Giovanni Stella Memoria aggiunta (2004-2009)
2009,
16°, pp. 144, Collana OMNIA n. 2
EAN 978-88-96071-21-2, Euro 10,00 Giovanni Stella, con la sua opera (''Una vita'' e adesso ''Memoria aggiunta'') ha fatto, fra l'altro, quel che Gesualdo Bufalino si augurava avvenisse in ogni comune o città per mano di uno scrittore, e cioè il catasto umano del luogo, vertgato su carta, per restare nella memoria dei presenti e nella conoscenza dei posteri.
Memoria aggiunta e' l'ultimo libro di Giovanni Stella, pubblicato nel novembre 2009, anch'esso come i precedenti, per i tipi della Libreria Editrice Urso di Avola. L'opera, che raccoglie scritti gia' apparsi in diverse riviste tra il 2004 e il 2009, si aggiunge, come il titolo vuole suggerire, al volume Una vita, un corposo libro, quest'ultimo, di oltre milleduecento pagine pubblicato nel 2003, in cui Stella, avendo deciso di porre termine alla sua attivita' letteraria, volle riunire i suoi scritti composti tra il 1989 e quello stesso anno della pubblicazione. Da qui il titolo Una vita, a significare che quel ponderoso volume raccoglieva, e sigillava definitivamente, gli scritti di tutta una vita. CONTINUA
Nel linguaggio giuridico memoria aggiunta è un documento nella forma scritta che, con dissertazione pre-feribilmente erudita, volge a replicare alle deduzioni avver-sarie, costituendo perciò una integrazione dei mezzi difensivi utile al contraddittorio fra le parti del processo.
Nella letteratura, memoria, con riferimento alla dea greca Mnemosine, madre delle Muse, è una testimonianza, prevalentemente in forma narrativa, di contenuto autobio-grafico che, con valore affettivo, evoca un tempo passato e, sull’esempio di M. Proust, un “tempo perduto”, alla cui ricerca e rievocazione, attraverso la pagina scritta, tende.
Perciò un libro autobiografico di memorie.
Quando a un testo di memorie di un periodo se ne aggiunge un altro, riguardante il periodo successivo, la memoria diventa aggiunta.
Il presente volume perciò raccoglie scritti sparsi, già apparsi su riviste varie nel periodo 2004 – 2009, successivo al macrotesto Una vita (Libreria Editrice Urso, Avola 2003, pp. 1256) recante lavori intercorsi fra il 1989 e il 2003.
Giovanni Stella
Dal Catalogo della Libreria Editrice Urso scritti di Giovanni Stella attualmente in commercio
Giovanni Stella, Le Sirene e l’Isola, 1998,
8°, pp.
104, Euro 11,00
Giovanni Stella, Lapilli, 1999, 16°, pp. 76, Euro 7,00
Giovanni Stella, Amici cari, 2000, 8°, pp. 120, ill. Euro 11,00
Giovanni Stella, Il rigattiere e l'avventore, 2002, 8°, pp.
192, Euro 13,00
Giovanni Stella, Una vita. Opere
(1989-2003), 2003, 16°, pp. 1312, ill., Euro 22,00
Giovanni Stella, Memoria aggiunta
(2004-2009), 2009, 16°, pp. 144, ill., Euro 10,00
in
corso di stampa
Giovanni Stella, Miele estremo, 2010, 8°
Collana Mneme n. 31
in formato mp3 (28,3 MB) la relazione di Giovanni Stella su Montale e il male di vivere(23-12-1996)
in formato mp3 (57,5 MB) la relazione di Giovanni Stella su Bufalino vivo
Innamorati all’Infinito
“Cosa bella e mortal passa e non dura”.
Così Francesco Petrarca col famoso verso che ha coinvolto nei secoli quanti si sono interessati al tema dominante della umana effimera bellezza. Eppure…
Pochi tratti di carboncino. L’arte del togliere, di tutto ridurre all’essenziale, eliminando il superfluo, come anche Sigmund Freud avvertiva.
L’arte…, appunto. Quella cosa che, frutto da mani d’uomo, sfugge alla sorte sintetizzata nel verso di Petrarca. In quei pochi tratti c’è tutta l’essenza della vita.
Due esseri umani, un uomo e una donna: seduti su una spiaggia, di spalle; lei lo abbraccia ai fianchi. Davanti il mare sconfinato, infinito, dietro l’occhio discreto (o forse no) di chi guarda…
Sono due ragazzi forse, due esseri umani di certo.
Gli Innamorati è il titolo che l’autore Mario Zuppardo, pittore eclettico, poliedrico, artista vero, ha dato a questa sua opera che per me rimane il punto più alto della ingegnosità dei suoi lavori.
Quel quadro – in copia, s’intende; l’originale è custodito nella cassaforte, che dico?, nel cuore dell’autore – campeggia, unico, nella mia camera da letto.
È riportato nella copertina del mio libro Il rigattiere e l’avventore e anche nella copertina interna dell’opera omnia, il macrotesto, Una vita (opere 1989-2003). A guardare quel dipinto mi riempio gli occhi (e mi accorgo che riempie anche gli occhi di chi lo osserva). Gli parlo, gli recito versi. In verità li recito a me stesso: famosi, creati da grandi poeti e, anche talvolta di più modesti, i miei. Gli uni e gli altri, comunque, mi lavano il cuore.
Gli Innamorati, dunque. Che dire? Se dovessi scrivere quel che mi viene di pensare, allora non poche righe ma un intero volume occorrerebbe, per riportare le impressioni, le emozioni, le commozioni che quei tratti di carbone, segnati da mani d’artista, hanno reso su un bianco cartoncino, riempiendolo in modo completo, definitivo, pittoresco, artistico e, perché no?, poetico.
Sì, quei segni sono poesia pura, autentica, assoluta, che si libra nell’aria ondeggiando come una piuma. Ma sono anche simili a note musicali che sprigionano da uno strumento sia esso un violino, un pianoforte, un violoncello… o da un’intera orchestra diretta da Riccardo Muti.
Ora Mario mi ha fatto un dono irripetibile e irrinunciabile. Mi ha fatto vedere – e i miei, si badi, non sono “… i grandi occhi…”, né “… il radioso, innamorato stupore di Nausicaa” – una sua ulteriore elaborazione e libera interpretazione dell’opera.
Non solo quei semplici, splendidi, tratti di carboncino. Ma stavolta il dipinto è diventato una policromia di colori.
Non più la sabbia immobile, ma il mare culla quei due che s’amano. In fondo ai loro sguardi “… una siepe, che da tanta parte/ dell’ultimo orizzonte il guardo esclude…”.
Il poeta di Recanati, dello “… infinito silenzio…” che “… tra questa immensità s’annega il pensier…”, stavolta è colui che guarda e da voyeur osserva, apprezza, trasmette agli altri le sensazioni ad alta voce – o, se volete, ad alto verso – a quanti hanno a cuore la durata dell’opera d’arte.
L’arte che, da mani d’uomo mortal, mai passa.
E per Gli Innamorati e per quanti se ne coinvolgono nella visione “… il naufragar m’è dolce in questo mare”.
