere da lui curate e date alla stampa, rappresenta una scelta coraggiosa. La sua è una svolta importante dettata da quella sensibilità verso i ragazzi che sempre ha contraddistinto il suo lavoro. E' stato lui ad ideare una pagina, all'interno del suo sito web, interamente dedicata ai giovani scrittori. Gabriella
TiralongoGraziana Scaffidi, Momenti di poesia, 2005, pp. 48, Euro 7,00, (Libreria Editrice Urso - Collana ''Opera prima - poesia ragazzi'' n. 8) IN LIBRERIA dal 31 ottobre 2005 |
Il
«Vento» che spira dal liceo porta alla scoperta della verità Una raccolta di poesie per il debutto di Antonio Rametta «Vento» è il titolo di una breve
raccolta di poesie, che segna l'esordio letterario del giovanissimo avolese Antonio
Rametta. Antonio
Rametta,
Vento , dicembre 2004, Collana
Opera
prima n. 4 Euro 7,00 |
| Dal
quotidiano LA SICILIA dell'11-09-2003 Solidarietà attraverso i libri Singolare iniziativa per ricordare la tragedia dell'11 settembre Due anni fa gli occhi sbigottiti del mondo erano incollati davanti al televisore a guardare le immagini dell'attentato alle Torri Gemelle di New York. Alcuni spiriti liberi e sensibili, memori di quel triste giorno per le pagine della storia dell'uomo, hanno fatto "viaggiare" via internet una proposta: trasformare questo anniversario funebre in un atto creativo e generoso. I promotori dell'iniziativa, vogliono organizzare una mobilitazione generale per commettere un attentato poetico: "Liberate un libro! Perché un libro è simbolo di libertà, di condivisione e di tolleranza, la mattina dell'11 settembre 2003 uscite con un libro per voi importante, un libro che abbia cambiato il vostro punto di vista sul mondo, scriveteci una dedica con una parola, un indirizzo o un disegno e liberatelo! Per strada o su una panchina, alla fermata dell'autobus o in un bar a disposizione del lettore sconosciuto. Un po' d'appertutto nel mondo molti anonimi, ma anche artisti, scrittori, poeti, editori di ogni convinzione e confessione, libereranno dei libri per loro importanti lungo la strada, oggi 11 settembre 2003 a partire dalle ore 14,46 e li lasceranno un po' ovunque nella città". L'idea è stata intercettata dal sito www.libreriaeditriceurso.com, di Avola che ha cercato di coinvolgere più gente possibile ed ha provveduto a fare circolare l'informazione. E un modo per ricordare, senza solennità alcuna, quelle morti inutili, di persone come noi, alle quali se ne sono aggiunte, strada facendo, altre, andando così ad infittire "certe" pagine di storia. Aderire a questa iniziativa, significa dare voce ai volti di quei corpi che non sono stati più ritrovati e per i quali, ancora oggi, si celebra il funerale; vuol dire liberare nell'aria un momento così importante di condivisione. Gabriella Tiralongo |
LA
SICILIA![]() Domenica, 30 dicembre 2001 AL TEATRO <<SAN CORRADO>> PRESENTATO LIBRO SU DON MILANI Alla presenza di un pubblico attento si è svolta al teatro <<San Corrado>> di Pachino la presentazione del libro dello studioso pachinese Nello Lupo dal titolo "Don Lorenzo Milani, prete e maestro". Presente, oltre all'autore, la docente Michela Buscema che ha presentato i relatori: padre Pietro Catelan, l'editore Francesco Urso e il professor Giuseppe Munafò. Quest'ultimo ha tracciato un profilo del priore di Barbiana. "Il suo insegnamento mi ha fatto crescere come persona - ha detto Munafò nella sua relazione - e sarei molto lieto se il messaggio di don Milani arrivasse con maggiore frequenza nelle nostre scuole, essendo ancora oltremodo attuale". L'editore Urso ha sottolineato il buon momento culturale che sta attraversando Pachino, confermato dal soddisfacente andamento di vendita del libro di Lupo. <<Per la città di Vitaliano Brancati - ha aggiunto Francesco Urso - questo dato non può stupirci anche se gli intellettuali locali vanno incentivati e sostenuti". Padre Catelan si è soffermato a sua volta sul ruolo degli educatori e sulla crescita dell'oratorio della parrocchia di <<San Corrado". <<L'importanza del recupero di tutti gli individui, soprattutto dei cosiddetti ultimi e di quelli che la società etichetta come cattivi - ha detto padre Pietro - è l'essenza principale della missione di ogni educatore. E in questo don Milani è stato veramente un maestro". Ha fatto seguito un dibattito sui temi toccati dal libro di Nello Lupo, con riferimento anche alla situazione attuale nel campo dell'istruzione. Sergio Taccone |
| GIORNALE
