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FULVIO MAIELLO

di...versi
QUESTA OPERA È STATA SELEZIONATA
NEL CONCORSO LIBRI DI-VERSI IN DIVERSI LIBRI
IN MEMORIA DI CARMELA MONTELEONE
EDIZIONE 2011-2012

(Clicca sulla copertina per ingrandirla)

Copertina Maiello

Fulvio Maiello
C'è un'isola nel mare senza tempo
2012,
8°, pp. 56
Collana
ARABA FENICE n. 73
9,50acquista
ISBN 978-88-96071-89-2

Foto Fulvio MaielloFulvio Maiello è nato a Pachino nell’anno 1937. Alcuni mesi dopo la nascita si trasferì, assieme ai genitori, in Libia da dove rimpatriò nel 1941, andando ad abitare a Noto dove è rimasto fino al 1960, anno del suo trasferimento nel Trentino-Alto Adige, dove tuttora risiede a Trento.
Ha cominciato a scrivere da pochi anni, dopo il suo pensionamento dalla Amministrazione delle Dogane. Si interessa di molti aspetti della vita quotidiana, segue gli avvenimenti politici, si dedica alle conoscenza delle scienze naturali, effettua viaggi anche in paesi lontani ed è un cultore delle arti e del mondo classico.
Ha scritto numerosi brevi romanzi con un’attenzione costante ai luoghi natali, sempre presenti in ogni suo lavoro, anche nelle poesie. Il suo primo lavoro ha per titolo “Tra cielo e mare” e si compone di tre lunghi racconti ambientati nella punta della Sicilia Orientale tra Noto, Pachino e Portopalo. Poi è arrivato “La coda del diavolo” una storia fantastica che si snoda nel territorio della Trento medioevale. Di seguito “Fantasie mochene”, raccolta di storie ascoltate dalla gente della Valle del Fersina, minoranza etnica di lingua tedesca nel Trentino. Infine “Il crepuscolo della nobiltà” romanzo ambientato nella città di Noto che racconta il lento dissolversi, sotto la spinta del progresso, degli antichi riti di una casta sociale giunta alla fine del suo tempo.

I suoi componimenti poetici sono la rappresentazione di emozioni del momento e non obbediscono alle regole proprie delle forme letteraria codificate.
Non ci sono forme di disposizione obbligata per i versi né per la metrica, ma tutto viene trasposto sulla carta come sgorga dal pensiero.
Non ha nessuna pretesa di superiorità ma si sottomette umilmente alle valutazioni di chi si trova a leggere i suoi scritti.

 

Copertina Maiello

APPUNTI DI VIAGGIO

C’è un’isola nel mare
senza tempo.
È in lotta con i venti
e le onde la scavano
in un abbraccio furioso e infinito.
Porta i segni di un parto difficile,
tra possenti esplosioni e tremori,
fiumi di lava e ceneri infuocate
ma, infine, il silenzio.
Come le vicende dell’uomo,
dopo la tempesta,
torna sempre a splendere il sole.
Il tuo cuore caldo allontana i timori,
e porta serenità nei miei pensieri inquieti.
Pantelleria dai mille volti,
perla in un mare azzurro
che ti abbandoni al sole
in un amplesso generoso.
Ricorderò sempre le tue rocce nere
accarezzate dalla risacca
e i tuoi vigneti inginocchiati
in una muta preghiera al creatore.
Anche gli ulivi nodosi si piegano a terra,
come la mia anima, per amarti

DAL 20 OTTOBRE 2010 IN LIBRERIA

copertina
FULVIO MAIELLO
Il crepuscolo della nobiltà
2010, 8°, pp. 128
Collana MNEME n. 29
13,00 acquista
ISBN 978-88-96071-26-7

