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Giovanni Stella



scaricain formato mp3 (28,3 MB) la relazione di Giovanni Stella su Montale e il male di vivere del 23-12-1996
in formato mp3 (57,5 MB) la relazione di Giovanni Stella su Bufalino vivo

una vitaGiovanni Stella, Una vita (poesie, racconti, elzeviri), Editrice Urso, Avola, 2003, pagg. XXVIII+1260, Euro 22,00 acquistaAcquista

Giovanni Stella - Una vita RECENSIONE di Sergio Sciacca (da "LA SICILIA" )
Questo libro č la vita dell'Autore (nato ad Avola nel 1948, stimato commercialista, autore di parecchi volumi di liriche e prose, sodale di parecchi nomi di punta delle lettere italiane): non nel senso che la contenga tutta (che altro si aspettano i lettori amanti del bello stile che gli ha fatto onore), ma nel senso che ne racchiude i tratti pił rilevanti, vitali.In primo luogo versi con cui osserva gli incontri e gli affetti in stile diretto, senza compiacimenti retorici ("Mi sono chiesto se sei durata pił a lungo tu o il sigaro che fumavo..."; "Eri e sei l'altra parte di me: / non per questo era facile la convivenza. Tutt'altro..."), ma con una sensibilitą al fluire di sentimenti ("La figlia dei figli dei fiori / mi ha portato nell'altra punta / nell'isola delle cento e pił sirene..."; "Croci -tante- nel terreno abbandonato,/ camposanto di soldati /che vissero quattro lustri soltanto/ e ora giacciono..."). Poi gli elzeviri, cronache di incontri di cultura, dallo stile terso, come oggi č difficile trovare. In fondo un fascicolo di mimi, epigrammi in prosa, brevi ritratti di macchiette tradizionali, colti con il sapore della parlata dialettale, con la beffa salace del vernacolo, da assaporare, come il vino buono, nel ricordo di vendemmie antiche. Un libro da leggere a lungo -con le sue 1300 pagine: una vita di scrittore poetico, destinata a chi sa sentire la poesia della vita.

Il curriculum di Giovanni Stella

1948 — Nasce il 16 settembre ad Avola in provincia di Siracusa, primogenito di quattro figli, da Santo Stella (1920) e Gorizia Battaglia (1922) entrambi muniti del diploma di insegnante elementare.

1953
- Frequenta la primina nelle Scuole elementari De Amicis, viale Lido di Avola, con l'anziano insegnate Consiglio.

1957
- Frequenta la quinta classe delle Scuole elementari presso le Suore Orsoline di Avola, sotto la guida di Suor Maria Carnemolla..

1958/1960
- Si iscrive e frequenta la Scuola media inferiore.

1961/1965
- Si iscrive all'Istituto tecnico commerciale "A. Rizza" di Siracusa, sezione staccata di Avola..Nunzio Bruno

1965/1970
- Si iscrive nella facoltà di Economia e Commercio presso l'Università di Catania. Inizia la collaborazione, che durerà tutto il periodo universitario, al settimanale "l'Aretuseo". Si laurea il 25 novembre 1970 discutendo una tesi in Tecnica bancaria, relatore il professore Ubaldo Mazzarini, dell'Università di Roma, quell'anno incaricato anche a Catania.

In libreria1971 - Supera nella sessione di marzo l'esame di stato per l'esercizio della professione di dottore commercialista, conseguendone l'abilitazione.

1972
- Si iscrive all'albo dei dottori commercialisti di Catania con anzianità 23 maggio. A dicembre apre lo studio professionale.

1976 - Si crea l'Ordine dei dottori commercialista di Siracusa. E' fra i fondatori.
Ciccio Urso
1978 - Si sposa il 29 aprile con Arcangela Consiglio.

1979
- Nasce il 5 aprile Maria Grazia la primogenita.

1982 - Viene eletto Consigliere dell'Ordine dei dottori commercialisti, nel 1982.

1987 - E' eletto Segretario dell'Ordine, carica riconfermata successivamente ogni triennio. Continua a partecipare a tutti i Congressi di categoria che segue dalla iscrizione all'Albo in avanti; in alcuni lascia testimonianza con comunicazioni scritte e interventi orali. Nasce il 20 gennaio Cetty. Collabora a "il Coccodrillo", quindicinale locale.

1988 - Inizia la collaborazione a "il fisco" nella rubrica di Diritto penale tributario diretta da Ivo Caraccioli, ordinario nell'Università di Torino, che conosce a Siracusa nell'occasione di un convegno e al quale si legherà da amicizia.

1989 - Inizia la collaborazione a "Gli Oratori del Giorno" rivista fondata nel 1927 da Titta Madia jr., ora diretta dal figlio Nicola e dal nipote Titta jr., avvocato penalista col quale intrattiene rapporti di grande amicizia. Pubblica per i tipi di Urso, che sarà costantemente suo editore ed amico, Miraggi, raccolta di poesia in tre sezioni comprendenti le prime scritte da ragazzo ("Deserto rosso"), le altre scritte successivamente ("Deserto inumidito": ispirate da Prevert) e le ultime del 1989 ("Dolce fiele": controcanto a L'amaro miele di Gesualdo Bufalino, a cui sono ispirate).