DI SICILIA Domenica, 30 dicembre 2001 UN NUOVO LIBRO L'ultima opera di Nello Lupo su don Milani Si è tenuta presso il teatro della parrocchia di San Corrado, nell'ambito della giornata dell'Educazione promossa dal centro giovanile della parrocchia e dall'Azione Cattolica, la presentazione del libro Don Lorenzo Milani prete e maestro scritto dal professore Nello Lupo. Sul palco del piccolo teatro parrocchiale, che ha visto una buona presenza di pubblico, si sono alternati diversi oratori tra i quali padre Paolo Solimano, che ha curato la prefazione del libro, Michela Buscema, Sebastiano Burgaretta e Giuseppe Munafò. Anche il sindaco della città Sebastiano Barone e la sua giunta hanno partecipato alla presentazione dell'opera. Barone a nome dell'amministrazione e della città ha consegnato a Nello Lupo una targa ricordo. L'autore nella sua opera ha voluto tracciare attraverso la comparazione degli scritti di Don Milani un profilo del priore di Barbiana. << C'è nel pensiero di don Milani - afferma Nello Lupo - una parte costruttiva che può essere desunta da una lettura comparata dei suoi scritti più famosi; "Lettera a una professoressa" e "L'obbedienza non è più una virtù", con la sua opera prima "Esperienze pastorali", la sola che può fornire le coordinate umane, culturali, ma soprattutto religiose, senza le quali ogni pretesa di comprendere il Milani prete-mastro risulterebbe del tutto fuorviante. Alle indiscutibili istanze sociali e libertarie riteniamo vada aggiunta una dimensione teoretica e spiritualistica o più precisamente personalistica, che Don Milani espresse certamente sul piano della prassi educativa concreta, che fa del priore di Barbiana, a pieno titolo, un autorevolissimo rappresentante del personalismo cattolico contemporaneo>>. |
| Friuli-Sicilia La
poesia è come il fiato di un popolo. Il siciliano Antonio presti ha voluto
restituire, almeno al proprio popolo, il respiro e la voce di alcuni poeti, e
ha organizzato un mese di incontri tra poeti venuti da ogni parte d'Italia e la
gente di Sicilia. Ha chiamato questi incontri << Devozione alla bellezza
>>, a suo tempo dedicata all'arte, per la serie << Fiumara d'arte
>>, e ora alla poesia. Gli eventi si sono susseguiti per molti giorni sui
treni, nelle librerie, tra gli studenti e nelle case ospitali dei siciliani. L'iniziativa
di Antonio Presti ha voluto dunque restituire voce e parola ai suoi legittimi
ascoltatori e ha colto il segno di una realtà nascosta che testimonia
di un'altra Italia e di un modo antico di respirare nel mondo. Anch'io ne voglio
dare testimonianza segnalando alcuni libri di piccoli editori e la voce di straordinari
poeti dal Friuli alla Sicilia. |
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Sono tempi duri per le milletrecento vere librerie italiane, di cui trecento (le più grandi e le più aggiornate) in grado di coprire da sole la metà del fatturato totale dell'intero canale nazionale. Tempi duri che penalizzano, in particolare, gli spazi di tipo generalista (quelli insomma <<modello boutique" con i grandi successi editoriali in bella vista) e quelli senza vizi né virtù o, meglio, senza carattere. E che privilegiano, al contrario, i grandi scaffali multinazionali e iperefficienti: veri é propri ibridi tra il supermercato, lo spaccio, il tendone di piazza e la bancarella. Dove il libraio non può essere più quell'affascinante incrocio (alla maniera dell'Anthony Hopkins pre-Hannibal-the-Cannibal di "84 Charing Cross Road") tra l'amanuense, il copista, il bancarellaio pontremolese, il sensale, l'editore, il legatore, il tipografo, ií cartolaio e lo stampatore. Un affascinante incrocio che (secondo tradizione) non vendeva soltanto romanzi e saggi ma anche almanacchi, spartiti e chincaglierie di divario genere. Per fortuna il futuro del libro non è però soltanto quello giocato sul filo delle migliaia di metri quadrati da riempire con centosessanta nuove uscite giornaliere (oltre cinquantottomila in un anno), ma può essere anche nelle mani di questi "idealisti della pagina", nonostante si tratti di un universo fragile, che si apre e si chiude con regolarità atavica. Continuando, da sempre, a ignorare i mutamenti di tempi e modi dell'editoria: dal print-on-demand (la stampa su misura) alla recentissima pretiratura (in pratica duecentocinquanta copie di assaggio da inviare ai librai prima della pubblicazione vera e propria, per evitare rischi e rese). E scegliendo di proporre ai lettori cataloghi oltre ogni possibile tentazione di guadagno. Come nel caso della "Società per edizioni scelte" di Firenze che (sul Lungarno Guicciardini a pochi passi dall'appena inaugurata "Biblioteca Harold Acton") offre, tra arredi di gusto neoclassico e sedie appartenute a Enrico Caruso, riproduzioni su carta del mediceo Trattato di bicchierografia di Giovanni Maggi, cataloghi sulle Botteghe di mobilieri in Toscana dal 1780 al 1900 o spartiti dell'Estro poetico armonico di Benedetto Marcello. Si tratta di realtà fuori degli attuali standard di mercato e spesso fuori anche dall'ordinario, che talvolta hanno involontariamente lo stesso sapore della neogotica "Lello & Irmao Bookshop" a Porto o della trendissima "Magma" a Londra e che continuano a rivestire un proprio ruolo sociale specifico. In crisi sono soprattutto gli spazi "modello boutique" senza carattere e con proposte legate soltanto ai best-seller Ad esempio nelle piccole città di provincia dove la libreria continua a rappresentare un reale punto di riferimento e di aggregazione alla pari del municipio, della farmacia o del tabaccaio. Persino oggi, quando il mestiere del libraio non è più lo stesso e quando la libreria non corre più