Fulvio Maiello, Il crepuscolo della nobiltà, Libreria Editrice Urso

RecensioniUn’immagine… una sola.
Un balcone… non uno qualsiasi ma uno fra i più belli del mondo… antico, sontuoso, monumentale dalla ringhiera panciuta in ferro battuto, sorretto da un maestoso mensolone di pietra bianca calcarea abilmente scolpito e raffigurante sirene…
Ecco, su uno sfondo dall’intenso colore giallo oro, è questa l’immagine posta in primo piano alla copertina del bel libro di Fulvio Maiello “Il crepuscolo della nobiltà”, come simbolo di un passato glorioso…
Un’epifania… a rappresentare la ricchezza e lo sfarzo dell'epoca barocca in Sicilia e, al contempo, il desolante, triste declino di una elite tradizionale. Metafora di un universo destinato, come tutto e tutti, a perire nella polvere e nell’oblio... in quel nodo fra tradizione e velocità dei mutamenti.
In un trionfo di stile ricercato e di creatività fino al parossismo, dunque, un balcone, fra i tanti, di un fastoso palazzo storico nella sublime, sorprendente, stupefacente bellezza della Noto aristocratica ed elegante della prima metà degli anni Cinquanta, in una fase di preludio al cambiamento economico, che costituisce lo sfondo di questa fantasiosa storia, su cui si consuma il languido e struggente tramonto di un antico casato dell’elite tradizionale netina, quello della famiglia dei baroni Piazza d’Alveria … assieme al desiderio di tenere vivo il ricordo della sua magnificenza, dei vetusti splendori di quella che è stata… e ora non è più!
“Non ci sono più i balli e le feste di un tempo… quando la nobiltà era una cosa seria, una missione.... Era cominciato il declino dei nobili, chiusi nei loro riti… Erano le famiglie più fedeli al re al tempo della casa regnante dei Borboni e a corte avevano ricevuto i privilegi, i titoli nobiliari e vasti latifondi, ma ora erano ridotte a difendere con le unghie e i denti i loro possedimenti dalla nuova politica venuta in auge dopo l’unità d’Italia…”.
Sotto la luce rischiarante dell’inquadramento temporale, la lucida analisi di Maiello non fa che mettere in risalto la netta incompatibilità tra la nobiltà e la modernità, tra la nobiltà e la politica. E’ l’incolmabile fossato tra una nobiltà che spreca la sua agonia in uno sterile recupero degli antichi privilegi e una società che, nel corso della sua inarrestabile trasformazione, vive momenti di profonda crisi…
Ora “un vento nuovo soffiava sulla Sicilia e aveva l’odore del progresso e dei commerci… a Noto tutto stava cambiando velocemente… Le famiglie nobili…, per la prima volta nella storia, si scoprivano deboli e indifese e non riuscivano più a guidare gli avvenimenti…”.
In questo malinconico scenario, oscillante tra vecchio e nuovo, in cui tutto sembra sfuggire di mano e nulla può soddisfare il casuale succedersi di eventi, ciò che convince del racconto di Maiello è la sapiente costruzione di vicende che, intrecciandosi in una ghirlanda di spunti, di elementi inventati e reali allo stesso tempo, vanno a comporre un raffinato quadretto d’antan, una storia ben calibrata nell’impianto narrativo, sottile e precisa come un ricamo, che non sarebbe dispiaciuta a Tomasi di Lampedusa, l’autore del “Gattopardo”.
Le dinamiche politiche, sociali, economiche di quegli anni, insieme a quelle indicative di una buona conoscenza della storia dell’arte, sono tutte ben presenti all’autore, che, possedendone le chiavi interpretative, evita di darcene una traduzione didascalica e preferisce invece affidarle ai suoi personaggi, che le fanno scaturire direttamente dal vissuto quotidiano.