1990 - Conosce Corrado Sofia, scrittore, regista, giornalista col quale avrà una intensa amicizia fino alla morte dell'amico, nel 1997, all'età di 91 anni.Viene eletto componente del consiglio direttivo dell'AN.T.I. (Associazione Nazionale Tributaristi Italiani), sezione della Sicilia Orientale.
1991 - Ad agosto incontra a Comiso nella sua casa Gesualdo Bufalino, suo scrittore preferito. Scriverà di quell'incontro.
A ottobre incontra a Firenze Franzo Grande Stevens, presidente del Consiglio nazionale forense, avvocato di fiducia di Gianni e della famiglia Agnelli, della Fiat e di molti nomi del gotha economico italiano ed europeo. Intratterranno una buona e sincera amicizia. Pubblica con Urso Datteri verdi, raccolta di versi scritta nel 1990/1991.

1992 - Viene nominato componente della Commissione di studio di Diritto penale dell'Economia, presso il Consiglio nazionale dottori commercialisti a Roma. Successivamente ne verrà nominato Vicepresidente.

gusci di mandorla1993 - Urso edita Gusci di mandorle, poesie scritte nel periodo 1992/1993.

1994 - Inizia la collaborazione a "Dottori Commercialisti" rivista dell'Ordine di Roma, diretta da Lucio Mariani, scrittore e poeta col quale si lega d'amicizia.

Il segnalibro1996 - Viene eletto presidente dell'Ordine dei dottori commercialisti di Siracusa. Nell'occasione della Prima rassegna della "piccola" editoria siciliana svolta ad Avola, tiene nel salone Comunale una conferenza sul tema "Montale e il male di vivere nella poesia". Inizia la collaborazione a "Il Congresso", quindicinale italo-canadese pubblicato a Edmonton (Canada) e diretto da Alessandro Urso.

sirene1997 - Commemora nella sede dell'Ordine il Collega Gaspare Conigliaro, prematuramente scomparso, in memoria del quale viene assegnata una borsa di studio. Viene rieletto alla presidenza dell'Ordine per il triennio 1997/2000. Fonda e dirige la rivista "il dottore commercialista - professione e cultura", bimestrale dell'Ordine di Siracusa, a distribuzione gratuita in tutta Italia (tiratura 1.300 copie a numero).

cinquantesimo1998 - In occasione del 50° compleanno, che festeggia con una festa con amici e parenti, pubblica il poemetto Cinquantesimo e anche il libro Le Sirene e l'Isola.
Incontra lo scrittore Vincenzo Consolo

1999 - Esce edito dalla Gepas, per la cura di Orazio Parisi, nella collana "Blocco notes d'artista", la raccolta di versi scelti Novecento d'amore con corredo di illustrazioni di oli di Letterio Consiglio.
Presso la Libreria Editrice Urso pubblica Lapilli, una raccolta di poesie in forma di prosa scritte fra il 1995 e il 1997.


2000 - Viene riconfermato presidente dell'Ordine dei dottori commercialisti per il triennio 2000/2003. Nei locali di Castello Crisilia ad Avola tiene una conferenza su Gesualdo Bufalino, l'uomo e l'opera.Presso la libreria Editrice Urso pubblica Amici
cari: piccola raccolta autobiografica; la vita raccontata attraverso gli amici più importanti. Il libro è corredato da dieci tavole fuori testo: disegni realizzati da Mario Zuppardo.
novecento.

2001
- Viene eletto Consigliere nazionale dei dottori commercialisti per il triennio 2001-2004, con i voti di tutti gli Ordini di Sicilia e di parte del Lazio. Contestualmente all'insediamento in Consiglio nazionale viene nominato presidente del "Comitato nazionale tutela professione dottore commercialista" per la difesa del titolo e della categoria professionale. Dà vita a una lunga, dura battaglia contro l'ipotesi di unificazione degli Albi professionali di dottori commercialisti e di ragionieri e periti commerciali.
Viene nominato con effetto dall'1 gennaio 2002 direttore editoriale del "GDC - Il giornale dei dottori commercialisti", mensile del Consiglio nazionale (50.000 copie di tiratura per numero) a diffusione gratuita.
Viene nominato delegato
ala Commissione di "Diritto penale dell'Economia" del Consiglio nazionale.

2002 - Pubblica il volume "Il rigattiere e l'avventore", con la Libreria Editrice Urso.

2003 - Pubblica con la Libreria Editrice Urso "Una vita" (Opere 1989-2003), opera omnia delle pubblicazioni contenente anche sette lavori inediti.