il rischio di diventare (a seconda delle necessità) luogo di incontro di scrittori e intellettuali, fucina di scambio di informazioni e di cultura, rifugio di perseguitati politici, tana di cospiratori, punto di appuntamento per spie. Lontani sono i tempi in cui Metternich "progettava un'organizzazione di tutta l'editoria dell'Impero capace di ridimensionare lo straripante potere dei librai". Eppure qualcosa di quell'idea di libreria come luogo di cultura continua a esistere (sia pur assai fragilmente tanto che qualcuna di loro potrebbe essersi addirittura chiusa nell'arco di questo stesso articolo) in una "Libreria del mare" di Milano o di Palermo, nel "Becco Giallo" di Oderzo (provincia di Pordenone) che assembla tutto quanto fa "lettura per bambino", nella "Pergamena" di Courmayeur dove si ritrovano storie di montagne e scalate. Oppure nella libreria dell'Isola della Maddalena (specializzata in oceani e arcipelaghi), nell'"Argo" di Lecce interamente votata agli scrittori dell'altra Europa, nella "Popolare" di Grosseto con i suoi libri su Etruschi e Maremma o nella "Casa Azzurra", lungo la statale dei Giovi (tra Milano e Portofino), che mette in vendita riedizioni d'autore del De humani corporis fabrica di Andrea Vesalio. Chi scommetterebbe oggi su un futuro sicuro e tranquillo per il "Viaggiatore immaginario" di Arezzo (che non sconfina mai da guide e taccuini di grandi viaggi magari in versi), per l'"Alberti" di Verbania che parla soltanto (o quasi) di Lago Maggiore, sulla "Pecorini" di Foro Bonaparte a Milano (dotata di rari erbari settecenteschi e di bibliografie) o sulla "Aristodemo Ferri" dell'Aquila che ha in catalogo la riproduzione della Perdonanza di Collemaggio curata dall'Abate Tarcisio Manetti. Eppure sono proprio piccoli spazi come questi che (alla pari di grandi e storiche librerie capaci di mantenere intatto il sapore delle proprie origini come la "Hoepli" di Milano, la "Herder" di Roma, la "Colonnese" o la "Guida" di Napoli) ad avere ancora qualche speranza. Una speranza che contraddice addirittura la logica che vuole ormai il libraio trasformato "in un esperto di marketing, psicologia della vendita, di informatica, di programmazione e di controllo, di gestione dello stock o di rotazione dei titoli" mentre sembra preistoria il tempo in cui Giorgio Amendola, proprio in qualità di commesso di libreria, assolveva (vendendo le Fiabe di La Fontaine o Gli indifferenti di Moravia) "I'unico lavoro che abbia mai fatto come dipendente da un padrone": a Napoli, agli ordini del "buon signor Johannowsky", dalla primavera del 1929 al marzo del 1931. Nessuno vuole fermare il tempo ma si può comunque cercare di renderlo più a misura d'uomo. È giusto che ci siano i grandi spazi tanto amati da giovani ma è anche giusto che agli stessi giovani sia offerta (oltre alla possibilità di utilizzare biblioteche scolastiche finalmente aperte e aggiornate) I'opportunità di conoscere l'altra faccia della libreria. Quella destinata a essere schiacciata senza possibilità di scampo dalle attuali strategie di marketing, quella simboleggiata dalla mitica (e purtroppo scomparsa) "signora Adriana" della "Carù" di Gallarate. Quella dei Don Chisciotte. |
| da
Il GIORNALE DI SICILIA Marcello Di Grandi |
| da
LA SICILIA di venerdì,
5 gennaio 2001 Siracusa Cultura NEI
PENSIERI, IN SPORADICI SOGNI Un giovane avolese mette in versi il suo male di vivere. E' il ventiduenne Corrado Di Filippa che ha recentemente pubblicato "Nei pensieri, In sporadici sogni" della "Editrice Urso". Il giovane avolese dedica questa sua raccolta al padre, scomparso recentemente. Il ricordo del padre, il malessere dei giovani in Sicilia, l'amore per la sua terra sono i temi delle poesie, parte in italiano parte in dialetto siciliano, del giovane Di Filippa. "Chiudersi in una stanza aprire una veranda interiore buttare pensieri e sogni su un foglio di carta, questo è fare poesia", dice Di Filippa e aggiunge che grazie a questa pubblicazione <<qualcuno forse capirà il mio "mal di vivere" dettato dai vari problemi sociali, dall'amore che ho verso la mia terra (...), dalla triste rassegnazione dei miei compagni e soprattutto dalla mancanza di mio padre che mi ha insegnato a volgere questa tragedia in commedia>>. La raccolta fa parte della collana curata dalla casa editrice avolese dal titolo. "Araba Fenice", una delle iniziative della casa editrice avolese della libreria Urso. Come ricorda Stefano Bucci ne "Il sole 24 ore" del ventinove ottobre scorso quella di Urso è "una libreria quasi di confine, ma che può vantare una storia Iunga cinque lustri". Proprio in questi giorni la libreria e casa editrice di Francesco Urso festeggia infatti il suo venticinquesimo anniversario. Simona Rossitto |
| da
IL GIORNALE DI SICILIA di Giovanni Stella: Il primo fu il padre Un
dono sotto l'albero di Natale ha sorpreso gli "Amici cari" di Giovanni stella,
poeta, scrittore e noto commercialista di Avola. Fresca di stampa è infatti
la sua ultima pubblicazione, per la Libreria Editrice Urso, che tratta dell'amicizia.