Nei colloqui, vivaci e frequenti, nelle puntuali descrizioni di quell’ambiente frivolo e leggero, nelle accurate e fantasiose ricostruzioni dei fatti, emerge una poliedricità di eventi storico-sociali reali, significativi degli anni Cinquanta (come le lotte per la riforma agraria e per l’occupazione, l’emigrazione, il “Miracolo economico), che segnano il trascorrere del tempo e illustrano efficacemente sia i sintomi del disfacimento nobiliare e della debilitazione personale sia le condizioni di vita e di lavoro delle classi sociali meno abbienti.
La lettura del romanzo, attraverso le digressioni sulle vite e vicende parallele e incrociate, coinvolge profondamente il lettore e gli restituisce il piacere di fare una speciale passeggiata a ritroso nel tempo per immergersi, con naturalezza, nel cuore antico di uno spazio circoscritto così pregnante di emozioni, capace di contenere una moltitudine di gesti e discorsi, di gioie e speranze.
Le sequenze, simili ad eleganti riquadri in miniatura, sono studiate non solo per tratteggiare personaggi a tutto tondo, ma anche per delineare accuratamente ambienti, situazioni con parole che, a volte, sfiorano la poesia, tramutandosi in versi...
I connotati fisici e geografici dei luoghi, puntualmente descritti con dovizia di particolari da Maiello, infatti, sanno restituirci con efficacia immaginativa un agglomerato sensibile di essenze naturali, quali il clima, i profumi, i colori e le luci, che si associano amabilmente ad antichi ritmi quasi alla ricerca di una ieraticità della terra, di quell’affascinante, infuocato, nobile lembo della Sicilia sud-orientale: Noto e dintorni… San Corrado, i paesaggi… in quel loro misto di terra e di mare, di vento e di afa, di sole e di ombra…
“Un paese calmo e composto”, un luogo… che, come ebbe a dire la stesso Gesualdo Bufalino, “se uno ci capita, resta ammaliato, intrappolato e felice”. “Il Giardino di pietra incantato, il giardino delle fate… che sembrava una cartolina turistica… con un susseguirsi straordinario di opere monumentali… dotata di un’anima che si manifestava con fremiti leggeri nel passaggio dalla luce delle facciate di pietra all’ombra delle vie”.
Reali, vivide immagini d’ambiente queste, sempre gradevolmente incastonate nel racconto e, così, abilmente fuse con le figure dei due baroni protagonisti, padre e figlio, che si snodano tra le pagine del romanzo in un itinerario fluido e costante, mescolandosi, sempre sul filo della fantasia, con la storia e la vita degli altri personaggi.
Senza enfasi e con la delicatezza del conoscitore profondo dell’animo umano, all’interno di una realtà soffocata dalle apparenze, il narratore mette in luce un caleidoscopio di umanità: i sentimenti, le espressioni, i conflitti interiori dei baroni, Lorenzo e Francesco Piazza d’Alveria. Ultimi rappresentanti di quella aristocrazia “avvinghiata all’imperativo di declinare sopravvivendo o sopravvivere declinando” (G. C. Jocteau) nel trapasso tra antico e moderno, nel momento storico di svolta tra un passato regime e un avvento borghese.
Il barone Lorenzo, anziano e infermo a causa di una paralisi alle gambe, fin dall’incipit, rivisitando la sua vita come sono solite fare le persone avanti con l’età, si presenta introspettivo… è “un sentimentale nostalgico che viveva di formalità e ricordi e non si accorgeva che i tempi cambiavano… si rivedeva giovane quando girava in lungo e in largo per le sue campagne con il calesse e i contadini si levavano la coppola al suo passaggio…”.
