Il
curriculum
di Giovanni Stella
1948
Nasce il 16 settembre ad Avola in provincia di Siracusa, primogenito di
quattro figli, da Santo Stella (1920) e Gorizia Battaglia (1922) entrambi muniti
del diploma di insegnante elementare.
1953 - Frequenta
la primina nelle Scuole elementari De Amicis, viale Lido di Avola, con l'anziano
insegnate Consiglio.
1957
- Frequenta la quinta classe delle Scuole elementari presso le Suore Orsoline
di Avola, sotto la guida di Suor Maria Carnemolla..
1958/1960 - Si iscrive e frequenta la Scuola
media inferiore.
1961/1965 - Si iscrive
all'Istituto tecnico commerciale "A. Rizza" di Siracusa, sezione staccata
di Avola..
1965/1970 - Si iscrive
nella facoltà di Economia e Commercio presso l'Università di Catania.
Inizia la collaborazione, che durerà tutto il periodo universitario, al
settimanale "l'Aretuseo". Si laurea il 25 novembre 1970 discutendo una tesi in
Tecnica bancaria, relatore il professore Ubaldo Mazzarini, dell'Università
di Roma, quell'anno incaricato anche a Catania. 1971
- Supera nella sessione di marzo l'esame di stato per l'esercizio della
professione di dottore commercialista, conseguendone l'abilitazione.
1972 - Si iscrive all'albo dei dottori commercialisti di Catania con
anzianità 23 maggio. A dicembre apre lo studio professionale.
1976
- Si crea l'Ordine dei
dottori commercialista di Siracusa. E' fra i fondatori. 1978
- Si sposa il 29 aprile con Arcangela Consiglio.
1979 - Nasce il 5 aprile Maria Grazia la primogenita. 1982
- Viene eletto Consigliere dell'Ordine dei dottori commercialisti,
nel 1982.
1987
- E' eletto Segretario dell'Ordine, carica riconfermata successivamente ogni triennio.
Continua a partecipare a tutti i Congressi di categoria che segue dalla iscrizione
all'Albo in avanti; in alcuni lascia testimonianza con comunicazioni scritte e
interventi orali. Nasce
il 20 gennaio Cetty. Collabora a "il Coccodrillo", quindicinale locale. 1988
- Inizia la collaborazione a "il fisco" nella rubrica di Diritto penale tributario
diretta da Ivo Caraccioli, ordinario nell'Università di Torino, che conosce
a Siracusa nell'occasione di un convegno e al quale si legherà da amicizia. 1989
- Inizia la collaborazione a "Gli Oratori del Giorno" rivista fondata nel 1927
da Titta Madia jr., ora diretta dal figlio Nicola e dal nipote Titta jr., avvocato
penalista col quale intrattiene rapporti di grande amicizia. Pubblica per i tipi
di Urso, che sarà costantemente suo editore ed amico, Miraggi, raccolta
di poesia in tre sezioni comprendenti le prime scritte da ragazzo ("Deserto rosso"),
le altre scritte successivamente ("Deserto inumidito": ispirate da Prevert) e
le ultime del 1989 ("Dolce fiele": controcanto a L'amaro miele di Gesualdo
Bufalino, a cui sono ispirate).
1990
- Conosce Corrado Sofia, scrittore, regista, giornalista col quale avrà
una intensa amicizia fino alla morte dell'amico, nel 1997, all'età di 91
anni.Viene eletto componente del consiglio direttivo dell'AN.T.I. (Associazione
Nazionale Tributaristi Italiani), sezione della Sicilia Orientale. 1991
- Ad agosto incontra a Comiso nella sua casa Gesualdo Bufalino, suo scrittore
preferito. Scriverà di quell'incontro. A ottobre incontra a Firenze
Franzo Grande Stevens, presidente del Consiglio nazionale forense, avvocato di
fiducia di Gianni e della famiglia Agnelli, della Fiat e di molti nomi del gotha
economico italiano ed europeo. Intratterranno una buona e sincera amicizia. Pubblica
con Urso Datteri verdi, raccolta di versi scritta nel 1990/1991.