Giovanni Stella
Giovanni
Stella, Una vita (poesie, racconti, elzeviri), Editrice Urso, Avola, 2003,
pagg. XXVIII+1260, Euro 22,00
Giovanni
Stella - Una vitaRECENSIONE di Sergio Sciacca (da "LA
SICILIA" ) Questo libro č la vita dell'Autore (nato ad Avola nel
1948, stimato commercialista, autore di parecchi volumi di liriche e prose, sodale
di parecchi nomi di punta delle lettere italiane): non nel senso che la contenga
tutta (che altro si aspettano i lettori amanti del bello stile che gli ha fatto
onore), ma nel senso che ne racchiude i tratti pił rilevanti, vitali. In primo
luogo versi con cui osserva gli incontri e gli affetti in stile diretto, senza
compiacimenti retorici ("Mi sono chiesto se sei durata pił a lungo tu o il
sigaro che fumavo..."; "Eri e sei l'altra parte di me: / non per questo era
facile la convivenza. Tutt'altro..."), ma con una sensibilitą al fluire di
sentimenti ("La figlia dei figli dei fiori / mi ha portato nell'altra punta
/ nell'isola delle cento e pił sirene..."; "Croci -tante- nel terreno abbandonato,/
camposanto di soldati /che vissero quattro lustri soltanto/ e ora giacciono...").
Poi gli elzeviri, cronache di incontri di cultura, dallo stile terso, come oggi
č difficile trovare. In fondo un fascicolo di mimi, epigrammi in prosa, brevi
ritratti di macchiette tradizionali, colti con il sapore della parlata dialettale,
con la beffa salace del vernacolo, da assaporare, come il vino buono, nel ricordo
di vendemmie antiche. Un libro da leggere a lungo -con le sue 1300 pagine: una
vita di scrittore poetico, destinata a chi sa sentire la poesia della vita.
1948
Nasce il 16 settembre ad Avola in provincia di Siracusa, primogenito di
quattro figli, da Santo Stella (1920) e Gorizia Battaglia (1922) entrambi muniti
del diploma di insegnante elementare.
1953 - Frequenta
la primina nelle Scuole elementari De Amicis, viale Lido di Avola, con l'anziano
insegnate Consiglio.
1957
- Frequenta la quinta classe delle Scuole elementari presso le Suore Orsoline
di Avola, sotto la guida di Suor Maria Carnemolla..
1958/1960 - Si iscrive e frequenta la Scuola
media inferiore.
1961/1965 - Si iscrive
all'Istituto tecnico commerciale "A. Rizza" di Siracusa, sezione staccata
di Avola..
1965/1970 - Si iscrive
nella facoltà di Economia e Commercio presso l'Università di Catania.
Inizia la collaborazione, che durerà tutto il periodo universitario, al
settimanale "l'Aretuseo". Si laurea il 25 novembre 1970 discutendo una tesi in
Tecnica bancaria, relatore il professore Ubaldo Mazzarini, dell'Università
di Roma, quell'anno incaricato anche a Catania.
1971
- Supera nella sessione di marzo l'esame di stato per l'esercizio della
professione di dottore commercialista, conseguendone l'abilitazione.
1972 - Si iscrive all'albo dei dottori commercialisti di Catania con
anzianità 23 maggio. A dicembre apre lo studio professionale.
1976
- Si crea l'Ordine dei
dottori commercialista di Siracusa. E' fra i fondatori.
1978
- Si sposa il 29 aprile con Arcangela Consiglio.
1979 - Nasce il 5 aprile Maria Grazia la primogenita.
1982
- Viene eletto Consigliere dell'Ordine dei dottori commercialisti,
nel 1982.
1987
- E' eletto Segretario dell'Ordine, carica riconfermata successivamente ogni triennio.
Continua a partecipare a tutti i Congressi di categoria che segue dalla iscrizione
all'Albo in avanti; in alcuni lascia testimonianza con comunicazioni scritte e
interventi orali. Nasce
il 20 gennaio Cetty. Collabora a "il Coccodrillo", quindicinale locale.
1988
- Inizia la collaborazione a "il fisco" nella rubrica di Diritto penale tributario
diretta da Ivo Caraccioli, ordinario nell'Università di Torino, che conosce
a Siracusa nell'occasione di un convegno e al quale si legherà da amicizia.
1989
- Inizia la collaborazione a "Gli Oratori del Giorno" rivista fondata nel 1927
da Titta Madia jr., ora diretta dal figlio Nicola e dal nipote Titta jr., avvocato
penalista col quale intrattiene rapporti di grande amicizia. Pubblica per i tipi
di Urso, che sarà costantemente suo editore ed amico, Miraggi, raccolta
di poesia in tre sezioni comprendenti le prime scritte da ragazzo ("Deserto rosso"),
le altre scritte successivamente ("Deserto inumidito": ispirate da Prevert) e
le ultime del 1989 ("Dolce fiele": controcanto a L'amaro miele di Gesualdo
Bufalino, a cui sono ispirate).
1990
- Conosce Corrado Sofia, scrittore, regista, giornalista col quale avrà
una intensa amicizia fino alla morte dell'amico, nel 1997, all'età di 91
anni.Viene eletto componente del consiglio direttivo dell'AN.T.I. (Associazione
Nazionale Tributaristi Italiani), sezione della Sicilia Orientale. 1991
- Ad agosto incontra a Comiso nella sua casa Gesualdo Bufalino, suo scrittore
preferito. Scriverà di quell'incontro.
A ottobre incontra a Firenze
Franzo Grande Stevens, presidente del Consiglio nazionale forense, avvocato di
fiducia di Gianni e della famiglia Agnelli, della Fiat e di molti nomi del gotha
economico italiano ed europeo. Intratterranno una buona e sincera amicizia. Pubblica
con Urso Datteri verdi, raccolta di versi scritta nel 1990/1991.
1992
- Viene nominato componente della Commissione di studio di Diritto penale dell'Economia,
presso il Consiglio nazionale dottori commercialisti a Roma. Successivamente ne
verrà nominato Vicepresidente.
1993
- Urso edita Gusci di mandorle, poesie scritte nel periodo 1992/1993.
1994
- Inizia la collaborazione a "Dottori Commercialisti" rivista dell'Ordine di Roma,
diretta da Lucio Mariani, scrittore e poeta col quale si lega d'amicizia.
1996
- Viene eletto presidente dell'Ordine dei dottori commercialisti di Siracusa.
Nell'occasione della Prima rassegna della "piccola" editoria siciliana
svolta ad Avola, tiene nel salone Comunale una conferenza sul tema "Montale e
il male di vivere nella poesia". Inizia la collaborazione a "Il Congresso",
quindicinale italo-canadese pubblicato a Edmonton (Canada) e diretto da Alessandro
Urso.
1997
- Commemora nella sede dell'Ordine il Collega Gaspare Conigliaro, prematuramente
scomparso, in memoria del quale viene assegnata una borsa di studio. Viene rieletto
alla presidenza dell'Ordine per il triennio 1997/2000. Fonda e dirige la rivista
"il dottore commercialista - professione e cultura", bimestrale dell'Ordine di
Siracusa, a distribuzione gratuita in tutta Italia (tiratura 1.300 copie a numero).
