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Tomba Patriziacopertina
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Patrizia Tomba

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Patrizia Tomba, Emozioni e ballate della nostalgia
(a cura di Giuseppina Rossitto)
Collana ''Araba Fenice '' n. 26, pp. 72, Euro 9,00

RecensioneEmozioni e ballate della nostalgia di Patrizia Tomba

Amo la poesia per ciò che essa riesce a  risvegliare in un semplice lettore, e in questa veste commento il libro  Emozioni e ballate della nostalgia di Patrizia Tomba.
Leggo nella  copertina che Patrizia Tomba, insegnante laureata in Filosofia ed in  Scienze politiche, ora felicemente in pensione, vive a Bologna ove si  dedica a tempo pieno alla poesia, alla narrativa e agli scacchi. In  effetti, gli studi e quest’ultima passione indicano un modo di intendere  l’esistenza in cui il ragionamento più che il sentimento condiziona le  manifestazioni dello spirito. Si nota in molte delle sue poesie che vi è  un limite, un riserbo a lasciarsi andare liberamente come se un freno  psicologico intervenisse a impedire un libero dispiegarsi dell’emotività..  Quando però questo avviene ci sentiamo coinvolti in una comunanza  d’emozioni che solo pochi autori riescono a suscitare. È per questo che le  poesie che maggiormente mi hanno coinvolto, sono quelle in cui vi è da  parte di Patrizia Tomba un abbandono dalla realtà. Sono quelle  malinconiche come Tossignano nel 55 e le seguenti, molto  musicali e spigliate come la banda mattutina fino a quante cose  ci siam detti.
 

Tomba PatriziacopertinaIl volume consta di settantasette pagine e di altrettante poesie.  Alcune sono personali e chi legge può solo immaginare con la propria  fantasia le cose alle quali l’autrice intende riferirsi. È il caso della  torre buia nel Notturno d’organo, oppure più avanti in  Sorda-pace guerra sussurrata, ma anche in altre. In Notturno  metropolitano vi è il rigetto della città periferica con le sue  brutture, mentre in Pietre pietose si nota l’amore per la propria  città in cui spicca la bruna lucentezza della Via Emilia. Amore che  continua anche nella poesia Dalla parte sbagliata. Poi, con  Viaggio si cambia, e la poesia prende un’altra piega. Si avverte  qui l’entusiasmo del ventenne, vissuto però a posteriori, tanto da trovare  oggi, in quel passato, detriti di morte. Ma con più ironia l’autrice  canticchia in Viaggi organizzati.
 

Si cambia registro e la vena poetica si manifesta in Notte  d’estate e, appunto, in Fine estate. In Papaveri, alla  dolcezza del quadro si sovrappone un senso d’impotenza, come pure in  Natura morta, mentre Settembre è un ritratto amabile e  pittoresco come anche lo sono Autunno e Nebbia. Lei sembra  poi pentirsi di concedere tanto bello perché arriva a stemperarlo con la  Vendetta della pioggia.
 

Arriviamo così al cuore del volume, in cui la nostalgia si delinea con  Ricordo d’amore in cui gli affanni del cuore, come uccelli  migranti, gridano verso orizzonti ondeggianti. La nostalgia diventa più  palpabile in La nostra storia, e descrittiva (La tua casa),  forse personale (delizioso sfacelo) e carica di tristezza in  Allucinazione. Poi la sua poesia diventa canto, musica,  divertimento, con Parlo con voi, Fantasia,  Disperazione, Vita, ragione, Dolore,  Silente per diventare pensiero con Canzone socratica e  Bassura, Prometeo, Verità Kantiana. È ancora ricordo,  sebbene immalinconito dall’appartenenza ad un’idea, come in Eravamo in  quattro e Amico sincero e leggero, ma anche in  Fonderia.
 

Si diverte giocando con Entropia fra scienze sociali e  filosofia, per poi scolpire figure tristi come lo Spacciatore e  la povera drogata in Voce dispotica del sapere, che trovano cornice  in Camera con vista. La malinconia ritorna impietosa con Parole  fra noi troppe e malintese e Penombra fresca e antica,  Vecchio dal capo chino e, forse quelle che danno maggiore  commozione come Tossignano nel 55, Forse un mattino del  57, e, anche se più personale Le signore anziane.
 

Trovo infine tanta musicalità in poesie come Sguardo di  gelsomino, la banda mattutina, voi siete i miei amanti (  agli anni 50) e anche nell’ironica Canto del pentito e  Quante cose ci siam detti (ballata degli anni cinquanta) e anche in  Lo stage di poesia (zirudella giocosa).


Il libro è finito. L’abbiamo letto e riletto ancora per capire  certe immagini che non sono evidenti o che sfuggono ad una prima lettura e  ci ha accompagnato nel cammino il gioco, a volte ironico, a volte  ridanciano che la Tomba imprime ai suoi versi descrivendo realtà dall’alto  della sua visione erudita. La sua chiusa finale, intitolata Al  poeta, merita qui d’essere ricordata intera: togliti, poeta, la tua  veste bianca e donala all’ultima stella che l’alba spegne.

