Benvenuti sul sito della Libreria Editrice Urso, dal 1975 un angolo di cultura ad Avola. Novità del mese Offerte del mese Acquista per informazioni

SONIA ALIA


SPAZIO A CURA DELLA
LIBRERIA EDITRICE URSO

e-mail info@libreriaeditriceurso.com
vedi Catalogo Libreria Editrice Urso
Catalogo aggiornatoscarica IN PDF - scarica IN WORD


di...versi
QUESTA OPERA È STATA SELEZIONATA NEL CONCORSO
LIBRI DI-VERSI IN DIVERSI LIBRI IN MEMORIA DI CARMELA MONTELEONE
EDIZIONE 2011-2012
(clicca sulla copertina per ingrandirla)

copertina Alia
Sonia Alia
Le nostre esistenze
2012,
8°, pp. 56
Collana ARABA FENICE n. 40
9,50
acquista
ISBN 978-88-96071-56-4

Foto di Sonia AliaSonia Alia è nata a Bergamo il 22/04/ 1955 e vive ad Avola (SR) dal 1967.
Dopo aver conseguito nel 1974 la maturità classica presso il Liceo Classico “E. Majorana” di Avola, nel 1976 consegue la Maturità Magistrale presso l’Istituto Magistrale “M. Raeli” di Noto e l’anno successivo inizia l’attività d’insegnamento come docente di ruolo nella Scuola Primaria. Iscrittasi alla facoltà di Filosofia presso l’Università degli Studi di Catania consegue la laurea nel 1982. Attualmente insegna Italiano e Storia presso l’I.T.C di Avola. Sposata dal 1974, ha 2 figlie.
Interessata fin dai tempi della frequenza al Liceo a tematiche di letteratura, filosofia, pedagogia e didattica, nel corso della vita ha intercalato tali interessi all’attività lavorativa partecipando anche a molteplici progetti culturali di interazione tra Scuola e Territorio.
Considera la poesia lirica forma espressiva capace di materializzare attraverso lemmi la spiritualità dell’uomo pronunciandone i moti dell’animo. Secondo tale visione, dall’età dell’adolescenza, scrive e raccoglie i propri componimenti.

LE NOSTRE ESISTENZE

Le nostre esistenze
sono identità
che
scivolano
ogni giorno
fluttuanti e diverse
Non varrà
domani
ciò che stasera sarà
Siamo pugni di anime
proiettate nell’indefinito
come lo sono le stelle
nel buio infinito