1998
- In occasione del 50° compleanno, che festeggia con una festa con amici
e parenti, pubblica il poemetto Cinquantesimo e anche il libro Le Sirene
e l'Isola.
Incontra lo scrittore Vincenzo Consolo
1999
- Esce edito dalla Gepas, per la cura di Orazio Parisi, nella collana "Blocco
notes d'artista", la raccolta di versi scelti Novecento d'amore con corredo
di illustrazioni di oli di Letterio Consiglio. Presso la Libreria Editrice
Urso pubblica Lapilli, una raccolta di poesie in forma di prosa scritte
fra il 1995 e il 1997.
2000
- Viene riconfermato presidente dell'Ordine dei dottori commercialisti
per il triennio 2000/2003. Nei locali di Castello Crisilia ad Avola tiene una
conferenza su Gesualdo Bufalino, l'uomo e l'opera.Presso la libreria Editrice
Urso pubblica Amici
cari: piccola raccolta autobiografica; la vita raccontata attraverso gli amici
più importanti. Il libro è corredato da dieci tavole fuori testo:
disegni realizzati da Mario Zuppardo. . 2001 - Viene eletto
Consigliere nazionale dei dottori commercialisti per il triennio 2001-2004, con
i voti di tutti gli Ordini di Sicilia e di parte del Lazio. Contestualmente all'insediamento
in Consiglio nazionale viene nominato presidente del "Comitato nazionale
tutela professione dottore commercialista" per la difesa del titolo e della
categoria professionale. Dà vita a una lunga, dura battaglia contro l'ipotesi
di unificazione degli Albi professionali di dottori commercialisti e di ragionieri
e periti commerciali. Viene nominato con effetto dall'1 gennaio 2002 direttore
editoriale del "GDC - Il giornale dei dottori commercialisti", mensile
del Consiglio nazionale (50.000 copie di tiratura per numero) a diffusione gratuita.
Viene
nominato delegato ala
Commissione di "Diritto penale dell'Economia" del Consiglio nazionale.
2002
- Pubblica il volume "Il rigattiere e l'avventore", con la Libreria
Editrice Urso.
2003
- Pubblica con la Libreria Editrice Urso "Una vita" (Opere 1989-2003),
opera omnia delle pubblicazioni contenente anche sette lavori inediti.
FLORIDIA 7 luglio 2009 - Presentazione
di "Il rigattiere e l'avventore" presso la Villa Museo di Nunzio Bruno
in Contrada Monasteri a Floridia. Nella foto a lato, da sinistra verso destra Nunzio Bruno,
Francesco Urso, Salvatore Salemi, Giovanni Stella e Antonio Caldarella.
da
"IL GIORNALE DI SICILIA" di giovedì 28 dicembre 2000
Tutti
gli <<Amici cari >>
di Giovanni Stella: Il primo fu il padre
Un
dono sotto l'albero di Natale ha sorpreso gli "Amici cari" di Giovanni stella,
poeta, scrittore e noto commercialista di Avola. Fresca di stampa è infatti
la sua ultima pubblicazione, per la Libreria Editrice Urso, che tratta dell'amicizia.
"L'amicizia
supera l'Amore di cui tuttavia si nutre, - scrive Piero Fillioley nella presentazione
del libro - ma lo supera perché ne espelle la tirannia e vi immette felicità".
"Amici cari" è l'avvincente racconto della vita dell'autore, dei suoi innumerevoli
incontri trasformatisi poi nell'amicizia pura, certamente per la qualità
del suo carattere, la sua generosità, per il suo modo di porsi e saper
ascoltare. "Ogni incontro, ogni dialogo è un'occasione di una crescita
dell'animo, - scrive Stella - un arricchimento della propria conoscenza, perciò
è destinato a rimanere indelebilmente impresso nella memoria." Tantissimi
sono stati questi incontri e lo scrittore li riporta fedelmente, descrivendo i
luoghi con dovizia di particolari, le occasioni, le persone: i suoi "Amici cari".
Dal primissimo amico, suo padre, al maestro, ai compagni di scuola e di giochi,
al vecchio medico di famiglia. Ciascuno gli fa riportare piacevolmente alla memoria
ricordi della sua infanzia vissuta ad Avola e dei suoi studi universitari a Catania.
Descritti anche i viaggi assieme alle persone più care e, ancora, innumerevoli
altri incontri con Giorgio Almirante, Gesualdo Bufalino, Lucio Mariani, Franzo
Grande Stevens, George Moustaki, Corrado Sofia, solo per citarne alcuni. "Si dice
che quando l'uomo comincia a ricordare è segno di senilità, - dice
ancora Giovanni Stella - ma parimenti, il ricordare, conferisce a chi ha acquisito
una certa maturità ed esperienza di vita, strumenti di controllo, di convalida
del percorso già fatto, punti di riferimento certi per la vita ancora da
percorrere".
I disegni in bianco e nero che illustrano "Amici cari" sono stati
realizzati dall'amico netino Mario Zuppardo, anche lui dottore commercialista
con attività di pittore, disegnatore e grafico.
Eleonora
Vinci
"LA
SICILIA" VENERDI 20 ottobre 2000 Siracusa
culturaPROSSIMA USCITA DEL LIBRO Dl GIOVANNI
STELLA
Novità
in arrivo nel panorama dell'editoria avolese con la prossima uscita del libro
"Amici cari" di Giovanni Stella. Il dottore commercialista avolese con la passione
per la letteratura nel suo ultimo lavoro offre una carrellata di ritratti degli
amici più cari che lo hanno accompagnato nella sua vita. Esperienze di
amicizia che lo hanno arricchito e hanno puntellato i suoi percorsi di crescita
umana e professionale. Sono persone a lui particolarmente vicine, sia nel campo
professionale, sia, e soprattutto, amici che condividono con lui la passione per
la letteratura. "Amici cari" è edito dalla "Libreria Urso editrice" di
Avola. Della stessa casa editrice sono anche altre opere di Giovanni Stella, Miraggi
, Gusci di mandorle e Datteri verdi (raccolte di poesie), Le
Sirene e l'Isola, che racconta in una prosa poetica di un viaggio ideale attraverso
i posti della Sicilia, sulla scia di L'olivo e olivastro di Vincenzo Consolo.
Altra opera di Stella è "Block - notes di un artista-Novecento d'amore",
una raccolta di versi tratti dalla produzione dei maggiori poeti del Novecento.
I1 block-notes, nella forma di un taccuino, è stato pubblicato dalla
casa editrice avolese"Gepas" di Orazio Parisi.
SIMONA
ROSSITTO
Lapilli
GIOVANNI
STELLA, Libreria Editrice Urso (Euro 7,00) Avola 1999.