Paolo Maccioni
su Literary n. 1/2008  

Patrizia Tomba, Emozioni e ballate della nostalgia (a cura di Giuseppina Rossitto), Collana Araba Fenice n. 26, pp. 72, Euro 9,00 acquista

premiazionePatrizia Tomba finalista con medaglia d’argento al Premio Letterario Internazionale “Maestrale” - San Marco - MARENGO D’ORO
Undicesima edizione 09/09/2007 SESTRI LEVANTE - Sez. A4 Libro di Poesia edito
Emozioni e ballate della nostalgia - Poesie (a cura di Giuseppina Rossitto), Libreria Editrice Urso, Avola, 2006
Premiati 4; Finalisti 6

 

Patrizia


Carissimi amici,
Sono lieta di comunicarvi questa mia grande soddisfazione, che condivido assieme alla mia curatrice e amica Giuseppina Rossitto e al mio editore Francesco Urso.

Cordialmente, Patrizia Tomba

presentazione
Lettura dell’Autrice: Patrizia Tomba

 

Canzone socratica

Riscoprirsi umanità primitiva
fra tante cose solite,
risalire da soli l’essere
e viverlo fino in fondo.

Disperatamente contro il mondo,
presuntuosa costruzione
che come castello di carte
nel vuoto si eleva.

 

Eravamo in quattro

Ivan, Walter, eravamo in quattro:
noi tre e l’amata ideologia,
oggi ripudiata e chiamata arpia.

Ma noi che la manteniamo in cuore
sappiamo che non muore:
fiore battuto che resiste al vento.

Forse è la ginestra del poeta
che ancora, fendendo la lava,
innalza il suo cantico fioco.

 

Penombra fresca e antica

Nel ristorante dove sempre andavi,
non lontano da Piazza Garibaldi,
con quei contratti assurdi che strappavi
(trecento lire un pasto un po’ di scarto),
sono tornata, forse dopo un salto
di quasi quarant’anni, o poco più.

Ma in quella penombra fresca e antica,
il tempo non aveva fatto danni,
ed ecco, tu eri là, come ogni giorno,
al tuo tavolo d’angolo appartato;
mezze maniche dietro lo sportello,
infinito sorriso rassegnato.

Ricordai, all’improvviso, quando
ti risposi superba (mi chiedevi
spiegazioni su un corso all’università).
“Che vuoi capirne tu, lasciami in pace!”
Volevo rimediare, ti chiamavo:
“Babbo, quel corso...”  ma tu non mi vedevi.

 

presentazione
Lettura di S. Benassi di alcune poesie
scelte per il commento

 

La cura della poesia: dalla poesia antica a quella contemporanea, la ricerca dello stile è fondamentale nel rispetto dei fruitori della parola poetica.

L’importanza di creare un percorso per il lettore e poi lasciarlo libero di camminare e di scoprire.

presentazione
Patrizia Tomba, autrice
e Giuseppina Rossitto, curatrice del libro

 

Curare la poesia di un altro poeta vuol dire creare una grande complicità fra autore e curatore, perché niente venga perduto della parola poetica e tutto venga riportato ad un comune denominatore: il filo conduttore che attraversa quello specifico percorso poetico.

Il percorso poetico di questo libro sta nel titolo: Emozioni e ballate della nostalgia. Questo percorso mette in risalto le emozioni, ovvero quelle sensazioni che precedono il sentimento nelle sue varie sfumature. Non siamo ancora dentro l’interiorità, ma in un percorso anteriore, appunto emotivo. La nostalgia sta sullo stesso piano dell’emozione. Non è dolore pieno, non è felicità: è ricordo emotivo che nella forma della ballata trova la sua massima espressione per rivivere immagini tramontate.
Giuseppina Rossitto

copertinaTomba Patrizia

Note su Emozioni e ballate
della nostalgia
di Patrizia Tomba

È in libreria, edito dalla Libreria Editrice Urso, una pregevole silloge di poesie della poetessa romagnola Patrizia Tomba. Il filo conduttore, il leitmotiv, direi, della raccolta ce lo suggerisce, già nel titolo, la stessa autrice: le emozioni e la nostalgia. Quelle sue, ovviamente, ma anche quelle del lettore che rimane subito conquistato dalla lettura.

Sono tanti i temi affrontati da queste rime, l’amore, innanzitutto, quello per i luoghi, per quelle “pietre pietose” che allungano le loro mani su di lei “come una carezza” (Pietre pietose), che è poi la carezza non soltanto delle pietre (che pure ci accarezzano), ma anche delle persone care, degli amici che fra quelle pietre hanno con noi vissuto e continuano a vivere, anche quelli che non sono più con noi. Ma è anche la carezza delle gioie e delle tristezze che fra quelle pietre abbiamo goduto e patito, è la carezza della nostra stessa infanzia, ché in quelle pietre ci sono tutte queste cose, e c’è  anche un po’, o forse molto, di noi. Ma c’è, in alcune liriche, anche l’altro amore, l’amore tout court, quello che magari ci farà soffrire ma che tuttavia, dice la poetessa, “mi ha insegnato una gioia” tale che, al peggio, non può lasciare che un “delizioso sfacelo” (Delizioso sfacelo). E persino soltanto nel ricordarlo, un amore “in voli gli affanni del cuore / dissolve di uccelli migranti / (Ricordo d’amore).