Presentazione di "Il rigattiere..."Presentazione di "Il rigattiere e l'avventore" presso la Villa Museo di Nunzio Bruno in Contrada Monasteri a Floridia. Da sinistra verso destra Nunzio Bruno, Francesco Urso, Salvatore Salemi, Giovanni Stella e Antonio Caldarella.

recensionida "IL GIORNALE DI SICILIA" di giovedì 28 dicembre 2000

Tutti gli <<Amici cari >>
di Giovanni Stella: Il primo fu il padre

Un dono sotto l'albero di Natale ha sorpreso gli "Amici cari" di Giovanni stella, poeta, scrittore e noto commercialista di Avola. Fresca di stampa è infatti la sua ultima pubblicazione, per la Libreria Editrice Urso, che tratta dell'amicizia. amici cari"L'amicizia supera l'Amore di cui tuttavia si nutre, - scrive Piero Fillioley nella presentazione del libro - ma lo supera perché ne espelle la tirannia e vi immette felicità". "Amici cari" è l'avvincente racconto della vita dell'autore, dei suoi innumerevoli incontri trasformatisi poi nell'amicizia pura, certamente per la qualità del suo carattere, la sua generosità, per il suo modo di porsi e saper ascoltare. "Ogni incontro, ogni dialogo è un'occasione di una crescita dell'animo, - scrive Stella - un arricchimento della propria conoscenza, perciò è destinato a rimanere indelebilmente impresso nella memoria." Tantissimi sono stati questi incontri e lo scrittore li riporta fedelmente, descrivendo i luoghi con dovizia di particolari, le occasioni, le persone: i suoi "Amici cari". Dal primissimo amico, suo padre, al maestro, ai compagni di scuola e di giochi, al vecchio medico di famiglia. Ciascuno gli fa riportare piacevolmente alla memoria ricordi della sua infanzia vissuta ad Avola e dei suoi studi universitari a Catania. Descritti anche i viaggi assieme alle persone più care e, ancora, innumerevoli altri incontri con Giorgio Almirante, Gesualdo Bufalino, Lucio Mariani, Franzo Grande Stevens, George Moustaki, Corrado Sofia, solo per citarne alcuni. "Si dice che quando l'uomo comincia a ricordare è segno di senilità, - dice ancora Giovanni Stella - ma parimenti, il ricordare, conferisce a chi ha acquisito una certa maturità ed esperienza di vita, strumenti di controllo, di convalida del percorso già fatto, punti di riferimento certi per la vita ancora da percorrere".
I disegni in bianco e nero che illustrano "Amici cari" sono stati realizzati dall'amico netino Mario Zuppardo, anche lui dottore commercialista con attività di pittore, disegnatore e grafico.

Eleonora Vinci

"LA SICILIA" VENERDI 20 ottobre 2000
Siracusa
cultura PROSSIMA USCITA DEL LIBRO Dl GIOVANNI STELLA

Novità in arrivo nel panorama dell'editoria avolese con la prossima uscita del libro "Amici cari" di Giovanni Stella. Il dottore commercialista avolese con la passione per la letteratura nel suo ultimo lavoro offre una carrellata di ritratti degli amici più cari che lo hanno accompagnato nella sua vita. Esperienze di amicizia che lo hanno arricchito e hanno puntellato i suoi percorsi di crescita umana e professionale. Sono persone a lui particolarmente vicine, sia nel campo professionale, sia, e soprattutto, amici che condividono con lui la passione per la letteratura. "Amici cari" è edito dalla "Libreria Urso editrice" di Avola. Della stessa casa editrice sono anche altre opere di Giovanni Stella, Miraggi , Gusci di mandorle e Datteri verdi (raccolte di poesie), Le Sirene e l'Isola, che racconta in una prosa poetica di un viaggio ideale attraverso i posti della Sicilia, sulla scia di L'olivo e olivastro di Vincenzo Consolo. Altra opera di Stella è "Block - notes di un artista-Novecento d'amore", una raccolta di versi tratti dalla produzione dei maggiori poeti del Novecento.
I1 block-notes, nella forma di un taccuino, è stato pubblicato dalla casa editrice avolese"Gepas" di Orazio Parisi.

SIMONA ROSSITTO

lapilliLapilli

GIOVANNI STELLA, Libreria Editrice Urso (Euro 6,20) Avola 1999.