"L'amicizia supera l'Amore di cui tuttavia si nutre, - scrive Piero Fillioley
nella presentazione del libro - ma lo supera perché ne espelle la tirannia
e vi immette felicità". "Amici cari" è
l'avvincente racconto della vita dell'autore, dei suoi innumerevoli incontri trasformatisi
poi nell'amicizia pura, certamente per la qualità del suo carattere, la
sua generosità, per il suo modo di porsi e saper ascoltare. "Ogni incontro,
ogni dialogo è un'occasione di una crescita dell'animo, - scrive Stella
- un arricchimento della propria conoscenza, perciò è destinato
a rimanere indelebilmente impresso nella memoria." Tantissimi sono stati questi
incontri e lo scrittore li riporta fedelmente, descrivendo i luoghi con dovizia
di particolari, le occasioni, le persone: i suoi "Amici cari". Dal primissimo
amico, suo padre, al maestro, ai compagni di scuola e di giochi, al vecchio medico
di famiglia. Ciascuno gli fa riportare piacevolmente alla memoria ricordi della
sua infanzia vissuta ad Avola e dei suoi studi universitari a Catania. Descritti
anche i viaggi assieme alle persone più care e, ancora, innumerevoli altri
incontri con Giorgio Almirante, Gesualdo Bufalino, Lucio Mariani, Franzo Grande
Stevens, George Moustaki, Corrado Sofia, solo per citarne alcuni. "Si dice che
quando l'uomo comincia a ricordare è segno di senilità, - dice ancora
Giovanni Stella - ma parimenti, il ricordare, conferisce a chi ha acquisito una
certa maturità ed esperienza di vita, strumenti di controllo, di convalida
del percorso già fatto, punti di riferimento certi per la vita ancora da
percorrere". Eleonora Vinci |
| LA
SICILIA VENERDI 20 ottobre 2000 Novità
in arrivo nel panorama dell'editoria avolese con la prossima uscita del libro
"Amici cari" di Giovanni Stella. Il dottore commercialista avolese con la passione
per la letteratura nel suo ultimo lavoro offre una carrellata di ritratti degli
amici più cari che lo hanno accompagnato nella sua vita. Esperienze di
amicizia che lo hanno arricchito e hanno puntellato i suoi percorsi di crescita
umana e professionale. Sono persone a lui particolarmente vicine, sia nel campo
professionale, sia, e soprattutto, amici che condividono con lui la passione per
la letteratura. "Amici cari" è edito dalla "Libreria Urso editrice" di
Avola. Della stessa casa editrice sono anche altre opere di Giovanni Stella,
Miraggi
, Gusci di mandorle e Datteri verdi (raccolte di poesie), Le
Sirene e l'Isola, che racconta in una prosa poetica di un viaggio ideale attraverso
i posti della Sicilia, sulla scia di L'olivo e olivastro di Vincenzo Consolo.
Altra opera di Stella è "Block - notes di un artista-Novecento d'amore",
una raccolta di versi tratti dalla produzione dei maggiori poeti del Novecento. SIMONA ROSSITTO |
UNA STORIA SICILIANA
Il Sole 24 ORE Domenica 29 Ottobre 2000
Forse è la libreria più a Sud d'ltalia a pochi chilometri da Capo Passero. Una libreria quasi di confine che può però già vantare una storia lunga più di un lustro. E che ha appena festeggiato <<in contemporanea>> i suoi primi venticinque anni di attività e i primi cinquanta anni di vita del suo proprietario, Francesco Urso.
Avola <<è un tipico grosso centro agricolo del Profondo Sud famoso per le sue mandorle >>, interamente ricostruito dopo il terremoto del 1693 sul modello di una bellissima pianta esagonale (molto simile quella delle nordica Palmanova e della limitrofa Grammichele). Una piccola città di trentamila abitanti che << si sta lentamente trasformando >> ma dove (ad esempio) sembra non esserci neppure l'ombra di un museo. << Così spiega Francesco Urso la mia libreria è dovuta diventare quasi per necessità una sorta di ultimo baluardo di civiltà e di cultura >>. Cercando (proprio in virtù della passione di Francesco e di sua moglie Liliana) <<di sposare l'impegno ad offrire un servizio adeguato al cliente con una ricerca editoriale estremamente raffinata >>.