LETTURAVI PARLO DI UN LIBRO
POETA PRESENTA POETA

“LE NOSTRE ESISTENZE” di Sonja Alia Terminello

Copertina Alia“Sempre caro mi fu quest’ermo colle,/e questa siepe che da tanta parte/dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”, ( G. Leopardi, “L’infinito”) e dietro a quella siepe che esclude lo sguardo, ma non l’immaginazione e la fluidità di scrittura, ci sono “Le nostre esistenze”, ravvisabili altresì in quella forza centrifuga e in quella centripeta che al contempo la mano esercita su certe acque lattescenti di uno stagno immaginario; legge fisica di cerchi concentrici che si staglia sulla prima di copertina e diviene così immagine di un canzoniere i cui componimenti si susseguono secondo precisi criteri e legati fra loro da un refrain che evoca assenze e lontananze ed “aria lontana di memorie”(op. cit.) insieme a quella nostalgia mai sublimata e quella tristezza mai disciolta “nel tempo fluente” (ibidem).
“A volte si è tristi, a volte… A volte si è paghi, a volte… per un senso non svelato …per un senso ritrovato” (ibidem) e “tra odore di resina e mirto” (ibidem) “ risponde/ al pianto il canto/(del silenzio)/ che il pianto australe/ non impaura”. ( G. D’annunzio, “La pioggia nel pineto”)
Nell’opera di quest’autrice al registro linguistico assai colloquiale e spesso narrativo fa riscontro una sintassi essenziale, scarna e lineare, una sintassi che mai si addentra nel labirinto di una paratassi articolata in concatenazioni e legami complessi. Un costrutto, questo, che permette a chi legge di poter carpire con facilità i messaggi segreti e quelli palesi che ciascun componimento va ad enunciare e caratteristica e stile di scrittura diviene l’uso di versi brevi, formati anche da un solo vocabolo, da un solo elemento grammaticale, versi che talvolta diventano versi lunghi quasi a voler porre una cesura alla climax dei pensieri come pure a quella accumulazione di parole, allineate ordinatamente per dare risalto all’espressione concettuale e a quella ritmica che talvolta si fa incalzante. Espressione che denota, sì, un impianto stilistico analogico e simbolista, con belle metafore e similitudini, ma che si assimila al primo periodo della poesia ermetica e che denota anche un impianto ritmico, punteggiato qua e là da rime irrelate e rime perfette, e che per questo è da ricondursi alla poesia ermetica di un Caproni, di un A. Gatto, di un Betocchi, di un Bigonciari, di un Sinisgalli, di un Luzi, e non ultime a quelle forme intimistiche e contenutistiche di pascoliana memoria.
Anche gli spazi bianchi, usati con maestria dall’autrice, e disposti tra un verso e l’altro ed una strofa e l’altra, non sono qui mero artificio di modernità o semplice artificio di scrittura, bensì risultano essere finalizzati ad una pausa più lunga per motivare l’attesa in chi legge e conferire una più costante riflessione. Così le parole indefinito, infranto, ricordi sbiaditi, identità, ombra… si fanno testimoni di quel “male di vivere” che la poetessa, trafitta da “un raggio accecante di sole” (ibidem) vorrebbe fugare prima che sia “subito sera”, quella stessa sera “laudata (per quel suo) viso di perla/ e (per i suoi) grandi umidi occhi ove si tace/l’acqua del cielo” (G. D’annunzio, “La sera fiesolana”).
Nei propri versi la poetessa vorrebbe poter afferrare quel tempo passato di cui solo ha ricordo di “suoni lontani” (ibidem) e trasportarlo nel presente in cui “una brezza leggera e danzante” (ibidem) possa di nuovo riempire la mente.
Di grande impatto e coinvolgimento emotivo le letture dei versi che l’autrice enuncia e propone anche per quel desiderio di pace mai svelato “per il comune senso del pudore”, ma che tra una sillaba e l’altra si affaccia in attesa di essere colto come esile fiore di campo, desiderio che si fa temerario quando vuol donare “cieli azzurri e orizzonti tersi” (ibidem) e si rammarica perché solo la vita a questa sua creatura ha “saputo dare” (ibidem).
Questa che l’autrice crea è poesia del cuore e “la poesia del cuore non è che illusione di speranze e di ricordi” (ibidem), lirica pura in cui il tratto che fa da collante all’intera silloge è l’amore, l’amore denso di malinconia e rimpianto, di desiderio di quiete e, forse, di un ovattato senso di rassegnazione, l’amore filiale e quello di donna e di madre, l’amore verso gli ambienti e gli aspetti della natura in cui sempre compare quel senso di fondo “sempre uguale nel tempo” (ibidem), l’amore che sempre conduce a far pace col dubbio e col più acuto dolore perché ne “Le nostre esistenze” “non varrà/domani/ ciò che stasera sarà”.

 

LuciaLucia Bonanni
San Piero a Sieve
7 aprile 2012

Il tempoKairós: il tempo opportuno

di Sonia Alia

Fra le molte espressioni che servivano a descrivere il tempo, i Greci ne avevano due fondamentali; Kronos: il succedersi ordinato di giorni, mesi e anni, e Kairós: il tempo delle opportunità, l'istante della svolta.

Il termine Kairós aveva il significato non solo di lampo di luce di un istante, ma pure di consapevolezza di cosa quest' istante significasse. Come a dire: se quando arriva il tuo Kairós non capisci che proprio di lui si tratta, allora per te non avrà nessun significato.

In un mondo attraversato dai pesanti passi degli dèi, in cui gli antichi Greci sentivano di avere poco spazio per le decisioni libere, Kairós rappresentava forse uno spazio di libertà vera: la possibilità di cogliere l'attimo, di afferrare la sorte, di decidere per sé e non secondo la volontà del caso e degli dèi.