Questa raccolta di memorie, descrizioni e pensieri sommessi si pone su un territorio neutrale fra gli spazi tematici dell'esistere e del male di esistere. Unica ragione e fonte consolatoria, unica speranza di speranza è l'infanzia, è Cetty L'Autore, assediato dall'assenza presente dell'amata, ci racconta delle fughe comuni e delle proprie fughe (che altro sono i passaggi su luoghi che solo rappresentano motivi della diversità e non tappe del nostos?). Ed è un racconto porto con compostezza dai toni dimessi di una scrittura che non dà spazio alla lacerazione, che non ammette né esplosioni né implosioni. Il canovaccio segue le ragioni di una evocazione lenitiva, protesta la propria innocenza - non ammette né estraneità né responsabilità - attraverso la frequente proposta di interrogativi destinati a comporre, a colmare l'assenza, a richiamare in causa e coinvolgere la presenza assente. Le istanze della lirica sono deliberatamente neglette perché la dolenzia, il malessere implicito si impongono rudemente e permanentemente senza consentire quella metabolizzazione dell'esperienza vitale che è postulato necessario alla creazione estetica. L'Autore non può (non vuole?) darsi cura di estetiche: è impegnato a ricordare - a ricordare all'altra più che a se stesso - le comuni occasioni, il convissuto, la trama passata, come se questo tragitto memoriale avesse la reale possibilità di favorire una restaurazione sentimentale, fosse un'esca appetibile. Lapilli è certamente il resoconto di un excrucior, ma finisce per rappresentare la descrizione di un'attesa definitiva, il cammino fratturato di una lunga lettera d'amore, di devozione. Quando Stella si sarà allontanato dal ricatto della vicenda umana che qui lo avviluppa, quando cesserà o si ridurrà l'intrisione nel soggettivo, allora torneranno a prendere campo quella ricerca, quelle visioni, quelle magie essiccate che emersero e si fecero ammirare nelle prove poetiche di Miraggi e di Datteri Verdi. Fastoso il respiro della prefazione di Gaetano Gangi ed essenziali gli eleganti tipi dell'Editrice Urso.

Lucio Mariani In TELOS,
quadrimestrale dell’Ordine dei dottori commercialisti di Roma —N. 4 , Roma Aprile 2000