Il risultato è una miscela che abbina libri scolastici, ultime novità, conferenze. dibattiti, rassegne dedicate alla piccola editoria siciliana, concorsi per <<Un racconto per un segnalibro>> e persino teatro. Senza dimenticare i trentacinque titoli pubblicati dalla <<Editrice Urso>> e organizzati nelle collane <<Poesia Araba Fenice>> << Mneme >>, << Iconografica >>, <<I Ouaderni dell'Orso >>. Collane che comprendono i versi di Franco Caruso e Rosaria Cammisuli, I fatti di Avola raccontati da Sebastiano Burgaretta, una rassegna sulle edicole votive della Sicilia Sud-orientale e Un manuale sulla coltivazione del mandorlo.
Nella vetrina in questa piccola libreria <<di pochissimi metri quadrati >> (venticinque o giù di lì) ci sono oggi, le storie del Medioriente, viste sia dalla parte di Israele sia da quella dei Palestinesi. Magari affiancate alle edizioni del Macis ed ai prodotti firmati << Bruno Mondadori >>. Ma non mancano neppure sezioni << a tema >> su tutto il Baricco o tutto il Coelho possibili. In questa realtà << fisicamente lontana >>, qualcosa sta comunque cambiando. Anche in materia di distribuzione di libri. E se << riferimento più vicino resta ancora Napoli >> i tempi di consegna si stanno orma progressivamente riducendo. Grazie alla velocità dei corrieri ma grazie soprattutto a quel sogno (che Francesco Urso insegue da venticinque anni) di realizzare una vera << piccola libreria >> in questo angolo estremo dell'ltalia.
Stefano Bucci
***
Lapilli
GIOVANNI STELLA, Libreria Editrice Urso (E 6,20) Avola 1999
Questa raccolta di memorie, descrizioni e pensieri sommessi si pone su un territorio neutrale fra gli spazi tematici dell'esistere e del male di esistere. Unica ragione e fonte consolatoria, unica speranza di speranza è l'infanzia, è Cetty L'Autore, assediato dall'assenza presente dell'amata, ci racconta delle fughe comuni e delle proprie fughe (che altro sono i passaggi su luoghi che solo rappresentano motivi della diversità e non tappe del nostos?). Ed è un racconto porto con compostezza dai toni dimessi di una scrittura che non dà spazio alla lacerazione, che non ammette né esplosioni né implosioni. Il canovaccio segue le ragioni di una evocazione lenitiva, protesta la propria innocenza - non ammette né estraneità né responsabilità - attraverso la frequente proposta di interrogativi destinati a comporre, a colmare l'assenza, a richiamare in causa e coinvolgere la presenza assente. Le istanze della lirica sono deliberatamente neglette perché la dolenzia, il malessere implicito si impongono rudemente e permanentemente senza consentire quella metabolizzazione dell'esperienza vitale che è postulato necessario alla creazione estetica. L'Autore non può (non vuole?) darsi cura di estetiche: è impegnato a ricordare - a ricordare all'altra più che a se stesso - le comuni occasioni, il convissuto, la trama passata, come se questo tragitto memoriale avesse la reale possibilità di favorire una restaurazione sentimentale, fosse un'esca appetibile. Lapilli è certamente il resoconto di un excrucior, ma finisce per rappresentare la descrizione di un'attesa definitiva, il cammino fratturato di una lunga lettera d'amore, di devozione. Quando Stella si sarà allontanato dal ricatto della vicenda umana che qui lo avviluppa, quando cesserà o si ridurrà l'intrisione nel soggettivo, allora torneranno a prendere campo quella ricerca, quelle visioni, quelle magie essiccate che emersero e si fecero ammirare nelle prove poetiche di Miraggi e di Datteri Verdi. Fastoso il respiro della prefazione di Gaetano Gangi ed essenziali gli eleganti tipi dell'Editrice Urso.
Lucio
Mariani
In
TELOS,
quadrimestrale
dellOrdine dei dottori commercialisti di Roma N. 4
, Roma Aprile 2000
Indovina chi viene in Libreria
[ ] In Sicilia Fausto Flaccovio (Via Ruggiero Settimo a Palermo) gestisce la più antica e famosa libreria del capoluogo: ci veniva tutte le mattine Giuseppe Tomasi di Lampedusa a prendere appunti su un quadernetto nero. Da Flaccovio è nato il gruppo 63 e oggi passa spesso Leonardo Sciascia. Domitilla Alessi, titolare in Via Siracusa, sempre a Palermo, della raffinatissima libreria Novecento, ha creato un ambiente particolare in cui si mescolano libri sull art decò e oggetti in stile liberty. La sorpresa, però viene da Avola, dove in Corso Garibaldi 41 si trova la libreria editrice di Francesco Urso, giovane talmente innamorato della sua terra da essere riuscito a creare, in un centro così isolato, una delle librerie più fornite su tutto quanto riguarda la Sicilia. E quello che non cè ci pensa lui a pubblicarlo, presentarlo e distribuirlo.
