
novità di giugno 2007
Antonio Rametta, Concreto, 2007,
8°, pp. 128, Euro 10,00 
Collana ARABA
FENICE n. 29
Il quarto volume della Pentalogia di
Antonio Rametta comprende diverse composizioni significative della continua
e attenta osservazione del mondo in divenire che lo circonda e che, nel
bene o nel male, lo colpisce nell’intimo, Il quarto volume della Pentalogia di
Antonio Rametta comprende diverse composizioni significative della continua
e attenta osservazione del mondo in divenire che lo circonda e che, nel
bene o nel male, lo colpisce nell’intimo, spingendolo, nell’immediatezza
dell’emozione, a scrivere.
La reazione è talvolta di critica aspra agli scritti altrui (Melissa
P./ pag. 198), a volte una considerazione di vita (Al fratello
che non ho), oppure l’affettuosa solidarietà all’amico
che ha appena perso la madre (Andrea aiutali). Questa raccolta
comprende anche saggi brevi in prosa dove l’Autore sente il bisogno
di esprimere soprattutto la voglia di farsi comprendere da chi lo legge.
Tremendamente cupa e coinvolgente è la descrizione del risveglio
nella Rianimazione dell’Ospedale di Siracusa dopo il grave incidente
stradale di cui è stato vittima (Devo svegliarmi), ed in
cui con grande realismo (Risveglio) piomba il lettore immedesimandosi (Non
vedo, non sento, non raggiungo). La successiva ricerca, nella lunga convalescenza,
di un equilibrio psichico capace di dargli la forza di superare i postumi (Il
mio equilibrio/Il mio primo giorno nella realtà). La considerazione
della morte (Concreto al cubo). Alternanza di emozioni, di gioie,
di delusioni. Il tormento dei dubbi. Le irrazionali consapevolezze della
gelosia d’amore.
Le età della vita (Il viaggiatore che non vive). La dedica immediata
alla figura della nonna morta con grande dignità dopo grandi sofferenze
(Giovanna). Le quiete passeggiate alla Marina di Ortigia (Onde
buie in un mare insonne). La scoperta della musica da autodidatta
(Nessun applauso/Le sei corde/Il concerto delle anime pure). La
dedica appassionata alla madre dello scienziato paraplegico Fulvio Frisone
(Il figlio della Luna). La cronaca quotidiana, ossessiva, con
le impressioni sugli attentati in Iraq e fra questi la morte di una neonata
(Oggi). Un tristissimo Natale in famiglia diverso ormai per l’assenza
di persone care ormai perdute (L’ultimo natale).
Ed il percorso prosegue…spingendolo, nell’immediatezza dell’emozione,
a scrivere.
La reazione è talvolta di critica aspra agli scritti altrui (Melissa
P./ pag. 198), a volte una considerazione di vita (Al fratello
che non ho), oppure l’affettuosa solidarietà all’amico
che ha appena perso la madre (Andrea aiutali). Questa raccolta
comprende anche saggi brevi in prosa dove l’Autore sente il bisogno
di esprimere soprattutto la voglia di farsi comprendere da chi lo legge.
Tremendamente cupa e coinvolgente è la descrizione del risveglio
nella Rianimazione dell’Ospedale di Siracusa dopo il grave incidente
stradale di cui è stato vittima (Devo svegliarmi), ed in
cui con grande realismo (Risveglio) piomba il lettore immedesimandosi (Non
vedo, non sento, non raggiungo). La successiva ricerca, nella lunga convalescenza,
di un equilibrio psichico capace di dargli la forza di superare i postumi (Il
mio equilibrio/Il mio primo giorno nella realtà). La considerazione
della morte (Concreto al cubo). Alternanza di emozioni, di gioie,
di delusioni. Il tormento dei dubbi. Le irrazionali consapevolezze della
gelosia d’amore.
Le età della vita (Il viaggiatore che non vive). La dedica immediata
alla figura della nonna morta con grande dignità dopo grandi sofferenze
(Giovanna). Le quiete passeggiate alla Marina di Ortigia (Onde
buie in un mare insonne). La scoperta della musica da autodidatta
(Nessun applauso/Le sei corde/Il concerto delle anime pure). La
dedica appassionata alla madre dello scienziato paraplegico Fulvio Frisone
(Il figlio della Luna). La cronaca quotidiana, ossessiva, con
le impressioni sugli attentati in Iraq e fra questi la morte di una neonata
(Oggi). Un tristissimo Natale in famiglia diverso ormai per l’assenza
di persone care ormai perdute (L’ultimo natale).
Ed il percorso prosegue…
La Pentalogia di Antonio
Rametta si conclude con “16-02” che non è altro che
la data in cui all’Autore occorse il tremendo incidente stradale
che doveva dolorosamente segnargli la vita.
È come se Antonio ricominciasse a vivere, riscoprendo pian piano
tutto, iniziando a camminare a piccoli e incerti passi, quasi per non rovinare
un mondo nuovo. Il dono della prima chitarra per il suo 18° compleanno
trascorso in una incerta convalescenza. La dedica a Tenco in un periodo
di revival giornalistico sulle cause della morte.
Flash di memoria dell’esperienza del ricovero ospedaliero vissuti
come incubo reiterato (L’inizio di una fine / Il sogno di correre
/ Suonate, suonate, suonate).
Ancora la cronaca di guerra in Iraq con l’atroce morte di un neonato
che un taxi portava in salvo (Appena nato) e l’atrocità dei
bambini kamikaze (Deflagrano i bambini).
Considerazioni sulla poesia, la cultura, la politica, l’amicizia,
l’amore, la fede, la sofferenza, l’eutanasia (Welby),
le paure, i rimorsi. Ma anche le improvvise gioie per la riscoperta del
significato della vita. Il bellissimo ed indelebile ricordo ed il ringraziamento
ad un’insegnante che lo ha saputo valorizzare e lo ha spinto a credere
in se stesso amando la scrittura (La mia prima Fortuna).
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