La terra incantata
Giovanni Stella
di Giovanni Stella


La terra dei miti e dei riti è il mio posto delle fragole, il mulino da dove scrivo a me stesso lettere che mai spedirò, il mio osservatorio privilegiato di quell’immenso teatro che è il mondo e della strana avventura che vi si svolge, la vita; l’Itaca che mai ho lasciato, la cassapanca ove custodisco, ben riposti, i ricordi d’infanzia.
È l’isola nell’isola, che culla e alimenta la mia “isolitudine”, alla quale non saprei rinunciare. Così come impossibile mi riesce rinunziare ai difetti di questa terra – che esista o no debbo ancora verificarlo – perché, a furia di viverli, fra immaginazione e realtà, mi appartengono interamente.
Scrigno che racchiude preziosi tesori, lontani ricordi…, dunque Sicilia.
SiciliaTerra intrisa di contrasti, di ossimori, perché essa stessa ne è sede e teatro, genesi e nascituro, vita e morte.
C’è una Sicilia stupida (babba), e ce n’è un’altra intelligente (sperta): una sofferente ed una vendicativa, la parte buona e quell’altra cattiva, la luce e la tenebra, la speranza e la dannazione. Sicilia “come metafora” e “come trappola”, “olivo e olivastro” giardino e clausura, riso e pianto, allegoria e realtà.
Quella stessa che si scinde, per poi ricomporsi, in due parti uguali e contrarie. Al pari dell’uomo che sente il conflitto permanente delle due componenti che in lui convivono, volte costantemente alla scissione e alla ricomposizione, in un equilibrio precario e ribelle, perciò anarchico, per divenire lotta e passione, ma poi armonia e quiete: essenze del dolce-amaro gioco della vita.
Sicilia, isola nuda, bella da sé, in grembo portante tesori di inaudita bellezza, a descrivere i quali, come pure a menzionare i suoi figli illustri, si riempirebbero interi volumi.
Culla di civiltà dalle radici millenarie, Trinacria medusea, terra di mitologie e riti; eppure, ad onta della sua età, ancora una fanciulla in fiore… La Sicilia, isola sempre più isola, mai abbastanza tale, è terra, patria, civiltà, cultura, bene e male insieme: fusione di tante, tantissime cose, eppure una cosa sola.
La separa dallo stivale uno stretto, magnifico dono della natura, che quando vado verso Scilla vorrei vedere congiunto dal ponte, mentre al ritorno verso Cariddi, vorrei, con le mie stesse mani, rendere sempre più largo.
Sicilia è la scoperta della sopravvivenza di mestieri creduti scomparsi. È la visione accattivante, che si propone all’ignaro visitatore, della fanciulla che si tinge la forbice degli occhi ed il viso, indossa minigonna, calze a rete e scarpe con tacchi a spillo, sale sulla Harley-Davidson, per abbracciare il torace del ragazzo che guida e sparire. Il tutto sotto lo sguardo impietrito ed impenetrabile della nonna, vestita a lutto dal capo ai piedi, che dorme nella stanza accanto a quella della nipote e veglia finché non la sente rincasare, baciandola solo durante il sonno.
È il ricordo della civiltà delle botteghe (le putìe) del sarto, del barbiere, del falegname, del fabbro, dell’oste, del calzolaio, perciò anche della bottega di ‘Ntoni, che, fra colpi di trincetto e di martello, iniziava noi giovinetti alla scoperta dell’eros, parlandoci di donne, qui dove parlar di donne – ricordava Vitaliano Brancati – è meglio delle donne stesse…
Sicilia è il ricordo dei giorni dell’infanzia, di quei giorni che furono (e anche di quegli altri allora sognati, che mai saranno), trascorsi fra persone care – che via via vediamo scomparire precedendoci nel viaggio del mistero –, fra cose piacevoli, in parte irrimediabilmente perdute, che solo i ricordi della memoria riescono a far rivivere, proprio come in un inesauribile “museo d’ombre”. Sicilia è la terra dei paradossi, che meglio rendono l’idea del concreto, dove finzione e realtà hanno un confine così labile da confondersi e, dunque, fondersi.
Nessuno sa né può capire, se qui non ha radici, quanta “essenza” stia dentro l’uomo di Sicilia, nel suo essere e sentirsi tale, nella sua rassegnata sottomissione al dolore, nella sua atavica sofferenza, nel suo occulto (ma non troppo) desiderio di trasgressione della regola, legale o morale che sia.
Il detenuto apprezza più d’ogni altro il gusto della libertà, poiché ne è privato, così come il vegliardo ama quella gioventù, un tempo sottovalutata, dopo averla vista irrimediabilmente svanire. Il siciliano apprezza il gusto della trasgressione, per godere, oltre i margini della legalità, il piacere del proibito.
È questa una componente primaria di quella cultura araba, qui radicata, che si avverte, ma non si vede, perché vedere non si deve. Provate a trovarvi nei vicoli stretti e sinuosi, posti nel cuore antico d’ogni città o paese dell’Isola: uomini e donne appaiono, scompaiono, riappaiono come in una sequenza scenica, quasi come in un gioco d’ombre cinesi, e ciascun “intruso” senza che se ne accorga, in ogni suo passo è vigilato, controllato, pedinato.
Essere siciliani significa prima di tutto, in ogni caso, essere un po’ diversi dagli altri, qualunque sia il senso che a questa diversità si voglia attribuire. Significa anche godere di una condizione di lusso e di privilegio, perciò vivere una dimensione della realtà anch’essa diversa, nel bene come nel male. Ma essere siciliani vuol dire anche, qui dove si è nati, dispensare poco riso e tante lacrime: qui, chini su questa terra della quale ci innamorammo con il primo vagito – che, consentendoci di vivere, cominciava anche a farci morire – e che mai potremmo cessare di amare.
Non significa perciò riportare il nome di una città di Sicilia solo nel certificato di nascita, limitandosi ad amare questa terra da lontano, là dove, da tempo immemorabile, ci si è trasferiti. Magari a farsi “riciclare” il sangue d’origine, pontificando nel parlare dell’isola e dei suoi abitanti. Combattendo cioè la battaglia non al fronte, ma pretendendo di comandare le operazioni militari standosene adagiati all’interno di confortevoli palazzi, lontani mille miglia dal luogo dello scontro, per portarsi al fronte solo durante il “cessate il fuoco”. Qui difatti taluni vengono in estate, per una settimana o due, a fare i bagni, a gustare il pesce fresco e innaffiarlo con corvo bianco, a scambiare qualche conversazione.
Finita la vacanza tornano al Nord, convinti di continuare a sapere tutto della Sicilia e dei siciliani…
Non si finirebbe mai di parlare della Sicilia, villaggio e continente al tempo stesso. Allora, per concludere, qualche piccolo suggerimento a quanti hanno in animo di visitare questa terra. Non perdetevi le albe e soprattutto i tramonti: sono da brivido! Girate a zonzo nelle città e nelle campagne, al mare o in collina: tutto – dai colori agli odori, dalla natura agli uomini – vi sembrerà il frutto di una terra incantata e magica. Ai crampi allo stomaco rispondete con un pane appena tirato fuori dal forno a legna, che gusterete ancor di più dopo averlo tagliato a metà e farcito con olio d’oliva, origano, pepe rosso, e una fetta di formaggio pecorino. Se poi non sapete fare a meno del ristorante, fatevi indicare qualche antica trattoria del luogo che state visitando dove in cucina c’è ancora la nonna o almeno si trovano le sue ricette.
Fermatevi presso una delle tante bancarelle all’aperto per gustare, secondo la stagione, e comunque sempre accarezzati dal sole tutto l’anno, una fetta d’anguria o una succosa arancia, oppure per addentare una mela, che vi somiglierà a quella di Adamo…
Dissetatevi ad una fontanella o cercate un chiosco per farvi servire uno sgriccio: limone spremuto in uno spruzzo di acqua seltz, con l’aggiunta di una punta di sale, che ha anche un effetto apotropaico.
Se vi trovate in difficoltà, rivolgetevi ad un anziano: porrà al vostro servizio la proverbiale ospitalità siciliana senza chiedervi nulla, nemmeno il vostro nome, ed avrà già dimenticato il vostro volto prima che cerchiate di ringraziarlo invano: sarà già sparito.
Ma soprattutto inforcate bene gli occhiali della mente per ammirare quel che la Sicilia è più propensa a lasciar veder agli intenditori: i suoi tesori nascosti. Non stupitevi dunque se, andando in cerca, magari in qualche bottega-museo, d’antichi oggetti (una menzalora, gli abiti di velluto appartenuti a qualche mafioso, una lupara…), finirete senza volerlo, strada facendo, con l’essere ammaliati dalla voce e fulminati dalla forza degli occhi di qualche leggiadra fanciulla del posto; o col ritrovare Proserpina, “se ritrovarla vuol dire sapere d’averla perduta; se sapere dov’è vuol dire averla trovata”. Oppure con l’imbattervi in Alfeo e Aretusa, abbracciati e fusi alla fonte che porta quel nome.
Càpita, più spesso di quanto non osiate immaginare…