Vittorio
Parazzoli
Capital 11/ 1984
pag. 362
***
Viaggio
nelleditoria siciliana.
Siracusa dalle molte sorprese.
Il piacere dellartigianato
[
]
Se la libreria di Taggeo era fornitissima per i tempi, quella che Francesco Urso
ha aperto ad Avola, non è da meno. Anzi, è talmente ricca di testi
su tutto quanto riguarda la Sicilia da essere citata unica nellisola
assieme a Flaccovio e a Novecento di Palermo in un servizio della rivista
<<Capital>> sulle migliori librerie dItalia. Francesco Urso
è un giovane appassionato che dal Sessantotto ha saputo trarre insegnamento
per quanto riguarda la documentazione storico-antropologica. E se qualcosa gli
sembra interessante sotto questo profilo, lui la pubblica in proprio.
<<
Ma attenzione- avverte Urso io faccio il libraio per scelta, quando pubblico
non ho una logica commerciale. Per me leditoria è unattività
collaterale, una maniera di fare qualcosa di concreto per la mia terra, un hobby
di prestigio, anche>>. Ad Avola la sua libreria è diventata un punto
di ritrovo per gente di cultura. <<Da quando cè Urso
dice grato il giovane studioso Sebastiano Burgaretta ad Avola si sono venduti
più libri che dai tempi della fondazione del paese. Prima cera il
deserto>>. Come editore Urso ha allattivo pochi volumi che la dicono
lunga sulle sue scelte: sono il saggio su I fatti di Avola del
1968 di Sebastiano Burgaretta, la documentazione fotografica su Palazzolo Acreide,
la ristampa anastatica dellopera del 1872 del botanico Giuseppe Bianca
sulla coltivazione del mandorlo in Sicilia, i libri su san Sebastiano a Melilli
e su Santa Venera e pochi altri.
Maria
Pia Farinella
IL
GIORNALE DI SICILIA martedì 27 Ottobre 1987
***
Uno
dei luoghi fatati cari ai bibliofili
[ ]Per caso o per destino mi è accaduto di conoscere Burgaretta l'anno scorso ad Avola nella odorosa Libreria di Francesco Urso, in uno dei luoghi fatati cari ai bibliofili in questo angolo della Sicilia Orientale che pure ha conosciuto le passate glorie della mia Noto. Queste pagine registrano per l'imprevedibile Libreria una locuzione siciliana colorita e polivalente. È nata, vi dichiarano, per gioco o per scommessa. Già si consideri che il libro, scarso oggetto di desiderio ai nostri giorni e ancora meno di lettura, vi sta di casa o vi si può trovare in breve tempo. Nello stesso mattino vi ho annusato l'acutissimo Burgaretta e il fondatore, Urso, libraio editore.
Nella mia stima, e come pendant nella mia memoria, Urso è libraio editore qual era nella via Di San Giuliano, in una Catania scampanellante di tranvai e sussultante di trombette d'auto, Niccolò Giannotta dalle cui bellissime mani ricevetti in dono il primo vocabolario della lingua italiana per i miei studi ginnasiali. Urso è stato un idealista sessantottino. Brillante, ne sono certo, come l'umanissimo e geniale Sebastiano Sperandeo il cui Longines da tasca, uno di quelli che Arzièr-Le-Muids diede ai suoi figli soldati, porto a segnare il tempo nelle conversazioni in pubblico più che nelle mie giornate. Urso coglie a volo. Costruisce. Otto mesi fa ho detto a Mario Zuppardo che se Urso con iniziative originali e vaste volesse rendere di moda la lettura non esiterei a incoraggiarlo. La forza che infallibilmente costringe a leggere non è nel modesto prezzo del libro ma nella vivente cultura dei cittadini. In quest'area del Mediterraneo cervello del mondo, stupor mundi, vedrei una Sicilia che legge, che pensa, e che ragiona.
Gaetano
Gangi
Avola,
Luglio 1998
***
Ciccio,
libraio editore
Quel
luogo nel cuore di Avola, posto a mezzogiorno, fra uno snodo non interrotto di
strade, dove Mazzini e Garibaldi padri del Risorgimento italiano si abbracciano
nelle vie che li ricordano...
Se
Alessandro Manzoni fosse vissuto in quest'epoca, dopo un'escursione ad Avola,
probabilmente avrebbe così iniziato il suo capolavoro letterario, mutando
i nomi dei protagonisti da Renzo e Lucia in Ciccio e Liliana, rappresentandoli
in una storia di vita ordinaria nel Novecento in versione di fine millennio.
Diversi
dal romanzo di manzoniana memoria personaggi, episodi, trame, ma uguale il tema:
l'amore per la vita, bene supremo da conquistare, qui per il tramite della letteratura,
perciò del libro.