Il figlio Francesco, invece - come si legge nel romanzo – “sembrava non avere ereditato nulla dell’antica nobiltà del casato”. Presto, però, “cambia pelle e testa…”. Dietro le sollecitazioni del padre a curarsi delle vaste proprietà di famiglia, il giovane barone, infatti, passa da una gioventù godereccia a uno stile di vita più assennato.
Ritrova l’amore vero per una ragazza della buona borghesia netina e si impegna in un’attività imprenditoriale volta a un ammodernamento economico dei suoi vasti possedimenti. E’ ora un uomo sicuro di sé… seriamente proiettato verso “il giorno che verrà…” di una nuova alba!
Con un atteggiamento elegiaco e pensoso, l’autore delinea, scruta il percorso evolutivo del giovane barone, il quale, al di là della nobiltà di sangue, testimonia la vera nobiltà sfatando in tal modo il classico clichè di un’innata superiorità di questa rispetto alle classi sociali subalterne.
“La nobiltà - è lo stesso padre a ricredersi sulla sua funzione - non poteva costituire una differenza rispetto agli altri uomini perché tutti nascono allo stesso modo, nudi e indifesi, belli o brutti, sani o malati… Nobili si era nell’animo e la nobiltà era una categoria dello spirito non attribuita da una pergamena o da uno stemma, ma innata nel cuore e nella mente”.
Francesco, consapevole della progressiva parabola discendente del suo ceto e dell’economia agricola, su cui esso, per secoli, ha costruito le sue fortune, ora è pronto a “dare… a fare qualcosa che vada a beneficio dei concittadini per aiutarli nelle attività d’impresa…”. E, acutamente, intuisce che “esisteva un altro mondo al di fuori del suo… non più diviso in due categorie… che niente era più come prima… che i vecchi riti familiari non avevano più senso e la considerazione della gente non si basava più sul titolo ereditato dagli avi ma sulle qualità e l’intelligenza personale”.
Ora una luce improvvisa trapassa la mente del giovane barone e arriva al suo cuore come uno spiraglio nelle tenebre, che gli permette di uscire dal suo bozzolo dorato: è la spinta di un sentimento di riabilitazione, che rappresenta la storia della sua realizzazione personale, è la via per la rinascita, è la scoperta dell’Amore…, attraverso una nuova visione del mondo generata da forze centrifughe opposte sorprendentemente cariche di vitalismo, di azione e di speranza.
Nelle ultime pagine del romanzo l’epilogo, che rivela la coerenza e la tenuta dell’opera, vede l’anziano barone finalmente sereno e soddisfatto: l’attività imprenditoriale è ormai avviata e il sogno di vedere il figlio mettere su famiglia è realizzato. Ora vive con la garanzia di una continuità nella tradizione e nel ricordo, ma con lo sguardo avanti… di un futuro certo nella continuità del proprio casato.
E’sicuramente il modo più esclusivo di dare un senso alla propria vita, di salvarsi dall’abisso dell’incipiente dissoluzione, e di credere nei valori nobili e immutabili, attraverso la memoria.
Ed è anche un modo per ricordare ad ognuno di noi che, pur nella negatività del reale, c’è sempre posto per un orizzonte, al di là del quale possiamo guardare per andare verso un futuro che ci appare nuovo e meraviglioso…
“E’ la musica che nessuno ha scritto ma che tutti possono sentire, se solo lo vogliono”.