1992
- Viene nominato componente della Commissione di studio di Diritto penale dell'Economia,
presso il Consiglio nazionale dottori commercialisti a Roma. Successivamente ne
verrà nominato Vicepresidente.
1993
- Urso edita Gusci di mandorle, poesie scritte nel periodo 1992/1993.
1994
- Inizia la collaborazione a "Dottori Commercialisti" rivista dell'Ordine di Roma,
diretta da Lucio Mariani, scrittore e poeta col quale si lega d'amicizia. 1996
- Viene eletto presidente dell'Ordine dei dottori commercialisti di Siracusa.
Nell'occasione della Prima rassegna della "piccola" editoria siciliana
svolta ad Avola, tiene nel salone Comunale una conferenza sul tema "Montale e
il male di vivere nella poesia". Inizia la collaborazione a "Il Congresso",
quindicinale italo-canadese pubblicato a Edmonton (Canada) e diretto da Alessandro
Urso.
1997
- Commemora nella sede dell'Ordine il Collega Gaspare Conigliaro, prematuramente
scomparso, in memoria del quale viene assegnata una borsa di studio. Viene rieletto
alla presidenza dell'Ordine per il triennio 1997/2000. Fonda e dirige la rivista
"il dottore commercialista - professione e cultura", bimestrale dell'Ordine di
Siracusa, a distribuzione gratuita in tutta Italia (tiratura 1.300 copie a numero).
1998
- In occasione del 50° compleanno, che festeggia con una festa con amici
e parenti, pubblica il poemetto Cinquantesimo e anche il libro Le Sirene
e l'Isola. Incontra lo scrittore Vincenzo Consolo
1999
- Esce edito dalla Gepas, per la cura di Orazio Parisi, nella collana "Blocco
notes d'artista", la raccolta di versi scelti Novecento d'amore con corredo
di illustrazioni di oli di Letterio Consiglio. Presso la Libreria Editrice
Urso pubblica Lapilli, una raccolta di poesie in forma di prosa scritte
fra il 1995 e il 1997. 2000
- Viene riconfermato presidente dell'Ordine dei dottori commercialisti
per il triennio 2000/2003. Nei locali di Castello Crisilia ad Avola tiene una
conferenza su Gesualdo Bufalino, l'uomo e l'opera.Presso la libreria Editrice
Urso pubblica Amici
cari: piccola raccolta autobiografica; la vita raccontata attraverso gli amici
più importanti. Il libro è corredato da dieci tavole fuori testo:
disegni realizzati da Mario Zuppardo. .
2001 - Viene eletto
Consigliere nazionale dei dottori commercialisti per il triennio 2001-2004, con
i voti di tutti gli Ordini di Sicilia e di parte del Lazio. Contestualmente all'insediamento
in Consiglio nazionale viene nominato presidente del "Comitato nazionale
tutela professione dottore commercialista" per la difesa del titolo e della
categoria professionale. Dà vita a una lunga, dura battaglia contro l'ipotesi
di unificazione degli Albi professionali di dottori commercialisti e di ragionieri
e periti commerciali. Viene nominato con effetto dall'1 gennaio 2002 direttore
editoriale del "GDC - Il giornale dei dottori commercialisti", mensile
del Consiglio nazionale (50.000 copie di tiratura per numero) a diffusione gratuita.
Viene
nominato delegato ala
Commissione di "Diritto penale dell'Economia" del Consiglio nazionale.
2002
- Pubblica il volume "Il rigattiere e l'avventore", con la Libreria
Editrice Urso. 2003
- Pubblica con la Libreria Editrice Urso "Una vita" (Opere 1989-2003),
opera omnia delle pubblicazioni contenente anche sette lavori inediti.