Nasce
così, più per gioco (ch'è la cosa più seria della
vita) e per scommessa, che per intenzione di lunga durata, l'idea della Libreria,
ponendo radici in un luogo fisso ad una attività che Ciccio Urso già
svolgeva in forma itinerante. Con alle spalle una esperienza politica di sessantottino
convinto - squattrinato ma onesto, reduce da numerosi lunghi viaggi nel mondo
(vizi entrambi rimasti tali) - e la duplice passione, ch'è amore, per Liliana
e per il libro: la prima conquistata impalmandola, l'altro legato a sé
in via definitiva con l'apertura di quel buco, posto a Capo Sud d'Europa, perciò
la libreria ultima (uscendo) o prima (entrando) nell'antico continente. Non più
di venti metri quadri, dove i libri trovano allocazione da terra al tetto, negli
scaffali, nella vetrina e anche accalcati fra loro e in piccoli mucchi negli angoli
e financo agganciati con chiodo e fil di ferro nella parte interna della vecchia
porta a due ante (qui detta alla "palermitana") che un lucchetto in precarie condizioni
di funzionamento tenta di preservare da intrusioni notturne. Poi c'è lo
scagno, ossia un tavolinetto che non si vede più essendo stracolmo di libri,
riviste, giornali, penne, gomme, computer, stampante, annunci vari, messaggi d'amici,
aforismi captati parlando, raccolti da Ciccio che li trascrive, scritti recenti
d'autori locali pubblicati, anche sulla Rivista dal colore grigio verde, "Gli
Oratori del Giorno", fondata nel 1927 da Titta Madìa sr che lui agita,
mostrandola ai presenti ed alla cui forma grafica si è ispirato per creare
la collana editoriale di monografie "I quaderni dell'Orso". Dietro quella pila
di libri che giace sopra (ma anche sotto) la scrivania s'affaccia sorridente
e sornione lui, Ciccio, il libraio, che nel frattempo ha esteso il vizio, diventando
anche editore, piccolo ma non minore.
Ruota
la testa enorme ornata dalla folta chioma e incorniciata da un paio di grandi
occhiali che si muovono in saliscendi via via che arriccia il naso per una delle
sue consuete risate e, con voce squillante e dal tono fra serio e faceto, apre
le due lunghe braccia, per dirigere come un maestro di musica quella orchestra
che gli sta davanti.
Tre
persone - è il massimo che lo spazio concede - si dimenano fra un libro,
una rivista, una "quisquilia", ammirando con occhio carezzevole e fugace quella
bella fanciulla che telefona al moroso, mentre gli altri aspettano pazientemente
sul marciapiede davanti alla porta il loro turno per entrare nel palcoscenico
e svolgere il ruolo di solisti, o primi attori, contentandosi intanto di esercitare
il ruolo di comparse. Spesso nelle sere
d'estate come una sorta di circolo ricreativo all'aperto), per evitare che chi
resta cominci a sparlare di chi è
appena andato via. Càpita nel frattempo di veder apparire Liliana, nascosta
fra i libri a cagione della sua esilità, intervenire nel discorso, o
di assistere ad una incursione di Marco, futura speranza editoriale, il quale
reclama un gelato a Ciccio che lo rabbonisce "Ti fa male". Tra un
discorso, una battuta e l'altra, un "personaggio" e l'altro che si alternano
nella recita ("È la casa che li porta".... direbbe un amico
d'antica memoria ora scomparso), si svolge il teatro della vita di paese, nel
Sud della Sicilia, giardino del mondo. E si scrive la storia, quella con la
esse minuscola fatta di piccoli episodi ed eventi del quotidiano, che probabilmente è più
importante di quell'altra con la consonante maiuscola che narra dei grandi eventi
e che forse più interessa pochi uomini.
In
fondo il presente non esiste. Mentre si scrive, si parla, si legge, il presente
è già passato. Ricordare dunque per riessere, perciò rivivere,
ecco il problema. Per dirla con Eduardo De Filippo "ha dda passà 'a
nuttata".
Il tempo
scorre piacevolmente nella Libreria Urso, dove si esercita in permanenza la sagra
del libro, unico vero protagonista di questo teatro che è anche il centro
e il cuore del mondo e dell'uomo e lo aiuta appunto a vivere.
Quel
buco o "covo" come affettuosamente lo chiama l'altro Urso, Alessandro,
avolese da trent'anni emigrato in Canada ma col cuore qui, si appresta a festeggiare
le nozze d'argento col libro e l'editoria e rammenta i quattro lustri già
passati con una dedica su papiro a firma degli amici che Ciccio tiene alle spalle
sopra la testa come una corona. Accanto alla quale è fissata anche una
maschera teatrale in miniatura, per ricordare a ciascuno il suo ruolo nella recita
del teatro della vita, e un palloncino pronto, all'occorrenza, ad essere gonfiato
e immediatamente subito sgonfiato all'orecchio di qualcuno che tenta di sollevarsi
da terra...
Ma in quel
luogo si va anche per acquistare libri, e se ne trovano di ogni genere e specie:
antichi e moderni, di tutti gli editori, italiani ed esteri, oltre quelli
da lui editi, ovviamente, e, se si cerca un libro che non c'è, Ciccio assicura
che si può avere in meno di una settimana, sempreché gli si lasci
un acconto, altrimenti finisce come lo Zufolo di Giufà.