Mary Di Martino

copertinaFULVIO MAIELLO
Il crepuscolo della nobiltà
2010, 8°, pp. 128
Collana MNEME n. 29
13,00 acquista
ISBN 978-88-96071-26-7

Adige


Fulvio Maiello è nato a Pachino, ma vive a Noto tutta la sua adolescenza
e poi si trasferisce a Trento, dove vive adesso.
Ricordando quegli anni e quei luoghi compone il romanzo "Il crepuscolo della nobiltà",
presentato il 22 giugno 2011 da Benito Marziano
nel contesto degli incontri dei "Mercoledì letterari in pizzeria" di Avola in laboratorio,
sotto la cornice di "LIBR'AVOLA" della Libreria Editrice Urso di Avola.

Maiello

[...]Il barone si stava chiedendo se davvero il suo mondo stava avviandosi alla fine. Ma cosa era la nobiltà? Non poteva costituire una differenza rispetto agli altri uomini perché tutti nascono allo stesso modo, nudi e indifesi, belli o brutti, sani o malati. Era qualcosa che si acquisiva dopo la nascita? Ma allora tutti avrebbero potuto conseguirla. Perché solo alcuni l'avevano?
C'era qualcosa di sbagliato che gli sfuggiva. Un tarlo maligno gli suggerì che la nobiltà altro non era che un atto di violenza di uomini sugli altri uomini. Anche i dittatori si cingono la fronte di alloro per far dimenticare i lutti che hanno arrecato e diventano quasi delle divinità. Non ne veniva a capo e concluse che forse, in partenza, ogni uomo poteva diventare nobile a prescindere dalla sua nascita.
Era inutile quindi la rete di protezione dei riti che regolavano la vita degli eletti. Nobili si era nell'animo e la nobiltà era una categoria dello spirito non attribuita da una pergamena o da uno stemma, ma innata nel cuore e nella mente.
Osservò il figlio e vide in lui la nobiltà. Gli disse soppesando bene le parole:
Non vedo perché non si possa provare. Lo scopo finale è nobile ed è degno di un barone...

a pag 71 e 72 di Il crepuscolo della nobiltà

novitàDAL 20 OTTOBRE 2010 IN LIBRERIA

Foto Fulvio Maiello
copertina
FULVIO MAIELLO
Il crepuscolo della nobiltà
2010, 8°, pp. 128
Collana MNEME n. 29
13,00 acquista
ISBN 978-88-96071-26-7

[…]I principali protagonisti, ma forse i soli protagonisti della storia, sono, a mio giudizio i due baroni, padre e figlio, tutti gli altri personaggi fanno, in realtà, da corona a essi e alla loro vicenda, pur avendo alcuni di loro una specifica funzione nel romanzo, che è quella di mostrare la già iniziata eclissi di un ceto sociale, di un mondo che andava progressivamente scomparendo, in una vacuità che Maiello riesce a ben caratterizzare, anche indugiando in descrizioni di serate, abbigliamenti, toilette, cene e portate fin nei minimi particolari, cosa che realmente accadeva in quegli ambienti che a queste amenità solevano dedicare le giornate e la vita.
E, per contro, con uguale intento, approfittando del periodo che coincide con ben altri avvenimenti, quali le lotte per la riforma agraria e per l'occupazione, con la stessa prosa felice e con eguale indugiare in particolari, che sembrerebbero insignificanti ma sono, invece, essenziali a rivelare assai più consapevoli atteggiamenti di altre classi sociali, ci racconta fatti e avvenimenti che sappiamo del tutto inventati, ma che prendono spunto da momenti e avvenimenti storici reali del tempo. E contrappone alla frivola superficialità degli interessi di quelli, la serietà dei problemi che affliggono, invece, i comuni cittadini e i lavoratori che ritrovano le loro organizzazioni e le loro rivendicazioni dopo il buio del triste ventennio, prima, e delle dure difficoltà dei primi anni del dopoguerra, dopo.
Ma il romanzo, dicevo, è, soprattutto, la storia dei due Piazza, ma anche del loro progressivo ritrovarsi, pur senza che ci fosse mai stata una vera o evidente rottura, ma soltanto i timori di un padre, dalla sua parte, che teme di lasciare il figlio solo, sentendosi, da vedovo fra l'altro, ancor più responsabile nei suoi confronti, come è possibile comprendere dalle sue frequenti richieste di consigli in immaginati dialoghi, ma monologhi, in realtà, che è solito fare di fronte a un grande ritratto della defunta. Mentre, da parte del figlio, c'è un'avvertibile scarsa confidenza con il padre, dovuta a un'educazione, forse, eccessivamente formale.
A questo loro ritrovarsi sarà utile la scoperta della concordanza di vedute circa la necessità di transitare da una nobiltà, che diviene vieppiù il ricordo di un tempo finito per sempre, all'approdo a quella imprenditorialità che rappresenta certamente il futuro. Convinzioni che sembrano ispirate anche da un tenue pensare progressista dei due, soprattutto del giovane; molto meno dell'anziano padre che, come vedremo, sentito odore di riforma agraria, riesce a scongiurarne, almeno in parte, le conseguenze, con un falso filantropismo che lo consiglia a cedere ad alcuni suoi mezzadri delle terre scarsamente produttive, apparentemente a buone condizioni per loro, ma in realtà a suo vantaggio…