Presentazione
di "Il rigattiere e l'avventore" presso la Villa Museo di Nunzio Bruno
in Contrada Monasteri a Floridia. Da sinistra verso destra Nunzio Bruno,
Francesco Urso, Salvatore Salemi, Giovanni Stella e Antonio Caldarella. |
da
"IL GIORNALE DI SICILIA" di giovedì 28 dicembre 2000
Tutti
gli <<Amici cari >> di Giovanni Stella: Il primo fu il padre Un
dono sotto l'albero di Natale ha sorpreso gli "Amici cari" di Giovanni stella,
poeta, scrittore e noto commercialista di Avola. Fresca di stampa è infatti
la sua ultima pubblicazione, per la Libreria Editrice Urso, che tratta dell'amicizia.
"L'amicizia
supera l'Amore di cui tuttavia si nutre, - scrive Piero Fillioley nella presentazione
del libro - ma lo supera perché ne espelle la tirannia e vi immette felicità".
"Amici cari" è l'avvincente racconto della vita dell'autore, dei suoi innumerevoli
incontri trasformatisi poi nell'amicizia pura, certamente per la qualità
del suo carattere, la sua generosità, per il suo modo di porsi e saper
ascoltare. "Ogni incontro, ogni dialogo è un'occasione di una crescita
dell'animo, - scrive Stella - un arricchimento della propria conoscenza, perciò
è destinato a rimanere indelebilmente impresso nella memoria." Tantissimi
sono stati questi incontri e lo scrittore li riporta fedelmente, descrivendo i
luoghi con dovizia di particolari, le occasioni, le persone: i suoi "Amici cari".
Dal primissimo amico, suo padre, al maestro, ai compagni di scuola e di giochi,
al vecchio medico di famiglia. Ciascuno gli fa riportare piacevolmente alla memoria
ricordi della sua infanzia vissuta ad Avola e dei suoi studi universitari a Catania.
Descritti anche i viaggi assieme alle persone più care e, ancora, innumerevoli
altri incontri con Giorgio Almirante, Gesualdo Bufalino, Lucio Mariani, Franzo
Grande Stevens, George Moustaki, Corrado Sofia, solo per citarne alcuni. "Si dice
che quando l'uomo comincia a ricordare è segno di senilità, - dice
ancora Giovanni Stella - ma parimenti, il ricordare, conferisce a chi ha acquisito
una certa maturità ed esperienza di vita, strumenti di controllo, di convalida
del percorso già fatto, punti di riferimento certi per la vita ancora da
percorrere". I disegni in bianco e nero che illustrano "Amici cari" sono stati
realizzati dall'amico netino Mario Zuppardo, anche lui dottore commercialista
con attività di pittore, disegnatore e grafico. Eleonora
Vinci "LA
SICILIA" VENERDI 20 ottobre 2000 Siracusa
cultura
PROSSIMA USCITA DEL LIBRO Dl GIOVANNI
STELLA Novità
in arrivo nel panorama dell'editoria avolese con la prossima uscita del libro
"Amici cari" di Giovanni Stella. Il dottore commercialista avolese con la passione
per la letteratura nel suo ultimo lavoro offre una carrellata di ritratti degli
amici più cari che lo hanno accompagnato nella sua vita. Esperienze di
amicizia che lo hanno arricchito e hanno puntellato i suoi percorsi di crescita
umana e professionale. Sono persone a lui particolarmente vicine, sia nel campo
professionale, sia, e soprattutto, amici che condividono con lui la passione per
la letteratura. "Amici cari" è edito dalla "Libreria Urso editrice" di
Avola. Della stessa casa editrice sono anche altre opere di Giovanni Stella, Miraggi
, Gusci di mandorle e Datteri verdi (raccolte di poesie), Le
Sirene e l'Isola, che racconta in una prosa poetica di un viaggio ideale attraverso
i posti della Sicilia, sulla scia di L'olivo e olivastro di Vincenzo Consolo.
Altra opera di Stella è "Block - notes di un artista-Novecento d'amore",
una raccolta di versi tratti dalla produzione dei maggiori poeti del Novecento.