Con un brivido di libertà Kairós dava l’ intuizione che il momento della propria occasione fosse giunto: una specie di scossa leggera in grado di mettere in moto e sospingere l’ individuo a tendere la mano velocemente per agguantare il ciuffo di capelli che gli stava saettando al fianco.

Gli antichi Greci pensavano a Kairós come l'ultimo fra i figli di Zeus e lo rappresentavano come un giovane nudo, con la testa rasata, ad eccezione di un ciuffo di capelli che gli pendeva dalla fronte.

Sempre di corsa, poteva essere afferrato e bloccato soltanto agguantandone la ciocca di capelli che sventolava al vento. Se si mancava la presa non c'era più nulla da fare: Kairós era già andato, e con lui l'occasione di cambiamento che portava con sé.

Per l’uomo contemporaneo Kairós può essere inteso come il lampo di luce che dura il tempo di un battito di ali di farfalla e che se intravisto si tenta velocemente di agguantare. Mentre si sta assorti in pensieri, per esempio, sulla banchina di un treno... ecco che, inaspettatamente, si potrebbe incontrare il proprio Kairós.

Oppure mentre si vaga senza meta in una città che non si conosce e ci s’imbatte in qualcosa o qualcuno che attira prepotentemente l’attenzione. O, ancora, mentre si corre ad un appuntamento improvviso in un orario in cui di solito si è occupati nel proprio luogo di lavoro e di sorpresa il proprio Kairós ci si para dinnanzi, magari sulle scale della metropolitana o all’ angolo di un bar o in qualsiasi altro luogo.

Ci sono Kairós quasi dappertutto … Sono persone soprattutto, ma anche oggetti, parole, suoni, odori che mai si penserebbe d’ incontrare ma che subitaneamente sono lì, dinnanzi a noi, e che difficilmente possono essere evitate.

Ma se le loro insite rivelazioni, i loro brividi misteriosi non sono capiti essi vengono schivati e allontanati.

Ed è così che si manca il proprio Kairós... Non sorridendo a un volto sconosciuto, facendo finta di non vedere una persona singolare, chiudendo gli occhi, le orecchie e la mente, non inspirando l'aria e rimanendo nel proprio cantuccio, mancando l'attimo, l’istante, il momento che se fosse colto, dopo, magari, sarebbe in grado di cambiare la vita... (Rielaborazione personale da Wikipedia e Silvia Romani)

 


Copertina di Lucia BonanniLETTURAVI PARLO DI UN LIBRO

 