StellaIl rigattiere e l'avventore
Il rigattiere e l'avventore (Libreria Urso Editrice) è l'ultima estenuante fatica di Giovanni Stella, scrittore avolese, autore di diverse opere. Un bagno umano, un viaggio interpersonale attraverso le esperienze e gli scritti maturati nel tempo, dello scrittore che ha voluto in questo nuova opera il meglio dei propri scritti. Una opera di seconda mano che nasconde la volontà di Stella di è proseguire un discorso già avviato con se stesso e con i lettori e si pone in un rapporto di continuità con le opere precedentemente scritte e composte. Ed è attraverso la lettura di quest'ultima opera che si vede la trasformazione e maturazione dell'autore nei diversi anni del cammino letterario. Una maturazione frutto anche di incontri, casuali e voluti, con personaggi di indubbia fama, stimati ed ammirati dallo stesso: da Nunzio Bruno, artista e custode delle tradizioni siciliane, a Gian Paolo Manganaro, docente di letteratura italiana all'università di Lille, esperto traduttore di lingua francese nonché profondo conoscitore e critico di Calvino e Consolo.
Ma anche esperienze umane come l'incontro con Liena la ragazzina della Bierolussia conosciuta dall'autore nel corso di un soggiorno ad Avola. "Un'opera a cui sono molto legato- afferma Giovanni Stella consigliere nazionale dell'ordine dei commercialisti e con il pallino della prosa- ho da rigattiere voluto fare una cernita, raccogliere gli scritti, non inediti, ma per me più significativi del mio percorso morale e culturale. Come fa un rigattiere che acquista ed accumula roba usata per poi rivenderla. In questo caso il mio acquirente- cliente è il lettore -avventore che attraverso
Il rigattiere...queste pagine può immergersi in un percorso, un viaggio, un bagno umano dove io sono protagonista che descrive le impressioni avute dai contatti con uomini e donne di diverso ceto sociale non legati tra di loro da un comune denominatore. Una opera che è frutto anche della collaborazione di Marco Zuppardo, mio collega, artista di schizzi, disegni in grafite raffigurata in prima pagina. Non bisogna poi dimenticare l'editore Francesco Urso senza il quale questa opera, così come le altre non sarebbe venuta alla luce.
"Una grande lezione di vita per il lettore che si tufferà nella lettura del libro per divorare, assaggiare, maturare attraverso l'esperienza dell'autore, che vuole porre l'attenzione al rigore morale, alla laboriosità e il grande e serio impegno che danno nella professione e attività artistica degli uomini gli episodi descritti in 190 pagine di prosa. "La vera lezione di vita è la pietà- afferma Francesco Urso- che scaturisce dalla lettura degli scritti, pietà verso il più debole, verso chi soffre, chi vive emarginato e relegato in un piccolo angolo dimenticato dalla società indifferente e consumistica. Che alla fine mette a nudo la vera anima del commercialista- scrittore, quella di vedere nel volto di un barbone che tratta con tenerezza ed amore l'esistenza vera e libera da schemi e regole, ed il bisogno intrinseco ed umano di un rapporto cordiale e non incentrato sull'ipocrisia e la falsità. Una opera vera nata dal cuore e scritta con passione, quasi di getto, senza fermarsi un attimo che avvolge il lettore e lo mette in discussione con se stesso e gli altri".
Sebastiano Raeli

(in LA SICILIA 22/06/2002)

Un intervento di Giovanni Stella su un volume fuori commercio, che nessuno vi vuole vendere e che, volendo, non riuscirete a trovare facilmente, purtroppo.
AA.VV., Con la mente tra le nuvole, Ed. 1° C.T.A., Siracusa, 2004, pp.24, ed. fuori commercio