I1 block-notes, nella forma di un taccuino, è stato pubblicato dalla
casa editrice avolese"Gepas" di Orazio Parisi. SIMONA
ROSSITTO Lapilli
GIOVANNI
STELLA, Libreria Editrice Urso (Euro 6,20) Avola 1999. Questa
raccolta di memorie, descrizioni e pensieri sommessi si pone su un territorio
neutrale fra gli spazi tematici dell'esistere e del male di esistere. Unica ragione
e fonte consolatoria, unica speranza di speranza è l'infanzia, è
Cetty L'Autore, assediato dall'assenza presente dell'amata, ci racconta delle
fughe comuni e delle proprie fughe (che altro sono i passaggi su luoghi che solo
rappresentano motivi della diversità e non tappe del nostos?). Ed
è un racconto porto con compostezza dai toni dimessi di una scrittura che
non dà spazio alla lacerazione, che non ammette né esplosioni né
implosioni. Il canovaccio segue le ragioni di una evocazione lenitiva, protesta
la propria innocenza - non ammette né estraneità né responsabilità
- attraverso la frequente proposta di interrogativi destinati a comporre, a colmare
l'assenza, a richiamare in causa e coinvolgere la presenza assente. Le istanze
della lirica sono deliberatamente neglette perché la dolenzia, il malessere
implicito si impongono rudemente e permanentemente senza consentire quella metabolizzazione
dell'esperienza vitale che è postulato necessario alla creazione estetica.
L'Autore non può (non vuole?) darsi cura di estetiche: è impegnato
a ricordare - a ricordare all'altra più che a se stesso - le comuni occasioni,
il convissuto, la trama passata, come se questo tragitto memoriale avesse la reale
possibilità di favorire una restaurazione sentimentale, fosse un'esca appetibile.
Lapilli è certamente il resoconto di un excrucior, ma finisce per rappresentare
la descrizione di un'attesa definitiva, il cammino fratturato di una lunga lettera
d'amore, di devozione. Quando Stella si sarà allontanato dal ricatto della
vicenda umana che qui lo avviluppa, quando cesserà o si ridurrà
l'intrisione nel soggettivo, allora torneranno a prendere campo quella ricerca,
quelle visioni, quelle magie essiccate che emersero e si fecero ammirare nelle
prove poetiche di Miraggi e di Datteri Verdi. Fastoso il respiro della prefazione
di Gaetano Gangi ed essenziali gli eleganti tipi dell'Editrice Urso. Lucio
Mariani In TELOS, quadrimestrale dellOrdine dei
dottori commercialisti di Roma N. 4 , Roma Aprile 2000
La
terra incantata 
di Giovanni Stella
La terra dei miti e dei riti è il mio posto delle fragole, il mulino da
dove scrivo a me stesso lettere che mai spedirò, il mio osservatorio privilegiato
di quellimmenso teatro che è il mondo e della strana avventura che
vi si svolge, la vita; lItaca che mai ho lasciato, la cassapanca ove custodisco,
ben riposti, i ricordi dinfanzia. È lisola nellisola,
che culla e alimenta la mia isolitudine, alla quale non saprei rinunciare.