Lucia Bonanni, Cerco l'infinito, Libreria Editrice Urso

La parola è la facoltà più elevata dell'intelletto umano essendo voce che esprime concetto.
Nel linguaggio di ogni uomo non c'è parola che non implichi l’universo intero. Dire PANTERA è dire anche le pantere che l'hanno generata, le antilopi e le zebre di cui si nutre, l’habitat che la ospita, la terra che fa da madre a quell’habitat, il cielo che fa da volta, la luce che lo illumina durante il giorno, il buio che lo avvolge durante la notte.
Nel linguaggio umano, cioè, ogni parola enuncia infinite concatenazioni di eventi in maniera sia implicita, sia esplicita, sia in progressione, sia nell'immediato. Un solo vocabolo pronunciato contiene la pienezza del tutto e in esso sottostanno pure i misteri e i simulacri, le luci e le tenebre che costituiscono, anch'essi (soprattutto essi), le voci dell'individuo, voci ricche ma al contempo povere dato che tendono sempre, pure se inconsapevolmente, al Tutto, al Mondo, all'Universo.
Le poesie di Lucia Bonanni, raccolte nel volume: "Cerco l'Infinito" sono un altissimo esempio di cosa esse implichino nel contesto di quanto su esposto. La ricerca d’Infinito dell’autrice, infatti, si affida anche a percorsi di penetrazione delle parola per scandagliarle, purificarle, impreziosirle nella loro "...sgrossatura a posteriori che non deve essere semplice artificio, per non vanificare quello svolazzare di ali che si cambia in sillabe e che, ascoltando nel timbro e nel ritmo il suono della parola scelta, percepisce la poesia come musica di parole". (Lucia Bonanni)
La ricerca d’infinito da parte della Bonanni, allora, si esplica anche cesellando il linguaggio al fine di combinare immagini tra loro molto diverse e di accostare “cose” tra loro apparentemente distanti, ma che la poetessa, per illuminazione mentale, sa mettere in contatto, con profonda sensibilità e intelligenza, cogliendone analogie nascoste e poco osservabili al “comune” sguardo distratto. In tale ricerca attentissima, accurata e complessa la percezione dell’Infinito, da parte della poetessa, è spesso raggiunta sia per mezzo della meraviglia che le sollecita sensi, fantasia e ragione allorquando la realtà esterna s’introduce nel suo animo, e sia attraverso l’impiego di metafore concettuali che rendono spesso magnifico e splendente il linguaggio che così architettato è in grado di nobilitare, rendendola elevata, anche una misera realtà.
L’autrice ama intensamente e passionalmente la Vita ed ogni sua manifestazione e forma che canta nelle proprie poesie con versi dal ritmo dinamico e limpido i quali rispecchiano la notevole generosità di una intelligenza acuta che vede, avverte, partecipa, anima e sprigiona effervescenza e genialità.
Non è facile la lettura di “Cerco l’infinito” di Lucia Bonanni.
Ogni poesia racchiusa nel volume è come un complesso ricamo di multiformi orditi intrecciati così virtuosamente e con tale maestria che è necessaria molta attenzione per poterne focalizzare nitidamente forme, contorni e colori. E quando forme, contorni e colori sono pienamente focalizzati non può non sorprendersi ad ammirarne la grande bellezza e ad apprezzarne l’imponente impalcatura composta sempre con l’intento di onorare l’esistenza e di onorare ogni creatura che esiste, è esistita, ed esisterà. Imponente impalcatura composta pure per consentire a se stessa e a chi l’ascolta di tentare la scalata verso l'Infinito.

Sonia AliaSonia Alia

 

Lucia Bonanni, Cerco l'infinito, 2012, 8°, pp. 56
Collana ARABA FENICE n. 44, 9,50acquistaISBN 978-88-96071-60-1

     

    di...versiI «Libri di-versi in diversi libri»
    in memoria di Carmela Monteleone

    «Libri di-versi in diversi libri», in memoria di Carmela Monteleone è il titolo del Concorso Letterario Internazionale indetto dalla editrice Urso e riservato alla poesia in lingua italiana. Questo concorso, come il precedente «Inchiostro e Anima», è nato su facebook, utilizzando virtualmente e virtuosamente questo strumento per comunicare in tempo reale.
    «Noi tutti - dice Urso - assieme a tanti altri, crediamo possibile una società di poeti e crediamo inoltre che la poesia sia fondamentale per pensare la vita e sognare un altro modo di vivere».
    Ideatore e organizzatore del Concorso nell'edizione 2011/2012 è Francesco Urso. La Commissione giudicatrice, presieduta da Benito Marziano, è composta da: Liliana Calabrese, Mia Vinci, Salvatore Di Pietro, Antonino Causi, Nino Muccio, Corrado Bono, Elio Distefano, Maria Restuccia, Orazio Parisi, Giovanni Manna, Lilia e Marco Urso.
    I premi consistono in libri.
    Nell'intenzione di accogliere la poesia del maggior numero di concorrenti, l'editore, ha voluto a ciascuno autore selezionato dalla giuria, riservare il premio di una pubblicazione. Ogni pubblicazione avrà una differente copertina.
    Nel contesto di questa logica esaltante, qual è la scrittura, l'editore ha voluto riservare ai primi tre poeti selezionati premi particolari (cento copie di un proprio libro al primo classificato e omaggi di libri della Libreria Editrice Urso al secondo e terzo classificato).
    In questo concorso vengono banditi pergamene, coppe, medaglie e trofei vari, così come vengono rigorosamente esclusi finanziamenti pubblici.
    «Un grazie sentito - conclude Urso - a quanti hanno con noi condiviso l'esperienza, giurati, poeti e chiunque faccia eco alla presente iniziativa». Il 25 marzo verrà bandito il regolamento del nuovo concorso letterario per il 2012/2013.