Dalla ''Prefazione'' di Benito Marziano

Fulvio Maiello nasce a Pachino (Sr) nel 1937. A quindici anni resta privo degli affetti dei genitori e vive con una zia e con la nonna materna. Abita a Noto fino al 1960, quando, all’età di ventitrè anni, si trasferisce a Trento,  per assumere il ruolo di funzionario dell’Amministrazione pubblica. Rimane in questa città d’adozione fino al pensionamento e adesso si dedica a figli e nipoti, nonché alla letteratura, alla fotografia e ad un’associazione culturale locale, che si occupa di scienza della terra con attenzione agli ambienti scolastici.
Ha già pubblicato “Tra cielo e mare” (2003), tre racconti dedicati con nostalgia alla sua infanzia siciliana, poi “La coda del diavolo” (2004), romanzo storico sul Trentino, sua terra d’adozione e, infine, “Fantasie mochene” (2005), racconti di fantasia che si ispirano a storie raccolte ascoltando la gente mochena.
Con questo romanzo ritorna ai temi a lui cari della cultura siciliana.

Collana MNEMEacquistaMneme, Mnemòsine (… diva del cor maestra e della mente // e del caro pensiero custode e madre. Monti, Musogonia, 25 e segg.), la ricordanza, la memoria in lotta perenne nel nostro tempo, tra il dimenticare
Collana MNEMEacquista
Mneme, Mnemòsine (… diva del cor maestra e della mente // e del caro pensiero custode e madre. Monti, Musogonia, 25 e segg.), la ricordanza, la memoria in lotta perenne nel nostro tempo, tra il dimenticare
  1. Giovanni Stella, Le Sirene e l’Isola, 1998, 8°, pp. 104, 11,00
  2. Sebastiano Burgaretta, I fatti di Avola, 2008, 8°, pp. 142, 15,00ISBN 978-88-96071-08-3
  3. Antonino Caldarella, Santa Venera, 1983, 8°, pp. 120 – Esaurito
  4. Giuseppe Schirinà, La chiusa di Carlo, 1984, 8°, pp. 288,  8,00
  5. Giuseppe Schirinà, Antinferno, 1989, 8°, pp. 160, 10,00
  6. Sebastiano Burgaretta, L’opera dell’uomo a Cava Grande del Cassibile, 1992, 8°, pp. 240, ill.,  25,00 – ISBN 978-88-96071-31-1
  7. Giovanni Stella, Sicilia terra mia, 1995, 4°, pp. 8 – Esaurito
  8. Giuseppe Schirinà, Nina, 1996, 8°, pp. 154,  11,00
  9. Giovanni Stella, Gesualdo Bufalino vivo, 1996, 8°, pp. 11 – Esaurito
  10. Carmelo Giannone, Bbummi su…nun ti scantàri, 2000, 8°, pp. 128, ill.
  11. Sebastiano Burgaretta, Di Spagna e di Sicilia, 2001, 8°, pp. 208,  14,00
  12. Giovanni Stella, Amici cari, 2000, 8°, pp. 120, ill.  11,00
  13. Sebastiano Martorana, Ricordi di un tempo che fu, 2000, 8º, pp. 120 – Esaurito
  14. Nello Lupo, Don Lorenzo Milani prete e maestro, 2001, 8º, pp. 208, ill. 14,46
  15. Giovanni Stella, Il rigattiere e l'avventore, 2002, 8°, pp. 192, 13,00
  16. Benito Marziano, Don Agostino Salvìa e altri racconti, 2002, 8°, pp. 112, 10,00