Così come impossibile mi riesce rinunziare ai difetti di questa terra
che esista o no debbo ancora verificarlo perché, a furia di viverli,
fra immaginazione e realtà, mi appartengono interamente. Scrigno che
racchiude preziosi tesori, lontani ricordi
, dunque Sicilia. Terra
intrisa di contrasti, di ossimori, perché essa stessa ne è sede
e teatro, genesi e nascituro, vita e morte. Cè una Sicilia stupida
(babba), e ce nè unaltra intelligente (sperta): una sofferente
ed una vendicativa, la parte buona e quellaltra cattiva, la luce e la tenebra,
la speranza e la dannazione. Sicilia come metafora e come trappola,
olivo e olivastro giardino e clausura, riso e pianto, allegoria e
realtà. Quella stessa che si scinde, per poi ricomporsi, in due parti
uguali e contrarie. Al pari delluomo che sente il conflitto permanente delle
due componenti che in lui convivono, volte costantemente alla scissione e alla
ricomposizione, in un equilibrio precario e ribelle, perciò anarchico,
per divenire lotta e passione, ma poi armonia e quiete: essenze del dolce-amaro
gioco della vita. Sicilia, isola nuda, bella da sé, in grembo portante
tesori di inaudita bellezza, a descrivere i quali, come pure a menzionare i suoi
figli illustri, si riempirebbero interi volumi. Culla di civiltà dalle
radici millenarie, Trinacria medusea, terra di mitologie e riti; eppure, ad onta
della sua età, ancora una fanciulla in fiore
La Sicilia, isola sempre
più isola, mai abbastanza tale, è terra, patria, civiltà,
cultura, bene e male insieme: fusione di tante, tantissime cose, eppure una cosa
sola. La separa dallo stivale uno stretto, magnifico dono della natura, che
quando vado verso Scilla vorrei vedere congiunto dal ponte, mentre al ritorno
verso Cariddi, vorrei, con le mie stesse mani, rendere sempre più largo.
Sicilia è la scoperta della sopravvivenza di mestieri creduti scomparsi.
È la visione accattivante, che si propone allignaro visitatore, della
fanciulla che si tinge la forbice degli occhi ed il viso, indossa minigonna, calze
a rete e scarpe con tacchi a spillo, sale sulla Harley-Davidson, per abbracciare
il torace del ragazzo che guida e sparire. Il tutto sotto lo sguardo impietrito
ed impenetrabile della nonna, vestita a lutto dal capo ai piedi, che dorme nella
stanza accanto a quella della nipote e veglia finché non la sente rincasare,
baciandola solo durante il sonno. È il ricordo della civiltà
delle botteghe (le putìe) del sarto, del barbiere, del falegname, del fabbro,
delloste, del calzolaio, perciò anche della bottega di Ntoni,
che, fra colpi di trincetto e di martello, iniziava noi giovinetti alla scoperta
delleros, parlandoci di donne, qui dove parlar di donne ricordava
Vitaliano Brancati è meglio delle donne stesse
Sicilia
è il ricordo dei giorni dellinfanzia, di quei giorni che furono (e
anche di quegli altri allora sognati, che mai saranno), trascorsi fra persone
care che via via vediamo scomparire precedendoci nel viaggio del mistero
, fra cose piacevoli, in parte irrimediabilmente perdute, che solo i ricordi
della memoria riescono a far rivivere, proprio come in un inesauribile museo
dombre. Sicilia è la terra dei paradossi, che meglio rendono
lidea del concreto, dove finzione e realtà hanno un confine così
labile da confondersi e, dunque, fondersi. Nessuno sa né può
capire, se qui non ha radici, quanta essenza stia dentro luomo
di Sicilia, nel suo essere e sentirsi tale, nella sua rassegnata sottomissione
al dolore, nella sua atavica sofferenza, nel suo occulto (ma non troppo) desiderio
di trasgressione della regola, legale o morale che sia. Il detenuto apprezza
più dogni altro il gusto della libertà, poiché ne è
privato, così come il vegliardo ama quella gioventù, un tempo sottovalutata,
dopo averla vista irrimediabilmente svanire. Il siciliano apprezza il gusto della
trasgressione, per godere, oltre i margini della legalità, il piacere del
proibito. È questa una componente primaria di quella cultura araba,
qui radicata, che si avverte, ma non si vede, perché vedere non si deve.