Questa
raccolta di memorie, descrizioni e pensieri sommessi si pone su un territorio
neutrale fra gli spazi tematici dell'esistere e del male di esistere. Unica ragione
e fonte consolatoria, unica speranza di speranza è l'infanzia, è
Cetty L'Autore, assediato dall'assenza presente dell'amata, ci racconta delle
fughe comuni e delle proprie fughe (che altro sono i passaggi su luoghi che solo
rappresentano motivi della diversità e non tappe del nostos?). Ed
è un racconto porto con compostezza dai toni dimessi di una scrittura che
non dà spazio alla lacerazione, che non ammette né esplosioni né
implosioni. Il canovaccio segue le ragioni di una evocazione lenitiva, protesta
la propria innocenza - non ammette né estraneità né responsabilità
- attraverso la frequente proposta di interrogativi destinati a comporre, a colmare
l'assenza, a richiamare in causa e coinvolgere la presenza assente. Le istanze
della lirica sono deliberatamente neglette perché la dolenzia, il malessere
implicito si impongono rudemente e permanentemente senza consentire quella metabolizzazione
dell'esperienza vitale che è postulato necessario alla creazione estetica.
L'Autore non può (non vuole?) darsi cura di estetiche: è impegnato
a ricordare - a ricordare all'altra più che a se stesso - le comuni occasioni,
il convissuto, la trama passata, come se questo tragitto memoriale avesse la reale
possibilità di favorire una restaurazione sentimentale, fosse un'esca appetibile.
Lapilli è certamente il resoconto di un excrucior, ma finisce per rappresentare
la descrizione di un'attesa definitiva, il cammino fratturato di una lunga lettera
d'amore, di devozione. Quando Stella si sarà allontanato dal ricatto della
vicenda umana che qui lo avviluppa, quando cesserà o si ridurrà
l'intrisione nel soggettivo, allora torneranno a prendere campo quella ricerca,
quelle visioni, quelle magie essiccate che emersero e si fecero ammirare nelle
prove poetiche di Miraggi e di Datteri Verdi. Fastoso il respiro della prefazione
di Gaetano Gangi ed essenziali gli eleganti tipi dell'Editrice Urso.
Lucio
Mariani In TELOS, quadrimestrale dellOrdine dei
dottori commercialisti di Roma N. 4 , Roma Aprile 2000
La
terra incantata
di Giovanni Stella
La terra dei miti e dei riti è il mio posto delle fragole, il mulino da
dove scrivo a me stesso lettere che mai spedirò, il mio osservatorio privilegiato
di quellimmenso teatro che è il mondo e della strana avventura che
vi si svolge, la vita; lItaca che mai ho lasciato, la cassapanca ove custodisco,
ben riposti, i ricordi dinfanzia. È lisola nellisola,
che culla e alimenta la mia isolitudine, alla quale non saprei rinunciare.
Così come impossibile mi riesce rinunziare ai difetti di questa terra
che esista o no debbo ancora verificarlo perché, a furia di viverli,
fra immaginazione e realtà, mi appartengono interamente. Scrigno che
racchiude preziosi tesori, lontani ricordi , dunque Sicilia. Terra
intrisa di contrasti, di ossimori, perché essa stessa ne è sede
e teatro, genesi e nascituro, vita e morte.
Cè una Sicilia stupida
(babba), e ce nè unaltra intelligente (sperta): una sofferente
ed una vendicativa, la parte buona e quellaltra cattiva, la luce e la tenebra,
la speranza e la dannazione. Sicilia come metafora e come trappola,
olivo e olivastro giardino e clausura, riso e pianto, allegoria e
realtà. Quella stessa che si scinde, per poi ricomporsi, in due parti
uguali e contrarie. Al pari delluomo che sente il conflitto permanente delle
due componenti che in lui convivono, volte costantemente alla scissione e alla
ricomposizione, in un equilibrio precario e ribelle, perciò anarchico,
per divenire lotta e passione, ma poi armonia e quiete: essenze del dolce-amaro
gioco della vita. Sicilia, isola nuda, bella da sé, in grembo portante
tesori di inaudita bellezza, a descrivere i quali, come pure a menzionare i suoi
figli illustri, si riempirebbero interi volumi. Culla di civiltà dalle
radici millenarie, Trinacria medusea, terra di mitologie e riti; eppure, ad onta
della sua età, ancora una fanciulla in fiore La Sicilia, isola sempre
più isola, mai abbastanza tale, è terra, patria, civiltà,
cultura, bene e male insieme: fusione di tante, tantissime cose, eppure una cosa
sola. La separa dallo stivale uno stretto, magnifico dono della natura, che
quando vado verso Scilla vorrei vedere congiunto dal ponte, mentre al ritorno
verso Cariddi, vorrei, con le mie stesse mani, rendere sempre più largo.
Sicilia è la scoperta della sopravvivenza di mestieri creduti scomparsi.
È la visione accattivante, che si propone allignaro visitatore, della
fanciulla che si tinge la forbice degli occhi ed il viso, indossa minigonna, calze
a rete e scarpe con tacchi a spillo, sale sulla Harley-Davidson, per abbracciare
il torace del ragazzo che guida e sparire. Il tutto sotto lo sguardo impietrito
ed impenetrabile della nonna, vestita a lutto dal capo ai piedi, che dorme nella
stanza accanto a quella della nipote e veglia finché non la sente rincasare,
baciandola solo durante il sonno. È il ricordo della civiltà
delle botteghe (le putìe) del sarto, del barbiere, del falegname, del fabbro,
delloste, del calzolaio, perciò anche della bottega di Ntoni,
che, fra colpi di trincetto e di martello, iniziava noi giovinetti alla scoperta
delleros, parlandoci di donne, qui dove parlar di donne ricordava
Vitaliano Brancati è meglio delle donne stesse Sicilia
è il ricordo dei giorni dellinfanzia, di quei giorni che furono (e
anche di quegli altri allora sognati, che mai saranno), trascorsi fra persone
care che via via vediamo scomparire precedendoci nel viaggio del mistero
, fra cose piacevoli, in parte irrimediabilmente perdute, che solo i ricordi
della memoria riescono a far rivivere, proprio come in un inesauribile museo
dombre. Sicilia è la terra dei paradossi, che meglio rendono
lidea del concreto, dove finzione e realtà hanno un confine così
labile da confondersi e, dunque, fondersi. Nessuno sa né può
capire, se qui non ha radici, quanta essenza stia dentro luomo
di Sicilia, nel suo essere e sentirsi tale, nella sua rassegnata sottomissione
al dolore, nella sua atavica sofferenza, nel suo occulto (ma non troppo) desiderio
di trasgressione della regola, legale o morale che sia. Il detenuto apprezza
più dogni altro il gusto della libertà, poiché ne è
privato, così come il vegliardo ama quella gioventù, un tempo sottovalutata,
dopo averla vista irrimediabilmente svanire. Il siciliano apprezza il gusto della
trasgressione, per godere, oltre i margini della legalità, il piacere del
proibito. È questa una componente primaria di quella cultura araba,
qui radicata, che si avverte, ma non si vede, perché vedere non si deve.