    Carmen Orvieto
    "LA SICILIA"
    19/01/2012

    libri acquista

da LETTURAVI PARLO DI UN LIBRO

CopertinaMary Di Martino
Musica dell'anima
201
1, 8°, pp. 72
€ 12,00

Libreria Editrice Urso - Collana Opera prima n. 27
ISBN 978-88-96071-44-1acquista

 

Lentamente ho letto il libro.
Ogni pagina andava letta lentamente, come vanno lette le pagine di ogni libro, che rivelano i pensieri di chi li espone.
Il libro rivela non solo pensieri ma anche pezzi di anima (in linguaggio fenicio-ebraico antico: ANI = IO (essere) e MA = Energia Pensante).
E, nel suo poetare, l’ anima di Mary la si può scorgere concretamente.
Anima costituita da energia buona, alimentata nel corso degli anni, ed ancora alimentata, da amore, attenzione, empatia, cultura, sensibilità e anche sofferenza.
Le liriche "Una luce diversa" e " La mia musica", insieme alla copertina del libro, con il suo pentagramma e lo sfondo azzurro, sono la rappresentazione più contornata di tale anima.
Gli amici, come i parenti, non si scelgono.
Si, per me anche gli amici non si scelgono.
Ci capitano, come dono o non dono del destino.
Ed io sono contenta dell' opportunità datami dal caso di avere incontrato Mary.
Il valore dell’ Amicizia è la possibilità di scambiare comunicazione in grado di arricchire, dando anche la speranza nell' esistenza di anime chiare e gentili che, anche in un' età non più infantile o adolescenziale, possano sostenere e condividere sogni ed ideali.
I sogni, gli ideali di Mary sono realtà nelle rime che diffonde e nelle azioni concrete con cui li realizza nel lavoro, nella famiglia e in società.
Si avverte in maniera tangibile che le sue parole poetiche non sono vuoti contenitori senza sostanza e che la raffinatezza con cui componi i propri metri non sono mero esercizio stilistico.

L’amica Lucia Bonanni ha scritto, nell’ interpretare il “senso” del poeta:
...poeta che si esprime con le parole, con le note musicali, con i pennelli e i colori, con la danza, con la fotografia, con le attività plastiche, con il sorriso negli occhi, una carezza nella voce, un gesto solidale, perché il poeta fa parte di quella gente..."que con solo decir una palabra/nos invita a viajar por otras zonas… (Che con il solo dire una parola / ci invita a viaggiare in altri luoghi ).

Condivido ogni parola di Lucia e tale condivisione mi fa considerare ancora più pregevole il libro “Musica dell’ anima”.
Le coscienze possono essere scosse anche tramite l’ empatia…
Al di là del loro importante valore formale, la pietas e l' afflato rendono preziose le liriche di Mary, facendone proprio una musica da comunicare e disperdere nei luoghi dell'Umanità.

Sonia Alia
20 maggio 2011


copertrina Savastada LETTURAVI PARLO DI UN LIBRO

Emanuele Savasta, A una Venere appena sconosciuta, 8°, pp. 52, € 15,00
(Libreria Editrice Urso, Collana OPERA prima n. 12) acquista

La copertina nera su cui spiccano lettere bianche e l’immagine di una giovane impressa come in una radiografia e frammentata in una sorta di puzzle da ricomporre, è l’emblema perfetto per questo testo di poesie d’amore per la donna.
Amore generoso, capace di proiettarsi verso l’esterno ed incapace di indugiare nell’introspezione egoistica del proprio sentire o patire individualistico.
Nella descrizione delle svariate situazioni affettive che l’autore evoca, non esiste neanche una frase contenente acredine o autocommiserazione.
Al contrario, i sentimenti espressi sono unicamente di riconoscenza, rispetto, stupore verso l’amore che la donna sa dare e anche non dare.
E in ogni verso la figura della donna emerge solenne tramite parole accostate l’una all’altra con la stessa efficacia che, in un dipinto pregevole, hanno i segni e i colori quando imprimono e trasfigurano la realtà tanto da riuscire ad entrare in comunicazione con chi li osserva.
Attraverso lemmi musicali e pacati come nenie, l’autore narra i suoi sentimenti amorosi allacciandoli
alla descrizione di elementi biotici e abiotici che egli scorge con gli occhi dell’animo e canta con la maestria dei poeti.
Nel libro, tramite la citazione di alcuni pensieri, per alcuni istanti emergono dalla loro dimensione Dante, Neruda, Bufalino, D’Annunzio, Dostoevskij, Blake, Aeport.
Il loro parlare si intreccia a quello dell’autore aggiungendogli pregio perché, come quei grandi, anche lui con il suo dire è in grado di destare il cuore.