Provate a trovarvi nei vicoli stretti e sinuosi, posti nel cuore antico dogni
città o paese dellIsola: uomini e donne appaiono, scompaiono, riappaiono
come in una sequenza scenica, quasi come in un gioco dombre cinesi, e ciascun
intruso senza che se ne accorga, in ogni suo passo è vigilato,
controllato, pedinato. Essere siciliani significa prima di tutto, in ogni
caso, essere un po diversi dagli altri, qualunque sia il senso che a questa
diversità si voglia attribuire. Significa anche godere di una condizione
di lusso e di privilegio, perciò vivere una dimensione della realtà
anchessa diversa, nel bene come nel male. Ma essere siciliani vuol dire
anche, qui dove si è nati, dispensare poco riso e tante lacrime: qui, chini
su questa terra della quale ci innamorammo con il primo vagito che, consentendoci
di vivere, cominciava anche a farci morire e che mai potremmo cessare di
amare. Non significa perciò riportare il nome di una città di
Sicilia solo nel certificato di nascita, limitandosi ad amare questa terra da
lontano, là dove, da tempo immemorabile, ci si è trasferiti. Magari
a farsi riciclare il sangue dorigine, pontificando nel parlare
dellisola e dei suoi abitanti. Combattendo cioè la battaglia non
al fronte, ma pretendendo di comandare le operazioni militari standosene adagiati
allinterno di confortevoli palazzi, lontani mille miglia dal luogo dello
scontro, per portarsi al fronte solo durante il cessate il fuoco.
Qui difatti taluni vengono in estate, per una settimana o due, a fare i bagni,
a gustare il pesce fresco e innaffiarlo con corvo bianco, a scambiare qualche
conversazione. Finita la vacanza tornano al Nord, convinti di continuare a
sapere tutto della Sicilia e dei siciliani
Non si finirebbe mai di parlare
della Sicilia, villaggio e continente al tempo stesso. Allora, per concludere,
qualche piccolo suggerimento a quanti hanno in animo di visitare questa terra.
Non perdetevi le albe e soprattutto i tramonti: sono da brivido! Girate a zonzo
nelle città e nelle campagne, al mare o in collina: tutto dai colori
agli odori, dalla natura agli uomini vi sembrerà il frutto di una
terra incantata e magica. Ai crampi allo stomaco rispondete con un pane appena
tirato fuori dal forno a legna, che gusterete ancor di più dopo averlo
tagliato a metà e farcito con olio doliva, origano, pepe rosso, e
una fetta di formaggio pecorino. Se poi non sapete fare a meno del ristorante,
fatevi indicare qualche antica trattoria del luogo che state visitando dove in
cucina cè ancora la nonna o almeno si trovano le sue ricette.
Fermatevi presso una delle tante bancarelle allaperto per gustare, secondo
la stagione, e comunque sempre accarezzati dal sole tutto lanno, una fetta
danguria o una succosa arancia, oppure per addentare una mela, che vi somiglierà
a quella di Adamo
Dissetatevi ad una fontanella o cercate un chiosco
per farvi servire uno sgriccio: limone spremuto in uno spruzzo di acqua seltz,
con laggiunta di una punta di sale, che ha anche un effetto apotropaico.
Se vi trovate in difficoltà, rivolgetevi ad un anziano: porrà
al vostro servizio la proverbiale ospitalità siciliana senza chiedervi
nulla, nemmeno il vostro nome, ed avrà già dimenticato il vostro
volto prima che cerchiate di ringraziarlo invano: sarà già sparito.
Ma soprattutto inforcate bene gli occhiali della mente per ammirare quel
che la Sicilia è più propensa a lasciar veder agli intenditori:
i suoi tesori nascosti. Non stupitevi dunque se, andando in cerca, magari in qualche
bottega-museo, dantichi oggetti (una menzalora, gli abiti di velluto appartenuti
a qualche mafioso, una lupara
), finirete senza volerlo, strada facendo,
con lessere ammaliati dalla voce e fulminati dalla forza degli occhi di
qualche leggiadra fanciulla del posto; o col ritrovare Proserpina, se ritrovarla
vuol dire sapere daverla perduta; se sapere dovè vuol dire
averla trovata. Oppure con limbattervi in Alfeo e Aretusa, abbracciati
e fusi alla fonte che porta quel nome. Càpita, più spesso di
quanto non osiate immaginare
Il
rigattiere e l'avventore
Il
rigattiere e l'avventore (Libreria Urso Editrice) è l'ultima estenuante
fatica di Giovanni Stella, scrittore avolese, autore di diverse opere. Un bagno
umano, un viaggio interpersonale attraverso le esperienze e gli scritti maturati
nel tempo, dello scrittore che ha voluto in questo nuova opera il meglio dei propri
scritti. Una opera di seconda mano che nasconde la volontà di Stella di
è proseguire un discorso già avviato con se stesso e con i lettori
e si pone in un rapporto di continuità con le opere precedentemente scritte
e composte. Ed è attraverso la lettura di quest'ultima opera che si vede
la trasformazione e maturazione dell'autore nei diversi anni del cammino letterario.