Provate a trovarvi nei vicoli stretti e sinuosi, posti nel cuore antico dogni
città o paese dellIsola: uomini e donne appaiono, scompaiono, riappaiono
come in una sequenza scenica, quasi come in un gioco dombre cinesi, e ciascun
intruso senza che se ne accorga, in ogni suo passo è vigilato,
controllato, pedinato. Essere siciliani significa prima di tutto, in ogni
caso, essere un po diversi dagli altri, qualunque sia il senso che a questa
diversità si voglia attribuire. Significa anche godere di una condizione
di lusso e di privilegio, perciò vivere una dimensione della realtà
anchessa diversa, nel bene come nel male. Ma essere siciliani vuol dire
anche, qui dove si è nati, dispensare poco riso e tante lacrime: qui, chini
su questa terra della quale ci innamorammo con il primo vagito che, consentendoci
di vivere, cominciava anche a farci morire e che mai potremmo cessare di
amare. Non significa perciò riportare il nome di una città di
Sicilia solo nel certificato di nascita, limitandosi ad amare questa terra da
lontano, là dove, da tempo immemorabile, ci si è trasferiti. Magari
a farsi riciclare il sangue dorigine, pontificando nel parlare
dellisola e dei suoi abitanti. Combattendo cioè la battaglia non
al fronte, ma pretendendo di comandare le operazioni militari standosene adagiati
allinterno di confortevoli palazzi, lontani mille miglia dal luogo dello
scontro, per portarsi al fronte solo durante il cessate il fuoco.
Qui difatti taluni vengono in estate, per una settimana o due, a fare i bagni,
a gustare il pesce fresco e innaffiarlo con corvo bianco, a scambiare qualche
conversazione. Finita la vacanza tornano al Nord, convinti di continuare a
sapere tutto della Sicilia e dei siciliani Non si finirebbe mai di parlare
della Sicilia, villaggio e continente al tempo stesso. Allora, per concludere,
qualche piccolo suggerimento a quanti hanno in animo di visitare questa terra.
Non perdetevi le albe e soprattutto i tramonti: sono da brivido! Girate a zonzo
nelle città e nelle campagne, al mare o in collina: tutto dai colori
agli odori, dalla natura agli uomini vi sembrerà il frutto di una
terra incantata e magica. Ai crampi allo stomaco rispondete con un pane appena
tirato fuori dal forno a legna, che gusterete ancor di più dopo averlo
tagliato a metà e farcito con olio doliva, origano, pepe rosso, e
una fetta di formaggio pecorino. Se poi non sapete fare a meno del ristorante,
fatevi indicare qualche antica trattoria del luogo che state visitando dove in
cucina cè ancora la nonna o almeno si trovano le sue ricette.
Fermatevi presso una delle tante bancarelle allaperto per gustare, secondo
la stagione, e comunque sempre accarezzati dal sole tutto lanno, una fetta
danguria o una succosa arancia, oppure per addentare una mela, che vi somiglierà
a quella di Adamo Dissetatevi ad una fontanella o cercate un chiosco
per farvi servire uno sgriccio: limone spremuto in uno spruzzo di acqua seltz,
con laggiunta di una punta di sale, che ha anche un effetto apotropaico.
Se vi trovate in difficoltà, rivolgetevi ad un anziano: porrà
al vostro servizio la proverbiale ospitalità siciliana senza chiedervi
nulla, nemmeno il vostro nome, ed avrà già dimenticato il vostro
volto prima che cerchiate di ringraziarlo invano: sarà già sparito.
Ma soprattutto inforcate bene gli occhiali della mente per ammirare quel
che la Sicilia è più propensa a lasciar veder agli intenditori:
i suoi tesori nascosti. Non stupitevi dunque se, andando in cerca, magari in qualche
bottega-museo, dantichi oggetti (una menzalora, gli abiti di velluto appartenuti
a qualche mafioso, una lupara ), finirete senza volerlo, strada facendo,
con lessere ammaliati dalla voce e fulminati dalla forza degli occhi di
qualche leggiadra fanciulla del posto; o col ritrovare Proserpina, se ritrovarla
vuol dire sapere daverla perduta; se sapere dovè vuol dire
averla trovata. Oppure con limbattervi in Alfeo e Aretusa, abbracciati
e fusi alla fonte che porta quel nome. Càpita, più spesso di
quanto non osiate immaginare
Il
rigattiere e l'avventore
Il
rigattiere e l'avventore (Libreria Urso Editrice) è l'ultima estenuante
fatica di Giovanni Stella, scrittore avolese, autore di diverse opere. Un bagno
umano, un viaggio interpersonale attraverso le esperienze e gli scritti maturati
nel tempo, dello scrittore che ha voluto in questo nuova opera il meglio dei propri
scritti. Una opera di seconda mano che nasconde la volontà di Stella di
è proseguire un discorso già avviato con se stesso e con i lettori
e si pone in un rapporto di continuità con le opere precedentemente scritte
e composte. Ed è attraverso la lettura di quest'ultima opera che si vede
la trasformazione e maturazione dell'autore nei diversi anni del cammino letterario.
Una maturazione frutto anche di incontri, casuali e voluti, con personaggi di
indubbia fama, stimati ed ammirati dallo stesso: da Nunzio Bruno, artista e custode
delle tradizioni siciliane, a Gian Paolo Manganaro, docente di letteratura italiana
all'università di Lille, esperto traduttore di lingua francese nonché
profondo conoscitore e critico di Calvino e Consolo. Ma anche esperienze
umane come l'incontro con Liena la ragazzina della Bierolussia conosciuta dall'autore
nel corso di un soggiorno ad Avola. "Un'opera a cui sono molto legato- afferma
Giovanni Stella consigliere nazionale dell'ordine dei commercialisti e con il
pallino della prosa- ho da rigattiere voluto fare una cernita, raccogliere gli
scritti, non inediti, ma per me più significativi del mio percorso morale
e culturale. Come fa un rigattiere che acquista ed accumula roba usata per poi
rivenderla. In questo caso il mio acquirente- cliente è il lettore -avventore
che attraverso queste
pagine può immergersi in un percorso, un viaggio, un bagno umano dove io
sono protagonista che descrive le impressioni avute dai contatti con uomini e
donne di diverso ceto sociale non legati tra di loro da un comune denominatore.
Una opera che è frutto anche della collaborazione di Marco Zuppardo, mio
collega, artista di schizzi, disegni in grafite raffigurata in prima pagina. Non
bisogna poi dimenticare l'editore Francesco Urso senza il quale questa opera,
così come le altre non sarebbe venuta alla luce.
"Una grande
lezione di vita per il lettore che si tufferà nella lettura del libro per
divorare, assaggiare, maturare attraverso l'esperienza dell'autore, che vuole
porre l'attenzione al rigore morale, alla laboriosità e il grande e serio
impegno che danno nella professione e attività artistica degli uomini gli
episodi descritti in 190 pagine di prosa. "La vera lezione di vita è
la pietà- afferma Francesco Urso- che scaturisce dalla lettura degli scritti,
pietà verso il più debole, verso chi soffre, chi vive emarginato
e relegato in un piccolo angolo dimenticato dalla società indifferente
e consumistica. Che alla fine mette a nudo la vera anima del commercialista- scrittore,
quella di vedere nel volto di un barbone che tratta con tenerezza ed amore l'esistenza
vera e libera da schemi e regole, ed il bisogno intrinseco ed umano di un rapporto
cordiale e non incentrato sull'ipocrisia e la falsità. Una opera vera nata
dal cuore e scritta con passione, quasi di getto, senza fermarsi un attimo che
avvolge il lettore e lo mette in discussione con se stesso e gli altri".