Quando
vado fuori, una delle prime cose di cui vado in cerca è la libreria; ma
posso dire che solo la famosa libreria parigina "Shakespeare and Company" - fondata
nel 1901 da Silvia Beach, frequentata da gente famosa e no, di tutto il mondo,
e ora gestita da George Whitmam, che con Urso, pur nella differenza di età,
ha molti tratti in comune in quanto a disponibilità umana, simpatia, occhio
esperto e vigile, bontà d'animo -, mi procura lo stesso fascino di questo
buco.
E sarà
quest'angolo di vita e di cultura, dove gli incontri sono ancora l'unica possibilità
che resta in provincia per cogliere le tensioni del mondo, a rappresentare nel
terzo millennio che avanza, ancora più e meglio di oggi, la storia e la
civiltà di un piccolo paese dal nome sdrucciolo, posto ai piedi degli
Iblei, in terra di Sicilia, luogo di questo pianeta.
in Le Sirene
e l'Isola,
Libreria Editrice Urso, pagg. 99-100-101-102
Avola 1998
***
CHE
FINE HANNO FATTO I BRACCIANTI?
Ormai
a lavorare la terra sono rimasti in pochi e anziani
Domenica mattina. Fa freddo e piove. La piazza è deserta. Qui non piove mica spesso. Eppure piove oggi come pioveva il giorno dei funerali, trent'anni fa, e tutti ricordano il mare di ombrelli. Tra pochi giorni è il 2 dicembre: il sindaco diessino, dopo qualche tentennamento, celebrerà l'anniversario. Il professor Burgaretta e il suo amico editore Ciccio Urso - vero eroe che ha una libreria dove si fornisce tutta la provincia e che è l'ultima libreria d'Italia, perché sta più a sud di Tunisi - stanno aspettando dalla tipografia le bozze della nuova edizione del libro, e sembra che resistano in trincea come quel giapponese sull'isola tanti anni dopo la guerra. Vogliono tenere vivo il ricordo del 2 dicembre a tutti i costi, ma per i nobili di allora e di ora fu solo una cosa che mise in cattiva luce Avola. I ragazzini che sfrecciano sui motorini non ne sanno niente, né gliene frega. Si vedono tutti sul viale che porta al Lido, la sera sono così tanti che gli abitanti non riescono a entrare in casa. Protestano e sonó stati anche minacciati. I ragazzi non stanno nella piazza, in nessuno dei quattro angoli, e chissà se quando saranno grandi riusciranno almeno a cacciare via questa tradizione. Di braccianti ce ne saranno sempre meno. Poco male: perché quei tanti che stavano sulla statale il 2 dicembre 1968 stavano lì perché non volevano più il caporalato e lottavano contro quella specie di gabbie salariali che facevano differenze tra la provincia di Siracusa del nord (dove si veniva pagati di più perché arrivavano le grandi industrie, e allora la campagna poteva svuotarsi) e quella del sud, dove ogni ora veniva pagata oltre trecento lire in meno. Ora a lavorare la terra sono rimasti in pochi, per lo più anziani: il caporalato è risorto (e non molto tempo dopo l'approvazione dello Statuto dei Lavoratori) ed è vivo, e dal decreto Berlusconi in poi anche legittimato; di gabbie salariali si torna a parlare e non sembrano affatto lontane; e finanche lo sciopero pare che debba essere autoregolamentato, perché così non va più bene. E che ce la ricordiamo a fare la tragedia di Avola?
Toto Roccuzzo
In Diario della settimana, Anno III numero 48 2 Dicembre 1998- I fatti di Avola 1968-1998 pag.24
***
A
circa vent'anni dalla prima edizione e a trenta dagli avvenimenti, nello
scorso dicembre, è uscita la seconda edizione de "I fatti di Avola" (Libreria
Editrice Urso, Avola 1998, L. 24.000), riveduta e integrata da un saggio di Giuseppe
Astuto, docente di Storia Contemporanea presso l'Università di Catania
e da un'intervista all'avv. Faust D'Agata, vicesindaco di Avola del tempo. I fatti
sono quelli accaduti ad Avola il 2 dicembre '68, quando ai braccianti, in lotta
per la parificazione dei salari e dell'orario di lavoro nelle due zone della provincia
di Siracusa, fu risposto col fuoco della polizia. Tragico bilancio della violenta
repressione, due braccianti morti e cinque feriti. L'autore, allora giovane studente,
avolese e perciò testimone quasi diretto degli avvenimenti, li ricostruisce
con grande rigore storico, che non cade, però, nell'indifferenza. Riporta
interviste rese direttamente a lui, all'indomani dei fatti, da alcuni lavoratori
e cittadini che si trovano sui luoghi dell'eccidio. Documenta le reazioni nel
Paese e sulla stampa, le posizioni dei partiti politici e dei sindacati, la risposta
del Governo.
I tragici fatti di Avola sono un momento importante nella storia
dell'emancipazione degli operai e dei contadini del Meridione, perché
segnano l'inizio del movimento che approderà all'abolizione di quell'assurdo
e ingiusto meccanismo delle "gabbie salariali".
Il libro
nonostante il tempo trascorso rimane di grande attualità, perché,
scrive l'autore "ancora oggi i giovani rischiano di perdere la memoria storica
di quell'evento"
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