Una maturazione frutto anche di incontri, casuali e voluti, con personaggi di
indubbia fama, stimati ed ammirati dallo stesso: da Nunzio Bruno, artista e custode
delle tradizioni siciliane, a Gian Paolo Manganaro, docente di letteratura italiana
all'università di Lille, esperto traduttore di lingua francese nonché
profondo conoscitore e critico di Calvino e Consolo. Ma anche esperienze
umane come l'incontro con Liena la ragazzina della Bierolussia conosciuta dall'autore
nel corso di un soggiorno ad Avola. "Un'opera a cui sono molto legato- afferma
Giovanni Stella consigliere nazionale dell'ordine dei commercialisti e con il
pallino della prosa- ho da rigattiere voluto fare una cernita, raccogliere gli
scritti, non inediti, ma per me più significativi del mio percorso morale
e culturale. Come fa un rigattiere che acquista ed accumula roba usata per poi
rivenderla. In questo caso il mio acquirente- cliente è il lettore -avventore
che attraverso queste
pagine può immergersi in un percorso, un viaggio, un bagno umano dove io
sono protagonista che descrive le impressioni avute dai contatti con uomini e
donne di diverso ceto sociale non legati tra di loro da un comune denominatore.
Una opera che è frutto anche della collaborazione di Marco Zuppardo, mio
collega, artista di schizzi, disegni in grafite raffigurata in prima pagina. Non
bisogna poi dimenticare l'editore Francesco Urso senza il quale questa opera,
così come le altre non sarebbe venuta alla luce. "Una grande
lezione di vita per il lettore che si tufferà nella lettura del libro per
divorare, assaggiare, maturare attraverso l'esperienza dell'autore, che vuole
porre l'attenzione al rigore morale, alla laboriosità e il grande e serio
impegno che danno nella professione e attività artistica degli uomini gli
episodi descritti in 190 pagine di prosa. "La vera lezione di vita è
la pietà- afferma Francesco Urso- che scaturisce dalla lettura degli scritti,
pietà verso il più debole, verso chi soffre, chi vive emarginato
e relegato in un piccolo angolo dimenticato dalla società indifferente
e consumistica. Che alla fine mette a nudo la vera anima del commercialista- scrittore,
quella di vedere nel volto di un barbone che tratta con tenerezza ed amore l'esistenza
vera e libera da schemi e regole, ed il bisogno intrinseco ed umano di un rapporto
cordiale e non incentrato sull'ipocrisia e la falsità. Una opera vera nata
dal cuore e scritta con passione, quasi di getto, senza fermarsi un attimo che
avvolge il lettore e lo mette in discussione con se stesso e gli altri".
Sebastiano Raeli
(in LA SICILIA 22/06/2002)
|
| Un
intervento di Giovanni
Stella su un volume fuori commercio, che nessuno vi vuole vendere e che, volendo,
non riuscirete a trovare facilmente, purtroppo.