Sebastiano Raeli
(in LA SICILIA 22/06/2002)
Un
intervento di Giovanni
Stella su un volume fuori commercio, che nessuno vi vuole vendere e che, volendo,
non riuscirete a trovare facilmente, purtroppo. AA.VV.,
Con la mente tra le nuvole, Ed. 1° C.T.A., Siracusa, 2004, pp.24, ed.
fuori commercio
E la mano amica di Antonino Cappello
medico responsabile della 1° C.T.A., che occupa il posto che fu del
prof. Raffaello Gattuso che mi fa il dono più gradito il primo giorno
dellanno. Questa plaquette è una raccolta di poesie (spiccioli
darte) partorite da uomini con la mente fra le nuvole,
in cura al reparto di psichiatria dellOspedale aretuseo, così strutturato
in seguito alla legge 180, nota anche come legge Basaglia,
dal nome del famoso psichiatra che ne ispirò la genesi, e che portò
alla chiusura dei manicomi. Luoghi questi che accoglievano soggetti da curare
e taluni da tenere sotto controllo costante, ma che a volte sopperivano anche
agli effetti distorsivi della società: pazienti abbandonati dalle famiglie
per le più disparate ragioni, costretti a spegnere la propria esistenza
allinterno delle mura manicomiali dalle quali era rigorosamente vietato
uscire. Oggi lammalato di mente è trattato terapeuticamente come
un ammalato qualsiasi. Entra ed esce dallOspedale, soggiornandovi alla bisogna
per periodi brevi o lunghi, facendo ricorso alle cure ambulatoriali al fine di
poter comunque essere integrato nella società e restituito allaffetto
dei familiari, con molte più possibilità di recupero che non in
stato coatto fra simili. Ma, si sa, genio e sregolatezza vanno a braccetto,
e non mancano esempi dartisti il cui confine è debordato in manifestazioni
di pazzia, più o meno grave. Per
limitarci allarte poetica e nei confini di casa nostra merita ricordare
Dino Campana, autore dei Canti orfici, spentosi, dopo lunga permanenza, in un
manicomio, e Alda Merini, che in quel luogo ha trascorso oltre dieci
anni di vita, narrati con lucido dolore in Laltra verità, autrice
anche di numerose raccolte poetiche di alto valore, candidata dai francesi al
premio Nobel. Alda che a nove anni si prese un ceffone dal padre per avergli
comunicato di voler fare la poetessa (la poesia non dà pane ),
ha altalenato nella sua vita lunghi viaggi fra le nuvole e atterraggi vari.
Ancora oggi ai Navigli, a Milano, dove vive in due stanzette precarie, trascorre
le giornate alternando alla incessante produzione poetica (ho il colon ustionato
di versi, ha scritto) il via vai dagli ambulatori di psichiatria per la
prescrizione dellultimo farmaco appena uscito. Egizio Nanè, Filippo
Trovato, Sebastiano Scala e L.D., hanno scritto i versi che la dott.ssa Adalgisa
Cucé, il dott. José Angelino e lassistente sociale Anna Monte,
si sono fatti carico di selezionare, curare e prefare, raccogliendoli nelle plaquette
che in copertina porta un cielo con le nuvole alte levate. I poeti
hanno scritto versi, dolci, amari, dolorosi, speranzosi, auspicanti
Larte è la strada principale nella vita, scrive uno di
loro (e senza volerlo comunica una grande verità), mentre un altro ci fa
pensare al cielo là dove passeggiano le nuvole; già passeggiano
in buona compagnia daironi con ali rigide e di menti aliene. E unaltro
ancora ci fa immaginare Fontane innevate, gocce gelate, qui dove siamo
a riflettere onde mai arrivate e dove vuol consumarsi / la voglia
dessere.. qui e non lì. Qui dove sono costretti a vivere
una non vita; qui dove la vita pare spegnersi ad ogni minuto, per poi riprendere
e quindi ancora spegnersi...; qui dove il dolore permanente viene sofferto in
isolitudine, senza che altri (che quel dolore non patiscono) possano
capire le dimensioni del dramma di uomini sensibili, ignorati, quando addirittura
non derisi da una società superficiale, egoista, estranea allaltrui
patema; qui dove la vita è sentita come male estremo e la morte auspicata
o cagionata come liberazione finale; qui dove tutto è grigio, profondamente
grigio e nessun altro colore appare agli occhi; qui dove vegeta soltanto il corpo,
mentre la mente vaga fra le nuvole...; qui dove tutto questo e affidato a un filo
di speranza che la poesia veicola come messaggio per leternità.
Parole che stimolano in me, recensore di questa breve nota, lirrefrenabile
desiderio di conoscere taluni di questi poeti, coi quali ho più di un tratto
in comune. Giovanni Stella
Stella
Giovanni,
Una Vita. Opere (1989-2003) (Libreria Editrice Urso, Collana Omnia 1),
pagine 1321, Euro 22,00Acquista
Dalla
INTRODUZIONE di
Salvatore Martorana [...]Avrà certamente un posto in una rassegna dell'attività
letteraria della seconda metà del XX secolo Giovanni Stella, la cui opera,
quale a tutt'oggi risulta, si raccoglie nel presente macrotesto. Questo offre
il vantaggio al lettore di oggi e di domani di leggere l'opera come è stata
data alle stampe dall'autore stesso, e di situarne le singole parti al posto a
ciascuna pertinente nella successione cronologica, sì da poterne cogliere
l'iter compositivo in uno all'evoluzione e alla maturazione tematica e stilistica.
Questa è la ratio che guida il presente lavoro di presentazione che prescinde
dalla distinzione fra prosa e versi per privilegiare, appunto, le fasi dell'estrinsecazione
del mondo interiore dell'A. Altro vantaggio di notevole importanza è dato
dalla possibilità di individuare, con approssimazione molto vicina alla
realtà, la data di inizio della produzione di G. Stella, stante che riferimenti
temporali quasi precisi si leggono fra le pagine stesse dell'A. il quale nell'Indice
della prima raccolta di versi - Miraggi - indica la data di composizione dei primi
componimenti: 1967-1968.
Per
"Momenti di poesia" di Graziana Scaffidi, Libreria Editrice
Urso, Avola 2005, pp 45, Euro 7,OO
Ormai riesco ad apprendere
solo da vecchi e bambini, dico. Ovviamente, sono il passato e
il futuro..., mi risponde annuendo e con compiaciuto sorriso Ermanno Leo,
il chirurgo, pochi momenti prima che apra col bisturi il mio addome per eliminarci
il male. Lanestesia mi addormenta quando ripeto ad alta voce i versi
di Risarcimento, poesia di Gesualdo Bufalino. Me ne ricordo mentre
Ciccio Urso mi fa dono dellultima sua apprezzata novità editoriale:
un libro di poesie di una bambina, presentato da un bambino. In
copertina sul bel colore verde è riprodotto un disegno dellautrice:
una finestra aperta (al di là della quale si intravedono due alberi), un
camino acceso, una sedia dietro uno scrittoio sul quale giacciono un lume a candela
acceso, un calamaio con penna doca, un libro aperto con segnalibro.