Sonia Alia

M'annoia
di Sonia Alia


Insegno da più di 30 anni.
Nella Scuola Elementare (…oggi Primaria) da 20.
Bambini ne ho visti proprio tanti.
Ognuno irripetibile nella propria unicità ma pur sempre inseribile nella specifica categoria data dall’età della fanciullezza.
Frequento i bambini dagli anni 60.
Da quando essi erano i miei coetanei e i miei compagni di gioco e di scuola.
Poi, da insegnante, ho frequentato i bambini degli anni 70, i bambini degli anni 80, i bambini degli anni 90, e, adesso, frequento i bambini degli anni 2000.
E tramite tali frequentazioni, nei vari decenni, ho avuto modo di avvertire in modo tangibile i grandi cambiamenti della società in generale e di quella avolese in particolare.
La scuola, dentro cui ho vissuto quasi tutta la mia vita (prima da alunna e poi da docente), è stata la cassa di risonanza di questi cambiamenti.
Cambiamenti economici, di costume, di stili di vita, di interessi e di priorità personali e collettive.
Tracciare un percorso dei vari decenni a cui su si accennava sarebbe inutile in tale sede.
Chi legge è un adulto che è stato piccolo dagli anni 80 in giù e di certo ricorda molto bene il suo modo d’essere e di sentire all’epoca della propria infanzia.
Sprazzi di ricordi legati ai volti, ai luoghi, agli odori, ai sapori, alle sensazioni di quando si è bambini, tutti noi li abbiamo dentro incisi ed inalterabili nonostante lo scorrere degli anni.
Sono questi sprazzi che fanno di ognuno l’adulto che è.
L’infanzia è un periodo uguale per tutti gli esseri del mondo.
Al di là del tempo dello spazio.
Essa accomuna ed assembla ogni individuo al di là della razza, della cultura, della religione, della lingua, o di ogni altra diversità.
Eppure questa condizione così straordinariamente egualitaria e così straordinariamente ricca di potenzialità è fortemente minacciata dalla vertiginosa evoluzione tecnologica che influenza fortemente luoghi, rapporti interpersonali, ambienti di lavoro, dinamiche sociali.
La violazione dei diritti dell’infanzia non si fa solo con le guerre, con le faide, con la pedofilia, con lo sfruttamento minorile, con il non attenzionare le situazioni di disagio economico e sociale in cui un minore vive.
Violazione dei diritti dell’infanzia è anche privare quest’ultima degli spazi, dei tempi, dei coetanei, delle persone, che possano permetterle di evolversi con i ritmi, le attese, le parole, le scoperte, le esperienze, le emozioni, le sensazioni ad essa propri fin dalla comparsa dell’uomo sulla terra.
Molti bambini del 2000, nella nostra società, sono affetti da un morbo da cui erano immuni i bambini dei secoli precedenti.
Un morbo che colpiva solo gli adulti depressi, stressati, avviliti.
Questo morbo si chiama “M’annoia’.
“Facciamo una passeggiata?"
“No, m’annoia".
“Vuoi leggere un bel libro?"
“Non so. Veramente m’annoia".
“Vuoi assistere ad uno spettacolo d’animazione per bambini?"
“Che ne so. Però m’annoia".
“Vuoi uscire con il tuo compagno per guardare le bancarelle?"
“No, m’annoia”.
“Vuoi giocare con il videogiochi che ti hanno regalato a Natale?"
“L’ho già imparato a memoria. Ormai m’annoia.
“Vuoi partecipare al gruppo in maschera che organizza la tua scuola?
“Non lo so… Veramente m’annoia.
E la lista potrebbe continuare….