AA.VV.,
Con la mente tra le nuvole, Ed. 1° C.T.A., Siracusa, 2004, pp.24, ed.
fuori commercio E la mano amica di Antonino Cappello
medico responsabile della 1° C.T.A., che occupa il posto che fu del
prof. Raffaello Gattuso che mi fa il dono più gradito il primo giorno
dellanno. Questa plaquette è una raccolta di poesie (spiccioli
darte) partorite da uomini con la mente fra le nuvole,
in cura al reparto di psichiatria dellOspedale aretuseo, così strutturato
in seguito alla legge 180, nota anche come legge Basaglia,
dal nome del famoso psichiatra che ne ispirò la genesi, e che portò
alla chiusura dei manicomi. Luoghi questi che accoglievano soggetti da curare
e taluni da tenere sotto controllo costante, ma che a volte sopperivano anche
agli effetti distorsivi della società: pazienti abbandonati dalle famiglie
per le più disparate ragioni, costretti a spegnere la propria esistenza
allinterno delle mura manicomiali dalle quali era rigorosamente vietato
uscire. Oggi lammalato di mente è trattato terapeuticamente come
un ammalato qualsiasi. Entra ed esce dallOspedale, soggiornandovi alla bisogna
per periodi brevi o lunghi, facendo ricorso alle cure ambulatoriali al fine di
poter comunque essere integrato nella società e restituito allaffetto
dei familiari, con molte più possibilità di recupero che non in
stato coatto fra simili. Ma, si sa, genio e sregolatezza vanno a braccetto,
e non mancano esempi dartisti il cui confine è debordato in manifestazioni
di pazzia, più o meno grave. Per
limitarci allarte poetica e nei confini di casa nostra merita ricordare
Dino Campana, autore dei Canti orfici, spentosi, dopo lunga permanenza, in un
manicomio, e Alda Merini, che in quel luogo ha trascorso oltre dieci
anni di vita, narrati con lucido dolore in Laltra verità, autrice
anche di numerose raccolte poetiche di alto valore, candidata dai francesi al
premio Nobel. Alda che a nove anni si prese un ceffone dal padre per avergli
comunicato di voler fare la poetessa (la poesia non dà pane
),
ha altalenato nella sua vita lunghi viaggi fra le nuvole e atterraggi vari.
Ancora oggi ai Navigli, a Milano, dove vive in due stanzette precarie, trascorre
le giornate alternando alla incessante produzione poetica (ho il colon ustionato
di versi, ha scritto) il via vai dagli ambulatori di psichiatria per la
prescrizione dellultimo farmaco appena uscito. Egizio Nanè, Filippo
Trovato, Sebastiano Scala e L.D., hanno scritto i versi che la dott.ssa Adalgisa
Cucé, il dott. José Angelino e lassistente sociale Anna Monte,
si sono fatti carico di selezionare, curare e prefare, raccogliendoli nelle plaquette
che in copertina porta un cielo con le nuvole alte levate. I poeti
hanno scritto versi, dolci, amari, dolorosi, speranzosi, auspicanti
Larte è la strada principale nella vita, scrive uno di
loro (e senza volerlo comunica una grande verità), mentre un altro ci fa
pensare al cielo là dove passeggiano le nuvole; già
passeggiano
in buona compagnia daironi con ali rigide e di menti aliene. E unaltro
ancora ci fa immaginare Fontane innevate, gocce gelate, qui dove siamo
a riflettere onde mai arrivate e dove vuol consumarsi / la voglia
dessere.. qui e non lì. Qui dove sono costretti a vivere
una non vita; qui dove la vita pare spegnersi ad ogni minuto, per poi riprendere
e quindi ancora spegnersi...; qui dove il dolore permanente viene sofferto in
isolitudine, senza che altri (che quel dolore non patiscono) possano
capire le dimensioni del dramma di uomini sensibili, ignorati, quando addirittura
non derisi da una società superficiale, egoista, estranea allaltrui
patema; qui dove la vita è sentita come male estremo e la morte auspicata
o cagionata come liberazione finale; qui dove tutto è grigio, profondamente
grigio e nessun altro colore appare agli occhi; qui dove vegeta soltanto il corpo,
mentre la mente vaga fra le nuvole...; qui dove tutto questo e affidato a un filo
di speranza che la poesia veicola come messaggio per leternità.
Parole che stimolano in me, recensore di questa breve nota, lirrefrenabile
desiderio di conoscere taluni di questi poeti, coi quali ho più di un tratto
in comune. Giovanni Stella
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