La semplicità espressiva del disegno già dispone bene alla lettura:
il disegno ben fatto è indice di una sensibilità dellautrice
che si rinviene anche nei versi. Lintroduzione è di Martino Miucci,
un bambino di dieci anni che ben conosco e che per giudizio, maturità,
simpatia, posso definire un piccolo già grande. Martino si avvede da
subito che i versi della sua coetanea, trattano argomenti di grande valore
umano ed esprimono sentimenti damore, damicizia e di pace.
La chiusura della presentazione è una vera e propria fulgurazione: Vorrei
tanto che tutti i potenti della terra leggessero poesie come queste".
Dopo che Martino Miucci è riuscito a mettere il mare nel bicchiere
è difficile dire qualcosa di più sui versi di Graziana Scaffidi,
bambina di Avola, nata nel 1995, che già da vari anni scrive poesie.
La raccolta inizia con un inno alla festa della donna, si regala la mimosa
/al posto della rosa e e prosegue con un desiderio di pace, è
un sogno / di cui tutti abbiamo bisogno/... e significa esprimere amore...
Poi continua col colore del cuore rosso, un segno damore.
Non mancano versi dedicati ai genitori, alle stagioni liete, al degrado della
società ( Mondo perso) e agli eroi di Nassirya, Eroi
sono rimasti / nei nostri cuori rimarranno/amori vostri. E poi a conclusione
un inno al fiore metafora alternata della rosa e della mamma con un
gioco di parole che si fa apprezzare. E amore il vocabolo
che più ricorre nei pensieri scritti di Graziana: amore in senso lato,
per la vita, verso i congiunti, verso i simili, per la pace. Avevo dedicato
i miei Gusci di mandorle ai bambini, perché ricostruiscano.
Graziana e Martino hanno raccolto il testimone. Giovanni
Stella
Corrado
S. Appolloni (Avola) ci parla di Una
vita (poesie, racconti, elzeviri) di Giovanni
Stella( Libreria Editrice Urso, Avola, 2003, pagg.
XXVIII+1260, Euro 22,00)
Giovanni
Stella è nato nel 1948 ad Avola, dove vive, ed esercita la professione
di dottore commercialista.
La sua laurea in Economia e Commercio, conseguita discutendo una tesi
in Tecnica bancaria, potrebbe far pensare a interessi molto lontani
da quelli letterari, ma, se le vie del Signore sono infinite, anche
quelle della letteratura non sono da meno.
Incamminatosi fin dall’adolescenza sulle luminose vie tracciate
da Prévert, Quasimodo, Montale e Bufalino, ha trovato, cammin
facendo, una sua personalissima via che, tra poesia e prosa, gli ha
permesso di esprimere un complesso mondo di sentimenti ed emozioni che
evidenziano un’inquietudine di fondo che lo spinge irresistibilmente
a un’incessante ricerca di se stesso e degli altri, al desiderio
di conoscere nuove verità e nuovi orizzonti, a viaggi continui
che ogni volta arricchiscono il suo bagaglio di esperienze e di conoscenze
e che, ineluttabilmente, finiscono col legarlo sempre più alla
sua odiata-amata Sicilia.
Malgrado nel titolo si accenni al 1989 quale data della sua prima opera
pubblicata, è utile precisare che le prime composizioni poetiche
risalgono al 1965, per cui la produzione letteraria del presente volume
abbraccia quasi un quarantennio: per l’appunto “una vita”,
piena di ricordi, incontri, fatti e personaggi mai banali, tratteggiati
con una penna che passa felicemente da squisite eleganze di gusto francese
a fulminanti espressioni vernacolari.
“E mi rendo conto che Tutto vale Nulla/ e che scrivo per lavarmi
il cuore/ e per inviare un messaggio a quel fanciullo che fu/ e che
ora non è più.”
Questa malinconica confessione costituisce la più valida chiave
interpretativa della ponderosa e personalissima recherche du temps
perdu dell’eclettico autore.
“Simile a un colombo viaggiatore /il poeta porta sotto l’ala/ un messaggio che ignora”. Così Gesualdo Bufalino in uno dei suoi splendidi aforismi.
Me ne sono ricordato ieri sera, quando Sebastiano Burgaretta, prendendo la parola per un breve ringraziamento, emozionato, ha detto di scoprirsi vieppiù ignoto a se stesso, dopo aver ascoltato Giuseppe Traina, docente di italianistica presso l’Università di Catania, dipartimento di Ragusa, mons. Giuseppe Greco, vicario generale dell’Arcidiocesi di Siracusa e Paolo Giansiracusa, storico dell’arte, docente presso l’Accademia di Belle Arti di Catania.
Era il 15 aprile 2009 e nel “Globe”, ad Avola, si è tenuto un Convegno, meglio chiamarlo Simposio, perché in effetti tal è stato, sul libro di poesie Sovente all’anima, di Sebastiano Burgaretta, edito dal Girasole, Valleverde (Ct) 2008, pp. 77, Euro 15, in bella veste grafica con carta uso mano antica.
Le relazioni sono state intervallate e allietate da pezzi musicali, suonati al flauto, e dalla lettura di poesie scelte dal volume, a cura di Mirella Parisini, Erminia Gallo e Donata Munafò.
L’edizione si avvale di una ricca prefazione (che merita uno scritto a sé), del poeta e filologo spagnolo Juan Miguel Dom?nguez Prieto, con testo a fronte tradotto dall’ispanista Rosa Rossi. È inoltre arricchita da bei disegni di Corrado Frateantonio, presente anch’egli al tavolo dei relatori, in una sala gremita di pubblico interessato e attento a un argomento oggi non certo di moda, ma sostanzialmente rimasto per addetti ai lavori, che, con vigore e passione, portano avanti il vessillo di quest’arte nobile o, se vogliamo, di questo “prodotto assolutamente inutile quasi mai nocivo” (così Montale a Stoccolma il 14 dicembre 1975, all’atto di ricevere il premio Nobel per la letteratura dalle mani del re Gustavo di Svezia). E in una Società in cui tutto è nocivo …
Anche l’arte della poesia fa parte del mistero. I versi appartengono al poeta finché questi li ha dentro di sé, come il magma in un vulcano, ma, una volta spifferati fuori, sono lapilli (o lava incandescente) che restano a macerare in cassetto fra i tanti, finché le fiamme della purgazione non li divorano. Se però l’autore cede alla tentazione di pubblicarli, non sono più suoi ma di tout le monde, dei lettori che li leggeranno, apprezzandoli o stroncandoli secondo un proprio convincimento, una personale valutazione, talora, anzi molto spesso, lontana dai motivi di ispirazione del poeta; di quel poeta che Pessoa definì “…un finitore, /(e) finge così completamente/ che arriva a fingere che è dolore/ il dolore che davvero sente”.
La poesia è travaglio interiore non dissimile dal parto della donna, dunque prima dolore, dipoi gioia per la nuova creatura, che magari l’autore stesso stenta a credere essere frutto del proprio ingegno.
Pertanto, anche se in forte crisi di lettori, l’arte della poesia – come ben avvertì Quasimodo, cantandone la perenne attualità – non potrà che esistere, finché esisterà l’uomo, se è pur vero quanto Addamo scrisse: “Sarà solo un poeta /a dichiarare estinta l’era dei poeti”.