  17. Salvatore Di Pietro, I perché del nostro dialetto. Storia linguistica e sociale della Sicilia, 2006, 8°, pp. 208,18,00
  18. Italico L. Troja, Alessandro Patti. Un esiliato di Weimar che perdette il suo cuore ad Heidelberg, 2007, 8°, pp. 80, € 10,00
  19. Fernando Buscemi, Storia della Rebetika, 2006, 8°, pp. 128 – Esaurito
  20. AA.VV., Da Versi a Nina. Note di critica letteraria, 2006, 8°, pp. 164, 10,00
  21. Salvatore Di Pietro, Nella valle dell’ozio – Racconti, 2008, 8°, pp. 176, 13,00
  22. Italico L. Troja, La mia “prima etade”, 2010, 8°, 15,00 – ISBN 978-88-96071-23-6
  23. Corrado Zuppardo, Memoriale di un siciliano emigrato a Milano, 2010, 16°, pp. 96, 9,00 – ISBN 978-88-96071-28-1
  24. Giuseppe Conte, La melagrana ossia la disegualità, 2008, 8°, pp. 144, € 13,00 – ISBN 978-88-96071-07-6
  25. Benito Marziano, Juliette cara – Romanzo, 2009, 8°, pp. 160, € 13,00 – ISBN 978-88-96071-10-6
  26. Cetty Stella, Dalla città reale alla città ideale – La città di Avola dopo il terremoto del 1693, 2008, 8°, pp. 48, 8,00
  27. Nino Muccio, L'Ammiraglio e l'America, 2012, 8°, pp. 368, 25,00 – ISBN 978-88-96071-09-0
  28. Italico L. Troja, Dalla "Domus hospitalis" al moderno "Ospedale Giuseppe Di Maria" (Origine e vicenda storica dell'Ospedale di Avola), 2012, 8°, (in corso di stampa)
  29. Fulvio Maiello, Il crepuscolo della nobiltà, 2010, 8°, pp. 128, 13,00 – ISBN 978-88-96071-26-7
  30. Salvatore Salemi, La vita e l'opera di Teocrito Di Giorgio, 2012, 8°, pp. (in corso di stampa)
  31. Giovanni Manna, Ombre di felicità, 2011, 8°, pp. 112, 12,00 – ISBN 978-88-96071-42-7
  32. Mauro Giarrizzo, La legislazione scolastica nel Regno d'Italia e la situazione nella provincia di Noto, 2011, 8°, pp. 200, 18,00 – ISBN 978-88-96071-32-8
  33. Autori Vari, Antologia Inchiostro e Anima 2010/2011 – Poesia, Teatro, Cinema in memoria di Antonio Caldarella, 2011, 8°, pp. 152 – ISBN 978-88-96071-02-1 – Esaurito
  34. Giuseppe Aloisi, Memorie di un navigante, 2010, 8°, pp. 152, ill., 13,00 – ISBN 978-88-96071-35-9
  35. Benito Marziano, Randagi – Sei racconti, 2011, 8°, pp. 88, 10,00 – ISBN 978-88-96071-52-6
  36. Giovanni Gangemi, Il papiro di Akhenaton, 2011, 8°, pp. 360, 25,00 – ISBN 978-88-96071-55-7
  37. Salvatore Di Pietro, Il cancello chiuso (Ingresso libero), 2012, 8°, pp. 80, 10,00 – ISBN 978-88-96071-92-2
  38. Enza Fiaschitello – Corrado Leone, Parrannu parrannu..., 2012, 8°, pp. 272, € … – ISBN 978-88-96071-94-6 (in corso di stampa)
  39. Eleonora Nicolosi, La famiglia Nicolaci di Noto (secc. XVI-XVIII), 2013, 8°, pp. 120, …(in corso di stampa