E’ la mano amica di Antonino Cappello – medico responsabile della 1° C.T.A., che occupa il posto che fu del prof. Raffaello Gattuso – che mi fa il dono più gradito il primo giorno dell’anno.
Questa plaquette è una “raccolta di poesie (spiccioli d’arte)” partorite da uomini “con la mente fra le nuvole”, in cura al reparto di psichiatria dell’Ospedale aretuseo, così strutturato in seguito alla “legge 180”, nota anche come “legge Basaglia”, dal nome del famoso psichiatra che ne ispirò la genesi, e che portò alla chiusura dei manicomi. Luoghi questi che accoglievano soggetti da curare e taluni da tenere sotto controllo costante, ma che a volte sopperivano anche agli effetti distorsivi della società: pazienti abbandonati dalle famiglie per le più disparate ragioni, costretti a spegnere la propria esistenza all’interno delle mura manicomiali dalle quali era rigorosamente vietato uscire.
Oggi l’ammalato di mente è trattato terapeuticamente come un ammalato qualsiasi. Entra ed esce dall’Ospedale, soggiornandovi alla bisogna per periodi brevi o lunghi, facendo ricorso alle cure ambulatoriali al fine di poter comunque essere integrato nella società e restituito all’affetto dei familiari, con molte più possibilità di recupero che non in stato coatto fra simili.
Ma, si sa, genio e sregolatezza vanno a braccetto, e non mancano esempi d’artisti il cui confine è debordato in manifestazioni di pazzia, più o meno grave.
con la mentePer limitarci all’arte poetica e nei confini di casa nostra merita ricordare Dino Campana, autore dei Canti orfici, spentosi, dopo lunga permanenza, in un manicomio, e Alda Merini, che in “quel luogo” ha trascorso oltre dieci anni di vita, narrati con lucido dolore in L’altra verità, autrice anche di numerose raccolte poetiche di alto valore, candidata dai francesi al premio Nobel.
Alda che a nove anni si prese un ceffone dal padre per avergli comunicato di voler fare la poetessa (“la poesia non dà pane…), ha altalenato nella sua vita lunghi viaggi fra le nuvole e atterraggi vari.
Ancora oggi ai Navigli, a Milano, dove vive in due stanzette precarie, trascorre le giornate alternando alla incessante produzione poetica (“ho il colon ustionato di versi”, ha scritto) il via vai dagli ambulatori di psichiatria per la prescrizione dell’ultimo farmaco appena uscito.
Egizio Nanè, Filippo Trovato, Sebastiano Scala e L.D., hanno scritto i versi che la dott.ssa Adalgisa Cucé, il dott. José Angelino e l’assistente sociale Anna Monte, si sono fatti carico di selezionare, curare e prefare, raccogliendoli nelle plaquette che in copertina porta un cielo con le nuvole “alte levate”.
I “poeti” hanno scritto versi, dolci, amari, dolorosi, speranzosi, auspicanti…
“L’arte è la strada principale nella vita”, scrive uno di loro (e senza volerlo comunica una grande verità), mentre un altro ci fa pensare “al cielo là dove passeggiano le nuvole”; già…passeggiano in buona compagnia d’aironi con ali rigide e di menti aliene. E un’altro ancora ci fa immaginare “Fontane innevate, gocce gelate”, qui dove siamo “a riflettere onde mai arrivate” e dove “vuol consumarsi / la voglia d’essere.. qui e non lì”.
Qui dove sono costretti a vivere una non vita; qui dove la vita pare spegnersi ad ogni minuto, per poi riprendere e quindi ancora spegnersi...; qui dove il dolore permanente viene sofferto in “isolitudine”, senza che altri (che quel dolore non patiscono) possano capire le dimensioni del dramma di uomini sensibili, ignorati, quando addirittura non derisi da una società superficiale, egoista, estranea all’altrui patema; qui dove la vita è sentita come male estremo e la morte auspicata o cagionata come liberazione finale; qui dove tutto è grigio, profondamente grigio e nessun altro colore appare agli occhi; qui dove vegeta soltanto il corpo, mentre la mente vaga fra le nuvole...; qui dove tutto questo e affidato a un filo di speranza che la poesia veicola come messaggio per l’eternità.
Parole che stimolano in me, recensore di questa breve nota, l’irrefrenabile desiderio di conoscere taluni di questi poeti, coi quali ho più di un tratto in comune.
Giovanni Stella

Una vita, di StellanuovoStella Giovanni, Una Vita. Opere (1989-2003) (Libreria Editrice Urso, Collana Omnia 1), pagine 1321, Euro 22,00 acquistaAcquista

Dalla INTRODUZIONE di Salvatore Martorana
[...]Avrà certamente un posto in una rassegna dell'attività letteraria della seconda metà del XX secolo Giovanni Stella, la cui opera, quale a tutt'oggi risulta, si raccoglie nel presente macrotesto. Questo offre il vantaggio al lettore di oggi e di domani di leggere l'opera come è stata data alle stampe dall'autore stesso, e di situarne le singole parti al posto a ciascuna pertinente nella successione cronologica, sì da poterne cogliere l'iter compositivo in uno all'evoluzione e alla maturazione tematica e stilistica. Questa è la ratio che guida il presente lavoro di presentazione che prescinde dalla distinzione fra prosa e versi per privilegiare, appunto, le fasi dell'estrinsecazione del mondo interiore dell'A. Altro vantaggio di notevole importanza è dato dalla possibilità di individuare, con approssimazione molto vicina alla realtà, la data di inizio della produzione di G. Stella, stante che riferimenti temporali quasi precisi si leggono fra le pagine stesse dell'A. il quale nell'Indice della prima raccolta di versi - Miraggi - indica la data di composizione dei primi componimenti: 1967-1968.

novitàrecensioni Per "Momenti di poesia" di Graziana Scaffidi,
Libreria Editrice Urso, Avola 2005, pp 45, Euro 7,OO