Tre sezioni, come una triade divina, compongono l’opera poetica ultima nata di Sebastiano Burgaretta: Colori, Parole e Sovente all’anima, quest’ultima anche titolo del volume.
L’autore non è nuovo alla poesia, tutt’altro. Ha già pubblicato in versi: Diario del Golfo (1992), L’ala del tempo (1995), Epigràffi (1998) con lo pseudonimo di Vanesio Mercuriale, Mpizzu ri fuddìa (1999), Anàstasis (2000), Trame del Mediterraneo (2003), Le ′olàm (2004), Rrèpitu per due dicembre (2008). Lavori tutti ricchi e densi di interesse, dove si nota un impegno civile e di memoria di un passato talora ancora vivo e presente.
Con quest’ultima opera Burgaretta segna un salto di qualità, una evoluzione positiva e propositiva nella sua poetica, sia in relazione ai testi precedenti, sia con riferimento alla lingua. Accantonato l’impegno civile, c’è ora la ricerca, riuscita, di un linguaggio nuovo, di una creatività della parola, che è anche ricerca, questa pure riuscita, di un nuovo stile. E, per arrivare a ciò, si è avvalso di molti riferimenti alle lingue Greca, Spagnola e Araba, che sono poi le lingue parlate dalle popolazioni che hanno dominato la Sicilia. Lavoro, questo, che non può non far auspicare ora anche il ritorno del Mediterraneo quale crocevia essenziale con un ruolo di centralità in termini culturali e socio-economici fra l’Europa, l’Africa e il Medio Oriente.
Se il tema dominante e, come dire, musicale, della poesia di Bugaretta è sempre riconoscibile, in questo lavoro la musicalità trova una nuova armonia e una nuova tonalità, entrambe ancor più pregnanti, che conducono a quel salto in avanti di cui dicevo prima.
La ricerca di un nuovo linguaggio inventivo, creativo, è circostanza che in passato abbiano già avuto modo di sperimentare con Montale, Gadda, Consolo …, ai quali ora si aggiunge Burgaretta.
La sua parola è cura dell’assoluto, tende a un dialogo col lettore, con una vocazione metafisica che volge, sottotono, a un ritorno a Dio, il quale qui parla attraverso i silenzi, la natura, la storia.
L’influenza dei poeti arabi antichi e moderni è presente, come lo è quella di spagnoli e persino caraibici.
Ma il richiamo più forte, forse, è quello greco con l’eco della letteratura che in questa terra fa ancora parlare di una grecità sicula, che interamente ci appartiene.
L’azzardo più bello si avverte nella composizione grafica dei versi – la poesia che dà il titolo al libro, ad esempio – dove la voce di poeta autentico volge al metafisico, all’intangibile, alla presenza divina – forse il vero tema dominante – che il poeta avverte costantemente e sussurra al lettore.
Addirittura, da laico, penso di poter dire che Burgaretta, uomo di grande fede religiosa, in quest’opera, con l’uso di un linguaggio nuovo, attraverso i colori abbia voluto operare una sorta di ricognizione degli elementi essenziali della natura, e attraverso la parola abbia intenso colloquiare coi propri simili, per giungere alfine all’anima, mezzo ultimo e diretto per un suo dialogo con Dio.
In un testo così non poteva mancare il richiamo a Dante, presente ben cinque volte, perché è il padre della nostra lingua, ed è a lui che bisogna attingere, se si vuole elevare la qualità del discorso.
Qui il discorso di Burgaretta, per iniziati certamente, ma anche per lettori che intendono apprezzare una qualità nuova di parola poetica sforzandosi di seguirla, è sicuramente un punto fermo che sarà oggetto di numerose visite di critica e di pubblico, desiderosi di dissetarsi a quel “Sovente all’anima /distilla / il tempo / gocce / dal sapore ineffabile d’amore. / Torna verde lo stupore antico. / Lontano gli occhi della mente / a incontri celebrati dentro il cuore. / Il filo d’arianna mai reciso, /del labirinto persa la memoria, / allunga al cielo l’ombra del suo arco”.
Libreria Editrice Urso - Collana MNEME Mneme, Mnemòsine (… diva del cor maestra e della mente
// e del caro pensiero custode e madre. Monti, Musogonia, 25 e segg.),
la ricordanza, la memoria in lotta perenne nel nostro tempo, tra il dimenticare
Giovanni Stella, Le Sirene e l’Isola, 1998,
8°, pp.
104, Euro 11,00
Sebastiano Burgaretta, I fatti di Avola, 2008, 8°, pp. 142, Euro 15,00 - EAN 978-88-96071-08-3
Giovanni Stella, Amici cari, 2000, 8°, pp. 120, ill. Euro 11,00
Sebastiano Martorana, Ricordi di un tempo che fu, 2000, 8º,
pp. 120, Euro 10,33
Nello Lupo, Don Lorenzo Milani prete e maestro, 2001, 8º,
pp. 208, ill. Euro 14,46
Giovanni Stella, Il rigattiere e l'avventore, 2002, 8°, pp.
192, Euro 13,00
Benito Marziano, Don Agostino Salvìa e altri racconti,
2002, 8°, pp. 112, Euro 10,00
Salvatore Di Pietro, I perché del nostro dialetto. Storia linguistica
e sociale della Sicilia, 2006, 8°, pp. 208, Euro 18,00
Italico L. Troja, Alessandro Patti. Un esiliato di Weimar che perdette il suo cuore ad Heidelberg, 2007, 8°, pp. 80, Euro 10,00
Fernando Buscemi, Storia della Rebetika, 2006, 8°, pp. 128, Euro 13,00
AA.VV., Da Versi a Nina. Note di critica letteraria, 2006, 8°, pp. 164, Euro 10,00
Salvatore Di Pietro, Nella valle dell’ozio - Racconti, 2008, 8°, pp. 176, Euro 13,00
Italico L. Troja, La mia “prima etade”, 2010, 8°, Euro 15,00, EAN 978-88-96071-23-6
Corrado Zuppardo, Memoriale di un siciliano emigrato a Milano, 2010, 16°, pp. 96 (in corso di stampa)
Giuseppe Conte, La melagrana ossia la disegualità, 2008, 8°, pp. 144, Euro 13,00 – EAN 978-88-96071-07-6
Benito Marziano, Juliette cara - Romanzo, 2009, 8°, pp. 160, Euro 13,00 – EAN 978-88-96071-10-6
Cetty Stella, Dalla città reale alla città ideale - La città di Avola dopo il terremoto del 1693, 2008, 8°, pp. 48, Euro 8,00
Nino Muccio, L'Ammiraglio e l'America, 2008, 8°, pp. 368, Euro 25,00 – EAN 978-88-96071-09-0
Italico L. Troja, Dalla "Domus hospitalis" al moderno "Ospedale Giuseppe Di Maria" (Origine e vicenda storica dell'Ospedale di Avola), 2010, 8°, Euro 15,00 - EAN 978-88-96071-23-6 (in corso di stampa)
Fulvio Maiello, Il crepuscolo della nobiltà, 8°, pp. 128, Euro - EAN 978-88-96071-26-7 (in corso di stampa)