La coda del diavoloMaiello Fulvio, La Coda del diavolo, 2004, 8°, pp. 160, € 12,00 acquista
Ogni opera che ricordi il passato remoto di Trento rappresenta uno strumento per rinsaldare il nostro senso di comunità: rivivendo la nostra storia per quello che è stata, in positivo come in negativo, possiamo rafforzare i nostri valori comuni che oggi ci fanno guardare con fiducia al futuro. Trento ha bisogno di pensare se stessa. come una comunità in cammino: abbiamo un passato, fatto di vicende gloriose ed esaltanti ma anche di tragedie, di lutti, di contrasti dolorosi. Ma tutto ciò fa parte di noi, lo ritroviamo nei racconti dei nostri avi, nelle memorie dei antichi concittadini, nei profili dei nostri palazzi, delle nostre chiese e delle nostre piazze. Prendere coscienza di tutto questo ci interroga sul nostro destino futuro perché il nostro passato è inevitabilmente costellato di ingiustizie e di soprusi: ci impone quindi la responsabilità di non commettere gli stessi errori. Ma allo stesso tempo ci restituisce la rassicurante consapevolezza che non siamo soli perché qualcuno prima di noi, con fatica, ha costruito fondamenta salde e possenti. Come gli alberi, anche le città debbono contare su radici profonde per poter slanciarsi verso il cielo senza paura di perdere forza e stabilità. Auguro quindi al lettore di cogliere nelle vicende del racconto di Fulvio Maiello questo stesso spirito di coralità e di partecipazione ad un destino comune.
Alberto Pacher

Maiello Fulvio, Tra cielo e mare, 2003, 8°, pp. 240, 14,00 acquista

Tra cielo e mare, di MaielloTra il cielo ed il mare c’è un angolo di terra, estremo lembo della Sicilia, che si protende verso Sud fino ad arrivare più in basso di Tunisi. In questi luoghi è vissuto e si è formato Fulvio Maiello, autore di Tra cielo e Mare, un’opera che rappresenta un immenso affresco della nostra sicilianità, uno spaccato della nostra storia che abbraccia il ventennio tra gli anni quaranta e cinquanta del secolo scorso.
Portato via dagli eventi della vita, l’autore si muove sulle ali della memoria e ritorna in Sicilia per ripercorrere la sua giovinezza. Il filo dei ricordi si snoda lungo le strade di Noto, il paesaggio di San Corrado di Fuori, la costa netina con gli scavi di Eloro fino ad arrivare a Pachino, Marzamemi e Portopalo per poi risalire verso Siracusa e Catania.
Lo scrittore rivive i suoi anni giovanili attraverso gli occhi dei suoi giovani personaggi, Flores, Lucia e Rosario, le cui vicissitudini sono sempre inserite in una trama a lieto fine. D’altra parte non può essere altrimenti: la natura della nostra terra, di per sé splendida, è a tratti matrigna e nega quanto promette; tuttavia l’idillio con il mare e la terra si risolve sempre a favore dei protagonisti che animano le tre storie del libro.
L’autore fa uso di uno stile sobrio per descrivere le tecniche di pesca, di coltivazione delle vigne, del taglio del vino o del modo di produrre la ricotta ed il formaggio. Dal suo periodare emergono dei quadri caratterizzati da un limpido realismo che propongono soprattutto l’intima comunione dei personaggi con il mare, la terra ed il cielo.
Essi sembrano essere stati partoriti dalla natura, per cui essa rappresenta la madre che dona loro la vita, la coperta che si rivolta sulle loro teste per farli dormire e sognare.
Flores condivide con il mare i suoi momenti felici fino al punto che, dopo la cerimonia nuziale, getta fra le onde una manciata di confetti, quasi per ringraziare chi le è stato sempre vicino, vuoi nella gioia, vuoi nel dolore.
Il calore dei raggi del sole, il soffiare del vento ed il brontolio del mare sono in fondo l’anima di questo paradiso che si specchia nei due mari, che infonde coraggio soprattutto nei momenti di stenti e sofferenze e fa si che anche la guerra diventi quasi una festa in cui soldati e civili si dispongono a terra per mangiare assieme, una festa in cui gli elmetti diventano gavette.

Fulvio Maiello è nato a Pachino nel 1937, è vissuto a Noto fino al 1960, quindi si è trasferito a Trento, sua attuale residenza, per la sua attività lavorativa in qualità di funzionario della pubblica amministrazione.

Salvatore Di Pietro


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