“Ormai riesco ad apprendere solo da vecchi e bambini”, dico.
“Ovviamente, sono il passato e il futuro...”, mi risponde annuendo e con compiaciuto sorriso Ermanno Leo, il chirurgo, pochi momenti prima che apra col bisturi il mio addome per eliminarci il male.
L’anestesia mi addormenta quando ripeto ad alta voce i versi di “Risarcimento”, poesia di Gesualdo Bufalino.
Me ne ricordo mentre Ciccio Urso mi fa dono dell’ultima sua apprezzata novità editoriale: un libro di poesie di una bambina, presentato da un bambino.
MomentiIn copertina sul bel colore verde è riprodotto un disegno dell’autrice: una finestra aperta (al di là della quale si intravedono due alberi), un camino acceso, una sedia dietro uno scrittoio sul quale giacciono un lume a candela acceso, un calamaio con penna d’oca, un libro aperto con segnalibro.
La semplicità espressiva del disegno già dispone bene alla lettura: il disegno ben fatto è indice di una sensibilità dell’autrice che si rinviene anche nei versi.
L’introduzione è di Martino Miucci, un bambino di dieci anni che ben conosco e che per giudizio, maturità, simpatia, posso definire un piccolo già grande.
Martino si avvede da subito che i versi della sua coetanea, trattano “argomenti di grande valore umano” ed esprimono “sentimenti d’amore, d’amicizia e di pace”. La chiusura della presentazione è una vera e propria fulgurazione: “Vorrei tanto che tutti i potenti della terra leggessero poesie come queste".
Dopo che Martino Miucci è riuscito a mettere il “mare nel bicchiere” è difficile dire qualcosa di più sui versi di Graziana Scaffidi, bambina di Avola, nata nel 1995, che già da vari anni scrive poesie.
La raccolta inizia con un inno alla festa della donna, “si regala la mimosa /al posto della rosa” e e prosegue con un desiderio di pace, “è un sogno / di cui tutti abbiamo bisogno/... e significa esprimere amore...” Poi continua col colore del cuore “rosso, un segno d’amore”.
Non mancano versi dedicati ai genitori, alle stagioni liete, al degrado della società (“ Mondo perso”) e agli eroi di Nassirya, “Eroi sono rimasti / nei nostri cuori rimarranno/amori vostri”. E poi a conclusione un inno al “fiore” metafora alternata della rosa e della mamma con un gioco di parole che si fa apprezzare.
E’ “amore” il vocabolo che più ricorre nei pensieri scritti di Graziana: amore in senso lato, per la vita, verso i congiunti, verso i simili, per la pace.
Avevo dedicato i miei Gusci di mandorle “ai bambini, perché ricostruiscano”.
Graziana e Martino hanno raccolto il testimone.

Giovanni Stella

Corrado S. Appolloni (Avola) ci parla di Una vita (poesie, racconti, elzeviri) di Giovanni Stella ( Libreria Editrice Urso, Avola, 2003, pagg. XXVIII+1260, Euro 22,00)

una vitaGiovanni Stella è nato nel 1948 ad Avola, dove vive, ed esercita la professione di dottore commercialista.
La sua laurea in Economia e Commercio, conseguita discutendo una tesi in Tecnica bancaria, potrebbe far pensare a interessi molto lontani da quelli letterari, ma, se le vie del Signore sono infinite, anche quelle della letteratura non sono da meno.

Incamminatosi fin dall’adolescenza sulle luminose vie tracciate da Prévert, Quasimodo, Montale e Bufalino, ha trovato, cammin facendo, una sua personalissima via che, tra poesia e prosa, gli ha permesso di esprimere un complesso mondo di sentimenti ed emozioni che evidenziano un’inquietudine di fondo che lo spinge irresistibilmente a un’incessante ricerca di se stesso e degli altri, al desiderio di conoscere nuove verità e nuovi orizzonti, a viaggi continui che ogni volta arricchiscono il suo bagaglio di esperienze e di conoscenze e che, ineluttabilmente, finiscono col legarlo sempre più alla sua odiata-amata Sicilia.

Malgrado nel titolo si accenni al 1989 quale data della sua prima opera pubblicata, è utile precisare che le prime composizioni poetiche risalgono al 1965, per cui la produzione letteraria del presente volume abbraccia quasi un quarantennio: per l’appunto “una vita”, piena di ricordi, incontri, fatti e personaggi mai banali, tratteggiati con una penna che passa felicemente da squisite eleganze di gusto francese a fulminanti espressioni vernacolari.

“E mi rendo conto che Tutto vale Nulla/ e che scrivo per lavarmi il cuore/ e per inviare un messaggio a quel fanciullo che fu/ e che ora non è più.”

Questa malinconica confessione costituisce la più valida chiave interpretativa della ponderosa e personalissima recherche du temps perdu dell’eclettico autore.

Corrado S. Appolloni

recensione<<Una vita>> di Giovanni Stella per lavarsi il cuore scrivendo di Roberto Rubino
Ciccio, libraio editore, di Giovanni Stella
Per È sera di Annina Rizza Scifo. di Giovanni Stella


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