È come una dolce amica la malinconia che alla Nostra va incontro con il volto dell’autunno, accompagnato dalla mesta serenità dei suoi colori, dall’immenso silenzio dei viali rotto soltanto dai “tonfi sordi sul cavo suolo della strada” dei “duri frutti degli ippocastani” (Autunno).

Non trascura, la Nostra, i temi sociali, vedi per tutti, Entropia, fra scienze sociali e filosofia dove scolpisce in due versi di forte denuncia la condizione dell’anziano che, in questa società arida egoista distratta “… vede il suo ordine sacro saltare / in lapilli e detriti, c’è solo da dire che preferisce morire”. C’è altro da dire sulla condizione dell’anziano? Cosa si può aggiungere ancora, oggi, in questa nostra società che si dibatte fra ipocriti riconoscimenti della funzione sociale degli anziani e la loro reale emarginazione che si esprime, persino, nel ricordare continuamente che le loro cosiddette “aspettative di vita” sono andate un po’ troppo, forse, più in là di quanto sarebbe stato conveniente per gli interessi dell’economia di lor signori.

Permea per intero questo componimento, al di là dell’amarezza di questi versi conclusivi, una sottile ironia circa la supremazia di industria e di impresa su ogni altro valore, anzi, divenuti gli unici valori di questo tempo che giunge persino a identificare con esse il progresso. Non c’è forse da ricercarne le cause, sembra dire Patrizia Tomba, nel ripudio di quella ideologia che “noi che l’abbiamo in cuore / sappiamo che non muore” e “forse è la ginestra del poeta” (Eravamo in quattro). Forse, come già il “poeta” simboleggiava nella cedevolezza della ginestra di fronte al fuoco la speranza del nascere di una solidarietà fra gli uomini, che tanto poco regna oggi, ma forse ancor meno nel passato, così la Nostra sembra dare un certo credito a tale eventualità e, forse magari, al rinascere dell’ideologia se quel fiore vinto dal fuoco “… ancora / innalza il suo cantico fioco.”   

Chiudono la raccolta le Ballate della nostalgia che sono un ritorno alla sua infanzia, a quell’età a cui non si può guardare se non con quegli occhiali piacevolmente deformanti del rimpianto e della nostalgia, anche, direi, quando si ha un passato da comunista “troppo ideologizzato” (Cantico del pentito), ma per fortuna, appunto, comunista pentito, avendo cominciato ad apprezzare le fortune di questa nostra felice società dove se “servon organi ai trapianti? / Ci son bimbi abbandonati!” E così, il comunista “con grilli in testa” di un tempo, ora può dirsi “…rinsavito, / e direi quasi rinato: / sono un po’ rincretinito, / ma non più ideologizzato”

Leggere le poesie di Patrizia Tomba non è soltanto trascorrere molto piacevolmente un po’ di tempo leggendo buona poesia, ma anche ricevere un ottimo impulso alla riflessione su alcuni problemi reali ed esistenziali che angustiano questo nostro tempo così distratto e con lo sguardo rivolto soltanto a concorsi a premi televisivi, reality show, lotti e lotterie, e altri falsi miti a cui sempre più ci vogliono consacrare i nuovi persuasori neanche tanto occulti.

Noto, 4/1/2006

Benito MarzianoBenito Marziano

Patrizia Tomba
Patrizia Tomba (Imola 1949) nutre fin dall’adolescenza la passione per la scrittura che sospende temporaneamente nel ’68 spinta da altre passioni. Laureata in Filosofia (’73) e in Scienze Politiche (’96) insegna fino al ’89 e successivamente, felicemente in pensione, si dedica a tempo pieno alla poesia, alla narrativa e agli scacchi e frequenta corsi presso l’Università “Primo Levi” e il Circolo di poesia “La Fattoria”. Partecipa a vari concorsi letterari riportando riconoscimenti e premi. Come socia fondatrice dell’Associazione “Lo Specchio di Alice” è molto attiva nelle collane di scrittura creativa a distribuzione interna. Oltre agli scritti inseriti in volumi collettivi, si ricordano i volumetti singoli: Una gran dama piccola piccola, Tragicamente al di là e al di qua della cattedra, Scene da un settecento per caso. Con l’Editore Mef ha pubblicato Maddalena, Ritratto di una spregiudicata dama del Settecento, Firenze, 2005. Vive a Bologna con la figlia a cui dedica questa raccolta di poesie.
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