“M’annoia”…
Un termine che la dice lunga in bocca ai nostri ragazzini.
“M’annoia” come mancanza d’allegria.
“M’annoia” come mancanza d’entusiasmo.
“M’annoia” come disincanto.
“M’annoia” come marcato individualismo.
“M’annoia” come assenza di generosità.
Poveri i nostri bambini!!!
Piccoli adulti senza più infanzia.
Piccoli esseri costretti a convivere forzatamente assieme a noi adulti e a difendersi con il loro “m’annoia” dalla nostra parvenza di vita piena di lavoro per sbarcare il lunario, di stress, di impegni, di meccanizzazione e di disattenzione.

Cari Liliana e Francesco,
siamo gli alunni della Scuola Elementare del plesso “Largo Sicilia” e vi scriviamo per ringraziarvi per la pubblicazione delle nostre poesie e delle foto che riguardano la nostra partecipazione al carnevale avolese.
Come per magia le vediamo in internet, cliccando pochi tasti, e ciò è bello e divertente e in più ci permette di farci conoscere da tante persone sconosciute con cui potremmo fare amicizia..
Vogliamo ringraziarvi anche per la gentilezza e la allegria con cui ci avete ospitato nella vostra bellissima libreria, suggestiva e piccolissima ma così accogliente da riuscire a contenere più di 50 alunni, con la bellissima sensazione di essere immersi dentro copertine colorate e misteriose.
Grazie anche per i libri che ci avete donato.
“Avola chiama i bambini di Cernobyl ”ci ha dato modo di conoscere bimbi venuti dall’Est- Europa che sono entrati nelle famiglie avolesi che li hanno accolti, quasi come degli angeli, a ricordarci il dovere della generosità e della condivisione.
Abbiamo saputo che potreste invitare a scuola qualche famiglia ospitante e siamo impazienti di conoscerle anche per sapere qualcosa di più di quei bambini che ora saranno dei ragazzi. Come stanno? Come vivono? Cosa ricordano della loro vacanza ad Avola?
Infine, vogliamo dirvi grazie per l’attenzione che quest’anno avete avuto per la nostra scuola dando importanza ai nostri pensieri, alle nostre iniziative, alle nostre parole, al nostro mondo.
Un grosso ciao da tutta la scuola e a presto.
Carissimi Francesco e Liliana,
i bambini delle varie classi della scuola elementare del plesso Largo Sicilia che sono venuti a trovarvi in libreria, vi inviano delle foto della loro esibizione durante il carnevale avolese 2004. Il gruppo in maschera ha avuto come titolo "Vistiti, balli e sapuri ri li nanni" ed ha proseguito il progetto natalizio che aveva come titolo "Il Natale nei valori e negli antichi sapori" nel contesto di educazione alimentare e di scoperta delle tradizioni del territorio che la scuola ha intrapeso, all'inizio dell'anno, nel proprio P.O.F. Vogliamo ringraziarvi perché, come vi ho già scritto circa un mese fa, molto materiale inerente agli abiti, alle tradizioni e ai sapori della nostra Sicilia lo abbiamo trovato nel vostro sito, nella sezione dedicata alla famiglia Grifasi. Insomma è riscontrabile che la libreria Urso diffonde cultura!!!
Un abbraccio -
Sonia
scuola ad Avola
scuola ad Avola
scuola ad Avola
scuola ad Avola
scuola ad Avola
scuola ad Avola
scuola ad Avola
scuola ad Avola
scuola ad Avola
scuola ad Avola
EVENTI E ACCADI...MENTI DA SEGUIRE
GIORNO PER GIORNO


 NOVITA' NELLE NOSTRE PAGINE
Urso
Araba
Fenice
Poesia
della
settimana
Poeti e poesia Novità Edizioni Urso Catalogo Edizioni
Urso
Mneme Giovani scrittori Urla la tua
opinione
Archivio amici
artisti
Libri in
stampa
Novità in libreria
iscriviti alla ''Mailing List''
Archivio
nostri autori
Icono-
grafica
Concorsi letterari Link utili
Schede libri sulla Scuola Mafia?
No, grazie!
Collana
OPERA PRIMA
Libri viaggi turismo tempo liberato libri per tutti i concorsi Libri di cultura varia DIZIONARI

CERCA
nel sito con

SEGNALA il nostro sito
il nostro sito


Urso-Avola